Gesù Cristo
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La Sacra Bibbia ha come ultimo Libro l'Apocalisse o Rivelazione, che termina con le seguenti Parole, al Capitolo 22: "Colui che attesta queste cose dice: 'Sì, vengo presto!'. Amen. Vieni, Signore Gesù! La Grazie del Signore Gesù sia con tutti voi. Amen!" La vita in generale, ed in particolare quella degli esseri umani, è un qualcosa che ci è stato donato. Siamo infatti creature, nessuno di noi ha creato se stesso. La vita, semmai, ci è stata trasmessa, ovviamente dai nostri genitori e progenitori. In particolare, noi cristiani crediamo che non solo Dio ci ha creati, ma che "viene" continuamente in noi, ogni giorno, ma anche in momenti più o meno eccezionali e, soprattutto, al termine di questa vita terrena. Il Signore Gesù ci esorta continuamente non solo ad amare Lui, ossia il Figlio del Dio Vivente, con il Padre e lo Spirito Santo, ma anche i nostri fratelli e le nostre sorelle, indistintamente, comprese tutte le altre creature. "Tutto ciò che avete fatto ad uno dei Miei fratelli più piccoli, lo avete fatto a Me." Se facciamo del bene al prossimo, lo facciamo anche a Dio, che abita in ogni creatura, e se facciamo del male al prossimo, purtroppo, lo facciamo anche al Signore della Vita. Tutto ciò è un po' l 'ABC del cristianesimo, che però non riguarda solo i cristiani, ma tutti gli uomini e tutte le donne. Eppure... anche chi è credente da molto tempo fa spesso fatica a mettere in pratica quanto detto. Questo avviene non solo per una certa dose di "cattiveria" che abbiamo un po' tutti, la cui origine è principalmente l'egoismo, ossia l'eccessivo egocentrismo, noncurante del prossimo, ma anche per una sorta di "distrazione" nel vivere la vita di ogni giorno. Il "ricco epulone" della nota parabola di Gesù, non è infatti definito dal Signore un "cattivo" ma, implicitamente, uno che pensa solo agli affari suoi, il quale non si rende conto che da molto tempo, proprio davanti a casa sua, c'è qualcuno in grave difficoltà... il povero Lazzaro. Come molti sanno, entrambi muoiono. Il ricco va all 'Inferno ed il povero affamato e piagato va in Paradiso, consolato "nel seno di Abramo". Ora, ci sono moltissimi libri che si occupano di definire, in qualche modo, cosa siano l'Inferno e il Paradiso, per cui non ci soffermeremo a parlare di queste realtà, la cui esistenza certamente può incutere paura, oltre che speranza, ma il succo di questa paradigmatica vicenda è che, se ne siamo in grado e ne abbiamo la possibilità, dobbiamo "vegliare" e "amare", ossia stare almeno un po' attenti a chi e cosa incontriamo nel corso delle nostre giornate. Questo include il fare delle scelte, prendere delle decisioni, dare e ricevere un po' di amore, cercare di capire le motivazioni profonde del nostro ed altrui agire, cercare di non giudicare, etc. Non si tratta di eseguire un programma chiamato "amore", altrimenti saremmo simili a dei robot, ma cercare di mettere in pratica la cosiddetta "regola d'oro", ossia quanto afferma il Signore Gesù in Matteo 7,12: "Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti." Come detto, non dobbiamo agire come dei robot o androidi o cyborg o macchine, etc. Infatti, a volte l 'amore può manifestarsi anche in maniera apparentemente "dura". La Santa Madre Teresa di Calcutta arrivava a dire: "Bisogna amare fino a quando fa male." Per questo è importante avere una mente "flessibile", pur non rinunciando alle cose più importanti in cui si crede, pur non sacrificando i propri ideali migliori. In pratica, a volte è bene applicare il Vangelo alla lettera, a volte occorre capire come aiutare il prossimo in base alle circostanze. Ciò che non dev'essere pervertito, però, è l'intenzione del cuore e della mente, che dev'essere il più possibile pura. Alternativamente, anche se manca il fervore o questa "intenzione pura", l'amore esplicito in senso di attenzione ed aiuto a qualcuno (essere umano o animale) è già tanto, a volte. Tuttavia... è innanzitutto il Signore Gesù che "scende " o "viene " a noi per donarci il Suo Amore, come la Gerusalemme Celeste del suddetto Libro dell 'Apocalisse, non costruita da mani d'uomo. Se questo non avvenisse, il nostro piccolo ma cocciuto "io" avrebbe quasi sempre la meglio: "mors tua vita mea". Solo il Dio Incarnato, il Dio e Uomo Gesù Cristo ha potuto donare Se Stesso ed amare incondizionatamente in maniera perfetta. Quando Dio mise alla prova Abramo, chiedendogli di sacrificare il giovane Isacco sul monte Moria, il figlio della Promessa lungamente atteso, fermò poi prontamente la mano del giusto e fedele servo prima che colpisse il ragazzo. Alcuni ritengono che questo monte, circa duemila anni dopo, fosse chiamato con il nome di... Golgota, ossia il "luogo del cranio", il Calvario su cui venne crocifisso il Signore Gesù... e Dio Padre, questa volta, non risparmiò il Suo Unico Figlio. In entrambi i casi, abbiamo un momento drammatico e tragico seguito da una grande gioia e consolazione. Nel caso di Abramo e di suo figlio Isacco, Dio mostrò loro un ariete impigliato nei rovi, che servì come olocausto, mentre nel secondo... Dio risuscitò Gesù Cristo e lo glorificò per tutta l'eternità. In tutto ciò la parola fondamentale è "fede". Nel primo caso abbiamo una fede grande, ma umana, mentre nel secondo caso abbiamo la fede di Gesù nell'infinito Amore del Padre. Gesù sapeva che il Padre Suo e Padre nostro l 'avrebbe risuscitato da morti, ma non per questo anche la Sua fede divina non dovette passare attraverso la prova: "Mio Dio, Mio Dio, perché Mi hai abbandonato?" Ma poi: "Ho sete" e "Tutto è compiuto". Dio ha sete della nostra sete, e questo non è un gioco di parole, ma la realtà più importante della nostra fede: il chiedere al Signore la salvezza, l'aver sete di una vita diversa, veramente compiuta. Uno dei fili conduttori delle Parole di Gesù riportate nei Vangeli è il seguente: se abbiamo una vita "compiuta" o "realizzata" in Terra... rischiamo di non possedere la Vera Vita compiuta nel Regno di Dio, e viceversa: "Beati i poveri, perché di essi è il Regno dei Cieli". Uno degli esempi più importanti di questo è la parabola del "ricco stolto". Qui non si parla d 'Inferno, ma di morte e basta. Un ricco aveva ottenuto un buon raccolto... mi costruirò dei granai più grandi e me la spasserò per molto tempo... Stolto! Questa notte stessa ti sarà chiesta la vita! Leggendo solo i "fatti " pare quasi che il Signore non accetti che uno se la goda, anche in maniera "legittima". In realtà questa parabola vuole farci capire che se siamo "compiuti" nella carne, rischiamo di non esserlo nello Spirito, che ovviamente è infinitamente più importante, perchè "È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla". Anche in questo caso, occorre leggere un po' in profondità: nessuno visse così in pienezza Spirito e Materia come Gesù, Pane spezzato (la Sua Carne) e Vino versato (il Suo Sangue). Il fatto è che Gesù cerca sempre di esortare tutti noi a "innalzare il punto di vista", ossia ad avere uno sguardo più ampio sulla nostra ed altrui vita, sull'esistenza, sulla storia, sulla religione... perché il Padre è infinitamente più in là di ogni nostra aspettativa, ma, al contempo, ci è vicinissimo, ci vivifica e ci dona la vita eterna. Gesù desidera che siamo in ricerca, anche se questo può farci soffrire, perché prima o poi il bruco deve trasformarsi in farfalla. È lo Spirito che dà la vita poiché è l 'Essere di Dio in noi, senza il Quale la carne è solo materia inanimata. Anzi, di più, la carne non esisterebbe affatto senza lo Spirito. Infatti, chi potrebbe anche solo vederla od esserne consapevole? Lo Spirito di Dio, l'Essere di Dio crea lo spirito, l'anima e la coscienza umane, ed è solo grazie alla coscienza che l'uomo può essere "consapevole" di se stesso e del mondo e, con l'aiuto del Signore, del suo Dio e Creatore. Quando un uomo o un animale muoiono, si passa dal soggetto "persona" o "animale" all'oggetto che chiamiamo "cadavere". Il sostantivo "salma", infatti, significa "senza anima". Che il Signore ci apra gli occhi e le orecchie, il cuore e la mente, e che ci aiuti a capire quando e come dobbiamo amare. Amen!
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1) L'esistenza storica di Cristo è una realtà incontestabile.
2) I fatti prodigiosi della narrazione evangelica sono una realtà altrettanto incontestabile.
3) Cristo fu realmente investito della dignità messianica e fu realmente divino.
La dimostrazione di queste tesi è stata da me fatta, non già con sottili disquisizioni filosofiche e metafisiche, ma soltanto con la ragione, cioè fondandomi sui fatti storici e sui fatti scientifici. [...] Ed allora, se nella dimostrazione delle mie tesi ho seguito soltanto la ragione, e se per Razionalismo si deve intendere quella filosofia che non ammette altra verità, all'infuori di quella intesa dalla ragione umana (e tali sono i termini della definizione di Razionalismo), ciò vuol dire che anch'io sono un razionalista, al pari di Strauss, di Paulus e di Renan, con la differenza però che il mio Razionalismo mi ha portato a conclusioni ben diverse, da quelle cui giunsero i razionalisti di tutte le scuole e di tutti i tempi, negatori unanimi della divinità di Cristo. La conclusione, dunque, è questa e non può essere che questa: Cristo è realmente esistito, ed è realmente divino, cioè Figlio unigenito di Dio. Negare la divinità di Cristo è come negare la luce del Sole! Ed allora, se Cristo è il Figlio di Dio, ciò vuol dire che esiste Dio, perché se esiste il Figlio, deve necessariamente esistere il Padre. Dunque, la divinità di Cristo è un'altra prova razionale e scientifica dell'esistenza di Dio. Ed ora una speciale parola rivolgo proprio a te, mio caro lettore. Se mi hai seguito, dalla prima all'ultima pagina di questo capitolo, con la necessaria attenzione, tu di certo sarai giunto alla medesima conclusione, cui è arrivato il mio ragionamento, a meno che tu non voglia respingerla, per partito preso: nel qual caso, però, devo farti osservare che il preconcetto è il peggior nemico della ragione. Se la ragione, dunque, non ti fa difetto, e, nell'intimità della tua coscienza, sei convinto della divinità di Cristo, allora tu, guardando il Crocifisso, non vedrai più la fredda immagine dipinta o plasmata dall'artista, ma vedrai il Cristo vero, il Cristo che lampeggia e che Dante vide nel cielo di Marte del Suo "Paradiso", nel mezzo di una grande Croce luminosa: "Qui vince la memoria mia lo ingegno; ché in quella Croce lampeggia Cristo, si ch'io non so trovare esempio degno; ma chi prende sua croce e segue Cristo, ancor mi scuserà di quel che io lasso, vedendo in quell'albor balenar Cristo" È bello notare che Dante, nella "Divina Commedia", in segno di devoto omaggio all'augusto Redentore, pur scrivendo dodici volte il Nome di Cristo in fine di verso, lo fa sempre rimare solo con Se Stesso.
Dal libro "Esiste Dio? " di Alfredo Mazzei
Precedente pubblicazione in data 11-07-2021
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Dio non si è accontentato di dire che ti amava: un giorno, nel tempo, Egli è divenuto uomo: un essere come te, di carne, di coscienza e di sangue. Non hai bisogno di aver fatto degli studi superiori, per capire che cosa sia un uomo. Basta sentirti vivere, amare e piangere. Un uomo nasce, vive e passa sulla Terra, ed è Dio: Gesù di Nazaret, Figlio di Maria, Figlio di Dio. Se hai qualche esperienza del Dio tre volte Santo, non puoi non essere meravigliato, stupefatto, sbalordito davanti al mistero di Gesù. È un Essere totalmente Dio, senza alcuna riserva, e senza alcuna sfumatura. È un Essere totalmente uomo, senza alcuna riserva e senza alcuna diminuizione della sua umanità: "non è solo un uomo che nasce a Betlemme, che lavora a Nazaret, che parla alle folle in Palestina, che grida di paura al Getsemani, che muore a Gerusalemme: è Dio che nasce, lavora, parla, soffre e muore." (J. P. Deconchy) Gesù realizza il collegamento tra Dio e l'uomo e tra l'uomo e Dio. E per fare questo gli basta di essere, non ha altro da fare. È veramente l'Amore di Dio per te che prende corpo in Gesù Cristo. Accogli nel tuo cuore il Verbo incarnato e scruta senza stancarti il mistero della sua Persona. Domandagli spesso di immergerti nel Cuore di Dio e nel cuore dell'uomo. Quando ti avvicini a Gesù Cristo con la fede, scopri la vera dimensione del tuo essere di uomo divenuto dimora di Dio.
Dal libro "Prega il Padre tuo nel segreto" di Jean Lafrance
Ora, noi tutti sappiamo che esistono molte religioni, e che qualcosa di vero è contenuto in ciascuna di esse. Tutte, infatti, pur ciascuna con i propri limiti, cerca di rispondere alle domande fondamentali dell'esistenza, soprattutto in vista di una realtà superiore ed invisibile, che spesso viene definita "ultraterrena", ossia che supera questo mondo, in qualità, quantità, dimensione, bontà, amore, misericordia, giustizia, potenza, compassione, sapienza, intelligenza, etc. La maggior parte delle religioni crede nell'esistenza di un "dio" o di più "dei". Tipicamente, si parla di religioni monoteistiche: Ebraismo, Cristianesimo e Islam, e di religioni "politeistiche". Nel corso dei millenni, alcune di queste religioni o credenze hanno subito dei mutamenti, o sono scomparse, oppure sono apparse in qualche luogo del pianeta. Solitamente, una religione ha un "fondatore", conosciuto o meno. Alcune religioni, infatti, non hanno un "iniziatore ufficiale", come le fedi degli Indiani d'America, ad esempio, che credono nel Grande Spirito. Tutti noi, chi più chi meno, abbiamo sentito parlare di Gesù, di Abramo, di Mosè, di Maometto, di Buddha, di Zoroastro, etc. Tuttavia, la differenza principale fra il Cristianesimo e tutte le altre religioni, è che il nostro fondatore non è solo un uomo, per quanto santo, evoluto ed illuminato, ma Dio Stesso che si è incarnato in un corpo umano, in un momento storico ben preciso ed in un luogo geografico altrettanto definito e conosciuto. Si tratta essenzialmente di un dato di fede, ma anche "di fatto", per chi crede. Nelle varie sfaccettature della religione Induista vi è la presenza dei cosiddetti "Avatar" (che non hanno a che fare con il noto film o con le figurine che si usano in rete per individuare le persone, anche se c'è un collegamento di significato). Questi "Avatar" sono delle "incarnazioni di una qualche manifestazione della divinità", come lo yoga, la sapienza, l'azione, la potenza, etc. Però nessuno di questi grandi personaggi è mai stato ritenuto Dio Onnipotente ed Eterno in Terra. Noi cristiani, invece, crediamo fermamente che Gesù Cristo è vero Dio e vero Uomo, e che Egli è il Figlio di Dio. Ora, a tutte le possibili negazioni di questo, possiamo rispondere: se Dio è Onnipotente, perché mai non potrebbe essere in grado di generare un Figlio e di farlo nascere da una donna umana, Maria Santissima, senza bisogno di un padre umano? A volte rischiamo di "sottovalutare" la potenza di Dio. Forse perché non sempre ci rendiamo conto della Sua Presenza in mezzo a noi, forse perché alcuni di noi scuotono la testa rassegnati di fronte al dilagare del male nel mondo... o per mille altri motivi. Eppure tutte e tre le religioni monoteistiche o "abramitiche", di cui sopra, dichiarano fermamente che Dio è Onnipotente. In pratica, la maggior parte delle persone che crede in Dio, crede anche che Egli sia Onnipotente, ma... a volte sembra che esse non manifestino veramente questa convinzione o pensiero, almeno a parole... figuriamoci con i fatti! Eppure è così, almeno per quasi tutte le "teologie" e, soprattutto, per la teologia cristiana, tanto che noi cristiani non solo crediamo che Dio sia Onnipotente e che abbia un Figlio uguale a Lui, ma che l'Altissimo sia la Santissima Trinità: il Padre Creatore, il Figlio Unigenito e lo Spirito Santo Amore che procede dal Padre e dal Figlio e fonde le due vite divine e tutte le creature nell'Amore di Dio. Dio è Uno e Trino, Dio è una famiglia di Esseri Divini. Tutto ciò è sbalorditivo, ma noi crediamo che sia così. Quindi, perché sottovalutare la Potenza di Dio? Come si è detto, il problema del male e del cosiddetto "mistero d'iniquità" è una delle ragioni che molti prendono in considerazione riguardo ai dubbi sull'esistenza di Dio. Fin dall'antichità, alcune religioni, pagane a tutti gli effetti, consideravano comunque la vita come una "prova" (stiamo parlando, ad esempio, degli antichi Egizi). Anche noi cristiani usiamo spesso il termine "prova" per identificare quelle situazioni particolarmente difficili che tutti noi, prima o poi, dobbiamo attraversare. Anche in questo caso, però, il Cristianesimo si distingue in modo particolare: Dio non è un arbitro imparziale che aspetta che gli uomini e le donne "superino" le prove, anche se a volte pare che sia così, ma è Egli Stesso che si è fatto carico delle nostre sofferenze e dei nostri peccati... morendo appeso ad una Croce. Le "prove", però, rimangono. I peccati, infatti, sono l'unica cosa che può in qualche misura "allontanarci" da Dio, anche se Egli è in tutti e in tutto, da sempre e per sempre. Più che altro, siamo noi che rischiamo di allontanarci da Lui, e non Lui da noi. La forma di preghiera più alta e, al contempo, più semplice e necessaria, è di mettersi davanti a Dio in raccoglimento interiore e, se possibile, anche esteriore, aspettando il Suo Amore e donando a Lui il nostro, per quanto ne siamo capaci. Niente di più, ma anche niente di meno. Questo significa che, apparentemente, può essere semplice, ma che spesso non lo è... per mille motivi, ancora una volta, soprattutto di natura mentale. Tuttavia, l'importante è non rassegnarsi, l'importante è scommettere sempre di più su questo Dio così misterioso... ma Buono!
