Benedici il Signore anima mia
Re di Gloria
Sono qui a lodarTi
Ti Loderò, Ti Adorerò, Ti Canterò
GESÙ CRISTO VERO DIO E VERO UOMO
Sito Cristiano Cattolico

Benedici il Signore anima mia
Re di Gloria
Sono qui a lodarTi
Ti Loderò, Ti Adorerò, Ti Canterò

Integrata nel corpo di Cristo morto e risuscitato, la tua vita assume un valore eterno. Gesù non è solo Colui che t 'insegna la via della salvezza, Egli è anche Colui che la compie e la realizza nella Sua Pasqua. Dirà Lui Stesso che Egli è la Via, la Verità e la Vita. Tuo compito non è solo di seguirLo portando la tua croce, ossia realizzando la volontà precisa di Dio su di te, ma di lasciarGli rivivere in te la Sua vita. Tutte le decisioni che puoi prendere per la tua vita di cristiano prendono il loro senso e il loro valore nella vita del Cristo. Egli è il primo ad avere fatto della Sua vita un 'offerta al Padre. È per questo che tu devi contemplarLo a lungo nel Suo mistero pasquale, affinché t 'infonda la Sua vita divina con il dono del Suo corpo glorificato.
Dal libro "Prega il Padre tuo nel segreto " di Jean Lafrance
Il Signore Gesù ha usato ed usa tuttora molti modi per farci partecipi della Sua vita. Innanzitutto possiamo conoscerLo dal punto di vista dei Vangeli, ossia leggendo e cercando di mettere in pratica quanto Egli disse, fece ed insegnò. A livello visibile, inoltre, non abbiamo cose più preziose nell 'universo che il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo. Possiamo letteralmente cibarci di Lui, con il Suo Corpo che diventa anche il nostro corpo e il Suo Sangue che scorre anche nelle nostre vene. Naturalmente è soprattutto una questione di fede, ma di una fede coltivata. Inoltre, è bene sottolineare che a questo proposito, sparsi nei secoli, ci sono stati dei veri e propri "miracoli eucaristici ". In pratica, ci sono state diverse situazioni in cui l 'Ostia consacrata dal Sacerdote è divenuta Carne ed il Vino consacrato è divenuto Sangue. Si tratta di eventi realmente accaduti e documentati, e chi volesse approfondire la questione potrebbe, ad esempio, fare una ricerca in Internet digitando in un motore di ricerca "miracoli eucaristici ". A volte, in queste occasioni, il Signore non ha semplicemente fatto un miracolo, ma ha anche dato un particolare valore a situazioni spesso piuttosto oscure. Ad esempio, il più noto miracolo eucaristico avvenuto a Torino (per il quale è stata poi eretta la Chiesa del Corpus Domini) fece seguito ad un... furto di un ostensorio con l 'Ostia consacrata al suo interno. In un 'altra occasione e in un altro luogo, una donna rubò un 'Ostia consacrata (ostia significa "vittima ") per far eseguire... un rito magico a una "fattucchiera ". Tuttavia, non lo fece poiché avvenne il miracolo, che ovviamente la dissuase totalmente da tali pratiche. Il Signore Gesù, come si è detto, utilizza molte maniere per farci partecipi della Sua vita, ma è soprattutto con la Sua azione in noi che Egli "compie " le nostre vite, soprattutto quando Gli permettiamo di agire. In questo modo, se anche moriamo, è con Lui che moriamo, ed è con Lui che risorgeremo. Non si tratta di "frasi fatte ", dette e ridette perché così è, punto e basta, ma di un processo veramente divino, del quale però ogni cristiano è tenuto a vivere qualcosa, almeno rendendosene un po ' conto. Non s 'intende affermare in questa sede che dobbiamo credere solo perché ci sono i miracoli, ma anch 'essi hanno la loro importanza. Non per niente, anche se in un altro contesto, il Signore afferma nel Vangelo: "Se non credete alle Mie Parole, credete almeno alle opere che Io compio. " Incredibilmente, coloro che lo fecere uccidere... credevano ai Suoi miracoli, ma ritenendolo "scomodo " lo fecero eliminare. Una storia che da sempre si ripete, fin da quando Caino uccise Abele per invidia. Anche Ponzio Pilato sapeva bene che "Glielo avevano consegnato per invidia ". Il Figlio di Dio si fa "consegnare " ai pagani occupanti la Terra Santa per "invidia ", si fa picchiare, si fa schernire, si fa flagellare, si fa sputare addosso, si fa coronare di spine, si fa inchiodare ad una Croce per... morire e poi risorgere per la salvezza eterna di tutti. Effettivamente, la nostra fede è uno "scandalo " per i Giudei (che conoscevano il Dio di Abramo) ed una "stoltezza " per i Greci (ossia tutti gli altri), come disse e scrisse San Paolo Apostolo. I Greci o Gentili, infatti, non si sarebbero mai sognati un Dio simile, ma così è stato, così è, e così sarà, per sempre. Perché in Cristo morto e risorto le nostre vite assumono un valore eterno? Perché se Dio permise la caduta del primo uomo, Adamo, e quindi di tutta la sua stirpe, volle invece che il Suo Figlio Unigenito, incarnandosi in un corpo umano, risollevasse l 'umanità intera. Si tratta di un mistero, ma che non è un qualcosa di "assurdo "; anzi, è quasi "logico ", pur essendo in gran parte incomprensibile alla nostra natura umana. Come il figlio del "Signor Rossi " mantiene il cognome paterno sia che si comporti bene, sia che si comporti male, così il nostro essere figli di Dio non viene mai meno, e se il Figlio Unigenito, nostro fratello divino, fa qualcosa, anche noi ne viviamo le conseguenze. Dio è veramente Onnipotente, ma pare che a volte si "sottometta " a delle particolari "leggi spirituali " di cui ne conosciamo solo alcune, ma certamente non tutte. Naturalmente, se necessario, Dio può far qualsiasi cosa. Inoltre, non è da sottovalutare l 'azione dello spirito del male, ossia di Satana (l 'Accusatore) che, non potendo accusare Dio di alcunché, cerca di accusare i Suoi figli e le Sue figlie. Noi dobbiamo certamente cercare di comportarci bene ed amare Dio e il prossimo, ma la nostra vera giustificazione è nel Sangue di Cristo, che ha pienamente soddisfatto il Padre e zittito per sempre il Maligno. Dio Padre deve aver veramente sofferto tanto con il Cristo, ma la Sua ricompensa non viene mai meno: Egli innalzò Gesù al di sopra di tutto e di tutti, facendoLo sedere alla Sua destra e dandoGli "ogni potere in Cielo e in Terra ", come Gesù stesso afferma nel Vangelo. È per questi motivi e molti altri che in Cristo le nostre vite assumono un valore eterno, non solo perché le nostre anime sono immortali, dal momento che siamo fatti "a immagine e somiglianza di Dio ", ma innanzitutto perché il Signore stesso ci ha veramente redenti. Il Signore ama tutte le Sue creature, compresi gli animali che, pur se sottomessi all 'uomo, sono certamente più innocenti di noi. Non per niente Dio fece salvare da Noè i nostri "fratelli più piccoli ", conducendoli nell 'Arca. L 'Arca servì per la salvezza dei corpi delle creature, ma la Croce di Cristo è il ponte che ha permesso all 'uomo e alla donna decaduti, di ogni epoca, di poter nuovamente vivere nella piena amicizia, figliolanza e grazia del Padre, il quale ci ha amati anche "quando eravamo peccatori ".
Precedente pubblicazione in data 25-06-2021

Dio non si è accontentato di dire che ti amava: un giorno, nel tempo, Egli è divenuto uomo: un essere come te, di carne, di coscienza e di sangue. Non hai bisogno di aver fatto degli studi superiori, per capire che cosa sia un uomo. Basta sentirti vivere, amare e piangere. Un uomo nasce, vive e passa sulla Terra, ed è Dio: Gesù di Nazaret, Figlio di Maria, Figlio di Dio. Se hai qualche esperienza del Dio tre volte Santo, non puoi non essere meravigliato, stupefatto, sbalordito davanti al mistero di Gesù. È un Essere totalmente Dio, senza alcuna riserva, e senza alcuna sfumatura. È un Essere totalmente uomo, senza alcuna riserva e senza alcuna diminuizione della sua umanità: "non è solo un uomo che nasce a Betlemme, che lavora a Nazaret, che parla alle folle in Palestina, che grida di paura al Getsemani, che muore a Gerusalemme: è Dio che nasce, lavora, parla, soffre e muore. " (J. P. Deconchy) Gesù realizza il collegamento tra Dio e l 'uomo e tra l 'uomo e Dio. E per fare questo gli basta di essere, non ha altro da fare. È veramente l 'Amore di Dio per te che prende corpo in Gesù Cristo. Accogli nel tuo cuore il Verbo incarnato e scruta senza stancarti il mistero della sua Persona. Domandagli spesso di immergerti nel Cuore di Dio e nel cuore dell 'uomo. Quando ti avvicini a Gesù Cristo con la fede, scopri la vera dimensione del tuo essere di uomo divenuto dimora di Dio.
Dal libro "Prega il Padre tuo nel segreto " di Jean Lafrance
Ora, noi tutti sappiamo che esistono molte religioni, e che qualcosa di vero è contenuto in ciascuna di esse. Tutte, infatti, pur ciascuna con i propri limiti, cerca di rispondere alle domande fondamentali dell 'esistenza, soprattutto in vista di una realtà superiore ed invisibile, che spesso viene definita "ultraterrena ", ossia che supera questo mondo, in qualità, quantità, dimensione, bontà, amore, misericordia, giustizia, potenza, compassione, sapienza, intelligenza, etc. La maggior parte delle religioni crede nell 'esistenza di un "dio " o di più "dei ". Tipicamente, si parla di religioni monoteistiche: Ebraismo, Cristianesimo e Islam, e di religioni "politeistiche ". Nel corso dei millenni, alcune di queste religioni o credenze hanno subito dei mutamenti, o sono scomparse, oppure sono apparse in qualche luogo del pianeta. Solitamente, una religione ha un "fondatore ", conosciuto o meno. Alcune religioni, infatti, non hanno un "iniziatore ufficiale ", come le fedi degli Indiani d 'America, ad esempio, che credono nel Grande Spirito. Tutti noi, chi più chi meno, abbiamo sentito parlare di Gesù, di Abramo, di Mosè, di Maometto, di Buddha, di Zoroastro, etc. Tuttavia, la differenza principale fra il Cristianesimo e tutte le altre religioni, è che il nostro fondatore non è solo un uomo, per quanto santo, evoluto ed illuminato, ma Dio Stesso che si è incarnato in un corpo umano, in un momento storico ben preciso ed in un luogo geografico altrettanto definito e conosciuto. Si tratta essenzialmente di un dato di fede, ma anche "di fatto ", per chi crede. Nelle varie sfaccettature della religione Induista vi è la presenza dei cosiddetti "Avatar " (che non hanno a che fare con il noto film o con le figurine che si usano in rete per individuare le persone, anche se c 'è un collegamento di significato). Questi "Avatar " sono delle "incarnazioni di una qualche manifestazione della divinità ", come lo yoga, la sapienza, l 'azione, la potenza, etc. Però nessuno di questi grandi personaggi è mai stato ritenuto Dio Onnipotente ed Eterno in Terra. Noi cristiani, invece, crediamo fermamente che Gesù Cristo è vero Dio e vero Uomo, e che Egli è il Figlio di Dio. Ora, a tutte le possibili negazioni di questo, possiamo rispondere: se Dio è Onnipotente, perché mai non potrebbe essere in grado di generare un Figlio e di farlo nascere da una donna umana, Maria Santissima, senza bisogno di un padre umano? A volte rischiamo di "sottovalutare " la potenza di Dio. Forse perché non sempre ci rendiamo conto della Sua Presenza in mezzo a noi, forse perché alcuni di noi scuotono la testa rassegnati di fronte al dilagare del male nel mondo... o per mille altri motivi. Eppure tutte e tre le religioni monoteistiche o "abramitiche ", di cui sopra, dichiarano fermamente che Dio è Onnipotente. In pratica, la maggior parte delle persone che crede in Dio, crede anche che Egli sia Onnipotente, ma... a volte sembra che esse non manifestino veramente questa convinzione o pensiero, almeno a parole... figuriamoci con i fatti! Eppure è così, almeno per quasi tutte le "teologie " e, soprattutto, per la teologia cristiana, tanto che noi cristiani non solo crediamo che Dio sia Onnipotente e che abbia un Figlio uguale a Lui, ma che l 'Altissimo sia la Santissima Trinità: il Padre Creatore, il Figlio Unigenito e lo Spirito Santo Amore che procede dal Padre e dal Figlio e fonde le due vite divine e tutte le creature nell 'Amore di Dio. Dio è Uno e Trino, Dio è una famiglia di Esseri Divini. Tutto ciò è sbalorditivo, ma noi crediamo che sia così. Quindi, perché sottovalutare la Potenza di Dio? Come si è detto, il problema del male e del cosiddetto "mistero d 'iniquità " è una delle ragioni che molti prendono in considerazione riguardo ai dubbi sull 'esistenza di Dio. Fin dall 'antichità, alcune religioni, pagane a tutti gli effetti, consideravano comunque la vita come una "prova " (stiamo parlando, ad esempio, degli antichi Egizi). Anche noi cristiani usiamo spesso il termine "prova " per identificare quelle situazioni particolarmente difficili che tutti noi, prima o poi, dobbiamo attraversare. Anche in questo caso, però, il Cristianesimo si distingue in modo particolare: Dio non è un arbitro imparziale che aspetta che gli uomini e le donne "superino " le prove, anche se a volte pare che sia così, ma è Egli Stesso che si è fatto carico delle nostre sofferenze e dei nostri peccati... morendo appeso ad una Croce. Le "prove ", però, rimangono. I peccati, infatti, sono l 'unica cosa che può in qualche misura "allontanarci " da Dio, anche se Egli è in tutti e in tutto, da sempre e per sempre. Più che altro, siamo noi che rischiamo di allontanarci da Lui, e non Lui da noi. La forma di preghiera più alta e, al contempo, più semplice e necessaria, è di mettersi davanti a Dio in raccoglimento interiore e, se possibile, anche esteriore, aspettando il Suo Amore e donando a Lui il nostro, per quanto ne siamo capaci. Niente di più, ma anche niente di meno. Questo significa che, apparentemente, può essere semplice, ma che spesso non lo è... per mille motivi, ancora una volta, soprattutto di natura mentale. Tuttavia, l 'importante è non rassegnarsi, l'importante è scommettere sempre di più su questo Dio così misterioso... ma Buono!
Precedente pubblicazione in data 21-06-2021

Il Nome di Gesù significa: il Salvatore, Colui che salva, Dio è Salvezza. Ebbene, vogliamo essere salvati? Sì! Allora rivolgiamoci con fiducia a Gesù e Lui ci guiderà lungo la strada della salvezza, per vie che solo Lui conosce. E quando batterà l’ora della morte, la paura si dissolverà, perché saremo portati dagli angeli nella Casa del Padre, nel Regno dei Cieli, in Paradiso. Non smettiamo mai di pregare il Signore, chiedendoGli aiuto e salvezza. Oh, quanti problemi ci affliggono, quante distrazioni, quante passioni, quanti peccati... Eh sì, diciamolo pure chiaramente: siamo dei peccatori. Una invocazione tanto cara al Cristianesimo Orientale è la seguente: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore!” Certi monaci e non la ripetono spessissimo, a volte quasi continuamente. Perché dovremmo sempre invocare il Signore, anche quando le cose “ci vanno bene”? Innanzitutto perché Lui ci ama e, così facendo, Gli dimostriamo il nostro amore. E se noi rimaniamo in Lui, avremo la salvezza eterna, la vita eterna in Dio, con Dio e per Dio. Vi pare forse poco? Un giorno udii un sacerdote paragonare la preghiera allo stare al sole: se non prendiamo il sole non ci abbronziamo; e la famosa “tintarella” richiede pazienza, occorre infatti stare al sole e, se necessario, prepararci spalmandoci sulla pelle un’opportuna crema protettiva. Così dice il salmista: “Il Tuo Volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il Tuo Volto.” Abbronziamoci dunque dinanzi al Volto del Signore, che è “Sole di giustizia”. Lui ci purificherà dai nostri peccati, piccoli e grandi, per essere meno indegni di comparire, un giorno, alla Sua Presenza. Naturalmente il Signore è sempre con noi ma, come sta scritto: un giorno Lo vedremo “Così come Egli è”. Prepariamoci dunque all’incontro con lo Sposo per eccellenza, che non fa preferenze di persona, ma distribuisce abbondantemente la Sua Grazia e i Suoi Doni a tutti i Suoi figli, anche se non sempre sono “di buona volontà”. Facciamo dunque quest’atto di umiltà, che può donarci la Salvezza Eterna: chiniamo il capo di fronte a Gesù e diciamoGli: “Sei Tu la mia vita e la mia salvezza, aiutarmi ad amarTi e così Ti amerò per sempre.” Sta scritto: “Lasciatevi riconciliare con Dio”. Abbandoniamoci dunque, cercando di peccare il meno possibile, e lasciamoci così salvare.
Precedente pubblicazione in data 03-07-2021

Ritorniamo ora nel suggestivo Paese di Gesù e fermiamoci col pensiero dinanzi al sepolcro, nel quale vennero deposte le spoglie mortali del Nazareno. Un drappello di soldati romani vi monta di guardia, per impedire che venga rimossa la Salma che vi giace: la tomba è chiusa con una grossa pietra, e sulla pietra sono apposti i sigilli dei sinedriti, i quali vogliono così prendere le debite precauzioni, affinché il corpo di guardia non venga corrotto col denaro dai seguaci di Gesù, che aveva osato proclamarsi Figlio di Dio. Essi pensavano che la questione della Resurrezione potesse essere inscenata dai Discepoli di Gesù, e fu precisamente questa l 'accusa che i Giudei mossero loro, allorquando si seppe la notizia che, nelle prime ore della mattina della domenica, il sepolcro era stato trovato vuoto! Che cosa era successo? Lo sappiamo dai Vangeli. Avvenne una forte scossa di terremoto, seguita subito dalla sfolgorante apparizione di un angelo che rotolò la pietra tombale e vi si sedette sopra. In quelle ore antelucane, i soldati del corpo di guardia - che sonnecchiavano nelle vicinanze del sepolcro - rimasero spaventati, a tal punto che si dettero precipitosamente alla fuga, cercando scampo nella vicina porta della città. Il Corpo di Gesù non si trovava più el sepolcro; era sparito in modo misterioso, era resuscitato. Lo dissero gli angeli, che apparvero alla Maddalena, la quale, fra le pie donne, fu la prima ad accorrere, nelle ore mattutine della domenica, alla tomba dell 'amato Maestro, per provvedere alla definitiva imbalsamazione del venerato Corpo. Per dare la prova tangibile della Sua Resurrezione, Gesù apparve parecchie volte, non a poche, ma a centinaia di persone, e non in spirito, ma in carne ed ossa. Ascoltiamo le affermazioni di queste centinaia di testimoni. Sono parecchie donne che dicono di averLo visto lungo la via e, prima fra queste, la Maddalena, alla quale Gesù ha anche parlato. L 'hanno visto due Discepoli, Pietro e Giacomo, per la strada, ed anche in casa; poi sette Discepoli (di cinque dei quali si fa il nome) sul lago di Galilea; l 'hanno visto dieci Apostoli, e poi altri undici; centoventi persone, tutte insieme, l 'hanno visto presso Betania; più tardi l 'ha visto Paolo, il quale afferma che erano circa 500 i testimoni oculari della Resurrezione di Cristo, molti dei quali ancora vivevano, quando l 'Apostolo scriveva la sua prima lettera ai Corinti. Gesù redivivo apparve a uomini e donne, ora insieme, ora separati; ora di giorno, ora di notte; ora sulle vie, ora nelle case a mensa, sulla riva del lago, nell 'orto accanto al sepolcro. I Discepoli e gli Apostoli Gli parlano ed ascoltano gli ammaestramenti dalla Sua viva voce; il Maestro mangia spesso insieme a loro; non è dunque un fantasma, ma un uomo, con tutti gli attributi della materia. Gli Apostoli dapprima si mostrarono increduli, e noi conosciamo l 'episodio di Tommaso, il quale, per accertarsi che Gesù fosse veramente Lui, in carne ed ossa, volle toccarlo una volta, mettendoGli la mano nella ferita del costato. Tutte queste manifestazioni, di quella che fu chiamata la seconda vita di Gesù, avvennero in un periodo di quaranta giorni, fino a quando il Suo Corpo disparve, con l 'Ascensione al Cielo. Questi sono i fatti, ed ora vediamo che cosa ci dicono in proposito i critici razionalisti. Alcuni negano in blocco la verità di tutti i miracoli della narrazione evangelica e quindi, a più forte ragione, la verità del miracolo della Resurrezione, che è il più importante; abbiamo veduto, altresì, che questi critici sono smentiti dalla realtà storica. Alcuni critici sostengono che Gesù non morì, quando fu creduto morto, e venne poi sepolto vivo: quindi nulla di straordinario, che sia poi uscito dal sepolcro, quando ebbe ripreso i sensi. Questa grossa panzana è clamorosamente smentita dalla scienza e dal buon senso. Infine, altri critici ammettono che Gesù morì realmente sulla Croce, ma che la Sua Resurrezione è null 'altro che il parto dell 'accesa fantasia e dell 'allucinazione di Maria di Magdala, di altre donne, non meno allucinate che ella, e di tutti gli uomini, che dicono d 'averlo visto e toccato. Il sostenitore principale di questa tesi è il Renan, il quale, d 'altra parte, nulla sa congetturare nei riguardi della sparizione del cadavere di Gesù (e noi sappiamo quanto sia difficile far sparire un morto...!). Renan conclude la sua avventata critica, affermando che l 'origine e lo sviluppo del Cristianesimo "non si spiegano con la ragione, ma con la follia... " Vediamo se può avere un qualche fondamento la tesi della suggestione e dell 'allucinazione, sostenuta con tanto fervore dal Renan. La storia ricorda alcune allucinazioni, ma si tratta sempre di fenomeni individuali e mai collettivi, avvenuti una volta sola, in determinate circostanze, e mai più ripetuti. Se percorriamo tutta la storia antica e moderna, non troviamo mai neanche un solo fatto, che possa paragonarsi alla Resurrezione di Cristo, il quale fatto venne constatato da centinaia di persone, e non una volta sola, ma parecchie e parecchie volte, nello spazio di quaranta giorni. Dobbiamo, inoltre, notare che le allucinazioni possono avvenire, quando l 'animo è preparato a subirle, per trovarsi poi in preda a forti sentimenti di timore, o di amore: inosmma, in preda a grandi e turbinose passioni. Nel caso della Resurrezione di Gesù, troviamo nelle pie donne, negli Apostoli e nei Discepoli, uno stato psicologico tutt 'altro che favorevole, anzi precisamente contrario alle allucinazioni. Difatti sappiamo che, da principio, le donne non credettero ai propri occhi e alle proprie orecchie, e non osavano parlare agli Apostoli, di ciò che avevano visto e udito; gli Apostoli stessi non vollero prestar fede al racconto delle donne, e le trattarono da deliranti; quando poi videro Gesù, credettero di trovarsi dinanzi ad un fantasma, tanto che il Nazareno dovette dar loro le prove materiali della Sua esistenza fisica, per indurli a credere... Dove esiste, dunque, il fondamento dell 'allucinazione? Crediamo piuttosto che, invece delle donne, degli Apostoli e dei Discepoli, sia stato Renan una vittima dell 'allucinazione! La Resurrezione di Gesù è un fatto storico come tutti gli altri, e della sua realtà non si può dubitare: essa è un avvenimento miracoloso, che costituisce la più valida prova della divinità di Cristo.
Dal libro "Esiste Dio? " di Alfredo Mazzei
Precedente pubblicazione in data 11-07-2021

Scritto il 16 Novembre 2016 Non c 'è veramente un modo migliore per concludere l 'Anno Liturgico che con la Solennità di Gesù Cristo Re dell 'Universo, la quale precede il tempo dell 'Avvento. Il ciclo di XXXIII settimane del tempo ordinario dell 'Anno Liturgico (33 come gli anni che Gesù visse su questa Terra) ha termine con l 'espressione universale della regalità di Cristo, che afferma: "Io Sono l 'Alfa e l 'Omega, il Primo e l 'Ultimo, il principio e la fine. " (Apocalisse 22, 13). Dio è il Principio e la Fine, il Creatore di tutto e di tutti, nel tempo e al di fuori del tempo, infinito, eterno, Altissimo e, nello stesso tempo, Vicinissimo. ',' Innanzitutto riportiamo le Letture di Domenica 20 novembre 2016:
Prima Lettura
Dal secondo libro di Samuele 5, 1 – 3
In quei giorni, vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”». Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.
Salmo 121
Quale gioia, quando mi dissero: «Andremo alla casa del Signore!». Già sono fermi i nostri piedi alle tue porte, Gerusalemme! È là che salgono le tribù, le tribù del Signore, secondo la legge d’Israele, per lodare il nome del Signore. Là sono posti i troni del giudizio, i troni della casa di Davide.
Seconda Lettura
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 1, 12 – 20
Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati. Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono. Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa. Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose. È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.
Dal Vangelo secondo San Luca 23, 35 – 43
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
Qualche pensiero su questa Solennità
Al tempo di Amrafel re di Sennaar, di Arioch re di Ellasar, di Chedorlaomer re dell 'Elam e di Tideal re di Goim, costoro mossero guerra contro Bera re di Sòdoma, Birsa re di Gomorra, Sinab re di Adma, Semeber re di Zeboim, e contro il re di Bela, cioè Zoar. Tutti questi si concentrarono nella valle di Siddim, cioè il Mar Morto. Genesi 14, 1 - 3
Poi venne uno dei sette angeli che hanno le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli e mi parlò: «Vieni, ti mostrerò la fidanzata, la sposa dell 'Agnello». L 'angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. [...] Non vidi alcun tempio in essa perché il Signore Dio, l 'Onnipotente, e l 'Agnello sono il suo tempio. La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l 'Agnello. Le nazioni cammineranno alla sua luce e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza. Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno, poiché non vi sarà più notte. E porteranno a lei la gloria e l 'onore delle nazioni. Apocalisse 21, 9 - 10 e Apocalisse 21, 22 - 26
La parola "re ", nella Sacra Bibbia, compare più di 2500 volte. La prima volta che troviamo l 'appellativo di "re " ( r minuscola ) è nel Libro della Genesi (prima citazione all 'inizio di questo articolo), e l 'ultima volta è nel Libro dell 'Apocalisse (terza citazione), sempre con la r minuscola. Quindi sia nel primo libro della Bibbia, sia nell 'ultimo, si parla dei "re " della Terra. Naturalmente la parola Re ( R maiuscola ) riferita a Dio e, in particolare, al Signore Gesù, ricorre anch 'essa molte volte nelle Scritture, ma con quale differenza! Già leggendo queste due citazioni si può immediatamente percepire che, anche fra i re umani, ci può essere una notevole diversità. I nove re in guerra di cui ci parla il Capitolo 14 della Genesi precedono, come scena d 'apertura, l 'esperienza di battaglia di Abramo. L 'uomo prescelto per essere padre nella carne e nella fede di molti popoli, dopo aver saputo che suo nipote Lot era stato catturato con molte altre persone dai primi quattro "re ", si mise sulle sue tracce e lo liberò combattendo, dopo aver radunato con sé altri 318 uomini. <img src= "images/Gesù-Pilato-e-Barabba.jpg " alt= "Gesù Pilato e Barabba " width= "800 " height= "500 " style= "display: block; margin-left: auto; margin-right: auto; " /> I re di cui si parla nella terza citazione sono anch 'essi re umani, non precisati nel nome ma certamente nell 'atteggiamento nei confronti di Dio e del Suo Regno, la Gerusalemme Celeste, alla quale "i re della terra porteranno la loro magnificenza ". Si tratta di un simbolo molto forte, nel senso che "il massimo ", dal punto di vista terreno, è solo un "dono " che si può fare al Signore, il quale è, per l 'appunto, Re di tutti e di tutto. Tuttavia, come sappiamo, la regalità di Gesù Cristo, di cui si celebra la Solennità al termine di ogni anno liturgico, prima dell 'Avvento, è di tutt 'altro genere. Si potrebbe dire che, secondo la "logica " umana, un Dio, Uomo e Re non si sarebbe dovuto far mettere in Croce, ma lo ha voluto e fatto mirabilmente. Eppure, usando la stessa "logica ", è chiaro che Dio, essendo Onnipotente, può essere benissimo venuto sulla Terra, come Figlio e Uomo, per farsi servo di tutti, essere condannato a morte e crocifisso, morire, essere messo in un sepolcro, risorgere il terzo giorno ed in seguito salire al Cielo. Ripeto: usando la stessa logica, dal momento che l 'attributo dell 'Onnipotenza significa che Dio può realizzare qualunque cosa Egli desideri. Questo, però, poggia le basi sulla Fede, dal momento che anche i Santi che hanno vissuto i più alti momenti di unione con il Signore, non hanno mai cercato d 'inculcare a forza tutto ciò nelle menti delle persone, pur essendo estremamente convincenti, come San Paolo Apostolo. Nonostante questa "razionalità ", che comunque poggia le basi sulla fede, come detto, non si può spiegare totalmente in parole umane il mistero della regalità di Cristo, com 'è giusto che sia. Pensando a queste cose, mi è tornato alla mente un argomento molto caro ai "padri del deserto ", ossia a quelle persone che, fra le prime nella storia del cristianesimo, decisero di "fuggire dal mondo " per recarsi nei deserti del vicino oriente, al fine di condurre una vita monacale di ascesi, preghiera e ricerca di Dio. Questa tematica è definita come "spiritualità dal basso ", ossia una forma di vita di fede che non cerca di elevarsi verso il Cielo con voli pindarici, pensieri e ragionamenti, ma nella carne e nella quotidianità dell 'esistenza: sobrietà nel cibo, nel vestito e nell 'alloggio, castità, prudenza, silenzio e solitudine. Combattimento contro le passioni della carne (soprattutto in riferimento alla psiche) e dell 'anima, che noi tutti ben conosciamo, anche se a volte "facciamo finta di niente ", perché mettere in pratica anche solo una di queste cose non è facile. In pratica, questi monaci sostenevano che non ci si può elevare spiritualmente solo a forza di bei pensieri, quand 'anche accompagnati da una vita devota. Purtroppo, noi tutti sappiamo anche che la bocca è un organo molto delicato ed importante, dal punto di vista spirituale. Innanzitutto Gesù ci dice che è ciò che esce dalla bocca, a rendere impuro l 'uomo, e non ciò che entra. Senza fare esempi eclatanti, anche il nostro eccessivo parlare ci può danneggiare, ma il Signore intendeva dire, ovviamente, che non sono certi cibi a danneggiare l 'anima, ma è ciò che esce dalla medesima e dal corpo in generale (pensieri, parole, azioni ed omissioni) a danneggiarla, ossia tutte le brutte cose che Egli spiega nelle frasi seguenti di quel celebre discorso, uno dei tanti che si riferiva al peccato d 'ipocrisia, uno dei peggiori secondo Gesù Cristo. Sappiamo tutti, però, che la vita contemporanea richiede che il corpo umano sia usato in un determinato modo, al fine di garantirne "l 'efficienza produttiva ", quindi solo un intervento divino può aiutarci a progredire, un intervento pressoché costante e di cui spesso non ci rendiamo neppure conto.
Il Signore, in un altro brano del Vangelo, afferma: "Senza di Me non potete fare nulla ". Ora, anche questo ci può indicare cosa si possa intendere per "Regalità di Dio ". Nonostante i continui errori che noi esseri umani commettiamo, e non intendo solo i cosiddetti "peccati ", Dio guida comunque la storia dei singoli e dell 'umanità. Nel libro "Amico di Dio ", scritto da Onesimo Cepeda Silva e da Carmen L. De Frausto, pubblicato dalle Edizioni Rinnovamento nello Spirito Santo, si parla molto di Mosè. Certamente Mosè fu uno dei migliori Amici di Dio, e lo è tuttora, ovviamente. Tuttavia commise molti più errori di azioni corrette, almeno da quanto si sa dalla Bibbia, nella quale è comunque elogiato molte volte e più di molti altri. Mosè, però, cercò sempre il Signore, pur sbagliando come noi. Innanzitutto, pur essendo un figlio adottivo della figlia del Faraone e Generale dell 'esercito egiziano, scelse di passare dalla parte dei suoi veri parenti, cioè gli ebrei in schiavitù. Da quella decisione in poi, seguì a fasi alterne il cammino della Croce, non sapendo neppure che Dio avesse un Figlio, la Persona Divina del Verbo. Gesù, infatti, dal punto di vista del calcolo umano del tempo, morì in Croce più di tremila anni dopo. Tuttavia anche Mosè, nel suo "piccolo ", dovette scegliere fra la regalità umana e la regalità secondo Dio. La prima gli avrebbe dato un potere enorme sul mondo allora conosciuto, la seconda lo avrebbe fatto soffrire molto, ma come sta scritto anche nel libro che ho citato, gli avrebbe dato la vita eterna, ossia avrebbe permesso che Dio lo unisse a Sé per sempre. Questa unione, alla quale tutti gli esseri umani sono chiamati, a qualunque religione appartengano, è stata portata a compimento per noi da Gesù, l 'Unico Dio-Uomo che sappiamo essere risuscitato dai morti. Leggiamo infatti, in Giovanni 10, 17 - 18: "Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio. " Questa è la regalità di Gesù: obbedire per dare la vita, obbedire per riprendersela di nuovo, obbedire per tornare al Padre, affinché tutti gli esseri umani siano una cosa sola con Dio e fra di loro e... far obbedire i Suoi discepoli al Padre, a Lui e allo Spirito Santo. Quand 'ero piccolo, a volte mi chiedevo cosa potesse essere la "santità ", e mi rispondevo che essere santi significa aver raggiunto l 'unione con Dio. Ora, dopo parecchi anni, mi rendo conto che forse è una risposta giusta, ma vedo che è molto difficile da mettere in pratica, anche perché spesso "perdo tempo ". Uno degli aspetti più incredibili ed anche ironici dell 'esistenza umana, è che viviamo letteralmente immersi in Dio, e che Egli è sempre dentro di noi, più intimo della nostra stessa anima, eppure... quanto dobbiamo faticare e, spesso, soffrire, per purificarci affinché un solo raggio della Sua Luce raggiunga i nostri cuori e le nostre menti. Parlando sempre di regalità, la Chiesa c 'insegna che i cristiani, con il Battesimo, ricevono il potere sacerdotale, profetico e regale, grazie all 'azione dello Spirito Santo. Scusate, ma vi rendete conto? Il potere sacerdotale consiste nell 'unirci al sacrifico di Gesù. Il potere profetico consiste nel parlare con le parole di Dio. Il potere regale consiste nel dominare il corpo, che San Francesco chiamava "frate asino ", la mente e, se possibile, le situazioni pericolose soprattutto dal punto di vista spirituale. Ancora una volta... ma vi rendete conto? Rivolgendomi ai fratelli maschietti, pensate forse di essere in grado di dominare il corpo e la mente, nel caso in cui vi tirassero un calcio nei "paesi bassi "? Ne dubito, e lo stesso vale anche per me (sperando di riuscire a parare prontamente questo colpo a tradimento). Personalmente, so che abbiamo davvero queste grandi grazie, ma mi rendo anche conto del fatto che i momenti in cui esercitiamo veramente questi "poteri " sono ben pochi, e che anche solo queste occasioni sono una grazia! Certo, se fossimo sempre in stato di unione con Dio "consapevole ", i problemi che affliggono da migliaia di anni l 'umanità scomparirebbero molto in fretta, ma sia come piace a Dio!

Il momento in cui Gesù manifesta in maniera veramente solenne la sua regalità, come sappiamo, è poco prima di morire, di fronte a Ponzio Pilato. In Giovanni 18, 37 leggiamo infatti: "Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Solo Gesù poteva pronunciare queste parole, solo Gesù poteva avere l 'animo, il cuore e la mente talmente saldi da parlare in questo modo in simili circostanze. Solo Gesù poteva collegare il fatto di essere "Re " alla "Verità ". Egli, infatti, è la Via, la Verità e la Vita. Non solo, ma vuole che anche noi Suoi figli, fratelli e discepoli conosciamo la Verità, come è scritto in Giovanni 8, 31 - 32: "Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». " Ora, cos 'è la Verità? Una delle possibili risposte, forse, è che la vera Libertà consiste nel fatto che, se seguiamo il Signore, non siamo né schiavi né liberi, nel senso che gli stessi concetti di schiavitù e libertà vengono superati, perché non siamo più prigionieri di questo mondo, ossia di una realtà spesso effimera ed illusoria, anche se spesso certamente piacevole o dura, a seconda delle circostanze. "Siate nel mondo ma non del mondo ". Sebbene possiamo avere dei momenti di pace, non esiste un solo secondo in cui tutta l 'umanità sia in pace, non è mai esistito da quando Eva partorì il primo uomo nato da donna, Caino. Ma chi colpirà Caino sarà colpito sette volte tanto... Lode alla Misericordia del Signore! Dobbiamo dunque essere pienamente sicuri di essere nella Misericordia del Signore, però non illudiamoci: il mondo "reale " è spesso quello di cui parla San Paolo Apostolo nella Lettera agli Efesini, al capitolo 6, versetto 12: "La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. " E, naturalmente, contro noi stessi, che per qualche misteriosa ragione siamo ancora collettivamente vittime del peccato orginale, ossia della "catastrofe originaria ", come definita spesso da Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria (in Italia). Curiosamente, non solo nelle Scritture giudeo-cristiane si parla di un evento che ha portato alla "caduta " dell 'uomo da una condizione di gran lunga migliore e, soprattutto, d 'intima amicizia con Dio. Molte altre culture di varie parti del mondo, infatti, presentano leggende che si riferiscono ad una mitica "età dell 'oro " (non solo dal punto di vista ellenico) a cui è seguito un periodo di oscurità. Tutto ciò, dal punto di vista temporale, solitamente si colloca a cavallo fra la storia conosciuta e la "preistoria ", ossia circa diecimila anni fa, e la moderna geologia ha notato che sono effettivamente accaduti anche degli sconvolgimenti della superficie terrestre, contestualizzabili in quanto detto. Questo, però, si riferisce principalmente al diluvio universale, posteriore alla caduta spirituale (peccato, ossia allontanamento da Dio) e fisica (mortalità dell 'uomo). In pratica il Diavolo, i suoi demoni ed i suoi seguaci, hanno assestato un colpo durissimo agli esseri umani, e solo il "Nuovo Adamo " Gesù ha potuto riscattarci, anche se purtroppo il mondo, apparentemente, non va certo bene. Tuttavia Egli ha a Cuore la cosa più importante: la salvezza delle nostre anime. Per quanto riguarda il mondo, noi cristiani crediamo che Egli tornerà, anche se spesso ce lo dimentichiamo. Pensiamo davvero che molti "progressi " siano solo frutto dell 'ingegno umano... o che ci sia spesso, piuttosto, lo zampino del "tizio del piano di sotto "? In realtà, il Maligno non sta "sotto " l 'umanità (anche se ama agire come un vero e proprio mostro da fogna), ma la controlla in gran parte "dall 'alto " (per mezzo dei "dominatori " o "potenti "). Tuttavia, infinitamente più in alto di lui e di noi c 'è Dio, l 'Altissimo. Questo angelo ribelle non vuole infatti "invertire " tutto e tutti, con simboli, istituzioni, tradizioni, pratiche magiche e società più o meno segrete? Gesù Stesso, infatti, lo definisce "menzognero e padre della menzogna ". Ma attenzione: quando Cesare Augusto (un potente, certamente) ordinò di fare il censimento di tutta la Terra (Luca 2, 1), in realtà, non stava solo mettendo in pratica il suo volere, ma anche e soprattutto la Volontà di Dio. Questo censimento, infatti, fece trasferire momentaneamente Maria e Giuseppe a Betlemme, dove sappiamo essere nato Gesù. Pensiamo davvero che ciò che il mondo c 'insegna, in molti casi, sia una qualche forma di "sapienza " (dal punto di vista della vera Sapienza di Dio) o che, piuttosto, spesso sia solo "indottrinamento ", anche se funzionante dal punto di vista scientifico, psicologico, economico e sociale? Pensiamo davvero che la politica, la legge, la medicina, l 'economia globale, etc. siano sempre al servizio della collettività...
o che piuttosto lo siano soprattutto di se stesse? Non intendo assolutamente generalizzare, perché non sempre la politica, la legge umana, la sanità, il commercio, etc. sono "sbagliate ", anzi in moltissimi casi sono veramente d 'aiuto. Anche il Santo Padre Pio, pur operando miracoli e guarigioni di ogni tipo grazie al Signore, si sforzò con ogni energia di far costruire l 'ospedale Casa Sollievo della Sofferenza. Vi ricordate, però, di quando il popolo d 'Israele chiese al profeta Samuele di pregare il Signore, affinché concedesse anche ad esso un "re ", come avveniva allora per tutti gli altri popoli? Vi ricordate che, dapprima, il Signore non fu felice di questa richiesta, ma che poi acconsentì dando ad Israele il re Saul? Vi ricordate, inoltre, di come Saul rattristò il Signore e di come Egli unse poi Davide re d 'Israele al suo posto? Vi ricordate, infine, che anche il santo e profeta Davide peccò gravemente, per essere poi amorevolmente perdonato dal Signore? Tutto ciò, fratelli e sorelle, dovrebbe invitarci a riflettere seriamente. Cosa scegliamo, dunque? La falsa libertà che è spesso schiavitù? La vera libertà che, però, ci tiene prigionieri e spesso sofferenti? Eppure, anche San Paolo amava definirsi "progioniero di Cristo ". Personalmente, spero di riuscire a scegliere la seconda opzione, come si suol dire (almeno qualche volta), pur sapendo che non sono neppure in grado di compiere una sola scelta, se Dio non l 'avesse già predisposto, come avviene da sempre per ogni Suo figlio, ogni Sua figlia ed ogni Sua creatura. Lode e Gloria a Te, Signore Gesù Cristo, Immortale Re dei secoli e delle genti!
Precedente pubblicazione in data 04-07-2021

Siamo tutti peccatori, ma Dio ha il potere e la volontà di perdonarci. Sei un ateo? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Fai sesso al di fuori del matrimonio? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Sei un adultero o un’adultera? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Sei un ladro? Sei un alcolizzato? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Sei un mafioso? Ti droghi? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Vai con le prostitute? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Sei un malavitoso? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Sei un satanista? Sei uno spacciatore? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Commetti atti impuri? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Guardi film pornografici? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Sei in cattivi rapporti con i tuoi genitori? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Hai ucciso? Sei un bestemmiatore? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Desideri la donna o l 'uomo d 'altri? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Desideri la roba d 'altri? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Sei invidioso? Sei egoista? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Giochi d 'azzardo in maniera esagerata? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Non santifichi le Feste? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Adori altri “dei”? Menti facilmente? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Compi o hai compiuto peccati "inconfessabili "? Il Signore desidera accoglierti e perdonarti. Come chiedere perdono al Signore? E’ semplice: basta chiederglieLo. Tuttavia il Signore vuole anche che ci confessiamo, se desideriamo cambiare vita, soprattutto nel caso in cui abbiamo commesso peccati mortali. Il Signore Gesù, infatti, ha dato ai suoi Apostoli ed ai loro Successori, i Sacerdoti, il potere di rimettere i peccati, grazie all’azione dello Spirito Santo. Accostiamoci dunque con fiducia alla Divina Misericordia, e ne verremo trasformati. Provare per credere!
Precedente pubblicazione in data 11-07-2021

La preghiera del Credo, la professione di fede cristiana detta anche “Simbolo Niceno-Costantinopolitano”, ad un certo punto afferma: “Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, Unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio Vero da Dio Vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di Lui tutte le cose sono state create.” Noi siamo quindi figli del Padre, del Signore Gesù e dello Spirito Santo. Siamo figli della Santissima Trinità. Ora, cosa comporta sapere questo? Indubbiamente molte cose, alcune delle quali vengono trattate nella sezione “Chi siamo noi?”. Tuttavia accenniamone una soltanto: sapere di essere figli di Gesù, non ci dovrebbe riempire di gioia? Sapere che Lui ci ama di amore eterno, non dovrebbe far scaturire in noi la felicità? Nella Sacra Bibbia, in un certo passo, possiamo leggere che il Signore dice che se anche una madre dovesse dimenticarsi del suo figlio, Lui, invece, non si dimenticherà mai di noi; poco dopo si può leggere che il Signore ha noi “disegnati sulle palme delle Sue Mani”. Certamente, in molte situazioni difficili della vita di ognuno di noi, a volte anche drammatiche, tutto questo sembra lontano... Tuttavia, se vogliamo realmente cambiare vita, se vogliamo che il Signore agisca liberamente nelle nostre vite, ebbene, dobbiamo crederGli. Occorre riflettere attentamente sul fatto che noi siamo creature. Se Dio non esistesse, non esisteremmo neppure noi. E’ Lui la fonte della nostra vita. Gli uomini e le donne della società contemporanea, a volte, pare che vogliano fare a meno di pensare di essere creature. Non siamo noi i creatori di noi stessi, ma è Dio il Creatore!
Precedente pubblicazione in data 03-07-2021

Chissà quante volte lo abbiamo sentito o letto: “Gesù ti ama!” Ma è proprio così? Certo che è così! In un passo della Sacra Bibbia possiamo leggere: “Ti ho amato di Amore Eterno, per questo ti uso ancora pietà.” Ebbene, cosa dire? Null’altro che questo: “Cerchiamo di ricambiare l’Amore del Signore!” Come molti di voi sapranno per esperienza, è una cosa molto triste amare senza essere riamati. Un giorno San Francesco d’Assisi si mise a piangere e a dire: “L’Amore non è amato!” Uno che passava dov’era il Santo, a sentire quelle parole e quel pianto... si mise a piangere anche lui! Ricordiamolo sempre, anche quando tutto sembra crollarci addosso. E’ proprio nelle difficoltà, infatti, che si dimostra il vero amore. Ogni tanto, infatti, come accade fra due innamorati, Gesù ci chiede delle “prove d’amore”. Cerchiamo di non deluderlo; ma se anche non riuscissimo, se confidiamo un po’, le cose miglioreranno. Oh, so quanto sia difficile, in quei momenti, ma abbandoniamoci a Lui con fiducia filiale, come dei bimbi piccoli, e tutto andrà bene, anche se spesso non come vorremmo noi. Ma come piace a Dio. Invochiamo Gesù, e tutto, alla fine, andrà bene; sta infatti scritto: “Chiunque invocherà il Nome del Signore sarà salvato” Ma salvato da cosa? Dal male che è in noi e fuori di noi, naturalmente. E qual è la massima espressione del male, che possiamo vedere in questo mondo? La morte. Ma Gesù ha vinto la morte! Purtroppo noi figli di Adamo siamo a volte propensi al male, anche se non lo vogliamo. Tuttavia il male, purtroppo, c’è. Ed il nemico, Satana, spesso ci muove battaglia, anche se non ce ne accorgiamo. Un brutto pensiero verso qualcuno, una parola tagliente, una mancata buona azione, forse per pigrizia... Spesso i nostri pensieri… non sono affatto nostri: possono provenire dal nemico o dai suoi seguaci, consapevoli o inconsapevoli. Cerchiamo di amare Gesù, Vera Vite e Vera Vita. Ma come? Innanzitutto pregandoLo e andorandoLo, poi amando i nostri fratelli e le nostre sorelle. E chi sono i nostri fratelli e le nostre sorelle? Tutti gli uomini e tutte le donne! Tutta l’umanità! Ripariamo a tante bestemmie, benediciamo il Nome Glorioso e Santo di Gesù. Cosa significa il Nome “Gesù”? Significa: il Salvatore, Colui che salva, Dio è salvezza. Oh, quanto è importante e sublime il Nome di Dio! Lo sapevano bene, gli antichi Israeliti, quando il sacerdote entrava nella Tenda di Dio e pronunciava il Suo Nome... Tutti abbassavano la testa. Sii felice, o tu che leggi, creatura e figlio amato dal Signore: Gesù ti ama!
Precedente pubblicazione in data 11-07-2021