Precedente pubblicazione in data 21-06-2021
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Integrata nel corpo di Cristo morto e risuscitato, la tua vita assume un valore eterno. Gesù non è solo Colui che t'insegna la via della salvezza, Egli è anche Colui che la compie e la realizza nella Sua Pasqua. Dirà Lui Stesso che Egli è la Via, la Verità e la Vita. Tuo compito non è solo di seguirLo portando la tua croce, ossia realizzando la volontà precisa di Dio su di te, ma di lasciarGli rivivere in te la Sua vita. Tutte le decisioni che puoi prendere per la tua vita di cristiano prendono il loro senso e il loro valore nella vita del Cristo. Egli è il primo ad avere fatto della Sua vita un'offerta al Padre. È per questo che tu devi contemplarLo a lungo nel Suo mistero pasquale, affinché t'infonda la Sua vita divina con il dono del Suo corpo glorificato.
Dal libro "Prega il Padre tuo nel segreto" di Jean Lafrance
Il Signore Gesù ha usato ed usa tuttora molti modi per farci partecipi della Sua vita. Innanzitutto possiamo conoscerLo dal punto di vista dei Vangeli, ossia leggendo e cercando di mettere in pratica quanto Egli disse, fece ed insegnò. A livello visibile, inoltre, non abbiamo cose più preziose nell'universo che il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo. Possiamo letteralmente cibarci di Lui, con il Suo Corpo che diventa anche il nostro corpo e il Suo Sangue che scorre anche nelle nostre vene. Naturalmente è soprattutto una questione di fede, ma di una fede coltivata. Inoltre, è bene sottolineare che a questo proposito, sparsi nei secoli, ci sono stati dei veri e propri "miracoli eucaristici". In pratica, ci sono state diverse situazioni in cui l'Ostia consacrata dal Sacerdote è divenuta Carne ed il Vino consacrato è divenuto Sangue. Si tratta di eventi realmente accaduti e documentati, e chi volesse approfondire la questione potrebbe, ad esempio, fare una ricerca in Internet digitando in un motore di ricerca "miracoli eucaristici". A volte, in queste occasioni, il Signore non ha semplicemente fatto un miracolo, ma ha anche dato un particolare valore a situazioni spesso piuttosto oscure. Ad esempio, il più noto miracolo eucaristico avvenuto a Torino (per il quale è stata poi eretta la Chiesa del Corpus Domini) fece seguito ad un... furto di un ostensorio con l'Ostia consacrata al suo interno. In un'altra occasione e in un altro luogo, una donna rubò un'Ostia consacrata (ostia significa "vittima") per far eseguire... un rito magico a una "fattucchiera". Tuttavia, non lo fece poiché avvenne il miracolo, che ovviamente la dissuase totalmente da tali pratiche. Il Signore Gesù, come si è detto, utilizza molte maniere per farci partecipi della Sua vita, ma è soprattutto con la Sua azione in noi che Egli "compie" le nostre vite, soprattutto quando Gli permettiamo di agire. In questo modo, se anche moriamo, è con Lui che moriamo, ed è con Lui che risorgeremo. Non si tratta di "frasi fatte", dette e ridette perché così è, punto e basta, ma di un processo veramente divino, del quale però ogni cristiano è tenuto a vivere qualcosa, almeno rendendosene un po' conto. Non s'intende affermare in questa sede che dobbiamo credere solo perché ci sono i miracoli, ma anch'essi hanno la loro importanza. Non per niente, anche se in un altro contesto, il Signore afferma nel Vangelo: "Se non credete alle Mie Parole, credete almeno alle opere che Io compio." Incredibilmente, coloro che lo fecere uccidere... credevano ai Suoi miracoli, ma ritenendolo "scomodo" lo fecero eliminare. Una storia che da sempre si ripete, fin da quando Caino uccise Abele per invidia. Anche Ponzio Pilato sapeva bene che "Glielo avevano consegnato per invidia". Il Figlio di Dio si fa "consegnare" ai pagani occupanti la Terra Santa per "invidia", si fa picchiare, si fa schernire, si fa flagellare, si fa sputare addosso, si fa coronare di spine, si fa inchiodare ad una Croce per... morire e poi risorgere per la salvezza eterna di tutti. Effettivamente, la nostra fede è uno "scandalo" per i Giudei (che conoscevano il Dio di Abramo) ed una "stoltezza" per i Greci (ossia tutti gli altri), come disse e scrisse San Paolo Apostolo. I Greci o Gentili, infatti, non si sarebbero mai sognati un Dio simile, ma così è stato, così è, e così sarà, per sempre. Perché in Cristo morto e risorto le nostre vite assumono un valore eterno? Perché se Dio permise la caduta del primo uomo, Adamo, e quindi di tutta la sua stirpe, volle invece che il Suo Figlio Unigenito, incarnandosi in un corpo umano, risollevasse l'umanità intera. Si tratta di un mistero, ma che non è un qualcosa di "assurdo"; anzi, è quasi "logico", pur essendo in gran parte incomprensibile alla nostra natura umana. Come il figlio del "Signor Rossi" mantiene il cognome paterno sia che si comporti bene, sia che si comporti male, così il nostro essere figli di Dio non viene mai meno, e se il Figlio Unigenito, nostro fratello divino, fa qualcosa, anche noi ne viviamo le conseguenze. Dio è veramente Onnipotente, ma pare che a volte si "sottometta" a delle particolari "leggi spirituali" di cui ne conosciamo solo alcune, ma certamente non tutte. Naturalmente, se necessario, Dio può far qualsiasi cosa. Inoltre, non è da sottovalutare l'azione dello spirito del male, ossia di Satana (l'Accusatore) che, non potendo accusare Dio di alcunché, cerca di accusare i Suoi figli e le Sue figlie. Noi dobbiamo certamente cercare di comportarci bene ed amare Dio e il prossimo, ma la nostra vera giustificazione è nel Sangue di Cristo, che ha pienamente soddisfatto il Padre e zittito per sempre il Maligno. Dio Padre deve aver veramente sofferto tanto con il Cristo, ma la Sua ricompensa non viene mai meno: Egli innalzò Gesù al di sopra di tutto e di tutti, facendoLo sedere alla Sua destra e dandoGli "ogni potere in Cielo e in Terra", come Gesù stesso afferma nel Vangelo. È per questi motivi e molti altri che in Cristo le nostre vite assumono un valore eterno, non solo perché le nostre anime sono immortali, dal momento che siamo fatti "a immagine e somiglianza di Dio", ma innanzitutto perché il Signore stesso ci ha veramente redenti. Il Signore ama tutte le Sue creature, compresi gli animali che, pur se sottomessi all'uomo, sono certamente più innocenti di noi. Non per niente Dio fece salvare da Noè i nostri "fratelli più piccoli", conducendoli nell'Arca. L'Arca servì per la salvezza dei corpi delle creature, ma la Croce di Cristo è il ponte che ha permesso all'uomo e alla donna decaduti, di ogni epoca, di poter nuovamente vivere nella piena amicizia, figliolanza e grazia del Padre, il quale ci ha amati anche "quando eravamo peccatori".
Precedente pubblicazione in data 25-06-2021
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Il Nome di Gesù significa: il Salvatore, Colui che salva, Dio è Salvezza. Ebbene, vogliamo essere salvati? Sì! Allora rivolgiamoci con fiducia a Gesù e Lui ci guiderà lungo la strada della salvezza, per vie che solo Lui conosce. E quando batterà l’ora della morte, la paura si dissolverà, perché saremo portati dagli angeli nella Casa del Padre, nel Regno dei Cieli, in Paradiso. Non smettiamo mai di pregare il Signore, chiedendoGli aiuto e salvezza. Oh, quanti problemi ci affliggono, quante distrazioni, quante passioni, quanti peccati... Eh sì, diciamolo pure chiaramente: siamo dei peccatori. Una invocazione tanto cara al Cristianesimo Orientale è la seguente: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore!” Certi monaci e non la ripetono spessissimo, a volte quasi continuamente. Perché dovremmo sempre invocare il Signore, anche quando le cose “ci vanno bene”? Innanzitutto perché Lui ci ama e, così facendo, Gli dimostriamo il nostro amore. E se noi rimaniamo in Lui, avremo la salvezza eterna, la vita eterna in Dio, con Dio e per Dio. Vi pare forse poco? Un giorno udii un sacerdote paragonare la preghiera allo stare al sole: se non prendiamo il sole non ci abbronziamo; e la famosa “tintarella” richiede pazienza, occorre infatti stare al sole e, se necessario, prepararci spalmandoci sulla pelle un’opportuna crema protettiva. Così dice il salmista: “Il Tuo Volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il Tuo Volto.” Abbronziamoci dunque dinanzi al Volto del Signore, che è “Sole di giustizia”. Lui ci purificherà dai nostri peccati, piccoli e grandi, per essere meno indegni di comparire, un giorno, alla Sua Presenza. Naturalmente il Signore è sempre con noi ma, come sta scritto: un giorno Lo vedremo “Così come Egli è”. Prepariamoci dunque all’incontro con lo Sposo per eccellenza, che non fa preferenze di persona, ma distribuisce abbondantemente la Sua Grazia e i Suoi Doni a tutti i Suoi figli, anche se non sempre sono “di buona volontà”. Facciamo dunque quest’atto di umiltà, che può donarci la Salvezza Eterna: chiniamo il capo di fronte a Gesù e diciamoGli: “Sei Tu la mia vita e la mia salvezza, aiutarmi ad amarTi e così Ti amerò per sempre.” Sta scritto: “Lasciatevi riconciliare con Dio”. Abbandoniamoci dunque, cercando di peccare il meno possibile, e lasciamoci così salvare.
Precedente pubblicazione in data 03-07-2021
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Ritorniamo ora nel suggestivo Paese di Gesù e fermiamoci col pensiero dinanzi al sepolcro, nel quale vennero deposte le spoglie mortali del Nazareno. Un drappello di soldati romani vi monta di guardia, per impedire che venga rimossa la Salma che vi giace: la tomba è chiusa con una grossa pietra, e sulla pietra sono apposti i sigilli dei sinedriti, i quali vogliono così prendere le debite precauzioni, affinché il corpo di guardia non venga corrotto col denaro dai seguaci di Gesù, che aveva osato proclamarsi Figlio di Dio. Essi pensavano che la questione della Resurrezione potesse essere inscenata dai Discepoli di Gesù, e fu precisamente questa l'accusa che i Giudei mossero loro, allorquando si seppe la notizia che, nelle prime ore della mattina della domenica, il sepolcro era stato trovato vuoto! Che cosa era successo? Lo sappiamo dai Vangeli. Avvenne una forte scossa di terremoto, seguita subito dalla sfolgorante apparizione di un angelo che rotolò la pietra tombale e vi si sedette sopra. In quelle ore antelucane, i soldati del corpo di guardia - che sonnecchiavano nelle vicinanze del sepolcro - rimasero spaventati, a tal punto che si dettero precipitosamente alla fuga, cercando scampo nella vicina porta della città. Il Corpo di Gesù non si trovava più nel sepolcro; era sparito in modo misterioso, era resuscitato. Lo dissero gli angeli, che apparvero alla Maddalena, la quale, fra le pie donne, fu la prima ad accorrere, nelle ore mattutine della domenica, alla tomba dell'amato Maestro, per provvedere alla definitiva imbalsamazione del venerato Corpo. Per dare la prova tangibile della Sua Resurrezione, Gesù apparve parecchie volte, non a poche, ma a centinaia di persone, e non in spirito, ma in carne ed ossa. Ascoltiamo le affermazioni di queste centinaia di testimoni. Sono parecchie donne che dicono di averLo visto lungo la via e, prima fra queste, la Maddalena, alla quale Gesù ha anche parlato. L'hanno visto due Discepoli, Pietro e Giacomo, per la strada, ed anche in casa; poi sette Discepoli (di cinque dei quali si fa il nome) sul lago di Galilea; l'hanno visto dieci Apostoli, e poi altri undici; centoventi persone, tutte insieme, l'hanno visto presso Betania; più tardi l'ha visto Paolo, il quale afferma che erano circa 500 i testimoni oculari della Resurrezione di Cristo, molti dei quali ancora vivevano, quando l'Apostolo scriveva la sua prima lettera ai Corinti. Gesù redivivo apparve a uomini e donne, ora insieme, ora separati; ora di giorno, ora di notte; ora sulle vie, ora nelle case a mensa, sulla riva del lago, nell'orto accanto al sepolcro. I Discepoli e gli Apostoli Gli parlano ed ascoltano gli ammaestramenti dalla Sua viva voce; il Maestro mangia spesso insieme a loro; non è dunque un fantasma, ma un uomo, con tutti gli attributi della materia. Gli Apostoli dapprima si mostrarono increduli, e noi conosciamo l'episodio di Tommaso, il quale, per accertarsi che Gesù fosse veramente Lui, in carne ed ossa, volle toccarlo una volta, mettendoGli la mano nella ferita del costato. Tutte queste manifestazioni, di quella che fu chiamata la seconda vita di Gesù, avvennero in un periodo di quaranta giorni, fino a quando il Suo Corpo disparve, con l'Ascensione al Cielo. Questi sono i fatti, ed ora vediamo che cosa ci dicono in proposito i critici razionalisti. Alcuni negano in blocco la verità di tutti i miracoli della narrazione evangelica e quindi, a più forte ragione, la verità del miracolo della Resurrezione, che è il più importante; abbiamo veduto, altresì, che questi critici sono smentiti dalla realtà storica. Alcuni critici sostengono che Gesù non morì, quando fu creduto morto, e venne poi sepolto vivo: quindi nulla di straordinario, che sia poi uscito dal sepolcro, quando ebbe ripreso i sensi. Questa grossa panzana è clamorosamente smentita dalla scienza e dal buon senso. Infine, altri critici ammettono che Gesù morì realmente sulla Croce, ma che la Sua Resurrezione è null'altro che il parto dell'accesa fantasia e dell'allucinazione di Maria di Magdala, di altre donne, non meno allucinate che ella, e di tutti gli uomini, che dicono d'averlo visto e toccato. Il sostenitore principale di questa tesi è il Renan, il quale, d'altra parte, nulla sa congetturare nei riguardi della sparizione del cadavere di Gesù (e noi sappiamo quanto sia difficile far sparire un morto...!). Renan conclude la sua avventata critica, affermando che l'origine e lo sviluppo del Cristianesimo "non si spiegano con la ragione, ma con la follia..." Vediamo se può avere un qualche fondamento la tesi della suggestione e dell'allucinazione, sostenuta con tanto fervore dal Renan. La storia ricorda alcune allucinazioni, ma si tratta sempre di fenomeni individuali e mai collettivi, avvenuti una volta sola, in determinate circostanze, e mai più ripetuti. Se percorriamo tutta la storia antica e moderna, non troviamo mai neanche un solo fatto, che possa paragonarsi alla Resurrezione di Cristo, il quale fatto venne constatato da centinaia di persone, e non una volta sola, ma parecchie e parecchie volte, nello spazio di quaranta giorni. Dobbiamo, inoltre, notare che le allucinazioni possono avvenire, quando l'animo è preparato a subirle, per trovarsi poi in preda a forti sentimenti di timore, o di amore: insomma, in preda a grandi e turbinose passioni. Nel caso della Resurrezione di Gesù, troviamo nelle pie donne, negli Apostoli e nei Discepoli, uno stato psicologico tutt'altro che favorevole, anzi precisamente contrario alle allucinazioni. Difatti sappiamo che, da principio, le donne non credettero ai propri occhi e alle proprie orecchie, e non osavano parlare agli Apostoli, di ciò che avevano visto e udito; gli Apostoli stessi non vollero prestar fede al racconto delle donne, e le trattarono da deliranti; quando poi videro Gesù, credettero di trovarsi dinanzi ad un fantasma, tanto che il Nazareno dovette dar loro le prove materiali della Sua esistenza fisica, per indurli a credere... Dove esiste, dunque, il fondamento dell'allucinazione? Crediamo piuttosto che, invece delle donne, degli Apostoli e dei Discepoli, sia stato Renan una vittima dell'allucinazione! La Resurrezione di Gesù è un fatto storico come tutti gli altri, e della sua realtà non si può dubitare: essa è un avvenimento miracoloso, che costituisce la più valida prova della divinità di Cristo.
Dal libro "Esiste Dio? " di Alfredo Mazzei
Precedente pubblicazione in data 11-07-2021
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Scritto il 16 Novembre 2016
Non c'è veramente un modo migliore per concludere l'Anno Liturgico che con la Solennità di Gesù Cristo Re dell'Universo, la quale precede il tempo dell'Avvento. Il ciclo di XXXIII settimane del tempo ordinario dell'Anno Liturgico (33 come gli anni che Gesù visse su questa Terra) ha termine con l'espressione universale della regalità di Cristo, che afferma:"Io Sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine." (Apocalisse 22, 13). Dio è il Principio e la Fine, il Creatore di tutto e di tutti, nel tempo e al di fuori del tempo, infinito, eterno, Altissimo e, nello stesso tempo, Vicinissimo. Innanzitutto riportiamo le Letture di Domenica 20 novembre 2016:
Prima Lettura
Dal secondo libro di Samuele 5, 1 – 3
In quei giorni, vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”». Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.
Salmo 121
Quale gioia, quando mi dissero: «Andremo alla casa del Signore!». Già sono fermi i nostri piedi alle tue porte, Gerusalemme! È là che salgono le tribù, le tribù del Signore, secondo la legge d’Israele, per lodare il nome del Signore. Là sono posti i troni del giudizio, i troni della casa di Davide.
Seconda Lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 1, 12 – 20
Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati. Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono. Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa. Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose. È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.