Ma Gesù rispose loro: «Il Padre mio opera sempre e anch 'io opero».
Giovanni 5, 17
Il cristianesimo non è solo una religione, non è solo una dottrina, non è solo un insieme di norme morali; è infatti tutto questo e molto di più. Il cristianesimo è una Persona: Gesù Cristo. Una Persona Divina, ossia un Dio-Uomo. Se Dio è Onnipotente, Egli può tutto. Può quindi aver liberamente generato un Figlio-Dio: il Cristo, il Verbo Eterno del Padre. Ora, il Verbo è la Parola per eccellenza, ossia l’esplicitazione della Mente e del Cuore di Dio. Quando noi parliamo con sincerità, parliamo con la mente e con il cuore, ossia “tiriamo fuori” quello che pensiamo veramente. Non abbiamo altri mezzi: il Signore ci ha creati così. Questo espandersi della nostra coscienza è una forma di amore, e l’Amore per eccellenza, che è Dio, pronuncia eternamente la Sua Parola mediante il Figlio, entrambi uniti dallo Spirito Santo che da essi procede e che essi fonde, con Se Stesso, in un unico Signore: la Santissima Trinità. Roberto Benigni, famoso attore, comico e recitatore italiano, un vero amante dell’Italia e dell’umanità, nel corso di una sua trasmissione dal nome “La più bella del mondo”, riguardante la Costituzione della Repubblica Italiana, ha riportato un storia che andiamo ora a leggere: C’era un uomo, fondamentalmente buono e onesto, che si assopì, una sera d’estate, sul balcone di casa sua. Sognò un angelo, con un libro in mano, e gli chiese: “Che libro leggi?” L’angelo rispose: “In questo libro sono scritti i nomi delle persone che amano Dio”. L’uomo gli chiese: “È scritto anche il mio nome?” L’angelo rispose: “No, non è scritto”. L’uomo si rattristò e disse: “Io sono una persona buona e onesta, io amo gli altri uomini”. Il giorno dopo, l’uomo si addormentò nuovamente sul balcone di casa sua. Sognò l’angelo con un altro libro in mano. L’uomo gli chiese: “Che libro leggi?” L’angelo rispose: “In questo libro sono scritti i nomi delle persone amate da Dio.” L’uomo gli chiese: “C’è il mio nome?”. L’angelo rispose: “È il primo.” Se dunque non amiamo la nostra vita ed il prossimo, non possiamo amare veramente Dio. La guerra in nome della religione non è mai giustificabile, anche se le vere ragioni di tutto ciò sono pressoché ignote. L’insegnamento e l’opera di Gesù Cristo non intendono però omologare l’umanità in una sorta di “buonismo”. Ognuno di noi è unico ed irripetibile; solo l’onnipotente azione creatrice del Signore è in grado di fare tutto ciò. L’uomo, inoltre, non è mai pienamente soddisfatto, non è mai veramente felice. Questo è sotto gli occhi di tutti: è inutile filosofare sulla questione o cercare di spiegarla: è così. Tuttavia quanto detto risulta ugualmente fonte di ragionamenti, pensieri e conclusioni di ogni tipo, che vanno dal pessimismo più nero all’aspettativa più rosea. Solo dopo la morte, forse, capiremo il perché di tutto ciò, ma non dobbiamo neppure illuderci che la morte ci scrolli completamente del fardello che abbiamo portato (o creato) durante una vita intera. Perché mai migliaia di Santi e di Sante erano (e sono) così ansiosi di raggiungere una certa “realizzazione spirituale” già su questa Terra? Se fosse sufficiente il semplice morire, per chiarire tutto, perché tante lotte, sofferenze e fatiche? Possiamo citare San Paolo, che nella sua Lettera ai Romani, Capitolo 8, versetti 19-23, ha scritto: "La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di Colui che l 'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l 'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. " Gesù è il modello a cui ogni vivente, anche se non cristiano, è chiamato a guardare, osservare, cercare di comprendere. L’uomo lavora? Anche Gesù lavorò. L’uomo gioisce? Anche Gesù provò gioia. L’uomo piange? Anche Gesù pianse. L’uomo prega? Anche Gesù pregò. L’uomo vuole giustizia? Anche Gesù la volle. L’uomo muore? Anche Gesù morì. Il primo insegnamento del Cristo, la sua “opera” fondamentale, è la sua stessa incarnazione. Poi vengono la Sua Parola, la Sua Opera e la Sua Resurrezione, il più grande miracolo di tutti i tempi, il segno maggiore della divinità di Cristo. Quando Gesù si “trasfigurò” sul monte Tabor, davanti ai suoi Apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, ad un certo punto si formò intorno a loro una nube. Ecco cosa disse il Padre, in Luca 9, 35: “E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l 'eletto; ascoltatelo».” Un grande “carismatico” dei nostri tempi, Harold Hill, ha definito la Sacra Bibbia “Il manuale del Costruttore.” Noi siamo stati “costruiti” da Dio, e la Sua Parola, racchiusa nelle Scritture, è il “libretto d’istruzioni” delle nostre vite. Desideriamo veramente “risvegliarci a nuova vita”? Iniziamo con il nostro corpo, la nostra anima e la Bibbia, incominciamo a leggere le istruzioni ed a metterle in pratica. I risultati non tarderanno ad arrivare: soddisfatti o rimborsati. In Giovanni 12, 47-50, Gesù afferma: “Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell 'ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me.” Molte volte Gesù afferma di essere venuto “per compiere la Volontà del Padre”. Il disegno di Dio Padre su Gesù Cristo non è complicato: innanzitutto Gesù è l’agnello sacrificale che viene ucciso per liberarci da qualunque genere di peccato, ossia dall’andare contro il disegno della creazione, come essa era in origine. Sembra brutto definire una persona “agnello sacrificale”, soprattutto se si tratta di un Dio-Uomo, ma è così. Noi tutti, anche se non ci pensiamo e non ce ne accorgiamo, a volte siamo “sacrificati”. In che modo? Le nostre sofferenze non sono casuali: esse sono predisposte per purificare le nostre anime o quelle altrui. In effetti, certe tribolazioni che vivono alcuni individui in particolare hanno luogo per "purificarci dal peccato ". Non c’è altro modo, a parte affidarsi in tutto e per tutto all’Altissimo; comunque, anche in questo caso, probabilmente dovremo soffrire. La “moneta” che viene utilizzata nel mondo “metafisico”, ossia oltre la materia, è la sofferenza. Il Cristo ha pagato tutto il debito, perché mai dovremmo noi ancora soffrire? La Chiesa afferma che Gesù ha cancellato le nostre “colpe”, tuttavia, spesso, dobbiamo “pagare” per le conseguenze che i nostri peccati, più o meno gravi, hanno su chi ci circonda e, addirittura, sul mondo intero, dal momento che l’umanità, nella sua interezza, è la somma di tutti i suoi membri, uniti misteriosamente, ma realmente, in qualcosa che ci può apparire piuttosto imponderabile, ma che è realmente presente ed operante. Si tratta del “Corpo Mistico di Gesù Cristo” oppure, per i non-cristiani, l’umanità in quanto “specie interconnessa”, i cui membri sono in profonda e continua relazione fra di loro. San Paolo, nella sua Prima Lettera ai Colossesi, afferma: "Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa." Il Signore ha tracciato una Via non solo a parole, ma con la carne e con il sangue, con la materia: il legno della Croce e quello che plasmava quand’era falegname a Nazaret; il pane spezzato (il Suo Corpo); il vino versato (il Suo Sangue); le lacrime che versò per la morte del Suo amico Lazzaro, che poi risuscitò; i chicchi di grano, raccolti nei campi, con cui un giorno si sfamarono i Suoi Apostoli e Discepoli in difficoltà; l’acqua del fiume Giordano in cui venne battezzato da Giovanni; l’acqua tramutata in vino alle nozze di Cana; il profumo di nardo genuino, contenuto in un vasetto di alabastro, con cui venne unto il Suo Capo da una donna, mentre era a mensa con i Suoi Discepoli a casa di Simone il lebbroso, prima di essere condannato a morte; la moneta d’argento che San Pietro, su richiesta di Gesù, trovò in un pesce preso all’amo, utilizzata per pagare la tassa per poter entrare nel Tempio; il metallo dei chiodi che Gli vennero conficcati nelle mani e nei piedi; il sangue e l’acqua che sgorgarono dal Suo Cuore trafitto da una lancia, dopo la Sua morte in Croce; le lacrime con cui una donna pentita Gli lavò i piedi, per poi asciugarli con i suoi capelli; l’acqua e l’asciugamano che Gesù utilizzò per lavare i piedi dei suoi Apostoli, prima di essere ucciso; la tunica “cucita tutta d’un pezzo” che indossava; il pane ed il pesce arrostito che Egli preparò per i suoi “Fratelli”, sulla spiaggia del lago di Tiberiade, dopo essere risorto dai morti, ed un’infinità di altre cose. L’opera continua del Cristo è inoltre quella di svelarci il volto di Dio, del Padre di ogni creatura. La maggior parte delle religioni pre-cristiane e non solo, ha sempre visto la Divinità in termini di Potenza, Sapienza, Forza e Giustizia. Tutto ciò è vero, ma il Bambino della grotta di Betlemme, adorato dai pastori e dai Magi, avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia, cerca di farci capire veramente, come poi dirà il Maestro medesimo, che il Regno di Dio è fondamentalmente diverso dai Regni umani, anche se Dio li permette e, in una certa misura, li guida. Il Dio di Gesù Cristo è perfettamente consapevole dei suoi infiniti e meravigliosi attributi, ma vuole una cosa da noi. Il nostro amore. Un grande sovrano può anche essere ubbidito, rispettato, osannato e temuto, spesso anche lodato ed adulato. Ma chi potrà mai obbligarci ad amare qualcuno, se non lo vogliamo? Ecco, il Signore Dio, l’Altissimo, pur potendo, in teoria, obbligarci anche ad amarLo, non lo fa. Anzi, spesso è addirittura odiato o, semplicemente, ignorato e trattato con indifferenza. Pur essendo Onnipotente, Egli aspetta con trepidazione il nostro amore; per questo non ci rende nemmeno le cose facili: il male divampa ovunque, all’interno di noi e fuori di noi, questo è sotto gli occhi di tutti. Come amare un Dio che permette tante sofferenze? La Beata Camilla Battista da Varano, un giorno prese uno strano proposito con il Signore e con se stessa. Ogni venerdì avrebbe dovuto versare almeno una lacrima in memoria della Passione e Morte di Gesù Cristo. Non importa come, dove ed in quale stato d’animo: questa lacrima doveva uscire fuori. Ella ci riuscì, sicuramente con l’aiuto del Signore. Molti potrebbero trovare alquanto bizzarro un tale comportamento, addirittura ipocrita. In alcune regioni meridionali d’Italia ed in altre Nazioni, esistono delle persone, donne in particolare, con il preciso compito di piangere ad un funerale di qualcuno. Tutti sanno che è una specie di recita, eppure ciò è apprezzato. Dio è al di là del nostro essere saggi o stolti, sani di mente o folli: questa lacrima, questo amore, in qualche modo deve uscire fuori, anche se si trattasse di “spremere il limone” dei nostri cervelli e dei nostri cuori. Non sto dicendo che dobbiamo essere ipocriti con il Signore; Egli stesso, nelle Scritture, biasima apertamente il formalismo religioso, il culto e la ritualità fini a se stessi, portati avanti solo per “sentirci tranquilli”. Tuttavia è come fra due persone che si amano da molto tempo: se sono in buoni rapporti, solitamente, concludono le loro telefonate con un “Ti amo”, spesso detto quasi meccanicamente, eppure pronunciato: “Io ti amo. Tu mi ami”. Tutto qui, eppure molti di noi conoscono il prezzo a cui tale amore, spesso, è “acquistato”, e quante sofferenze, inoltre, sono generate dalla mancanza di amore, dato e ricevuto. L’insegnamento di Cristo è anche questo: spremiti e ama, proprio come una gustosa quanto dissetante spremuta d’arance. L’immagine negativa di Dio che a volte portiamo con noi, così ben esplicitata nell’alternanza di fiducia e sfiducia espressa nell’Antico Testamento, ha bisogno di purificarsi nell’immersione delle nostre menti e dei nostri cuori nel Nuovo Testamento: un’eterna lode al Figlio del Dio Vivente, il quale svela e conferma il volto benigno del Padre, anche se spesso severo, proprio come tanti “papà” umani. Gesù, come scrive Paolo Curtaz nel suo breve saggio “Credo in Gesù Cristo”, ci permette di conoscere Dio in verità e grazia, perché Lui e il Padre sono una cosa sola. Nel Vangelo secondo San Giovanni, al Capitolo 1, versetti 16-18, sta scritto: Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio nessuno l 'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato. Un aspetto importante del cristianesimo riguarda direttamente l’umanità-divinità di Cristo; a Lui dobbiamo adorazione non solo in quanto Egli è Dio, ma anche perché è il Mediatore Supremo fra il Padre e gli uomini. “Ad Jesum per Mariam. Ad Patrem per Jesum.” “A Gesù per Maria. Al Padre per Gesù.” Non si tratta tanto di seguire un determinato “filo logico” racchiuso in queste parole, anche perché ciascuno di noi ha una particolare sensibilità riguardo a queste cose, ma di vivere essendo consapevoli del cosiddetto “cristocentrismo”, tanto caro a San Francesco d’Assisi. Quando siamo nelle prova, nella tristezza, nella manchevolezza, nel vuoto, addirittura nella disperazione, benché sorretti da più di duemila anni di cristianesimo, è difficile scorgere il Volto Benigno del Padre; senza Gesù Cristo tutto ciò può risultare assai gravoso. Ma fissando lo sguardo sul Maestro di Galilea è possibile che noi riusciamo a ripetere le Sue parole, dette in punto di morte: “Padre, nelle Tue mani consegno il mio spirito”. Come sappiamo, al “ladrone pentito”, l’unico che nelle Scritture chiama il Cristo semplicemente “Gesù”, il Signore dice: “In verità ti dico: oggi sarai con me in Paradiso”. Nessun’altra divinità adorata dagli uomini ha mai pronunciato parole simili; possiamo poi disquisire per ore su “quanta gloria” sia dovuta a questo “ladrone pentito”, dal momento che il Signore ha avuto senz’altro misericordia anche per il “ladrone non pentito”. Benchè nelle Scritture si parli diverse volte di “corone di gloria”, vuoi corruttibili vuoi incorruttibili, è più che sufficiente essere consapevoli di poter “tornare a casa”. Stiamo, però, omettendo una Persona molto importante, che può aiutarci a far luce sul mistero del Cristo: lo Spirito Santo. In Giovanni 16, 13, possiamo leggere: “Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.” In moltissime culture antiche e moderne, come lo Sciamanesimo e la spiritualità degli Indiani d’America, nei modi più svariati, è invocato il “Grande Spirito”: questi popoli ed in particolare i loro “sacerdoti” sono perfettamente consapevoli che l’animo umano, di fronte alla divinità, è come un bicchiere da riempire, e questo può essere fatto solo dallo Spirito. Questo bicchiere può essere vuoto, e quindi estremamente ricettivo, oppure pieno, e quindi bisognoso di essere opportunamente svuotato, ossia purificato. Lo Spirito Santo, inviato dal Padre e dal Signore Gesù, è l’espressione più pura ed autentica di Dio, tanto che Gesù arriva ad affermare che ogni bestemmia sarà perdonata, ma non quella contro lo Spirito, che è rifiuto totale della Verità che “viene dall’alto”, che va a braccetto, addirittura, con quanto alcuni esponenti della setta dei Farisei dissero di Gesù Cristo, ossia che i miracoli da Lui compiuti erano opera del male e non del bene. Lo Spirito di Dio illumina a Suo piacimento chi vuole, anche i non cristiani; l’importante è avere un minimo di “ricettività”, che non è un dono od un carisma particolare, ma semplicemente l’essere disposti a cedere a Dio una quantità, più o meno grande, del nostro “io”. Lo Sprito Santo non è un qualcosa di “evanescente”, ma può essere perfettamente “sperimentato” nelle modalità più svariate, può essere addirittura, in certi casi, percepito dai nostri sensi, interni ed esterni. Nella preghiera del “Credo” (Simbolo Niceno-Costantinopolitano) si legge: “Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio.” Egli è dunque “datore di vita”, ossia l’Energia purissima e vivificante di Dio, Egli è più Reale della cosiddetta “realtà”, e perfino di noi stessi, se non avessimo la vita in Lui e per Lui. Tornando al Signore Gesù, in che modo possiamo conoscere il Suo insegnamento e la Sua opera? Attraverso le Scritture, l’opera dello Spirito Santo, i testimoni diretti della Sua azione, misericordia e giustizia ed i Suoi Sacerdoti (che hanno ricevuto il Sacramento dell’Ordinazione Sacerdotale, in linea diretta con i Santi Apostoli del Signore). Noi possiamo leggere il Nuovo Testamento, ed in particolare i Vangeli, per far rivivere nella nostra mente e nel nostro cuore ciò che Gesù ha voluto indicarci, offrirci e donarci. Tuttavia dobbiamo sempre tenere presente quanto San Giovanni Apostolo, “il Discepolo che Gesù amava”, scrive alla fine del suo Vangelo, al capitolo 21, versetto 25: "Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. " Nessuno di noi è esegeta, ossia “interprete”, perfetto; leggendo però le Scritture, illuminati dallo Spirito, le corde nei nostri cuori vengono accarezzate in maniera particolare, generando in ciascuno di noi una musica meravigliosa, diversa per ciascuno come diversi sono gli uomini e le donne fra loro, e tuttavia unica, come un tutt’uno è l’umanità. Le testimonianze di fede, nonché di rigorosa storiografia, sia dirette sia indirette, riportate nei Vangeli, ci aiutano non solo a comprendere cosa il Signore ha fatto (e continua a fare), non solo cosa Egli vuole da noi, piccoli o grandi “operai nella mistica vigna”, ma anche lo Spirito di ciò che Egli dice, in quanto la Sua Parola ha una misteriosa quanto efficace “azione purificatrice”. Leggiamo infatti, in Giovanni 15, 3: “Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato.” Se crediamo che Gesù è il Verbo del Dio Vivente, ossia l’eterna Parola del Padre… allora possiamo comprendere come la “Parola della Parola” possa anche avere una potente azione di purificazione e guarigione. Come scrive Paolo Curtaz nel suo citato saggio: “Attraverso i Vangeli, letti e interpretati in compagnia di coloro che lo hanno seguito lungo i secoli, possiamo accedere a Gesù e al suo messaggio su Dio”. La Parola del Signore, Padre, Figlio e Spirito Santo, inoltre, quando viene letta, soprattutto in pubblico ma anche in privato, ha inoltre una potente azione attualizzante, ossia parla direttamente a colui che legge, all’uditorio o addirittura a qualcuno in particolare che l’ascolta. Chi scrive queste pagine ha spesso sperimentato questo interessante quanto meraviglioso fenomeno: la Parola raggiunge direttamente la nostra mente ed il nostro cuore, in maniera ben circostanziata, quando ciò è necessario. Nella Lettera agli Ebrei di San Paolo Apostolo, al capitolo 4, versetto 12, possiamo leggere: “Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell 'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore.” Tutto ciò è assolutamente vero e sperimentabile da chiunque, non si tratta d’invenzioni o espressioni scritte a caso. Cosa vuole il Signore, da noi Sue creature, figli e figlie amatissimi? Soprattutto una cosa sola: amare Dio, il prossimo e se stessi. Tutta la Sacra Bibbia ruota intorno a questo caposaldo; il “decalogo”, ossia i dieci Comandamenti che Mosè ricevette da Dio sul monte Sinai, perfezionati e sintetizzati in seguito dal Figlio dell’uomo, tentano di avvicinare noi tutti alla suprema quanto universale realtà dell’amore. Prendiamo, ad esempio, il primo Comandamento, riportato in Esodo 20, 2-3: “Io Sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d 'Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dèi di fronte a me.” Dov’è, qui, l’amore? Semplice: se uno ama Dio, non lo tradisce. Quarto Comandamento: “Onora il padre e la madre”. Se uno ama suo padre e sua madre, non farà o dirà cose spiacevoli nei loro confronti. Nono Comandamento: “Non desiderare la donna d’altri”. Se uno ama sua moglie (o suo marito), non tradirà. Come detto, tutti i Comandamenti divini ruotano intorno ad una sola parola: amore. Per quanto riguarda il Giudizio Universale, illustrato dal Maestro di Galilea nella spettacolare quanto tremenda visione delle opere di “misericordia corporale”, la nostra attenzione deve necessariamente andare al tipo di azioni richieste dal Signore nei confronti del prossimo. Quali sono queste opere? Essenzialmente sono sette, secondo l’insegnamento di Gesù Cristo e della Sua Chiesa, adeguate comunque in base alle circostanze in cui ciascuno di noi si venisse a trovare: 1) Dar da mangiare agli affamati. 2) Dar da bere agli assetati. 3) Vestire gli ignudi. 4) Alloggiare i forestieri. 5) Visitare i malati. 6) Visitare i carcerati. 7) Seppellire i morti. Queste opere, per Gesù, sono d’importanza capitale, tanto che, purtroppo, la loro mancata esecuzione, porta il Maestro a parlare, addirittura, di “fuoco eterno”. Si tratta infatti di uno dei pochi passi evangelici in cui Gesù parla apertamente dell 'Inferno. La diffusa “mancanza d’empatia”, ossia la capacità d’immedesimarsi nella “pelle altrui”, è purtroppo la fonte primaria di tante sofferenze che c’infliggiamo l’un l’altro, spesso in maniera inconsapevole, ma comunque deleteria. Aiutando dunque il nostro prossimo facciamo del bene agli altri, ma anche a noi stessi; non solo: noi Cristiani, infatti, crediamo che questo bene venga rivolto a Dio in Persona. Riportiamo infatti le incredibili quanto meravigliose parole di Gesù, che si possono leggere in Matteo 25, 40: “Rispondendo, il Re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l 'avete fatto a me.” Il Signore, dunque, si identifica personalmente con i suoi “fratelli più piccoli”, ossia noi Suoi figli e figlie, ed in particolar modo in coloro che si trovano nel bisogno. Tutto ciò è semplicemente meraviglioso: Dio non solo è “con noi” e “per noi”, ma è anche “in noi”, perfettamente fuso nella nostra precaria quanto spesso contradditoria umanità. Egli, in ogni istante dell’eternità, sperimenta perfettamente ogni nostra sensazione, ogni nostro piacere, dolore, pensiero, opera e parola; solo la Sua Onnipotenza Gli permette questa mirabile attenzione, costantemente rivolta alle Sue creature. Non è semplicemente un "occhio onniveggente ", ma è il nostro stesso Essere, la nostra stessa coscienza: noi non siamo uguali in tutto e per tutto a Dio, pur essendo Suoi figli, ma noi siamo in quanto Egli È. Come afferma Jean Lafrance nel suo libro "Prega il Padre tuo nel segreto ", gli esseri umani non rientrano né nella categoria de "Lo stesso " né nella categoria de "L'altro ". Possiamo dire: “Io sono solamente in quanto solo Dio è IO SONO”. Dio è in tutti: nel ricco e nel povero, nel bello e nel brutto, nel colto e nell’ignorante, nell’astuto e nel semplice… Tuttavia Egli ama identificarsi soprattutto con chi, mondanamente parlando, appare in posizione inferiore, fallimentare, con chi è nella disperazione, nella prigionia (qualunque siano le cause), nell’indigenza, nell’abbruttimento, nel bisogno delle più elementari sicurezze, nella malattia (fisica, psichica o spirituale), etc. Un altro aspetto importante dell’insegnamento e dell’opera del Cristo è “l’annuncio del Regno dei Cieli” o “Regno di Dio”. Essenzialmente, il Regno dei Cieli è la Presenza Viva di Dio in mezzo a noi e dentro di noi. In Luca 17, 20-21 possiamo leggere: Interrogato dai farisei: «Quando verrà il regno di Dio?», rispose: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l 'attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!». "In mezzo a voi " si traduce anche con "Dentro di voi ". Il Signore Dio, l’Altissimo, è al contempo trascendente ed immanente, ossia partecipe del Suo creato e delle Sue creature. Il Regno di Dio è sempre in mezzo a noi, ma l’Incarnazione di Gesù Cristo ha permesso a noi tutti di avere una chiara visione di Chi sia “La Porta” che conduce al Padre: Gesù medesimo. Il Regno dei Cieli è certamente il Paradiso, come comunemente affermato, ma è anche l’opera feconda d’amore del Signore verso le Sue creature e delle creature verso i Signore e fra di loro. Un verso d’una nota canzone cattolica afferma: “Dov’è carità e amore, qui c’è Dio”; tuttavia, anche se con i nostri sensi carnali possiamo solo farci una vaga idea del Regno, verrà il tempo in cui tutto sarà chiaro: per questo siamo chiamati alla sequela della Persona del Cristo e a mettere in pratica le Sue Parole. In Matteo 7, 25 possiamo infatti leggere: “Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.” Questa “roccia” è Cristo Stesso e l’applicazione dell’amore del Cristo verso Dio, il prossimo e noi stessi; tuttavia il nostro sforzo non è sufficiente e, a ben vedere, questo è estremamente giusto e persino fonte di profondo conforto. La “Roccia”, “La Pietra Angolare” è Gesù; in Matteo 21, 42 è infatti scritto: E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d 'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri? Per la stragrande maggioranza dell 'umanità, la questione non è tanto “Dio esiste?”, bensì è l 'interrogativo “Facciamo bene a seguire Gesù Cristo?”. Un “padre del deserto” dell’antichità disse molto appropriatamente: “Anche i demoni sanno che Dio esiste, per questo fremono e tremano”. La risposta più pragmatica e corretta potrebbe essere: “Prova a seguire Gesù, poi osserva i risultati dentro di te e fuori di te.” Certamente la sequela di Cristo non risolve, quasi magicamente, tutti i nostri problemi; anzi, spesso ci complica, apparentemente, la vita. Il Signore, infatti, desidera che noi abbiamo “fede”; per Lui la fede, anche se poca e tentennante, è preziosissima: tutto ciò è la Sua Volontà. Leggiamo quanto scritto in Luca 18, 7-8: “E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell 'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. Alla luce della cosiddetta “razionalità umana” nessuna religione risulta facile da seguire, ed il cristianesimo non fa eccezione: ma la fede non va sempre contro la ragione, anzi, spesso la fortifica e completa mirabilmente. Gesù Cristo stesso è definito, dall’anziano profeta Simeone, quando Lo vide Bambino fra le braccia di Maria, “segno di contraddizione”. Leggiamo, infatti, in Luca 2, 33-35: "Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l 'anima»" . Gesù, a volte, mette letteralmente “a soqquadro” le nostre convinzioni e le nostre vite, per poi darci, però, “il centuplo quaggiù e la vita eterna”, come possiamo leggere nel diciannovesimo capitolo del Vangelo secondo San Matteo. Come molti di voi sapranno, poco dopo la nascita di Gesù, il Capo locale, il Tetrarca Erode, per timore che il Re-Messia nato a Betlemme secondo le Scritture (la città del Re e Profeta Davide) avrebbe potuto in qualche modo sostituirsi a lui, fece uccidere tutti i neonati di questo centro urbano, dai due anni in giù (la cosiddetta “strage degli innocenti”). Tuttavia le paure di Erode erano assolutamente ingiustificate; come infatti dice la Liturgia cattolica: “Perché temi, Erode? Non toglie i Regni umani, chi dà il Regno dei Cieli.” Quindi i vari Monarchi e Presidenti possono stare assolutamente tranquilli: Gesù non intende privarli del loro potere terreno, anche se Egli fa e farà Giustizia. A questo proposito è utile fare una breve digressione riguardo alla concezione della parola “Re”, secondo la Sacra Bibbia. Fino al tempo del profeta Samuele, figlio di Anna, il popolo d’Israele non aveva mai avuto un “Re”, a parte i Giudici, che però non erano dei “monarchi” come comunemente s 'intende. Il loro “sovrano”, infatti, era il Signore Dio in Persona. Tuttavia, ad un certo punto, gli israeliti, vedendo che tutte le altre Nazioni dell’epoca erano delle monarchie, spesso anche prospere, chiese a Dio, per mezzo del Profeta Samuele, un Re. Il Profeta sapeva che il Signore ne sarebbe rimasto “contristato”, e così fu, tuttavia Dio accordò al popolo un Re: Saul. In seguito Saul perse il favore dell’Altissimo, disubbidendoGli. A questo punto Dio fece ungere Re, da Samuele, Davide figlio di Iesse il betlemmita. Davide divenne non solo Re, ma anche Profeta, in quanto predisse l’avvento del futuro Messia, Gesù Cristo. Il Signore, infatti, ebbe come padre putativo San Giuseppe, un diretto discendente di Davide. Anche Maria Vergine Santissima fa parte della discendenza di Davide. Nel Salmo 109, al versetto 1, sta scritto: Oracolo del Signore al mio Signore: «Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi» Questo versetto è a dir poco incredibile, ma vero. “Oracolo del Signore al mio Signore”, ossia “Oracolo di Dio al Signore Gesù, Figlio dell’Altissimo e Figlio di Davide”; qui non solo è anticipato il concetto di umanità-divinità di Gesù, ma anche la promessa divina che Egli sarebbe stato innalzato al di sopra di tutto e di tutti, fino a sedere “alla destra di Dio”. Ritornando al tema del Giudizio Universale, cosa possiamo sperare per noi, soprattutto? Di riuscire a praticare, almeno un po ', le opere di misericordia corporale e, poi, spirituale, morale, amicale, affettiva, etc. Ovviamente, dei circa sette miliardi e mezzo di esseri umani che attualmente popolano la superficie del pianeta Terra, non tutti sono cristiani, non tutti credono in Dio, non tutti sono buoni e generosi... Cosa possiamo aspettarci? Cosa possiamo dire? Ogni uomo o donna che nasce ha, in buona misura, una strada tracciata. Questo è sotto gli occhi di tutti e non richiede particolari dimostrazioni. Tuttavia, chi più e chi meno, noi tutti possiamo pregare il Signore affinché abbia pietà di noi e ci aiuti ad essere utili non solo a noi stessi, ma anche agli altri, ognuno a modo proprio e secondo le sue possibilità. Il fatto che le persone siano così diverse fra di loro e, apparentemente, così fortunate o sfortunate, rimane essenzialmente un mistero. La nostra fede va pertanto alimentata dalla consapevolezza che tutto è veramente nelle Mani di Dio e che, se a volte la Sua Volontà ci appare così insondabile e, a tratti, anche dura, Egli sa come guidarci e come trarre il bene anche dal nostro male e da quello altrui, per volgerlo in bene, aiutandoci così, un giorno, a passare indenni attraverso il Suo Giudizio.
Precedentemente pubblicazione in data 11-07-2021

Per quanto riguarda l’esistenza storica di Gesù Cristo esistono numerose ragioni concettuali e prove storiche che la dimostrano ampiamente. Cercheremo ora di elencare alcune prove del passaggio su questa Terra del Signore Gesù, dove visse in carne ed ossa più di duemila anni or sono, prove “cristiane” e “non cristiane”, senza dimenticare che Egli è l 'Unico Dio e Uomo che mai sia esistito e che mai esisterà. Il Vangelo, innanzitutto, da chi fu scritto? Da Matteo (un Apostolo che fu ex-esattore delle tasse per conto dei Romani), da Marco (un uomo che fu opportunamente istruito dall’Apostolo Pietro), da Luca (un medico, anche lui Discepolo), e da Giovanni (un altro Apostolo, quindi testimone oculare come Matteo delle opere del Signore, definito “il Discepolo che Gesù amava”, peraltro unico fra i Dodici che ascoltò direttamente le ultime parole di Cristo, morente sulla Croce). Una tipica prova indiretta e concettuale dell’esistenza storica di Gesù sono i contenuti del Nuovo Testamento, costituito dai tre Vangeli detti “sinottici” (per via della loro essenziale concordanza), dal Vangelo di Giovanni, dagli Atti degli Apostoli (ossia cosa essi fecero dopo l’Ascensione di Gesù al Cielo, in concomitanza, cioè, della Sua Presenza in forma tipicamente spirituale), dalle Lettere dei Suoi Apostoli, dalle Lettere di San Paolo e dal libro dell’Apocalisse. Secondo voi, è possibile che tali contenuti, così nuovi, dirompenti, spesso controcorrente, dall’inesauribile profondità spirituale e materiale, talvolta apparentemente avversi ad ogni “logica” e “buon senso”… siano stati semplicemente inventati? Creati a tavolino da un gruppo di persone (chissà chi, poi) che potevano prevedere un tale successo, costato un mare di “sangue, sudore e lacrime”, una tale globale diffusione, fino ai giorni nostri? Ai tempi di Gesù, certamente, esistevano molti “iniziati” ai “misteri”, anche di livello molto alto, ma nessuno – ripeto nessuno – poté non solo dire ciò che Gesù disse, ma addirittura operare segni e miracoli d’una portata tale che fu accessibile ai figli di Adamo solo dopo che Cristo visse e predicò, a parte alcuni rari casi che riguardano gli antichi Profeti, comunque anch’essi inseriti nell’alveo della Rivelazione, ossia delle Sacre Scritture, senza contare, naturalmente, il Miracolo dei miracoli: la Sua Risurrezione. La più antica testimonianza cristiana che si conosca, riguardo alla verace origine dei Vangeli, è di Papia, Vescovo di Gerapoli; in una sua opera scritta all’incirca nell’anno 120 d.C., citata anche da Eusebio, riporta che, effettivamente, Matteo, Marco e Giovanni furono Evangelisti. Ireneo, Vescovo di Lione, nato a Smirne nel 130 e “discepolo” del Vescovo Policarpo, che fu diretto testimone dell’opera di San Giovanni Apostolo, scrisse: “Matteo, che stava fra gli Ebrei, pubblicò il vangelo in ebraico mentre Pietro e Paolo evangelizzavano Roma, e vi fondarono la Chiesa. Dopo la partenza di questi, anche Marco, il discepolo e l’interprete di Pietro, trascrisse ciò che Pietro aveva insegnato e Luca, compagno di Paolo, redasse il vangelo annunziato da quello. Di poi Giovanni, discepolo del Signore che riposò sul Suo petto, pubblicò il suo vangelo dimorando a Efeso nell’Asia.” Una delle fonti non cristiane dell’esistenza di Gesù è lo storico giudeo Flavio Giuseppe, nato a Gerusalemme pochi anni dopo la morte di Cristo. Egli fu a capo della rivolta anti-romana dell’anno 66 d.C. Dopo essere stato sconfitto, riuscì, incredibilmente, a diventare servitore del comandante romano Vespasiano, che sarebbe divenuto poi Imperatore. Flavio Giuseppe fu autore delle “Antichità giudaiche”, in cui fece menzione di Gesù e dei cristiani, in maniera diretta e indiretta. Innanzitutto descrive la morte di Giovanni il Battista, il Precursore del Signore, che fu decapitato per ordine di Erode Antipa. Inoltre, nella sua opera, è riportato un altro decesso, quello di Giacomo “fratello di Gesù, chiamato il Cristo.” Flavio scrisse anche il “Testimonium Flavianum”, sempre nell’ambito delle “Antichità giudaiche”, che riportiamo di seguito: "Ora, ci fu verso questo tempo Gesù, un uomo sapiente, seppure bisogna chiamarlo uomo: era infatti facitore di opere straordinarie, maestro di uomini che accolgono con piacere la verità. E attirò a sé molti Giudei, e anche molti dei Greci. Costui era il Cristo. E avendo Pilato, per denuncia degli uomini principali fra noi, punito lui di croce, non cessarono coloro che da principio lo avevano amato. Egli infatti comparve loro al terzo giorno nuovamente vivo, avendo già detto i divini profeti queste e migliaia d 'altre cose mirabili riguardo a lui. E ancora adesso non è venuta meno la tribù di quelli che, da costui, sono chiamati i Cristiani " A molti studiosi, tuttavia, questo testo appare eccessivamente elogiativo, soprattutto perché Flavio Giuseppe era giudeo, e per di più non cristiano. Nel 1971 il Prof. Shlomo Pinès, dell’Università Ebraica di Gerusalemme, scoprì una versione leggermente diversa del brano riportato, contenuta in un’opera araba del X secolo, denominata “Storia universale di Agapio”, Vescovo siriano di Hierapolis. Ecco cosa scrisse, più probabilmente, Flavio Giuseppe: "A quell 'epoca viveva un saggio di nome Gesù. La sua condotta era buona, ed era stimato per la sua virtù. Numerosi furono quelli che, tra i Giudei e le altre nazioni, divennero suoi discepoli. Pilato lo condannò ad essere crocifisso e a morire. Ma coloro che erano divenuti suoi discepoli non smisero di seguire il suo insegnamento. Essi raccontarono che era apparso loro tre giorni dopo la sua crocifissione e che era vivo. Forse era il Messia di cui i profeti hanno raccontato tante meraviglie " Tuttavia, anche in questa versione “epurata” dalle possibili aggiunte o migliorie ad opera “d’ignoti”, l’esistenza storica di Gesù non è messa in alcun dubbio, come la condanna da parte di Pilato, il fatto che ebbe dei Discepoli, la “probabilità” della Sua Risurrezione e del fatto che Egli fosse, “forse”, il Messia preannunziato dai Profeti. Nel 73 d.C., lo storico siriano Mara Bar Sarapion, in una sua lettera, riporta come i Giudei misero a morte il loro “saggio re”: appare dunque una cosa apparentemente assurda che il popolo giudaico, in un ben preciso momento storico, abbia messo a morte uno dei suoi “re”. Ricordiamo che la scritta che il Governatore Ponzio Pilato fece apporre sulla Croce, in latino, aramaico e greco, era “Gesù Nazareno Re dei Giudei”; il Messia, cioè il Cristo (l’Unto di Dio) ebbe infatti da sempre l’appellativo di “Re”. Per quanto riguarda l’esistenza dei primi cristiani e delle loro comunità (la cosiddetta Chiesa Protostorica), abbiamo una lettera, scritta nel 112 d.C. da Plinio il Giovane, inviata all’Imperatore Traiano. In questa epistola si parla chiaramente dei cristiani di Bitinia, in Turchia, in questi termini: “Erano abituati a radunarsi prima del levare del sole, per cantare un carme a Cristo come a un Dio.” Nel 117 d.C., anno in cui Nerone fece dare alle fiamme la città di Roma, per incolpare poi i cristiani (Problema-Reazione-Soluzione), lo storico Tacito scrisse negli “Annali”: “Ne presentò come rei e colpì con supplizi raffinatissimi coloro che il volgo, odiandoli per i loro delitti, chiamava Cristiani. L 'autore di questa denominazione, Cristo, sotto l 'impero di Tiberio (imperatore dal 14 al 37 d.C.,), era stato condannato al supplizio dal Procuratore Ponzio Pilato; ma, repressa per il momento, l 'esiziale superstizione erompeva di nuovo, non solo per la Giudea, origine di quel male, ma anche per l ' Urbe, ove da ogni parte confluiscono tutte le cose atroci e vergognose.” Anche lo storico Svetonio conferma la persecuzione contro i cristiani, operata durante l’impero neroniano; egli scrisse infatti che essi “furono sottoposti a supplizi”; tuttavia Svetonio, essendo dalla parte del regime, li definisce “razza di uomini d 'una superstizione nuova e malefica”. In questo modo, però, non nega la loro esistenza storica. Giustino di Nablus, nel suo “Dialogo col giudeo Trifone”, menziona Gesù in quanto “impostore Galileo”, ed il Cristo, effettivamente, era un Galileo, anche se nato a Betlemme di Giudea (ma, naturalmente, non fu un impostore): “È sorta un 'eresia senza Dio e senza Legge da un certo Gesù, impostore Galileo; dopo che noi lo avevamo crocifisso, i suoi discepoli lo trafugarono nottetempo dalla tomba ove lo si era sepolto dopo averlo calato dalla croce, ed ingannano gli uomini dicendo che sia risorto dai morti ed asceso al cielo.” Il medesimo Giustino, nella Seconda Apologia, riporta il parere di un filosofo sui cristiani: “Veramente è ingiusto ritenere per filosofo colui che, a nostro danno, rende pubblicamente testimonianza di cose che non conosce, dicendo che i Cristiani sono atei e scellerati; e dice ciò per ricavarne grazia e favore presso la folla, che resta ingannata.” Un altro riferimento alla figura del Cristo è contenuto nel “Talmud di Babilonia”, testo tradizionale ebraico scritto nel V-VI secolo, in cui si afferma che Egli fu giustiziato alla vigilia di Pasqua in quanto “praticava la stregoneria”. I cristiani vengono menzionati anche nella preghiera ebraica denominata Birkat Ha Minim, facente parte del testo liturgico delle “Diciotto Benedizioni”, redatto nel I secolo: “Che per gli apostati non vi sia speranza; sradica prontamente ai nostri giorni il dominio dell 'usurpazione, e periscano in un istante i Cristiani e gli eretici: siano cancellati dal libro della vita e non siano iscritti con i giusti. Benedetto sei tu, Signore, che schiacci gli arroganti.” Uno dei primi storici romani ad affermare la realtà della crocifissione di Gesù fu un certo Tallo; Sesto Giulio Africano, in un suo scritto, commenta un passo di Tallo che parla del misterioso fenomeno dell’oscurità che, come sostengono le Scritture, si ebbe alla morte di Gesù: “Tallo, nel terzo libro della sua Storia, definisce questa oscurità un 'eclisse solare. Questo mi sembra inaccettabile.” Anche Dione Cassio, storico e senatore, cita i cristiani nella sua “Storia romana”: “Tutti adunque convengono nel dire che Antonino fu uomo giusto e dabbene; perciocché né gli altri sudditi aggravò, ne i Cristiani, ai quali grande rispetto e venerazione usò, e l’onore accrebbe col quale erano stati trattati da Adriano. Perciocché da Eusebio Panfìlio nella istoria si riferisce certa epistola di Adriano, nella quale gravemente sdegnato si mostra con coloro che i Cristiani molestavano o denunciavano…” Dal momento che i Romani, spesso, usavano inserire nel loro “Pantheon” le divinità dei popoli da loro vinti, Tertulliano, nell’Apologetico, riferisce che l’Imperatore Tiberio avrebbe proposto al Senato di Roma di riconoscere Gesù come Dio; tuttavia la proposta venne bocciata. Secondo Tertulliano questo fatto fu la base giuridica per le successive persecuzioni contro la Chiesa di Cristo. Leggiamo quanto riportato nei suoi scritti: “Dunque Tiberio, al tempo del quale il Cristianesimo entrò nel mondo, i fatti annunziatigli dalla Siria Palestina, che colà la verità avevano rivelato della Divinità stessa, sottomise al parere del senato, votando egli per primo favorevolmente. Il senato, poiché quei fatti non aveva esso approvati, li rigettò. Cesare restò del suo parere, pericolo minacciando agli accusatori dei Cristiani.” L’Imperatore Adriano, rispondendo ad una lettera di Quinto Licinio Silvano Graniano, Proconsole della Provincia d’Asia, in cui si chiedeva come avrebbe dovuto comportarsi nei confronti dei cristiani su cui pendevano accuse anonime, scrisse, come riportato da Eusebio di Cesarea nella “Storia Ecclesiastica”: “Se pertanto i provinciali sono in grado di sostenere chiaramente questa petizione contro i Cristiani, in modo che possano anche replicare in tribunale, ricorrano solo a questa procedura, e non ad opinioni o clamori. È infatti assai più opportuno che tu istituisca un processo, se qualcuno vuole formalizzare un 'accusa. Allora, se qualcuno li accusa e dimostra che essi stanno agendo contro le leggi, decidi secondo la gravità del reato; ma, per Ercole, se qualcuno sporge denuncia per calunnia, stabiliscine la gravità e abbi cura di punirlo.”
Precedente pubblicazione in data 28-06-2021

Gesù confido in Te!
Il Culto e la Festa della Divina Misericordia
La sera del 22 febbraio del 1931 il Signore volle fare un grande regalo all’umanità. Apparve infatti a Santa Maria Faustina Kowalska, come lei stessa scrisse nel suo Diario: “ La sera stando nella mia cella, vidi il Signore vestito di una veste bianca. Dopo un’istante Gesù mi disse: «Dipingi un’immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù confido in Te! Desidero che questa immagine venga venerata prima nella vostra cappella, e poi nel mondo intero. Prometto che l’anima, che venererà questa immagine, non perirà. Prometto pure già su questa terra, ma in particolare nell’ora della morte, la vittoria sui nemici. Io stesso la difenderò come Mia propria gloria.» ” Gesù definisce questa immagine “L’ultima tavola di salvezza per i peccatori” . Teniamo quindi conto di queste parole! In seguito Santa Faustina raccontò in confessione questa straordinaria esperienza; uscita dal confessionale Gesù le parlò nuovamente, dicendole: “La Mia immagine c’è già nella tua anima. Voglio che l’immagine che dipingerai col pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la Festa della Misericordia. Desidero che i sacerdoti annuncino la mia grande Misericordia. Le fiamme della Misericordia mi divorano; voglio versarle sulle anime degli uomini.” L’immagine venne solennemente esposta, per la prima volta, il 28 aprile del 1935, la prima domenica dopo la Santa Pasqua, la Domenica in Albis, secondo il volere di nostro Signore Gesù Cristo. Quel giorno Gesù disse a Santa Faustina: “Questa festa è uscita dalle viscere della mia misericordia ed è confermata nell’abisso delle mie grazie. Ogni anima che crede e ha fiducia nella mia misericordia la otterrà.” Quel giorno, quando la funzione stava per finire, il sacerdote prese il Santissimo Sacramento per impartire la benedizione; ad un tratto Santa Faustina vide il Signore Gesù nel medesimo aspetto che ha nell’immagine. Il Signore diede la benedizione ed i raggi si diffusero su tutto il mondo. Parole di Gesù: “Il raggio bianco simboleggia l’acqua del mio costato, che purifica l’anima, il raggio rosso il mio sangue, che dà la vita alle anime. Questi due raggi scaturirono dal profondo della mia misericordia, quando il mio cuore fu trafitto dalla lancia. Essi formano un manto protettivo per le anime che il mio Padre adirato vorrebbe punire. Beate le anime che vivono all’ombra di questi raggi; la mano della giustizia divina le risparmierà. Le case e persino le città in cui sarà venerata questa immagine saranno risparmiate e protette. L’umanità non troverà né quiete né pace finché non si rivolgerà fiduciosa alla Divina Misericordia.”
Cerchiamo ora di definire brevemente cosa intende il Signore, quando esprime il concetto di “Misericordia”. Tutti sappiamo, anche solo in linea teorica, che Dio è Amore e Misericordia: tutte le religioni affermano questo. La Misericordia di Gesù è un “sentimento” (attualizzantesi comunque in modo molto concreto verso l’umanità in generale ed ogni singolo essere umano in particolare) che va oltre l’amore, oltre la compassione, oltre la pietà. La Misericordia di Dio è Amore che si riversa su tutti noi, anche se peccatori, senza nulla chiedere in cambio. La Divina Misericordia è come un bicchiere d’acqua offerto ad un assetato, il quale non ci dice neppure “grazie”. Dio è così, tuttavia tutto ciò non elimina la Sua Giustizia, piuttosto la precede, l’accompagna e la segue. Il Signore, però, è talvolta molto esigente, come disse anche la Beata Madre Teresa di Calcutta, soprattutto con coloro che decidono fermamente di mettersi alla Sua sequela. Tutto ciò è un mistero: viviamo letteralmente immersi nello sconfinato oceano della Divina Misericordia, e tuttavia siamo spesso provati, a volte tristi e sofferenti. “Beati gli afflitti, perché saranno consolati”, dice il Signore. Se tentassimo d’interpretare queste parole in maniera letterale, la spiegazione risulterebbe semplice: dal momento che siamo sofferenti, riceveremo un giorno consolazione. Tuttavia mi chiedo: è solo questo, oppure c’è dell’altro? Sicuramente ci sono altre spiegazioni, ma solo lo Spirito Santo può aiutarci a comprendere. La vita non è una sorta di “gioco a premi”, anche se a volte può sembrare che sia così. Le ispirazioni dello Spirito procedono verso di noi, da Dio in Persona, ma sta anche a noi essere “buone antenne”; non importa quali e quanti ostacoli il Maligno ed i suoi demoni cerchino d’imporre al mondo sotto forma d’indottrinamento, plagio, controllo mentale, additivi chimici nei cibi, musiche, progetti per procurare alterazioni nel campo elettromagnetico, etc. Lo Spirito è al di là ed al di sopra di tutto ciò: questo è sicuro. Dice infatti Gesù: “È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla” . Signore Gesù, le Tue Parole sono Spirito e Vita. La Domenica della Misericordia: Parole di Gesù: “Desidero che la Mia Misericordia sia solennemente festeggiata la prima domenica dopo Pasqua. Coloro che in quel giorno si saranno confessati ed avranno ricevuto la Santa Comunione, otterranno non solo il perdono dei loro peccati, ma anche la remissione delle pene meritate peccando. Questa festa sarà una consolazione per tutto il mondo!”
Il cuore del Culto della Divina Misericordia ha due aspetti: fiducia e misericordia. Il Signore Gesù disse a Santa Faustina: “Le grazie della Mia misericordia si attingono con un solo recipiente e questo è la fiducia. Più un’anima ha fiducia, più ottiene.” “Un’anima che confida nella mia misericordia è la più felice, poiché Io stesso ho cura di lei.” Gesù disse anche, a proposito dell’anima fiduciosa: “Le ricambio la Mia fiducia e le do tutto quello che chiede” . “Perché Io possa agire in un’anima, l’anima deve avere fede.” Occorre anche avere un sincero pentimento dei propri peccati. Gesù disse: “Per un’anima pentita sono la misericordia stessa.” Bisogna avere la fiducia come quella di un bambino. A nostra volta dobbiamo essere misericordiosi verso il prossimo. L’evangelista Matteo riporta queste parole del “discorso delle beatitudini o della montagna”: “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.” Matteo 5,7. L’amore e la misericordia verso il prossimo sono quindi fondamentali. “Date e vi sarà dato; una buona misura, scossa, pigiata e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio.” Luca 6,38. Il 17 febbraio del 1937 Gesù disse parole severe a Santa Faustina, di cui noi tutti dobbiamo fare tesoro: “Le anime periscono, nonostante la mia dolorosa passione. Concedo loro l’ultima tavola di salvezza, cioè la Festa della Divina Misericordia. Se non adoreranno la mia Misericordia periranno per sempre.” Il 28 febbraio ancora un urgente appello: “Fa’ tutto ciò che è in tuo potere nell’opera della mia Misericordia. Desidero che alla mia Misericordia venga reso culto; do all’umanità l’ultima tavola della salvezza, cioè il rifugio nella Mia Misericordia. Il Mio Cuore gioisce per questa festa.” Le forme del Culto della Divina Misericordia sono: l’adorazione della Divina Misericordia, che copre ogni bassezza umana, la venerazione dell’Immagine di “Gesù Misericordioso”, la Festa della Divina Misericordia, la Coroncina della Divina Misericordia, l’Ora della Misericordia (le tre del pomeriggio, l’ora in cui Gesù morì sulla Croce, l’ora in cui la Misericordia vinse la Giustizia), la diffusione del Culto della Divina Misericordia, la Novena alla Divina Misericordia. Altri elementi di devozione sono: l’amore per la Chiesa, l’amore per la Santissima Eucarestia e l’amore per Maria Santissima, Madre di Misericordia.
Gesù, a chi diffonde il Culto della Divina Misericordia, fa tre Promesse:
1) Protezione materna: “Le anime che diffondono il Culto della Mia Misericordia, le proteggo per tutta la vita, come una tenera madre protegge il suo bimbo ancora lattante, e nell’ora della morte non sarò per loro Giudice, ma Salvatore Misericordioso.”
2) La seconda Promessa riguarda l’ora della morte: “Verso quelle anime, che esalteranno e faranno conoscere ad altri la Mia Misericordia, nell’ora della morte Mi comporterò secondo la Mia Misericordia infinita.”
3) Ai sacerdoti che parleranno della Misericordia di Dio, Gesù ha promesso che i peccatori induriti si inteneriranno alle loro parole: “I peccatori induriti si inteneriranno alle loro parole, quando essi parleranno della Mia sconfinata Misericordia e della Compassione che ho per loro nel Cuore. Ai sacerdoti, che proclameranno ed esalteranno la Mia Misericordia e ne diffonderanno il Culto, esortando altre anime alla fiducia nella Mia Misericordia, queste anime nell’ora derlla morte non avranno paura. La Mia Misericordia le proteggerà in quell’ultima lotta.”
Precedente pubblicazione in data 24-06.2021