Dal Vangelo secondo San Luca 23, 35 – 43
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
Qualche pensiero su questa Solennità
Al tempo di Amrafel re di Sennaar, di Arioch re di Ellasar, di Chedorlaomer re dell'Elam e di Tideal re di Goim, costoro mossero guerra contro Bera re di Sòdoma, Birsa re di Gomorra, Sinab re di Adma, Semeber re di Zeboim, e contro il re di Bela, cioè Zoar. Tutti questi si concentrarono nella valle di Siddim, cioè il Mar Morto. Genesi 14, 1 - 3
Poi venne uno dei sette angeli che hanno le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli e mi parlò: «Vieni, ti mostrerò la fidanzata, la sposa dell'Agnello». L'angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. [...] Non vidi alcun tempio in essa perché il Signore Dio, l'Onnipotente, e l'Agnello sono il suo tempio. La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l'Agnello. Le nazioni cammineranno alla sua luce e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza. Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno, poiché non vi sarà più notte. E porteranno a lei la gloria e l'onore delle nazioni. Apocalisse 21, 9 - 10 e Apocalisse 21, 22 - 26
La parola "re", nella Sacra Bibbia, compare più di 2500 volte. La prima volta che troviamo l'appellativo di "re" ( r minuscola ) è nel Libro della Genesi (prima citazione all'inizio di questo articolo), e l'ultima volta è nel Libro dell'Apocalisse (terza citazione), sempre con la r minuscola. Quindi sia nel primo libro della Bibbia, sia nell'ultimo, si parla dei "re" della Terra. Naturalmente la parola Re ( R maiuscola ) riferita a Dio e, in particolare, al Signore Gesù, ricorre anch'essa molte volte nelle Scritture, ma con quale differenza! Già leggendo queste due citazioni si può immediatamente percepire che, anche fra i re umani, ci può essere una notevole diversità. I nove re in guerra di cui ci parla il Capitolo 14 della Genesi precedono, come scena d'apertura, l'esperienza di battaglia di Abramo. L'uomo prescelto per essere padre nella carne e nella fede di molti popoli, dopo aver saputo che suo nipote Lot era stato catturato con molte altre persone dai primi quattro "re", si mise sulle sue tracce e lo liberò combattendo, dopo aver radunato con sé altri 318 uomini. I re di cui si parla nella terza citazione sono anch'essi re umani, non precisati nel nome ma certamente nell'atteggiamento nei confronti di Dio e del Suo Regno, la Gerusalemme Celeste, alla quale "i re della terra porteranno la loro magnificenza". Si tratta di un simbolo molto forte, nel senso che "il massimo", dal punto di vista terreno, è solo un "dono" che si può fare al Signore, il quale è, per l'appunto, Re di tutti e di tutto. Tuttavia, come sappiamo, la regalità di Gesù Cristo, di cui si celebra la Solennità al termine di ogni anno liturgico, prima dell'Avvento, è di tutt'altro genere. Si potrebbe dire che, secondo la "logica" umana, un Dio, Uomo e Re, non si sarebbe dovuto far mettere in Croce, ma lo ha voluto e fatto mirabilmente. Eppure, usando la stessa "logica", è chiaro che Dio, essendo Onnipotente, può essere benissimo venuto sulla Terra, come Figlio e Uomo, per farsi servo di tutti, essere condannato a morte e crocifisso, morire, essere messo in un sepolcro, risorgere il terzo giorno ed in seguito salire al Cielo. Ripeto: usando la stessa logica, dal momento che l'attributo dell'Onnipotenza significa che Dio può realizzare qualunque cosa Egli desideri. Questo, però, poggia le basi sulla Fede, dal momento che anche i Santi che hanno vissuto i più alti momenti di unione con il Signore, non hanno mai cercato d'inculcare a forza tutto ciò nelle menti delle persone, pur essendo estremamente convincenti, come San Paolo Apostolo. Nonostante questa "razionalità", che comunque poggia le basi sulla fede, come detto, non si può spiegare totalmente in parole umane il mistero della regalità di Cristo, com'è giusto che sia. Pensando a queste cose, mi è tornato alla mente un argomento molto caro ai "padri del deserto", ossia a quelle persone che, fra le prime nella storia del cristianesimo, decisero di "fuggire dal mondo" per recarsi nei deserti del vicino oriente, al fine di condurre una vita monacale di ascesi, preghiera e ricerca di Dio. Questa tematica è definita come "spiritualità dal basso", ossia una forma di vita di fede che non cerca di elevarsi verso il Cielo con voli pindarici, pensieri e ragionamenti, ma nella carne e nella quotidianità dell'esistenza: sobrietà nel cibo, nel vestito e nell'alloggio, castità, prudenza, silenzio e solitudine. Combattimento contro le passioni della carne (soprattutto in riferimento alla psiche) e dell'anima, che noi tutti ben conosciamo, anche se a volte "facciamo finta di niente", perché mettere in pratica anche solo una di queste cose non è facile. In pratica, questi monaci sostenevano che non ci si può elevare spiritualmente solo a forza di bei pensieri, quand'anche accompagnati da una vita devota. Purtroppo, noi tutti sappiamo anche che la bocca è un organo molto delicato ed importante, dal punto di vista spirituale. Innanzitutto Gesù ci dice che è ciò che esce dalla bocca, a rendere impuro l'uomo, e non ciò che entra. Senza fare esempi eclatanti, anche il nostro eccessivo parlare ci può danneggiare, ma il Signore intendeva dire, ovviamente, che non sono certi cibi a danneggiare l'anima, ma è ciò che esce dalla medesima e dal corpo in generale (pensieri, parole, azioni ed omissioni) a danneggiarla, ossia tutte le brutte cose che Egli spiega nelle frasi seguenti di quel celebre discorso, uno dei tanti che si riferiva al peccato d'ipocrisia, uno dei peggiori secondo Gesù Cristo. Sappiamo tutti, però, che la vita contemporanea richiede che il corpo umano sia usato in un determinato modo, al fine di garantirne "l'efficienza produttiva", quindi solo un intervento divino può aiutarci a progredire, un intervento pressoché costante e di cui spesso non ci rendiamo neppure conto.
Il Signore, in un altro brano del Vangelo, afferma: "Senza di Me non potete fare nulla". Ora, anche questo ci può indicare cosa si possa intendere per "Regalità di Dio". Nonostante i continui errori che noi esseri umani commettiamo, e non intendo solo i cosiddetti "peccati", Dio guida comunque la storia dei singoli e dell'umanità. Nel libro "Amico di Dio", scritto da Onesimo Cepeda Silva e da Carmen L. De Frausto, pubblicato dalle Edizioni Rinnovamento nello Spirito Santo, si parla molto di Mosè. Certamente Mosè fu uno dei migliori Amici di Dio, e lo è tuttora, ovviamente. Tuttavia commise molti più errori di azioni corrette, almeno da quanto si sa dalla Bibbia, nella quale è comunque elogiato molte volte e più di molti altri. Mosè, però, cercò sempre il Signore, pur sbagliando come noi. Innanzitutto, pur essendo un figlio adottivo della figlia del Faraone e Generale dell'esercito egiziano, scelse di passare dalla parte dei suoi veri parenti, cioè gli ebrei in schiavitù. Da quella decisione in poi, seguì a fasi alterne il cammino della Croce, non sapendo neppure che Dio avesse un Figlio, la Persona Divina del Verbo. Gesù, infatti, dal punto di vista del calcolo umano del tempo, morì in Croce più di tremila anni dopo. Tuttavia anche Mosè, nel suo "piccolo", dovette scegliere fra la regalità umana e la regalità secondo Dio. La prima gli avrebbe dato un potere enorme sul mondo allora conosciuto, la seconda lo avrebbe fatto soffrire molto, ma come sta scritto anche nel libro che ho citato, gli avrebbe dato la vita eterna, ossia avrebbe permesso che Dio lo unisse a Sé per sempre. Questa unione, alla quale tutti gli esseri umani sono chiamati, a qualunque religione appartengano, è stata portata a compimento per noi da Gesù, l'Unico Dio-Uomo che sappiamo essere risuscitato dai morti. Leggiamo infatti, in Giovanni 10, 17 - 18: "Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio." Questa è la regalità di Gesù: obbedire per dare la vita, obbedire per riprendersela di nuovo, obbedire per tornare al Padre, affinché tutti gli esseri umani siano una cosa sola con Dio e fra di loro e... far obbedire i Suoi discepoli al Padre, a Lui e allo Spirito Santo. Quand'ero piccolo, a volte mi chiedevo cosa potesse essere la "santità", e mi rispondevo che essere santi significa aver raggiunto l'unione con Dio. Ora, dopo parecchi anni, mi rendo conto che forse è una risposta giusta, ma vedo che è molto difficile da mettere in pratica, anche perché spesso "perdo tempo". Uno degli aspetti più incredibili ed anche ironici dell'esistenza umana, è che viviamo letteralmente immersi in Dio, e che Egli è sempre dentro di noi, più intimo della nostra stessa anima, eppure... quanto dobbiamo faticare e, spesso, soffrire, per purificarci affinché un solo raggio della Sua Luce raggiunga i nostri cuori e le nostre menti. Parlando sempre di regalità, la Chiesa c'insegna che i cristiani, con il Battesimo, ricevono il potere sacerdotale, profetico e regale, grazie all'azione dello Spirito Santo. Scusate, ma vi rendete conto? Il potere sacerdotale consiste nell'unirci al sacrifico di Gesù. Il potere profetico consiste nel parlare con le parole di Dio. Il potere regale consiste nel dominare il corpo, che San Francesco chiamava "frate asino", la mente e, se possibile, le situazioni pericolose soprattutto dal punto di vista spirituale. Ancora una volta... ma vi rendete conto? Rivolgendomi ai fratelli maschietti, pensate forse di essere in grado di dominare il corpo e la mente, nel caso in cui vi tirassero un calcio nei "paesi bassi"? Ne dubito, e lo stesso vale anche per me (sperando di riuscire a parare prontamente questo colpo a tradimento). Personalmente, so che abbiamo davvero queste grandi grazie, ma mi rendo anche conto del fatto che i momenti in cui esercitiamo veramente questi "poteri" sono ben pochi, e che anche solo queste occasioni sono una grazia! Certo, se fossimo sempre in stato di unione con Dio "consapevole", i problemi che affliggono da migliaia di anni l'umanità scomparirebbero molto in fretta, ma sia come piace a Dio!

Il momento in cui Gesù manifesta in maniera veramente solenne la sua regalità, come sappiamo, è poco prima di morire, di fronte a Ponzio Pilato. In Giovanni 18, 37 leggiamo infatti: "Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Solo Gesù poteva pronunciare queste parole, solo Gesù poteva avere l'animo, il cuore e la mente talmente saldi da parlare in questo modo in simili circostanze. Solo Gesù poteva collegare il fatto di essere "Re" alla "Verità". Egli, infatti, è la Via, la Verità e la Vita. Non solo, ma vuole che anche noi Suoi figli, fratelli e discepoli conosciamo la Verità, come è scritto in Giovanni 8, 31 - 32: "Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi»." Ora, cos'è la Verità? Una delle possibili risposte, forse, è che la vera Libertà consiste nel fatto che, se seguiamo il Signore, non siamo né schiavi né liberi, nel senso che gli stessi concetti di schiavitù e libertà vengono superati, perché non siamo più prigionieri di questo mondo, ossia di una realtà spesso effimera ed illusoria, anche se spesso certamente piacevole o dura, a seconda delle circostanze. "Siate nel mondo ma non del mondo". Sebbene possiamo avere dei momenti di pace, non esiste un solo secondo in cui tutta l'umanità sia in pace, non è mai esistito da quando Eva partorì il primo uomo nato da donna, Caino. Ma chi colpirà Caino sarà colpito sette volte tanto... Lode alla Misericordia del Signore! Dobbiamo dunque essere pienamente sicuri di essere nella Misericordia del Signore, però non illudiamoci: il mondo "reale" è spesso quello di cui parla San Paolo Apostolo nella Lettera agli Efesini, al capitolo 6, versetto 12: "La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti." E, naturalmente, contro noi stessi, che per qualche misteriosa ragione siamo ancora collettivamente vittime del peccato orginale, ossia della "catastrofe originaria", come definita spesso da Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria (in Italia). Curiosamente, non solo nelle Scritture giudeo-cristiane si parla di un evento che ha portato alla "caduta" dell'uomo da una condizione di gran lunga migliore e, soprattutto, d'intima amicizia con Dio. Molte altre culture di varie parti del mondo, infatti, presentano leggende che si riferiscono ad una mitica "età dell'oro" (non solo dal punto di vista ellenico) a cui è seguito un periodo di oscurità. Tutto ciò, dal punto di vista temporale, solitamente si colloca a cavallo fra la storia conosciuta e la "preistoria", ossia circa diecimila anni fa, e la moderna geologia ha notato che sono effettivamente accaduti anche degli sconvolgimenti della superficie terrestre, contestualizzabili in quanto detto. Questo, però, si riferisce principalmente al diluvio universale, posteriore alla caduta spirituale (peccato, ossia allontanamento da Dio) e fisica (mortalità dell'uomo). In pratica il Diavolo, i suoi demoni ed i suoi seguaci, hanno assestato un colpo durissimo agli esseri umani, e solo il "Nuovo Adamo" Gesù ha potuto riscattarci, anche se purtroppo il mondo, apparentemente, non va certo bene. Tuttavia Egli ha a Cuore la cosa più importante: la salvezza delle nostre anime. Per quanto riguarda il mondo, noi cristiani crediamo che Egli tornerà, anche se spesso ce lo dimentichiamo. Pensiamo davvero che molti "progressi" siano solo frutto dell'ingegno umano... o che ci sia spesso, piuttosto, lo zampino del "tizio del piano di sotto"? In realtà, il Maligno non sta "sotto" l'umanità (anche se ama agire come un vero e proprio mostro da fogna), ma la controlla in gran parte "dall'alto" (per mezzo dei "dominatori" o "potenti"). Tuttavia, infinitamente più in alto di lui e di noi c'è Dio, l'Altissimo. Questo angelo ribelle non vuole infatti "invertire" tutto e tutti, con simboli, istituzioni, tradizioni, pratiche magiche e società più o meno segrete? Gesù Stesso, infatti, lo definisce "menzognero e padre della menzogna". Ma attenzione: quando Cesare Augusto (un potente, certamente) ordinò di fare il censimento di tutta la Terra (Luca 2, 1), in realtà, non stava solo mettendo in pratica il suo volere, ma anche e soprattutto la Volontà di Dio. Questo censimento, infatti, fece trasferire momentaneamente Maria e Giuseppe a Betlemme, dove sappiamo essere nato Gesù. Pensiamo davvero che ciò che il mondo c'insegna, in molti casi, sia una qualche forma di "sapienza" (dal punto di vista della vera Sapienza di Dio) o che, piuttosto, spesso sia solo "indottrinamento", anche se funzionante dal punto di vista scientifico, psicologico, economico e sociale? Pensiamo davvero che la politica, la legge, la medicina, l'economia globale, etc. siano sempre al servizio della collettività... o che piuttosto lo siano soprattutto di se stesse? Non intendo assolutamente generalizzare, perché non sempre la politica, la legge umana, la sanità, il commercio, etc. sono "sbagliate", anzi in moltissimi casi sono veramente d'aiuto. Anche il Santo Padre Pio, pur operando miracoli e guarigioni di ogni tipo grazie al Signore, si sforzò con ogni energia di far costruire l'ospedale Casa Sollievo della Sofferenza. Vi ricordate, però, di quando il popolo d'Israele chiese al profeta Samuele di pregare il Signore, affinché concedesse anche ad esso un "re", come avveniva allora per tutti gli altri popoli? Vi ricordate che, dapprima, il Signore non fu felice di questa richiesta, ma che poi acconsentì dando ad Israele il re Saul? Vi ricordate, inoltre, di come Saul rattristò il Signore e di come Egli unse poi Davide re d'Israele al suo posto? Vi ricordate, infine, che anche il santo e profeta Davide peccò gravemente, per essere poi amorevolmente perdonato dal Signore? Tutto ciò, fratelli e sorelle, dovrebbe invitarci a riflettere seriamente. Cosa scegliamo, dunque? La falsa libertà che è spesso schiavitù? La vera libertà che, però, ci tiene prigionieri e spesso sofferenti? Eppure, anche San Paolo amava definirsi "progioniero di Cristo". Personalmente, spero di riuscire a scegliere la seconda opzione, come si suol dire (almeno qualche volta), pur sapendo che non sono neppure in grado di compiere una sola scelta, se Dio non l'avesse già predisposto, come avviene da sempre per ogni Suo figlio, ogni Sua figlia ed ogni Sua creatura. Lode e Gloria a Te, Signore Gesù Cristo, Immortale Re dei secoli e delle genti!
Precedente pubblicazione in data 04-07-2021
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Siamo tutti peccatori, ma Dio ha il potere e la volontà di perdonarci. Sei un ateo? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Fai sesso al di fuori del matrimonio? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Sei un adultero o un’adultera? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Sei un ladro? Sei un alcolizzato? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Sei un mafioso? Ti droghi? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Vai con le prostitute? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Sei un malavitoso? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Sei un satanista? Sei uno spacciatore? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Commetti atti impuri? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Guardi film pornografici? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Sei in cattivi rapporti con i tuoi genitori? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Hai ucciso? Sei un bestemmiatore? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Desideri la donna o l 'uomo d 'altri? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Desideri la roba d 'altri? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Sei invidioso? Sei egoista? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Giochi d 'azzardo in maniera esagerata? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Non santifichi le Feste? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Adori altri “dei”? Menti facilmente? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Compi o hai compiuto peccati "inconfessabili "? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Come chiedere perdono al Signore? E’ semplice: basta chiederglieLo. Tuttavia il Signore vuole anche che ci confessiamo, se desideriamo cambiare vita, soprattutto nel caso in cui abbiamo commesso peccati mortali. Il Signore Gesù, infatti, ha dato ai suoi Apostoli ed ai loro Successori, i Sacerdoti, il potere di rimettere i peccati, grazie all’azione dello Spirito Santo. Accostiamoci dunque con fiducia alla Divina Misericordia, e ne verremo trasformati. Provare per credere!