Molti Santi, peccatori, credenti, laici, non credenti, teologi, filosofi e pensatori, nel corso dei secoli, hanno cercato di dare una risposta a questa domanda. Alcuni di loro hanno persino definito delle vere e proprie “prove”, di natura logica, teologica e filosofica, dell’esistenza di Dio, basti ricordare San Tommaso D’Aquino. Tuttavia in questa sede non verranno riportate. Mi limiterò a fornire degli spunti di riflessione. Naturalmente convincere un ateo dichiarato è un’impresa non certo facile, tuttavia è possibile riflettere insieme sulla possibilità (in realtà è un fatto) che Dio esista. Inoltre, i "veri atei " sono piuttosto pochi, anche se moltissime persone (credenti comprese) solitamente si comportano più o meno come se Dio non esistesse. infatti utile sottolineare che l’essere umano, ordinariamente, esprime la propria esistenza a se stesso e agli altri in queste forme: pensieri, parole, operte ed omissioni. Questo vi ricorda forse qualcosa? Nella preghiera del “Confesso” noi chiediamo perdono al Signore ammettendo di aver peccato, per l’appunto, in pensieri, parole, opere ed omissioni. Anche se il significato del termine “omissione” è generalmente negativo, in alcuni casi può significare “prudenza”. Soprattutto le altre tre parole, poi, possono indicare anche cose buone, belle o addirittura meravigliose. Prestiamo comunque attenzione alle omissioni per quanto riguarda l’accezione negativa: è infatti alla mancanza di amore fattivo che, in alcuni casi, Gesù collega addirittura un luogo chiamato Inferno. Ad ogni modo, qualcuno potrebbe dirmi: “Ma tu parti dalla posizione del credente”. È infatti ovvio che sono un credente. Ogni persona che crede, però, è diversa dalle altre, come il percorso di vita e mentale che l’ha portata a credere è diverso. Prendiamo, ad esempio, la nota immagine di “Gesù Buon Pastore”. Spesso, infatti, il Signore paragona se stesso al Buon Pastore. Dice infatti Gesù che il Buon Pastore dà la vita per le sue pecore, mentre il mercenario, quando vede arrivare il lupo, fugge, abbandonando così le pecore. In questo momento non so con esattezza perché mi sia venuta in mente questa immagine in riferimento all’esistenza di Dio, ma penso che sia giusta. Torniamo ora all’argomento: esiste Dio? Proviamo un po’ a fare un semplice ragionamento. Immaginiamo che l’umanità intera scompaia, che il pianeta Terra scompaia, che il nostro sistema solare scompaia, che la nostra Galassia scompaia, che l’intero Universo scompaia... Ora, immaginando che tutto sparisca: cosa rimane? Cosa rimane, mi chiedo? Ebbene, qualcuno o qualcosa devono pur esserci… Questo “Qualcuno”, naturalmente, è Dio. Il nulla assoluto è impossibile. Anche se la fisica moderna parla di un possibile vuoto originario antecedente il cosiddetto “big bang” e, addirittura, della nascita dell’universo come di una “fluttuazione quantistica del vuoto”, la non esistenza assoluta non è concepibile. A quel punto non rimane tanto un “cosa” possa esistere, ma piuttosto un “Qualcuno”, ossia una pura coscienza infinita, eterna e assoluta. Ricordiamo come Dio in Persona si presentò a Mosè: “Io Sono Colui che Sono” . L’Esistenza Eterna ed Assoluta, insomma. L’Esistenza il cui attributo principale è il Suo Stesso Essere, al di là e al di qua di tutto, ingenerata, increata, indistruttibile, senza prinicipio, senza fine. Non è tanto una questione di "cosa" rimane, come detto, ma di "Chi" rimane e che, anzi, deve esistere già prima di tutto. È lo Spirito, l'Essere, senza il Quale nulla esiste e nulla può essere percepito, anche da noi creature. Tuttavia occorre anche aver fede. Gesù stesso infatti disse: “Quando il Figlio dell’Uomo tornerà sulla Terra, troverà ancora fede?” Ma fede in Chi? Chi è Dio, ammesso che Egli esista? Dio è il Dio d’Israele, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio di Mosè ed il Padre dell’Uomo-Dio Cristo Gesù. Come possiamo esserne sicuri? Anche in questo caso le Sacre Scritture vengono in nostro aiuto. Gesù disse alla donna Samaritana, che si chiamava Dina: “La Salvezza viene dai Giudei” . È quindi nell’alveo della Rivelazione che si deve cercare Dio. Qualcuno potrebbe obiettare: “Ma allora come mai esistono tante religioni?”. Lo sapeva bene anche Gesù, per questo disse: “La Salvezza viene dai Giudei” , per chiarirci le idee, per aiutare le nostre piccole ed imperfette menti. Anche prima che Dio si rivelasse ad Abramo, offrendogli un patto d’eterna alleanza, esistevano popoli pagani. Tuttavia solo ad Abramo il Signore in Persona fece udire la Sua Voce. Questo non significa che le persone appartenenti ad altre Religioni non possano entrare in contatto con Dio. Non è Lui che ha bisogno di noi, siamo noi che abbiamo bisogno di Lui. Inoltre, riguardo alla Sua esistenza, è sufficiente osservare la meraviglia del creato per pensare ad un Creatore; in questo caso è impossibile che milioni, miliardi di uomini, donne e bambini... ebbene, si siano sbagliati. Anche se può non essere una prova totalmente convincente che solo la Santisisma Trinità è l’Unico Dio, molte persone, che credevano in altre cose o che non credevano affatto al mondo metafisico in riferimento ad un’Entità Suprema, per varie esperienze, a volte anche dolorose, si sono rese conte, in pratica, che “è Lui che comanda”. Chi sente di voler sperimentare personalmente questa Luce di comprensione, può mettersi d’impegno e provare a cercare Nostro Signore Gesù Cristo ed il Padre Suo e Padre nostro. In qualche modo riceverà una risposta, soprattutto se la sua ricerca di verità è sincera.
Precedente pubblicazione in data 24-06-2021

"La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate " Marco 14, 34 Il dramma del Getsemani ha sempre esercitato sui santi una profonda attrazione: essi non potevano distaccarsi da questa contemplazione. Per poco che tu ami Cristo, non puoi restare insensibile al pensiero di quella notte, nella quale Egli sudava d 'angoscia all 'idea di quanto stava per accadere. Tanto più che col tuo peccato sei implicato nell 'agonia e nella morte di Gesù; è per causa tua e di tutti i tuoi fratelli che la Sua Anima ha conosciuto l 'angoscia e la tristezza fino a morirne. Tanto più comprenderai questa agonia se hai vissuto spesso qualche cosa del genere. Nei momenti di prova, nei quali soffri e piangi, tu desideri la presenza dei tuoi amici. Sì, Gesù ha sperimentato nell 'agonia la spaventosa solitudine dell 'amore misconosciuto. Lascia risuonare profondamente in te le parole che Egli rivolge a varie riprese agli Apostoli entrando nel Getsemani: "Restate qui e vegliate ". È una chiamata a restare a lungo con Gesù, fissando lo sguardo silenzioso su di Lui, quale ti appare in questa scena, come dice Paolo nella Lettera agli Ebrei: "tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede " (12, 2). Ma proprio nel momento in cui tu vorresti pregare, ne provi quasi una impossibilità: come gli Apostoli, amici di Gesù, sei schiacciato dalla stanchezza e cadi nel sonno. Non si tratta solo di una stanchezza fisica, di una impossibilità a fissare l 'attenzione, cosa molto normale se hai pregato a lungo: la difficoltà a pregare non viene solo dalla tua spossatezza, essa è più profonda e prende radice nel tuo innato egoismo. Penso che sia normale provare un profondo malessere davanti all 'agonia; come dice il padre Loew, è un campo nel quale non puoi penetrare: "Sedetevi qui, dice Gesù, mentre Io vado là a pregare " (Matteo, 26, 36). "Tra questo 'qui ', nel quale tu vuoi restare per pregare, e questo 'là ', dove si reca Gesù, vi è un abisso insondabile, incommensurabile ". (J. Loew). Tu comprendi dunque perché provi difficoltà a pregare, perché non riesci a superare questo abisso. E tuttavia sei chiamato a contemplare Gesù nel Suo smarrimento e nella Sua angoscia. Cercheremo di avvicinarci in seguito a questa scena, ma tu resterai sempre sulla soglia, perché non vi è condivisione possibile. La causa del tuo malessere è nel fatto che tu scopri la durezza del tuo cuore di peccatore. Sei ridotto all 'impotenza dal sonno, poiché sei debole, appesantito e addormentato nel tuo peccato. Assomigli agli Apostoli che dormono, anch 'essi, del sonno dell 'incoscienza. Ma di fronte a te vi è il Cristo, il grande vivente, che entra completamente sveglio nel mistero della Sua morte. In fondo, tu soffri di amare così poco Gesù, che ti ha manifestato un amore infinito. Nella Sua agonia è solo, mentre sente il desiderio di avere vicino una presenza amica e confortante. Sappi tuttavia che la tua sofferenza è buona, perché ti situa nella verità del tuo essere: essa è un grido d 'invocazione allo Spirito Santo perché ti faccia un giorno gustare il mistero. Allora sarai ricompensato dei tuoi anni di aridità davanti alla Passione. Ti è richiesto soltanto di restare là in un profondo silenzio per essere e rimanere con Gesù e per Lui. Nell 'agonia vi è un mistero che non puoi condividere né comprendere: lo puoi appena supporre. È per questo che devi perseverare a vegliare in preghiera. Non cercare di comprendere l 'angoscia e la tristezza di Gesù: essa è quella del Verbo incarnato, del Servo sofferente, dell 'Agnello sopraffatto dal peccato del mondo. Rimani semplicemente vicino a Lui, vigilante nella fede e nell 'amore. Quando incontri un amico che soffre, tu non cominci a fare dei lunghi discorsi, per cercare di spiegargli il senso della sua sofferenza, ma stai lì, vicino a lui, in silenzio, tentando di condividere nell 'amore quello che egli sta vivendo. Fa ' lo stesso nel giardino del Getsemani. Esci da te stesso e dalle tue preoccupazioni per pensare solo al Cristo e alla Sua tristezza. Una tale preghiera gratuita, spoglia e disinteressata, rende autentica la scelta che hai fatto di seguirLo. È una preghiera difficile, perché richiede un silenzio profondo e una grande unità di atmosfera. Cristo solo deve occupare tutto il campo visivo della tua coscienza. Allora rileggi attentamente la scena lasciando cadere ogni frase e ogni parola nel tuo cuore lungo tutta la giornata. Se accetti di resistere a lungo in questa preghiera, Cristo ti investirà della Sua Presenza e il Suo Volto addolorato e radioso eserciterà su di te un 'attrattiva capace di strapparti alla miseria del tuo peccato. Dal libro "Prega il Padre tuo nel segreto " di Jean Lafrance
Precedente pubblicazione in data 03-07-2021

Fiumi d’inchiostro sono stati scritti su questo argomento. Miliardi di parole sono state lette e pronunciate. Dio esiste, ed è Onnipotente: Egli può tutto. Ma veramente tutto? Certo, assolutamente tutto. Ora, se Dio è l’Onnipotente, non c’è da meravigliarsi che abbia un Figlio. Come noi, piccole creature, possiamo generare figli, tanto più Dio! E chi è questo Figlio? Il Signore Gesù, naturalmente. Gesù non solo è il Figlio di Dio, l’Unigenito, Primogenito e Dilettissimo Figlio del Dio Vivente, ma è anche il Messia, il Cristo, ossia l’Unto di Dio, il Salvatore annunciato dai Profeti. Gesù dunque è il Messia, il Cristo, l’Unto di Dio. Ma neanche questo è sufficiente. Gesù, infatti, è il Signore dei signori, il Re dei re, il Padrone dei padroni. Il Signore chiese un giorno a San Francesco d’Assisi: “Chi vuoi servire, il servo o il Padrone?” Lascio a voi immaginare la risposta. Il servo è il mondo, ossia la società e la mentalità umana di stampo terreno, unitamente al cosiddetto “ego”, che è l’io umano schiavo, in varia misura, della triade costituita dalla carne, dal mondo suddetto e dal Maligno. il Padrone è il Creatore di tutto e di tutti. Inoltre, se Dio è Onnipotente, può essere anche Trino ed Uno: Padre, Figlio e Spirito Santo. Questa è l’Unica e Vera Divina Trinità: infinitamente buona, eterna, indistruttibile, donatrice di ogni vita, Onnipotente, Onniscente, Onniveggente, Onnipresente ed Onniprescente. Lo Spirito Santo Dio procede dal Padre e dal Figlio, come recita il Credo, il Simbolo Niceno-Costantinopolitano. Dio è dunque Onnipotente, e si è scelto pure una Madre umana: la Vergine Santissima di nome Maria, l’Immacolata Concezione piena di Grazia. Dio, l’Ingenerato, l’Increato, ha preso forma mortale per mezzo di una donna: La Beata Sempre Vergine Maria Santissima. Gesù è dunque il Figlio di Dio, il Figlio di Maria e il Figlio di Giuseppe. Sì, perché il nostro ed Unico Dio ha voluto avere un padre putativo: San Giuseppe, il giusto sposo di Maria, che protesse e nutrì la Sacra Famiglia fin dall’inizio della più grande Chiamata fatta da Dio all’uomo, in mezzo a pericoli, umiliazioni e difficoltà di ogni genere. Gesù è il Messia, l’Amato del Signore, il nostro Salvatore e Redentore. Gesù non solo ha dato la Sua vita per noi tutti, ma è anche il nostro Maestro. Sta scritto infatti: “Uno solo è il vostro Maestro, il Cristo”. E in un altro passo delle Scritture possiamo leggere: “E saranno tutti ammaestrati da Dio”. Guardiamoci dunque dai falsi maestri che, come dice Gesù, sono lupi rapaci in veste di pecore, che fingono di portare al pascolo il gregge solo per il proprio tornaconto e, quando c’è qualche difficoltà, fuggono in cerca di altre prede, spesso deboli e disorientate. Gesù è anche la Vittoria Personificata. Egli, infatti, ha vinto tutto: ha vinto la morte, il mondo, il peccato, il nemico, ossia il diabolico accusatore, la carne, il male, l’odio, la malattia, la caducità senza speranza, la guerra... tutto! Affidiamoci dunque senza timore al Signore dei signori, e lui si prenderà cura di noi come una tenera Madre ed un Padre amorevole.
Chi mai ha potuto…
Chi mai ha potuto essere il Figlio del Dio Vivente? Chi mai ha potuto essere Vero Dio e Vero Uomo? Chi mai ha potuto spaccare la Storia in due? Chi mai ha potuto perdonare i peccati? Chi mai ha potuto versare il Suo Sangue per la salvezza di tutti? Chi mai ha potuto chiamarsi “Il Cristo”, l’Unto di Dio? Chi mai ha potuto risuscitare dai morti? Chi mai ha potuto dire di essere “Signore e Maestro”? Chi mai ha potuto pregare per i Suoi crocifissori? Chi mai ha potuto dire al mare in burrasca e ai venti: “Calmatevi!” Chi mai ha potuto edificare la Chiesa? Chi mai ha potuto far venire il Regno dei Cieli sulla Terra? Chi mai ha potuto chiamarsi “Il Figlio dell’Uomo”? Chi mai ha potuto dire che il primo di tutti è schiavo di tutti? Chi mai ha potuto nascere da una Vergine? Chi mai ha potuto dire di essere la Via, la Verità e la Vita?
Precedente pubblicazione in data 03-07-2021

Quante volte abbiamo sentito questa breve ma importantissima frase: “Dio è Amore”... quante volte? Probabilmente parecchie, a seconda dei casi, naturalmente. Eppure non per questo si “inflaziona”, perché è la pura verità: Dio è Amore. Papa Benedetto XVI ha persino intitolato un’enciclica in questo modo: “Deus Caritas Est”, che è poi uno dei fondamenti del cristianesimo da Gesù in poi, compresi gli Apostoli, i Discepoli, i Santi, Papi, tutti i battezzati e credenti in Cristo. Anche nell’Antico Testamente si trova questo concetto, anche se pare essere messa in rilievo l’azione giusta e potente del Signore. Ma qual è l’azione d’Amore di Dio? Posso solo fare delle considerazioni e delle riflessioni, perché il mistero d’Amore della Santissima Trinità è insondabile. Il Signore stesso, infatti, disse a Santa Faustina che né mente umana né angelica può comprendere Dio. Noi possiamo solo accogliere ciò che Dio ci ha rivelato e la Santa Chiesa ci propone a credere. La mente umana, fosse pure la più intelligente ed acuta, presenta infatti dei limiti enormi. Dio, spesso, è molto “pratico”. Un Sacredote scrisse: “Nessuno è più concreto di Dio”. Gesù, infatti, quando parlava della misericordia e dell’amore che dobbiamo offrire al nostro prossimo, diceva: “Ero affamato e mi avete dato da mangiare, Ero assetato e mi avete dato da bere, Ero nudo e mi avete vestito, Ero malato e siete venuti a trovarmi, Ero carcerato e siete venuti a visitarmi, Ero forestiero e mi avete ospitato”. Un Amore molto concreto, insomma, che aiuta chi ha bisogno. Non per questo Dio disdegna l’amore tipicamente umano, come quello fra un uomo e una donna, o l’amore dei genitori per le proprie creature, o l’amore per il bello, per la poesia, per l’arte, per la natura... Tutto ciò è molto bello, ma al primo posto c’è l’amore che aiuta, che soccorre, che si dona. Un amore incondizionato verso i fratelli più sofferenti nei quali, a ragione, la Beata Madre Teresa di Calcutta vedeva Cristo stesso. Quando tocchiamo un malato o un povero, non dimentichiamolo, tocchiamo Cristo. E il Signore, dal momento che siamo Suoi figli, vuole che imitiamo quest’amore concreto e disinteressato. Una spinta all’amore, per quanto piccola, è presente in ciascuno di noi. Tuttavia è spesso indirizzato a cose che sarebbe bene trattare con le dovute cautele: l’amore per il denaro, per il gioco, per il bere, per il sesso fine a se stesso, per gli oggetti, etc. Non è per fare “la morale” che scrivo questo, ma per ricordare che il nostro amore deve essere rivolto a Dio innanzitutto, poi al nostro prossimo. Non sempre è facile, soprattutto quando incontriamo delle persone “moleste”. Inoltre, se è assolutamente vero che il “prossimo” coincide con qualsiasi creatura bisognosa di aiuto, spesso in maniera impellente, è altrettanto vero che, letteralmente, il “prossimo” è costituito da chi è più vicino a noi: la nostra famiglia, i nostri animali, i nostri amici e conoscenti, ossia tutte le creature con cui entriamo a contatto, a partire innanzitutto dai nostri genitori, tanto che il Signore, nel Quarto Comandamento, dice: “Onora il padre e la madre”. Non dobbiamo correre il rischio di voler aiutare chi è lontano da noi, che è una bellissima e giusta intenzione, a discapito da chi vediamo ogni giorno vicibo a noi, con i nostri occhi, se non siamo cieci fisicamente, oppure mentalmente o moralmente. Infatti, è chiaro che non tutte le persone hanno “amore” e, talvolta, neppure la cosiddetta “morale naturale”, spesso per cause proprie, ma sovente anche per motivazioni che non sono a loro direttamente imputabili, come quelle di tipo famigliare, sociale, intellettuale, economico, psicologico, etc.
È giusto discernere, anche la Scrittura ci invita a “stare attenti a chi facciamo il bene”, tuttavia il messaggio di Cristo, come sempre, porta a compimento le Parole dell’Antico Testamento. Cerchiamo di amare “con sacrificio”. So quanto sia difficile, a volte, e le cadute, in merito, sono molto facili. Non a tutti sono chiesti grandi sacrifici, ed anche quelli minori spesso ci toccano nel vivo. L’importante è rialzarsi sempre, con l’aiuto del Signore e confidando che, alla fine, con il Suo Aiuto tutto andrà bene.
Precedente pubblicazione in data 21-07-2021

Pur avendo un evidente senso della giustizia, alcune persone ritengono “fandonie” concetti come il Giudizio Universale. Anch’io credo che Dio sia Amore Infinito e, di più, Misericordia Infinita, ossia Amore che nulla chiede in cambio. Ma credo anche che sia Giustizia. Gesù Cristo stesso, rivolgendosi a Santa Faustina Kowalska, suora polacca vissuta 33 anni ed universalmente definita “Apostola della Divina Misericordia”, disse: “Io Sono Re di Misericordia e Giudice Giusto.” Questo si può leggere nel “Diario” di questa grande Santa e Mistica, dotata da Dio di doni e carismi eccezionali eppure modestissima, con poca cultura, solitamente dedita, nei vari conventi in cui ha vissuto, alle mansioni più umili: giardiniera, cuoca e portinaia. Penso che il Signore eserciti la Giustizia con infinita Sapienza. Non solo Egli Stesso è la Sapienza Incarnata, ma è anche amorevole pedagogia. Moltissimi esempi di questo si possono trovare nella Sacra Bibbia (Antico e Nuovo Testamento). In pratica tutto ciò ha essenzialmente due aspetti: il Signore punisce non solo per castigare, cioè per infliggere delle sofferenze, ma perché queste facciano comprendere la Verità, l 'umiltà e molte altre cose importanti. Inoltre solo Dio sa trarre il bene dal male: molti sono gli esempi, come si è detto, fra cui il rinnegamento di San Pietro e la conversione di San Paolo. Da queste situazioni obiettivamente cattive (un uomo che per paura rinnega Gesù ed un altro che, pensando di servire Dio, perseguita i primi cristiani) il Signore trae il bene dal male, ossia porta a compimento la Sua opera. Anche nel caso della risurrezione dell 'amico Lazzaro, Gesù affermò che questa morte non era una fine, ma era accaduta per manifestare la Gloria di Dio. L 'esempio più alto di tutto ciò è la morte di Gesù in Croce: dal massimo male (l 'uccisione del Figlio di Dio), il Signore trae il massimo bene (la salvezza di tutte le anime). Ragazzi, non so voi, ma io temo il Demonio e l’Inferno; non sempre si tratta di una semplice "paura "; è così perché il “Santo Timor di Dio” è Volontà Divina. Egli infatti, pur essendo nostro Padre, chiede rispetto e adorazione. Inoltre cerco ogni giorno di amare Dio, il Signore, ed il prossimo. Tutto ciò, naturalmente, è spesso difficile, ma è l’unica Via. Chi ha mai potuto affermare, infatti: “Io Sono la Via, la Verità e la Vita” ? Solo Nostro Signore Gesù Cristo, naturalmente. Personalmente, preferisco essere una “pecora salvata” che un “leone condannato”, anche se il “leone” che è in me, spesso, si dibatte vigorosamente. Ciò non toglie che abbiamo il diritto e, spesso, il dovere, di ricercare, indagare, interrogarci, riflettere, approfondire, agire… in una parola: vivere. Ricordate la scena del film “Matrix” in cui Morpheus chiede a Neo di scegliere fra la conoscenza della “verità” ed il ritorno alla “solita vita”? Egli porge a Neo due pillole: una blu (solita esistenza) ed una rossa (la conoscenza). Naturalmente Neo sceglie la pillola rossa, ma cosa simboleggiano, a volte, questi colori? In un contesto religioso il Paradiso (blu) e l’Inferno (rosso)… Tuttavia non sempre il blu ed il rosso hanno questi significati, anzi. Nel Diario di Santa Faustina Kowalska, Gesù spiega il significato dei colori dei raggi che escono dal Suo Cuore: "Il raggio pallido rappresenta l 'Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime. (...) Beato colui che vivrà alla loro ombra " . Il Signore fece poi in modo che la visione di Santa Faustina diventasse la celebre immagine di Gesù Misericordioso, e Cristo Stesso volle che sotto questa immagine venisse sempre scritto: "Gesù, confido in Te! " . Nelle Sacre Scritture e nel linguaggio del Signore Stesso la simbologia è importante, ad esempio per quanto riguarda la "destra " e la "sinistra ". In questo caso non c 'è una connotazione politica, ma un significato biblico e universale. Leggiamo infatti, in Giovanni 21, 6: “Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci.” Dal libro del profeta Ezechiele, capitolo 47, versetto 1: “Mi condusse poi all 'ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell 'acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell 'altare.”
Precedente pubblicazione in data 03-07-2021

Gesù Cristo è il nostro migliore Amico. Ma come esserne sicuri? Un giorno, tanto tempo fa, Sant’Antonio Abate chiese a Dio perché alcuni uomini sono ricchi, altri poveri, perché alcuni muoiono giovani, altri vecchissimi e perché degli empi sono ricchi e dei giusti sono poveri. E giunse a lui una voce che disse: “Antonio, bada a te stesso. Sono giudizi di Dio questi: non ti giova conoscerli.” Non sappiamo se sia stato un Angelo o il Signore a parlargli, ma anche se fosse stato un Angelo, le parole sono del Signore. Egli non dice a tutti, indistintamente, le stesse cose. Sicuramente tutto quanto è scritto nella Sacra Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, è rivolto a tutti, ma a volte, come Vero ed Unico Maestro, il Signore dice a ciascuno di noi cosa è importante per che riceve la Sua Parola, anche se non espressa direttamente in forma di parole umane udibili dalla mente o dall’orecchio. Quello che sentì Antonio, poche parole, è costituito da un’esortazione, da un’affermazione e da una spiegazione conclusiva. Si tratta di un mirabile intreccio d’invito alla fede e di logica superiore a quella umana, che per essere analizzati e compresi adeguatamente sarebbe richiesto molto tempo. In questa sede ci sentiamo di scrivere quanto segue.
Innanzitutto occorre credere in Dio, nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Credere nel Dio Vivente. Perché il nostro Dio è l’Unico Vero Dio? Come riportato nel Vangelo, Gesù dice alla donna Samaritana: “La salvezza viene dai Giudei”. La donna aveva per nome Dina, come rivelato da Sant’Anna Khatarina Emmerick. Se noi crediamo in Gesù Cristo, crediamo anche in quanto ha affermato e continua tuttora ad affermare. Perché Gesù è il nostro migliore Amico? Si possono dare tante risposte a questa domanda: perché il Padre ci ha creati per mezzo di Lui; perché è vero Dio e vero Uomo, e quindi infinitamente ed eternamente perfetto; perché è morto in Croce per la nostra salvezza eterna, dopo atroci patimenti e umiliazioni; perché ci ama tantissimo, come ha dimostrato moltissime volte ed anche se il “mondo” è spesso orribile, e tale mondo comprende talvolta anche noi stessi; perché è sempre pronto a perdonarci, pur operando anche per la Giustizia. Tuttavia basterebbe solo questo, a farci capire quanto ci è Amico: Lui è sempre con noi. Sempre, anche quando noi siamo tanto lontani da Lui. Senza Dio, e quindi anche senza il Suo Unico Figlio, ogni creatura cadrebbe immediatamente nel nulla, priva dell’Essere che Egli solo può continuamente e per sempre donarci. Gesù è inoltre nostro Padre e nostra Madre. Proprio così. O tu che leggi queste righe, prova a pregare Gesù dicendo: “Signore, ho saputo che mi ami tanto. Vieni a me, desidero conoscerTi, amarTi e ricevere il Tuo Amore.” Presto o tardi il Signore ti risponderà in qualche modo, ti darà un segno, qualcosa... Di solito in base al progetto che ha su di te (Dio ha un progetto su ciascuno di noi, nessuno escluso), in base alle tue condizioni personali... Sta a noi cogliere questi segni, anche piccoli… Perché Gesù? Perché scegliere Gesù? In verità è Lui che sceglie noi, che nel tempo vivamo in luoghi interiori ed esteriori ben precisi, ma spetta anche a noi sceglierLo, cercarLo, invocare il Suo Nome Santo e Benedetto. Perché porre le nostre vite sotto la Sua Onnipotente Signoria? Perché, così facendo, Lui può intervenire liberamente. Provate a farlo, se non l’avete fatto. Se pregate Gesù, chiedendoGli di intervenire nelle vostre vite, Lui lo farà. Sicuramente. Magari non come vi aspettereste, ma lo farà senz’altro. Provate seriamente. Un padre è più sapiente del figlio ancora piccolo, e al figlioletto non sempre piace ciò che decide il padre per lui. Mi ricordo ancora un esempio fatto da un sacerdote: un bambino piccolo vuole giocherellare con un bel coltello luccicante, e il padre, naturalmente, glielo impedisce. Così anche noi, a volte, desideriamo qualcosa che può essere paragonato ad un coltello luccicante. Noi, ovviamente, non lo sappiamo, ma Gesù sì. Voi tutti sapete cosa significano le espressioni “il migliore amico” e “l’amico del cuore”. Ebbene, chi è il nostro miglior amico? È Gesù! Gesù è più vivo di noi! A volte siamo dei morti ambulanti, ma non è così per Gesù. Lui è il Vivente, il Primogenito di coloro che risuscitano dai morti. Gesù è veramente il nostro unico vero amico, l’amico del cuore. Egli è l’Amico che non ci tradirà mai, che non ci abbandonerà mai, che non si stancherà mai di noi. Provare per credere. Riflettete: tutti possono tradirci, in certi casi, ed anche noi possiamo tradire tutti, in certi casi. Ovviamente questo non avviene sempre ma, in linea teorica, è continuamente possibile. Tutti noi ne abbiamo fatto esperienza. Nei momenti peggiori delle nostre vite, l’Unico che si ricorda veramente di noi è Gesù! Con Dio Padre, lo Spirito Santo e Maria Santissima, naturalmente; Ella, pur essendo una creatura come noi, è stata eletta da Dio “piena di grazia” e, sempre per grazia, preservata dal peccato e dal male. È proprio così, e qual è il momento più temuto? La morte, che Lui ha vinto per noi. Il Figlio del Dio Vivente, infinito ed eterno, ha assunto forma umana, fino alle estreme conseguenze. Ma con la Sua Resurrezione ha mostrato chi Egli è veramente, grazie all’Onnipotenza del Padre, che volle comunicare al Figlio ed allo Spirito Santo, che da entrambi procede e che tutto vivifica nell’Amore. Non si tratta solo di un amore di attrazione, ma anche di donazione reciproca, infinitamente superiore al nostro, in grado d’inglobare e trasfigurare anche il male. Provate a dire a Gesù: “Sei Tu il mio migliore amico, l’unico vero amico che ho”. Solo Lui sa amarci d’un Amore infinito. E anche quando sbagliamo, affidiamoci a Lui, e chiediamoGli perdono. Come sapete, è così facile sbagliare, ma il fatto stesso di capirlo, anche dopo molto tempo, viene dal Signore. Chi mai, fra gli uomini, anche fra i più Santi, è disposto ad ascoltarci ventiquattr’ore su ventiquattro? Non solo ascoltarci, ma anche vivere in noi e con noi. Lui bussa sempre alla nostra porta, in particolare alle porte del cuore e della mente. Sta a noi aprirGli. Ricordiamoci cosa disse Papa Giovanni Paolo II all’inizio del suo pontificato: “Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Non abbiate paura! Lui sa cosa c’è nell’uomo, solo Lui lo sa.” Stiamo anche attenti e vigili: la porta della mente, in particolare, è anche la porta attraverso la quale il nemico diabolico spesso tenta d’infiltrarsi, e spesso ci riesce. La mente, di solito, funziona in base a cosa percepiscono i sensi, anche se può agire senza di essi. Pensate ai milioni d’informazioni e sensazioni, buone e cattive, piacevoli e spiacevoli, belle e brutte, che giungono ad essa attraverso gli occhi, le orecchie, il tatto, il gusto e l’olfatto… Occorre prendere una decisione: porre la propria vita sotto la Signoria di Gesù Cristo. Non dimentichiamo, infatti, che Gesù è il Signore! San Paolo arriva a dire che è solo grazie allo Spirito Santo, allo Spirito di Dio, che è Verità infinita, eterna ed assoluta, che noi possiamo veramente dire: Gesù è il Signore! Gesù, dopo essere risuscitato dai morti, disse: “Mi è stato dato ogni potere in Cielo e in Terra”. Se Gesù, dunque, già prima Onnipotente, dall’eternità, perché Figlio Unigenito del Padre, dice ancora oggi a noi questo, occorre darGli ascolto. Gesù è Onnipotente, Lui sa come e quando intervenire. In realtà interviene sempre, anche se noi non ce ne accorgiamo. Egli stesso, infatti, afferma: “Senza di me non potete fare nulla”. “Nulla” non significa “poco”, ma proprio niente. Perché dunque scegliere Gesù? Perché Egli è Dio, l’Unico Dio, con il Padre e lo Spirito Santo. Perché Egli può tutto. Perché è per mezzo di Lui che possiamo tornare al Padre, che ci ha creati. Perché Lui è morto per noi. Vi pare poco? Ma è proprio così! Perché Lui è il Maestro, l’Unico Maestro, con il Padre e lo Spirito Santo. Se avete dei dubbi, come può capitare, cercate di pregare di più, di confessarvi, di andare a Messa, di ricevere con fede l’Eucarestia, di ascoltare, di studiare, d’indagare, di ossercare, di cercare… Lode e gloria a te, Signore Gesù! Tu Sei l’immortale Re dei secoli e delle genti. Il Cristianesimo non è solo una dottrina, ma è Gesù Stesso. Egli infatti dice: “Io Sono la Via, la Verità e la Vita”. Non dimentichiamolo mai. “Io Sono Colui che Sono” è il Nome che Dio Stesso rivelò a Mosè. È Lui la Porta. Chi passa attraverso di Lui, ci dice la Scrittura, potrà entrare, e uscire, e troverà pascolo. A Lui la lode e la gloria nei secoli!
Precedente pubblicazione in data 03-07-2021

A noi, peccatori, torna difficile capire come si possa essere liberi ed essere "preservati dal peccato ". Ci sembra che, in ogni caso, tale esenzione sia un privilegio staccante e che perciò la libertà di Maria voli troppo in alto per confortarci delle nostre evasioni della moralità. Se si è "preservati dal peccato " come affermare che si è liberi se appunto "non si può fare peccato " ? È poco più che una difficoltà di parole, eppure costituisce un ostacolo per non pochi nel loro vincolo di culto a Maria. Dobbiamo dunque ricordare il significato di una libertà giustamente definibile "Immacolata ". color: #0000ff; ">Assumiamo questo termine nella sua bella accezione biblica. Agli Efesini Paolo parla della misteriosa "irreprensibilità " destinata da Dio ai credenti come Chiesa. Lo stesso appellativo si ritrova in Filippesi 2, 15 e in Colossesi 1, 22. Anche in Apocalisse 14, 5 viene esaltata questa condizione degli eletti. È evidente che questa "irreprensibilità " non è perfezione che urti contro la libertà. Bisogna piuttosto ricordare che la nostra esperienza di libertà e il nostro uso di essa, non costituiscono affatto il criterio universale di giudizio per valutare se una libertà sia autentica o no. Infatti, stando a ciò che abbiamo ricordato, una libertà è autentica non se può determinarsi al "male " piuttosto che al "bene ", cioè attuare il peccato, ma se deve solo a se stessa la sua scelta, qualunque sia nella realtà l 'oggetto di questa scelta. Siamo così aiutati a precisare i termini della questione. Una persona avrà una libertà veramente "irreprensibile ", o "immacolata ", nella misura in cui è pienamente risoluta verso certi beni e avversa a certi mali. Ci sono peccati che noi stessi, nella condizione morale concreta in cui ci troviamo per Grazia di Dio, non faremmo mai: ciò non significa per nulla che ci sia "impedito " farli, ma più semplicemente che il grado di maturazione della nostra libertà consapevole li esclude dall 'essere oggetti possibili. Essi appaiono a noi moralmente "assurdi ". Moriremmo prima di determinarci ad essi, salvo restando, è superfluo sottolinearlo, che ciò ci accade perché siamo salvati e vivificati nel Signore. Ma non siamo per questo meno liberi. All 'opposto, la libertà è amplificata, pronta a scelte più profonde, ardite e definitive, matura per un cammino in quelle dimensioni più che umane a cui diamo i nomi santi di "fede ", "speranza " e "carità ".
Dal libro "Maria l 'Aiuto " di Don Giuseppe Pollano
Personalmente, trovo che l 'Aiuto offertomi e datomi da Maria Vergine Santissima, nel corso di questa mia esistenza terrena, sia sempre stato potente quanto "invisibile ", ossia nascosto ai miei occhi e agli occhi altrui, ma non per questo meno efficace. Questo tipo di aiuto veramente materno quanto ultraterreno, è stato sperimentato da moltissime persone, alcune delle quali me lo hanno anche confermato. Dio, il Signore dei signori, il Re dei re, ha veramente creato l 'Universo "immacolato ", comprese tutte le Sue creature, nel senso che fino al peccato dell 'uomo tutto ha sempre eseguito perfettamente la Sua Volontà, che è Santa, ossia separata dal male, anche se non esime le creature dal dolore, e che non ha esentato da questo neppure la vita terrena del Suo Figlio Gesù. La grandezza dell 'Universo è inconcepibile, e la scienza moderna afferma che potrebbero esserci molti altri universi, oltre a quello in cui viviamo. Eppure il Signore ama ogni Sua creatura, ogni Suo figlio e figlia in maniera individuale, ossia uno per uno, come sappiamo.

Tuttavia, essendo anche Egli assolutamente Libero, ha potuto e voluto che Gesù Cristo nascesse "nella carne " solo da una donna, vergine, senza l 'aiuto di un uomo. Mi stupisco di come alcune persone, anche cristiane, possano avere dei dubbi in proposito. Non mi stupisco per via del "dogma " o per puro "moralismo religioso ", dal momento che è sempre una cosa buona avere dei dubbi e porsi degli interrogativi, ma mi stupisco perché, come in altri casi, viene messa in discussione l 'Onnipotenza di Dio. Perché, sapete, se non Dio è Onnipotente, siamo in guai seri, poco ma sicuro. Non solo la nostra vita finisce in una fossa o in un 'urna cineraria (personalmente non voglio essere cremato), ma ogni tipo di male è destinato, prima o poi, a vincere in qualche modo. Invece, se Dio è Onnipotente, come crediamo, non solo avremo la vita eterna, ma ogni tipo di male, anche se sembra trionfare, prima o poi fallirà. Ora, se Dio è Onnipotente, non solo può avere un Figlio, che noi sappiamo essere l 'Unico Messia Gesù Cristo, ma può anche far nascere una Persona solo da una donna, senza che sia fecondata da un uomo. Sono talmente convinto che Dio sia Onnipotente che, se Egli lo volesse, so che potrebbe ottenere il numero cinque dalla somma di due più due. Come? Cambiando tutte le leggi matematiche e fisiche dell 'Universo, ad esempio, oppure in altri modi. Tuttavia, non penso che voglia farlo, anche perché, per il Signore, i numeri rivestono un valore particolare, forse anche perché "non mentono ". Lo Spirito Santo, infatti, è lo Spirito della Verità. Don Pollano è riuscito ad esprimere molto bene, in parole umane, il mistero della Libertà Immacolata di Maria, quasi dimostrandolo. In particolare, ha affermato che alcune persone sono "incapaci " di compiere determinate azioni malvagie non perché non possano tecnicamente farle, ma perché non occupano la dimensione dei loro pensieri. In questo modo d 'esprimersi, non solo viene fatta un po ' di luce sul mistero dell 'incapacità di Maria di compiere il male, ossia di peccare, ma vi è anche un grande spirito di difesa, un qualcosa che procede dall 'Avvocato e Consolatore in Persona, che è lo Spirito Santo Paraclito. Anche la legge umana, pur nella sua ampia imperfezione, stabilisce che se una persona ha compiuto un atto criminoso in condizioni di "infermità mentale temporanea o permanente ", non merita il castigo prescritto ma, piuttosto, l 'Ospedale Psichiatrico Giudiziario o OPG (in effetti, però, non si sa quale sia la destinazione migliore). Tuttavia, la questione va ben oltre quanto affermato. Occorre fare un esempio: in Uganda fra gli ultimi anni del secolo scorso ed i primi anni 2000, c 'è stata una guerra che ha visto coinvolto l 'esercito regolare ugandese e le truppe dei "ribelli ", una situazione piuttosto tipica in queste zone della Terra. Ora, i "ribelli " usavano i cosiddetti "bambini soldato ", ossia dei giovani adolescenti e pre-adolescenti, dei veri e propri bambini, come soldati. Insegnavano loro ad usare le armi, a combattere, a tendere imboscate, ad utilizzare esplosivi... ad uccidere, insomma. Non solo, ma molti di questi ragazzini, a volte inveivano sui prigionieri o sui cadaveri dei nemici, arrivando addirittura a bere il loro sangue, in segno di vittoria e per "ottenere potenza ". Tutto ciò sembra incredibile, eppure è successo davvero, e probabilmente succede ancora, in alcune parti del mondo.

In base a quanto detto, è ovvio che anche un bambino europeo, tecnicamente, può fare altrettanto, se aiutato da qualche sciagurato malfattore, ma in realtà questo non può accadere. Proprio come ha detto Don Pollano: in teoria si può commettere un efferato peccato, ma in realtà non è possibile che questo accada. Qui vi è l 'atavica questione dell 'ambiente che forgia la personalità dell 'uomo, espresso in maniera molto interessante e divertente nel film "Una poltrona per due ", che forse molti di voi conoscono. Tuttavia, le cose non sono così semplici. Perché? Perché se solo l 'ambiente e le persone fossero sufficienti a formare il carattere degli uomoini e delle donne... questo non sarebbe una vera forma di libertà, ma l 'essere umano verrebbe posto al livello di un sofisticatissimo computer biologico, in grado di essere "programmato " e, quindi, agire di conseguenza. Eppure, almeno in piccola parte, questo è purtroppo vero, non nel senso che noi siamo veramente dei "robot ", ma nel senso che la complessa psicologia umana può essere manipolata in maniera sofisticata da chi ne conosce i meccanismi principali. Un esempio? La pubblicità. Dietro molte forme di "marketing ", specialmente televisivo (in quanto prende di mira la vista e l 'udito), esistono esperti psicologi che cercano di catturare l 'attenzione degli spettatori e, soprattutto, di spingerli a desiderare un determinato prodotto. Avete mai notato che nelle pubblicità televisive di automobili vengono spesso messe in risalto cose come l 'importanza della famiglia (dei figli, soprattutto), del senso di "libertà ", del successo, etc.? Tutto ciò non è affatto casuale, ma mira a toccare determinate "corde " del pensiero e degli istinti umani, che di per sé hanno una potente presa sulla maggior parte degli individui. In pratica, in amore, in guerra e... negli affari... tutto è permesso, o quasi. Maria, la Madre di Dio e Madre nostra, era libera appunto perché Immacolata, ossia "non contaminata ", come lo sono i bambini piccoli. Ma la Sua Purezza non consiste solo in questo: c 'è infatti la misteriosa azione di Dio che l 'ha preservata da tutto il male compiuto dalle sue generazioni carnali precedenti, nonché dalle forze del male invisibili. Non c 'è niente di cui scandalizzarsi. Anzi, dovremmo rimanerne ammirati. "La gente è strana ", come diceva Mia Martini nella sua famosa canzone: ci scandalizziamo per i "furbetti del cartellino " che fanno timbrare il badge lavorativo da qualcun altro al loro posto, ci scandalizziamo per i "serial killer cannibali "... ma qualcuno si scandalizza pure per il fatto che Dio, circa duemila anni fa, fece nascere da Anna e Gioacchino una Donna Immacolata, ossia senza peccato ed incapace di peccare. Ci lamentiamo per il male e qualcuno si lamenta pure per il bene... siamo proprio strani. Non per niente Gesù ci dice: "Beato chi non si scandalizza di Me ". La questione del "libero arbitrio " è molto complessa, più di quanto si pensi comunemente. Per questo occorre avere "fede ", ossia credere in Dio ed avere fiducia in Lui. Cosa significa "credere in Dio " ? Non significa solo credere che Dio Esiste, il che è già una grande cosa, in quest 'epoca, ma significa anche credere che è il Signore di tutto e di tutti, che nessun tempio è in grado di contenerlo, che Egli abita nel cuore umano, che Egli è infinitamente trascendente, ossia al di sopra di tutto e di tutti, ma anche infinitamente immanente, ossia presente in tutto e in tutti. "Senza di me non potete fare nulla ", ha detto e ci dice tuttora Gesù Cristo, ossia "Senza di Me, che Sono Dio, non potete fare nulla ", perché in Lui viviamo, ci muoviamo, agiamo e non agiamo. Se un credente pecca, molto probabilmente andrà a confessarsi. Perché? Non solo perché sa di aver compiuto il male, non solo perché sa che per il Preziosissimo Sangue di Gesù noi riceviamo il perdono, ma anche perché sa che Dio lo ha visto peccare. Se dunque sappiamo che Dio ci vede quando pecchiamo, perché non dovremmo sapere che Egli ci vede anche quando non pecchiamo, ossia che Egli è sempre con noi?

La Libertà Sovrana di Dio si è dunque espressa nella Libertà Immacolata di Maria, che non solo ha detto liberamente e felicemente "Sì " a Dio, ma che le ha anche permesso di non peccare. Certamente ella ha subito tentazioni ed attacchi dal Maligno, ma la sua innocenza le ha permesso di non covare dentro di sé il male, né tantomeno di metterlo in atto. Da migliaia di anni, invece, gran parte della società umana è strutturata in modo che i bambini "si sveglino " presto al peccato, ossia che credano giusto pensare, dire o fare cose "cattive ", che per il mondo, invece, sono "buone ". Questo è sotto gli occhi di tutti, e tutti noi lo sappiamo anche per esperienza personale. Un aspetto della fede cristiana che è spesso un po ' trascurato, è invece una delle sue colonne portanti. Di cosa si tratta? Si tratta del fatto che Gesù Cristo tornerà visibilmente su questo pianeta, chiamato Terra. Molte pecorelle della Chiesa, anche buone e fedeli più di molte altre, collegano l 'incontro con il Signore Gesù al momento della morte. Questo è vero. Anzi, verissimo. Ma quanti, in cuor loro, sperano che Gesù tornerà mentre sono ancora in vita sulla Terra? Ben pochi, probabilmente. Anche per me, spesso, è difficile pensarci. So che Gesù posso incontrarlo nella preghiera, personale e comunitaria. So che Gesù è Re di Misericordia e Giudice Giusto, come ha detto a Santa Faustina Kowalska. So che Gesù è vero Dio e vero Uomo. So che lo vedrò quando morirò, e so anche che spesso temo il Suo Giudizio. Ma quante volte penso che, in qualche modo, Egli sta per tornare, e che l 'alba è prossima? Ben poche volte, posso rispondere. Eppure vedo i "segni dei tempi " ! Certamente so di averlo visto sotto forma di alcune persone ed animali. Non voglio però essere frainteso: so di avere visto il Suo Spirito che chiedeva amore, in queste creature. So di aver visto il Suo Spirito ammaestrarmi, per mezzo di queste creature, e questo dovrebbe essere la norma per tutti i credenti. A volte, infatti, può capitare che una persona, anche sconosciuta, ci dica qualcosa di utile per la nostra vita spirituale e terrena, così intrecciate. Ma quante volte ce ne siamo accorti? Anche se questa consapevolezza dovesse coglierci in seguito a questi incontri, questo sarebbe già tanto. Noi cristiani non dobbiamo comportarci come dei "robot ", anche se "intelligenti ". Dovremmo invece lasciarci guidare dallo Spirito, che spesso la pensa molto diversamente da come la pensa l 'umanità "in generale ", ossia non le singole persone, ma la razza umana "mondana ". Nel libro intitolato "I carismi nel Rinnovamento ", scritto da più persone, uno degli autori sottolinea l 'importanza del fatto che il profeta, per esercitare il suo ministero, deve essere libero dai condizionamenti umani. Questo può sembrare difficile, da un certo punto di vista, ma dal punto di vista di Dio è estremamente facile. Anche Maria, per compiere la sua importantissima missione, doveva essere totalmente libera, oltre che Immacolata. Perché il profeta, ossia la persona attraverso la quale Dio parla, deve essere libero? Perché altrimenti il suo messaggio potrebbe scendere a compromessi con la sua famiglia, la sua gente, i suoi datori di lavoro, la sua reputazione, la società in cui vive, la sua salute e la sua stessa vita. Ecco perché molti profeti, antichi e moderni, hanno dovuto affrontare così tante difficoltà, così come le ha affrontate il Profeta per eccellenza, cioè il Figlio di Dio Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, nel quale noi diciamo di credere ed al quale noi abbiamo affidato le nostre vite e le nostre anime, soprattutto. Dal momento che Dio è Padre e Amore, perché i Suoi messaggi sono spesso così "scomodi " ? Questo accade per un atavico contrasto fra il "mondo " e "lo Spirito ", le cui cause sono spesso misteriose. Anche se noi sappiamo che c 'è stata la prima "grande caduta ", ossia il peccato originale, non sappiamo esattamente in che modo questo avvenne, ma è certo che l 'azione del Maligno fu determinata a rovinare l 'armonia della Creazione, illudendo l 'uomo e la donna di essere "come Dio " e non "figli di Dio ". L 'uomo e la donna moderni, anche se non peccano direttamente contro Dio, spesso perché lo ignorano o vogliono ignorarlo, fanno più o meno la stessa cosa. Costruiscono città come Caino, uccidono i loro fratelli e le loro sorelle come Caino, uccidono Cristo nei deboli come i Farisei e gli antichi Romani, spengono la speranza di pace... La pace, come a volte si sente dire, non significa necessariamente "assenza di guerra ", ma assenza di malizia. Nelle guerre che l 'uomo combatte da migliaia di anni, ci sono stati a volte momenti di onore, di coraggio, di eroismo, di altruismo, di fede... di amore... unitamente ad innominabili atrocità. Nei momenti di "pace ", invece, possono tranquillamente esserci malizia, servilismo, pusillanimità, slealtà, volontà di potenza illecita, etc. Tuttavia il Signore, nella Sua Onnipotenza, sa trarre il bene anche dal male. Un esempio? Noi sappiamo che il Re Nabucodonosor era un crudele omicida, un tiranno, un folle assetato di potere, e che per questo venne castigato da Dio. Ma il Signore, alla fine, aprì i suoi occhi alla Verità, ossia che Egli è l 'Unico Dio, chiamandolo addirittura "Il Mio servo Nabucodonosor ". Guardiamoci dunque dal giudicare i fatti che sono accaduti e che accadono nel mondo come dei "robot programmati ", ma come dei veri figli di Dio. Siamo dunque pecorelle amate dal Signore, e non "pecoroni " che seguono ciecamente le mode e le idee del momento, che vanno e vengono. Non per niente Gesù ci dice di essere "astuti come serpenti e semplici come colombe ". Che Gesù e Maria ci proteggano da noi stessi e dai nemici, visibili e invisibili. Amen!
Precedente pubblicazione in data 07-07-2021