Precedente pubblicazione in data 11-07-2021
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La preghiera del Credo, la professione di fede cristiana detta anche “Simbolo Niceno-Costantinopolitano”, ad un certo punto afferma: “Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, Unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio Vero da Dio Vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di Lui tutte le cose sono state create.” Noi siamo quindi figli del Padre, del Signore Gesù e dello Spirito Santo. Siamo figli della Santissima Trinità. Ora, cosa comporta sapere questo? Indubbiamente molte cose, alcune delle quali vengono trattate nella sezione “Chi siamo noi?”. Tuttavia accenniamone una soltanto: sapere di essere figli di Gesù, non ci dovrebbe riempire di gioia? Sapere che Lui ci ama di amore eterno, non dovrebbe far scaturire in noi la felicità? Nella Sacra Bibbia, in un certo passo, possiamo leggere che il Signore dice che se anche una madre dovesse dimenticarsi del suo figlio, Lui, invece, non si dimenticherà mai di noi; poco dopo si può leggere che il Signore ha noi “disegnati sulle palme delle Sue Mani”. Certamente, in molte situazioni difficili della vita di ognuno di noi, a volte anche drammatiche, tutto questo sembra lontano... Tuttavia, se vogliamo realmente cambiare vita, se vogliamo che il Signore agisca liberamente nelle nostre vite, ebbene, dobbiamo crederGli. Occorre riflettere attentamente sul fatto che noi siamo creature. Se Dio non esistesse, non esisteremmo neppure noi. È Lui la fonte della nostra vita. Gli uomini e le donne della società contemporanea, a volte, pare che vogliano fare a meno di pensare di essere creature. Non siamo noi i creatori di noi stessi, ma è Dio il Creatore!
Precedente pubblicazione in data 03-07-2021
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Chissà quante volte lo abbiamo sentito o letto: “Gesù ti ama!” Ma è proprio così? Certo che è così! In un passo della Sacra Bibbia possiamo leggere: “Ti ho amato di Amore Eterno, per questo ti uso ancora pietà.” Ebbene, cosa dire? Null’altro che questo: “Cerchiamo di ricambiare l’Amore del Signore!” Come molti di voi sapranno per esperienza, è una cosa molto triste amare senza essere riamati. Un giorno San Francesco d’Assisi si mise a piangere e a dire: “L’Amore non è amato!” Uno che passava dov’era il Santo, a sentire quelle parole e quel pianto... si mise a piangere anche lui! Ricordiamolo sempre, anche quando tutto sembra crollarci addosso. E’ proprio nelle difficoltà, infatti, che si dimostra il vero amore. Ogni tanto, infatti, come accade fra due innamorati, Gesù ci chiede delle “prove d’amore”. Cerchiamo di non deluderlo; ma se anche non riuscissimo, se confidiamo un po’, le cose miglioreranno. Oh, so quanto sia difficile, in quei momenti, ma abbandoniamoci a Lui con fiducia filiale, come dei bimbi piccoli, e tutto andrà bene, anche se spesso non come vorremmo noi. Ma come piace a Dio. Invochiamo Gesù, e tutto, alla fine, andrà bene; sta infatti scritto: “Chiunque invocherà il Nome del Signore sarà salvato” Ma salvato da cosa? Dal male che è in noi e fuori di noi, naturalmente. E qual è la massima espressione del male, che possiamo vedere in questo mondo? La morte. Ma Gesù ha vinto la morte! Purtroppo noi figli di Adamo siamo a volte propensi al male, anche se non lo vogliamo. Tuttavia il male, purtroppo, c’è. Ed il nemico, Satana, spesso ci muove battaglia, anche se non ce ne accorgiamo. Un brutto pensiero verso qualcuno, una parola tagliente, una mancata buona azione, forse per pigrizia... Spesso i nostri pensieri… non sono affatto nostri: possono provenire dal nemico o dai suoi seguaci, consapevoli o inconsapevoli. Cerchiamo di amare Gesù, Vera Vite e Vera Vita. Ma come? Innanzitutto pregandoLo e andorandoLo, poi amando i nostri fratelli e le nostre sorelle. E chi sono i nostri fratelli e le nostre sorelle? Tutti gli uomini e tutte le donne! Tutta l’umanità! Ripariamo a tante bestemmie, benediciamo il Nome Glorioso e Santo di Gesù. Cosa significa il Nome “Gesù”? Significa: il Salvatore, Colui che salva, Dio è salvezza. Oh, quanto è importante e sublime il Nome di Dio! Lo sapevano bene, gli antichi Israeliti, quando il sacerdote entrava nella Tenda di Dio e pronunciava il Suo Nome... Tutti abbassavano la testa. Sii felice, o tu che leggi, creatura e figlio amato dal Signore: Gesù ti ama!
Precedente pubblicazione in data 11-07-2021
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Ma Gesù rispose loro: «Il Padre mio opera sempre e anch'io opero».
Giovanni 5, 17
Il cristianesimo non è solo una religione, non è solo una dottrina, non è solo un insieme di norme morali; è infatti tutto questo e molto di più. Il cristianesimo è una Persona: Gesù Cristo. Una Persona Divina, ossia un Dio-Uomo. Se Dio è Onnipotente, Egli può tutto. Può quindi aver liberamente generato un Figlio-Dio: il Cristo, il Verbo Eterno del Padre. Ora, il Verbo è la Parola per eccellenza, ossia l’esplicitazione della Mente e del Cuore di Dio. Quando noi parliamo con sincerità, parliamo con la mente e con il cuore, ossia “tiriamo fuori” quello che pensiamo veramente. Non abbiamo altri mezzi: il Signore ci ha creati così. Questo espandersi della nostra coscienza è una forma di amore, e l’Amore per eccellenza, che è Dio, pronuncia eternamente la Sua Parola mediante il Figlio, entrambi uniti dallo Spirito Santo che da essi procede e che essi fonde, con Se Stesso, in un unico Signore: la Santissima Trinità. Roberto Benigni, famoso attore, comico e recitatore italiano, un vero amante dell’Italia e dell’umanità, nel corso di una sua trasmissione dal nome “La più bella del mondo”, riguardante la Costituzione della Repubblica Italiana, ha riportato un storia che andiamo ora a leggere.
C’era un uomo, fondamentalmente buono e onesto, che si assopì, una sera d’estate, sul balcone di casa sua. Sognò un angelo, con un libro in mano, e gli chiese: “Che libro leggi?” L’angelo rispose: “In questo libro sono scritti i nomi delle persone che amano Dio”. L’uomo gli chiese: “È scritto anche il mio nome?” L’angelo rispose: “No, non è scritto”. L’uomo si rattristò e disse: “Io sono una persona buona e onesta, io amo gli altri uomini”. Il giorno dopo, l’uomo si addormentò nuovamente sul balcone di casa sua. Sognò l’angelo con un altro libro in mano. L’uomo gli chiese: “Che libro leggi?” L’angelo rispose: “In questo libro sono scritti i nomi delle persone amate da Dio.” L’uomo gli chiese: “C’è il mio nome?”. L’angelo rispose: “È il primo.”
Se dunque non amiamo la nostra vita ed il prossimo, non possiamo amare veramente Dio. La guerra in nome della religione non è mai giustificabile, anche se le vere ragioni di tutto ciò sono pressoché ignote. L’insegnamento e l’opera di Gesù Cristo non intendono però omologare l’umanità in una sorta di “buonismo”. Ognuno di noi è unico ed irripetibile; solo l’onnipotente azione creatrice del Signore è in grado di fare tutto ciò. L’uomo, inoltre, non è mai pienamente soddisfatto, non è mai veramente felice. Questo è sotto gli occhi di tutti: è inutile filosofare sulla questione o cercare di spiegarla: è così. Tuttavia quanto detto risulta ugualmente fonte di ragionamenti, pensieri e conclusioni di ogni tipo, che vanno dal pessimismo più nero all’aspettativa più rosea. Solo dopo la morte, forse, capiremo il perché di tutto ciò, ma non dobbiamo neppure illuderci che la morte ci scrolli completamente del fardello che abbiamo portato (o creato) durante una vita intera. Perché mai migliaia di Santi e di Sante erano (e sono) così ansiosi di raggiungere una certa “realizzazione spirituale” già su questa Terra? Se fosse sufficiente il semplice morire, per chiarire tutto, perché tante lotte, sofferenze e fatiche? Possiamo citare San Paolo, che nella sua Lettera ai Romani, Capitolo 8, versetti 19-23, ha scritto: "La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di Colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo." Gesù è il modello a cui ogni vivente, anche se non cristiano, è chiamato a guardare, osservare, cercare di comprendere. L’uomo lavora? Anche Gesù lavorò. L’uomo gioisce? Anche Gesù provò gioia. L’uomo piange? Anche Gesù pianse. L’uomo prega? Anche Gesù pregò. L’uomo vuole giustizia? Anche Gesù la volle. L’uomo muore? Anche Gesù morì. Il primo insegnamento del Cristo, la sua “opera” fondamentale, è la sua stessa incarnazione. Poi vengono la Sua Parola, la Sua Opera e la Sua Resurrezione, il più grande miracolo di tutti i tempi, il segno maggiore della divinità di Cristo. Quando Gesù si “trasfigurò” sul monte Tabor, davanti ai suoi Apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, ad un certo punto si formò intorno a loro una nube. Ecco cosa disse il Padre, in Luca 9, 35: “E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo».” Un grande “carismatico” dei nostri tempi, Harold Hill, ha definito la Sacra Bibbia “Il manuale del Costruttore.” Noi siamo stati “costruiti” da Dio, e la Sua Parola, racchiusa nelle Scritture, è il “libretto d’istruzioni” delle nostre vite. Desideriamo veramente “risvegliarci a nuova vita”? Iniziamo con il nostro corpo, la nostra anima e la Bibbia, incominciamo a leggere le istruzioni ed a metterle in pratica. I risultati non tarderanno ad arrivare: soddisfatti o rimborsati. In Giovanni 12, 47-50, Gesù afferma: “Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell'ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me.” Molte volte Gesù afferma di essere venuto “per compiere la Volontà del Padre”. Il disegno di Dio Padre su Gesù Cristo non è complicato: innanzitutto Gesù è l’agnello sacrificale che viene ucciso per liberarci da qualunque genere di peccato, ossia dall’andare contro il disegno della creazione, come essa era in origine. Sembra brutto definire una persona “agnello sacrificale”, soprattutto se si tratta di un Dio-Uomo, ma è così. Noi tutti, anche se non ci pensiamo e non ce ne accorgiamo, a volte siamo “sacrificati”. In che modo? Le nostre sofferenze non sono casuali: esse sono predisposte per purificare le nostre anime o quelle altrui. In effetti, certe tribolazioni che vivono alcuni individui in particolare hanno luogo per "purificarci dal peccato". Non c’è altro modo, a parte affidarsi in tutto e per tutto all’Altissimo; comunque, anche in questo caso, probabilmente dovremo soffrire. La “moneta” che viene utilizzata nel mondo “metafisico”, ossia oltre la materia, è la sofferenza. Il Cristo ha pagato tutto il debito, perché mai dovremmo noi ancora soffrire? La Chiesa afferma che Gesù ha cancellato le nostre “colpe”, tuttavia, spesso, dobbiamo “pagare” per le conseguenze che i nostri peccati, più o meno gravi, hanno su chi ci circonda e, addirittura, sul mondo intero, dal momento che l’umanità, nella sua interezza, è la somma di tutti i suoi membri, uniti misteriosamente, ma realmente, in qualcosa che ci può apparire piuttosto imponderabile, ma che è realmente presente ed operante. Si tratta del “Corpo Mistico di Gesù Cristo” oppure, per i non-cristiani, l’umanità in quanto “specie interconnessa”, i cui membri sono in profonda e continua relazione fra di loro. San Paolo, nella sua Prima Lettera ai Colossesi, afferma: "Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa." Il Signore ha tracciato una Via non solo a parole, ma con la carne e con il sangue, con la materia: il legno della Croce e quello che plasmava quand’era falegname a Nazaret; il pane spezzato (il Suo Corpo); il vino versato (il Suo Sangue); le lacrime che versò per la morte del Suo amico Lazzaro, che poi risuscitò; i chicchi di grano, raccolti nei campi, con cui un giorno si sfamarono i Suoi Apostoli e Discepoli in difficoltà; l’acqua del fiume Giordano in cui venne battezzato da Giovanni; l’acqua tramutata in vino alle nozze di Cana; il profumo di nardo genuino, contenuto in un vasetto di alabastro, con cui venne unto il Suo Capo da una donna, mentre era a mensa con i Suoi Discepoli a casa di Simone il lebbroso, prima di essere condannato a morte; la moneta d’argento che San Pietro, su richiesta di Gesù, trovò in un pesce preso all’amo, utilizzata per pagare la tassa per poter entrare nel Tempio; il metallo dei chiodi che Gli vennero conficcati nelle mani e nei piedi; il sangue e l’acqua che sgorgarono dal Suo Cuore trafitto da una lancia, dopo la Sua morte in Croce; le lacrime con cui una donna pentita Gli lavò i piedi, per poi asciugarli con i suoi capelli; l’acqua e l’asciugamano che Gesù utilizzò per lavare i piedi dei suoi Apostoli, prima di essere ucciso; la tunica “cucita tutta d’un pezzo” che indossava; il pane ed il pesce arrostito che Egli preparò per i suoi “Fratelli”, sulla spiaggia del lago di Tiberiade, dopo essere risorto dai morti, ed un’infinità di altre cose. L’opera continua del Cristo è inoltre quella di svelarci il volto di Dio, del Padre di ogni creatura. La maggior parte delle religioni pre-cristiane e non solo, ha sempre visto la Divinità in termini di Potenza, Sapienza, Forza e Giustizia. Tutto ciò è vero, ma il Bambino della grotta di Betlemme, adorato dai pastori e dai Magi, avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia, cerca di farci capire veramente, come poi dirà il Maestro medesimo, che il Regno di Dio è fondamentalmente diverso dai Regni umani, anche se Dio li permette e, in una certa misura, li guida. Il Dio di Gesù Cristo è perfettamente consapevole dei suoi infiniti e meravigliosi attributi, ma vuole una cosa da noi. Il nostro amore. Un grande sovrano può anche essere ubbidito, rispettato, osannato e temuto, spesso anche lodato ed adulato. Ma chi potrà mai obbligarci ad amare qualcuno, se non lo vogliamo? Ecco, il Signore Dio, l’Altissimo, pur potendo, in teoria, obbligarci anche ad amarLo, non lo fa. Anzi, spesso è addirittura odiato o, semplicemente, ignorato e trattato con indifferenza. Pur essendo Onnipotente, Egli aspetta con trepidazione il nostro amore; per questo non ci rende nemmeno le cose facili: il male divampa ovunque, all’interno di noi e fuori di noi, questo è sotto gli occhi di tutti. Come amare un Dio che permette tante sofferenze? La Beata Camilla Battista da Varano, un giorno prese uno strano proposito con il Signore e con se stessa. Ogni venerdì avrebbe dovuto versare almeno una lacrima in memoria della Passione e Morte di Gesù Cristo. Non importa come, dove ed in quale stato d’animo: questa lacrima doveva uscire fuori. Ella ci riuscì, sicuramente con l’aiuto del Signore. Molti potrebbero trovare alquanto bizzarro un tale comportamento, addirittura ipocrita. In alcune regioni meridionali d’Italia ed in altre Nazioni, esistono delle persone, donne in particolare, con il preciso compito di piangere ad un funerale di qualcuno. Tutti sanno che è una specie di recita, eppure ciò è apprezzato. Dio è al di là del nostro essere saggi o stolti, sani di mente o folli: questa lacrima, questo amore, in qualche modo deve uscire fuori, anche se si trattasse di “spremere il limone” dei nostri cervelli e dei nostri cuori. Non sto dicendo che dobbiamo essere ipocriti con il Signore; Egli stesso, nelle Scritture, biasima apertamente il formalismo religioso, il culto e la ritualità fini a se stessi, portati avanti solo per “sentirci tranquilli”. Tuttavia è come fra due persone che si amano da molto tempo: se sono in buoni rapporti, solitamente, concludono le loro telefonate con un “Ti amo”, spesso detto quasi meccanicamente, eppure pronunciato: “Io ti amo. Tu mi ami”. Tutto qui, eppure molti di noi conoscono il prezzo a cui tale amore, spesso, è “acquistato”, e quante sofferenze, inoltre, sono generate dalla mancanza di amore, dato e ricevuto. L’insegnamento di Cristo è anche questo: spremiti e ama, proprio come una gustosa quanto dissetante spremuta d’arance. L’immagine negativa di Dio che a volte portiamo con noi, così ben esplicitata nell’alternanza di fiducia e sfiducia espressa nell’Antico Testamento, ha bisogno di purificarsi nell’immersione delle nostre menti e dei nostri cuori nel Nuovo Testamento: un’eterna lode al Figlio del Dio Vivente, il quale svela e conferma il volto benigno del Padre, anche se spesso severo, proprio come tanti “papà” umani. Gesù, come scrive Paolo Curtaz nel suo breve saggio “Credo in Gesù Cristo”, ci permette di conoscere Dio in verità e grazia, perché Lui e il Padre sono una cosa sola. Nel Vangelo secondo San Giovanni, al Capitolo 1, versetti 16-18, sta scritto: Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato. Un aspetto importante del cristianesimo riguarda direttamente l’umanità-divinità di Cristo; a Lui dobbiamo adorazione non solo in quanto Egli è Dio, ma anche perché è il Mediatore Supremo fra il Padre e gli uomini. “Ad Jesum per Mariam. Ad Patrem per Jesum.” “A Gesù per Maria. Al Padre per Gesù.” Non si tratta tanto di seguire un determinato “filo logico” racchiuso in queste parole, anche perché ciascuno di noi ha una particolare sensibilità riguardo a queste cose, ma di vivere essendo consapevoli del cosiddetto “cristocentrismo”, tanto caro a San Francesco d’Assisi. Quando siamo nelle prova, nella tristezza, nella manchevolezza, nel vuoto, addirittura nella disperazione, benché sorretti da più di duemila anni di cristianesimo, è difficile scorgere il Volto Benigno del Padre; senza Gesù Cristo tutto ciò può risultare assai gravoso. Ma fissando lo sguardo sul Maestro di Galilea è possibile che noi riusciamo a ripetere le Sue parole, dette in punto di morte: “Padre, nelle Tue mani consegno il mio spirito”. Come sappiamo, al “ladrone pentito”, l’unico che nelle Scritture chiama il Cristo semplicemente “Gesù”, il Signore dice: “In verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso”. Nessun’altra divinità adorata dagli uomini ha mai pronunciato parole simili; possiamo poi disquisire per ore su “quanta gloria” sia dovuta a questo “ladrone pentito”, dal momento che il Signore ha avuto senz’altro misericordia anche per il “ladrone non pentito”. Benchè nelle Scritture si parli diverse volte di “corone di gloria”, vuoi corruttibili vuoi incorruttibili, è più che sufficiente essere consapevoli di poter “tornare a casa”. Stiamo, però, omettendo una Persona molto importante, che può aiutarci a far luce sul mistero del Cristo: lo Spirito Santo. In Giovanni 16, 13, possiamo leggere: “Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.” In moltissime culture antiche e moderne, come lo Sciamanesimo e la spiritualità degli Indiani d’America, nei modi più svariati, è invocato il “Grande Spirito”: questi popoli ed in particolare i loro “sacerdoti” sono perfettamente consapevoli che l’animo umano, di fronte alla divinità, è come un bicchiere da riempire, e questo può essere fatto solo dallo Spirito. Questo bicchiere può essere vuoto, e quindi estremamente ricettivo, oppure pieno, e quindi bisognoso di essere opportunamente svuotato, ossia purificato. Lo Spirito Santo, inviato dal Padre e dal Signore Gesù, è l’espressione più pura ed autentica di Dio, tanto che Gesù arriva ad affermare che ogni bestemmia sarà perdonata, ma non quella contro lo Spirito, che è rifiuto totale della Verità che “viene dall’alto”, che va a braccetto, addirittura, con quanto alcuni esponenti della setta dei Farisei dissero di Gesù Cristo, ossia che i miracoli da Lui compiuti erano opera del male e non del bene. Lo Spirito di Dio illumina a Suo piacimento chi vuole, anche i non cristiani; l’importante è avere un minimo di “ricettività”, che non è un dono od un carisma particolare, ma semplicemente l’essere disposti a cedere a Dio una quantità, più o meno grande, del nostro “io”. Lo Sprito Santo non è un qualcosa di “evanescente”, ma può essere perfettamente “sperimentato” nelle modalità più svariate, può essere addirittura, in certi casi, percepito dai nostri sensi, interni ed esterni. Nella preghiera del “Credo” (Simbolo Niceno-Costantinopolitano) si legge: “Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio.” Egli è dunque “datore di vita”, ossia l’Energia purissima e vivificante di Dio, Egli è più Reale della cosiddetta “realtà”, e perfino di noi stessi, se non avessimo la vita in Lui e per Lui. Tornando al Signore Gesù, in che modo possiamo conoscere il Suo insegnamento e la Sua opera? Attraverso le Scritture, l’opera dello Spirito Santo, i testimoni diretti della Sua azione, misericordia e giustizia ed i Suoi Sacerdoti (che hanno ricevuto il Sacramento dell’Ordinazione Sacerdotale, in linea diretta con i Santi Apostoli del Signore). Noi possiamo leggere il Nuovo Testamento, ed in particolare i Vangeli, per far rivivere nella nostra mente e nel nostro cuore ciò che Gesù ha voluto indicarci, offrirci e donarci. Tuttavia dobbiamo sempre tenere presente quanto San Giovanni Apostolo, “il Discepolo che Gesù amava”, scrive alla fine del suo Vangelo, al capitolo 21, versetto 25: "Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. " Nessuno di noi è esegeta, ossia “interprete”, perfetto; leggendo però le Scritture, illuminati dallo Spirito, le corde nei nostri cuori vengono accarezzate in maniera particolare, generando in ciascuno di noi una musica meravigliosa, diversa per ciascuno come diversi sono gli uomini e le donne fra loro, e tuttavia unica, come un tutt’uno è l’umanità. Le testimonianze di fede, nonché di rigorosa storiografia, sia dirette sia indirette, riportate nei Vangeli, ci aiutano non solo a comprendere cosa il Signore ha fatto (e continua a fare), non solo cosa Egli vuole da noi, piccoli o grandi “operai nella mistica vigna”, ma anche lo Spirito di ciò che Egli dice, in quanto la Sua Parola ha una misteriosa quanto efficace “azione purificatrice”. Leggiamo infatti, in Giovanni 15, 3: “Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato.” Se crediamo che Gesù è il Verbo del Dio Vivente, ossia l’eterna Parola del Padre… allora possiamo comprendere come la “Parola della Parola” possa anche avere una potente azione di purificazione e guarigione. Come scrive Paolo Curtaz nel suo citato saggio: “Attraverso i Vangeli, letti e interpretati in compagnia di coloro che lo hanno seguito lungo i secoli, possiamo accedere a Gesù e al suo messaggio su Dio”. La Parola del Signore, Padre, Figlio e Spirito Santo, inoltre, quando viene letta, soprattutto in pubblico ma anche in privato, ha inoltre una potente azione attualizzante, ossia parla direttamente a colui che legge, all’uditorio o addirittura a qualcuno in particolare che l’ascolta. Chi scrive queste pagine ha spesso sperimentato questo interessante quanto meraviglioso fenomeno: la Parola raggiunge direttamente la nostra mente ed il nostro cuore, in maniera ben circostanziata, quando ciò è necessario. Nella Lettera agli Ebrei di San Paolo Apostolo, al capitolo 4, versetto 12, possiamo leggere: “Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore.” Tutto ciò è assolutamente vero e sperimentabile da chiunque, non si tratta d’invenzioni o espressioni scritte a caso. Cosa vuole il Signore, da noi Sue creature, figli e figlie amatissimi? Soprattutto una cosa sola: amare Dio, il prossimo e se stessi. Tutta la Sacra Bibbia ruota intorno a questo caposaldo; il “decalogo”, ossia i dieci Comandamenti che Mosè ricevette da Dio sul monte Sinai, perfezionati e sintetizzati in seguito dal Figlio dell’uomo, tentano di avvicinare noi tutti alla suprema quanto universale realtà dell’amore. Prendiamo, ad esempio, il primo Comandamento, riportato in Esodo 20, 2-3: “Io Sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dèi di fronte a me.” Dov’è, qui, l’amore? Semplice: se uno ama Dio, non lo tradisce. Quarto Comandamento: “Onora il padre e la madre”. Se uno ama suo padre e sua madre, non farà o dirà cose spiacevoli nei loro confronti. Nono Comandamento: “Non desiderare la donna d’altri”. Se uno ama sua moglie (o suo marito), non tradirà. Come detto, tutti i Comandamenti divini ruotano intorno ad una sola parola: amore. Per quanto riguarda il Giudizio Universale, illustrato dal Maestro di Galilea nella spettacolare quanto tremenda visione delle opere di “misericordia corporale”, la nostra attenzione deve necessariamente andare al tipo di azioni richieste dal Signore nei confronti del prossimo. Quali sono queste opere? Essenzialmente sono sette, secondo l’insegnamento di Gesù Cristo e della Sua Chiesa, adeguate comunque in base alle circostanze in cui ciascuno di noi si venisse a trovare: 1) Dar da mangiare agli affamati. 2) Dar da bere agli assetati. 3) Vestire gli ignudi. 4) Alloggiare i forestieri. 5) Visitare i malati. 6) Visitare i carcerati. 7) Seppellire i morti. Queste opere, per Gesù, sono d’importanza capitale, tanto che, purtroppo, la loro mancata esecuzione, porta il Maestro a parlare, addirittura, di “fuoco eterno”. Si tratta infatti di uno dei pochi passi evangelici in cui Gesù parla apertamente dell'Inferno. La diffusa “mancanza d’empatia”, ossia la capacità d’immedesimarsi nella “pelle altrui”, è purtroppo la fonte primaria di tante sofferenze che c’infliggiamo l’un l’altro, spesso in maniera inconsapevole, ma comunque deleteria. Aiutando dunque il nostro prossimo facciamo del bene agli altri, ma anche a noi stessi; non solo: noi Cristiani, infatti, crediamo che questo bene venga rivolto a Dio in Persona. Riportiamo infatti le incredibili quanto meravigliose parole di Gesù, che si possono leggere in Matteo 25, 40: “Rispondendo, il Re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.” Il Signore, dunque, si identifica personalmente con i suoi “fratelli più piccoli”, ossia noi Suoi figli e figlie, ed in particolar modo in coloro che si trovano nel bisogno. Tutto ciò è semplicemente meraviglioso: Dio non solo è “con noi” e “per noi”, ma è anche “in noi”, perfettamente fuso nella nostra precaria quanto spesso contradditoria umanità. Egli, in ogni istante dell’eternità, sperimenta perfettamente ogni nostra sensazione, ogni nostro piacere, dolore, pensiero, opera e parola; solo la Sua Onnipotenza Gli permette questa mirabile attenzione, costantemente rivolta alle Sue creature. Non è semplicemente un "occhio onniveggente ", ma è il nostro stesso Essere, la nostra stessa coscienza: noi non siamo uguali in tutto e per tutto a Dio, pur essendo Suoi figli, ma noi siamo in quanto Egli È. Come afferma Jean Lafrance nel suo libro "Prega il Padre tuo nel segreto ", gli esseri umani non rientrano né nella categoria de "Lo stesso " né nella categoria de "L'altro ". Possiamo dire: “Io sono solamente in quanto solo Dio è IO SONO”. Dio è in tutti: nel ricco e nel povero, nel bello e nel brutto, nel colto e nell’ignorante, nell’astuto e nel semplice… Tuttavia Egli ama identificarsi soprattutto con chi, mondanamente parlando, appare in posizione inferiore, fallimentare, con chi è nella disperazione, nella prigionia (qualunque siano le cause), nell’indigenza, nell’abbruttimento, nel bisogno delle più elementari sicurezze, nella malattia (fisica, psichica o spirituale), etc. Un altro aspetto importante dell’insegnamento e dell’opera del Cristo è “l’annuncio del Regno dei Cieli” o “Regno di Dio”. Essenzialmente, il Regno dei Cieli è la Presenza Viva di Dio in mezzo a noi e dentro di noi. In Luca 17, 20-21 possiamo leggere: Interrogato dai farisei: «Quando verrà il regno di Dio?», rispose: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!». "In mezzo a voi " si traduce anche con "Dentro di voi ". Il Signore Dio, l’Altissimo, è al contempo trascendente ed immanente, ossia partecipe del Suo creato e delle Sue creature. Il Regno di Dio è sempre in mezzo a noi, ma l’Incarnazione di Gesù Cristo ha permesso a noi tutti di avere una chiara visione di Chi sia “La Porta” che conduce al Padre: Gesù medesimo. Il Regno dei Cieli è certamente il Paradiso, come comunemente affermato, ma è anche l’opera feconda d’amore del Signore verso le Sue creature e delle creature verso i Signore e fra di loro. Un verso d’una nota canzone cattolica afferma: “Dov’è carità e amore, qui c’è Dio”; tuttavia, anche se con i nostri sensi carnali possiamo solo farci una vaga idea del Regno, verrà il tempo in cui tutto sarà chiaro: per questo siamo chiamati alla sequela della Persona del Cristo e a mettere in pratica le Sue Parole. In Matteo 7, 25 possiamo infatti leggere: “Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.” Questa “roccia” è Cristo Stesso e l’applicazione dell’amore del Cristo verso Dio, il prossimo e noi stessi; tuttavia il nostro sforzo non è sufficiente e, a ben vedere, questo è estremamente giusto e persino fonte di profondo conforto. La “Roccia”, “La Pietra Angolare” è Gesù; in Matteo 21, 42 è infatti scritto: E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri? Per la stragrande maggioranza dell'umanità, la questione non è tanto “Dio esiste?”, bensì è l'interrogativo “Facciamo bene a seguire Gesù Cristo?”. Un “padre del deserto” dell’antichità disse molto appropriatamente: “Anche i demoni sanno che Dio esiste, per questo fremono e tremano”. La risposta più pragmatica e corretta potrebbe essere: “Prova a seguire Gesù, poi osserva i risultati dentro di te e fuori di te.” Certamente la sequela di Cristo non risolve, quasi magicamente, tutti i nostri problemi; anzi, spesso ci complica, apparentemente, la vita. Il Signore, infatti, desidera che noi abbiamo “fede”; per Lui la fede, anche se poca e tentennante, è preziosissima: tutto ciò è la Sua Volontà. Leggiamo quanto scritto in Luca 18, 7-8: “E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. Alla luce della cosiddetta “razionalità umana” nessuna religione risulta facile da seguire, ed il cristianesimo non fa eccezione: ma la fede non va sempre contro la ragione, anzi, spesso la fortifica e completa mirabilmente. Gesù Cristo stesso è definito, dall’anziano profeta Simeone, quando Lo vide Bambino fra le braccia di Maria, “segno di contraddizione”. Leggiamo, infatti, in Luca 2, 33-35: "Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima»" . Gesù, a volte, mette letteralmente “a soqquadro” le nostre convinzioni e le nostre vite, per poi darci, però, “il centuplo quaggiù e la vita eterna”, come possiamo leggere nel diciannovesimo capitolo del Vangelo secondo San Matteo. Come molti di voi sapranno, poco dopo la nascita di Gesù, il Capo locale, il Tetrarca Erode, per timore che il Re-Messia nato a Betlemme secondo le Scritture (la città del Re e Profeta Davide) avrebbe potuto in qualche modo sostituirsi a lui, fece uccidere tutti i neonati di questo centro urbano, dai due anni in giù (la cosiddetta “strage degli innocenti”). Tuttavia le paure di Erode erano assolutamente ingiustificate; come infatti dice la Liturgia cattolica: “Perché temi, Erode? Non toglie i Regni umani, chi dà il Regno dei Cieli.” Quindi i vari Monarchi e Presidenti possono stare assolutamente tranquilli: Gesù non intende privarli del loro potere terreno, anche se Egli fa e farà Giustizia. A questo proposito è utile fare una breve digressione riguardo alla concezione della parola “Re”, secondo la Sacra Bibbia. Fino al tempo del profeta Samuele, figlio di Anna, il popolo d’Israele non aveva mai avuto un “Re”, a parte i Giudici, che però non erano dei “monarchi” come comunemente s'intende. Il loro “sovrano”, infatti, era il Signore Dio in Persona. Tuttavia, ad un certo punto, gli israeliti, vedendo che tutte le altre Nazioni dell’epoca erano delle monarchie, spesso anche prospere, chiese a Dio, per mezzo del Profeta Samuele, un Re. Il Profeta sapeva che il Signore ne sarebbe rimasto “contristato”, e così fu, tuttavia Dio accordò al popolo un Re: Saul. In seguito Saul perse il favore dell’Altissimo, disubbidendoGli. A questo punto Dio fece ungere Re, da Samuele, Davide figlio di Iesse il betlemmita. Davide divenne non solo Re, ma anche Profeta, in quanto predisse l’avvento del futuro Messia, Gesù Cristo. Il Signore, infatti, ebbe come padre putativo San Giuseppe, un diretto discendente di Davide. Anche Maria Vergine Santissima fa parte della discendenza di Davide. Nel Salmo 109, al versetto 1, sta scritto: Oracolo del Signore al mio Signore: «Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi» Questo versetto è a dir poco incredibile, ma vero. “Oracolo del Signore al mio Signore”, ossia “Oracolo di Dio al Signore Gesù, Figlio dell’Altissimo e Figlio di Davide”; qui non solo è anticipato il concetto di umanità-divinità di Gesù, ma anche la promessa divina che Egli sarebbe stato innalzato al di sopra di tutto e di tutti, fino a sedere “alla destra di Dio”. Ritornando al tema del Giudizio Universale, cosa possiamo sperare per noi, soprattutto? Di riuscire a praticare, almeno un po', le opere di misericordia corporale e, poi, spirituale, morale, amicale, affettiva, etc. Ovviamente, dei circa sette miliardi e mezzo di esseri umani che attualmente popolano la superficie del pianeta Terra, non tutti sono cristiani, non tutti credono in Dio, non tutti sono buoni e generosi... Cosa possiamo aspettarci? Cosa possiamo dire? Ogni uomo o donna che nasce ha, in buona misura, una strada tracciata. Questo è sotto gli occhi di tutti e non richiede particolari dimostrazioni. Tuttavia, chi più e chi meno, noi tutti possiamo pregare il Signore affinché abbia pietà di noi e ci aiuti ad essere utili non solo a noi stessi, ma anche agli altri, ognuno a modo proprio e secondo le sue possibilità. Il fatto che le persone siano così diverse fra di loro e, apparentemente, così fortunate o sfortunate, rimane essenzialmente un mistero. La nostra fede va pertanto alimentata dalla consapevolezza che tutto è veramente nelle Mani di Dio e che, se a volte la Sua Volontà ci appare così insondabile e, a tratti, anche dura, Egli sa come guidarci e come trarre il bene anche dal nostro male e da quello altrui, per volgerlo in bene, aiutandoci così, un giorno, a passare indenni attraverso il Suo Giudizio.