Lа motivazione! Ессо ciò su cui continuamente s'indaga, dentro l 'intrico d 'una vita о nelle vicende dei fatti storici, per "capire " le persone. Nel саsо di Maria noi dobbiamo fare emergere dalle nostre categorie usuali, in fatto di motivazione all 'agire responsabile, quella che vorremmo fosse la рiù storica di tutte, е che di fatto resta ршtroppo lа piu astorica di tutte, сiоè il puro amore. Sull 'amore соmе "anima" della storia auspicata e desiderata, valga per tutte la testimonianza del Marx giovane: "Quando tu ami senza provocare amore, cioè quando il tuo amore соmе amore non produce amore reciproco, е attraverso la tua manifestazione di vita, di uomo che аmа, non fai di te stesso un uomo amato, il tuo amore è impotente, è una sventura " (Terzo manoscritto 1844). Questa aspirazione, assente soltanto in certi fanatismi politici, ha sempre perso assai presto, in concreto, la sua universalità. С'е la ragione. L 'Аmоге che sussiste pieno e incorrotto è Dio (1 Gv 4,8). Il mondo non è Dio. Il mondo dunque non è amore, "ha " soltanto una capacità di amare la quale non è in grado di creare e mantenere relazioni interpersonali di comunione. Senza l 'infusione dell 'Amore che è Dio in noi non abbiamo alcuna possibilita di realizzare "l 'ideale " di Marx. Perciò l 'amore, nella sua realtà risolutiva della vita, senza Dio rimane astorico. Non fa parte delle nostre civiltà. Е non facendone parte resta il «grande assente», nella cui mancanza noi esistiamo e tentiamo inutilmente, adoperando violenza е morte, di «salvarci» dalla prigionia. Potremmo dire che la conclusione delle culture in cui viviamo è, а proposito dell 'amore, quella così riduttiva di Taine: «Iо ho ridotto l 'amore а una funzione, е questa funzione а un minimum» (Thomas Graindorge). Quando si parla di «puro атоrе» s 'intende un amore che, grazie alla sua pienezza е profondità, «basta а tutto» ossia regge nella forza d 'un continuo bene ogni scelta, ogni intenzione, ogni azione e ogni reciprocità. Paolo ha parlato in modo indimenticabile, agli Efesini, di questa «super-dimensione» dell 'amore divino: «Cosi voi potrete conoscere l 'аmрiezza, la lunghezza, l 'altezza е la profondità dell 'amore di Cristo, che è più grande di ogni conoscenza, е sarete colmi di tutta la ricchezza di Dio» (Ef 3,18-19). L 'anima di Maria di questo amore si accese in un crescendo destinato а sconfinare senza flessioni nella comuniоnе eterna della Trinità. Ciò appunto perché la persona ch 'ella era, già pronta а volere appassionatamente Dio, si dispose con scelte supreme а vivere nella più autentica misticità. Lа misticità è lа realizzazione di quella reciproca inabitazione amorosa che Dio e la persona creata attuano in unità. Gesù la svelò nel discorso eucaristico (Gv 6,56) con particolare evidenza. Paolo la sperimentò соmе immedesimazione (Gal 2,20). Nella letteratura spirituale abbondano, secolo per secolo, i documenti di questa situazione che sta alla radice della orazione contemplativa, della vita apostolica e della testimonianza dei martiri. L 'elemento costitutivo della misticita è la quasi-identificazione dell 'amante con l 'amato. San Giovanni della Croce descrive а questo modo tale avvenimento: «L 'anima spira in Dio lа medesima spirazione d 'amore che nel Figlio spira il Padre e nel Padre spira il Figlio; la quale spirazione è Spirito Santo» (Cant. 34,3). I termini sono al limite ontologico e tuttavia rimangono ineccepibili. La persona non è affatto «annullata», anzi possiede l 'Amore «come cosa sua» (Fiamma 3,73) е lo vive nei luoghi ultimi della sua libertà creaturale. Questa misticità aliena dal misticismo соmе esperienza dеllо «straordinario» nella fenomenologia spirituale, non è che lo sviluppo logico della natura dell 'amore. Perciò essa si identifica con lа perfetta vita cristiana dei risorti in Cristo Signore (Col 3,1-3). Consideriamo di seguito alcuni aspetti della misticità di Maria non in ordine alla sua personale - e da 'altronde insondabile - ricchezza di Spirito, ma nella prospettiva del suo essere «aiuto» dei cristiani е più ampiamente di tutti gli uomini chiamati, рег vocazione соmunе, «alla comunione con Dio» (GS, n. 19). color: #0000ff; ">1) Dio è Amore La riflessione su questo solare fulcro della Rivelazione è inesauribile. Noi anzi stentiamo а contenere, nella nostra intelligenza obbligata а continue differenziazioni, la semplicità dell 'enunciato. Ci pare che dire «Dio è amore» sia troppo рoсо. Subito siamo portati а scindere е а «integrare»; non soltanto per una comprensione analitica delle azioni varie di Lui, ma perché è veramente arduo аllа nostra mente conservarsi а lungo sull 'apice di una proposizione cosi «assoluta». L 'accettazione integrale di questa verità, inoltre, ci porta а una verifica sconvolgente delle «motivazioni» di cui parlavamo iniziando. Anche qui ci pare impossibile, soffocante per eccessiva sublimità, che Dio agisca solo e sempre per Amore e non possa avere mai nessuna ragione minore. Alla nostra terribile capacità d 'improvvisazione, in fatto d 'impulsi ad agire, una tale perfezione fa paura. Eppure Dio non si è svelato per intimorirci, ma all 'opposto per insegnarci la moralità della salvezza: «Ascolta, lsraele. Il Signore, Dio nostro, è Unico. Amerai dunque il Signore tuo Dio con tutto il cuore, соп tutta l 'anima, con tutte le tue forze» (Dt 6,5). Che Dio sia Amore e agisca per Amore è d 'altronde mostrato nell 'intero cammino della Salvezza. L '«economia» divina è invariabile perché Dio è fedele. Tutto ciò che possiamo constatare, е anche questo а nostra consolazione, è la ricchezza di tale economia che соntemporaneamente è paterna, fraterna e sponsale. Amati di un unico amore che ci investe con triplice luce e chiude attorno al nostro essere progetti d 'assoluta perfezione di benevolenza, noi viviamo «chiamati». Persone chiamate dall 'Amore. Е si арге precisamente qui il dramma della nostra inettitudine di esuli. color: #0000ff; ">2) Dio è l 'Inaccessibile Non stupisca che l 'esaltazione di Dio, che è Amore, sia seguita immediatamente da una precisazione di questo genere: «Dio è Dio e поп è un uomo» (Os 11,9). Cioè il Suo Amore è anche il suo Essere. I disegni elaborati lì, nel suo segreto altissimo, rimangono sconosciuti e incomprensibili alla creatura. Non abbiamo noi continuamente crocifissi sotto gli occhi? Non sta l 'Eucarestia nei nostri tabernacoli? Non abita lo Spirito in noi? Еррuге le giornate della nostra vita possono scorrere "estranee " а queste геаltà, соmе se - tutto considerato - queste realtà parlassero di соsе inadatte alla vita «concreta», соmе la chiamiamo. Е questa è ancora esperienza di credenti! Ма Paolo disse chiaramente ai Corinzi che i disegni e le esecuzioni dell 'Amore di Dio, calati nella critica dell 'uomo, avrebbero destato irrisione degli intelligenti e scandalo dei pii (1 Cor 1,23). «L 'uomo naturale non è capace di intendere i segreti di Dio. Per lui essi sono follia» (1 Cor, 2,14). E Gesù chiamò Pietro suo «nemico», per respingere la medesima interpretazione «umana» della sua verità di Dio (Mt 16,23). Dunque naturalmente incapaci. Dunque fuori dalla possibiIità di comprendere il mistero, anche dоро aver capito benissimo il significato delle parole. Un Dio Amore, е Amore inaccessibile, è la fine d 'ogni altra possibilità. Chi cercare, se l 'Аmоге è Lui? E nello stesso tempo соmе giungervi, se lа nostra libertà è deteriorata e non «gusta» più la soavità di quest 'Amore, che le rimane sconosciuto? Dio, tutto offerto, rimane da attingere nel modo adeguato: «dare а Dio ciò che è di Dio» significa certamente anche dargli l 'amore. Non dare amore all 'Amore è dargli nulla, quand 'anche i nostri giorni fossero colmi di riti di propiziazione: senza amore nell 'Amore non si entra. In quest 'assurda situazione che il peccato ha determinato, occorre ritrovare la possibilità di accedere а Dio, di mettersi «dalla sua parte» е di prender parte in modo cosciente e responsabile ai Suoi disegni di salvezza. Lа «chiave» per risolvere tutto ciò rimane l 'amore. color: #0000ff; ">3) L 'amore passa Maria sciolse il nodo di questa contraddizione che ci soffoca e grazie alla sua piena misticità pervenne nel profondo di Dio è si «appropriò» con grandissima gioia dei Suoi segreti di salvezza. Ella si trovò di fronte al Dio spalancato agli uomini e nel medesimo tempo infinitamente fedele а Se Stesso. Il Dio conoscibile «solo а chi ama» (1 Gv 4,8) е nascosto, malgrado tutto il Suo dono benigno, а chi non ama. È perfettamente teologale questo paesaggio dell 'umano disegnabile secondo realtà d 'amoге; su scoscendimenti che affondano «nell 'ombra della morte» (Mt 4,16) е oltre l 'agitazione babilonica che stanca le generazioni in fervori inautentici, emerge fra гаге luci di profeti e santi sparse nei secoli, la Vergine nuova che puo «capire» Dio. Può entrare nell '«In-Sé» dell 'Eterno perché lа sua personalità è realmente «fatta di amore». La tensione unitiva è cioè la forza che fede е desiderio, speranza е аbbandono, compongono in purezza completa. Ouesta carità genuina è il «passaggio». Аnche la Chiesa sarà chiamata allo stesso tragitto, соmе sappiamo. Маria apre рег prima la via аll 'Еssеге incontrato con pienezza di reciprocità personale. Siamo qui di fronte al vего realismo storico. Non ci sono, in questa «metastoria» d 'amore spazi nei quali il pensiero possa «inventare» sistemi ontologici. Il tentativo di descrivere l '«Еsseге» о ciò che sta dietro questa «cifra» enigmatica è finito. Per l 'amore della misticità quel pensiero è una «sacca» provvisoria che si è svuotata rispetto al presente nuovo. «Amore» infatti è un Nome, dietro il quale sta il Vivente con cui si e già in comunione. Neppure il realismo della «prassi», che già per parte sua s 'era elevato а giustiziere delle «teologie» е dеllе «metafisiche», è sufficiente а colmare il vuoto che la creatura continua а essere in mancanza dell 'Amore. Infatti lа «prassi» muta e sconvolge i rapporti umani, cercando di incidere con filosofia vissuta i bubboni di tutta la «peste» storica; ma non può andare oltre «l 'umano troppo umano», ossia troppo debole per salvarsi da sé. Rispetto аll 'amore dato аll 'Amore, tutto cade nell 'irrealismo e nella vanità. Essere consapevoli che l 'Amore si pone dunque veramente come potenza storica е «civiltà» è lа sapienza nuova. Di tale sapienza nuova Maria fu appunto l 'interprete fondamentale. In lei la storia è ridiventata «affinità elettiva» соп colui che è l '«Iо Sono». color: #0000ff; ">4) Un aiuto fondamentale La motivazione di Maria si rivela anche, а questo punto, la sua risorsa perfetta rispetto alla nostra maniera di fare lа storia. Noi siamo occupati а realizzare, con impegno autonomo, i valori che ci siamo scelti e a cui intendiamo arrivare grazie а metodi «umani ». Viviamo nel chiuso. Questa vicenda che chiamiamo storia, è senza dubbio una vicenda di tentativi ora tragici ora patetici e che possono anche conoscere, oltre che abissi di viltà, vere punte di eroismo. Ма non raggiunge Dio. Perciò non raggiunge il Suo senso e il Suo compimento nella pace. Se i tempi di Don Bosco furono densi di difficoItà culturali e politiche e la «Ausiliatrice» apparve al santo соmе colei che poteva aiutare la Chiesa «a superare le difficoltà che le venivano dai suoi avversari» (Molineris), i tempi nostri hanno accentuato su tutto e su tutti - Chiesa e mondo - il peso dello storicismo e rendono ancora più necessaria una Iiberazione. Per «storicismo» intendiamo qui non tanto una dottrina quanto un atteggiamento, е precisamente l 'atteggiamento che ha tradotto in pratica le filosofie idealistiche: la realtà è «storia» е nulla esiste al di fuori della storia е аl di sopra della storia. In questi termini la storia, invece di essere il luogo dove Dio cammina con l 'uomo «nel giardino, alla brezza del giorno» (Gn 3,8) ossia in una situazione aperta all 'ordine di tutta la realtà, diventa un sepolcro. Dentro vi staziona una «folla materialista unicamente attenta ai suoi appetiti » (Renan) е nella triste paura della morte. Le varie «anime» che muovono questa folla, anche se ispirate ad autentici valori, non possono vincere la morte che, соmе sappiamo, solo il Risorto ha sconfitta. Per cui il dilemma contemporaneo è: perire nella storia chiusa oppure salvarsi spaccando la chiusura e ricongiungendosi all 'Essere che è Dio. Maria, personalizzando tutto il consenso alla liberazione storica, sciolse dunque le vicende dei molti «amori » della storia stessa nel vigore d 'un supremo amore oltre la storia in quanto tale. Perché, senza dubbio, la vicenda umana va letta come vicenda dei numerosi e contraddittori «amori» che guizzano nelle persone viventi. Amare se stessi, amare le cose, le persone, gli ideali, le possibilita, questo è il dinamismo permanente nei fatti. Sono grappoli di tensioni in antagonismo. Tutti amano, perciò molti invidiano e odiano, aggrediscono e sconfinano. In questo groviglio che riduce spesso l 'uomo а «passione inutile» (Sartre) salvezza non se ne aspira. La Vergine diventa «Arca dell 'Alleanza» е «Santuario dello Spirito» (Marialis cultus, n. 26), entrando пеll 'Аmore che Dio è, cominciò sin dall 'inizio della sua vita cosciente а conoscere con Lui е come Lui l 'arcano storico. L 'Amore divenne in lei spinta autonoma, е irresistibile nello stesso tempo, ad assumere con responsabilità identificante le sorti umane secondo le Volontà di Dio. Fu dunque la dolce e saggia «Economa» costruita dall 'Amore. Qui il suo «aiuto» è sommo. Essere la Possibilità-per-Dio, vivere come persona adeguata e libera - cioè tutto l 'insieme delle caratteristiche proprie che abbiamo già ricordate - non si sarebbero compiuti nell 'efficacia se ella non avesse posseduto, per partecipazione amorosa, l 'iпtimo del sentire di Dio. Соmе Dio si аmа е come Dio ci аmа! Questo è il nucleo splendente di tutta lа coscienza ontologica. Lа sapienza della Chiesa nei suoi santi è appunto condivisione di quel segreto originale. Tale condivisione è pontificato misterioso cioè «servizio di Dio а vantaggio degli uomini» (Eb 5,1) nell 'offerta che in sé raccoglie tutte lе offerte, i doni, i ministeri nella «via migliore» (1 Cor 12,31) che è la carita. Senza tale servizio non si edifica рег Dio. Notiamo, а questo proposito, che questo essere «ponte» fu anche la caratteristica di tutti i santi. Esso esige però un radicalismo di scelta. Con parole severe san Giovanni della Croce stigmatizza, nella prospettiva spiritualе, chi vive passando di continuo da Dio а ciò che non è Dio secondo il ritmo delle «consolazioni». Solo la fedeltà vera segue l 'Amato dovunque e merita perciò lе Sue benedizioni; essa conosce l ' '«oscurità» е l '«aridità» che però non la distolgono da Lui e sono dunque ben diverse dall 'oscurità e dall 'aridità dei «tiepidi» che non gustano Dio perché non vogliono privarsi del gusto del «mondo». Maria, persona vivissima, si pone dunque al centro di questa organicità d 'amore. La sua «intercessione», соmе ancora vedremo, si muove in quell 'altissimo circolo di Vita che ammette soltanto parole e volontà caritatevoli. Preziosissima è la sua esistenza per noi. Non solo соmе «modello» ma come realtà operante, visto che i nostri gesti terreni sono ancora così spesso poveri d 'amore divino e che noi continuiamo а considerare «eccezione» ciò che invece è lа naturalezza di Dio, vivere di carità. Una persona per la quale tale naturalezza sia acquisita è presenza d 'importanza incalcolabile. Ella sta «davanti» а Dio con totale giustizia. Piena di verginità attiva e radicata in Gesu, che venne per «amarci fino al colmo» (Gv 13,1), sa. E sapendo, salva e tutela. È guardandola che possiamo comprendere соmе si congiungano, nel piano divino, lа semplicità d 'una creatura «di Nazareth», cioè di questa povera terra соm 'е, е la semplicità del Creatore amorevole. Соmе sempre, anzi più di sempre, l 'Аmоге compone in Sé, е «risolve», ogni distanza anche la più tragica fra le cose.
Dal libro "Maria, l 'Aiuto " di Don Giuseppe Pollano
Prima pubblicazione in data 07/07/2021

Garabandal è un piccolo villaggio di circa 300 persone situato in una regione montuosa e aspramente bella del nord della Spagna. La sera del 18 giugno 1961, quattro ragazze stavano giocando nella periferia della città : l 'undicenne Maria Cruz Gonzalez e tre ragazze di 12 anni di nome Conchita Gonzalez, Maria Dolores Mazon e Jacinta Gonzalez. Nonostante i loro cognomi simili, nessuna di loro era imparentata. Improvvisamente, udirono un forte rumore, come un tuono, e videro l 'Arcangelo Michele. Nei giorni seguenti, l 'Arcangelo apparve nello stesso luogo, annunciando loro che il 2 luglio avrebbero visto la Madonna. Primo incontro con la Madonna Alle sei di sera del 2 luglio, alla presenza di una folla di spettatori, le ragazze entrarono in estasi e videro la Madonna, accompagnata da due Angeli, uno dei quali era San Michele. Le ragazze descrissero la Madonna così: È vestita di una veste bianca con un manto azzurro e una corona di stelle dorate. Le sue mani sono sottili. C 'è uno scapolare marrone sul suo braccio destro, tranne quando porta in braccio il Bambino Gesù. I suoi capelli, color nocciola intenso, sono divisi al centro. Il suo viso è lungo, con un bel naso. La sua bocca è molto carina con le labbra un po ' sottili. Sembra una ragazza di diciotto anni. È piuttosto alta. Non c 'è voce come la sua. Nessuna donna è come lei, né nella voce né nel viso né in qualsiasi altra cosa. Le ragazze parlavano con la Vergine con la semplicità dei bambini che parlano in modo familiare con la madre. "Le stavamo raccontando ", hanno detto, "i nostri compiti, come stavamo andando nei prati… " e "Lei sorrideva alle piccole cose che le dicevamo ". Dopo questa prima apparizione, la Madonna è apparsa numerose volte, talvolta più volte alla settimana, durante il 1961 e il 1962. Le quattro ragazze non sempre hanno vissuto l'apparizione insieme, a volte la Madonna si presentava solo a una, due o tre di loro. I bambini e le loro estasi Quando le ragazze hanno visto la Madonna, si sono subito inginocchiate, dimentiche del dolore alle ginocchia che colpivano pietre aguzze con un forte rumore (un 'attenta visita medica da parte di vari medici non ha mostrato segni di ferite alle ginocchia). La loro espressione facciale cambia improvvisamente, completamente assorta nel rapimento. Medici e vari testimoni li hanno sottoposti a vari test mentre erano in stato di estasi: non hanno reagito a punture, ustioni o percosse. I tentativi di distrarli si sono rivelati inutili: potenti fasci di luce intensa sono stati concentrati sui loro occhi, ma non hanno nemmeno tremolato, lampeggiato o mostrato alcun segno di disagio - luci potenti che, secondo i medici, in circostanze normali avrebbe causato danni permanenti agli occhi. Al contrario, i loro occhi sono rimasti spalancati, con uno sguardo di gioia profonda, intensa. Queste estasi duravano da pochi minuti fino a diverse ore, con le ragazze completamente immobili in posizioni sbilanciate, teste inclinate all 'indietro, occhi rivolti in alto, inginocchiate su rocce e terreno accidentato. Molti eminenti medici hanno studiato gli eventi e visitato le ragazze durante le apparizioni. Dopo anni di osservazioni, uno specialista in pediatria ha attestato che le ragazze sono sempre state del tutto normali e che le estasi non rientrano in nessun fenomeno psicologico o fisiologico noto. Il Dottor Ricard Puncernau, noto neuropsichiatra barcellonese, ha attestato: "Di fronte a questi fatti è difficile per il medico dare una spiegazione meramente naturale... Da un punto di vista strettamente scientifico non si può negare, almeno finora, la possibilità di una causa soprannaturale in tutti questi fenomeni ". Il Dott. Gasca Ruiz e il Dott. Ortis Gonzalez, che hanno anche studiato i fenomeni, hanno dichiarato che "tacere sarebbe una vera viltà scientifica da parte nostra. Non troviamo alcuna spiegazione scientifica convincente in grado di spiegare tali fenomeni ". Il miracolo dell 'Ostia Come con la maggior parte delle apparizioni moderne della Madonna, c 'erano molti che non credevano nelle apparizioni. Per questo motivo le quattro ragazze chiedevano continuamente alla Beata Vergine e a San Michele di compiere un miracolo per convincere coloro che ancora non credevano alle visioni. La loro richiesta venne accolta. Il 22 giugno 1962, San Michele disse a Conchita che in una data designata dalla Vergine le avrebbe dato la Comunione e questa volta l 'Ostia sarebbe stata visibile sulla nostra lingua. Le ragazze hanno testimoniato che San Michele in numerose occasioni dall 'inizio delle visioni ha portato loro la Comunione, sebbene queste non fossero visibili agli astanti. Pochi giorni dopo, Conchita apprese dalla Madonna che il 18 luglio sarebbe avvenuto il "piccolo miracolo " dell 'Ostia e che doveva annunciarlo con 15 giorni di anticipo. Quando venne il momento di annunciare il miracolo atteso, scrisse numerose lettere invitando le persone a venire a Garabandal per assistere al miracolo. Il parroco, Padre Valentin, che dubitava che il fenomeno si sarebbe verificato, le impedì di scrivere molte altre lettere. Nonostante ciò, la notizia dell 'atteso miracolo si era già diffusa in lungo e in largo e molte persone provenienti da diverse parti della Spagna iniziarono a prepararsi per essere a Garabandal il 18 luglio. Il giorno dell 'evento, Conchita Gonzalez si inginocchiò in una strada del villaggio in mezzo a una grande folla di pellegrini che si erano diretti a Garabandal per assistere al miracolo promesso. All 'improvviso, sulla lingua tesa della ragazza si vide apparire un 'Ostia bianca e splendente. L 'evento venne ripreso su pellicola. Pepe Diez, il muratore del villaggio, fu un osservatore da vicino e fra coloro che dettero una testimonianza diretta del miracolo: Non ho staccato gli occhi dalla ragazza (Conchita). Si è messa a parlare, a pregare, e poi ha sorriso e sorridendo ha aperto la bocca e ha tirato fuori la lingua in modo molto naturale. Ha esteso la sua lingua, non solo un po ', ma parecchio, e quando ho visto quella lingua così perfettamente scoperta, ho avuto una terribile sensazione di disastro... Ero a malapena a 18 pollici di distanza dal suo viso e dalla vista della sua lingua, sporgente e spoglia, mi dava una terribile sensazione di fallimento, io, che tanto speravo! Conchita tenne fuori la lingua così per circa un minuto. E mentre ero lì, i miei occhi inchiodati su quella lingua così disperatamente scoperta, è successo qualcosa di incredibile! Senza muovere gli occhi per una frazione di secondo, improvvisamente un 'Ostia ordinata, precisa e ben formata apparve miracolosamente sulla lingua di Conchita. Posso attestare che dal momento in cui Conchita ha tirato fuori la lingua, non ha fatto un solo movimento, né con la bocca né con la lingua; non un solo muscolo del suo viso si mosse. La lingua era ben fuori e nuda e all 'improvviso l 'Ostia era lì! Non ho visto come è arrivata. È stato istantaneo! Non posso nemmeno dire che sia arrivato in una frazione di secondo. Era proprio lì! I messaggi formali Il primo messaggio formale della Madonna è stato dato alle ragazze il 4 luglio 1961 e annunciato pubblicamente il 18 ottobre. Di seguito il messaggio: Dobbiamo fare molti sacrifici, fare molta penitenza e visitare frequentemente il Santissimo Sacramento. Ma prima, dobbiamo condurre una buona vita. Se non lo facciamo, ci colpirà un castigo. La coppa si sta già riempiendo, e se non cambiamo, verrà su di noi un castigo molto grande. Il secondo messaggio formale è stato dato molto più tardi, verso la fine delle apparizioni. La Beata Vergine disse a Conchita il 1 gennaio 1965 che l 'arcangelo San Michele sarebbe apparso il 18 giugno e avrebbe consegnato un messaggio a suo nome. Il messaggio era il seguente: Poiché il mio messaggio del 18 ottobre non è stato rispettato e non è stato reso noto al mondo, vi avverto che questo è l 'ultimo. Prima, la tazza si stava riempiendo. Ora sta scorrendo. Tanti cardinali, tanti vescovi e tanti sacerdoti sono in cammino verso la perdizione e portano con sé tante anime. Viene data sempre meno importanza all 'Eucaristia. Con i vostri sforzi dovreste allontanare da voi l 'ira di Dio. Se gli chiedi perdono con cuore sincero, Egli ti perdonerà. Io, vostra Madre, per intercessione di San Michele Arcangelo, vi chiedo di emendare la vostra vita. Ora stai ricevendo gli ultimi avvisi. Ti amo molto e non voglio la tua condanna. Pregateci con sincerità e noi esaudiremo le vostre richieste. Dovresti fare più sacrifici. Pensa alla passione di Gesù. Messaggio parallelo con Akita Non si può fare a meno di vedere la sorprendente somiglianza dei messaggi formali di Garabandal con i messaggi della Madonna nelle apparizioni approvate dalla Chiesa di Akita, in Giappone. Il 22 aprile 1984 il vescovo John Shojiro Ito, vescovo locale della regione di Akita, in Giappone, dichiarò di origine soprannaturale le apparizioni mariane di Nostra Signora Akita. Di seguito è riportato il testo esatto dei messaggi della Madonna in Akita: Come vi ho detto, se gli uomini non si pentono e non migliorano se stessi, il Padre Celeste infliggerà una grande punizione a tutta l 'umanità. Sarà sicuramente una punizione più grande del Diluvio, come non si è mai vista prima. Il fuoco si tufferà dal cielo e gran parte dell 'umanità perirà... I buoni come i cattivi periranno, senza risparmiare né sacerdoti né fedeli. I sopravvissuti si troveranno immersi in tali terribili disagi che invidieranno i morti. Le uniche braccia che ti rimarranno saranno il Rosario e il segno lasciato da Mio Figlio (Eucaristia). Ogni giorno recita le preghiere del Rosario. Con il Rosario pregate per i vescovi e i sacerdoti. L 'opera del diavolo si infiltrerà anche nella Chiesa. Si vedranno cardinali opposti ad altri cardinali... e vescovi confrontarsi con altri vescovi. I sacerdoti che mi venerano saranno disprezzati e condannati dai loro confratelli; chiese e altari saranno saccheggiati; la Chiesa sarà piena di coloro che accettano compromessi e il demonio tenterà molti sacerdoti e religiosi a lasciare il servizio del Signore. Nei suoi messaggi a Garabandal, la Madonna ha predetto tre grandi eventi soprannaturali: l 'Avvertimento, il Grande Miracolo e il Grande Castigo. Il terzo, il Grande Castigo, come con Akita, è condizionato. L 'avviso Conchita fu avvisata dalla Madonna ai pini il 1 gennaio 1965 di un Avvertimento divino che avrebbe preceduto il Grande Miracolo. L 'Avvertimento sarà visto e sperimentato da tutte le persone in tutto il mondo e sarà un 'opera diretta e soprannaturale di Dio. Avrà luogo prima del Grande Miracolo in una data sconosciuta a Conchita, e il suo scopo è dare alle persone la possibilità di modificare la propria vita. Conchita ha scritto: L 'avvertimento viene direttamente da Dio e sarà visibile a tutto il mondo e da qualsiasi luogo in cui si trovino molti. Sarà come la rivelazione dei nostri peccati e sarà vista e sentita da tutti, credenti e non credenti, indipendentemente dalla religione di appartenenza. Sarà visto e sentito in tutte le parti del mondo e da ogni persona. In un 'intervista del 1973, Conchita descrive ulteriormente l 'Avvertimento: La cosa più importante dell 'avvertimento è che ogni persona, chiunque nel mondo intero, vedrà un segno, una grazia o una punizione dentro di sé. In altre parole, un avvertimento. Si ritroveranno tutti soli al mondo, non importa dove si trovino in quel momento, soli con la loro coscienza davanti a Dio. Allora vedranno tutti i loro peccati e ciò che i loro peccati hanno causato. Questa idea di monito mondiale, di “illuminazione delle coscienze”, si ritrova anche in altre rivelazioni private, in particolare nel Diario di Santa Faustina. Nel suo Diario (n. 83), ella rivela il seguente messaggio di Gesù: Prima che giunga il giorno della giustizia, sarà dato agli uomini un segno nei cieli di questo tipo: Ogni luce nei cieli si spegnerà e vi saranno grandi tenebre su tutta la terra. Allora si vedrà il segno della Croce nel cielo e dalle aperture dove furono inchiodate le mani e i piedi del Salvatore usciranno grandi luci che illumineranno per un certo tempo la terra. Questo avverrà poco prima dell 'ultimo giorno. Allo stesso modo, nelle "locuzioni interiori " ricevute da Padre Stefano Stefano Gobbi dalla Madonna, come contenuto nel libro "La Madonna parla ai suoi amati sacerdoti ", la Madonna ha preannunciato una "Seconda Pentecoste " (messaggio dato il 2 ottobre 1992): Ciò che accadrà è qualcosa di così grande che supererà tutto ciò che è accaduto dall 'inizio del mondo. Sarà come un giudizio in miniatura, e ciascuno vedrà la propria vita e tutto ciò che ha fatto, alla luce stessa di Dio. Inoltre, nel suo messaggio del 28 giugno 1990 a Padre Stefano Gobbi ella dice: La Seconda Pentecoste verrà come un fiume di grazia e di misericordia che purificherà la Chiesa e la renderà povera e casta, umile e forte, senza macchia né ruga, tutta bella, ad imitazione della tua celeste Madre... La Seconda Pentecoste verrà come una rugiada sul mondo e trasformerà il deserto in un giardino, nel quale tutta l 'umanità correrà, come una sposa, per incontrare il suo Signore, in una rinnovata alleanza d 'amore con Lui. Infine, in un messaggio a Padre Stefano Gobbi del 22 maggio 1994, festa di Pentecoste, la Madonna dice: Il trionfo del mio Cuore Immacolato coinciderà con il grande prodigio della Seconda Pentecoste. Un fuoco nuovo scenderà dal cielo e purificherà tutta l 'umanità, tornata pagana. Sarà come un giudizio in miniatura e ciascuno vedrà se stesso alla luce della Verità stessa di Dio. Così i peccatori torneranno alla grazia e alla santità; gli smarriti alla via della giustizia; quelli lontani alla casa del Padre; i malati alla guarigione; e i superbi, gli impuri, i malvagi collaboratori di Satana saranno sconfitti e condannati per sempre... aprite i vostri cuori alla speranza, perché sta per venire su di voi il più grande prodigio della Seconda Pentecoste. Quando accadrà? Nel libro "Garabandal - Il Dito di Dio ", l 'autore Albrecht Weber ha raccontato una conversazione che ebbe con Conchita su quando sarebbe avvenuto l 'Avvertimento. Conchita ha detto all 'autore: "Quando tornerà il comunismo, tutto accadrà ". L 'autore ha risposto: "Cosa intendi per ritorna? " "Sì, quando torna di nuovo ", ha risposto. "Questo significa che il comunismo andrà via prima? " "Non lo so ", ha detto in risposta, "la Beata Vergine ha semplicemente detto 'quando tornerà il comunismo ' ". Il Grande Miracolo Conchita ha detto chiaramente che la Madonna ha promesso un Grande Miracolo a Garabandal - un prodigio tremendo che, nelle parole di Conchita, "sarà il più grande Miracolo che Gesù abbia mai compiuto per il mondo ". In un colloquio con Nostro Signore datato 20 luglio 1963, il Signore Gesù disse a Conchita che il Miracolo sarebbe avvenuto "per convertire il mondo intero ". Un conciso riassunto e descrizione del miracolo è stato narrato da Conchita all 'autore Francisco Sanchez-Venture e pubblicato nel suo libro Las Apariciones No Son Un Mito: Io sono l 'unico al quale la Beata Vergine ha parlato del miracolo. Mi ha proibito di dire in cosa consisterà. Non posso nemmeno annunciare la data fino a otto giorni prima che si verifichi. Quello che posso rivelare è che coinciderà con un evento nella Chiesa e con la festa di un santo, martire dell 'Eucaristia; che avrà luogo alle otto e mezza di giovedì sera; che sarà visibile a tutti coloro che si trovano nel paese e nelle montagne circostanti; che i malati presenti saranno guariti e gli increduli crederanno. Sarà il miracolo più grande che Gesù abbia compiuto per il mondo. Non ci sarà il minimo dubbio che venga da Dio e che sia per il bene dell 'umanità. Un segno del miracolo che sarà possibile filmare o teletrasmettere, resterà per sempre ai pini. Il castigo Mentre l 'Avvertimento e il Grande Miracolo sono eventi che si verificheranno sicuramente come profetizzato da Nostra Signora a Garabandal, il terzo grande evento, il Castigo, è condizionato e può essere evitato dal pentimento dell 'umanità. Conchita lo descrive così: Non posso rivelare che tipo di punizione sia se non che sarà il risultato dell 'intervento diretto di Dio, il che la rende più terribile e spaventosa di qualsiasi cosa possiamo immaginare. Sarà meno doloroso per i bambini innocenti morire di morte naturale che per quei bambini morire a causa della punizione. Tutti i cattolici dovrebbero confessarsi prima della punizione e gli altri dovrebbero pentirsi dei loro peccati. Quando l 'ho vista (la punizione), ho provato una grande paura anche se nello stesso tempo vedevo la Madonna. La punizione, se arriverà, verrà dopo il miracolo. Nel suo libro "Le apparizioni di Garabandal ", Francisco Sanchez-Venture y Pascual include la seguente nota scritta da Conchita sul castigo: Il Castigo è condizionato e dipende dal fatto che l 'umanità ascolti o meno i messaggi della Beata Vergine e del Miracolo. Se dovesse avvenire, so in che cosa consisterà perché me ne ha parlato la Santa Vergine, ma non mi è permesso dire di cosa si tratta. Inoltre, ho visto il Castigo. Posso assicurarti che se arriva, sarà peggio che essere avvolti dal fuoco, peggio che avere un fuoco sopra e sotto di te. Non so quanto tempo passerà tra il Miracolo e il Castigo.

In un 'intervista dell 'aprile 2006, Marie Cruz, riferendosi al Castigo, ha detto che "la Vergine non è mai stata minacciosa, è stato un avvertimento, come una madre che consiglia un figlio se prende una cattiva strada ". Conchita ha detto: La Beata Vergine Maria mi ha detto prima che Gesù non vuole mandare il castigo per angosciarci ma per aiutarci e rimproverarci perché non Gli prestiamo attenzione. E l'avvertimento sarà inviato per purificarci per il miracolo in cui ci mostrerà il Suo grande amore e perché possiamo adempiere il messaggio. Posizione della Chiesa su Garabandal La Chiesa ha una terminologia molto rigorosa e precisa per giudicare le presunte apparizioni (pochissime apparizioni sono ufficialmente approvate). Secondo le norme della Congregazione per la Dottrina della Fede, le presunte apparizioni sono classificate in una delle tre categorie: Constat de supernaturalitate - È certo che gli eventi sono di origine soprannaturale. Constat de non supernaturalitate - È certo che gli eventi non sono di origine soprannaturale. Non constat de supernaturalitate - Non è certo che gli eventi siano di origine soprannaturale. Allora, dove sta Garabandal? In una lettera di chiarimento (traduzione inglese pubblicata nel sito EWTN) datata 8 giugno 1993 scritta da Jose Vilaplana, Vescovo di Santander (la Diocesi locale a cui appartiene Garabandal), il Vescovo ha scritto quanto segue: Tutti i vescovi della diocesi dal 1961 al 1970 hanno affermato che il carattere soprannaturale delle dette apparizioni, avvenute in quel periodo, non poteva essere confermato. [Non constat] Sulla base di quanto sopra riportato, le apparizioni a Garabandal sono classificate nella terza categoria - non è certo che gli eventi siano di origine soprannaturale. Il Vescovo non ha detto "È certo che gli eventi di Garabandal non sono di origine soprannaturale ", il che costituirebbe una disapprovazione delle apparizioni. Piuttosto, sulla base della suddetta nota del Vescovo, la Chiesa non è certa della natura soprannaturale degli eventi - il che significa che la Chiesa sta lasciando la porta aperta per una possibile dichiarazione positiva in futuro, in attesa di ulteriori indagini. In una lettera scritta dal vescovo Eugenio Beitia Aldazabal datata 8 luglio 1965, è scritto chiaramente che "non abbiamo trovato motivi di condanna ecclesiastica ". Il vescovo Jose Cirada Lachiondo, in una dichiarazione pubblicata nel giugno 1970, scriveva che i messaggi di Garabandal “non contengono nulla di contrario all 'insegnamento tradizionale della Chiesa sulla fede e la morale”. La prima commissione che studiò gli eventi di Garabandal, pur affermando di non aver riscontrato fenomeni che autenticherebbero la natura soprannaturale degli eventi, chiaramente non condannò l 'apparizione e i messaggi, dichiarando che "non abbiamo trovato nulla meritevole di censura o condanna ecclesiastica né nella dottrina né nelle raccomandazioni spirituali che sono state pubblicate come indirizzate ai fedeli ". Il vescovo che ha chiamato la seconda commissione, il vescovo Del Val, al momento del ritiro dall 'incarico ha dichiarato in un 'intervista che il messaggio di Garabandal era "importante " e "teologicamente corretto ". Alla luce di quanto sopra, anche se la Chiesa non ha ancora dato l 'approvazione ufficiale, un cattolico può credere in regola agli eventi di Garabandal. Gli Ordinari del luogo sono stati molto chiari per evitare condanne. I Vescovi, infatti, consentono pellegrinaggi privati a Garabandal - pratica tipica quando una presunta apparizione non è stata ancora approvata o condannata. Contrariamente a vari resoconti negativi su Garabandal, quindi, il fatto è che le apparizioni non sono mai state ufficialmente condannate dalla Chiesa, in particolare da alcuni dei vescovi locali sotto la cui giurisdizione le apparizioni ricadono. Sebbene le apparizioni non siano state ufficialmente approvate, non sono state nemmeno ufficialmente condannate. Ciò è particolarmente dovuto al fatto che la maggior parte delle parti importanti del messaggio - i messaggi profetici che preannunciano l 'Avvertimento, il Miracolo e il Castigo - possono essere convalidati o invalidati solo nel momento in cui si verificano. Non sapremo mai se gli eventi profetizzati sono veri o no, fino a quando non si verificano effettivamente. Un Messaggio di Speranza e Divina Misericordia Forse la Chiesa non potrà mai dichiarare, in via definitiva, se le apparizioni di Garabandal sono "certamente di origine soprannaturale " o "certamente non di origine soprannaturale ". Questo perché l 'unico vero modo per provare o confutare le apparizioni è convalidare e sperimentare l 'effettivo verificarsi degli eventi spettacolari e profetizzati. Nel frattempo, noi singoli cattolici dobbiamo semplicemente leggere i fatti, prendere una decisione in privato e, cosa più importante, lasciare che il messaggio di conversione, preghiera e pentimento cambi le nostre vite. Nel nostro continuo discernimento delle apparizioni di Garabandal, può essere utile sapere che Madre Teresa e Padre Pio, due dei più grandi Santi del XX secolo, credettero effettivamente alle apparizioni di Garabandal. Se dobbiamo credere alle apparizioni, come hanno fatto loro, allora non possiamo fare a meno di meravigliarci del grande messaggio di speranza, amore e Divina Misericordia delle apparizioni. È un messaggio di speranza per un mondo sommerso in un mare di oscurità e sofferenza: uccisioni dilaganti di milioni di bambini, guerre e massacri, corruzione, degenerazione morale. Il mondo sembra essere sull 'orlo di un precipizio; la Chiesa, apparentemente sull 'orlo del collasso totale. Eppure, il messaggio di Garabandal ci assicura che Dio ha il controllo e che Dio ha un piano per salvare la povera umanità dalle grinfie di Satana. È un progetto che implica un intervento drammatico e diretto di Dio per ricondurre a Lui tutti gli uomini di buona volontà. E se davvero le apparizioni sono vere, allora che piano meraviglioso è! Scrivere di messaggi divini, specialmente di rivelazioni private, è un po ' difficile, specialmente quando questi messaggi (o il veggente coinvolto) non hanno ancora il riconoscimento della Chiesa. Ci vuole molto tempo perché la Chiesa agisca su queste questioni, se lo fa. Ma non è giusto per noi deridere rivelazioni private o veggenti. Va notato che molte persone sante hanno avuto lotte con la Chiesa. Lo stigmatizzato Santo Padre Pio incontrò inizialmente sospetto e opposizione. Anche una grande Santa dei nostri tempi, Santa Faustina Kowalska della Divina Misericordia, ha incontrato opposizione, anche fra le consorelle. Per un certo periodo i suoi scritti e la devozione alla Divina Misericordia furono accantonati in Vaticano finché, alla fine, Papa Giovanni Paolo II li portò fuori e successivamente si diffuse in tutto il mondo. Il costo della nostra indifferenza e cinismo può essere alto. La Madonna di Fatima nel lontano 1917 supplicò l 'umanità di pentirsi e praticare la devozione al suo Cuore Immacolato. Apparentemente, la maggior parte dell 'umanità non ha risposto alla sua richiesta per soli 21 anni, e dopo la fine della prima guerra mondiale nel 1918 sono arrivati gli orrori della seconda guerra mondiale. Di portata più ampia e con armi più avanzate, il bilancio delle vittime è stato di 20 milioni in più rispetto ai 37 milioni di vittime stimati nella prima guerra mondiale. Infatti, come ha detto la Madonna, le guerre sono una punizione per i nostri peccati. Questo articolo tratta di rivelazioni private che non hanno ancora il riconoscimento formale della Chiesa. Ma aspettiamo questo? I messaggi sono gravi e richiedono azione e molta preghiera da parte nostra. Prendiamo, per esempio, i messaggi della Madonna a Garabandal, in Spagna. Apparizioni della Madonna a Garabandal, Spagna Dal 18 giugno 1961 al 13 novembre 1965, come si è detto, la Madonna è apparsa a quattro ragazze a Garabandal, in Spagna. Queste apparizioni a Garabandal non hanno né l 'approvazione né la disapprovazione della Chiesa. Appartenente alla terza categoria di classificazione delle presunte apparizioni, è attualmente giudicato "non constat de supernaturalitate " - non è certo che gli eventi siano di origine soprannaturale. Con questa posizione ancora incerta, spetta quindi al lettore discernere e giudicare l 'autenticità o meno dei messaggi divini. Ciò che rende difficile ignorare le apparizioni di Garabandal è che due figure spirituali molto venerate del nostro tempo, il Santo Padre Pio e la Santa Madre Teresa di Calcutta, hanno testimoniato sull 'autenticità di Garabandal (rivista Totus Tuus Maria, aprile-giugno 2009). Joachim Bouflet, uno studente francese che andò a visitare Padre Pio a San Giovanni Rotondo in Italia, fu incaricato dal famoso stigmatizzato di "Consacrarsi alla Vergine del Carmelo apparsa a Garabandal ". Lo studente, sorpreso dal riferimento a Garabandal, disse a Padre Pio: "Allora è vero? " Il Santo Sacerdote rispose: "Sì, è vero! " Madre Teresa e Conchita, una delle veggenti delle apparizioni di Garabandal, invece, erano amiche. Nel gennaio 1992, Madre Teresa invitò Giacinta (anche lei una delle veggenti) a farle visita poiché si stava appena riprendendo da una malattia. Giacinta ha visitato Madre Teresa e presentandola al resto della comunità, la Santa vivente di Calcutta ha detto: "Ecco Giacinta di Garabandal. Garabandal è vero! " Allora, quali erano esattamente i messaggi della Madonna a Garabandal? I messaggi di Garabandal consistono di tre componenti: un Avvertimento di Dio, un Miracolo e un Castigo, se gli uomini non si convertono a seguito dell 'Avvertimento e del Miracolo.
L 'Avvertimento
Nel libro "Garabandal: Il Diario di Conchita ", tradotto dallo spagnolo da Padre Adolf Faroni, SDB, sono riportate alcune parole della stessa Conchita sulla natura dell 'Avvertimento:
L'Avvertimento sarà come una rivelazione dei nostri peccati. Sarà vissuta da credenti e non credenti e da persone di tutte le religioni. La cosa più importante di quel giorno è che tutti nel mondo intero vedranno dentro di sé un segno, una grazia o una punizione, in altre parole un avvertimento. Si ritroveranno tutti soli al mondo, non importa dove si trovino in quel momento, soli con la loro coscienza davanti a Dio. Allora vedranno tutti i loro peccati e ciò che i loro peccati hanno causato. È un fenomeno che si vedrà e si sentirà in tutto il mondo; ho sempre dato come esempio quello di due stelle che si scontrano. Questo fenomeno non causerà danni fisici ma ci farà inorridire, perché proprio in quel momento vedremo le nostre anime e il male che abbiamo fatto. Un messaggio simile dato ad un altro veggente Padre Adolf Faroni nello stesso libro cita un altro veggente, Giuseppe Auricchia di Avola, Italia, che ricevette un messaggio dalla Madonna il 24 luglio 1990, simile a quello di Garabandal. Ecco alcuni estratti del messaggio della Madonna a Giuseppe: …Verrà un giorno in cui vedrai due stelle scontrarsi nel cielo e la lettera “A” a lato di esse. Questo fenomeno riempirà gli uomini di orrore e sarà visto e sentito in tutto il mondo… Ciascuno di voi riceverà un segno, una grazia o un castigo, che si chiama monito. In quel momento tutti voi sentirete di essere soli. Ovunque tu sia, ti sentirai "solo " con la tua coscienza. Dio Solo sarà davanti a te. Ognuno di voi vedrà i propri peccati e ognuno di voi reagirà necessariamente in maniera diversa. Questo dipenderà dalla tua coscienza. Ciò che è importante è che tu riconosca i tuoi peccati e le loro conseguenze malvagie. Proverai un sentimento interiore di dolore e di dolore per aver offeso Dio... Non sentirai dolore fisico e se non avrai un ictus, non morirai per l 'evento... Ti dico, in quel momento tutto si fermerà, e il genere umano tornerà in sé e si esaminerà interiormente. Regnerà un grande silenzio e un vuoto. … Quindi, vi invito seriamente a dedicarvi alla preghiera, alla penitenza, al digiuno e alla recita del Rosario. Una riflessione sulla credibilità del messaggio Padre Faroni offre la sua riflessione sulla credibilità del messaggio: Perché questo messaggio di Garabandal (Spagna) e quello di Avola (Italia) sono credibili? Tutti vediamo la corruzione del mondo. Tutti ci rendiamo conto di essere arrivati a un punto in cui sembra che un pentimento generale e un cambiamento di costumi sembrano impossibili senza un serio intervento del Signore. Come possono aver luogo senza l 'aiuto di Dio la Nuova Terra e il Nuovo Cielo di cui parlano un certo numero di Santi? Se Dio mandasse solo una punizione improvvisa, penso che Dio sarebbe sconfitto al punto che innumerevoli persone sarebbero perse per essere in stato di peccato. La redenzione sarebbe stata sconfitta nella misura in cui ci sarebbero stati più dannati che salvati. Dio deve trionfare alla fine, non con una minoranza ma con una maggioranza. Credo che per la maggioranza sarà possibile essere salvati se Dio cerca di salvarci nel modo in cui è stato annunciato a Garabandal, Avola, Medjugorje, Akita e molti altri luoghi. Se Dio manda un avvertimento e un miracolo, la maggioranza si rivolgerà a Dio. Se alle persone viene data la possibilità di essere sole con la loro coscienza e Dio, vedranno la loro miseria e cadranno in ginocchio e chiederanno perdono a Dio. Si pentiranno, e allora Dio potrà conoscere la Sua misericordia... Perciò l 'annuncio di un monito e di un miracolo per portarci al pentimento è abbastanza credibile. Questo è in linea con l 'infinita misericordia di Dio... - L 'Avvertimento è uno degli eventi che precedono la Sua seconda venuta. - È necessaria molta preghiera prima, durante e dopo l 'Avvertimento. Le preghiere sono necessarie prima affinché molti siano pronti a chiedere perdono e misericordia quando sarà il momento. È necessaria anche molta preghiera dopo affinché coloro che si pentono non tornino ai loro modi precedenti. - Prima che avvenga l 'Avvertimento, le stelle si scontrano. Man mano che queste comete si infondono, seguirà un grande cielo rosso e il Segno della Croce sarà visto in tutto il mondo. - Il Signore dice ripetutamente che il tempo per l 'Avvertimento è vicino e supplica di pregare in modo che molti siano salvati. Chiede la recita della Coroncina della Divina Misericordia, il Rosario, la visita alla Cappella dell 'Adorazione, il digiuno settimanale, la Santa Messa frequente e la formazione di gruppi di preghiera crociati. Sottolinea anche che non dovremmo avere paura, ma dovremmo aspettarlo con cuore gioioso perché è un grande dono per l 'umanità. Si trova in altre rivelazioni? Per gli scettici che diffidano delle rivelazioni private, c 'è un riferimento a un fenomeno affine all 'Avvertimento che si trova in una fonte (anche se rivelazione privata) difficile da ignorare: il Diario di Santa Maria Faustina Kowalska, l 'Apostola della Divina Misericordia. Sconosciuta a molti, la devozione alla Divina Misericordia nelle sue varie forme (la Preghiera delle ore 15,00, la Coroncina, la Festa della Divina Misericordia) è stata data dal Signore Gesù come preparazione alla fine dei tempi. Il Signore Gesù disse a Suor Faustina: Preparerai il mondo per la Mia venuta finale. (Taccuino 1, 429) Parla al mondo della Mia Misericordia; che tutta l 'umanità riconosca la Mia insondabile Misericordia. È un segno per la fine dei tempi; dopo verrà il giorno della Giustizia. Finché sono ancora in tempo, ricorrano alla fonte della Mia Misericordia; traggano profitto dal Sangue e dall 'Acqua che è sgorgato per loro. (Taccuino 2, 848) Il Signore Gesù descrive a Santa Faustina un fenomeno simile all 'Avvertimento: Scrivi questo: prima di venire come Giudice Giusto, vengo prima come Re di Misericordia. Prima che giunga il giorno della Giustizia, sarà dato agli uomini un segno nei cieli di questo tipo: ogni luce nei cieli si spegnerà e ci saranno grandi tenebre su tutta la terra. Allora si vedrà il segno della Croce nel cielo e dalle aperture dove furono inchiodate le mani e i piedi del Salvatore usciranno grandi luci che illumineranno per un certo tempo la terra. Questo avverrà poco prima dell 'ultimo giorno. (Taccuino 1, 83) Dalle Scritture C 'è un passaggio della Bibbia che descrive un evento che ti fa chiedere se è l 'Avvertimento. In Matteo 24:29-30, il Signore descrive i segni che precedono immediatamente la Sua seconda venuta. E subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, e la luna non darà la sua luce, e le stelle cadranno dal cielo, e le potenze dei cieli saranno scosse. E allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell 'uomo. E allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio. E vedranno il Figlio dell 'uomo venire sulle nubi del cielo, con grande potenza e maestà. Fonte: all-about-the-virgin-mary.com Nel marzo del 1962 arriva a Garabandal una misteriosa lettera. È indirizzata alle quattro veggenti, ma non è firmata. Menziona, quello sì, una comunicazione soprannaturale del mittente riguardo a Garabandal ed è scritta in italiano, datata il 3 marzo 1962. L’identità del mittente non tarderà ad essere scoperta, dando origine a uno stretto rapporto con le veggenti, che in qualche occasione lo visiteranno. È San Pio da Pietrelcina (1887 - 1968). Fu Conchita colei che aprì la lettera, e Félix López, un seminarista di Bilbao che era presente, gliela tradusse: Care fanciulle, alle ore nove di questa mattina la Santa Vergine Maria mi ha parlato di voi, o care fanciulle, delle vostre visioni e mi ha detto di dirvi: "O benedette fanciulle di San Sebastián de Garabandal, Io vi prometto che sarò con voi fino alla fine dei secoli e voi sarete con Me fino alla fine del mondo, e poi unite a Me nel gaudio del paradiso ". Allegato alla presente vi rimetto la copia del Santo Rosario di Fatima, che la Santa Vergine mi ha ordinato di spedirvi. Questo Rosario è stato dalla Santa Vergine dettato, e vuole che sia propagandato per la salvazione dei peccatori e la preservazione dell’umanità da peggiori castighi, che il buon Dio sta minacciando. Una sola è la raccomandazione: pregate e fate pregare perché il mondo è sulla via della perdizione. Non credono in voi e nei vostri colloqui con la bianca Signora, ma ci crederanno quando sarà troppo tardi. Fatto veramente interessante, riguardante quanto detto, è la collisione fra due stelle binarie prevista per il 2022 già da qualche anno. Nel 2017, infatti, molti giornali e riviste hanno descritto il fenomeno. Riportiamo, ad esempio, quanto è stato pubblicato sul sito del Messaggero martedì 10 gennaio 2017: Ci sarà una grande esplosione. Inimmaginabile per noi. Ma questo enorme "botto " sarà visibile anche dal nostro pianeta. Basterà volgere lo sguardo verso la costellazione del Cigno dove, tra circa 5 anni, nel 2022, è prevista la fusione di due stelle che darà origine, astronomicamente parlando, ad una Nova rossa. Protagonista di questo impatto spaziale è un sistema di stelle binario chiamato KIC 9832227, una coppia di astri che ruota l 'uno intorno all 'altro. Un gruppo di astronomi del Calvin College, in Michigan, tiene sotto stretta osservazione questa singolare danza spaziale fin dal 2012, e dopo quasi tre anni di studio ha coraggiosamente azzardato l 'ipotesi del botto del 2022. Nota bene: la somma dei numeri di questo sistema binario, denominato KIC 9832227, è uguale a 33. Vi ricorda qualcosa? Come tutti sanno, è il numero di anni che Gesù Cristo visse su questa terra prima di essere ucciso, risorgere ed ascendere al Cielo. Per quanto riguarda il "ritorno del comunismo " di cui sopra, alla luce di quanto storicamente avvenuto in seguito (la caduta dell 'Unione Sovietica) questo è altamente probabile, ad esempio in altre Nazioni. Ad ogni modo il segno della collisione stellare è certo.
Prima pubblicazione in data 15/07/221