Precedentemente pubblicazione in data 11-07-2021
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Per quanto riguarda l’esistenza storica di Gesù Cristo esistono numerose ragioni concettuali e prove storiche che la dimostrano ampiamente. Cercheremo ora di elencare alcune prove del passaggio su questa Terra del Signore Gesù, dove visse in carne ed ossa più di duemila anni or sono, prove “cristiane” e “non cristiane”, senza dimenticare che Egli è l'Unico Dio e Uomo che mai sia esistito e che mai esisterà. Il Vangelo, innanzitutto, da chi fu scritto? Da Matteo (un Apostolo che fu ex-esattore delle tasse per conto dei Romani), da Marco (un uomo che fu opportunamente istruito dall’Apostolo Pietro), da Luca (un medico, anche lui Discepolo), e da Giovanni (un altro Apostolo, quindi testimone oculare come Matteo delle opere del Signore, definito “il Discepolo che Gesù amava”, peraltro unico fra i Dodici che ascoltò direttamente le ultime parole di Cristo, morente sulla Croce). Una tipica prova indiretta e concettuale dell’esistenza storica di Gesù sono i contenuti del Nuovo Testamento, costituito dai tre Vangeli detti “sinottici” (per via della loro essenziale concordanza), dal Vangelo di Giovanni, dagli Atti degli Apostoli (ossia cosa essi fecero dopo l’Ascensione di Gesù al Cielo, in concomitanza, cioè, della Sua Presenza in forma tipicamente spirituale), dalle Lettere dei Suoi Apostoli, dalle Lettere di San Paolo e dal libro dell’Apocalisse. Secondo voi, è possibile che tali contenuti, così nuovi, dirompenti, spesso controcorrente, dall’inesauribile profondità spirituale e materiale, talvolta apparentemente avversi ad ogni “logica” e “buon senso”… siano stati semplicemente inventati? Creati a tavolino da un gruppo di persone (chissà chi, poi) che potevano prevedere un tale successo, costato un mare di “sangue, sudore e lacrime”, una tale globale diffusione, fino ai giorni nostri? Ai tempi di Gesù, certamente, esistevano molti “iniziati” ai “misteri”, anche di livello molto alto, ma nessuno – ripeto nessuno – poté non solo dire ciò che Gesù disse, ma addirittura operare segni e miracoli d’una portata tale che fu accessibile ai figli di Adamo solo dopo che Cristo visse e predicò, a parte alcuni rari casi che riguardano gli antichi Profeti, comunque anch’essi inseriti nell’alveo della Rivelazione, ossia delle Sacre Scritture, senza contare, naturalmente, il Miracolo dei miracoli: la Sua Risurrezione. La più antica testimonianza cristiana che si conosca, riguardo alla verace origine dei Vangeli, è di Papia, Vescovo di Gerapoli; in una sua opera scritta all’incirca nell’anno 120 d.C., citata anche da Eusebio, riporta che, effettivamente, Matteo, Marco e Giovanni furono Evangelisti. Ireneo, Vescovo di Lione, nato a Smirne nel 130 e “discepolo” del Vescovo Policarpo, che fu diretto testimone dell’opera di San Giovanni Apostolo, scrisse: “Matteo, che stava fra gli Ebrei, pubblicò il vangelo in ebraico mentre Pietro e Paolo evangelizzavano Roma, e vi fondarono la Chiesa. Dopo la partenza di questi, anche Marco, il discepolo e l’interprete di Pietro, trascrisse ciò che Pietro aveva insegnato e Luca, compagno di Paolo, redasse il vangelo annunziato da quello. Di poi Giovanni, discepolo del Signore che riposò sul Suo petto, pubblicò il suo vangelo dimorando a Efeso nell’Asia.” Una delle fonti non cristiane dell’esistenza di Gesù è lo storico giudeo Flavio Giuseppe, nato a Gerusalemme pochi anni dopo la morte di Cristo. Egli fu a capo della rivolta anti-romana dell’anno 66 d.C. Dopo essere stato sconfitto, riuscì, incredibilmente, a diventare servitore del comandante romano Vespasiano, che sarebbe divenuto poi Imperatore. Flavio Giuseppe fu autore delle “Antichità giudaiche”, in cui fece menzione di Gesù e dei cristiani, in maniera diretta e indiretta. Innanzitutto descrive la morte di Giovanni il Battista, il Precursore del Signore, che fu decapitato per ordine di Erode Antipa. Inoltre, nella sua opera, è riportato un altro decesso, quello di Giacomo “fratello di Gesù, chiamato il Cristo.” Flavio scrisse anche il “Testimonium Flavianum”, sempre nell’ambito delle “Antichità giudaiche”, che riportiamo di seguito: "Ora, ci fu verso questo tempo Gesù, un uomo sapiente, seppure bisogna chiamarlo uomo: era infatti facitore di opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità. E attirò a sé molti Giudei, e anche molti dei Greci. Costui era il Cristo. E avendo Pilato, per denuncia degli uomini principali fra noi, punito lui di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti comparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già detto i divini profeti queste e migliaia d'altre cose mirabili riguardo a lui. E ancora adesso non è venuta meno la tribù di quelli che, da costui, sono chiamati i Cristiani" A molti studiosi, tuttavia, questo testo appare eccessivamente elogiativo, soprattutto perché Flavio Giuseppe era giudeo, e per di più non cristiano. Nel 1971 il Prof. Shlomo Pinès, dell’Università Ebraica di Gerusalemme, scoprì una versione leggermente diversa del brano riportato, contenuta in un’opera araba del X secolo, denominata “Storia universale di Agapio”, Vescovo siriano di Hierapolis. Ecco cosa scrisse, più probabilmente, Flavio Giuseppe: "A quell'epoca viveva un saggio di nome Gesù. La sua condotta era buona, ed era stimato per la sua virtù. Numerosi furono quelli che, tra i Giudei e le altre nazioni, divennero suoi discepoli. Pilato lo condannò ad essere crocifisso e a morire. Ma coloro che erano divenuti suoi discepoli non smisero di seguire il suo insegnamento. Essi raccontarono che era apparso loro tre giorni dopo la sua crocifissione e che era vivo. Forse era il Messia di cui i profeti hanno raccontato tante meraviglie "Tuttavia, anche in questa versione “epurata” dalle possibili aggiunte o migliorie ad opera “d’ignoti”, l’esistenza storica di Gesù non è messa in alcun dubbio, come la condanna da parte di Pilato, il fatto che ebbe dei Discepoli, la “probabilità” della Sua Risurrezione e del fatto che Egli fosse, “forse”, il Messia preannunziato dai Profeti. Nel 73 d.C., lo storico siriano Mara Bar Sarapion, in una sua lettera, riporta come i Giudei misero a morte il loro “saggio re”: appare dunque una cosa apparentemente assurda che il popolo giudaico, in un ben preciso momento storico, abbia messo a morte uno dei suoi “re”. Ricordiamo che la scritta che il Governatore Ponzio Pilato fece apporre sulla Croce, in latino, aramaico e greco, era “Gesù Nazareno Re dei Giudei”; il Messia, cioè il Cristo (l’Unto di Dio) ebbe infatti da sempre l’appellativo di “Re”. Per quanto riguarda l’esistenza dei primi cristiani e delle loro comunità (la cosiddetta Chiesa Protostorica), abbiamo una lettera, scritta nel 112 d.C. da Plinio il Giovane, inviata all’Imperatore Traiano. In questa epistola si parla chiaramente dei cristiani di Bitinia, in Turchia, in questi termini: “Erano abituati a radunarsi prima del levare del sole, per cantare un carme a Cristo come a un Dio.” Nel 117 d.C., anno in cui Nerone fece dare alle fiamme la città di Roma, per incolpare poi i cristiani (Problema-Reazione-Soluzione), lo storico Tacito scrisse negli “Annali”: “Ne presentò come rei e colpì con supplizi raffinatissimi coloro che il volgo, odiandoli per i loro delitti, chiamava Cristiani. L'autore di questa denominazione, Cristo, sotto l'impero di Tiberio (imperatore dal 14 al 37 d.C.,), era stato condannato al supplizio dal Procuratore Ponzio Pilato; ma, repressa per il momento, l'esiziale superstizione erompeva di nuovo, non solo per la Giudea, origine di quel male, ma anche per l'Urbe, ove da ogni parte confluiscono tutte le cose atroci e vergognose.” Anche lo storico Svetonio conferma la persecuzione contro i cristiani, operata durante l’impero neroniano; egli scrisse infatti che essi “furono sottoposti a supplizi”; tuttavia Svetonio, essendo dalla parte del regime, li definisce “razza di uomini d'una superstizione nuova e malefica”. In questo modo, però, non nega la loro esistenza storica. Giustino di Nablus, nel suo “Dialogo col giudeo Trifone”, menziona Gesù in quanto “impostore Galileo”, ed il Cristo, effettivamente, era un Galileo, anche se nato a Betlemme di Giudea (ma, naturalmente, non fu un impostore): “È sorta un'eresia senza Dio e senza Legge da un certo Gesù, impostore Galileo; dopo che noi lo avevamo crocifisso, i suoi discepoli lo trafugarono nottetempo dalla tomba ove lo si era sepolto dopo averlo calato dalla croce, ed ingannano gli uomini dicendo che sia risorto dai morti ed asceso al cielo.” Il medesimo Giustino, nella Seconda Apologia, riporta il parere di un filosofo sui cristiani: “Veramente è ingiusto ritenere per filosofo colui che, a nostro danno, rende pubblicamente testimonianza di cose che non conosce, dicendo che i Cristiani sono atei e scellerati; e dice ciò per ricavarne grazia e favore presso la folla, che resta ingannata.” Un altro riferimento alla figura del Cristo è contenuto nel “Talmud di Babilonia”, testo tradizionale ebraico scritto nel V-VI secolo, in cui si afferma che Egli fu giustiziato alla vigilia di Pasqua in quanto “praticava la stregoneria”. I cristiani vengono menzionati anche nella preghiera ebraica denominata Birkat Ha Minim, facente parte del testo liturgico delle “Diciotto Benedizioni”, redatto nel I secolo: “Che per gli apostati non vi sia speranza; sradica prontamente ai nostri giorni il dominio dell'usurpazione, e periscano in un istante i Cristiani e gli eretici: siano cancellati dal libro della vita e non siano iscritti con i giusti. Benedetto sei tu, Signore, che schiacci gli arroganti.” Uno dei primi storici romani ad affermare la realtà della crocifissione di Gesù fu un certo Tallo; Sesto Giulio Africano, in un suo scritto, commenta un passo di Tallo che parla del misterioso fenomeno dell’oscurità che, come sostengono le Scritture, si ebbe alla morte di Gesù: “Tallo, nel terzo libro della sua Storia, definisce questa oscurità un'eclisse solare. Questo mi sembra inaccettabile.” Anche Dione Cassio, storico e senatore, cita i cristiani nella sua “Storia romana”: “Tutti adunque convengono nel dire che Antonino fu uomo giusto e dabbene; perciocché né gli altri sudditi aggravò, ne i Cristiani, ai quali grande rispetto e venerazione usò, e l’onore accrebbe col quale erano stati trattati da Adriano. Perciocché da Eusebio Panfìlio nella istoria si riferisce certa epistola di Adriano, nella quale gravemente sdegnato si mostra con coloro che i Cristiani molestavano o denunciavano…” Dal momento che i Romani, spesso, usavano inserire nel loro “Pantheon” le divinità dei popoli da loro vinti, Tertulliano, nell’Apologetico, riferisce che l’Imperatore Tiberio avrebbe proposto al Senato di Roma di riconoscere Gesù come Dio; tuttavia la proposta venne bocciata. Secondo Tertulliano questo fatto fu la base giuridica per le successive persecuzioni contro la Chiesa di Cristo. Leggiamo quanto riportato nei suoi scritti: “Dunque Tiberio, al tempo del quale il Cristianesimo entrò nel mondo, i fatti annunziatigli dalla Siria Palestina, che colà la verità avevano rivelato della Divinità stessa, sottomise al parere del senato, votando egli per primo favorevolmente. Il senato, poiché quei fatti non aveva esso approvati, li rigettò. Cesare restò del suo parere, pericolo minacciando agli accusatori dei Cristiani.” L’Imperatore Adriano, rispondendo ad una lettera di Quinto Licinio Silvano Graniano, Proconsole della Provincia d’Asia, in cui si chiedeva come avrebbe dovuto comportarsi nei confronti dei cristiani su cui pendevano accuse anonime, scrisse, come riportato da Eusebio di Cesarea nella “Storia Ecclesiastica”: “Se pertanto i provinciali sono in grado di sostenere chiaramente questa petizione contro i Cristiani, in modo che possano anche replicare in tribunale, ricorrano solo a questa procedura, e non ad opinioni o clamori. È infatti assai più opportuno che tu istituisca un processo, se qualcuno vuole formalizzare un'accusa. Allora, se qualcuno li accusa e dimostra che essi stanno agendo contro le leggi, decidi secondo la gravità del reato; ma, per Ercole, se qualcuno sporge denuncia per calunnia, stabiliscine la gravità e abbi cura di punirlo.”
Precedente pubblicazione in data 28-06-2021
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Gesù confido in Te!
Il Culto e la Festa della Divina Misericordia
La sera del 22 febbraio del 1931 il Signore volle fare un grande regalo all’umanità. Apparve infatti a Santa Maria Faustina Kowalska, come lei stessa scrisse nel suo Diario: “ La sera stando nella mia cella, vidi il Signore vestito di una veste bianca. Dopo un’istante Gesù mi disse: «Dipingi un’immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù confido in Te! Desidero che questa immagine venga venerata prima nella vostra cappella, e poi nel mondo intero. Prometto che l’anima, che venererà questa immagine, non perirà. Prometto pure già su questa terra, ma in particolare nell’ora della morte, la vittoria sui nemici. Io stesso la difenderò come Mia propria gloria.» ” Gesù definisce questa immagine “L’ultima tavola di salvezza per i peccatori” . Teniamo quindi conto di queste parole! In seguito Santa Faustina raccontò in confessione questa straordinaria esperienza; uscita dal confessionale Gesù le parlò nuovamente, dicendole: “La Mia immagine c’è già nella tua anima. Voglio che l’immagine che dipingerai col pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la Festa della Misericordia. Desidero che i sacerdoti annuncino la mia grande Misericordia. Le fiamme della Misericordia mi divorano; voglio versarle sulle anime degli uomini.” L’immagine venne solennemente esposta, per la prima volta, il 28 aprile del 1935, la prima domenica dopo la Santa Pasqua, la Domenica in Albis, secondo il volere di nostro Signore Gesù Cristo. Quel giorno Gesù disse a Santa Faustina: “Questa festa è uscita dalle viscere della mia misericordia ed è confermata nell’abisso delle mie grazie. Ogni anima che crede e ha fiducia nella mia misericordia la otterrà.” Quel giorno, quando la funzione stava per finire, il sacerdote prese il Santissimo Sacramento per impartire la benedizione; ad un tratto Santa Faustina vide il Signore Gesù nel medesimo aspetto che ha nell’immagine. Il Signore diede la benedizione ed i raggi si diffusero su tutto il mondo. Parole di Gesù: “Il raggio bianco simboleggia l’acqua del mio costato, che purifica l’anima, il raggio rosso il mio sangue, che dà la vita alle anime. Questi due raggi scaturirono dal profondo della mia misericordia, quando il mio cuore fu trafitto dalla lancia. Essi formano un manto protettivo per le anime che il mio Padre adirato vorrebbe punire. Beate le anime che vivono all’ombra di questi raggi; la mano della giustizia divina le risparmierà. Le case e persino le città in cui sarà venerata questa immagine saranno risparmiate e protette. L’umanità non troverà né quiete né pace finché non si rivolgerà fiduciosa alla Divina Misericordia.”
Cerchiamo ora di definire brevemente cosa intende il Signore, quando esprime il concetto di “Misericordia”. Tutti sappiamo, anche solo in linea teorica, che Dio è Amore e Misericordia: tutte le religioni affermano questo. La Misericordia di Gesù è un “sentimento” (attualizzantesi comunque in modo molto concreto verso l’umanità in generale ed ogni singolo essere umano in particolare) che va oltre l’amore, oltre la compassione, oltre la pietà. La Misericordia di Dio è Amore che si riversa su tutti noi, anche se peccatori, senza nulla chiedere in cambio. La Divina Misericordia è come un bicchiere d’acqua offerto ad un assetato, il quale non ci dice neppure “grazie”. Dio è così, tuttavia tutto ciò non elimina la Sua Giustizia, piuttosto la precede, l’accompagna e la segue. Il Signore, però, è talvolta molto esigente, come disse anche la Beata Madre Teresa di Calcutta, soprattutto con coloro che decidono fermamente di mettersi alla Sua sequela. Tutto ciò è un mistero: viviamo letteralmente immersi nello sconfinato oceano della Divina Misericordia, e tuttavia siamo spesso provati, a volte tristi e sofferenti. “Beati gli afflitti, perché saranno consolati”, dice il Signore. Se tentassimo d’interpretare queste parole in maniera letterale, la spiegazione risulterebbe semplice: dal momento che siamo sofferenti, riceveremo un giorno consolazione. Tuttavia mi chiedo: è solo questo, oppure c’è dell’altro? Sicuramente ci sono altre spiegazioni, ma solo lo Spirito Santo può aiutarci a comprendere. La vita non è una sorta di “gioco a premi”, anche se a volte può sembrare che sia così. Le ispirazioni dello Spirito procedono verso di noi, da Dio in Persona, ma sta anche a noi essere “buone antenne”; non importa quali e quanti ostacoli il Maligno ed i suoi demoni cerchino d’imporre al mondo sotto forma d’indottrinamento, plagio, controllo mentale, additivi chimici nei cibi, musiche, progetti per procurare alterazioni nel campo elettromagnetico, etc. Lo Spirito è al di là ed al di sopra di tutto ciò: questo è sicuro. Dice infatti Gesù: “È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla” . Signore Gesù, le Tue Parole sono Spirito e Vita. La Domenica della Misericordia: Parole di Gesù: “Desidero che la Mia Misericordia sia solennemente festeggiata la prima domenica dopo Pasqua. Coloro che in quel giorno si saranno confessati ed avranno ricevuto la Santa Comunione, otterranno non solo il perdono dei loro peccati, ma anche la remissione delle pene meritate peccando. Questa festa sarà una consolazione per tutto il mondo!”
Il cuore del Culto della Divina Misericordia ha due aspetti: fiducia e misericordia. Il Signore Gesù disse a Santa Faustina: “Le grazie della Mia misericordia si attingono con un solo recipiente e questo è la fiducia. Più un’anima ha fiducia, più ottiene.” “Un’anima che confida nella mia misericordia è la più felice, poiché Io stesso ho cura di lei.” Gesù disse anche, a proposito dell’anima fiduciosa: “Le ricambio la Mia fiducia e le do tutto quello che chiede” . “Perché Io possa agire in un’anima, l’anima deve avere fede.” Occorre anche avere un sincero pentimento dei propri peccati. Gesù disse: “Per un’anima pentita sono la misericordia stessa.” Bisogna avere la fiducia come quella di un bambino. A nostra volta dobbiamo essere misericordiosi verso il prossimo. L’evangelista Matteo riporta queste parole del “discorso delle beatitudini o della montagna”: “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.” Matteo 5,7. L’amore e la misericordia verso il prossimo sono quindi fondamentali. “Date e vi sarà dato; una buona misura, scossa, pigiata e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio.” Luca 6,38. Il 17 febbraio del 1937 Gesù disse parole severe a Santa Faustina, di cui noi tutti dobbiamo fare tesoro: “Le anime periscono, nonostante la mia dolorosa passione. Concedo loro l’ultima tavola di salvezza, cioè la Festa della Divina Misericordia. Se non adoreranno la mia Misericordia periranno per sempre.” Il 28 febbraio ancora un urgente appello: “Fa’ tutto ciò che è in tuo potere nell’opera della mia Misericordia. Desidero che alla mia Misericordia venga reso culto; do all’umanità l’ultima tavola della salvezza, cioè il rifugio nella Mia Misericordia. Il Mio Cuore gioisce per questa festa.” Le forme del Culto della Divina Misericordia sono: l’adorazione della Divina Misericordia, che copre ogni bassezza umana, la venerazione dell’Immagine di “Gesù Misericordioso”, la Festa della Divina Misericordia, la Coroncina della Divina Misericordia, l’Ora della Misericordia (le tre del pomeriggio, l’ora in cui Gesù morì sulla Croce, l’ora in cui la Misericordia vinse la Giustizia), la diffusione del Culto della Divina Misericordia, la Novena alla Divina Misericordia. Altri elementi di devozione sono: l’amore per la Chiesa, l’amore per la Santissima Eucarestia e l’amore per Maria Santissima, Madre di Misericordia.