Il ruolo di Maria nella vita spirituale
Luke Donahue, laureato nel 2017 all 'Università di Notre Dame, è ora postulante presso la Congregazione della Santa Croce. Mentre era a Notre Dame, Luke studiò teologia e tedesco con una specializzazione in studi medievali. Nell 'intervista riportata di seguito, parla del suo rapporto con la Madonna, condividendo generosamente le intuizioni di grazia raccolte in anni di devozione. Queste domande e risposte fanno parte della serie Notre Dame - My Mother. Puoi descrivere la tua relazione con Maria e come è cambiata nel tempo? Il mio rapporto con Maria è decisamente cresciuto nel corso della mia vita. Quando ero bambino, pregavo l 'Ave Maria quasi tutti i giorni, ma era una specie di preghiera come un 'altra. Ho apprezzato il ruolo di Maria come Madre di Dio, ma non mi sono reso conto fino a che punto lei, come madre di tutti i cristiani, possa avere un rapporto personale con noi. Penso che la prima volta che la mia famiglia ha pregato insieme il Rosario è stato dopo la morte di San Giovanni Paolo II. Aveva davvero promosso il Rosario, così mia madre ci ha radunati attorno al tavolo e abbiamo pregato tutti insieme il Rosario. È stata un 'esperienza molto commovente. Avevo circa dieci anni e me lo ricordo molto distintamente. Ricordo di aver letto che molti Santi promuovevano il Rosario, così ho iniziato a pregare il Rosario di più durante il primo anno delle superiori e dava molta pace. Era quella pace che mi attirava più a fondo. Ora è diventato parte della mia routine quotidiana: entrare in contatto con mia madre e lasciare che lei mi aiuti a rivestire la vita di Cristo. Il più grande passo avanti nella mia relazione con Maria è stato il mio primo anno qui a Notre Dame, quando sono stato coinvolto in un gruppo chiamato Milizia dell 'Immacolata. La Milizia dell 'Immacolata, conosciuta anche come Missione dell 'Immacolata (MI), è un 'organizzazione internazionale fondata da San Massimiliano Kolbe. La missione della MI è di portare tutte le anime a Cristo per mezzo di Maria. San Luigi Maria Grignion de Montfort e altri Santi hanno elogiato Maria come la via più sicura e più veloce per arrivare a Cristo. Kolbe ha ripreso quest 'idea e l 'ha utilizzata per promuovere l 'avvicinamento di tutte le anime a Cristo attraverso Maria, la preghiera e l 'evangelizzazione. Hai delle pratiche spirituali mariane preferite? In termini di preghiere e devozioni regolari c 'è il Rosario e la Medaglia Miracolosa. Kolbe ha definito la Medaglia Miracolosa una pallottola d 'argento che usiamo per combattere il diavolo. La Madonna stessa ha suggerito di indossarlo e ha detto: "Chi lo indossa riceverà molte grazie ". Non puoi davvero ottenere un suggerimento più forte che dalla Madonna stessa! La consacrazione totale, per me, è una spiritualità molto potente, perché attraverso di essa stai seguendo le orme di Cristo e degli Apostoli rendendoti tutto obbediente a Maria. Attraverso la consacrazione totale, ti affidi a Maria, sapendo che Lei, come madre, si prenderà cura di te. [La consacrazione totale a Gesù per mezzo di Maria è una pratica spirituale formulata e promossa da San Luigi de Montfort. Il popolare libro devozionale di Michael Gaitley, 33 Days to Morning Glory, è basato sulla consacrazione del Montfort.] Poiché è l 'Immacolata Concezione, la sua volontà è perfettamente conforme alla Volontà di Dio, e quando ti metti nelle sue mani, le dai tutte le tue preghiere, azioni e sacrifici, e dici: "È nelle tue mani, fanne ciò che vuoi. " Certo, questo non significa che non puoi pregare per le persone, ma le dai l 'ultima parola, ed è un affidamento molto potente. De Montfort parla di come Maria prende le nostre preghiere e le perfeziona. Elimina quell 'ultimo pezzetto di aggrapparsi a se stessi prima di presentarle a Cristo, ed ella le magnifica con le sue stesse preghiere, così ciò che abbiamo non è solo una nostra creazione, ma qualcosa creato con l 'aiuto di Maria. Qui a Notre Dame abbiamo alcuni vantaggi perché abbiamo molte belle immagini nel campus. Il motivo per cui Padre Sorin ha messo Maria in cima alla cupola è perché potesse servire come preghiera, perché il campus e ogni anima che fa parte della comunità fosse affidata alla Madonna. Puoi attraversare Dio qui ed essere colpito dalla bellezza della Madonna, permettendole di ricordarti la presenza di Dio e tutte le benedizioni che Dio ci ha dato. So che molte persone hanno difficoltà a pregare il Rosario in modo contemplativo. Hai mai riscontrato questa difficoltà? Il Rosario a volte sembra molto difficile. Penso che parte di questo sia che siamo umani e abbiamo molte distrazioni nel mondo, ma questo fa parte della bellezza del Rosario. Anche se all 'inizio ti ritrovi distratto, ci vuole del tempo. Non è un 'ora, ma sono venti minuti solidi, e idealmente alla fine inizi a metterti in quello stato [contemplativo]. Parte della preghiera del Rosario è chiedere a Maria di aiutarti con le tue meditazioni. Un trucco che ho trovato l 'anno scorso mentre stavo facendo delle ricerche sulla spiritualità mariana è stata una pratica medievale della meditazione del Vangelo. Per aiutare la tua meditazione, immagini certi sentimenti di Cristo o di Maria. I Misteri Dolorosi sono probabilmente i più facili con cui farlo. Immaginati al posto di Cristo sofferente, o al posto di Maria, che è più facile per molte persone. Immagina il dolore: "E se fossi Maria e vedessi Cristo soffrire in quel modo? Come mi sentirei? Cosa farei? " Consenti a te stesso di essere accolto in Maria e nella sua vita: è molto potente. Maria non compare molto spesso nei Vangeli, ma ci sono momenti nella Scrittura, in cui appare, che sono particolarmente significativi per te? Per me, penso che davvero il brano evangelico più importante per Maria, e anche il passaggio più importante in assoluto, sia l 'Annunciazione. "Piena di grazia ", in greco, è indicativo dell 'Immacolata, ma si tratta dell 'Annunciazione. I doni che Maria aveva ricevuto in precedenza le furono dati perché potesse dare un "sì " completamente gratuito a Dio, e tutti i doni che furono dati dopo furono elargiti alla luce dell 'Annunciazione e della Resurrezione di Cristo. Se non fosse stato per l 'Annunciazione, non avrebbe portato Cristo, e se non fosse stato per l 'Annunciazione, non saremmo qui oggi come cristiani. Non c 'è niente nella fede cristiana se non c 'è l 'Incarnazione, e così tutta la nostra teologia risale all 'Annunciazione. Puoi parlare di alcune incomprensioni circa Maria che hai riscontrato parlando con gli altri? Penso che molti cattolici siano preoccupati dal fatto che pregare Maria possa togliere la nostra preghiera a Cristo. Perché non semplicemente pregare Cristo? In uno dei suoi libri, Padre Donald Calloway paragona Maria a un dipinto. Immagina di essere a una mostra d 'arte e che un pittore sia in piedi accanto al suo capolavoro. Eccolo qui, il suo lavoro più bello, e passi tutto il tempo a parlare con il pittore di quanto sia grande e ti manca il capolavoro! Il pittore vuole che tu apprezzi l 'opera, e allo stesso modo Dio vuole che tu apprezzi il capolavoro della Sua Beata Madre. Ora immagina di sposarti in una famiglia e di andare alla Festa di Pasqua con loro. Spero che il tuo coniuge ti faccia parlare con qualcun altro oltre a lei o lui, perché il tuo dovere dovrebbe essere quello di parlare con tutta la famiglia. Allo stesso modo, anche se abbiamo una relazione sponsale con Dio, Dio vuole che stiamo con tutta la Sua famiglia. Siamo con Cristo, ma siamo anche con Maria e tutti i Santi. Sapendo che si tratta di un affare di famiglia, devi essere presente al resto della famiglia e lasciare che siano presenti a te. Maria ha avuto un ruolo nel tuo discernimento vocazionale permanente? Ha sicuramente interpretato un ruolo, anche quando era sottile e inosservato. Ho dato la mia vita a Cristo attraverso Maria, quindi confido che lei guidi la mia vita anche quando non lo percepisco. Dio opera attraverso Maria come Mediatrice di tutte le Grazie, e lei si prende davvero cura di noi, quindi penso che mi abbia sempre guidato, anche prima che me ne accorgessi davvero. È presente in due modi. Primo, ci sta incoraggiando con il suo ruolo. Vediamo che Maria ha dato una grande fiducia a Dio, non sapendo come sarebbe stato. Disse: "Avvenga di me secondo la tua parola " e capì immediatamente che avrebbe portato il Cristo, ma non sapeva esattamente cosa significasse. Attraverso la sua vita, è arrivata a una maggiore comprensione di quell 'annuncio, ed è per questo che riflette sempre le cose nel suo cuore. L 'idea di essere pronti ad assentire a Dio, dicendo: "Questa è la Tua volontà, sia fatta in me " è molto potente per chiunque stia discernendo una vocazione al sacerdozio o alla vita religiosa, alla vita matrimoniale o alla carriera. Seguendo l 'esempio di Maria siamo in grado di fare quel passo per dire: "Confiderò nella volontà di Dio e so che le cose si risolveranno. " Secondo, quando hai una brutta giornata, o sei stressato o inizi a dubitare di te stesso, puoi correre da Maria e parlarle come faresti con tua madre - lascia che ti prenda sotto il suo mantello. È un rapporto molto bello, molto personale che puoi avere con Maria perché è la madre di Dio, ma è anche tua madre.

In che modo Maria è il più grande modello per le madri cristiane?
La Festa della Mamma ha una profonda dimensione spirituale. Maria, la Madre di Gesù, è la più grande di tutte le madri. La maternità è sempre stata una vocazione sacra e nobile, ma Maria l 'ha innalzata a una statura ancora maggiore quando è diventata Madre di Dio. In quanto Madre "benedetta fra le donne " (Lc 1,42), Maria ci offre il quadro più chiaro e stimolante di come dovrebbe essere la madre ideale, e ogni madre cristiana farebbe bene a prendere spunto da colei che eccelleva nella maternità come nessun 'altra. Maria era "piena di grazia ", o più semplicemente Dio viveva in lei. Sant 'Anna era la madre di Maria, ed insegnò alla sua giovane figlia ad essere amorevole e gentile, attenta alla Parola di Dio e obbediente alla volontà di Dio. Con un fondamento così saldo, Maria era così benevola verso Dio che quando le apparve l 'Arcangelo Gabriele e le disse: "Darai alla luce un Figlio ", con profonda fede, ella rispose fiduciosa: "Avvenga di me secondo la tua parola " (Lc 1,31.38). Ogni madre cristiana ama Dio con tutto il suo cuore e risponde favorevolmente ogni volta che Dio chiama. Maria fu adombrata dallo Spirito Santo (Lc 1,35); fu per Grazia di Dio che concepì. Ogni concepimento è un miracolo e ogni madre cristiana sa di essere una compagna di Dio nell 'opera continua della creazione, profondamente consapevole che suo Figlio è un dono di Dio. Di conseguenza, quando una donna cristiana è benedetta da una gravidanza, si rallegra per il suo bambino come Maria ha gioito in Gesù, completa la sua gravidanza piuttosto che interromperla con l 'aborto e si prende cura del suo bambino non ancora nato con una buona alimentazione, visite mediche, e l 'evitare il fumo, l 'alcol o qualsiasi droga che potrebbe avere un effetto dannoso. Dopo essere rimasta incinta, Maria andò subito a trovare Elisabetta, sua parente, anche lei incinta (Lc 1,39-45). Le madri cristiane non si concentrano solo su se stesse e sulle proprie famiglie. Hanno invece la meravigliosa capacità di assistere parenti e amici bisognosi. Non molto tempo dopo che Maria rimase incinta, offrì a Dio una magnifica preghiera, una delle più belle preghiere di tutta la Scrittura, il Magnificat (Lc 1,46-55). Le madri che seguono l 'esempio di Maria sono profondamente oranti e parlano a Dio con il cuore giorno dopo giorno. Il primo Natale Maria diede alla luce suo Figlio e subito avvolse Gesù in fasce (Lc 2,7), e così si prese cura dei suoi bisogni fisici. Le madri cristiane si prendono cura dei bisogni fisici dei loro figli mentre li nutrono, li vestono, cambiano i pannolini, li cullano per farli addormentare, li portano agli appuntamenti dal dottore e li curano durante la malattia. Alcune settimane dopo la nascita di Gesù, Maria, insieme al marito Giuseppe, presentò al Sacerdote nel Tempio il Figlio appena nato Gesù (Lc 2,22-38). Così facendo, Maria consacrò Gesù a Dio, riconobbe che Dio aveva un piano per Suo Figlio e acconsentì a fare tutto ciò che era in suo potere per cooperare con il proposito che Dio aveva per lui. Allo stesso modo, le madri cristiane consacrano i loro figli a Dio nel Sacramento del Battesimo e promettono di fare tutto il possibile per aiutare i loro figli a fare ciò che Dio vuole nella loro vita. Successivamente, il malvagio re Erode cercò di uccidere Gesù, così Maria fuggì in Egitto per proteggere suo figlio (Mt 2,13-15). Le madri cristiane tengono i loro figli lontani dalle forze del male che potrebbero danneggiarli: adulti violenti, compagni di gioco indisciplinati e cattivi programmi televisivi, solo per citarne alcuni. Maria e Giuseppe portavano il loro figlio Gesù nella sinagoga di Nazareth ogni settimana in osservanza del sabato (Lc 4,16), e una volta all 'anno Lo portavano al Tempio di Gerusalemme per la Pasqua (Lc 2,41). Per Maria, la frequenza regolare al Tempio, che è oggi la Chiesa, era automatica. Le madri che seguono l 'esempio di Maria vanno a Messa ogni settimana e portano con sé i propri figli, perché è così importante pregare con gli altri ed essere legati ad altre famiglie piene di fede. Il Vangelo dice che Gesù fu obbediente a Maria (Lc 2,51), il che implica che Maria fu ferma ed esigente con suo Figlio. Le madri cristiane non lasciano che i loro figli facciano quello che vogliono, ma hanno standard elevati di condotta cristiana, hanno una serie di regole domestiche e insistono su di esse. Quando Gesù fu crocifisso, Maria stette ai piedi della Croce e soffrì con Lui (Gv 19,25). Non ha mai abbandonato suo Figlio, nemmeno durante l 'età adulta, in particolare quando le cose andavano peggio. Questo tipo di amore duraturo è esemplare per le madri cristiane. I bambini si mettono nei guai, a volte per le giuste ragioni, a volte no, da bambini o da adulti. Le madri come Maria stanno con i loro figli per tutta la vita, soprattutto quando le cose vanno male, anche se non sono in grado di alterare il corso di eventi tragici, offrendo amore e sostegno in ogni modo possibile.
Fonti: archspm.org - churchlifejournal.nd.edu

"Fermatevi e sappiate che Io Sono Dio, eccelso fra le genti, eccelso sulla terra."
Dal Salmo 45, versetto 11
Scritto il 29 Ottobre 2016
Fin dalla "notte dei tempi " (è proprio il caso di dirlo, poiché la "storia ufficiale " non va indietro nel tempo di oltre diecimila anni circa), ogni popolo della Terra ha sempre riflettuto molto sul mistero della morte, sulle sue cause e conseguenze, su cosa ci sia prima della nascita e su cosa o, meglio, Chi ci sia dopo che il corpo ha smesso di vivere. Tecnicamente, la medicina moderna sostiene che la morte avviene dopo che il cervello ha smesso di funzionare in maniera irreversibile. Cuore e polmoni, in qualche modo, possono essere mantenuti artificialmente in vita per qualche tempo, ma per quanto riguarda il cervello è molto difficile dire la stessa cosa. Ora, abbiamo menzionato tre dei molti organi del corpo umano: cuore, polmoni e cervello. Dal punto di vista del "funzionamento " del corpo il primo serve per pompare il sangue in tutte le membra, i secondi servono per ossigenare il sangue e per espellere l 'anidride carbonica ed il terzo serve per "supervisionare " l 'attività di tutto il corpo, per pensare, per essere coscienti (dal punto di vista del comune stato di coscienza), per prendere decisioni, per elaborare gli stimoli elettrochimici in ingresso (input) provenienti dai cinque sensi, per azionare l 'apparato muscolo-scheletrico e la fonazione (output), per stimolare reazioni come la triplice risposta ad uno stimolo esterno di natura pericolosa: combatti, fuggi o stai immobile. Il cervello è molto complesso e suddividibile in molte parti; inoltre ha numerose altre funzioni che non è il caso di elencare in questa sede. Tuttavia, va detto che dal punto di vista "scientifico " è la sede della "consapevolezza ", ossia di ciò che ci rende "consapevoli " di esistere, di noi, del prossimo e del mondo in cui viviamo. Ma è veramente così? ',' Ovviamente, per noi credenti, la questione è di gran lunga molto più complessa ed articolata. Ogni cultura umana di ogni popolo ed epoca ha sempre attribuito ai suddetti tre organi anche dei significati spirituali o metafisici, ossia riguardanti un "qualcosa " che va al di là di ciò che possiamo sperimentare attraverso i cinque sensi. Il cuore, comunemente, è considerato il centro dei sentimenti e delle emozioni (non tutte), i polmoni sono la sede principale del respiro, e questo ricorda lo Spirito o Ruah che Dio inalò nell 'uomo plasmato dal fango, ed il cervello è la sede della mente, ossia di quel "qualcosa " al confine fra spirito e materia.
Alcuni autori sostengono che il corpo umano sia una sorta di sofisticatissima macchina biologica che permette allo spirito umano d 'interfacciarsi con questa dimensione spaziotemporale e di agire in essa. Penso che ci sia del vero, in questa definizione, ma naturalmente rimangono molti interrogativi, a cui la nostra fede in Gesù Cristo può perfettamente rispondere. Poniamocene solo due, per il momento. Il primo è: da dove veniamo? Da Dio, che è Padre, Figlio e Spirito Santo. Ricordate cosa dice a proposito di Gesù il Credo (Simbolo Niceno-Costantinopolitano), fra le altre cose? "Per mezzo di Lui tutte le cose sono state create. " In pratica, il Padre ha generato il Figlio dall 'eternità, e per mezzo Suo l 'umanità. Lo Spirito Santo, che procede dal Padre e dal Figlio e fonde le due Vite nell 'Amore, viene effuso sull 'uomo e sulla donna affinché si uniscano sempre più a Dio Stesso e possano "vivere veramente ". Va inoltre ricordato che Gesù Cristo Stesso si è incarnato in un corpo umano mortale, anche se "speciale ", in quanto creato nel grembo di Maria Vergine per opera dello Spirito Santo, senza bisogno di un padre carnale. Il secondo interrogativo, forse addirittura più importante, è: dove andiamo? Verso Dio, ovviamente, principio e fine di tutto, Padre e Creatore di tutti i Suoi figli e figlie, di tutte le Sue creature, di tutto il Suo creato. La risposta è semplice, ma la grande difficoltà consiste nello spiegare la vita umana sulla terra in vista di questo fine. Leggiamo la citazione riportata all 'inizio di questo articolo, tratta dal Salmo 45, versetto 11: "Fermatevi e sappiate che Io sono Dio, eccelso fra le genti, eccelso sulla terra. " Ecco, Dio Stesso, il nostro amato Signore, ci dice di "fermarci ", per "sapere " che Egli è Dio. Purtroppo, tutti noi esseri umani, anche credenti, rischiamo di passare dalla culla alla bara senza "fermarci " veramente, per conoscere il nostro vero Padre. Non è un 'esagerazione: in questo momento, proprio ora, miliardi di esseri umani, creati a "immagine e somiglianza " di Dio, rischiano di passare dal grembo materno alla tomba senza conoscere Dio. Ora, anche se ciò dovesse avvenire, sappiamo però che Gesù è venuto nel mondo per salvare tutte le anime, e sottolineo TUTTE, quindi il nostro compito principale consiste davvero nel cercare di vivere operando il bene ed evitando il male e, soprattutto, di confidare nella Salvezza operata dal Signore Gesù Cristo quando si consegnò volontariamente alla morte in Croce, per poi risorgere il terzo giorno.

Tuttavia... perché i Santi hanno tutti desiderato di conoscere veramente Dio già nel corso della cosiddetta "vita corporale " ? E perché molti insegnamenti del Signore hanno un carattere di "urgenza ", anche per il fatto che Egli ci ripete molte volte di "vegliare " ? Evidentemente, agli occhi del Signore, questa vita corporale ha un grandissimo valore, anche se è solo un lampo nell 'eternità. Eppure anche le montagne sono formate da piccolissimi atomi. Spesso mi accorgo di "perdere tempo ", dal punto di vista "spirituale ". A volte questo è vero, altre volte, forse, mi sbaglio. Perché Dio fa incarnare le anime nei corpi? A ben vedere, questo fatto importantissimo ha la funzione precipua di "mettere alla prova " le suddette (e nostre) anime. Poi esistono milioni di ragionamenti, migliaia di libri, molte religioni, molte filosofie, molte teorie, ma forse il succo è proprio questo. Rischiando di esagerare, mi permetto di fare un paragone: dal momento che è lo spirito umano e, soprattutto, lo Spirito di Dio a controllare la materia (purtroppo c 'è anche lo spirito del male che, in qualche misura, può fare altrettanto), si potrebbe paragonare la vita umana ad una sorta di "videogioco di realtà virtuale ", in cui il mondo è governato da leggi fisiche (programmazione) ed il "giocatore " è la coscienza dell 'uomo, della donna e del bambino. Il fine di questa colossale "partita " è la Salvezza... (Detto così fa un po ' paura, ma prendete queste righe come una sorta di metafora, perché la vita non è affatto un videogioco, come tutti noi sappiamo). Leggiamo infatti quanto è scritto nella Prima Lettera di San Pietro Apostolo, capitolo 1, versetti 6 - 9: "Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un po ' afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell 'oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo: voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la mèta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime. " In questa sede non utilizzo il termine "coscienza " riferendomi alla mirabile qualità dell 'anima che ci fa capire, a volte, se qualcosa che abbiamo fatto o vogliamo fare è giusto o sbagliato. Questa facoltà dell 'anima è importantissima, ma ora mi sto riferendo alla "centrale di comando " del corpo, ossia allo spirito dell 'uomo che è "consapevole ", "percipiente " (che percepisce) ed "agente " (che agisce). Ancora una volta... Tuttavia! Gesù ci dice chiaramente: "Io Sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in Me e Io in lui, fa molto frutto, perché senza di Me non potete fare nulla. " (Giovanni 15, 5). Secondo Gesù, quindi, non siamo tanto noi a "fare ", ma è Egli, ossia Dio, che agisce in noi, per noi e con noi. Se portassimo questo ragionamento alle sue estreme conseguenze... non esisterebbe neppure il cosiddetto "libero arbitrio ", ma non è così. Perché? Perché Gesù ci ama veramente, e permette che talvolta facciamo "di testa nostra ", anche se il nostro libero arbitrio, soprattutto in quest 'epoca spiritualmente grigia, è decisamente menomato. Gesù Stesso, però, durante tutta la Sua Vita sulla Terra (ed anche in Cielo, con la Madre Sua e Madre nostra), ci ha esortato e ci esorta tuttora a vivere secondo la Sua Volontà, ossia a praticare l 'amore aiutando il prossimo, corporalmente e spiritualmente. Personalmente, non temo tanto la morte, perché so con certezza che la vita non finisce con questo drammatico evento, ma il Giudizio. Alcune persone non credono in una vita dopo la morte, ma in genere chi lo afferma con convinzione appartiene ad una ristretta "élite " di ultra-materialisti. La maggior parte della popolazione umana terrestre crede, in vari modi, alla sopravvivenza dello spirito dopo la morte. Ora, la nostra fede cristiana ci esorta a credere nella "risurrezione della carne ". Ma in cosa consiste? Ovviamente non è facile dirlo, ma consideriamo il fatto che Gesù, dopo essere risorto dai morti, chiese ai Suoi Apostoli di dargli da mangiare, per dimostrare di non essere un "fantasma ", ma veramente Gesù, con i segni dei chiodi e della lancia. Tuttavia la Chiesa parla dei nostri corpi futuri come dei corpi "trasfigurati ", benché ancora individuali e capaci di provare piacere e dolore, felicità ed angoscia. Qualche tempo fa, chiesi ad una sorella del gruppo di preghiera che frequento (del Rinnovamento nello Spirito), cosa ne pensasse della risurrezione, poniamo, di una persona con le gambe paralizzate. Lì per lì le feci questa domanda senza alcun motivo particolare, tanto per stimolare il pensiero di entrambi riguardo a queste tematiche. Dopo qualche tempo, questa sorella, avendomi preso sul serio, mi riferì di aver posto questa domanda ad un sacerdote, che le disse che la persona che è oggi malata, in Paradiso sarà perfettamente guarita. Consideriamo inoltre il caso eccezionale della Vergine Santissima, che venne assunta in Cielo in anima, corpo e spirito. Sono circa duemila anni che ella appare a molte persone, qui sulla Terra, e tutte queste persone la descrivo sempre "bella ", anche se in vari modi. Quindi penso che i nostri corpi risorti non saranno costituiti da questa carne mortale "tale e quale ", ma che saranno trasfigurati. Inoltre, sempre la Madonna appare in varie sembianze e vestita in vari modi, quindi dobbiamo essere ben consapevoli del fatto che Dio, in virtù della Sua Onnipotenza, saprà ben vestirci! La morte, dal punto di vista cristiano, è anche il momento del Giudizio, come detto precedentemente. Qui abbiamo i "novissimi ": Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso. Il Purgatorio, come si sa, è già una condizione di Salvezza, in quanto rappresenta un temporaneo passaggio di purificazione. Non intendo parlare di questi importanti argomenti, ma mi permetto solo di dire che Dio è sì Misericordioso, ma anche Giusto, per cui... non c 'è da scherzare. Gesù disse a Santa Faustina Kowalska: "Io Sono Re di Misericordia e Giudice Giusto. " Ora, personalmente penso che gran parte delle nostre "cattive azioni " non ci rendano molto "colpevoli ", perché causate da una moltitudine di situazioni e vicende, nonché da una quantità di caratteristiche personali fisiche, spirituali, famigliari, sociali, ambientali, etc. Però la vigilanza su noi stessi è importante. Gesù, infatti, disse anche a Santa Faustina che Egli non dà il premio per il risultato positivo, ma per la fatica sostenuta nel combattimento. Il Premio è innanzitutto Egli Stesso, grazie all 'azione dello Spirito Santo. Il combattimento è tutto ciò che intercorre dalla nascita alla morte corporale, nel bene e nel male, anche se tutti sappiamo che esistono dei momenti particolarmente importanti, nelle nostre vite. Qualche tempo fa, parlando con un sacerdote, ebbi una piccola sorpresa. Lui mi stava parlando delle grandi sofferenze che derivano dalla morte di un bambino piccolo. Gli dissi che, però, questo bambino è in un certo senso più "fortunato " di noi adulti, dal momento che va subito in Paradiso. Lui non contraddisse questa mia affermazione, ma mi disse che, però, "ci va senza meriti " e che "in questo si manifesta la Misericordia di Dio, che accoglie anche chi non ha meriti ". È stato un momento molto interessante, non dico "totalmente illuminante ", ma molto bello. A volte penso alle persone "cerebrolese ", quelle persone che soffrono di "cerebropatia " fin dalla nascita, generalmente causata da un periodo prolungato di assenza di ossigeno durante il parto della madre. Ne ho viste alcune, dei giovani che parevano non capire assolutamente nulla di se stessi e del mondo. Non tutte le persone che soffrono di questa patologia hanno lo stesso livello di "inconsapevolezza ", però non sono effettivamente "in grado d 'intendere e di volere ", come si suol dire, anche se a volte in maniera sbagliata. Ebbene, queste persone vanno sicuramente in Paradiso. Scrivendo questo articolo ho solo voluto esporre alcuni spunti di riflessione, come si suol dire, al fine di stimolare l 'attenzione sulla morte, che San Francesco chiamava "nostra sora morte corporale ". È inutile girarci attorno, anche se la società contemporanea pare riuscirci molto bene quanto molto stupidamente... prima o poi tocca a tutti. Ritornando al "fermarsi " del versetto tratto dal Salmo 45, penso che siano i momenti di vera preghiera, in cui siamo fermi dinanzi a Dio, che possono aiutarci ad assaporare in questa vita la Sua e nostra beatitudine eterna. Tutti noi facciamo molte cose, abbiamo diritti e doveri, speranze e delusioni, ma perché ci agitiamo tanto? Pensiamo a Gesù, Signore e Maestro, nel Sacramento dell 'Eucarestia. Egli insegna soprattutto con il Suo Silenzio ricco di Potenza, Grazia, Verità e Sapienza. A volte Egli, nella Sua infinita Misericordia, può anche parlarci per mezzo di parole... Tuttavia, il più delle volte, il Maestro ci ammaestra con il Suo Silenzio. Però occorre anche il nostro silenzio, ossia il "fermarsi ". Nella Prima Lettera ai Corinti di San Paolo Apostolo, al capitolo 4, versetto 20, possiamo leggere: "Il Regno di Dio non consiste in Parole, ma in Potenza. " Lo dico prima a me stesso e poi a voi: preghiamo il Signore che ci conceda di "fermarci " per vivere nella Sua Potenza e, di conseguenza, di vivere nella speranza della nostra risurrezione, che ci porterà a vivere con Lui e con i nostri cari Defunti per sempre

Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in Lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?». Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. " Giovanni 8, 31 - 36 "Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; Io ho vinto il mondo! " Giovanni 16, 33 Noi tutti, o almeno quanti di noi posseggono quello che un tempo veniva definito "il ben dell 'intelletto ", dovremmo almeno ogni tanto voler conoscere la verità. Ho usato le parole "dovremmo ", "voler conoscere " e "verità ", e non penso che l 'abbia fatto per caso. Noi tutti, indipendentemente dalle nostre condizioni di vita (età, razza, sesso, religione, lingua, nazionalità, etc.) abbiamo il "dovere " di cercare la verità, per il bene nostro ed altrui (intimamente connessi). Noi tutti dovremmo avere il desiderio di "voler conoscere " la verità. Perchè? Perché la Verità e le "verità parziali che possiamo comprendere " rimangono tali, ossia "vere ", anche se coperte da un milione di bugie. La verità non cambia la sua natura, anche se si tenta di coprirla a forza con una tonnellata di menzogne. La sua luce può essere offuscata, coperta addirittura, senza che noi la possiamo vedere ed intendere, ma non per questo la falsità diviene verità. Semmai siamo noi che possiamo cadere nel tranello di credere vera una bugia, cosa che accade più spesso di quanto si pensi, ma anche in questo caso una menzogna è una menzogna, anche se creduta da milioni di persone, in maniera più o meno consapevole. Le religioni cosiddette "abramitiche ", ossia il Cristianesimo, l 'Ebraismo e l 'Islam, sono dette "rivelate ", in quanto è stato Dio stesso a rivelarsi al suo popolo, per mezzo dei Profeti e, soprattutto, per mezzo del suo Figlio Gesù (Cristianesimo), che noi cristiani crediamo essere vero Dio e vero Uomo. Nessuno può arrogarsi il diritto di essere a conoscenza della Verità in tutta la sua pienezza, in quanto solo Dio può farlo, perché è Egli Stesso la Verità. Le forze del male, il cui capo è Satana (l 'accusatore) o Diavolo (il divisore), hanno cercato fin dalla creazione dell 'essere umano (uomo e donna) di "invertire " in vari modi la verità, spesso con successo. Gesù parla dell 'Avversario in questi termini: "Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna. " Giovanni 8, 44. Non sappiamo esattamente le motivazioni per cui il Nemico fa questo, né se ne sia totalmente consapevole, né in che modo lo faccia, ma Gesù ha detto chiaramente che ciò che proviene da lui e dagli altri "angeli decaduti " è falso. Spesso l 'umanità, noi tutti, crediamo alla sua "falsa luce " (Lucifero = Portatore di luce). Ciò che consideriamo "buono " per noi stessi, per i nostri parenti, amici, colleghi, fratelli e sorelle di fede, per la nostra Nazione, per il mondo intero... a volte, semplicemente, non corrisponde a ciò che "veramente " sarebbe bene pensare, dire e fare... o non fare. ',' Nella prima citazione riportata all 'inizio di questo articolo, Gesù dice che conosceremo la Verità, e che essa ci farà liberi, "se osserveremo la sua parola " e se non saremo "schiavi del peccato ". Ora, per essere estremamente sintetici, la Parola di Gesù è "Amore " e il peccato è "non-amore ". La parola del Nemico è "odio ", e questo ci porta alla "divisione " (il divisore). Se passiamo mentalmente in rassegna i Dieci Comandamenti dell 'Antica Alleanza, noteremo che in tutti i casi c 'è una scelta fra "amore " e "non-amore ". Come molti di noi sanno, i primi tre comandi del Decalogo riguardano il rapporto fra Dio e l 'uomo, ed il rimanenti sette i rapporti fra gli uomini. Se noi amiamo Dio: non abbiamo altri "dei ", non nominiamo il suo Nome invano, ci ricordiamo di santificare le feste. Se ci amiamo fra di noi: onoriamo il padre e la mdre, non uccidiamo, non rubiamo, non commettiamo adulterio, etc. Gesù Cristo, circa tremila anni dopo che il popolo d 'Israele ricevette il Decalogo dalle mani di Dio e del suo servo Mosè, sintetizzò ulteriormente il tutto in questo modo: 1) Amare Dio con tutta l 'anima, la mente, il corpo e le forze. 2) Amare il prossimo come se stessi. Fra l 'altro, Gesù si servì di un dottore della Legge, per insegnare questo, come è scritto in Luca 10, 25 - 28: "Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa ' questo e vivrai». " Se noi amiamo Dio, il prossimo e noi stessi, difficilmente pecchiamo in maniera grave contro Dio, il prossimo e noi stessi; mi sembra una questione piuttosto semplice che, però, noi tutti tendiamo spesso a complicare terribilmente. I motivi sono tanti: rabbia, disperazione, mancanza di fede, invidia, scoraggiamento, etc. Tuttavia, alla base di tutti questi peccati, c 'è proprio il nefasto nome dell 'Avversario, ossia "Diavolo ", cioè "divisore ". In pratica, le forze del male ci tolgono la libertà e ci rendono schiavi in maniera molto subdola, non imprigionandoci in carceri o incatenandoci con catene fisiche, ma forzando in noi il senso di "separazione " fra il nostro "io " e tutto il resto, innanzitutto gli altri "io ". Questo ha molte conseguenze dolorose; innanzitutto ciò che facciamo di bene o di male agli altri, prima o poi, effettivamente "ritorna a noi " in vari modi. San Paolo Apostolo, quando scrisse in una delle sue lettere delle cose bellissime a proposito dei Carismi provenienti dallo Spirito Santo, tenne però a sottolineare il fatto che "Uno solo è lo Spirito, uno solo è il Signore e uno solo è Dio ". Leggiamo infatti, in 1 Corinzi 12, 4 - 6: "Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. " Il concetto dell 'unione intima fra tutti gli esseri umani, che noi cristiani chiamiamo "Corpo Mistico di Cristo ", e del quale ci cibiamo letteralmente con il Sacramento dell 'Eucarestia, è totalmente in opposizione a tutto ciò che "divide "; non per niente Gesù ha tenuto a precisare: "Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori. " Naturalmente il Signore ama anche i "giusti ", ma ogni "spirito creato " è indissolubilmente unito allo "Spirito Increato ", che è Dio, e per questo motivo la frase di Gesù, che potrebbe risultare un po ' provocatoria, non solo indica la sua Infinita Misericordia, ma anche il fatto che ogni essere vivente è indissolubilmente unito al suo Creatore, sebbene possa largamente variare il livello di consapevolezza della creatura a questo proposito. Il peccato, infatti, porta ad una progressiva separazione fra l 'uomo ed il Signore (anche se non lo abbandona mai, in realtà), fra gli uomini e fra l 'uomo e la sua vera natura spirituale. In tutto ciò appare inoltre una questione altrettanto importante e delicata. Dalla seconda citazione riportata all 'inizio di questo articolo, si evince il fatto che il "mondo " è come un "nemico da sconfiggere ", dato che Gesù dice: "Io ho vinto il mondo ". Personalmente, a volte sono caduto nella seguente tentazione: prendermela con il Signore per il fatto che permetta delle sofferenze, a volte, nella mia vita. La cosa strana è che non mi arrabbiavo con l 'autore diretto del male, ossia il Maligno, ma con Dio che, con la sua Onnipotenza, avrebbe dovuto frenarlo. Il fatto che l 'Onnipotenza di Dio possa mettere la parola "fine " al male è una cosa certa, se noi crediamo veramente che Egli è Onnipotente, cioè che possa fare qualunque cosa. Tuttavia, in qualche modo, da migliaia e migliaia di anni l 'umanità è in larga parte controllata da forze malvagie, tanto che solo alcuni "Santi ", "Profeti ", etc. sono riusciti veramente a liberarsene, naturalmente con l 'aiuto di Dio. Questo, però, è alla portata di tutti, ed è così che deve assolutamente essere, perché altrimenti la battaglia sarebbe già persa in partenza. Il Demonio usa molte tattiche, ma due in particolare: o ci fa credere di essere delle piccole divinità in terra oppure ci induce a ritenerci degli esseri impotenti, conformisti e preoccupati solo del proprio piccolo recinto (lavoro, salute, amore, possedimenti, istruzione, denaro, appartenenza politica, influenza sugli altri, etc.). Nel primo caso, tipicamente, distorce ed inverte una verità (noi siamo figli di Dio, non Dio ma simili a Lui), mentre nel secondo caso cerca di livellare l 'umanità in una massa indistinta di piccoli "io " che vogliono fare solo i propri interessi, spesso a discapito di altri "io " altrettanto conformisti ed impotenti. Il mondo creato da Dio, che Egli stesso definì "cosa buona ", è stato effettivamente "sabotato " dal Maligno e dai suoi angeli decaduti, tanto che è diventato addirittura un "nemico ". In che modo Gesù ha vinto il mondo? In molti modi: ha compiuto perfettamente la volontà del Padre e, pur essendo Dio, si è lasciato uccidere per sconfiggere il male del mondo "dall 'interno "; ha resistito a tutte le tentazioni di Satana, tanto che Gesù è veramente senza peccato; ha comandato alle malattie e agli spiriti immondi di andarsene, e così è stato; ha comandato al mare in burrasca di calmarsi, e così è stato; ha camminato sulle acque; ha risuscitato i morti, e così via. Veramente Gesù si è fatto beffe del "mondo " e delle sue "leggi fisiche ", del quale noi siamo spesso così schiavi. In tutto ciò, però, c 'è un denominatore comune: Gesù ha saputo mirabilmente andare oltre il nostro misero "io ", fatto di un nome, di una razza, di una religione, di una nazionalità, di un sesso, di una famiglia, etc. per essere "una cosa sola con il Padre ". Solo il Figlio di Dio ha potuto realizzare pienamente la sua stessa Parola: "Siate nel mondo ma non del mondo ". Noi, se vogliamo essere veramente suoi discepoli, dovremmo almeno provare a farlo. Ad esempio non arrabbiandoci anche se abbiamo ragione, non disperandoci se pensiamo di finire in una brutta condizione di vita, etc. So che questo è spesso molto difficile, e personalmente sono caduto in queste tentazioni, ma se avessimo la vera fede in Dio e nella nostra vera natura di figli del Signore, ossia la convinzione totale che questa nostra vita corporale non è la nostra "vera natura ", allora sapremmo quasi ridere in faccia alla malefica triade che ci porta al peccato: il mondo, la carne e il diavolo. Dobbiamo scegliere veramente di essere liberi e non schiavi, consapevoli che solo Dio potrà aiutarci in questo. Come in tutte le cose, l 'inizio è fondamentale. Come inizia la Bibbia? Con la descrizione della creazione dell 'universo operata da Dio e con la caduta dell 'uomo, che doveva esserne il "vertice ". Obiettivamente, non solo nella cultura giudeo-cristiana esiste questo aspetto della "caduta " dell 'uomo da una condizione di gran lunga migliore (paradiso terrestre), ma anche in altre culture del passato, come quella ellenistica (età dell 'oro), indiana (l 'alternanza di cicli positivi e negativi, i cosiddetti "yuga " di vario tipo), mesoamericana, africana, australiana, etc. Inoltre, anche la questione del Diluvio Universale è presente in altre culture e credenze, seppure con delle differenze. Da tutto ciò cosa dovremmo dedurre? Dovremmo capire che, in un periodo che va dai seimila ai dodicimila anni fa circa, effettivamente "è successo qualcosa di molto grave ", che ha privato l 'essere umano di gran parte della sua libertà, dignità, nobiltà ed amicizia con Dio, sebbene il Signore sia sempre pronto ad accoglierci a braccia aperte, se ci rivolgiamo a lui, anche grazie alla mirabile redenzione operata da Gesù Cristo, nostro Signore e Maestro. Non solo c 'è stata una caduta "spirituale ", ma anche grandi sconvolgimenti geologici; tuttavia la prima è più grave. Nella Bibbia è scritto che il Diavolo, sotto forma di serpente, istigò la donna a mangiare il frutto dell 'albero delle conoscenza del bene e del male, affinché lei e l 'uomo potessero diventare "come Dio ". Si è dunque trattato di un assalto che ha coinvolto tutte le potenzialità e volontà dell 'essere umano: c 'è stata la disobbedienza al Creatore, c 'è stata l 'idea che Egli fosse geloso della sua Divinità e che la creatura potesse diventare come lui... Non è facile immaginare come siano andate effettivamente le cose, sappiamo però che il piccolo "io " dell 'uomo è stato in qualche modo "gonfiato " in maniera ingannevole dalle forze del male, per metterlo in contrapposizione con la fonte stessa della vita, che è Dio, e per questo l 'essere umano perse l 'immortalità, identificandosi con il suo corpo e con tutto ciò che ne consegue: paura, nudità, ignoranza, sofferenza, procreazione nel dolore, lavoro, fatica, morte. Dopo tanto tempo, pensiamo forse di essere diversi dai nostri progenitori? Forse è questa la triste verità del peccato originale, cioè che non lo siamo. Tuttavia noi sappiamo che Gesù ci ha salvati, ossia che ha permesso alle nostre anime di essere salvate da Dio, anche se i nostri corpi sono ancora mortali. Perché non siamo molto diversi dai nostri progenitori, se non peggio? Perché ci identifichiamo ancora totalmente con i nostri corpi, che sono solo una parte della nostra vera natura, perché proviamo ancora il senso di separatezza fra di noi ed anche, in qualche misura, con il nostro Dio (anche se lo Spirito Santo ce lo fa sentire spesso veramente dentro di noi), ci sentiamo ancora nudi e sofferenti in mezzo alle vicende della vita, temiamo la morte verso la quale siamo inesorabilmente diretti, etc. Se non fosse per l 'opera della redenzione di Gesù Cristo, la vittoria del male potrebbe apparire quasi totale, ma non è così. Anche prima dell 'avvento del Signore Gesù, l 'umanità è sempre stata sorretta, guidata ed amata da Dio, ma quando Egli mandò sulla Terra il suo unico Figlio, vero Dio e vero uomo, permise all 'umanità di vivere in una nuova dimensione: nel mondo ma non del mondo, anche se comunque occorre un certo sforzo da parte nostra, unito alla perseveranza. Purtroppo, però, il primo peccato ha permesso al Male di "sabotare " in qualche modo la creazione, ossia di far percepire all 'essere umano un mondo che non era affatto quello voluto da Dio, ma una... prigione a cielo aperto (un carcere-manicomio senza sbarre, per la precisione), ossia un sistema di gerarchie, invidie, idolatrie, stoltezze, discordie, ipocrisie, schiavitù... che Gesù Cristo non esitò a condannare apertamente, a costo della sua stessa vita. Ho usato la parola "manicomio " per descrivere il mondo. Certamente si tratta di un 'iperbole, ma leggiamo come la scrittrice Ellen Goodman descrive la "normalità ": "Normalità è indossare gli abiti che avete comprato per recarvi al lavoro e guidare nel traffico l 'auto che state ancora pagando per potervi recare al lavoro di cui avete bisogno per pagare gli abiti e l 'auto e la casa che lasciate vuota ogni giorno in modo che possiate recarvi al lavoro per potervela permettere. " La maggioranza delle persone che vivono nei "Paesi sviluppati " ha uno stile di vita simile a questo, se non uguale. Tutto perfettamente normale e regolare, no? Se avessimo il coraggio, la sincerità, l 'obiettività e l 'intelligenza per dire apertamente che il Mondo, il Sistema e la Società sono folli, assolutamente folli, non faremmo altro che mettere in pratica, ancora una volta, la Parola di Gesù. Leggiamo infatti, in Giovanni 9, 35 - 41, quanto Gesù disse all 'uomo nato cieco che aveva appena guarito e quanto disse ai Farisei che, come al solito, lo accusavano per invidia e grettezza mentale: "Gesù seppe che l 'avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: «Tu credi nel Figlio dell 'uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Tu l 'hai visto: colui che parla con te è proprio lui». Ed egli disse: «Io credo, Signore!». E gli si prostrò innanzi. Gesù allora disse: «Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo forse ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane». " All 'epoca di Gesù (incarnato in un corpo umano visibile), come oggi, il mondo era governato dal dio denaro, dal potere politico e militare e, purtoppo, anche da una parte di quello religioso che, invece di fare gli interessi delle anime al cospetto del Signore, faceva piuttosto gli interessi solo di se stesso, spesso anche stoltamente. Un esempio? Tutti noi conosciamo l 'ipocrisia di molti Farisei (non di tutti, naturalmente), ma una cosa che mi ha spesso lasciato perplesso riguarda i Sadducei, i quali non credevano né nella vita dopo la morte, né nelle creature del mondo invisibile. Scusate, ma allora perché praticavano una religione, dato che, praticamente, secondo loro non c 'era una vera speranza per l 'uomo? Sì, rendevano culto a Dio, ma in maniera solo rituale, forse solo per una sorta di timore misto all 'ammirazione. Magari i Sadducei erano anche delle "brave persone ", ma perché essere "religiosi " se si crede solo in ciò che si percepisce con i sensi corporali? Anche i Farisei, quasi sempre, erano "ritualisti ", ma almeno credevano nella vita dopo la morte e nell 'esistenza di un mondo invisibile, del quale Dio è il Signore. Anche se "sepolcri imbiancati ", in molti casi, avevano comunque un briciolo di speranza nella Verità del Signore, ma purtoppo non accolsero il messaggio di Gesù e la sua stessa Persona e Divinità, tanto che con molte scuse lo fecero uccidere, addirittura dai loro nemici "terreni ", i pagani invasori Romani. Tuttavia... i modi con cui rendere schiavi gli esseri umani si stanno moltiplicando in misura pressoché esponenziale, soprattutto grazie alla tecnologia. Riportiamo di seguito un articolo apparso sul sito web del "La Stampa " il 22 Gennaio 2016: Il Papa incontra l’amministratore delegato di Apple Tim Cook e benedice i social network: "Comunicazione è dono di Dio " Papa Francesco ha ricevuto questa mattina in udienza Timothy Donald Cook, Amministratore Delegato di Apple, arrivato in Italia dopo l’annuncio dell’apertura di un nuovo centro di sviluppo a Napoli. La notizia era circolata in mattinata e aveva trovato conferma prima nell’agenda del giorno del Santo Padre e, poi, direttamente dalla Santa Sede. L’incontro è avvenuto alle 11.30 ed è capitato nello stesso giorno in cui Papa Francesco ha parlato di tecnologia in occasione della 50ª Giornata Mondiale dedicata alle Comunicazioni Sociali. Il Pontefice, il secondo dopo Benedetto XVI a fare uso dei nuovi media per comunicare con i fedeli, ha benedetto i social network che "possono essere forme di comunicazione pienamente umane ". "Non è la tecnologia che determina se la comunicazione è autentica o meno - ha detto il Papa - ma il cuore dell’uomo e la sua capacità di usare bene i mezzi a sua disposizione. Le reti sociali sono capaci di favorire le relazioni e di promuovere il bene della società ma possono anche condurre ad un 'ulteriore polarizzazione e divisione tra le persone e i gruppi ". La comunicazione deve favorire la prossimità, è l’invito del Papa: "I suoi luoghi e i suoi strumenti hanno comportato un ampliamento di orizzonti per tante persone. Questo è un dono di Dio, ed è anche una grande responsabilità. Mi piace definire questo potere della comunicazione come prossimità. L’incontro tra la comunicazione e la misericordia è fecondo nella misura in cui genera una prossimità che si prende cura, conforta, guarisce, accompagna e fa festa. In un mondo diviso, frammentato, polarizzato, comunicare con misericordia significa contribuire alla buona, libera e solidale prossimità tra i figli di Dio e fratelli in umanità ". Quanto ha detto Papa Francesco è senza dubbio corretto, in particolare quando ha affermato che le reti sociali "possono anche condurre ad un 'ulteriore polarizzazione e divisione tra le persone e i gruppi ". Le questioni riguardanti la polarizzazione fra le persone ed i gruppi, la faziosità, il campanilismo ed il nazionalismo estremo sono da tempo sotto gli occhi di tutti. Tuttavia, il problema è molto più vasto e profondo di quanto possa apparire in superficie. È vero che i nuovi strumenti di comunicazione possono dividere ed unire, ma sia il dividere sia l 'unire possono risultare a volte fonte di nefaste prospettive. Vi ricorda qualcosa l 'espressione "Divide et impera? " Dal punto di vista spirituale, la divisione è solitamente negativa, come si è detto. La prospettiva finale delle religioni monoteistiche rivelate, fra cui la nostra fede cristiana, è l 'unione con Dio, niente di più, niente di meno, pur mantenendo noi l 'aspetto creaturale, quindi senza pretendere affatto di diventare dei piccoli "dei ", soprattutto come alcuni vogliono fare già su questa Terra. Il nostro Dio, infatti, è un Dio Personale, e non un "nirvana " che, benché bellissimo, non genera un vero amore reciproco, una vera relazione di figliolanza ed amicizia. D 'altra parte, però, il Signore ci ha creati uno diverso dall 'altro (anima, corpo e spirito). Egli non ha creato dei cloni. Purtroppo, però, molti aspetti del mondo contemporaneo inducono, spesso in maniera subdola, la massificazione delle vite degli esseri umani. Questo livellamento non è tanto esteriore, dal momento che moltissime differenze sono visibili, ma interiore, psicologico. Si arriverà al tentativo diabolico di creare una specie di "mente collettiva " in stile alveare? Per ora, non possiamo esserne sicuri, ma molti fatti e "grandi realizzazioni dell 'intelletto umano " sono degli indizi evidenti. Tutti voi, penso, conoscete l 'episodio biblico della "Torre di Babele ". Leggiamo il testo, tratto dal Libro della Genesi, capitolo 11, versetti 1 - 9: "Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall 'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l 'un l 'altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l 'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l 'uno la lingua dell 'altro». Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. " Paolo Scquizzato, appartenente alla comunità dei sacerdoti del Cottolengo, nel suo libro "Come un principio - Riflessioni sul Libro della Genesi " (Effatà Editrice), commenta il testo in questo modo: L 'autore sacro raccoglie il sentore della sua gente, il malumore serpeggiante nel contesto sociale in cui vive. È un contesto storico-culturale compresso fra due superpotenze: una potenza occidentale, l 'Egitto, ed un 'altra orientale, Babilonia. Chi scrive sta soffrendo. E ' l 'esperienza di coloro che si trovano oppressi da soggetti più potenti, da una civiltà, una cultura, una potenza imperialista che, per raggiungere l 'apice - e rimanervi - deve schiacciare chi sta alla base. Questo è un brano di un 'attualità sconcertante. Ieri come oggi, Dio è contrario a questa situazione: è contrario che vi sia qualcuno che domini sugli altri, perché dominare significa diventare "signore " sugli altri, e dato che Dio è il protettore, il difensore dei poveri, Egli non può accettare questa situazione. Non può accettare che l 'uomo, creato a sua immagine e somiglianza, possa essere infangato. "Tutta la Terra aveva una sola lingua e le stesse parole " (Gn 11, 1). In ebraico "le stesse parole " significa "un solo labbro ", ossia tutti dicono la stessa cosa, tutti possiedono l 'identico pensiero. Ebbene, se le cose stanno così, significa che gli esseri umani sono sotto il controllo di un solo soggetto. La superpotenza - affinché i suoi sudditi siano controllabili, manipolabili - deve fare in modo che questi abbiano la stessa lingua, che tutti comprendano la voce e il pensiero dell 'unico capo, dell 'unico dittatore. In questo testo vi è un fattore storico-sociale che è sempiterno nel susseguirsi delle vicende umane: l 'omologazione è la condizione necessaria per poter controllare tutti, e farlo al meglio. Per dirla con un sociologo contemporaneo, Zygmunt Baumann, occorre che tutto diventi liquido, indistinto. Ecco dove risiede l 'attualità sconcertante di questo brano. Il fatto che tutta la Terra possieda una sola lingua e le stesse parole non è un bene, bensì una maledizione. Ora, passiamo immediatamente ad uno degli aspetti di questa omologazione: Internet, con la sua immensa schiera di social network, new media, startup, data center, satelliti, cavi sottomarini, etc. Riguardo a questo, vorrei fare innanzitutto un 'autocritica o, meglio, vorrei pormi un interrogativo. A chi scrive piace usare il computer, dato che ha anche realizzato questo sito, ma spesso mi chiedo: fino a che punto è bene usare uno strumento che, sempre più, rischia d 'imprigionare l 'umanità in una ragnatela da cui non potrà più districarsi? Il "punto di non ritorno " è già stato superato? Sì, purtroppo. Perché? Perché, se mai un giorno Internet dovesse "cadere " (come ipotizzato da alcuni esperti del settore, che hanno analizzato la quantità media del flusso globale d 'informazioni)... la civiltà attuale rischierebbe di collassare. Ormai tutto è collegato: banche, università, borse, centri di ricerca scientifica, installazioni militari, centri di produzione dell 'energia elettrica, centrali di monitorizzazione del traffico aereo, marittimo e terrestre, satelliti per le telecomunicazioni, aziende di ogni tipo e di ogni Paese, etc. Tuttavia, per quanto ciò possa sembrare catastrofico, ci stiamo avviando verso una tragedia ben peggiore: l 'omologazione totale della razza umana, se Internet e le nuove tecnologie ad essa connesse non dovessero collassare, ma ampliarsi senza limiti. Molti ricercatori, giornalisti e scrittori sostengono che tutto ciò faccia parte dell 'instaurarsi del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale, di cui hanno parlato molti politici in questi ultimi anni. In cosa consiste, essenzialmente? In un processo progressivo di centralizzazione del potere. Nazioni in Unioni di Nazioni, Eserciti in Unioni di Eserciti, ad esempio. Su tutto ciò incombe l 'ombra di una nuova "Torre di Babele ", meno visibile, ma non meno potente. Anzi, molto più potente. Tornando alle due "catastrofi " di cui sopra, ebbene, la prima catastrofe potrebbe danneggiare il nostro stile di vita, ma questo è un fatto puramente "fisico ", soprattutto, mentre la seconda potrebbe danneggiare addirittura le nostre menti, le nostre coscienze e, indirettamente, le nostre anime ed i nostri spiriti. Tutto ciò vi sembra forse esagerato? Bene, sapete che cosa significa la sigla "WWW " che si trova all 'inizio della maggior parte degli URL o indirizzi dei siti? Significa World Wide Web. Letteralmente, parola per parola, Mondiale Estesa Ragnatela. Ragnatela, capito? Paolo Scquizzato, nel testo sopra riportato, parla di due "superpotenze " antiche: l 'Egitto e Babilonia. Ebbene, sia l 'Egitto sia l 'antica terra babilonese (l 'odierno Iraq, all 'incirca) sono noti, fra le altre cose, per le loro "piramidi ". Ovviamente sono più famose quelle egiziane, ma anche i babilonesi avevano le loro: le "ziggurat ", che erano di forma piramidale, però a gradini. Ora, non è forse vero che la struttura della società umana, fin dall 'inizio della cosiddetta "storia nota ", ha una struttura prettamente "piramidale ", in cui al vertice c 'è chi comanda e alla base c 'è chi esegue gli ordini? E non è forse vero che Gesù Cristo ha rovesciato tutto ciò, affermando che i primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi? E non è forse vero che, storicamente, alcuni due fra i tanti popoli nemici di Israele erano, per l 'appunto, quello egiziano e quello babilonese? E non è forse vero che, spesso, una buona parte degli israeliti si "prostituiva " agli idoli pagani dell 'Egitto e di Babilonia, con le gravi conseguenze che possiamo leggere, ad esempio, nei Libri dei Profeti? Traete dunque voi le conclusioni, se volete. Ci sarebbe ancora molto, molto da dire. Facciamo notare solo una cosa: The Internet of Things, che significa L 'Internet delle cose. Di che si tratta? Entro i prossimi dieci anni, la maggior parte dei dispositivi contenenti una parte elettronica (praticamente tutti), sarà connessa in rete, ossia "online ". Oggi si tratta di computer, notebook, cellulari (smartphone), tablet, televisori, orologi... Domani anche frigoriferi, lavastoviglie, lavatrici, termostati, caldaie, automobili, apparecchiature per la diagnostica medica, apparecchiature mediche invasive (ossia all 'interno del corpo umano)... C 'è da sperare che qualcosa non vada storto. Tuttavia, considerato che già ora i dispositivi connessi si contano in miliardi, figuriamoci se la probabilità di guasti con gravi conseguenze sarà bassa.
Precedente pubblicazione in data 11-07-2021