Gesù, a chi diffonde il Culto della Divina Misericordia, fa tre Promesse:
1) Protezione materna: “Le anime che diffondono il Culto della Mia Misericordia, le proteggo per tutta la vita, come una tenera madre protegge il suo bimbo ancora lattante, e nell’ora della morte non sarò per loro Giudice, ma Salvatore Misericordioso.”
2) La seconda Promessa riguarda l’ora della morte: “Verso quelle anime, che esalteranno e faranno conoscere ad altri la Mia Misericordia, nell’ora della morte Mi comporterò secondo la Mia Misericordia infinita.”
3) Ai sacerdoti che parleranno della Misericordia di Dio, Gesù ha promesso che i peccatori induriti si inteneriranno alle loro parole: “I peccatori induriti si inteneriranno alle loro parole, quando essi parleranno della Mia sconfinata Misericordia e della Compassione che ho per loro nel Cuore. Ai sacerdoti, che proclameranno ed esalteranno la Mia Misericordia e ne diffonderanno il Culto, esortando altre anime alla fiducia nella Mia Misericordia, queste anime nell’ora derlla morte non avranno paura. La Mia Misericordia le proteggerà in quell’ultima lotta.”
Precedente pubblicazione in data 24-06.2021
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Molti Santi, peccatori, credenti, laici, non credenti, teologi, filosofi e pensatori, nel corso dei secoli, hanno cercato di dare una risposta a questa domanda. Alcuni di loro hanno persino definito delle vere e proprie “prove”, di natura logica, teologica e filosofica, dell’esistenza di Dio, basti ricordare San Tommaso D’Aquino. Tuttavia in questa sede non verranno riportate. Mi limiterò a fornire degli spunti di riflessione. Naturalmente convincere un ateo dichiarato è un’impresa non certo facile, tuttavia è possibile riflettere insieme sulla possibilità (in realtà è un fatto) che Dio esista. Inoltre, i "veri atei " sono piuttosto pochi, anche se moltissime persone (credenti comprese) solitamente si comportano più o meno come se Dio non esistesse. infatti utile sottolineare che l’essere umano, ordinariamente, esprime la propria esistenza a se stesso e agli altri in queste forme: pensieri, parole, operte ed omissioni. Questo vi ricorda forse qualcosa? Nella preghiera del “Confesso” noi chiediamo perdono al Signore ammettendo di aver peccato, per l’appunto, in pensieri, parole, opere ed omissioni. Anche se il significato del termine “omissione” è generalmente negativo, in alcuni casi può significare “prudenza”. Soprattutto le altre tre parole, poi, possono indicare anche cose buone, belle o addirittura meravigliose. Prestiamo comunque attenzione alle omissioni per quanto riguarda l’accezione negativa: è infatti alla mancanza di amore fattivo che, in alcuni casi, Gesù collega addirittura un luogo chiamato Inferno. Ad ogni modo, qualcuno potrebbe dirmi: “Ma tu parti dalla posizione del credente”. È infatti ovvio che sono un credente. Ogni persona che crede, però, è diversa dalle altre, come il percorso di vita e mentale che l’ha portata a credere è diverso. Prendiamo, ad esempio, la nota immagine di “Gesù Buon Pastore”. Spesso, infatti, il Signore paragona se stesso al Buon Pastore. Dice infatti Gesù che il Buon Pastore dà la vita per le sue pecore, mentre il mercenario, quando vede arrivare il lupo, fugge, abbandonando così le pecore. In questo momento non so con esattezza perché mi sia venuta in mente questa immagine in riferimento all’esistenza di Dio, ma penso che sia giusta. Torniamo ora all’argomento: esiste Dio? Proviamo un po’ a fare un semplice ragionamento. Immaginiamo che l’umanità intera scompaia, che il pianeta Terra scompaia, che il nostro sistema solare scompaia, che la nostra Galassia scompaia, che l’intero Universo scompaia... Ora, immaginando che tutto sparisca: cosa rimane? Cosa rimane, mi chiedo? Ebbene, qualcuno o qualcosa devono pur esserci… Questo “Qualcuno”, naturalmente, è Dio. Il nulla assoluto è impossibile. Anche se la fisica moderna parla di un possibile vuoto originario antecedente il cosiddetto “big bang” e, addirittura, della nascita dell’universo come di una “fluttuazione quantistica del vuoto”, la non esistenza assoluta non è concepibile. A quel punto non rimane tanto un “cosa” possa esistere, ma piuttosto un “Qualcuno”, ossia una pura coscienza infinita, eterna e assoluta. Ricordiamo come Dio in Persona si presentò a Mosè: “Io Sono Colui che Sono” . L’Esistenza Eterna ed Assoluta, insomma. L’Esistenza il cui attributo principale è il Suo Stesso Essere, al di là e al di qua di tutto, ingenerata, increata, indistruttibile, senza prinicipio, senza fine. Non è tanto una questione di "cosa" rimane, come detto, ma di "Chi" rimane e che, anzi, deve esistere già prima di tutto. È lo Spirito, l'Essere, senza il Quale nulla esiste e nulla può essere percepito, anche da noi creature. Tuttavia occorre anche aver fede. Gesù stesso infatti disse: “Quando il Figlio dell’Uomo tornerà sulla Terra, troverà ancora fede?” Ma fede in Chi? Chi è Dio, ammesso che Egli esista? Dio è il Dio d’Israele, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio di Mosè ed il Padre dell’Uomo-Dio Cristo Gesù. Come possiamo esserne sicuri? Anche in questo caso le Sacre Scritture vengono in nostro aiuto. Gesù disse alla donna Samaritana, che si chiamava Dina: “La Salvezza viene dai Giudei”. È quindi nell’alveo della Rivelazione che si deve cercare Dio. Qualcuno potrebbe obiettare: “Ma allora come mai esistono tante religioni?”. Lo sapeva bene anche Gesù, per questo disse: “La Salvezza viene dai Giudei” , per chiarirci le idee, per aiutare le nostre piccole ed imperfette menti. Anche prima che Dio si rivelasse ad Abramo, offrendogli un patto d’eterna alleanza, esistevano popoli pagani. Tuttavia solo ad Abramo il Signore in Persona fece udire la Sua Voce. Questo non significa che le persone appartenenti ad altre Religioni non possano entrare in contatto con Dio. Non è Lui che ha bisogno di noi, siamo noi che abbiamo bisogno di Lui. Inoltre, riguardo alla Sua esistenza, è sufficiente osservare la meraviglia del creato per pensare ad un Creatore; in questo caso è impossibile che milioni, miliardi di uomini, donne e bambini... ebbene, si siano sbagliati. Anche se può non essere una prova totalmente convincente che solo la Santisisma Trinità è l’Unico Dio, molte persone, che credevano in altre cose o che non credevano affatto al mondo metafisico in riferimento ad un’Entità Suprema, per varie esperienze, a volte anche dolorose, si sono rese conte, in pratica, che “è Lui che comanda”. Chi sente di voler sperimentare personalmente questa Luce di comprensione, può mettersi d’impegno e provare a cercare Nostro Signore Gesù Cristo ed il Padre Suo e Padre nostro. In qualche modo riceverà una risposta, soprattutto se la sua ricerca di verità è sincera.
Precedente pubblicazione in data 24-06-2021
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"La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate"
Marco 14, 34
Il dramma del Getsemani ha sempre esercitato sui santi una profonda attrazione: essi non potevano distaccarsi da questa contemplazione. Per poco che tu ami Cristo, non puoi restare insensibile al pensiero di quella notte, nella quale Egli sudava d'angoscia all'idea di quanto stava per accadere. Tanto più che col tuo peccato sei implicato nell'agonia e nella morte di Gesù; è per causa tua e di tutti i tuoi fratelli che la Sua Anima ha conosciuto l'angoscia e la tristezza fino a morirne. Tanto più comprenderai questa agonia se hai vissuto spesso qualche cosa del genere. Nei momenti di prova, nei quali soffri e piangi, tu desideri la presenza dei tuoi amici. Sì, Gesù ha sperimentato nell'agonia la spaventosa solitudine dell'amore misconosciuto. Lascia risuonare profondamente in te le parole che Egli rivolge a varie riprese agli Apostoli entrando nel Getsemani: "Restate qui e vegliate". È una chiamata a restare a lungo con Gesù, fissando lo sguardo silenzioso su di Lui, quale ti appare in questa scena, come dice Paolo nella Lettera agli Ebrei: "tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede" (12, 2). Ma proprio nel momento in cui tu vorresti pregare, ne provi quasi una impossibilità: come gli Apostoli, amici di Gesù, sei schiacciato dalla stanchezza e cadi nel sonno. Non si tratta solo di una stanchezza fisica, di una impossibilità a fissare l'attenzione, cosa molto normale se hai pregato a lungo: la difficoltà a pregare non viene solo dalla tua spossatezza, essa è più profonda e prende radice nel tuo innato egoismo. Penso che sia normale provare un profondo malessere davanti all'agonia; come dice il padre Loew, è un campo nel quale non puoi penetrare: "Sedetevi qui, dice Gesù, mentre Io vado là a pregare" (Matteo, 26, 36). "Tra questo 'qui', nel quale tu vuoi restare per pregare, e questo 'là', dove si reca Gesù, vi è un abisso insondabile, incommensurabile". (J. Loew). Tu comprendi dunque perché provi difficoltà a pregare, perché non riesci a superare questo abisso. E tuttavia sei chiamato a contemplare Gesù nel Suo smarrimento e nella Sua angoscia. Cercheremo di avvicinarci in seguito a questa scena, ma tu resterai sempre sulla soglia, perché non vi è condivisione possibile. La causa del tuo malessere è nel fatto che tu scopri la durezza del tuo cuore di peccatore. Sei ridotto all'impotenza dal sonno, poiché sei debole, appesantito e addormentato nel tuo peccato. Assomigli agli Apostoli che dormono, anch'essi, del sonno dell'incoscienza. Ma di fronte a te vi è il Cristo, il grande vivente, che entra completamente sveglio nel mistero della Sua morte. In fondo, tu soffri di amare così poco Gesù, che ti ha manifestato un amore infinito. Nella Sua agonia è solo, mentre sente il desiderio di avere vicino una presenza amica e confortante. Sappi tuttavia che la tua sofferenza è buona, perché ti situa nella verità del tuo essere: essa è un grido d'invocazione allo Spirito Santo perché ti faccia un giorno gustare il mistero. Allora sarai ricompensato dei tuoi anni di aridità davanti alla Passione. Ti è richiesto soltanto di restare là in un profondo silenzio per essere e rimanere con Gesù e per Lui. Nell'agonia vi è un mistero che non puoi condividere né comprendere: lo puoi appena supporre. È per questo che devi perseverare a vegliare in preghiera. Non cercare di comprendere l'angoscia e la tristezza di Gesù: essa è quella del Verbo incarnato, del Servo sofferente, dell'Agnello sopraffatto dal peccato del mondo. Rimani semplicemente vicino a Lui, vigilante nella fede e nell'amore. Quando incontri un amico che soffre, tu non cominci a fare dei lunghi discorsi, per cercare di spiegargli il senso della sua sofferenza, ma stai lì, vicino a lui, in silenzio, tentando di condividere nell'amore quello che egli sta vivendo. Fa' lo stesso nel giardino del Getsemani. Esci da te stesso e dalle tue preoccupazioni per pensare solo al Cristo e alla Sua tristezza. Una tale preghiera gratuita, spoglia e disinteressata, rende autentica la scelta che hai fatto di seguirLo. È una preghiera difficile, perché richiede un silenzio profondo e una grande unità di atmosfera. Cristo solo deve occupare tutto il campo visivo della tua coscienza. Allora rileggi attentamente la scena lasciando cadere ogni frase e ogni parola nel tuo cuore lungo tutta la giornata. Se accetti di resistere a lungo in questa preghiera, Cristo ti investirà della Sua Presenza e il Suo Volto addolorato e radioso eserciterà su di te un'attrattiva capace di strapparti alla miseria del tuo peccato.
Dal libro "Prega il Padre tuo nel segreto" di Jean Lafrance
Precedente pubblicazione in data 03-07-2021
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Fiumi d’inchiostro sono stati scritti su questo argomento. Miliardi di parole sono state lette e pronunciate. Dio esiste, ed è Onnipotente: Egli può tutto. Ma veramente tutto? Certo, assolutamente tutto. Ora, se Dio è l’Onnipotente, non c’è da meravigliarsi che abbia un Figlio. Come noi, piccole creature, possiamo generare figli, tanto più Dio! E chi è questo Figlio? Il Signore Gesù, naturalmente. Gesù non solo è il Figlio di Dio, l’Unigenito, Primogenito e Dilettissimo Figlio del Dio Vivente, ma è anche il Messia, il Cristo, ossia l’Unto di Dio, il Salvatore annunciato dai Profeti. Gesù dunque è il Messia, il Cristo, l’Unto di Dio. Ma neanche questo è sufficiente. Gesù, infatti, è il Signore dei signori, il Re dei re, il Padrone dei padroni. Il Signore chiese un giorno a San Francesco d’Assisi: “Chi vuoi servire, il servo o il Padrone?” Lascio a voi immaginare la risposta. Il servo è il mondo, ossia la società e la mentalità umana di stampo terreno, unitamente al cosiddetto “ego”, che è l’io umano schiavo, in varia misura, della triade costituita dalla carne, dal mondo suddetto e dal Maligno. il Padrone è il Creatore di tutto e di tutti. Inoltre, se Dio è Onnipotente, può essere anche Trino ed Uno: Padre, Figlio e Spirito Santo. Questa è l’Unica e Vera Divina Trinità: infinitamente buona, eterna, indistruttibile, donatrice di ogni vita, Onnipotente, Onniscente, Onniveggente, Onnipresente ed Onniprescente. Lo Spirito Santo Dio procede dal Padre e dal Figlio, come recita il Credo, il Simbolo Niceno-Costantinopolitano. Dio è dunque Onnipotente, e si è scelto pure una Madre umana: la Vergine Santissima di nome Maria, l’Immacolata Concezione piena di Grazia. Dio, l’Ingenerato, l’Increato, ha preso forma mortale per mezzo di una donna: La Beata Sempre Vergine Maria Santissima. Gesù è dunque il Figlio di Dio, il Figlio di Maria e il Figlio di Giuseppe. Sì, perché il nostro ed Unico Dio ha voluto avere un padre putativo: San Giuseppe, il giusto sposo di Maria, che protesse e nutrì la Sacra Famiglia fin dall’inizio della più grande Chiamata fatta da Dio all’uomo, in mezzo a pericoli, umiliazioni e difficoltà di ogni genere. Gesù è il Messia, l’Amato del Signore, il nostro Salvatore e Redentore. Gesù non solo ha dato la Sua vita per noi tutti, ma è anche il nostro Maestro. Sta scritto infatti: “Uno solo è il vostro Maestro, il Cristo”. E in un altro passo delle Scritture possiamo leggere: “E saranno tutti ammaestrati da Dio”. Guardiamoci dunque dai falsi maestri che, come dice Gesù, sono lupi rapaci in veste di pecore, che fingono di portare al pascolo il gregge solo per il proprio tornaconto e, quando c’è qualche difficoltà, fuggono in cerca di altre prede, spesso deboli e disorientate. Gesù è anche la Vittoria Personificata. Egli, infatti, ha vinto tutto: ha vinto la morte, il mondo, il peccato, il nemico, ossia il diabolico accusatore, la carne, il male, l’odio, la malattia, la caducità senza speranza, la guerra... tutto! Affidiamoci dunque senza timore al Signore dei signori, e lui si prenderà cura di noi come una tenera Madre ed un Padre amorevole.
Chi mai ha potuto…
Chi mai ha potuto essere il Figlio del Dio Vivente? Chi mai ha potuto essere Vero Dio e Vero Uomo? Chi mai ha potuto spaccare la Storia in due? Chi mai ha potuto perdonare i peccati? Chi mai ha potuto versare il Suo Sangue per la salvezza di tutti? Chi mai ha potuto chiamarsi “Il Cristo”, l’Unto di Dio? Chi mai ha potuto risuscitare dai morti? Chi mai ha potuto dire di essere “Signore e Maestro”? Chi mai ha potuto pregare per i Suoi crocifissori? Chi mai ha potuto dire al mare in burrasca e ai venti: “Calmatevi!” Chi mai ha potuto edificare la Chiesa? Chi mai ha potuto far venire il Regno dei Cieli sulla Terra? Chi mai ha potuto chiamarsi “Il Figlio dell’Uomo”? Chi mai ha potuto dire che il primo di tutti è schiavo di tutti? Chi mai ha potuto nascere da una Vergine? Chi mai ha potuto dire di essere la Via, la Verità e la Vita?