Se tu vuoi sapere qual è il valore della tua vita, vedi quale peso ha in essa l 'adorazione.Nella preghiera tu sei soprattutto attirato dal moto d 'amore di Dio che viene a salvarti in Gesù Cristo. In questo modo potresti metterti al centro e rinchiuderti in una specie di utilitarismo spirituale. Spezza questo cerchio per osare, in un gesto gratuito di adorazione, il movimento ascendente contrario. Tu sei fatto per adorare Dio e la tua vita troverà il suo vero centro di gravità quando ti prosternerai nella polvere davanti al Dio tre volte Santo della visione d 'Isaia. (Capitolo 6) I cristiani parlano ancora molto di Dio: fanno anche molte cose per lui, ma vanno perdendo il senso dell 'adorazione; e per questo rischiano l 'ateismo. Un Dio che non si adora non è il vero Dio. Tu devi riconoscere che Dio solo è Dio e che l 'adorazione è il tuo primo dovere. Questo atto non è che un anticipo, un pregustare quello che farai eternamente nel cuore della santissima Trinità. Adorare non è per te solo un dovere che deriva dalla tua condizione di creatura: esso è la forma più elevata della tua vita di uomo. Adorando Dio, tu proclami la Sua santità, ma al tempo stesso affermi la tua grandezza di uomo libero davanti a lui: “Il valore di una vita, dice padre Monchanin, è dato dal posto che vi ha l 'adorazione”. Quando vuoi Dio per Dio, adorandolo, allora trovi la tua libertà di uomo. È vero che la Chiesa deve continuamente ricordare che Cristo è venuto a salvare l 'uomo e che i cristiani devono mettersi al servizio dei fratelli, ma essa tradirebbe la sua missione se riducesse il cristianesimo ad una pura diaconia fraterna: la fede si degraderebbe in un umanesimo monco. Oggi gli uomini soffocano in una società di consumi; essi hanno lo stretto diritto di vedere la Chiesa quale deve essere nella sua vera missione: rivolta verso gli uomini da salvare, ma prima di tutto verso Dio da adorare e da amare. Chiedi lungamente e con fervore allo Spirito Santo il senso dell 'adorazione, e poi prosternati davanti a Dio nell’atteggiamento di colui che è colpito insieme dall 'esperienza della santità di Dio e dal senso del proprio peccato: “Adorare Dio, dice il padre Geffré, è abbassare gli occhi davanti alla Sua Gloria”. “Quando Mosè sentì la voce di Dio nel roveto ardente, si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio” (Es 3,6). Solo Cristo rende una lode perfetta di adorazione al Padre: chiedigli di riprodurre in te quel movimento che lo faceva tendere ad Patrem. Per adorare, tu devi intravedere la Gloria di Dio, ossia la Sua grandezza inaccessibile e la Sua santità incomparabile. Ma Dio non si rivela mai come totalmente Altro senza rivelarsi insieme come vicinissimo, poiché è Amore. Il Dio santo è anche inscindibilmente il Dio Amore che ti fa partecipare alla Sua vita trinitaria. Dio è adorabile perché è Amore. Il tuo stesso corpo è chiamato a esprimere l 'adorazione del tuo cuore. In certi momenti tu non potrai fare altro che prosternarti con la faccia a terra (Ez 1,28), poiché la santità di Dio è un mistero che sfugge sempre alla presa dell 'uomo. Tu ti nasconderai il volto fra le mani, ma sentirai Dio chiamarti per nome. Prenderai così coscienza del tuo peccato di fronte alla santità di Dio. Ma il Dio Santo non annienta il peccatore, lo purifica. L 'angelo tocca la bocca d 'Isaia con della brace presa dall 'altare, per purificarla. In fondo, è contemplando Gesù Cristo che scoprirai la santità e la vicinanza di Dio. In Lui tu hai l 'intimità del Dio totalmente Altro con l 'uomo. Egli è l 'unico adoratore del Padre: “È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori” (Gv 4,23). Nell 'orazione sei ghermito dallo Spirito che ti configura a Cristo. A sua volta, il Figlio ti conduce nelle profondità del Padre e ti fa partecipare alla sua stretta d 'amore. È dalle labbra e dal cuore del Cristo che sale la perfetta adorazione del Padre. Immergiti sempre di più nel Cristo. Desidera Dio con tutte le forze del tuo cuore, ma non mettere mai la mano su di Lui per impadronirtene. Allora soltanto Egli verrà a te.Non t 'illudere di poter conquistare Dio con la forza delle tue braccia o di sedurlo con la bellezza delle tue parole. Tu non puoi nemmeno fare un passo verso di Lui, senza che Egli non ti sia prima venuto incontro. È Lui che viene a conquistarti e a sedurti; purtroppo le orecchie del tuo cuore sono spesso chiuse alle Sue chiamate. Dio gira intorno a te e aspetta che tu apra una breccia nel tuo cuore per irrompervi con tutto il dinamismo del suo amore.Questa breccia sarà il tuo desiderio orientato verso di Lui. Èla sola forza capace di forzarlo a scendere verso di te. Ma occorre che il tuo cuore sia totalmente abitato da un desiderio ardente di Dio, il quale non sopporta alcuna divisione. Chiedi spesso allo Spirito Santo di scavare nel tuo cuore, perché possa sgorgare nel più profondo di te questo desiderio di Dio. Solo il desiderio obbliga Dio a discendere. Tu non puoi salire verso di Lui, poiché la direzione verticale ti è radicalmente interdetta:"Non esiste una scala con la quale l'intelligenza possa arrivare a raggiungere Dio " (San Giovanni della Croce). Se tu guardi a lungo e intensamente verso il Cielo, Dio scenderà e ti solleverà. E sempre Lui che ti cerca: “Stanco, ti sei seduto nel cercarmi”. Non puoi cercare Dio, non puoi fare nemmeno un passo verso di Lui, se non sei sollecitato interiormente, o espressamente chiamato. Se lo supplichi di venire, Egli verrà a te. Anzi, se glielo chiedi spesso, a lungo e ardentemente, Egli non può fare a meno di scendere verso di te. Tu devi comprendere che la preghiera assomiglia all 'amicizia fra due esseri umani. Medita spesso queste parole di Simone Weil in Attente de Dieu a proposito dell 'amicizia, e applicale alla tua relazione con Dio.“L 'amicizia è il miracolo col quale un essere umano accetta di guardare da lontano e senza avvicinarsi l 'essere che gli è necessario come un nutrimento. È la forza d 'animo che Eva non ha avuto, e tuttavia non aveva bisogno del frutto. Se essa avesse avuto fame nel momento in cui guardava il frutto, e se malgrado ciò fosse rimasta indefinitamente a guardarlo, senza fare un passo verso di esso, avrebbe compiuto un miracolo analogo a quello della perfetta amicizia”. Propriamente parlando, tu non puoi fare alcuno sforzo per raggiungere Dio, o piuttosto lo sforzo che ti è chiesto è quello di guardare, ascoltare e desiderare. Devi essere attento al dono che Dio ti fa di Se Stesso e consentirvi, come Maria all 'annunciazione, dicendo Fiat. L 'orazione è un atto di attenzione e di consenso a Dio, che non cessa di aggirarsi intorno al tuo cuore. La preghiera, come l 'amicizia, è una gioia gratuita. Non devi cercarla per se stessa. Devi essere in attesa, povero e spoglio, per essere degno di riceverla. Pregare è nell 'ordine della Grazia. Se passi tutta la tua orazione a desiderare Dio, senza volerlo afferrare né trarne profitto, puoi essere sicuro di avere ricevuto una grande grazia, poiché non avresti il desiderio di Dio se Egli non fosse presente e non agisse nel più intimo di te per suscitare questo desiderio. Se Dio non fosse in te, non potresti sentirne l 'assenza. E se il tuo cuore è arido, se sei come un ciocco o un animale davanti a Dio, senza alcun desiderio di Lui, grida il tuo dolore con veemenza, bussa alla porta di Dio finché non ti aprirà. Sta certo che il Padre non ti darà una pietra se gli chiedi del pane. Egli vuole concederti quello che gli domandi, ma aspetta che tu perseveri sino alla fine delle tue forze. Fare l 'esperienza di Dio significa immergersi in questo mistero silenzioso che tu chiami Dio senza riceverne apparentemente altra risposta che la forza di continuare a pregare, a credere, a sperare e ad amare.

Quanti uomini si volgono oggi verso le religioni orientali per chiedere: “Quale esperienza ci offrite?”. Gli stessi cristiani parlano molto dell 'esperienza di Dio, ma purtroppo la concepiscono spesso come un pio sentimento o un 'emozione religiosa di ordine superiore, mentre l 'esperienza spirituale è molto di più e cosa ben diversa da questo. Dio non si offre agli uomini come uno spettacolo per i loro occhi o una esaltazione per il loro sentimento.Eppure, vi è un 'autentica esperienza della Grazia, ossia una invasione del nostro essere umano da parte dello Spirito del Dio trinitario, che si è realizzata in Gesù al momento della Sua Incarnazione e del Suo Sacrificio sulla Croce. Sì, ti è possibile fare questa esperienza della Grazia nella tua vita di uomo, ma essa è oscura, misteriosa e non coincide mai con quello che tu ti aspettavi. È sempre un 'esperienza di dono e di gratuità, nella quale ti offri in uno spogliamento di te stesso per lasciare che il Dio infinito agisca in te. Per avvicinarti un poco a questa esperienza della vita divinain te, guarda come il Cristo ha preso realmente coscienza dié come Figlio di Dio, come ha conosciuto il Padre, cioè quale esperienza ha fatto diL ui. Certo, Gesù è vissuto in un 'intimità profonda con il Padre nelleue ore di preghiera notturna, ha ascoltato questa parola: “Questi è ilM io Figlio diletto”, ma ha conosciuto veramente il Padre nell 'agonia e sullaC roce. Egli attendeva dal Padre un aiuto diretto, una di quelle consolazioni visibili che avrebbero dovuto allontanare da lui il calice. Ma il Padre non gliel 'ha concessa, perché egli rifiuta sempre questa consolazione ai suoi amici migliori. Il Cristo ha veramente fatto l 'esperienza dellaG razia nel momento in cui, abbandonato dagli uomini e immerso in una solitudine spaventosa, ha ugualmente bevuto liberamente il calice per amore. Cristo mette direttamen t e in rapporto questa conoscenza sperimentale del Padre e il fatto di dare la sua vita: “Conosco il Padre e offro laM ia vita per leM ie pecore” (Gv 10,15).Se vuoi fare l 'esperienza di Dio, non puoi fare a meno dell 'e perienza di Gesù. Nel momento in cui il silenzio di Dio pesa terribilmente su di te, nel momento in cui tu avresti bisogno di un aiuto diretto da parteua, se perseveri nel credere, nello sperare e nell 'amare, tu sperimenti il vero miracolo della fede e dellaP re enza di Dio in te, poiché non potresti agire così se Dio non intervenisse direttamente.K. Rahner descrive efficacemente alcune situazioni nelle qua l i facciamo l 'esperienza dellaG razia: “Ci è forse già accaduto di obbedire non perché dovevamo farlo per evitare degli inconve n ienti, ma semplicemente a causa di quel mistero, di quel silen z io... che chiamiamo Dio e lauaV olontà... Siamo mai stati una volta veramente soli? Ci è già accaduto di prendere una decisione qualsiasi unicamente a causa dell 'appello più intimo della nostra coscienza... Quando si è assolutamente soli e si sa di prendere una decisione che nessuno può prendere al posto nostro e di cui siamo per sempre responsabili? Ci è mai accaduto di amare Dio quando nessun moto di entusiasmo sensibile più ci sostiene... Quando questo sembra un salto spaventoso nell 'abisso, quando tutto sembra divenire incomprensibile e apparentemente assur d o? Siamo stati qualche volta buoni verso un uomo dal quale non ci attendevamo nessuna eco di riconoscenza o di comprensione?” (Vivere e credere oggi).È in questo dono gratuito di te stesso a Dio e agli altri che sperimenti veramente laG razia, e ciò non avviene solamente sul piano della speculazione intellettuale, ma nei momenti quotidia n i della tua esistenza. Ugualmente quando soffri e vedi prolun g arsi la tua sofferenza, se seguiti a credere in Di oAmore, soltanto allora sei vicino a Dio. D ì bene questo a te stesso: tu fai un 'autentica esperienza di Dio, o, più semplicemente, sei un uomo di preghiera quandopossiediil coraggio di gettarti, duran t e tutta la tua vita, in questo mistero silenzioso di Dio senza riceverne apparentemente altra risposta che la forza di credere, di sperare, di amare Dio e i tuoi fratelli, e quando, in definitiva continui a pregare. Non pregare con la tua intelligenza o con la tua sensibi li tà, ma esala il tuo cuore dinanzi a Dio.Devi continuamente ripeterti che il luogo della preghiera è il tuo cuore, cioè il centro del tuo essere, là dove tu sei te stesso pienamente libero, dove ti apri o ti chiudi a Dio. Il tuo cuore è la sorgente stessa della tua personalità cosciente, intelligente e libe r a, e soprattutto il luogo nel quale sei abitato dalla presenza dello Spirito. Discendi sempre più profondamente in questi abissi di silenzio dove comunichi con la vita stessa della Trinità.Troppo spesso tu pensi che pregare sia esporre davanti a Dio delle belle considerazioni intellettuali. Non t 'ingannare: Dio non ha bisogno delle tue idee, perché ne ha di infinitamente più belle. Ugualmente, la preghiera non può consistere in sentimenti o risoluzioni morali. Devi pregare con il tuo cuore, con il tuo essere tutto intero. Pregare è innanzi tutto porsi di fronte a Dio sotto il suo sguardo. Se il tuo cuore è con Dio, il resto seguirà, e tu saprai quello che gli devi dire e quello che devi fare.Spogliati del non-essere e del sembrare per fare emergere davanti a Dio il fondo del tuo cuore. Non è facile essere nella verità davanti a Dio, perché spesso reciti solo una parte davanti ai tuoi occhi e a quelli dei tuoi fratelli. E poi ti sei fabbricato delle tuniche di pelle per proteggerti dal fuoco divorante del roveto ardente. Bisogna prima liberare il tuo essere profondo e rianimarlo. Poi ti esporrai, povero e nudo, all 'irradiazione della vita trinitaria. Allora forse, dopo anni di preghiera “disincrostante”, il tuo essere sarà aspirato dalla grande corrente che circolaf ra il Padre e il Figlio.Il tuo essere è la tua sostanza. Tu vali molto di più delle tue parole, dei tuoi pensieri e delle tue azioni. È il tuo essere che devi donare a Dio, spoglio di ogni tuo avere e di ogni tuo agire. Quante volte i tuoi possessi ti hanno impedito di esistere! Più progredirai nella vita di preghiera, più diventerai povero, spoglio e semplice. Allora pregherai dal fondo del tuo essere, al di là delle parole. Come il padre de Foucauld, ti presenterai davanti a Dio, in pura perdita di te stesso.Nella preghiera, apri le valvole del tuo cuore e permetti all’acqua viva di irrigarti fino nel più profondo del tuo essere.Quando leggi gli Atti degli Apostoli, tu assisti a una invasione dello Spirito che trasforma i cuori e arriva persino a restituire la salute agli infermi. Si direbbe veramente un incendio che progressivamente invade tutti, e che nessuna potenza umana può fermare. Tu sei immerso oggi in un mondo in cui Dio è assente, e spesso, con le esigenze della tua fede, fai la figura di un originale. In certi giorni vorrti quasi che Dio ti concedesse una di quelle visite intempestive dello Spirito, per procurarti la sicurezza, “una di quelle parentesi con la quale la tua anima, che è incarnata in una carne debole, possa un poco ristorarsi per riprendere forza” (Moeller).Credi tu che il braccio di Dio sia oggi troppo corto per operaretali meraviglie? Non pensi che possa essere la tua sapienza umana troppo corta per permettere a Dio simili segni? Se la tua fede fosse un poco più grande, sia pure dellagrandezzadi un grano di senape, tu assisteresti ancora a simili irruzioni di Dio in te e nel mondo. Allora spalanca il tuo cuore a questo dinamismo dello Spirito e lascia sulla riva i tuoi dubbi, le tue pene e le tue esitazioni. Dà fiducia allo Spirito ed egli agirà nel tuo cuore.La preghiera è quel momento unico e privilegiato nel quale tu apri le chiuse del tuo cuore a questa irruenza dello Spirito Santo. Il battesimo ha fatt o , o no, di te una creatura nuova, uno stesso essere con Cristo?H a fatto scendere, o no, in te quella vita trinitaria capace di cambiare la faccia del mondo? Il messaggio del Cristo risorto è di una semplicità sconcertante: un vero incontro con Dio produce la conversione del tuo cuore, la trasformazione del tuo essere.Nel prendere possesso di te nel battesimo, Gesù ti ha fatto rinascere a una vita nuova; non ti ha promesso una ricompensa o una felicità per domani, ma una vita totalmente diversa, laua vita: “In verità, in verità, ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel Regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito. Non ti meravigliare se t'ho detto: dovete rinascere dall 'alto” (Gv 3,5-7). Nel cuore del messaggio evangelico vi è una buona novella di trasformazione. Non sarà per i tuoi sforzi che arriverai a questo cambiamento: è lo Spirito Santo che lavora in te.Non vi è zona del tuo essere che non subisca l 'influenza di questa vita nuova; il tuo stesso inconscio è raggiunto da essa. E tu sai quanto questa parte misteriosa del tuo essere s 'impadronisca senza posa di te per orientare e dinamizzare i tuoi atti. Il Cristo vive realmente in te e laua vita tende a invadere tutta la tua persona e il tuo stesso inconscio. Nell 'intimo della tua vita, tu sperimenti conflitti dolorosi: il peccato ha lasciato in te, fin nella tua psiche, tracce profonde che senza dubbio non potrai mai individuare né cancellare.Ricordati della potenza dello Spirito: egli è l 'autore della prima creazione come della seconda a Pentecoste. È lo Spirito di forza e di dolcezza e ti invita ad affidargli tutta la tua vita: lavoro, riposo, gioia, sofferenza ed anche i tuoi conflitti. Non interverrà in te con una bacchetta magica, perché rispetta troppo la tua libertà, ma ti farà riconoscere la presenza di Dio nel cuore della tua vita umana dando un senso a tutto quello che vivi. Nell'orazione, chiedi allo Spirito di venire nella tua vita affinché tu divenga una creatura nuova in Gesù Cristo. Seavessi abbastanza fede, vedresti delle cose ancora più grandi di quelleche desideri. Lo Spirito non metterà a soqquadro il tuo essere, ma ti darà uno sguardo nuovo per accettare queste tensioni,perassumerle nella morte e risurrezione di Gesù;E gli ti infonderà la forza deluo amore perché tu possa ridurre il più possibile i tuoi conflitti. Soprattutto toglierà dal tuo cuore il peccato, che è alla radice di tutte le tue sofferenze, e ti darà la pace per vivere armoniosamente pur con tutte queste tensioni interiori. Nella preghiera crescerà questo uomo nuovo a misura del Cristo, che è nascosto in te allo stato di piccolo figlio di Dio: “Fin d 'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quandoE gli si sarà manifestato, noi saremo simili aL ui, perchéL o vedremo così comeE gliÈ» ( I Gv 3,2 ).Nella preghiera tu ti immergi in Dio e scopri in te delle profondità insospettate.Vi sono in te delle “estremità della terra” ancora inesplorate, dellez one vergini dove tutte le creazioni e risurrezioni sono possibili, se sei disposto a lasciarti trasportare in questo mondo misterioso.Coloro che si sono tuffati nelle profondità dell 'oceano, sono stati affascinati dalle meraviglie che hanno contemplato e anche se vi sono rimasti solo un quarto d 'ora, questo mondo del silenzio è divenuto per loro indimenticabile. E quando, nella vita quotidiana, si vedono travolti dal chiasso sterile delle beghe e dei litigi ai quali gli uomini non sfuggono, o dalla dispersione e dalla alienazione, essi possono in un lampo riaprire nel fondo di se stessi la memoria sempre fresca di questo grande silenzio per ritrovare la calma, la pace e far fronte alle difficoltà con maggior larghezza di vedute, con più obiettività e serenità e grandezza d 'animo.

Nella tua vita dissipata, non ti manca forse qualche cosa di simile? Talvolta ti accade di fare l 'esperienza di questa intima immersione nel dialogo di amicizia, dove svaniscono le durezze e le opacità del tuo essere oscuro, e provi davanti all 'altro un sentimento di trasparenza e di comunione al di là delle parole, nelle profondità del tuo essere, un sentimento che genera una pienezza di gioia. Due esseri si levano allora, uno di fronte all 'altro, in una comunione di presenza che supera tutto quello che le parole possono esprimere.Un 'esperienza simile ti fa intuire quali profondità ti si potrebbero rivelare nel dialogare con Dio. Non vi è paragone fra questo mondo del silenzio che risulta dall 'esperienza umana e il mondo del silenzio di Dio. Infatti, l 'interiorità cristiana non èdiordine psicologico, ma è quella che Dio crea in te;E gli scava nel tuo cuore uno spazio largo e profondo per comunicarti laua interiorità. Essere nato da Dio è come essere stato ripreso e riplasmato nel seno stesso di Dio. È come tornare al mondo dopo avere preso un bagno in un 'acqua profonda e luminosa, quella della verità del Dio Amore.Quando ti si presentano i problemi e le complicazioni della vita, quando cerchi la volontà di Dio su di te o quando desideri ritrovare l 'unità della tua vita, devi potere, in un lampo, rinnovare la memoria delle profondità di Dio in cui sei nato. Dio ti fa la grazia di partecipare allatua interiorità. Non ti puoi avvicinare ad essa scavando le profondità del tuo essere umano; Dio solo può introdurti con laG razia. In una parola, tu devi rinascere nel seno del Padre per diventare “figlio di Dio” (Gv 1,12).L 'orazione è il mezzo privilegiato per immergerti nuovamente e senza posa in questa luce dalla quale sei nato. Tu entri nella corrente di vita universale fino alla vita di Dio. Se essa è un autentico faccia a faccia con Dio, e non un compiacersi del tuo io, la preghiera deve fare emergere alla tua coscienza le profondità insospettate del tuo essere. Scoprirai delle zone di conoscenza e di amore ancora inesplorate, che nasceranno alla vita sotto l 'azione dello sguardo di Dio. Dio è la vera sorgente del tuo essere, più vicina a te di te stesso.Pregare è lasciarti trasportare nelle profondità trinitarie, dove Dio ti plasma e ti rimodella a sua immagine. Non essere sorpreso se il tuo essere di uomo trova una ricchezza di gioia e di pienezza. Il tuo essere, i tuoi pensieri, le tue parole e i tuoi atti assomigliano un poco a delle ceste più o meno bene intrecciate. Perché possano contenere la verità di Dio che è l 'acqua viva, devi immergerle continuamente in questa sorgente dalla quale sei nato, altrimenti l 'acqua scorre via e non ti rimane che un essere fatto di cose inaridite. Che tu non sia un paniere bucato!Riserva nelle tue giornate dei tempi forti d 'immersione in Dio, sia pur brevissimi, sia pure della durata di un respiro, che aprono a Dio l 'accesso alle profondità più segrete della tua vita. Non passare mai una settimana senza riservare un lungo momento alla preghiera silenziosa e alla contemplazione prolungata della parola di Dio. Se, nella preghiera, non perseveri per un tempo sufficientemente lungo da sperimentare i limiti delle tue forze umane, non sarai mai pervaso dalla preghiera dello Spirito Santo. È per questo che l 'orazione prolungata è una necessità della tua vita cristiana. È importante determinare il ritmo di questi incontri con Dio la domenica oi giorni di riposo.
Dal libro"Prega il Padre tuo nel segreto " di Jean Lafrance
Precedente pubblicazione in data 20-04-2023

La Chiesa Cattolica considera la vita umana e la persona umana incommensurabilmente preziose. Le Scritture rivelano che Dio conosce e ama intimamente ciascuno di noi.
Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i Tuoi occhi e tutto era scritto nel Tuo libro; i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno. Quanto profondi per me i Tuoi pensieri, quanto grande il loro numero, o Dio; se li conto sono più della sabbia, se li credo finiti, con te sono ancora.
Salmo 139, 15 - 18
Sion ha detto: «Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato». Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, Io invece non ti dimenticherò mai.
Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle Mie mani, le tue mura sono sempre davanti a me.
Isaia 49, 14 – 16
Cosa significa "essere umano " ? Una comprensione cristiana della persona umana si basa sulla premessa che siamo allo stesso tempo esseri fisici e spirituali; un aspetto non è distinto dall 'altro. I nostri corpi ci rappresentano nel mondo ed è attraverso i nostri corpi che esprimiamo il nostro spirito. Lo spirito umano, come inteso dalla Chiesa Cattolica, è orientato al bene. Ogni persona è creata per cercare ciò che è buono e giusto, ciò che è "di Dio ". Questa è la coscienza, intesa come la Legge scritta da Dio su ogni cuore umano. Ogni essere umano è dotato da Dio del libero arbitrio. Questo significa che siamo liberi di accettare o rifiutare l 'invito di Dio a condividere la Vita di Dio e camminare nelle vie mostrate da Gesù a noi. Il Dio che incontriamo nella libertà è colui che ci invita ad essere compagni del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo nell 'opera della creazione e della salvezza. L 'essere umano ha quindi un carattere essenzialmente interpersonale e comunitario. La libertà di cui gode ogni individuo è una realtà completamente sociale, perché è attraverso la nostra connessione con gli altri che scopriamo la nostra identità di esseri umani e cresciamo per essere completamente umani. Le persone sono attratte ad amare e a condividere se stesse nell 'amore. "Dio, che ha creato l 'uomo per amore, lo chiama anche all 'amore, la fondamentale vocazione innata di ogni essere umano ". Cosa significa essere creati a immagine di Dio ? Allora Dio disse: "Facciamo l 'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza... ". Così Dio ha creato l 'uomo a Sua immagine, a immagine di Dio l 'ha creato, maschio e femmina li creò.... Dio vide tutto quello che aveva fatto, e invero era molto buono. Genesi 1:26, 27, 31 Una convinzione fondamentale nella nostra tradizione cattolica, basata sulle narrazioni della creazione del Libro della Genesi, è che ogni persona è creata a immagine di Dio. Viene descritto come Dio fece la "creatura terrestre " e soffiò nelle sue narici rendendola un essere vivente. Lo Spirito di Dio anima la terra e la rende umana. Creati a immagine di Dio e animati dallo Spirito, tutti gli esseri umani riflettono in modo unico la loro origine divina e il mistero della presenza di Dio nel loro essere. Il sigillo del divino non può mai essere cancellato. Ecco perché ogni individuo ha una dignità innegabile e un valore che suscita in tutti un profondo rispetto e onore. Ne consegue che la dignità umana non poggia mai su considerazioni di razza, stato sociale, realizzazione o sforzo personale. Tutti, piuttosto, sono chiamati a riconoscere la dignità dell 'altro. Spesso la dignità umana o il valore degli individui sono oscurati dall 'uso improprio della libertà, cioè attraverso il peccato. Il peccato è il rifiuto di accettare di vivere secondo Dio, secondo il Suo dono d 'amore gratuito. Come spiega chiaramente Matteo (25,37 - 40), il Signore dell 'Amore ci incontra soprattutto nelle persone dei poveri, dei malati e dei dimenticati. Non solo la peccaminosità sorge dall 'abuso della libertà umana, ma è anche evidente che il peccato deforma le strutture della vita sociale e inibisce la prosperità umana. Dove ingiustizia, povertà e oppressione prevalgono, in qualsiasi società, la dignità e il valore di coloro che vivono in essa sono minati. Noi Cristiani crediamo che la Morte e la Risurrezione salvifica di Gesù hanno vinto il potere del peccato nel mondo. L 'Amore, la Vita e la Grazia di Dio, condivisi con l 'umanità, abilitano le persone a vivere una vita degna della loro vocazione di Popolo di Dio. La morte è una realtà, insieme inevitabile e universale; non c 'è modo di evitarla. I Cristiani hanno sempre visto la morte alla Luce della Risurrezione di Gesù, che è la vita eterna promessa da Dio all 'umanità. Nel parlare della fine della vita i cristiani considerano non solo la sua fine corporale, ma il suo scopo e la destinazione futura. La Vita e la Risurrezione di Gesù Cristo sono una realtà che il credente ha già cominciato a condividere con Cristo nella vita dello Spirito. La Risurrezione di Gesù è il pegno di gloria futura di Dio nella sua pienezza, quando tutta la creazione sarà fatta nuova. Gli esseri umani sono resi presenti a tutto e a tutti attraverso la loro corporeità, collegati a tutta l 'umanità, alla terra e al cosmo. La fede nella vittoria dell 'amore salvifico di Dio è il fondamento della speranza che tutti saranno salvati e alla fine godranno della Gloria di vedere Dio faccia a faccia in Paradiso. Dio si è reso visibile nella storia umana attraverso la Persona di Gesù, che è il modello per una vita veramente umana. Con le Sue Parole e le Sue Azioni Gesù ha mostrato che Dio cerca coloro che sono perduti, perdona coloro che fanno il male, li tiene teneramente nella loro fragilità e li ama fedelmente, anche quando l 'amore non è ricambiato. Il dono di Sé di Gesù nell 'Eucarestia abilita i cristiani a condividere la Vita di Dio e li unisce a tutto il creato, impegnandoli alla condivisione e a lavorare per la giustizia nel mondo. "Spiritualità " è una parola d 'ordine nel nostro tempo, la quale genera molte posizioni di accoglienza attiva. I ricercatori spirituali abbondano e c 'è una miriade di risorse disponibili da cui attingere, portanti la definizione di "pratica spirituale ". Materiali spirituali nelle librerie e in Internet continuano a moltiplicarsi ad un ritmo sbalorditivo, come le persone di ogni ceto sociale e religiose, che hanno come obiettivo primario della vita il "diventare spirituali ". Il termine "spiritualità " può portare un potere stellare all 'inizio del ventunesimo secolo, ma c 'è molta confusione riguardo a cosa significhi. La gente trova spesso difficile dare la giusta importanza alle varie pratiche spirituali. Come si fa decidere riguardo ad una pratica spirituale? L 'obiettivo diventa ancora più impegnativo quando, sullo sfondo, si considerano la spiritualità e la religione due entità separate. Gli studiosi di spiritualità sollevano sostanziali preoccupazioni circa l 'ampliamento del divario percepito fra spiritualità e religione. Si chiedono se la spiritualità stia diventando una grande merce in questa nostra cultura consumistica. Purtroppo, sovente sembra proprio così. Troppo spesso la spiritualità è presentata o venduta come un nuovo e migliorato sostituto della religione. Tale "divisione " fra spiritualità e religione, a volte, può rappresentare un pericolo, se l 'argomento non è ben compreso. A volte si sentono dei commenti come questo: "Io sono spirituale, ma non religioso ". L 'enunciato suggerisce una non familiarità o indifferenza alla propria tradizione religiosa di origine. Indica spesso insoddisfazione o frustrazione per una particolare espressione di istituzione religiosa. A volte segnala una percezione limitante della religione come "anemica " o "seriosa ". Coloro che affermano di essere "spirituali " ma "non religiosi " meritano di essere ascoltati. Le istituzioni religiose, come l 'umanità in generale, avrebbero a volte bisogno di impegnarsi maggiormente nel dialogo, nell 'autocritica e nel rinnovamento. Sì, più attenzione dovrebbe essere posta sulle pratiche spirituali, intese come "contenuto centrale " della fede tramandata. Tuttavia non si dovrebbe concludere che la spiritualità sia un sostituto della religione. Una spiritualità disconnessa dalla religione priva del senso di comunità e della tradizione, non avvantaggiandosi di queste per il dialogo e la pratica, mancando inoltre di responsabilità. Tale spiritualità rapidamente diventa privatista e senza radici, un qualcosa all 'opposto della comprensione cristiana della "vita nello Spirito ". Da una prospettiva cristiana, lo Spirito che soffia viene fatto risalire alle Lettere di Paolo, in cui usa il termine greco "pneuma " per segnalare una vita vissuta in allineamento con quella di Dio. La spiritualità cristiana presuppone, per grazia di Dio, un desiderio umano e capacità di crescere in unione con il Dio Uno e Trino. Comprende il carattere dinamico della vita umana vissuta in cosciente rapporto con Dio in Cristo attraverso lo Spirito, come sperimentato all 'interno di una comunità di credenti. Per vivere la spiritualità, un cristiano deve porre attenzione a ciò che è di Dio, per approfondire una vita di conversione che ha il discepolato come suo obiettivo. La spiritualità cristiana si esprime più autenticamente nel vivere le nostre promesse battesimali. Il cuore di queste promesse consiste nel rifiuto di tutto ciò che non è di Dio e nella decisione di vivere in accordo con le energie e le vie del Dio Uno e Trino. Un rinnovato impegno per mantenere le promesse del Battesimo è reso possibile dalla Grazia di Dio, su cui fare affidamento anche grazie alla comunità dei credenti, e supportata attraverso l 'impegno in pratiche spirituali significative. La Messa è culto sacramentale, come si suol dire: il fisico è inteso come il nesso fra il visibile e l 'invisibile, fra il tempo e l 'eternità; proprio come avvenne sugli altari d 'Israele e nella Carne del Figlio di Dio incarnato, nella Croce, nella Risurrezione e nell 'Ascensione. " Riportiamo di seguito una parte di un saggio del Dott. Thomas Howard, morto all 'età di 85 anni, che in origine fece parte di una conferenza tenuta al Gordon College nel giugno del 1995. Appare nella raccolta The Night Is Far Spent: A Treasury of Thomas Howard (Ignatius Press, 2007). La mia ipotesi è che qui mi stia rivolgendo ad almeno tre gruppi di persone riunite insieme in assemblea. Il gruppo più numeroso di voi si collocherebbe in quell 'ala del protestantesimo noto come evangelicalismo e sarà cresciuto in famiglie evangeliche. Un secondo gruppo ci dirà: "Sono stato cattolico fino all 'età di quindici anni, poi ho incontrato Gesù ", oppure "sono stato cattolico fino a diciassette anni, poi sono diventato cristiano ". Un terzo gruppo di voi è cattolico romano, e mentre parliamo qualcuno potrebbe scoprire che qualche fratello di fede sembra molto lontano dall 'essere soddisfatto del fatto che il suo cattolicesimo lo qualifichi come cristiano. Vediamo se riesco a gettare luce su questo tema della spiritualità cattolica in modo che noi tutti possiamo cogliere le cose in una luce abbastanza chiara. Come sapete, tutti noi facciamo quello che facciamo per ragioni che hanno radici nella nostra storia e cultura. Alcuni ebrei, per esempio, indossano grandi cappelli di pelliccia e lunghi cappotti neri e calze bianche. Devi indagare nella loro storia prima di decidere se abbiano un gusto antiquato. I calvinisti mettono il pulpito al centro dell 'attenzione nelle loro chiese: hanno ragioni appassionate per adottare questa disposizione architettonica. Gli evangelici cantano un certo tipo di canzone gospel, o canzone di lode, che trova le sue radici nella cultura americana moderna. Parlo, ovviamente, di tradizione. Essere umani significa essere profondamente radicati nella tradizione. Siamo tutti d 'accordo sul fatto che ci sono cattive tradizioni e buone tradizioni: incatenare gli schiavi è una cattiva tradizione, mentre togliersi il cappello in chiesa e alzarsi in piedi quando una donna entra in una stanza dovrebbero essere delle buone tradizioni. Dire che qualcosa è tradizionale lascia aperta la questione se debba essere cambiato. Se è frivolo, brutale o generato male, allora siamo tutti d 'accordo che il cambiamento è indicato. Non esiste, come sapete, il cristianesimo non tradizionale. Quello che facciamo quando ci incontriamo con altri credenti per l 'adorazione, e la sequenza che seguiamo, e le stesse frasi e vocabolario che emergono, non sono emersi direttamente dalle pagine del Nuovo Testamento ieri. John Wesley, o il generale William Booth, o Menno Simons, o Giovanni Calvino o Martin Lutero, o JN Darby, o John Wimber, o DL Moody, o Roger Williams, o AJ Gordon, o Ignazio di Antiochia, o Clemente di Roma, o Giustino Martire, o Gregorio I, questi signori stanno fra voi e il mattino di Pentecoste a Gerusalemme duemila anni fa. Anche se ti sforzi strenuamente per la spontaneità nella tua adorazione, ad esempio, trovi due cose: in primo luogo, c 'è un 'antica tradizione di sforzi per la spontaneità nell 'adorazione - si chiama montanismo - e in secondo luogo scopri che la tua spontaneità si trasforma molto rapidamente in una mezza dozzina di frasi e gesti. Siamo tutti umani, in verità, e non possiamo sbarazzarci della tradizione più di quanto possiamo sbarazzarci di questi nostri corpi. Mentre i nostri precursori nell 'antica Fede si spostavano da quella abbagliante mattina pentecostale nel lungo cammino della storia, scopriamo che la pietra di paragone per la loro vita insieme, per la loro preghiera e per il loro culto, era l 'apostolato. Il cristianesimo non era solo un aggregato disordinato di credenti indipendenti e gruppi sparsi per la Samaria e l 'Asia Minore. Dovevi essere in comunione obbediente, visibile, organica con gli stessi Apostoli. Poi, con il passare dei decenni e la morte di Pietro e Giovanni e Giacomo e gli altri, ti sei trovato sotto l 'autorità degli uomini sui quali avevano imposto le mani. Questi uomini erano sorveglianti, o pastori: vescovo è la parola che è entrata in gioco molto rapidamente. Se eri cristiano, dicevi: "Policarpo è il mio vescovo ", oppure "Ignazio è il mio vescovo ". Non c 'era nulla di simile nella Chiesa a cui tu ed io dobbiamo la nostra fede, non esisteva un cristiano indipendente o individualista. Naturalmente, i tipi zelanti spuntavano dalle erbacce ogni ora alla mezz 'ora, per così dire, dicendo: "Ciao ragazzi, sto avviando una chiesa qui " o "Ho una parola dal Signore ”, o “Lo Spirito Santo mi ha rivelato così e così”. Questi uomini furono chiamati eresiarchi dai cristiani (c 'erano anche alcune donne). Le cose erano molto rigide, in realtà: se ne dubiti, guarda le Epistole di San Paolo o ascolta di nascosto il Concilio di Gerusalemme, che gli apostoli convocavano per decidere cosa dovevi fare su certe questioni di coscienza. I cristiani non sono rimasti a organizzare seminari e simposi per discutere di questioni: gli apostoli ti hanno detto cosa fare e in cosa credere. Questa notizia può renderti ombroso, ma tutti noi, battisti, OPC, copti, RC o Grace Chapel, dobbiamo essere d 'accordo sul fatto che questo era il modo in cui gli apostoli facevano le cose, nel bene o nel male. Se tentiamo uno schema diverso, lo facciamo sotto lo sguardo titanico di quella grande nuvola di testimoni che, dice il Libro degli Ebrei, ci osservano mentre inciampiamo nel nostro frammento di storia. Essere un credente in quei primi giorni significava guardare a te stesso, non tanto come un privato che aveva accettato il Signore Gesù Cristo come tuo personale Salvatore, ma piuttosto come uno che si era unito a questa entità chiamata Chiesa. Se, per esempio, tu fossi un negoziante cristiano ad Antiochia, e io, il tuo vicino pagano, dopo aver osservato te e i tuoi compagni di fede per un paio d 'anni, venissi da te e dicessi: "Ehm, penso che mi piacerebbe diventare un Cristiano”, non mi diresti: “Oh! Grande! Ecco Giovanni 3:16. Possiamo semplicemente chinare la testa qui, e tu puoi ripetere questa preghiera dopo di me, e poi sarai un cristiano. " No. Mi diresti: "Ah. Vuoi essere cristiano, vero? Bene, ti presenterò il nostro vescovo, Ignazio, e ti consegnerà ad alcuni cristiani per l 'istruzione per circa un anno, e ti sarà permesso di partecipare alla nostra adorazione (ma dovrai andartene quando arriviamo alla Cena del Signore ogni settimana), e poi, l 'anno prossimo il vescovo ti battezzerà e diventerai cristiano. " Se questo suona peculiare a noi credenti americani moderni, il nostro atteggiamento è indice di quanto ci siamo allontanati dalle discipline e dalle tradizioni degli stessi uomini a cui dobbiamo la nostra fede. E, per inciso, quell 'antico schema potrebbe essere ciò che sta alla base della confusione che gli evangelici a volte incontrano quando chiedono a qualche cattolico romano se è "salvato " o "nato di nuovo ". La maggior parte dei cattolici borbotterà, brontolerà e abbaierà, e forse gracchierà: "No, sono cattolico ". Così facendo, brancola un 'identità che risale ai tempi apostolici. Quella parola cattolica è entrata in gioco pochi decenni dopo la Pentecoste. Essere cattolico doveva essere identificato con Pietro e Giovanni e Paolo, e con Ignazio e Clemente e Policarpo, e con quella strana folla nell 'impero romano che adorava Dio e il Suo Servo Gesù (così lo esprimevano spesso). Era un 'identità profondamente aziendale. L 'individualismo non aveva preso il controllo in quei secoli e, cosa abbastanza interessante, fu in quel momento che quella che vediamo oggi come pietà cattolica romana iniziò a formarsi. Il che fa emergere un punto: i credenti cristiani seri parlano spesso di “tornare al Libro degli Atti”, o di prendere spunti dal solo Nuovo Testamento, come se stessero dicendo qualcosa di tagliente. Quello che manca, ovviamente, è che la Chiesa nascente non ha preso spunti dal Nuovo Testamento (non c 'era ancora) e, in secondo luogo, che in questo Nuovo Testamento non si può trovare un progetto per il culto cristiano (Atti 2:42 elenca quattro ingredienti dei loro incontri insieme, ma non ci dice come avessero organizzato le cose). E in terzo luogo, naturalmente, insistere in modo troppo stridulo su una rigorosa adesione alla lettera di Atti 2:42 significa suggerire che il seme piantato dallo Spirito Santo era un seme povero e non crebbe mai. Un cattolico romano vede la crescita della Chiesa e del suo culto non come una questione di impertinenti Papi medievali, che registrano accrescimenti sul culto della Chiesa fino a quando alla fine non si ottiene una stravaganza chiamata Messa solenne, ma piuttosto come il germogliare organico, la fioritura e la fruttificazione di un albero da un seme sano: un albero grande abbastanza perché tutti gli uccelli del cielo vi si appollaino per ascoltare l 'annuncio evangelico. Così, quando farai notare a un cattolico che la sua adorazione, la Messa, non assomiglia affatto a quelle riunioni accalcate nel Cenacolo e così via, penserà all 'abitudine che hanno le ghiande di diventare enormi querce, che ovviamente non sembrano affatto ghiande. Questo ci porta a un altro punto su cui potrei essere in grado di aiutare in questa sede. Su questo tema della Messa, o della Liturgia, come la Chiesa apostolica chiamava il suo culto, sbagliamo in qualcosa che potrebbe sorprendervi. Quando si passa ai primissimi documenti della Chiesa, si scopre che il culto collettivo aveva assunto una forma molto specifica. Si incontravano, non principalmente per un sermone, né principalmente per fraternità, né principalmente per insegnare, né per cantare, né per nient 'altro che l 'Eucarestia. La Tavola del Signore, in altre parole. Questo, fin dall 'inizio, era ciò che intendevano per adorazione. Sarebbero rimasti perplessi nel trovare cristiani duemila anni dopo che si riunivano per il culto collettivo nel giorno del Signore senza celebrare l 'Eucarestia. E non solo: il loro culto non ha preso nessuna forma antica. Non sapevano niente di spontaneità. Come il Signore Gesù, che era cresciuto nella sinagoga, e come tutto il popolo di Dio fin da Mosè e prima, avrebbero saputo che, quando vi riunite in modo regolare, ricorrente e a lungo termine per offrire il sacrificio di adorazione al Trono di Zaffiro, hai bisogno di un modulo. Perché la forma ti libera dalla pozzanghera superficiale delle tue risorse ad hoc del momento e ti attira nella dignità, nobiltà e splendore che accompagnano il culto angelico dell 'Altissimo, e per i quali tu ed io bramiamo con insondabile brama. Perché noi mortali siamo, naturalmente, creature cerimoniali.

Evviva la spontaneità al suo posto, ma quando arriviamo ai grandi, centrali, profondi misteri che stanno alla base della nostra vita mortale: nascita, matrimonio, adorazione, e la morte, allora cerchiamo una forma. Una cerimonia. Ogni tribù, cultura, società e civiltà lo ha saputo. Perché cerimonializziamo ciò che conta di più per noi? Perché voi spose vi vestite in quel modo e camminate così lentamente lungo il corridoio? Perché guidano il carro funebre così lentamente? Perché metti quelle candeline su quella torta di compleanno? Oh, certo, l 'ostetricia e la ginecologia sono da lodare per il loro aiuto nel far nascere i nostri bambini, ma quando arriviamo a cosa significa - che una nuova persona è apparsa sulla scena - ah, allora, dobbiamo andare più a fondo di quanto l 'ostetricia possa portarci, e l 'unico modo per farlo è attraverso la cerimonia. Tutti gli ebrei e tutti i cristiani ortodossi, cattolici romani e anglicani contano su questo; e tutti i musulmani e gli indù, e in effetti persone di ogni tribù e cultura, lo testimonieranno. Quindi, se mettete alla prova un amico cattolico romano sul motivo per cui i cattolici si attengono a una forma rigida per il culto, non capirà bene cosa gli state chiedendo. Sicuramente, vorrebbe sapere, non credete seriamente che la spontaneità sia ciò che vogliamo quando veniamo, come santo popolo di Dio, settimana dopo settimana, secolo dopo secolo, ad offrire il sacrificio di adorazione al Trono di Zaffiro? Può anche essere utile spiegare che non solo la struttura della Messa stessa – la prima parte, chiamata Sinassi, che contiene tutte le letture scritturali, e il sermone e il credo e le preghiere, e la seconda parte, chiamata l 'Anafora, con il Grande Ringraziamento e la stessa Comunione, che non solo questa struttura, ma anche le stesse parole risalgono al primo e al secondo secolo. È una cosa tremendamente commovente, credetemi, leggere i testi di ciò che dicevano e facevano quei primi cristiani quando si radunavano, e poi ascoltare quelle stesse parole nella liturgia nella vostra parrocchia locale da domenica a domenica. Si dispiega una continuità gloriosa e ininterrotta: voi sapete che siete legati agli apostoli, ai Padri, ai martiri, ai vescovi e ai confessori,e tutta la compagnia dei fedeli dalla Pentecoste ai nostri giorni. Un cattolico romano ha difficoltà a capire perché i cristiani vorrebbero mettere da parte questa antica liturgia a favore di un progetto moderno. Ma la mia ipotesi è che a questo punto alcuni di voi potrebbero mormorare: "Beh, va tutto molto bene, la nobile antichità di cui parli. Ma la 'gente comune ' è veramente toccata da questo? " Una domanda legittima, touché. E la risposta, ovviamente, è no, non più del fatto che un ebreo medio vedesse la Gloria di Dio ogni volta che i leviti suonavano le trombe, né il tuo avvocato presbiteriano medio o amministratore delegato episcopale o studente universitario del Gordon College, veda quella Gloria quando l 'organo, o le chitarre, intonano l 'inno di apertura. Noi mortali non andiamo molto bene con questo lavoro di adorazione. Dov 'era la tua mente durante il canto dell 'inno di pochi minuti fa? Ahimè. Ma tutti noi, battisti, pentecostali o cattolici, vorremmo raggiungere la massima di Sant 'Agostino "abusus non tollit usus ", se qualche nostro amico non religioso ha suggerito che dovremmo abbandonare le nostre pratiche di adorazione poiché la maggior parte delle volte le nostre menti vagano altrove. "L 'abuso di una cosa non toglie il suo uso corretto. " Non gettiamo la spugna sulla cappella di Gordon perché le menti delle persone vagano o leggono una rivista in grembo. Continuiamo a combattere, tenendo aperta, per così dire, la porta del tabernacolo, affinché le anime buone e sante vengano ad offrire le loro offerte, e affinché altri di noi, trovandosi in questi recinti, possano forse essere destati ai nostri doveri verso la Divina Maestà. Consentitemi di toccare un altro punto sul culto e la pietà cattolica romana che, credo, costituisca uno scandalo per i cristiani protestanti. È questo affare del fisico. I cattolici si inginocchiano, si inchinano e si fanno il segno della croce. Alcuni addirittura si battono il petto durante l 'Agnus Dei ( "Agnello di Dio "). E c 'è spesso incenso. Il celebrante indossa abiti elaborati. Ci sono candele, acqua santa, pane e vino. Non è affatto lo schema delle cose di Ginevra o Zurigo o Edimburgo. Non è tutto, davvero, pagano? Ebbene sì, se vuoi dire che i pagani usano l 'incenso e si inchinano e accendono candele. Ma nel momento in cui diciamo che sappiamo di essere nei guai, poiché anche i pagani si radunano per adorare, pregare e ascoltare l 'insegnamento, proprio come facciamo noi cristiani. E i pagani si inginocchiano, come molti di voi fanno al proprio capezzale. Chiaramente non possiamo adottare la regola che dice: Se lo fanno i pagani, noi cristiani non dobbiamo. Il punto è che noi uomini ci inchiniamo, ci inginocchiamo, ci raccogliamo e alziamo le mani sante. Il problema arriva quando chiedi quale divinità viene invocata. Se è Baal o Osiride, allora hai il paganesimo. Se è il Dio e Padre di nostro Signore Gesù Cristo, allora hai il culto cristiano. Ma ancora, il Nuovo Testamento non ha posto fine a tutte le cerimonie? L 'adorazione non è una questione strettamente dell 'uomo interiore adesso? Ebbene sì, se vuoi dire che il Padre cerca coloro che lo adorerano in spirito e verità. Ma, ovviamente, questa non è un 'innovazione del Nuovo Testamento: i Profeti tormentavano sempre Israele per la stessa cosa. E John Knox, Jonathan Edwards e Kierkegaard assillarono i protestanti sui loro rituali di adorazione farseschi e vuoti. I cattolici non hanno alcun angolo su questa difficoltà. Così, ammesso che è sempre difficile per noi mortali riunire e mantenere insieme la forma esteriore e la realtà interiore, ammettendo questa grave difficoltà, non dovremmo ridurre le cose al minimo in modo da diminuire il pericolo? Forse è così. D 'altra parte, ovviamente, tu ed io non siamo gnostici. Non siamo manichei. Quelle erano le persone che volevano che la religione fosse una questione del nostro volo in un etere vacuo e disincarnato, gettando a mare questi nostri imbarazzanti corpi in carne e ossa, con tutti gli starnuti e i sibili che portano con sé. Tutti quei bostoniani del diciannovesimo secolo come Ralph Waldo Emerson e Bronson Alcott e William Ellery Channing erano quasi manichei. Volevano che il cristianesimo fosse fumigato e cerebrale. Siediti nella tua chiesa del New England su un banco di legno e pensa a Dio. Ma per favore, niente odori e campane. Per favore. Tu ed io risponderemmo a Emerson e compagnia sottolineando che il cristianesimo, lungi dall 'essere la religione semplicemente del Libro, come l 'Islam, è profondamente carnale. Ma dopo gli altari e gli agnelli e le giovenche e il grasso bruciato dell 'Antico Testamento, si arriva allo spirituale: giusto? Sbagliato. C 'è un concepimento, di un bambino nel grembo di una giovane ragazza. C 'è il parto e la circoncisione. C 'è acqua per il vino a un matrimonio. Ed ecco la tua e la mia salvezza, operata non da editti tramandati dal cielo, ma da spine e schegge e chiodi e tagli. Ma poi diventiamo spirituali, giusto? Sbagliato di nuovo. Un corpo, fuori dal sepolcro. E peggio ancora – quel corpo – la nostra carne umana, assunta all 'Ascensione nei più intimi misteri della Santissima Trinità. Quando è stata l 'ultima volta che hai sentito un sermone sulle implicazioni dell 'Ascensione? E poi, ovviamente, non solo un Libro, ma Pane e Vino, dati a noi, giorno per giorno, finché dura la storia. Una religione molto fisica è quella a cui apparteniamo. Questo è ciò che si dice nella Messa romana. La Messa è culto sacramentale, come si suol dire: cioè il fisico è inteso come il nesso fra il visibile e l 'invisibile; fra il tempo e l 'eternità; proprio come avvenne sugli altari d 'Israele, e nella carne del Figlio di Dio incarnato, e sulla Croce, e nella Resurrezione e nell 'Ascensione. E tu ed io siamo più che anime, o intelletti. Gesù Cristo ha salvato l 'uomo intero, rotule, timpani, narici e tutto: perciò i cristiani si inginocchiano per pregare, suonano le chitarre nel loro culto e portano incenso. È un bene per il mio cuore che le mie ginocchia tocchino il pavimento. È un bene per la mia anima che i muscoli del collo si pieghino un po ' quando dico grazie a pranzo. Queste cose fisiche appartengono alla personalità senza soluzione di continuità che sono io. Emerson ha sbagliato tutto. Potrei concludere qui menzionando un elemento che è appiccicoso come uno qualsiasi degli elementi dell 'elenco di domande che i buoni evangelici hanno sulla pietà cattolica romana. Intendo il Rosario. Se qualcosa sulla terra assomigliasse alla vana ripetizione contro cui la Bibbia ci mette in guardia, sarebbe certamente il Rosario. Comporta ripetizioni apparentemente infinite dell 'Ave Maria. Non può essere "preghiera ", vero? Fammi vedere se posso aiutarti a vedere almeno il motivo per cui i cattolici apprezzano il Rosario. Primo, sappiamo tutti quanto sia terribilmente difficile fissare la nostra mente nella meditazione cristiana. Se ci hai provato tu stesso, sai che il tuo peggior nemico sono i pensieri erranti. Sai anche che esaurisci molto rapidamente le cose da dire quando stai meditando su uno dei misteri del Vangelo (e sicuramente se uno è un cristiano serio avrà come parte dei suoi esercizi quotidiani proprio questo meditare e meditare). Il Rosario ci fornisce un modo per soffermarci (questa è la parola chiave, appunto) in modo sistematico e progressivo, alla presenza di tutti i grandi eventi della nostra salvezza, in compagnia di colei che è stata la più ricettiva al Signore, cioè la Vergine Maria, che disse, ricorderete: «Ecco la serva del Signore: avvenga di me secondo la Tua parola». Ahimè, questo è ciò che tu ed io, in nostro padre Adamo e nostra madre Eva, non abbiamo detto in Eden; ed è un modo per riassumere tutto questo processo di crescita della vita cristiana che abbiamo intrapreso. Se solo potessi imparare, sempre di più, a dire, dal mio cuore: "Mi avvenga secondo la Tua parola ". Il Rosario ci presenta quindici eventi evangelici: l 'Annunciazione, la Visitazione, la Natività, la Crocifissione, la Resurrezione e così via, dandoci una sorta di ritornello su cui mormorare mentre ci poniamo in conspectu Dei ad ogni scena. Questo è simile al modo con cui i carismatici mormorano “Gesù! Gesù! " o il modo con cui noi evangelici ripetiamo “Alleluia!” o “Incoronalo! incoronalo!” in un inno. Ci viene dato un ritornello tranquillo da tenere sulla lingua mentre indugiamo, ci aiuta a rimanere sul posto. Le parole sono come cuscinetti a sfera, per così dire. Aiutano le nostre povere facoltà sparse a rimanere in linea. E, naturalmente, l '“Ave Maria” è biblica: stiamo semplicemente ripetendo il saluto di Gabriele a questa donna, siamo una delle tante generazioni che la vogliono chiamare beata, come lei stessa ha cantato nel Magnificat. Perché, naturalmente, è stata lei quella di noi che è stata coinvolta più intimamente in tutto il dramma della redenzione: i patriarchi e i Profeti, i re e gli Apostoli hanno tutti testimoniato la Parola: Maria ha portato la Parola. Lei è il compimento di Genesi 3:15. Nella misura in cui uniamo sempre più le nostre aspirazioni alle sue, ci avviciniamo sempre più all 'intima unione con il Signore. “Ecco la serva del Signore”: se solo potessi imparare a dirlo, in mille situazioni durante tutto il giorno in cui l 'irritazione, o il risentimento, o la lussuria, o l 'impazienza mi sorgono. “Mi sia fatto secondo la Tua parola”. È uno stato d 'animo meraviglioso a cui dovrebbe aspirare un cristiano. Il Rosario, giorno per giorno, ci presenta quegli eventi sui quali la nostra anima dovrebbe abitualmente dimorare e ci aiuta a soffermarci in quei canti evangelici.giorno per giorno, ci presenta quegli eventi in cui le nostre anime dovrebbero abitualmente dimorare e ci aiuta a soffermarci in quei recinti evangelici giorno per giorno, ci presenta quegli eventi in cui le nostre anime dovrebbero abitualmente dimorare e ci aiuta a soffermarci in quei recinti evangelici. Il mio tempo è scaduto. Ho appena toccato questo argomento della Vergine Maria e non ho detto nulla del Papa, o delle preghiere ai Santi, e del Purgatorio, e di tante altre cose che sembrano un oltraggio all 'ardente fantasia evangelica. Come forma di abbreviazione, posso semplicemente dire che ognuna di queste nozioni e pratiche è profondamente centrata su Gesù Cristo che, dice la Chiesa cattolica romana, facendo eco a San Paolo, è “l 'unico mediatore fra Dio e l 'uomo”. Dieci principi della vita spirituale 1) “Spiritualità” o essere “spirituali” non significa niente di più, ma anche niente di meno, che essere animati e guidati dallo Spirito del Signore Gesù che si riceve nel Battesimo. Questo è ciò che intende San Paolo con “vivere secondo lo Spirito” o essere “spirituali”. Non significa necessariamente un 'esperienza intensa e straordinaria o un 'interiorità sensibilissima. 2) Forse il modo più utile per comprendere la vita spirituale è vedere il nostro obiettivo nel rinnovamento per Grazia (in particolare per opera dello Spirito Santo, spesso chiamata Grazia “increata”) dell 'immagine di Dio dentro di noi, ferita dal peccato originale e da quelli attuali. La Grazia purifica il nostro intelletto nel conoscere la verità e rettifica la nostra volontà nell 'amare il bene. 3) Essenziali per la salute spirituale – mantenere in noi la salute e il vigore della vita dello Spirito Santo – sono la preghiera, il silenzio e il nutrimento attraverso la lettura. Tutti questi richiedono dedizione, disciplina e lo sviluppo dell 'abitudine. 4) La preghiera, secondo Clemente Alessandrino (212 d.C.) è “conversazione con Dio” o, secondo san Giovanni Damasceno (749 d.C.), “l 'elevazione del cuore e della mente a Dio” o, secondo Santa Teresa d 'Avila (1582 d.C.), «nient 'altro che un 'intima condivisione fra amici... prendersi del tempo per stare da soli con Colui che ci ama». Ogni preghiera inizia con l 'iniziativa di Dio: non è mai semplicemente il prodotto dei nostri sforzi, sebbene una preghiera fruttuosa richieda il nostro sforzo. 5) Esistono tre espressioni, o tipi di preghiera: vocale o verbale, meditativa e contemplativa. La preghiera verbale usa le parole (come preghiere formali, preghiere con parole proprie, la “preghiera di Gesù”); la meditazione impegna l 'immaginazione mentre si medita e considera i misteri della fede o le parole della Sacra Scrittura (ad eseempio come avviene con il Rosario o la lectio divina); la preghiera contemplativa è la preghiera di unione, spesso senza parole, realizzata nel silenzio ed è il dono di Dio all 'anima, che implica un 'intensa consapevolezza della presenza di Dio nell 'anima. 6) Il silenzio è un prerequisito essenziale della preghiera e della vita spirituale. È imperativo coltivare tempi di silenzio nella nostra vita quotidiana. Il silenzio ci aiuta a crescere nella consapevolezza di sé, che è essenziale per una crescita genuina poiché l 'orgoglio è l 'assenza di una prospettiva di sé indotta dall 'assorbimento di sé. Man mano che cresciamo nell 'autocoscienza, accadono due cose: riconosciamo la nostra vera povertà e arriviamo a vedere la nostra vera identità in Cristo. 7) È essenziale anche il nutrimento attraverso una solida lettura spirituale. Il posto d 'onore spetta al testo ispirato delle Sacre Scritture. La Scrittura deve essere letta cristologicamente: Cristo è la chiave per svelare il significato della Scrittura nel suo insieme, compreso l 'Antico Testamento. Egli è la Parola mediata dalle parole. Egli è la lente attraverso la quale tutte le Scritture devono essere lette. Se hai intenzione di leggere le Scritture, inizia sempre con i Vangeli, che creano la "lente " per il resto della Bibbia. Piccoli frammenti della Scrittura ogni giorno su cui possiamo rimuginare o meditare sono la base. Utile anche leggere le Scritture insieme a tutta la Chiesa: seguendo il ciclo del Lezionario, possiamo seguire le letture della Messa quotidiana e farne un vero alimento. 8) Un 'altra fonte di nutrimento è la Liturgia delle Ore, la preghiera ufficiale della Chiesa universale. Composta da salmi, cantici e brani delle Scritture, è destinata a diventare il cardine o perno, e fondamento della nostra vita quotidiana di preghiera. Il ciclo della preghiera del mattino, o "Lodi " e della preghiera della sera, o "Vespri ", può strutturare e plasmare la nostra esistenza quotidiana. Anche le vite e gli scritti dei santi sono un 'altra eccellente fonte di nutrimento spirituale. Più ci vediamo come parte di una Tradizione vivente di pratica spirituale, più possiamo appropriarci del meglio di essa per noi stessi. 9) Tutte queste pratiche si basano sull 'autodisciplina: la capacità di spegnere la TV, il computer, il cellulare e l 'iPod e dedicare del tempo ogni giorno a Dio. Il segreto è iniziare in piccolo e farlo crescere. Tutte queste pratiche devono essere in accordo con il proprio stato di vita. Non ci si può aspettare che una madre di un bambino di sette anni viva come una trappista; bisogna scoprire cosa funziona per se stessi, sulla base della formula delineata sopra. Come ogni altra cosa nella vita, l 'equilibrio è importante. 10) Queste pratiche saranno utili solo se ci si sforza di vivere pienamente la vita sacramentale della Chiesa, in particolare attraverso la celebrazione fedele e regolare dell 'Eucarestia, che la Chiesa insegna essere la cosa più efficace che possiamo fare, e la celebrazione regolare del sacramento della riconciliazione. In fondo, si tratta di abitudine: non semplicemente come comportamento ripetitivo, ma come disposizione ferma e affidabile della volontà; inculcare le buone abitudini e sradicare le cattive abitudini, assistiti tutto il tempo dalla Grazia. Ecco perché la regolarità è più importante del volume. È qualcosa di più della semplice forza di volontà o dell 'autodisciplina: se così fosse sarebbe insufficiente, perché significherebbe che ci affidiamo principalmente ai nostri sforzi e non alla Grazia di Dio. Inizia in piccolo. Abbi fede. Lascia che Dio faccia il resto.

Spirituale e religioso: i vantaggi di essere entrambi. Molte persone oggi si definiscono "spirituali ma non religiose ", ma è davvero così facile, o salutare, separare spiritualità e religione l'una dall'altra? James Martin SJ pensa di no e, in un estratto dal suo libro popolare, "La guida dei gesuiti a (quasi) tutto ", spiega perché la religione non dovrebbe essere liquidata così facilmente. Tutti sembrano essere spirituali in questi giorni, dal tuo compagno di stanza del college, alla persona nel cubicolo dell 'ufficio accanto al tuo, all 'argomento d 'intervista di qualche celebrità. Ma se "spirituale " è di moda, "religioso " è altrettanto fuori moda. Questo di solito è espresso come segue: "Sono spirituale ma semplicemente non religioso ". Ci sono così tante persone che si descrivono in questo modo che a volte mi chiedo se i Gesuiti potrebbero attirare più persone se dessero gli Esercizi Spirituali ma non Religiosi . Il pensiero che spinge a quest 'atteggiamento è questo: essere "religiosi " significa attenersi a regole arcane e a dogmi nascosti, ed essere lo strumento di un 'istituzione oppressiva che non ti permette di pensare da solo. (Il che avrebbe sorpreso molti credenti pensanti, come San Tommaso d 'Aquino, Mosè Maimonide, Dorothy Day e Reinhold Niebuhr.) La religione è ottusa e pregiudizievole – così va il pensiero – soffocando la crescita dello spirito umano. (Il che avrebbe sorpreso San Francesco d 'Assisi, Abraham Joshua Heschel, Santa Teresa d 'Avila, Rumi e il Reverendo Dott. Martin Luther King Jr.) In maniera peggiore, secondo alcuni autori contemporanei, la religione è il più spregevole dei mali sociali, responsabile di tutte le guerre e dei conflitti nel mondo. Purtroppo, la religione è responsabile di alcuni mali nel mondo moderno e di altri mali nel corso della storia: fra questi la persecuzione degli ebrei, le guerre infinite di religione, l 'Inquisizione, per non parlare dell 'intolleranza religiosa e del fanatismo che porta al terrorismo. Puoi aggiungere a questo elenco cose più piccole: il tuo vicino critico che ti dice ad alta voce quanto spesso aiuta in chiesa, il tuo parente più santo di te che strombazza quanto spesso legge la Bibbia o quel ragazzo fastidioso al lavoro che continua a dirti che la fede in Gesù ti porterà sicuramente un incredibile successo finanziario. C 'è un lato umano e peccaminoso nella religione poiché le religioni sono organizzazioni umane e quindi inclini al peccato e, francamente, le persone all 'interno delle organizzazioni religiose lo sanno meglio di quelle al di fuori di esse. Alcuni dicono che a conti fatti la religione si trova carente. Tuttavia, vorrei accumulare contro gli aspetti negativi alcuni aspetti positivi: tradizioni di amore, perdono e carità, nonché le conseguenze più tangibili di migliaia di organizzazioni religiose che si prendono cura dei poveri, come le associazioni di beneficenza cattoliche o la vasta rete di ospedali cattolici e scuole che si prendono cura delle popolazioni povere e immigrate. Pensa anche a uomini e donne generosi come San Francesco d 'Assisi, Santa Teresa d 'Avila, Santa Caterina da Siena, Dorothy Day, Santa Madre Teresa di Calcutta e ancora il Reverendo Dott. Martin Luther King Jr. Parlando del Dottor King, potresti aggiungere suffragio femminile e movimenti per i diritti civili, tutti fondati su principi esplicitamente religiosi. Aggiungi a questa lista i miliardi di credenti che hanno trovato nelle proprie tradizioni religiose non solo conforto ma anche una voce morale che li esorta a vivere vite altruistiche e a sfidare lo status quo. E Gesù di Nazareth. Ricordi? Sebbene sfidasse spesso le convenzioni religiose del suo tempo, era un uomo profondamente religioso, per dirla con un eufemismo. A proposito, neanche l 'ateismo è perfetto. Nel suo libro No One Sees God: The Dark Night of Atheists and Believers, Michael Novak sottolinea che mentre molti pensatori atei ci esortano a mettere in discussione tutto, specialmente la religione organizzata, gli atei spesso non riescono a mettere in discussione se stessi. Si pensi alla crudeltà e allo spargimento di sangue perpetrato, proprio nel XX secolo, da regimi totalitari che hanno professato l 'ateismo scientifico. Mi viene in mente la Russia stalinista. A conti fatti, penso che la religione sia al primo posto. E quando penso agli esempi degli effetti malefici della religione, ricordo la scrittrice inglese Evelyn Waugh, una scrittrice abbagliante che per molti versi era una persona cattiva. Uno degli amici di Waugh una volta espresse stupore per il fatto che potesse essere così meschina e cristiana. Pensa, disse Waugh, quanto sarei peggiore se non fossi cristiana. Tuttavia, non sorprende che, dati
tutti i problemi con la religione organizzata, molte persone direbbero: "Non sono religioso ". Dicono: "Sono seriamente intenzionato a vivere una vita morale, forse anche incentrata su Dio, ma sono la mia persona ". "Spirituale ", d 'altra parte, implica che, libero da dogmi inutili, puoi essere te stesso davanti a Dio. Il termine può anche implicare che hai provato una varietà di credenze religiose che hai integrato nella tua vita. Mediti in un tempio buddista (che è fantastico); partecipi con amici ebrei alla Pasqua (ottimo anche); canti in un coro gospel in una chiesa battista locale (di nuovo grande); e vai alla Messa di mezzanotte della vigilia di Natale in una chiesa cattolica (anche questa fantastica). Trovi ciò che funziona per te, ma non frequenti veramente alcuna chiesa: sarebbe troppo limitante. Inoltre, non c 'è nessun credo che rappresenti esattamente ciò in cui credi. Ma c 'è un problema. Mentre "spirituale " è ovviamente salutare, "non religioso " può essere un altro modo per dire che la fede è qualcosa fra te e Dio. E mentre la fede è una questione fra te e Dio, non è solo questo. Perché significherebbe che ti stai relazionando solo con Dio. E questo significa che non c 'è nessuno che possa aiutarti quando potresti essere fuori strada. Tendiamo tutti a pensare di avere ragione sulla maggior parte delle cose e la spiritualità non fa eccezione. Non appartenere a una comunità religiosa significa meno possibilità di essere sfidati da una tradizione di credenza ed esperienza, meno possibilità di vedere quando si è fuorviati, vedendo solo una parte del quadro, o addirittura sbagliando. Consideriamo una persona che vuole seguire Gesù Cristo da sola. Forse ha sentito dire che se seguirà Cristo godrà di un successo finanziario, un 'idea popolare oggi. Se facesse parte di una comunità cristiana tradizionale, tuttavia, le verrebbe ricordato che la sofferenza fa parte della vita anche del cristiano più devoto. Senza la saggezza di una comunità, potrebbe gravitare verso una visione distorta del cristianesimo. Una volta che cade in tempi difficili finanziariamente, può abbandonare Dio, che ha smesso di soddisfare i suoi bisogni personali. Nonostante i nostri migliori sforzi per essere spirituali, commettiamo errori. E quando lo facciamo, è utile avere la saggezza di una tradizione religiosa. Questo mi ricorda un passaggio di un libro intitolato Habits of the Heart, scritto da Robert Bellah, un sociologo della religione, e altri colleghi, in cui hanno intervistato una donna di nome Sheila, sulle sue convinzioni religiose. "Credo in Dio ", disse. "Non sono una fanatica religiosa. Non riesco a ricordare l 'ultima volta che sono andata in chiesa. La mia fede mi ha portato lontano. È Sheilaismo. Solo la mia vocina. " Ancora più problematiche dello sheilaismo sono le spiritualità interamente incentrate sul sé, senza spazio per l 'umiltà, l 'autocritica o alcun senso di responsabilità per la comunità. Certi movimenti "New Age " trovano la loro meta non in Dio, e nemmeno nel bene superiore, ma nell 'auto-miglioramento – una meta preziosa – ma che può degenerare nell 'egoismo. La religione può fornire un freno alla mia tendenza a pensare che io sono il centro dell 'universo, che ho tutte le risposte, che conosco Dio meglio di chiunque altro e che Dio parla più chiaramente attraverso di me. Allo stesso modo, le istituzioni religiose hanno bisogno di essere chiamate a rendere conto. E qui i profeti fra noi, che sono in grado di vedere i fallimenti, le debolezze e la semplice vecchia peccaminosità della religione istituzionale, giocano un ruolo fondamentale. Come gli individui che non vengono mai sfidati, le comunità religiose possono spesso sbagliare tragicamente le cose, convinte di fare la "volontà di Dio ". (Pensa ai processi alle streghe di Salem, fra gli altri esempi.) Potrebbero persino incoraggiarci a diventare compiacenti nei nostri giudizi. La religione non riflessiva a volte può incitare le persone a compiere errori peggiori di quelli che farebbero da sole. Pertanto, quelle voci profetiche che invitano le loro comunità a una continua autocritica sono sempre difficili da ascoltare per l 'istituzione, ma nondimeno necessarie. A suo modo, Ignazio esercitò un ruolo profetico chiedendo ai Gesuiti di non cercare nella chiesa alte cariche clericali – come quella di vescovo, arcivescovo o cardinale. In effetti, i gesuiti fanno una promessa di non "ambizione " per alte cariche anche all 'interno del loro stesso ordine. In questo modo, Ignazio non solo cercò di prevenire il carrierismo fra i Gesuiti, ma disse anche una parola di profezia alla cultura clericale della chiesa del suo tempo. È una sana tensione: la saggezza delle nostre tradizioni religiose ci fornisce un correttivo alla nostra propensione a pensare di avere tutte le risposte; e gli individui profetici possono moderare la naturale propensione delle istituzioni a resistere al cambiamento e alla crescita. Come per molti aspetti della vita spirituale, è necessario trovare l 'equilibrio nella tensione. La religione ci fornisce qualcos 'altro di cui abbiamo bisogno: storie di altri credenti, che ci aiutano a capire Dio meglio di quanto potremmo fare da soli. Isaac Hecker era un convertito al cattolicesimo del 19° secolo che divenne sacerdote e fondò l 'ordine religioso americano noto come i Paulisti. La religione, ha detto Hecker, ti aiuta a "connetterti e correggere ". Siete invitati in una comunità per connettervi gli uni con gli altri e con una tradizione. Allo stesso tempo, vieni corretto quando devi esserlo. E potresti essere chiamato a correggere la tua stessa comunità, anche se in questi casi è richiesto un tipo speciale di discernimento e di umiltà. La religione può portare le persone a fare cose terribili. Nella migliore delle ipotesi, però, la religione modifica la nostra naturale tendenza a credere di avere tutte le risposte. Quindi, nonostante quello che dicono molti detrattori, e nonostante l 'arroganza che a volte infetta i gruppi religiosi, la religione nella sua forma migliore introduce l 'umiltà nella tua vita. La religione riflette anche la dimensione sociale della natura umana. Gli esseri umani desiderano naturalmente stare gli uni con gli altri e questo desiderio si estende all 'adorazione. È naturale voler adorare insieme, riunirsi con altre persone che condividono il tuo desiderio per Dio e lavorare con gli altri per realizzare i sogni della tua comunità. L 'esperienza di Dio passa anche attraverso le interazioni personali all 'interno della comunità. Certo, Dio comunica attraverso momenti privati, intimi – come nella preghiera o nella lettura di testi sacri – ma a volte Dio entra in relazione con noi attraverso gli altri in una comunità di fede. Trovare Dio accade spesso nel mezzo di una comunità – con un "noi " tanto spesso quanto un "io ". Per molte persone questa è una chiesa, una sinagoga o una moschea. O, più in generale, la religione. Infine, religione significa che la tua comprensione di Dio e della vita spirituale possono trascendere più facilmente la tua comprensione e immaginazione individuali. Ti immagini Dio come un giudice severo? Va bene, se ti aiuta ad avvicinarti a Dio o a diventare una persona più morale. Ma una tradizione religiosa può arricchire la tua vita spirituale in modi che potresti non essere in grado di scoprire da solo. Ecco un esempio: una delle mie immagini preferite di Dio è il "Dio delle sorprese ", che ho incontrato per la prima volta durante il noviziato. La mia idea di Dio all 'epoca era limitata a Dio il Lontano, quindi è stato liberatorio sentire parlare di un Dio che sorprende, che ci aspetta con cose meravigliose. È un 'immagine di Dio giocosa, persino divertente. Ma non l 'avrei mai inventato da solo. Mi è venuta da David, il mio direttore spirituale, che l 'aveva letta in un libro con lo stesso titolo, di un Gesuita inglese di nome Gerard W. Hughes, che l 'aveva preso in prestito da un saggio del Gesuita tedesco Karl Rahner. Quell 'immagine fu amplificata quando lessi la conclusione di uno dei grandi romanzi spirituali moderni, Mariette in Estasi. Ron Hansen, uno scrittore pluripremiato che è anche un diacono cattolico, ha scritto la storia delle esperienze religiose di una giovane suora all 'inizio del 1900, liberamente ispirata alla vita di Santa Teresa di Lisieux, la carmelitana francese. Alla fine della storia, Mariette, che ha lasciato il monastero molti anni prima, scrive alla sua ex maestra delle novizie, assicurandole che Dio comunica ancora con lei. Cerchiamo di essere formati, trattenuti e mantenuti da Lui, che ci offre anche la libertà. E ora quando cerco di conoscere la Sua Volontà, la sua gentilezza mi inonda, il suo grande Amore mi travolge e lo sento sussurrare: Sorprendimi. La mia immagine del Dio che sorprende e del Dio che attende sorprese è venuta da tre Sacerdoti Gesuiti e dall 'immaginazione religiosa di uno scrittore cattolico. In altre parole, quell 'idea mi è stata data dalla religione. Nel complesso, essere spirituali ed essere religiosi fanno entrambi parte dell 'essere in relazione con Dio. Nessuno dei due può essere pienamente realizzato senza l 'altro. La religione senza spiritualità diventa un secco elenco di affermazioni dogmatiche separate dalla vita dello spirito. Questo è ciò contro cui Gesù ha messo in guardia. La spiritualità senza religione può diventare un compiacimento egocentrico separato dalla saggezza di una comunità. Questo è ciò che sto avvertendo.
Fonti: bc.edu - cesapp.catholic.edu.au - catholicworldreport.com - todayscatholic.org – thinkingfaith.org
Precedente pubblicazione in data 18-04-2022

Nel corso del XX secolo e di questi primi due decenni del XXI secolo, la "scienza ufficiale ", ed in particolare la fisica, l 'astrofisica e la cosmologia, hanno investigato approfonditamente il mondo dell 'immensamente piccolo e dell 'immensamente grande, ottenendo anche notevoli risultati, almeno per quanto riguarda questa nostra attuale "realtà " fisica, ossia l 'universo conosciuto. Lo spazio, il tempo, il mondo atomico e subatomico, le galassie, i buchi neri e molte altre cose sono state e sono tuttora oggetto di studi di vario tipo, sia dal punto di vista teorico sia dal punto di vista sperimentale, spesso con grande dispendio di energie umane e d 'ingenti somme di denaro. A cosa ha portato tutto ciò? Fondamentalmente a due conseguenze: la prima riguarda la conoscenza, almeno dal punto di vista umano, che in questi campi talvolta tocca anche la metafisica, dal momento che ci porta a domande di tipo "creazionista " e, di conseguenza, al tentativo della scienza d 'indagare sul mistero di Dio. La seconda è di natura più pratica, ossia riguardante le ricadute tecnologiche di queste ricerche. ',' Ebbene, dal punto di vista della fede cristiana, penso che il secondo tipo di conseguenza sia più umile ed utile (almeno ad un certo livello), mentre il primo può essere sia "illuminante " sia fonte di "pericoli ". Mi spiego meglio: le suddette branche della scienza (fisica, astrofisica e cosmologia) hanno l 'obiettivo principale di "spiegare " la realtà in cui viviamo e di cui siamo fatti, dal punto di vista terreno. In realtà, però, finora le "teorie " (purtoppo spesso considerate "verità ") pongono a volte degli interrogativi piuttosto inquietanti o, addirittura, offrono delle risposte altrettanto inquietanti. Porsi interrogativi è lecito e giusto, ma giungere a conclusioni parziali, spacciate talvolta per "totali ", può essere rischioso. Un paio di esempi di tutto ciò è il seguente: la teoria del big bang (l 'origine dell 'universo da una "singolarità " immensamente piccola, forse generata da una "fluttuazione quantistica del vuoto ") ed il "multiverso " (l 'esistenza d 'infiniti universi che possono anche riprodursi per "gemmazione ", ad esempio mediante i buchi neri). Passando poi ad altre parti dello scibile umano strettamente connesse con possibili implicazioni di tipo metafisico, abbiamo: l 'Intelligenza Artificiale Forte e Debole, la nascita della vita sulla Terra "per caso ", ossia attraverso la "fortuita " formazione d 'innumerevoli strutture macromolecolari, la selezione naturale "casuale ", ossia il progressivo adattamento all 'ambiente da parte degli esseri viventi sulla base di "casuali " mutazioni genetiche, etc. Per farla breve, tutto ciò è molto interessante, ma dal momento che in questo universo pare che ogni cosa abbia una "causa ", nessuno scienziato è mai stato in grado di determinare realmente quale sia la Causa Prima, che noi credenti sappiamo essere Dio. L 'unico ambito della scienza ufficiale in cui si dice che qualcosa potrebbe non avere una causa determinabile si chiama "meccanica quantistica ", ossia quell 'insieme di "leggi " che regola il mondo subatomico. Ebbene, pur avendo delle ricadute tecnologiche tangibili, il principio di tutto ciò potrebbe essere errato. Albert Einstein disse: "Dio non gioca a dadi ". Angiolina Spato, fondatrice di numerosi gruppi di preghiera del Rinnovamento nello Spirito, recentemente scomparsa, disse: "Il caso non esiste ". Queste sono affermazioni su cui è talvolta molto utile riflettere. Perché? Perché hanno implicazioni enormi sia sulla vita terrena sia sulla vita ultraterrena. Non dico che tutto avvenga in maniera totalmente "calcolata ", come quando si avvia un programma per computer, ma che Dio non abbandona mai i Suoi figli e le Sue creature. Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria (in Italia), in uno dei suoi libri arriva a dire (in maniera immaginaria) a coloro che "vanno contro Dio ", che quando scopriranno la verità, potrebbero essere redarguiti in questo modo: "Pensavate che il mondo fosse uscito alla roulette di Montecarlo? ". La teoria del big bang originato da una "fluttuazione quantistica del vuoto " è la più pericolosa, per quanto riguarda le possibili implicazioni sulla psiche umana e, soprattutto, sulla fede. Perché? Perché postula che, prima dell 'origine "esplosiva " dell 'universo, pur non essendoci nulla di nulla, in base a calcoli matematici potevano esistere delle particelle "virtuali " che, in base alla "probabilità matematica ", potrebbero aver fatto saltare fuori tutto quanto dal... nulla. Oh, be ', molto interessante quanto stupido allo stesso tempo. Ora, se per un 'assurda "coincidenza " dovessimo ammettere sotto tortura che questo potrebbe anche essere vero... Chi ha creato questo "vuoto quantistico " (peraltro privo di spazio e tempo) e queste suddette "particelle virtuali "? Chi? Mi sembra di sentire solo silenzio, in sala.

Considerando il fatto che questo nostro "universo visibile " è in realtà in gran parte "invisibile ", dal momento che il cervello umano può decodificare in immagini solo una ristretta parte dello spettro elettromagnetico, ossia la "luce visibile ", e che la stessa "scienza ufficiale ", per spiegare l 'espansione accelerata dell 'universo, postula l 'esistenza della "materia oscura " e dell ' "energia oscura ", c 'è da chiedersi: cosa vediamo, in realtà? Le immagini e le visioni che spesso il Signore manifesta nelle nostre menti, soprattutto quando preghiamo, forse, sono più reali di tutto ciò, ossia di quello che viene chiamato "realtà fisica ". Ora, per essere pratici, se qualcuno vi tira un pugno e vi spacca il naso, senza dubbio provate un notevole dolore. Quindi, per certi versi, questa è una spiegazione del fatto che questo mondo sia "reale ". Tuttavia, in questa ipotetica quanto spiacevole esperienza, cos 'è veramente "reale "? Sono i rapidi impulsi elettrochimici che per via nervosa dal vostro naso giungono al cervello... e poi? Oltre questo punto la scienza non sa rispondere, ma la fede sì. È l 'anima, ossia ciò che grazie a Dio vivifica l 'uomo, che "sente " il dolore, non gli atomi di cui sono costituite le cellule cerebrali. Dopo aver scritto queste righe, procediamo dicendo qualcosa in base al titolo di questo articolo. Perché questi discorsi "scientifici "? Perché da sempre scienza, fede e morale sono in qualche misura "intrecciate ", nel bene e nel male. Non dimentichiamoci che uno dei doni dello Spirito Santo è la Scienza, ma quella che viene dal Signore e non dalla mente umana "da sola ". Perché, dunque, è importante il fatto che la fede cristiana abbia in grande considerazione la "morale "? Anche altre religioni hanno dei "precetti " che mirano a regolare i rapporti interpersonali, mentre altre religioni, anche con alcuni aspetti molto interessanti, non pensano molto alla "morale ", ossia a quanto riguarda la scelta fra il bene e il male. Già, perché fondamentalmente la "morale " non è un insieme di pii desideri e di pie azioni, ma riguarda la scelta concreta fra il bene e il male, che va oltre le apparenze, le ipocrisie, le idolatrie, la vera e falsa modestia, l 'umiltà e la superbia, il coraggio o la vigliaccheria. Non si tratta di "fare la morale " a se stessi ed al prossimo. "Togli prima la trave dal tuo occhio... " Il Signore Gesù, nel Vangelo, non parla spesso dell 'Inferno, ma quando lo fa spesso pronuncia parole tremende, pur essendo Mite e Umile di Cuore. Due esempi: la parabola del "ricco epulone " ed il discorso riguardante il Giudizio Universale, che è strettamente connesso al giudizio particolare a cui, prima o poi, ogni anima deve andare incontro. Cos 'hanno in comune questi due brani del Vangelo? La misericordia corporale messa in atto oppure no. Sfamare e curare il prossimo oppure ignorarlo. Tutto qui. Sicuramente ci sono molti insegnamenti di natura più "spirituale ", ma se non capiamo le "cose della Terra ", come possiamo capire le "cose del Cielo "? Un fatto interessante è che sia il "ricco epulone " sia i "maledetti " del Giudizio Universale, di per se stessi, non avevano operato "azioni malvagie ". Come mai, dunque, un tale castigo? Perché, semplicemente, sono persone che "se ne fregano del prossimo ", per dirla in maniera brutale. Considerando che Gesù, che è una cosa sola con il Padre, vuole che noi creature siamo una cosa sola con Lui e con il Padre, e ovviamente con lo Spirito Santo, ignorare il prossimo è come ignorare se stessi e Dio, ossia "non vegliare ". Gesù, infatti, ripete spesso di "vegliare ", ossia di cercare di essere consapevoli di noi stessi, del mondo che ci circonda e, soprattutto, di Dio Onnipotente, Onnipresente, Onnisciente e Onniveggente. Parlando anche per esperienza personale, riconosco che spesso ci capita d 'ignorare le sofferenze altrui, molte volte perché siamo presi dalle nostre, e lo Spirito Santo Paraclito, Consolatore e Avvocato, intercede per noi per queste mancanze di carità. Benché Dio possa infondere in noi la Sua Scienza, noi non possiamo creare una "Scienza di Dio ", perché altrimenti saremmo in grado di spiegare qualcosa su Colui che è al di sopra di ogni spiegazione, pur essendo presente in tutti e in tutto. Abbiamo la Sua Parola, il Suo Corpo, il Suo Sangue, il Suo Spirito, la Sua e nostra Madre, gli Angeli, i Santi, i miracoli... cerchiamo di non lasciarli passare inosservati ed inascoltati! Qualche anno fa, lessi nel Diario di Santa Faustina Kowalska, un brano in cui la santa s 'interrogava su Chi realmente fosse Dio. Ad un tratto il Signore Gesù le disse: "Né mente umana né mente angelica possono comprendere Dio. Medita sui Miei attributi. " Ora, per sollevarci un po ', qual è l 'attributo più grande del Signore? È la Sua Misericordia. Noi cristiani crediamo infatti che Dio è Amore, e che sulla Croce la Misericordia del Signore vinse per sempre la Sua Giustizia. Misteriosamente, però, lo stesso Signore Gesù disse a Santa Faustina che dopo il tempo della Misericordia verrà il tempo della Giustizia. Ora, se questa Giustizia si manifesterà come "castigo collettivo ", similmente a quanto accadeva al popolo d 'Israele quando peccava gravemente, ne sarò ben lieto, perché personalmente temo molto di più il "Giudizio particolare ". Molti scienziati cercano le prove dell 'esistenza di un Creatore, spesso anche in buona fede. Ma le prove ci sono da migliaia di anni! Non si tratta di risolvere equazioni matematiche, ma di aprire gli occhi e vedere i miracoli che ogni giorno accadono intorno a noi e dentro di noi. Ci sono miracoli che non "sfidano le leggi fisiche ", mentre altri, storicamente provati, sfidano le suddette "leggi ". Ora, possibile che se un 'equazione ed un esperimento vanno d 'accordo, per la scienza tutto procede bene, mentre se un 'ostia consacrata, il Corpo di Cristo, si solleva in aria... la risposta è: boh? Oppure, perché se un 'ostia consacrata si trasforma in carne sanguinante, la risposta è la stessa? Se la scienza umana vuole essere veramente coerente e credibile, non deve usare "due pesi e due misure ". Nel corso di una Convocazione Regionale del Rinnovamento nello Spirito, il coordinatore nazionale Salvatore Martinez disse che noi cristiani dovremmo vedere "almeno un miracolo al giorno ". Vi assicuro che non si tratta di un 'esagerazione, ma del vivo rapporto con il Signore Gesù, che è sempre con noi, anche quando non pensiamo a Lui. Concludiamo con una nota su quanto recentemente accaduto alla sonda Schiapparelli, inviata dall 'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e dall 'Agenzia Spaziale Russa (Roskosmos) su Marte, nell 'ambito della missione ExoMars. Questa sonda, costata un miliardo e trecento milioni di euro, si è schiantata al suolo a circa 300 chilometri all 'ora, diventando un ammasso d 'inutile ferraglia. Un 'altra parte della sonda, il modulo Trace Gas Orbiter (TGO) tuttora in orbita intorno a questo pianeta, è però funzionante.

Ufficialmente, lo scopo principale di questa missione "era " quello di scoprire se su Marte esistono forme di vita oppure no. Quest 'obiettivo è sicuramente importante, tanto che la parte "funzionante " di questa missione è in volo intorno a Marte per scoprire "emanazioni di gas metano prodotte da organismi biologici ". Molto interessante... Ma quante persone si sarebbero potute aiutare sul serio, con quel miliardo e trecento milioni di euro, quasi totalmente andati in fumo in pochi secondi? Se quest 'interrogativo, che quasi nessuno pare porsi, non fosse così tragico, verrebbe quasi da sorridere all 'ipotesi che i marziani si siano stufati di essere spiati da qualcuno che se ne frega del suo "prossimo " per farsi gli affari di chi gli è "lontano ". Personalmente sono molto affascinato dalla possibile esistenza di altre forme di vita nell 'universo, e forse un giorno le scopriremo, o "loro " ci scopriranno o contatteranno. Un giorno chiesero al Santo Padre Pio se esistessero gli alieni, e lui rispose: "E che? Credi che la Gloria di Dio sia limitata solo al nostro pianeta? " Molti comuni "modi di dire " sono piuttosto superficiali ed eccessivamente generalisti, ma è vero quanto ogni tanto si sente dire riguardo al fatto che l 'umanità dovrebbe prima affrontare e tentare di risolvere i problemi e le ingiustizie che l 'attanagliano, e poi pensare al resto.