Precedente pubblicazione in data 03-07-2021
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Quante volte abbiamo sentito questa breve ma importantissima frase: “Dio è Amore”... quante volte? Probabilmente parecchie, a seconda dei casi, naturalmente. Eppure non per questo si “inflaziona”, perché è la pura verità: Dio è Amore. Papa Benedetto XVI ha persino intitolato un’enciclica in questo modo: “Deus Caritas Est”, che è poi uno dei fondamenti del cristianesimo da Gesù in poi, compresi gli Apostoli, i Discepoli, i Santi, Papi, tutti i battezzati e credenti in Cristo. Anche nell’Antico Testamente si trova questo concetto, anche se pare essere messa in rilievo l’azione giusta e potente del Signore. Ma qual è l’azione d’Amore di Dio? Posso solo fare delle considerazioni e delle riflessioni, perché il mistero d’Amore della Santissima Trinità è insondabile. Il Signore stesso, infatti, disse a Santa Faustina che né mente umana né angelica può comprendere Dio. Noi possiamo solo accogliere ciò che Dio ci ha rivelato e la Santa Chiesa ci propone a credere. La mente umana, fosse pure la più intelligente ed acuta, presenta infatti dei limiti enormi. Dio, spesso, è molto “pratico”. Un Sacredote scrisse: “Nessuno è più concreto di Dio”. Gesù, infatti, quando parla della misericordia e dell’amore che dobbiamo offrire al nostro prossimo, dice: “Ero affamato e mi avete dato da mangiare, Ero assetato e mi avete dato da bere, Ero nudo e mi avete vestito, Ero malato e siete venuti a trovarmi, Ero carcerato e siete venuti a visitarmi, Ero forestiero e mi avete ospitato”. Un Amore molto concreto, insomma, che aiuta chi ha bisogno. Non per questo Dio disdegna l’amore tipicamente umano, come quello fra un uomo e una donna, o l’amore dei genitori per le proprie creature, o l’amore per il bello, per la poesia, per l’arte, per la natura... Tutto ciò è molto bello, ma al primo posto c’è l’amore che aiuta, che soccorre, che si dona. Un amore incondizionato verso i fratelli più sofferenti nei quali, a ragione, la Beata Madre Teresa di Calcutta vedeva Cristo stesso. Quando tocchiamo un malato o un povero, non dimentichiamolo, tocchiamo Cristo. E il Signore, dal momento che siamo Suoi figli, vuole che imitiamo quest’amore concreto e disinteressato. Una spinta all’amore, per quanto piccola, è presente in ciascuno di noi. Tuttavia è spesso indirizzato a cose che sarebbe bene trattare con le dovute cautele: l’amore per il denaro, per il gioco, per il bere, per il sesso fine a se stesso, per gli oggetti, etc. Non è per fare “la morale” che scrivo questo, ma per ricordare che il nostro amore deve essere rivolto a Dio innanzitutto, poi al nostro prossimo. Non sempre è facile, soprattutto quando incontriamo delle persone “moleste”. Inoltre, se è assolutamente vero che il “prossimo” coincide con qualsiasi creatura bisognosa di aiuto, spesso in maniera impellente, è altrettanto vero che, letteralmente, il “prossimo” è costituito da chi è più vicino a noi: la nostra famiglia, i nostri animali, i nostri amici e conoscenti, ossia tutte le creature con cui entriamo a contatto, a partire innanzitutto dai nostri genitori, tanto che il Signore, nel Quarto Comandamento, dice: “Onora il padre e la madre”. Non dobbiamo correre il rischio di voler aiutare chi è lontano da noi, che è una bellissima e giusta intenzione, a discapito da chi vediamo ogni giorno vicibo a noi, con i nostri occhi, se non siamo cieci fisicamente, oppure mentalmente o moralmente. Infatti, è chiaro che non tutte le persone hanno “amore” e, talvolta, neppure la cosiddetta “morale naturale”, spesso per cause proprie, ma sovente anche per motivazioni che non sono a loro direttamente imputabili, come quelle di tipo famigliare, sociale, intellettuale, economico, psicologico, etc.
È giusto discernere, anche la Scrittura ci invita a “stare attenti a chi facciamo il bene”, tuttavia il messaggio di Cristo, come sempre, porta a compimento le Parole dell’Antico Testamento. Cerchiamo di amare “con sacrificio”. So quanto sia difficile, a volte, e le cadute, in merito, sono molto facili. Non a tutti sono chiesti grandi sacrifici, ed anche quelli minori spesso ci toccano nel vivo. L’importante è rialzarsi sempre, con l’aiuto del Signore e confidando che, alla fine, con il Suo Aiuto tutto andrà bene.
Precedente pubblicazione in data 21-07-2021
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Pur avendo un evidente senso della giustizia, alcune persone ritengono “fandonie” concetti come il Giudizio Universale. Anch’io credo che Dio sia Amore Infinito e, di più, Misericordia Infinita, ossia Amore che nulla chiede in cambio. Ma credo anche che sia Giustizia. Gesù Cristo stesso, rivolgendosi a Santa Faustina Kowalska, suora polacca vissuta 33 anni ed universalmente definita “Apostola della Divina Misericordia”, disse: “Io Sono Re di Misericordia e Giudice Giusto.” Questo si può leggere nel “Diario” di questa grande Santa e Mistica, dotata da Dio di doni e carismi eccezionali eppure modestissima, con poca cultura, solitamente dedita, nei vari conventi in cui ha vissuto, alle mansioni più umili: giardiniera, cuoca e portinaia. Penso che il Signore eserciti la Giustizia con infinita Sapienza. Non solo Egli Stesso è la Sapienza Incarnata, ma è anche amorevole pedagogia. Moltissimi esempi di questo si possono trovare nella Sacra Bibbia (Antico e Nuovo Testamento). In pratica tutto ciò ha essenzialmente due aspetti: il Signore punisce non solo per castigare, cioè per infliggere delle sofferenze, ma perché queste facciano comprendere la Verità, l'umiltà e molte altre cose importanti. Inoltre solo Dio sa trarre il bene dal male: molti sono gli esempi, come si è detto, fra cui il rinnegamento di San Pietro e la conversione di San Paolo. Da queste situazioni obiettivamente cattive (un uomo che per paura rinnega Gesù ed un altro che, pensando di servire Dio, perseguita i primi cristiani) il Signore trae il bene dal male, ossia porta a compimento la Sua opera. Anche nel caso della risurrezione dell'amico Lazzaro, Gesù affermò che questa morte non era una fine, ma era accaduta per manifestare la Gloria di Dio. L'esempio più alto di tutto ciò è la morte di Gesù in Croce: dal massimo male (l'uccisione del Figlio di Dio), il Signore trae il massimo bene (la salvezza di tutte le anime). Ragazzi, non so voi, ma io temo il Demonio e l’Inferno; non sempre si tratta di una semplice "paura "; è così perché il “Santo Timor di Dio” è Volontà Divina. Egli infatti, pur essendo nostro Padre, chiede rispetto e adorazione. Inoltre cerco ogni giorno di amare Dio, il Signore, ed il prossimo. Tutto ciò, naturalmente, è spesso difficile, ma è l’unica Via. Chi ha mai potuto affermare, infatti: “Io Sono la Via, la Verità e la Vita” ? Solo Nostro Signore Gesù Cristo, naturalmente. Personalmente, preferisco essere una “pecora salvata” che un “leone condannato”, anche se il “leone” che è in me, spesso, si dibatte vigorosamente. Ciò non toglie che abbiamo il diritto e, spesso, il dovere, di ricercare, indagare, interrogarci, riflettere, approfondire, agire… in una parola: vivere. Ricordate la scena del film “Matrix” in cui Morpheus chiede a Neo di scegliere fra la conoscenza della “verità” ed il ritorno alla “solita vita”? Egli porge a Neo due pillole: una blu (solita esistenza) ed una rossa (la conoscenza). Naturalmente Neo sceglie la pillola rossa, ma cosa simboleggiano, a volte, questi colori? In un contesto religioso il Paradiso (blu) e l’Inferno (rosso)… Tuttavia non sempre il blu ed il rosso hanno questi significati, anzi. Nel Diario di Santa Faustina Kowalska, Gesù spiega il significato dei colori dei raggi che escono dal Suo Cuore: "Il raggio pallido rappresenta l'Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime. (...) Beato colui che vivrà alla loro ombra". Il Signore fece poi in modo che la visione di Santa Faustina diventasse la celebre immagine di Gesù Misericordioso, e Cristo Stesso volle che sotto questa immagine venisse sempre scritto: "Gesù, confido in Te!". Nelle Sacre Scritture e nel linguaggio del Signore Stesso la simbologia è importante, ad esempio per quanto riguarda la "destra" e la "sinistra". In questo caso non c'è una connotazione politica, anche se in certi casi, a posteriori, si potrebbe riflettere su quest'aspetto, ma un significato biblico e universale. Leggiamo infatti, in Giovanni 21, 6: “Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci.” Dal libro del profeta Ezechiele, capitolo 47, versetto 1: “Mi condusse poi all'ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell'acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell'altare.” Nel Salmo 141, al versetto 5, Davide ha scritto: "Guarda a destra e vedi: nessuno mi riconosce."
Precedente pubblicazione in data 03-07-2021
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Gesù Cristo è il nostro migliore Amico. Ma come esserne sicuri? Un giorno, tanto tempo fa, Sant’Antonio Abate chiese a Dio perché alcuni uomini sono ricchi, altri poveri, perché alcuni muoiono giovani, altri vecchissimi e perché degli empi sono ricchi e dei giusti sono poveri. E giunse a lui una voce che disse: “Antonio, bada a te stesso. Sono giudizi di Dio questi: non ti giova conoscerli.” Non sappiamo se sia stato un Angelo o il Signore a parlargli, ma anche se fosse stato un Angelo, le parole sono del Signore. Egli non dice a tutti, indistintamente, le stesse cose. Sicuramente tutto quanto è scritto nella Sacra Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, è rivolto a tutti, ma a volte, come Vero ed Unico Maestro, il Signore dice a ciascuno di noi cosa è importante per che riceve la Sua Parola, anche se non espressa direttamente in forma di parole umane udibili dalla mente o dall’orecchio. Quello che sentì Antonio, poche parole, è costituito da un’esortazione, da un’affermazione e da una spiegazione conclusiva. Si tratta di un mirabile intreccio d’invito alla fede e di logica superiore a quella umana, che per essere analizzati e compresi adeguatamente sarebbe richiesto molto tempo. In questa sede ci sentiamo di scrivere quanto segue.
Innanzitutto occorre credere in Dio, nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Credere nel Dio Vivente. Perché il nostro Dio è l’Unico Vero Dio? Come riportato nel Vangelo, Gesù dice alla donna Samaritana: “La salvezza viene dai Giudei”. La donna aveva per nome Dina, come rivelato da Sant’Anna Khatarina Emmerick. Se noi crediamo in Gesù Cristo, crediamo anche in quanto ha affermato e continua tuttora ad affermare. Perché Gesù è il nostro migliore Amico? Si possono dare tante risposte a questa domanda: perché il Padre ci ha creati per mezzo di Lui; perché è vero Dio e vero Uomo, e quindi infinitamente ed eternamente perfetto; perché è morto in Croce per la nostra salvezza eterna, dopo atroci patimenti e umiliazioni; perché ci ama tantissimo, come ha dimostrato moltissime volte ed anche se il “mondo” è spesso orribile, e tale mondo comprende talvolta anche noi stessi; perché è sempre pronto a perdonarci, pur operando anche per la Giustizia. Tuttavia basterebbe solo questo, a farci capire quanto ci è Amico: Lui è sempre con noi. Sempre, anche quando noi siamo tanto lontani da Lui. Senza Dio, e quindi anche senza il Suo Unico Figlio, ogni creatura cadrebbe immediatamente nel nulla, priva dell’Essere che Egli solo può continuamente e per sempre donarci. Gesù è inoltre nostro Padre e nostra Madre. Proprio così. O tu che leggi queste righe, prova a pregare Gesù dicendo: “Signore, ho saputo che mi ami tanto. Vieni a me, desidero conoscerTi, amarTi e ricevere il Tuo Amore.” Presto o tardi il Signore ti risponderà in qualche modo, ti darà un segno, qualcosa... Di solito in base al progetto che ha su di te (Dio ha un progetto su ciascuno di noi, nessuno escluso), in base alle tue condizioni personali... Sta a noi cogliere questi segni, anche piccoli… Perché Gesù? Perché scegliere Gesù? In verità è Lui che sceglie noi, che nel tempo vivamo in luoghi interiori ed esteriori ben precisi, ma spetta anche a noi sceglierLo, cercarLo, invocare il Suo Nome Santo e Benedetto. Perché porre le nostre vite sotto la Sua Onnipotente Signoria? Perché, così facendo, Lui può intervenire liberamente. Provate a farlo, se non l’avete fatto. Se pregate Gesù, chiedendoGli di intervenire nelle vostre vite, Lui lo farà. Sicuramente. Magari non come vi aspettereste, ma lo farà senz’altro. Provate seriamente. Un padre è più sapiente del figlio ancora piccolo, e al figlioletto non sempre piace ciò che decide il padre per lui. Mi ricordo ancora un esempio fatto da un sacerdote: un bambino piccolo vuole giocherellare con un bel coltello luccicante, e il padre, naturalmente, glielo impedisce. Così anche noi, a volte, desideriamo qualcosa che può essere paragonato ad un coltello luccicante. Noi, ovviamente, non lo sappiamo, ma Gesù sì. Voi tutti sapete cosa significano le espressioni “il migliore amico” e “l’amico del cuore”. Ebbene, chi è il nostro miglior amico? È Gesù! Gesù è più vivo di noi! A volte siamo dei morti ambulanti, ma non è così per Gesù. Lui è il Vivente, il Primogenito di coloro che risuscitano dai morti. Gesù è veramente il nostro unico vero amico, l’amico del cuore. Egli è l’Amico che non ci tradirà mai, che non ci abbandonerà mai, che non si stancherà mai di noi. Provare per credere. Riflettete: tutti possono tradirci, in certi casi, ed anche noi possiamo tradire tutti, in certi casi. Ovviamente questo non avviene sempre ma, in linea teorica, è continuamente possibile. Tutti noi ne abbiamo fatto esperienza. Nei momenti peggiori delle nostre vite, l’Unico che si ricorda veramente di noi è Gesù! Con Dio Padre, lo Spirito Santo e Maria Santissima, naturalmente; Ella, pur essendo una creatura come noi, è stata eletta da Dio “piena di grazia” e, sempre per grazia, preservata dal peccato e dal male. È proprio così, e qual è il momento più temuto? La morte, che Lui ha vinto per noi. Il Figlio del Dio Vivente, infinito ed eterno, ha assunto forma umana, fino alle estreme conseguenze. Ma con la Sua Resurrezione ha mostrato chi Egli è veramente, grazie all’Onnipotenza del Padre, che volle comunicare al Figlio ed allo Spirito Santo, che da entrambi procede e che tutto vivifica nell’Amore. Non si tratta solo di un amore di attrazione, ma anche di donazione reciproca, infinitamente superiore al nostro, in grado d’inglobare e trasfigurare anche il male. Provate a dire a Gesù: “Sei Tu il mio migliore amico, l’unico vero amico che ho”. Solo Lui sa amarci d’un Amore infinito. E anche quando sbagliamo, affidiamoci a Lui, e chiediamoGli perdono. Come sapete, è così facile sbagliare, ma il fatto stesso di capirlo, anche dopo molto tempo, viene dal Signore. Chi mai, fra gli uomini, anche fra i più Santi, è disposto ad ascoltarci ventiquattr’ore su ventiquattro? Non solo ascoltarci, ma anche vivere in noi e con noi. Lui bussa sempre alla nostra porta, in particolare alle porte del cuore e della mente. Sta a noi aprirGli. Ricordiamoci cosa disse Papa Giovanni Paolo II all’inizio del suo pontificato: “Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Non abbiate paura! Lui sa cosa c’è nell’uomo, solo Lui lo sa.” Stiamo anche attenti e vigili: la porta della mente, in particolare, è anche la porta attraverso la quale il nemico diabolico spesso tenta d’infiltrarsi, e spesso ci riesce. La mente, di solito, funziona in base a cosa percepiscono i sensi, anche se può agire senza di essi. Pensate ai milioni d’informazioni e sensazioni, buone e cattive, piacevoli e spiacevoli, belle e brutte, che giungono ad essa attraverso gli occhi, le orecchie, il tatto, il gusto e l’olfatto… Occorre prendere una decisione: porre la propria vita sotto la Signoria di Gesù Cristo. Non dimentichiamo, infatti, che Gesù è il Signore! San Paolo arriva a dire che è solo grazie allo Spirito Santo, allo Spirito di Dio, che è Verità infinita, eterna ed assoluta, che noi possiamo veramente dire: Gesù è il Signore! Gesù, dopo essere risuscitato dai morti, disse: “Mi è stato dato ogni potere in Cielo e in Terra”. Se Gesù, dunque, già prima Onnipotente, dall’eternità, perché Figlio Unigenito del Padre, dice ancora oggi a noi questo, occorre darGli ascolto. Gesù è Onnipotente, Lui sa come e quando intervenire. In realtà interviene sempre, anche se noi non ce ne accorgiamo. Egli stesso, infatti, afferma: “Senza di me non potete fare nulla”. “Nulla” non significa “poco”, ma proprio niente. Perché dunque scegliere Gesù? Perché Egli è Dio, l’Unico Dio, con il Padre e lo Spirito Santo. Perché Egli può tutto. Perché è per mezzo di Lui che possiamo tornare al Padre, che ci ha creati. Perché Lui è morto per noi. Vi pare poco? Ma è proprio così! Perché Lui è il Maestro, l’Unico Maestro, con il Padre e lo Spirito Santo. Se avete dei dubbi, come può capitare, cercate di pregare di più, di confessarvi, di andare a Messa, di ricevere con fede l’Eucarestia, di ascoltare, di studiare, d’indagare, di ossercare, di cercare… Lode e gloria a te, Signore Gesù! Tu Sei l’immortale Re dei secoli e delle genti. Il Cristianesimo non è solo una dottrina, ma è Gesù Stesso. Egli infatti dice: “Io Sono la Via, la Verità e la Vita”. Non dimentichiamolo mai. “Io Sono Colui che Sono” è il Nome che Dio Stesso rivelò a Mosè. È Lui la Porta. Chi passa attraverso di Lui, ci dice la Scrittura, potrà entrare, e uscire, e troverà pascolo. A Lui la lode e la gloria nei secoli!
Precedente pubblicazione in data 03-07-2021