“Arnold Toynbee, concludendo i suoi lunghi studi sui cicli di decadenza della storia umana, ha scoperto che ognuno di essi coincide con una rinascenza dell’idolatria, e pertanto afferma che la nostra era sta pericolosamente affondando, sotto l’enorme peso d’una nuova mitologia, la quale ha divinizzato cose terrene, istituti caduchi e persone mortali: questi sono il danaro, la meccanica, la razza, i reggitori dei popoli, ed altre divinità, che sono state collocate nel novello olimpo.” Dal libro “Esiste Dio?” di Alfredo Mazzei
Arnold Toynbee (Londra 1852 – Wimbledon 1883) è stato un riformatore sociale ed economista, fondatore di numerose opere di carità, morto a soli trentun’anni. Per quanto riguarda il fatto che i periodi della storia nota, in cui vi fu un aumento dell’idolatria, coincisero con una decadenza (spirituale e morale in primis, ma anche in seguito materiale, economica e politica, con tanto di guerre di ogni tipo) è degno di nota osservare che questa concezione dell’umana esistenza è comune a molti popoli, passati e presenti. Secondo la religione induista, ad esempio, si susseguono ciclicamente quattro ere, di durata progressivamente minore, segnate da diverse caratteristiche. Due, in particolare, sono le seguenti: innanzitutto la decadenza, lenta ma costante, dei valori spirituali; poi la durata media della vita, che progressivamente diminuisce. L’attuale era, secondo gli induisti, è denominata “kali yuga” e, purtroppo, è la peggiore. Gli indù, inoltre, affermano che, ogniqualvolta i valori spirituali, religiosi e morali subiscono una degradazione, Dio interviene. Interviene secondo la Sua Santa Volontà in vari modi, percepibili o meno, ma in ogni caso interviene. È interessante notare quanto tutto ciò sia in comune con la nostra Fede Cristiana, benché chi scrive sia convinto che Dio si sia pienamente rivelato solo in essa: anche secondo la Sacra Bibbia, anticamente, gli uomini vivevano più a lungo di oggi, benché la scienza medica abbia fatto numerosissime scoperte e salvato milioni e milioni di vite. Inoltre, sempre secondo l’Antico e Nuovo Testamento, ogni volta che il popolo (dapprima solo quello Eletto, poi tutta l’umanità) prende vie sbagliate, Dio interviene. Interviene, naturalmente, lasciando l’uomo libero di decidere, ma comunque interviene, anche in maniera molto forte. Nell’Antico Testamento, ogni volta che il popolo si piegava all’idolatria, Dio mandava i Suoi messaggeri, i Profeti, ad annunziare la Sua Parola. Ora, cosa significa “idolatria”? Letteralmente significa “adorare qualcosa che non è Dio”. Dio solo, infatti, deve adorato. Sarebbe infatti una stoltezza adorare ciò che è creato (vivente oppure no), al posto del Creatore. Eppure noi tutti, prima o poi, consciamente o inconsciamente, cadiamo in questo errore. Ripeto: anche senza accorgercene. Vi è infatti un’idolatria esplicita, che consiste nell’adorare divinità di vario tipo, buone o malvage che siano, ed un’idolatria implicita, ossia considerare al di sopra di tutto cose artefatti e sovrastrutture umane e naturali, come il denaro, il potere, la politica, la scienza, etc. Alcune attività umane, non sono ovviamente pericolose di per sé, anzi a volte sono molto utili, ma chi riflette saggiamente capisce presto che sono destinate a finire e che solo Dio è Eterno e Fonte di ogni vita ed ogni cosa. Storicamente gli “idoli” erano artefatti umani, essenzialmente sculture in pietra, legno o altri materiali, a cui veniva innanzitutto attribuito un carattere divino, spesso operante in una particolare sfera del vivere umano (l’agricoltura, la procreazione, il benessere economico, etc.). Sebbene tutto ciò, all’inizio fosse essenzialmente causato da ignoranza dell’Unico Vero Dio, che è Spirito, col tempo ciò divenne fonte di decadenza, dal momento che Dio, più volte ed in vari modi, si era rivelato all’umanità. In particolare, per quanto riguarda il popolo d’Israele, in cui si manifesta la Rivelazione, la punizione suprema, inflitta dal Signore al popolo, era l’esilio, accompagnato da guerra, fame, pestilenza, prigionia e sottomissione ad altre Nazioni, ossia la sofferenza dei singoli e del popolo intero. La metafora o contrappasso è piuttosto chiara: come il popolo aveva adorato falsi dèi stranieri, così poi veniva condotto a servire gli stranieri stessi, come è espresso chiaramente nella Sacra Bibbia. Tutto ciò è storicamente accertato e provato, ma analizziamo meglio il concetto di decadenza, espresso in vari modi da numerose culture in tutto il mondo. Il cosiddetto “contrappasso”, di ben nota dantesca memoria, è presente in tanti avvenimenti narrati nelle Scritture. Ad esempio, durante uno dei tanti momenti di decadenza e “prostituzione” agli idoli da parte del popolo d’Israele, Dio si manifestò al Profeta Osea e gli disse: “Sposa una prostituta e genera figli di prostituzione, perché il paese si è prostituito, avendo abbandonato il Signore” . Osea ubbidì ed ebbe, da una prostituta, prima un figlio e poi una figlia. Il Signore ordinò a Osea: “Chiamala Non-amata, perché non avrò più pietà della casa d’Israele, così che Io conceda loro il perdono. Della casa di Giuda, invece, avrò pietà e li salverò per mezzo del Signore, loro Dio; non li salverò con l’arco, con la spada, con la guerra, né con i cavalli e i cavalieri.” La donna partorì poi un altro figlio ad Osea e il Signore gli disse: “Chiamalo Non-popolo-mio, perché voi non siete il mio popolo e Io non sono il vostro Dio."
Da tutto ciò si possono trarre alcuni insegnamenti:
1) La vita del profeta come Segno: Dio, spesso, benché Spirito Onnipotente e Trascendente, scrive le Sue Leggi d’Amore e Giustizia con la carne e con il sangue. Di questo abbiamo espressione massima nella Morte di Gesù Cristo in Croce. La Croce, afferma San Paolo, è scandalo per i Giudei e stoltezza per i Greci. Scandalo per i Giudei, poiché hanno visto il loro Dio morire su un patibolo, inerme e sanguinante. Stoltezza per le raffinate menti elleniche, poiché era ben lontana da loro la concezione di un Dio che si facesse così miseramente uccidere dagli uomini. Apparentemente il pensiero è il medesimo, ma la differenza è sostanziale: i Giudei, benché abbiamo inchiodato alla Croce Gesù Cristo, credono nel Dio d’Israele, nel Creatore Unico ed Eterno, nel Signore degli Eserciti. I Greci, invece, sono pagani, e San Paolo ebbe come missione primaria l’annuncio del Vangelo ai pagani, tanto che è definito “L’Apostolo delle Genti.” Anche la vita del profeta Geremia fu un “segno”. Diversamente dal profeta Osea, però, il Signore gli ordinò di non sposarsi. Tutto questo, sempre per mostrare l’allontanamento del popolo da Dio, che è Lo Sposo per eccellenza.
2) L’infinito Amore che Dio ha per le Sue creature, benché spesso gli avvenimenti dell’umanità appaiano tragici e mostruosi. Questo Amore è quasi commuovente: Egli ordina infatti ad Osea: “Chiamalo Non-popolo-mio, perché voi non siete il mio popolo e Io non sono il vostro Dio.” Dio è infinitamente Sapiente, ma è anche così Semplice… e così triste, quando non Lo amiamo…
3) Benchè ad Osea vengano rivolte parole molto dure, che affermano addirittura la Volontà di Dio di non perdonare i peccati del popolo, Egli è sempre e comunque Perdono, dal momento che il culmine della Rivelazione, che è Gesù Cristo, afferma chiaramente questo.
La differenza principale, riguardo alla decadenza ed alla rinascita, fra alcune religioni e la Fede nel Signore, Creatore del Cielo e della Terra, in pratica la Fede nel Dio di Abramo, consiste nel fatto che le prime affermano che la storia umana ha un andamento ciclico (rappresentabile da un cerchio o più cerchi in successione), in cui si alternano ere “buone” ed ere “cattive”, mentre il nostro credo afferma che la storia ha UN fine e LA fine. La storia ha UN fine poiché l’esistenza umana non è frutto del caso, ma ha un’origine ed uno scopo, anche se non sempre comprensibili chiaramente, ed esiste LA fine, poiché ci sarà la fine dei tempi, in cui “Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi”, come si legge nell’Apocalisse. Questa visione della storia è rappresentabile da una linea retta, con alti e bassi, ma che comunque punta verso l’alto. La scienza ufficiale afferma che il caso esiste. In merito sono stati fatti anche numerosi studi di tipo fisico, matematico, biologico, etc. Ora, la scienza afferma inoltre che esiste il principio di causa-effetto, per cui tutto ciò che esiste ha una causa, anche se a volte ignota. Come tutto ciò che avviene, ha una causa. È possibile che esista il caso, in un universo in cui vige il rigido principio di causa-effetto? Non lo so o, meglio, non penso. Albert Einstein affermò che “Dio non gioca a dadi”, riferendosi soprattutto alla nascente meccanica quantistica, la quale afferma che, a livello atomico e subatomico, esistono leggi di probabilità, studiabili con metodi statistici. Ad esempio, un elettrone di un atomo, ha la “probabilità” di trovarsi ad una certa distanza dal nucleo, che lo attrae costantemente, ma non la certezza, anche se comunque esistono ben determinati livelli o “gusci” elettronici, in base all’energia che essi possiedono. Se il caso non esiste, tutto è determinato? È possibile. Ma come si spiegherebbe, allora, il libero arbitrio dell’uomo? Non intendo fare speculazioni al riguardo, ma affermo solo quanto disse l’Arcangelo Gabriele al Sacerdote Zaccaria, padre di Giovanni il Battista, il precursore di Gesù Cristo: “Nulla è impossibile a Dio”. Sono profondamente convinto di questo, e non lo ritengo affatto un modo per aggirare la questione. Anzi, a ben vedere è l’unica spiegazione possibile. Le prove di ciò, inoltre, se vengono ricercate, appaiono veritiere. Innanzitutto l’Onnipotenza di Dio appare in numerosissime occasioni nelle Sacre Scritture, tanto che essa è un dogma di fede. Inoltre Essa si è manifestata in altrettante numerosissime occasioni sia in tempi recenti sia nel tempo presente. Dove? A chi? Come? Dove: in vari luoghi, in tutto il mondo. A chi: a tanti uomini e donne, più o meno santi, a volte anche grandi peccatori. Come: in vari modi, in tutto il mondo. Gli esempi sono, letteralmente, centinaia e anche più. Ricordiamone solo uno: la Madonna di Guadalupe, Messico. Il sabato mattina del 9 dicembre 1531, la Vergine Santissima apparve a Juan Diego, indigeno “macehuales” di Cautitlan. Fin qui, si potrebbe affermare che si sia trattato di una semplice allucinazione. Ma vediamo il seguito. Juan Diego, in seguito all’apparizione, si recò dal Vescovo, frate Juan de Zumàrraga, dell’Ordine dei Francescani, il quale chiese un “segno dal cielo” per poter credere alla visione dell’indigeno. In seguito ad un’altra apparizione della Madonna, Juan Diego si recò sulla cima della collina di Tepeyrac, dove potè cogliere delle splendide rose di Castiglia, sbocciate miracolosamente fuori stagione. Ma non è tutto. Il nostro veggente colse le rose e le mise nel suo mantello (tilma). Andò poi dal Vescovo per mostrargli il prodigio e, quando aprì il mantello, su di esso era impressa l’immagine della Santa Vergine. Il mantello venne esaminato più volte, e se ne concluse che recava un’immagine detta “acheropita”, ossia non dipinta da mano umana. Tutto ciò è sicuramente miracoloso, ma cosa è un miracolo? La definizione “tecnica” è la seguente: la sospensione temporanea, da parte di Dio, delle leggi naturali, concomitante con l’opera della Sua Onnipotenza. Dal momento che i miracoli, nel corso dei secoli, sono stati migliaia, se non di più, è possibile ancora confutare la loro esistenza? No, certamente. E’ però possibile sostenere che le loro cause siano “ignote”, ossia non ancora spiegate dalla scienza. In tutto ciò cosa vedo? Vedo l’azione misericordiosa di Dio, che lascia sempre una spazio per credere ed uno per non credere. Ricordiamo però, a questo proposito, la cosiddetta “scommessa” di Pascal, grande scienziato, filosofo e credente: se scommettiamo che Dio non esiste moriamo e, necessariamente, crediamo di finire con la morte. Non c’è un guadagno. Se scommettiamo, invece, che Dio esiste, moriamo ugualmente, ma si apre la possibilità di un guadagno eterno. Torniamo all’argomento principale di questo scritto: decadenza e rinascita. Cos’è una decadenza? E’ una “caduta”. La simbologia è chiara: da una posizione “più in alto”, che da sempre l’uomo collega a qualcosa di “buono”, si ha una discesa ad una posizione “più in basso”, che si collega a qualcosa di “meno buono” o addirittura “cattivo”. Quando una persona inciampa e cade, si ha per l’appunto una caduta, con conseguenze non certo piacevoli. E’ l’universale forza di gravità, che regola il moto di pianeti, stelle, galassie, nebulose, etc. In particolare, nel lessico comune, la decadenza include l’accezione di “periodo oscuro”, “male morale”, “incapacità di distinguere il bene dal male”, etc. La Storia della Salvezza inizia con la Creazione, che è indubbiamente qualcosa di buono, poiché il nulla assoluto è inconcepibile (torneremo su questo argomento). Subito dopo si ha la caduta prima dell’uomo, simile alla caduta dello spirito del male, causa prima del male e della Sofferenza nel mondo. Come Lucifero, l’antico angelo “portatore di luce”, fu creato molto potente da Dio, ed in seguito volle farsi uguale a Dio, così il primo uomo e la prima donna, Adamo ed Eva, spinti da satana, credettero di farsi uguali a Dio. Analizziamo un momento questa prima caduta. Dio, essendo buono (ce lo dice Gesù: “Dio solo è buono”), volle creare degli esseri innanzitutto felici, ma anche “a sua immagine e somiglianza”. Felici per due ordini di motivi: innanzitutto la costante amicizia, visione e vicinanza di Dio, ed in secondo luogo perché aventi la signoria su tutto il creato. Cosa significa “a sua immagine e somiglianza”? Penso che la somiglianza principale con Dio sia la “coscienza” cioè la consapevolezza, nell’uomo, di “essere cosciente”. Spesso si definisce anche “autocoscienza”, ma penso che siano due cose diverse. L’autocoscienza, infatti, ha un moto centripeto: so che io esisto. La coscienza ha un moto centrifugo: percepisco, sento, gusto l’esistenza, naturalmente anche la mia. Solo Dio possiede, in pienezza, entrambe le percezioni. Quando Mosè chiese a Dio il Suo Nome, Egli gli rispose: “Io Sono Colui Che Sono”. Quindi il più grande, potente, santo, eterno, infinito Io, appartiene solo a Dio. Nello stesso tempo, come dice San Giovanni, Dio è Amore. Ossia Dio è un movimento che procede dal suo Eterno ed Infinito Centro verso l’Infinito, l’Eternità che Egli stesso ha creato e da cui mai si separa, in particolare non si separa mai dalle Sue creature. Indubbiamente la questione dell’io, della coscienza e dell’autocoscienza è molto complessa. Possiamo solo fare dei ragionamenti, ma probabilmente l’uomo, nella sua condizione terrena, non ne verrà mai a capo totalmente. Si diceva prima che il nulla assoluto è inconcepibile. Proviamo ad immaginare che nulla esista, ma proprio nulla. E’ possibile? Se meditiamo un po’ su questo pensiero, la risposta è: no, non è possibile. Qualcosa, in particolare Qualcuno, deve pur esserci! Dio e noi, naturalmente. Tutto il percepibile e tutto l’invisibile. Non per niente il Credo (Simbolo Niceno-Costantinopolitano) recita: “Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.” Si ha quindi, nella storia umana, una iniziale grande caduta, che precede un lungo e faticoso cammino di “salita”. Questo è il movimento più grande di decadenza-rinascita. In mezzo ci sono miriadi di cadute e rinascite, sia collettive, sia personali. Questo è sotto gli occhi di tutti, e non ha bisogno di dimostrazioni. Qual è la causa della caduta personale e di quella collettiva? E’ il peccato, ossia una trasgressione nei confronti dei comandamenti divini. In che modo l’uomo viene a conoscenza dei comandamenti divini? Innanzitutto secondo una “legge morale” scritta nel suo cuore e nella sua mente, in secondo luogo per mezzo della conoscenza delle Scritture. Perché esiste una morale? E’ Volontà Divina. Noi tutti percepiamo il piacere ed il dolore: istintivamente cerchiamo il piacere e fuggiamo il dolore. Ebbene, il Signore afferma più volte che saremo felici solo a patto di osservare la Sua Legge. Dopo la prima grande caduta, qual è stata la seconda? E’ stato un omicidio: Caino uccide Abele. La volontà di affermazione del proprio io su un altro io, eliminandolo. Ma questo porta alla felicità? A volte l’uomo tenta d’imporre uno o più “io” su altri “io”, ma cosa ottiene? Subito un soddisfacimento del proprio “io”, che si ritiene superiore, ma poi c’è la solitudine, e la solitudine più grande è l’allontanamento di Dio, Fonte di ogni cosa, Spiegazione ad ogni quesito, Origine e al tempo stesso Fine di tutto e di tutti. Ciò è affermato chiaramente nel Libro dell’Apocalisse, ultimo Libro delle Scritture, scritto sotto ispirazione divina da San Giovanni Apostolo, quando si trovava sull’isola di Patmos. In questo Libro, Gesù Cristo, nella Sua sfolgorante Maestà (non più inerme sulla Croce), afferma: “Io Sono l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine.” Decadenza non significa solo caduta, peccato, abbruttimento, perdita, allontanamento, ma anche “lasciarsi andare”, credere di “essere arrivati”. Non scrivo questo come mia idea personale, ma in rapporto alle Scritture. Già nell’Antico Testamento sta scritto che non è bene pensare di avere abbastanza: questo mi basta, sono a posto, tranquillo e beato. La spiegazione migliore di questo aspetto dell’esistenza, però, ci viene data da Gesù nel Vangelo, con la cosiddetta “Parabola del ricco stolto”, che riporto di seguito. Disse poi una parabola: \"La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: Demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé e non arricchisce davanti a Dio”. Gesù, dunque, ci esorta non solo a non confidare nelle ricchezze terrene, ma anche a “non lasciarci andare”. Questo concetto è molto importante, e si collega al concetto di “vigilanza”. Spesso, infatti, Gesù esorta a “vegliare”: “Ve lo ripeto, vegliate!” . Posso testimoniare personalmente due casi in cui ho potuto vedere questa Parola di Dio in azione nella vita di due persone, due donne che chiamerò qui con nomi inventati: Laura e Antonietta. La prima, Laura, conduceva una vita piuttosto felice. Aveva un impiego fisso, un marito e un figlio. Laura un giorno mi confidò che si sentiva “a posto”, “bene”. Non era ricca, ma viveva una vita tranquilla e penso anche piuttosto serena. Tutto questo, però, finì bruscamente. Il marito, infatti, la lasciò per mettersi con un’altra donna. Il colpo, per lei, è stato durissimo, tanto da finire “in cura per motivi psichici”. E’ da parecchio tempo che non la vedo, ma ho dei motivi per pensare che ora stia meglio. La seconda, Antonietta, non è andata “in cura”, anzi, ora sta bene. Tuttavia anche lei ha vissuto due esperienze traumatizzanti, proprio quando si sentiva serena, senza particolari problemi. È stata infatti vittima di due incidenti, aventi la medesima meccanica: è stata investita due volte, quando stava camminando a piedi. Ha sofferto molto, ma si è ripresa ed ora sta bene. Cosa possiamo dedurre, da tutto ciò? Innanzitutto non dobbiamo affatto pensare che Dio gioisca di queste cose. La questione non è tanto: sto bene o sto male. La questione, per Dio e per noi è: mi sto evolvendo spiritualmente? Mi sto purificando e preparando per l’incontro con il Signore? Gesù afferma: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.” Spesso occorrono grandi sofferenze, per purificare l’anima ed evolversi spiritualmente. Questo porta ad una complessa questione: esattamente, cosa è lo Spirito? Possiamo tentare di rispondere in questo modo: esiste innanzitutto lo Spirito di Dio, che tutto governa, e lo spirito dell’uomo, che “tenta” di governare a sua volta l’uomo medesimo. Esistono dunque dei livelli. Un giorno un Sacerdote francescano mi disse che tutto, ma proprio tutto, è governato da Dio, anche le forze del male, benché esse, naturalmente, non lo vogliano affatto. Siamo sicuri di questo? Certo. Citerò un episodio della vita di San Francesco d’Assisi: una notte San Francesco stava dormendo a casa di un Vescovo suo amico. Egli però, non riusciva a dormire nel bel letto che aveva a disposizione. Questo, secondo le biografie del Santo, è da imputarsi a “demoni castaldi” ossia “servitori” che, per ordine di Dio, tormentavano il Santo per non farlo dormire nel comodo letto della bella casa del Vescovo, dal momento che San Francesco doveva sempre vivere con Madonna Povertà. Egli, mi sembra, trovò pace solo quando decise di mettersi a dormire per terra. Naturalmente Dio non agisce con malizia; fece così perché amava Francesco ed era “santamente geloso” della sua santità. Ricapitolando, tutto è governato dallo Spirito di Dio. Anche l’uomo è dotato di uno spirito (e penso anche gli animali, fatte le debite differenze). La differenza sostanziale fra lo Spirito di Dio e quello umano, penso consista nel fatto che, mentre il primo è Onnipotente, Onnipresente, Onniveggente ed Onnisciente, al secondo spetta soprattutto fare delle scelte, e le scelte più importanti riguardano il bene ed il male. Ciò detto, non intendo naturalmente negare la realtà corporale dell’uomo, il quale ha un cervello. Cervello che pure è molto complesso e delicato. Basta infatti un po’ di sonnifero e si va a nanna, e dov’è lo spirito? Penso che la mente umana sia un po’ sulla immaginaria linea di confine fra lo Spirito e la materia. Dio vuole che sia lo Spirito a dominare la materia, e non viceversa; dobbiamo comunque sempre tenere presente che il confine è solo immaginario. Un filosofo indiano affermò che “tutto è spirito”. Tutto si rapporta all’anima, all’entità percipiente che ogni essere umano possiede (e penso anche animale, sebbene a livelli diversi). Immaginiamo di trovarci di fronte ad una persona con un forte mal di denti. Immaginiamo di poter misurare, con opportune apparecchiature, le correnti elettriche che dai nervi dei denti giungono al cervello, dove sono elaborate. Immaginiamo pure di poter seguire “in diretta” tutti i percorsi neuronali di tali differenze di potenziale. Ebbene, anche potendo fare tutto ciò, potremo mai sperimentare scientificamente la sensazione del dolore, che solo questa misteriosa “entità percipiente” dell’uomo può sentire e vivere? Non penso che ciò sia possibile. Ebbene, lo Spirito non si può misurare scientificamente, ma ogni giorno non percepiamo, pensiamo, agiamo grazie alla Sua azione e percezione continue.
Precedente pubblicazione in data 20-06-2021

SAN SERAFINO DI SAROV
Colloquio con Motovilov
Era un giovedì. Il cielo era grigio. La terra era coperta di neve. Spessi fiocchi continuavano a turbinare nell’aria quando Padre Serafino iniziò a conversare con me in una radura vicina al suo "piccolo eremitaggio" di fronte al fiume Sarovka che scorreva ai piedi della collina. Mi fece sedere sul ceppo d’un albero da poco abbattuto mentre lui si rannicchiò di fronte a me.
"Il Signore mi ha rivelato" disse il grande starez "che dalla vostra infanzia avete sempre desiderato sapere quale sia il fine della vita cristiana. Per questo avete interrogato diverse persone alcune delle quali ricoprivano anche alte cariche ecclesiastiche. Devo dire che dall’età di dodici anni ero perseguitato da quest’idea e che, per questo, avevo rivolto tale domanda a parecchie personalità ecclesiastiche senza mai aver ricevuto una risposta soddisfacente. Lo starez avrebbe dovuto ignorare tutto questo. "Ma nessuno" continuò Padre Serafino "vi ha mai detto niente di preciso. Vi consigliarono di andare in chiesa, di pregare, di vivere secondo i comandamenti di Dio, di fare del bene. Tale, vi dissero, era lo scopo della vita cristiana. Alcuni giunsero pure a disapprovare la vostra curiosità, trovandola fuori posto ed empia. Essi avevano torto. Quanto a me, miserabile Serafino, ora vi spiegherò in che consiste realmente questo fine. La preghiera, il digiuno, le veglie e le altre attività cristiane, per quanto possano parere buone, non costituiscono il fine della vita cristiana ma sono il mezzo attraverso il quale vi si può pervenire. Il vero fine della vita cristiana consiste nell’acquisire lo Spirito Santo. Per quel che riguarda la preghiera, il digiuno, le veglie, l’elemosina ed ogni altro tipo di buona azione fatta in Nome di Cristo, non sono che dei mezzi per acquisire lo stesso Spirito.
Nel Nome di Cristo
Ricordate che solo una buona azione fatta nel Nome di Cristo ci procura i frutti dello Spirito Santo. Tutto quanto non è fatto in Suo Nome, fosse pure il bene, non ci può ottenere alcuna ricompensa, né nel secolo futuro, né in questa vita, mentre su questa terra non ci dona la Grazia divina. È per questo che Gesù Cristo diceva: «Colui che non accumula con me disperde» (Lc 11, 23). Pertanto, si è obbligati a chiamare una buona azione «cumulo» o «raccolta», perché essa resta buona anche se non è fatta in Nome di Cristo. La Scrittura dice: «In ogni nazione colui che teme Dio e pratica la giustizia Gli è accetto» (At 10, 35). Il centurione Cornelio, che temeva Dio e agiva secondo giustizia, fu visitato mentre pregava da un Angelo del Signore che gli disse: «Manda dunque due uomini a Ioppe e fa’ venire un certo Simone soprannominato Pietro. Da lui ascolterai delle parole di vita eterna con le quali sarai salvato con tutta la tua casa» (At 10, 5). Vediamo, dunque, che il Signore utilizza i suoi mezzi divini per permettere a un simile uomo di non essere privato nell’eternità della ricompensa che gli è dovuta. Per ottenerla è necessario che si cominci già da ora a credere in Nostro Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio disceso sulla terra per salvare i peccatori e per far acquisire loro la Grazia dello Spirito Santo che introduce i nostri cuori nel Regno di Dio e ci apre la via della beatitudine nella prossima vita. Non va oltre a ciò la soddisfazione arrecata a Dio dalle buone azioni compiute indipendentemente dal Nome di Cristo. Il Signore ci dona i mezzi per perfezionarle. Sta all’uomo approfittarne o meno. È per questo che il Signore dice ai giudei: «Se voi foste ciechi, sareste senza peccato ma voi stessi dite: ‘Noi vediamo!’ Perciò il vostro peccato rimane» (Gv 9, 41). Quando un uomo come Cornelio, le cui opere non erano fatte nel Nome di Cristo, ma erano gradite a Dio, comincia a credere nel Suo Figlio, queste opere gli sono attribuite come se fossero fatte nel Nome di Cristo a causa della sua fede in Lui. (Ebr 11, 6). In caso contrario, l’uomo non ha il diritto di contestare se il bene compiuto non gli è servito a nulla. Questo non succede mai quando una buona azione viene fatta nel Nome di Cristo, perché il bene compiuto in suo Nome non porta solo una corona di gloria nel secolo venturo, ma già ora riempie l’uomo della grazia dello Spirito Santo, com’è stato detto: «Dio dona lo Spirito senza misura. Il Padre ama il Figlio; Egli ha posto tutto nelle Sue mani» (Gv 3, 34-35).
L'acquisizione dello Spirito Santo
"Acquisire lo Spirito di Dio è dunque il vero fine della nostra vita cristiana al punto che la preghiera, le veglie, il digiuno, l’elemosina e le altre azioni virtuose fatte in Nome di Cristo non sono che dei mezzi per tal fine." "Che significa acquisirlo?" Domandai a Padre Serafino. Non ne capisco bene il significato." Acquisire ha lo stesso significato di ottenere. Sapete cosa vuol dire acquisire del denaro? Per quanto riguarda lo Spirito Santo è la stessa cosa. Il fine della vita delle persone comuni consiste nell’acquisire denaro, nel fare un guadagno. I nobili, inoltre, desiderano ottenere onori, titoli di distinzione e altre ricompense che lo Stato accorda loro per determinati servizi. L’acquisizione dello Spirito Santo è anche un capitale, ma un capitale eterno, dispensatore di grazie; è molto simile ai capitali temporali e si ottiene con gli stessi procedimenti. Nostro Signore Gesù Cristo, Dio-Uomo, paragona la nostra vita ad un mercato e la nostra attività sulla terra ad un commercio. Egli ci raccomanda: «Negoziate prima ch’io ritorni economizzando il tempo perché i giorni sono incerti» (Lc 19, 12-13; Ep 5,15-16), il che vuol dire: «Sbrigatevi ad ottenere dei beni celesti negoziando i prodotti terreni». Questi prodotti terreni non sono altro che le azioni virtuose fatte in Nome di Cristo le quali ci ottengono la Grazia dello Spirito Santo.
La parabola delle vergini
Nella parabola delle vergini sagge e delle vergini stolte (Mt. 25, 1-13), quando quest’ultime finiscono l’olio viene detto loro: «Andate a comperarlo al mercato». Tornando esse trovano la porta della camera nuziale chiusa e non possono entrare. Alcuni pensano che la mancanza d’olio delle vergini stolte simbolizzi l’insufficienza di azioni virtuose nel corso della loro vita. Tale interpretazione non è esatta. Quale mancanza d’azioni virtuose potevano avere, visto che vengono chiamate comunque vergini, anche se stolte? La verginità è una grande virtù, uno stato quasi angelico che può sostituire tutte le altre virtù. Io, miserabile, penso che mancasse loro proprio lo Spirito Santo di Dio. Praticando le virtù, queste vergini spiritualmente ignoranti credevano che la vita cristiana consistesse in tali pratiche. "Ci siamo comportate in maniera virtuosa, abbiamo fatto delle opere pie" pensavano loro, senza preoccuparsi se avessero ricevuto o no la Grazia dello Spirito Santo. Su questo genere di vita, basato unicamente sulla pratica delle virtù morali senza alcun esame minuzioso per sapere se esse ci rendono "e in quale quantità" la Grazia dello Spirito di Dio, è stato detto: «Alcune vie che paiono inizialmente buone conducono all’abisso infernale» (Pr 14,12). Parlando di queste vergini, nelle sue "Epistole ai Monaci", Antonio il Grande dice: «Parecchi tra i monaci e le vergini ignorano completamente la differenza che esiste tra le tre volontà che agiscono dentro l’uomo. La prima è la volontà di Dio, perfetta e salvatrice; la seconda è la nostra volontà umana, che per se stessa non e né rovinosa né salvatrice; la terza, quella diabolica, è decisamente nefasta. È questa terza nemica volontà che obbliga l’uomo a non praticare assolutamente la virtù o a praticarla per vanità o unicamente per il "bene" e non per Cristo. La nostra seconda volontà ci incita a soddisfare i nostri istinti malvagi o, come quella del nemico, c’insegna a fare il "bene" in nome del bene, senza preoccuparsi della grazia che possiamo acquisire. Quanto alla prima volontà, quella salvatrice di Dio, essa ci insegna a fare il bene unicamente per il fine di acquisire lo Spirito Santo, tesoro eterno ed inestimabile, che non può essere uguagliato con nulla al mondo». "È proprio la Grazia dello Spirito Santo simbolizzata dall’olio che mancava alle vergini stolte. Esse sono chiamate 'stolte' perché non si preoccupano del frutto indispensabile della virtù, cioè la Grazia dello Spirito Santo senza la quale nessuno può essere salvato perché «ogni anima è vivificata dallo Spirito Santo per essere illuminata dal sacro mistero dell’Unità Trinitaria» (Prima Antifona al Vangelo del Mattutino). Lo stesso Spirito Santo viene ad abitare nelle nostre anime e questa presenza dell’Onnipotente in noi, questa coesistenza della sua Unità Trinitaria con il nostro spirito non ci è donata che a condizione di lavorare con tutti i mezzi a nostra disposizione per ottenere lo Spirito Santo il quale prepara in noi un luogo degno per quest’incontro, secondo l’immutabile parola di Dio: «Io verrò e abiterò in essi. Sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo» (Ap 3, 20; Gv 14, 23). È questo l’olio che le vergini sagge avevano nelle loro lampade, olio in grado di bruciare per molto tempo diffondendo una luce forte e chiara per poter permettere l’attesa dello Sposo a mezzanotte ed entrare con lui nella camera nuziale dell’eterna gioia. Quanto alle vergini stolte, vedendo che le loro lampade rischiavano di spegnersi, esse si recarono al mercato ma non poterono tornare prima della chiusura della porta. Il mercato è la nostra vita. La porta della camera nuziale, chiusa per impedire di raggiungere lo Sposo, è la nostra morte umana; le vergini, sia quelle sagge che quelle stolte, sono le anime dei cristiani. L’olio non simbolizza le nostre azioni, ma la Grazia attraverso la quale lo Spirito Santo riempie il nostro essere trasformandoci da corrotti ad incorrotti. Così la Grazia trasforma la morte fisica in vita spirituale, le tenebre in luce, la schiavitù verso le passioni alle quali è incatenato il nostro corpo in tempio di Dio, cioè in camera nuziale dove incontriamo Nostro Signore, Creatore e Salvatore, Sposo delle nostre anime. Grande è la compassione che Dio ha verso la nostra disgrazia. E la nostra disgrazia non è altro che la nostra negligenza verso la sua sollecitudine. Egli dice: «Io sono alla porta e busso…» (Ap 3, 20), intendendo per «porta» la nostra vita presente non ancora conclusa con la morte.
La preghiera
"Oh! Quanto vorrei, amico di Dio, che in questa vita voi siate sempre con lo Spirito Santo." «Vi giudicherò nella situazione in cui vi troverete» dice il Signore (Mt 24, 42; Mc 13, 33-37; Lc 19, 12 e seguenti). È una disgrazia veramente grande se egli ci trova appesantiti dalle preoccupazioni e dalle pene della terra perché Egli potrebbe adirarsi nel qual caso chi Gli potrebbe resistere? È per questo che è stato detto: «Vegliate e pregate per non essere indotti in tentazione» (Mt 26, 41), il che comporta non essere privati dello Spirito di Dio visto che le veglie e la preghiera ci donano la Sua Grazia. Sicuramente ogni buona azione fatta in Nome di Cristo dona la Grazia dello Spirito Santo, ma è soprattutto la preghiera che ottiene ciò al di sopra d’ogni altro mezzo, essendo essa sempre nelle nostre possibilità. Ad esempio, voi avete il desiderio di recarvi in chiesa, ma essa è troppo distante o la liturgia è finita; avete il desiderio di fare l’elemosina, ma non vedete alcun povero o non avete il denaro; volete rimanere vergini ma non avete sufficiente forza per esserlo a causa della vostra costituzione o a causa degli attacchi del nemico davanti ai quali non potete resistere per la debolezza della vostra carne; vorreste fare una buona azione nel Nome di Cristo ma non avete sufficiente forza per eseguirla oppure l’occasione non si presenta. Per quel che riguarda la preghiera nulla la impedisce: ognuno ha la possibilità di pregare, il ricco e il povero, l’uomo benestante e quello indigente, il forte e il debole, il sano e il malato, il virtuoso e il peccatore. Possiamo constatare la potenza della preghiera se osserviamo che essa ottiene i suoi risultati pure se è fatta da un peccatore, basta che sia sincero, come nell’esempio seguente riportato dalla Santa Tradizione. Una prostituta, toccata dalla disgrazia d’una madre che stava per perdere il suo unico figlio, vedendone la disperazione osò gridare verso il Signore benché fosse ancora insozzata dal suo peccato: «Non per me, orribile peccatrice, ma per le lacrime di questa madre che piange il suo figlio credendo fermamente nella Tua Misericordia e nella Tua Onnipotenza, risuscitaglielo, oh Signore!» E il Signore la esaudì (cfr. Lc 7, 11-15). Questa, amico di Dio, è la potenza della preghiera. Al di sopra d’ogni altra cosa essa ci dona la grazia dello Spirito di Dio ed essa rientra sempre nelle nostre possibilità. Beati saremo noi se Dio ci troverà vigilanti nella pienezza dei doni del Suo Santo Spirito. Potremo allora sperare d’essere rapiti al di sopra delle nuvole per incontrare Nostro Signore rivestito di potenza e di gloria il quale giudicherà i vivi e i morti dando a ciascuno il dovuto. […]
Vedere Dio
"Padre, gli dissi, voi parlate sempre dell’acquisizione della Grazia dello Spirito Santo come il fine della vita cristiana. Ma come Lo posso riconoscere? Le buone azioni sono visibili. Ma lo Spirito Santo può essere visto? Come posso sapere se Egli è in me oppure no?" "Nell’epoca nella quale viviamo" rispose lo starez "si è giunti ad una tale tiepidezza nella fede, a una tale insensibilità nei riguardi della comunione con Dio che ci siamo praticamente distanziati quasi totalmente dalla vera vita cristiana. Oggi alcuni passi della Santa Scrittura ci paiono strani. Ad esempio quello in cui lo Spirito Santo, attraverso la bocca di Mosé, dice: «Adamo vedeva Dio mentre passeggiava nel paradiso» (Gn 3, 8), o quando leggiamo nelle lettere di San Paolo che l’Apostolo viene impedito dallo Spirito Santo a proclamare la parola in Asia e invece lo accompagna in Macedonia (At 16, 6-9). In molti altri passi della Sacra Scrittura si ritrovano simili temi sull’apparizione di Dio agli uomini. […] Devo ancora io, miserabile Serafino, spiegarvi, amico di Dio, in che consiste la differenza tra l’azione dello Spirito Santo mentre prende misteriosamente possesso dei cuori di coloro che credono in nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo e l’azione tenebrosa del peccato che viene come un ladro sotto l’istigazione del Demonio. Lo Spirito Santo ci ricorda le parole di Cristo e lavora assieme a Lui, guidando i nostri passi solennemente e gioiosamente nella via della pace. L’agitazione prodotta dallo spirito diabolico che si oppone a Cristo ci incita, invece, alla rivolta e ci rende schiavi della lussuria, della vanità e dell’orgoglio. «In verità, in verità vi dico, colui che crede in me non morirà mai» (Gv 6, 47). Colui che per la sua fede in Cristo e in possesso dello Spirito Santo, pure dopo aver commesso per debolezza umana qualsiasi peccato che causa la morte dell’anima, non morirà per sempre, ma sarà resuscitato per la Grazia di Nostro Signore Gesù Cristo il quale ha preso su di sé i peccati del mondo donando gratuitamente grazia su grazia. È proprio parlando di questa Grazia manifestata all’intero mondo e al nostro genere umano dall’Uomo-Dio che il Vangelo dice: «Di ogni essere Egli era la vita e la vita era la luce degli uomini» aggiungendo: «la luce illumina le tenebre ma le tenebre non hanno voluto accoglierla» (Gv 1, 4-5). Questo significa che la Grazia dello Spirito Santo ricevuta con il battesimo nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, malgrado le cadute peccaminose, malgrado le tenebre che circondano la nostra anima continua a brillare nel nostro cuore della Sua eterna luce divina per gli inestimabili meriti di Cristo. Di fronte ad un peccatore abituale, questa luce di Cristo dice al Padre: «Abbà, Padre, non si infiammi la tua collera contro questo indurimento». Ed in seguito, quando il peccatore si sarà pentito, essa cancellerà completamente le tracce dei crimini commessi, rivestendo l’antico peccatore d’un vestito incorruttibile intessuto con la Grazia dello Spirito Santo della cui acquisizione sto continuamente parlando.
La grazia dello Spirito Santo è Luce
«Egli fu trasfigurato davanti a loro e i suoi vestiti divennero bianchi come la neve…» (Mt 17, 2) Bisogna ancora che vi dica qualcosa in più affinché comprendiate meglio cosa si intende quando si parla di Grazia divina, come la si può riconoscere, com’è ch’essa si manifesta agli uomini che vengono da essa illuminati poiché la Grazia dello Spirito Santo è Luce. Tutta la Sacra Scrittura ne parla. Davide, l’antenato dell’Uomo-Dio dice: «Un lampo sotto i miei piedi, la Tua Parola, una luce sulla mia strada» (Ps 118, 105). In altri termini, la Grazia dello Spirito Santo che la legge rivela sotto la forma dei comandamenti divini è il mio faro, la mia luce. È questa la Grazia dello Spirito Santo «che con tanta pena mi sforzo di acquisire, cercando sette volte al giorno la Sua verità» (Ps 118, 164). Come potrò trovare in me, tra le numerose preoccupazioni della mia situazione, una sola scintilla di luce per schiarire il mio cammino ottenebrato dall’odio dei miei nemici? Effettivamente il Signore ha mostrato spesso, davanti a numerosi testimoni, l’azione della Grazia dello Spirito Santo sugli uomini che aveva illuminato e istruito attraverso grandiosi avvenimenti. Ricordate Mosé dopo che si era incontrato con Dio sul Monte Sinai (Es 34, 30-35). Gli uomini non potevano guardarlo perché il suo volto brillava d’una luce straordinaria. Egli fu obbligato a mostrarsi al popolo con il viso coperto da un velo. Ricordate la trasfigurazione del Signore sul monte Tabor: «Egli fu trasfigurato davanti a loro; i Suoi vestiti divennero bianchi come la neve…, i discepoli spaventati caddero con il viso a terra mentre Mosé ed Elia apparvero rivestiti della medesima luce. Allora una nube li ricoprì in modo ch’essi non divenissero ciechi» (Mt 17, 1-8 ; Mc 9, 2-8 ; Lc 9, 28-37). È così la Grazia dello Spirito Santo appare come una luce ineffabile a coloro a cui Dio manifesta la Sua azione. "Allora" domandai a padre Serafino "come potrò riconoscere in me la grazia dello Spirito Santo?" "È semplicissimo", mi rispose il santo. Dio dice: «Tutto è semplice per coloro che acquisiscono la saggezza» (Pr 14, 6). La nostra sfortuna sta nel fatto che noi non la ricerchiamo proprio, questa Saggezza divina la quale, non essendo di questo mondo, non è presuntuosa. Essa è piena d’amore per Dio e per il prossimo e spinge l’uomo alla propria salvezza. Parlando di questa saggezza il Signore dice: «Dio vuole che tutti siano salvati e giungano alla Saggezza della verità» (1 Tm 2, 4). Ai suoi apostoli ai quali mancava questa Saggezza Egli disse: «Come siete privi di Saggezza! Non avete letto le Sacre Scritture?» (Lc 24, 25-27). Il Vangelo aggiunge «Aprì loro l’intelligenza affinché potessero comprendere le Scritture». Avendo acquisito questa Saggezza, gli Apostoli sapevano sempre se lo Spirito di Dio era con loro oppure no e, pieni di questo Spirito, affermavano che il loro operato era santo e gradito a Dio. È per questo che potevano scrivere nelle loro epistole: «È piaciuto allo Spirito Santo e a noi…» (At 15, 28). Essi inviavano i loro messaggi solo dopo che erano persuasi dalla sua presenza sensibile. Allora, amico di Dio, vedete com’è semplice?" "Tuttavia io non comprendo come posso essere assolutamente sicuro di trovarmi nello Spirito Santo. Come posso scoprire in me la Sua manifestazione?" Il Padre Serafino mi disse: "Vi ho già detto che è estremamente semplice e ve l’ho spiegato in dettaglio com’è che gli uomini si trovano nello Spirito Santo e come bisogna comprendere la sua manifestazione in noi… Che ci vuole ancora?" "Occorre" risposi io "che lo capisca veramente bene". Allora Padre Serafino mi prese le spalle e, stringendole molto forte, aggiunse: "Siamo tutti e due, tu ed io, nella pienezza dello Spirito Santo. Perché non mi guardi?" "Non posso guardarvi, Padre. Dei fulmini lampeggiano dai vostri occhi. Il vostro viso è divenuto più luminoso del sole. Ho male agli occhi…" Il Padre Serafino disse: "Non abbiate paura, amico di Dio. Siete diventato anche voi altrettanto luminoso perché anche voi ora siete nella pienezza dello Spirito Santo, altrimenti non avreste potuto vedermi così. Inclinando la sua testa al mio orecchio aggiunse: Ringraziate il Signore di averci donato questa grazia indicibile. Non ho nemmeno fatto il segno della Croce. In cuore ho semplicemente pensato e pregato «Signore, rendilo degno di vedere chiaramente, con gli occhi della carne, la discesa dello Spirito Santo, come ai tuoi eletti servitori quando Tu ti sei degnato di apparire loro nella magnificenza della Tua Gloria!» Ed immediatamente Dio ha esaudito l’umile preghiera del miserabile Serafino. Come non ringraziarLo per questo dono straordinario che ci ha accordato? Non sempre Dio manifesta in tal modo la Sua Grazia ai grandi eremiti. Come una madre amorevole, questa Grazia ha consolato il vostro cuore desolato, con la preghiera della stessa Madre di Dio… Ma perché non osate guardarmi negli occhi? Osate farlo senza paura, Dio è con noi." Dopo queste parole sollevai i miei occhi sul suo viso e una paura ancor più grande si impossessò di me. Immaginatevi di vedere al centro del sole, mentre l’astro risplende con i suoi raggi più luminosi del mezzogiorno, il viso d’un uomo che vi parla. Vedete il movimento delle sue labbra, l’espressione cangiante dei suoi occhi, sentite il suono della sua voce, avvertite la pressione delle sue mani sulle vostre spalle ma, allo stesso tempo, non scorgete né le sue mani, né il suo corpo, né il vostro. Non vedete altro che una luce splendente che si propaga tutt’intorno ad una distanza di parecchi metri. Così tale luce era in grado di schiarire la neve che ricopriva il prato e di riflettersi sul grande starez e su me stesso. Si potrebbe mai descrivere bene la situazione nella quale mi trovai allora? "Cosa sentite ora?" Domandò Padre Serafino. "Mi sento straordinariamente bene." "Come «bene»? Cosa volete dire per «bene»?" "La mia anima è piena d’un silenzio e d’una pace inesprimibili." "Amico di Dio, questa è la pace di cui parla il Signore quando dice ai Suoi discepoli: «Io vi dono la pace ma non come la lascia il mondo. Sono Io che ve la dono. Se voi foste di questo mondo il mondo vi amerebbe. Ma Io vi ho eletti e il mondo vi odia. Comunque non abbiate timore perché Io ho vinto il mondo» (Gv 14, 27 ; 15, 19, 16, 33). È proprio a questi uomini eletti da Dio ma odiati dal mondo che Dio dona la pace da voi sperimentata in questo momento. «Questa pace» dice l’Apostolo «sorpassa ogni comprensione» (Fil 4, 7). L’Apostolo la chiama così perché nessuna parola può esprimere il ben essere dello Spirito ch’essa fa nascere nei cuori degli uomini quando il Signore la concede. Lui stesso la chiama «la mia pace» (Gv 14, 27). Essa è frutto della generosità di Cristo e non di questo mondo; nessuna felicità terrena la può dare. Inviata dall’alto, dallo stesso Dio, essa è la pace «di Dio»… Cosa sentite ancora?" "Una dolcezza straordinaria." "È la dolcezza di cui parlano le Scritture: «Essi berranno la bevanda della Tua casa e Tu li colmerai con il torrente della Tua dolcezza» (Ps 35, 9). Tale dolcezza trabocca dai nostri cuori, scorre nelle nostre vene, procura una sensazione e una delizia inesprimibile… Cosa sentite ancora?" "Una straordinaria gioia in tutto il cuore." "Quando lo Spirito Santo scende sull’uomo con la pienezza dei Suoi doni, l’animo umano è riempito d’una gioia indescrivibile; lo Spirito Santo ricrea nella gioia tutto quanto sfiora. È di questa gioia che il Signore parla nel Vangelo quando dice: «Una donna quando giunge la sua ora partorisce nel dolore; ma dopo che ha fatto nascere un bimbo non si ricorda più i suoi dolori, tant’è grande la sua gioia. Anche voi avrete da soffrire in questo mondo, ma quando vi visiterò i vostri cuori saranno nella gioia, una gioia che nessuno potrà rapirvi» (Gv 16, 21-22). Per quanto grande e consolante sia la gioia che sperimentate in questo momento, essa non è nulla se paragonata a quella accennata dal Signore attraverso il Suo Apostolo: «La gioia che Dio riserva a coloro che Lo amano è al di là di ogni cosa che può essere vista, intesa e sentita dal cuore umano in questo mondo» (1 Cor 2, 9). Quanto ci viene concesso al momento presente non è altro che un acconto di questa gioia suprema. E se, in questo momento, sentiamo dolcezza, giubilo, ben essere, cosa diremo di quell’altra gioia che ci è riservata in Cielo, dopo aver pianto su questa terra? Voi avete già abbastanza pianto nella vostra vita e vedete quale consolazione nella gioia vi abbia donato il Signore. Ora tocca a noi, amico di Dio, lavorare con tutte le nostre forze per salire di gloria in gloria al fine di «costituire quest’Uomo perfetto, nella forza dell’età, che realizza la pienezza del Cristo» (Ef 4, 13). «Coloro che sperano nel Signore rinnovano le loro forze, hanno le ali delle aquile, corrono senza stancarsi e marciano senza fatica» (Is 40, 31). «Essi procederanno da altezza in altezza e Dio apparirà loro in Sion» (Ps 83, 8). È allora che la nostra attuale gioia, piccola e breve, si manifesterà in tutta la sua pienezza e nessuno potrà rapircela, dato che saremo riempiti di voluttà celesti… Cosa sentite ancora, amico di Dio?" "Uno straordinario calore." "Come un calore? Non siamo forse nella foresta in pieno inverno? La neve è sotto i nostri piedi, noi ne siamo coperti ed essa continua a cadere… Di quale caldo si tratta?" "D’un caldo simile a quello dei bagni a vapore." "E l’odore è come è come quello del bagno?" "Oh no! Nulla sulla terra può essere simile a questo profumo. Quando mia madre viveva ancora amavo ballare e, andando a divertirmi, mi cospargevo del profumo ch’essa comperava nei migliori negozi di Kazan pagandolo molto caro. Il suo odore non era per niente simile a questo sublime aroma." Il padre Serafino sorrise. "Lo conosco, amico mio, lo conosco altrettanto bene come voi ed è per questo che ve l’ho chiesto. È proprio vero. Nessun profumo sulla terra può essere comparato al buon odore che respiriamo in questo momento, il buon profumo dello Spirito Santo. Sulla terra cosa può assomigliargli? Avete appena detto di sentire caldo come in un bagno. Osservate! La neve che ci sta coprendo non si scioglie al pari di quella che sta sotto i nostri piedi. Il caldo non è dunque nell’aria ma dentro di noi. È quel caldo che lo Spirito Santo ci fa chiedere nella preghiera: «Che il tuo Santo Spirito ci riscaldi!» Con tale calore gli eremiti, uomini e donne, potevano permettersi di sfidare il freddo dell’inverno, circondati com’erano d’un manto di pelliccia, d’un vestito intessuto dallo Spirito Santo. In realtà è così che la Grazia divina abita nel più profondo della nostra anima e nel nostro cuore. Il Signore ha detto «Il Regno dei Cieli è dentro di voi» (Lc 17, 21). Per «Regno dei Cieli» Egli intende la Grazia dello Spirito Santo. Questo Regno di Dio ora è in noi. Lo Spirito Santo ci illumina e ci riscalda. Egli riempie l’aria con diverse profumazioni, fa gioire i nostri sensi e abbevera i nostri cuori con una gioia indicibile. Il nostro attuale stato è simile a quello di cui parla l’Apostolo Paolo «Il Regno dei Cieli non è questione di cibo o di bevanda ma di giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo» (Rm 14, 17). La nostra fede non si appoggia su parole di saggezza terrena ma sulla manifestazione della potenza dello Spirito. Lo stato nel quale ci troviamo in questo momento è quello che il Signore aveva visto quando disse: «In verità vi dico, alcuni tra coloro che sono qui non moriranno prima d’aver visto il Regno di Dio venire con potenza» (Mc 9, 1). Ecco, amico di Dio, quale gioia incomparabile il Signore si è degnato di accordarci. Ecco cosa vuol dire essere «nella pienezza dello Spirito Santo». È questo che intendeva San Macario l’egiziano quando scriveva: «Io stesso fui nella pienezza dello Spirito Santo». Da umili che siamo il Signore ci ha riempiti con la pienezza del Suo Spirito. Mi sembra che a partire da questo momento voi non avrete più bisogno d’interrogarmi sul modo in cui si manifesta nell’uomo la Presenza della Grazia dello Spirito Santo.
Diffusione del messaggio
"Questa manifestazione resterà per sempre incisa nella vostra memoria?"
"Non lo so, Padre, se Dio mi renderà degno di ricordare sempre questi fatti con la precisione di questo momento." "Ma io" mi rispose lo starez "penso che Dio vi aiuterà a conservare queste cose per sempre. Altrimenti non sarebbe stato così velocemente toccato dall’umile preghiera del miserabile Serafino e non avrebbe esaudito così velocemente il suo desiderio. D’altra parte non è solamente a voi che è stato concesso vedere la manifestazione d’una tale grazia, ma attraverso voi, al mondo intero. Fatevi forza perché sarete utile ad altri.


“A che giova ad un uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la sua anima?”
Gesù di Nazareth, il Cristo
A volte ci sentiamo forti, sicuri e decisi nelle nostre intenzioni. Ma cos’è mai tutta questa sicurezza, al cospetto di un agonizzante in ospedale, magari intubato, con flebo varie piantate nelle vecchie e stanche vene, nudo sotto un lenzuolo anonimo, con tanto di tracheotomia e morfina in circolo? Non intendo criticare l’uomo nella sua effimera forza, né tantomeno esaltare l’agonizzante, tuttavia rieccheggiano le parole di Qoelet: “Vanità delle vanità, tutto è vanità”. Nessuno nasce per se stesso e nessuno muore per se stesso, afferma San Paolo. Come dobbiamo comportarci, dunque, di fronte a questo vero e proprio “mistero della vita?”. Una risposta potrebbe essere: “Cerchiamo di dare il meglio di noi”. Questo è già tanto e degno di lode, ma rischia di spegnersi nella tomba, se non sappiamo il perché dobbiamo comportarci così. Gli antichi studiavano, come potevano, il mistero della morte, e sentenziavano l’immortalità dell’anima. L’anima, in effetti, è immortale. Avevano ragione. Perché, tuttavia, riveste un corpo, per un limitato periodo temporale? Non lo sappiamo. C’è chi paragona l’universo ad un “parco giochi per le anime”. L’ipotesi è suggestiva, ma come si concilia con il Messaggio di Gesù Cristo, che molto seriamente parla di un Giudizio? Tutto, in natura, tende a bilanciarsi, come si mescolano fra loro caffè e latte, e chi riesce a separarli? Anche il male deve essere pagato, come è pagato il bene. Ma Chi è che paga? Come? Quando? Naturalmente è Dio solo. Egli è infinitamente trascendente, ma anche infinitamente immanente, ossia partecipe del Suo Creato e delle Sue Creature. Don Pollano scrisse che nessuno è più concreto di Dio. Egli sa esattamente cosa vuole compiere, quando compierlo e come compierlo. Solo Lui conosce tutto. Il Santo Papa Giovanni Paolo II disse: “Gesù sa cosa è nell’uomo. Solo Lui lo sa.” Cosa siamo, alla fine? Nudi, rantolanti, il cuore arriva alla fine della sua corsa di milioni e milioni di battiti, il cervello a poco a poco si spegne, e viene decretata la morte. In ospedale si parla di “accertamento di morte”. Elettrocardiogramma piatto per venti minuti, elettroencefalogramma piatto per sei ore… I medici lo sanno molto bene, ma non osano spingersi oltre. Il corpo umano è costituito da circa centomila miliardi di cellule… come si spengono in fretta… una vera e propria reazione a catena. La faccia del morente: con un po’ di barba, senza luce… ma non sempre! Non sempre. Si narra di tante morti di antichi monaci: luci, profumi, cori angelici… Non è fantasia, ma verità. Già la fantasia è verità effimera nella mente, tanto più ciò che chiamiamo “realtà”. Tanto più, inoltre, ciò che trascende la realtà sensibile, molto più reale del reale stesso. Un gioco di parole? No, troppi pensatori, Santi e Martiri lo testimoniano. “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore”, afferma Gesù. Stiamo buoni e bravi, dunque, perché la falce miete e la mietitura non è lontana da noi, come a volte pensiamo. Ripeto: rantolanti, agonizzanti, intubati, narcotizzati, tracheotomizzati, con elettrodi vari, catetere incluso… La fossa arriva, ma anche la risurrezioni dai morti. San Paolo, infatti, afferma che se Gesù non è risuscitato dai morti, vana è la nostra fede. Il corpo umano è veramente “polvere di stelle”. Gli elementi chimici che in gran parte lo compongono, come il carbonio, l’ossigeno, il ferro, etc. sono infatti sintetizzati nelle stelle, soprattutto quando la stella sta morendo. Questo è quanto afferma la scienza umana. “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, resta solo. Ma se muore porta molto frutto”, afferma Gesù. Sia lode eterna a Colui che sta alla porta e bussa , come è scritto nell’ultimo Libro della Bibbia, l’Apocalisse, Rivelazione Profetica che San Giovanni Apostolo ebbe sull’isola di Patmos. Vieni, Signore Gesù!
Precedente pubblicazione in data 19-06-2021
Qualche tempo fa, in un gruppo di preghiera del Rinnovamento nello Spirito Santo, qualcuno pronunciò queste parole: "Di fiori è cosparso il Mio prato, ma uno è diverso dall'altro..." Il Signore ama tutte le Sue creature e tutto il creato, tanto che Gli parve tutto "cosa buona", come sta scritto nel Libro della Genesi. Spesso, però, ci interroghiamo sulla grande diversità di vita fra le creature e, per quanto ci riguarda più da vicino, fra gli esseri umani. Perché le condizioni di vita degli uomini, delle donne e dei bambini che vivono su questo pianeta Terra sono così diverse e, allo stesso tempo, così simili? Un giorno, tanto tempo fa, Sant’Antonio Abate chiese a Dio perché alcuni uomini sono ricchi, altri poveri, perché alcuni muoiono giovani, altri vecchissimi e perché degli empi sono ricchi e dei giusti sono poveri. E giunse a lui una voce che disse: “Antonio, bada a te stesso. Sono giudizi di Dio questi: non ti giova conoscerli.” Effettivamente tutto ciò è un mistero, ed è un bene che sia così. Quando ci troviamo fuori dalle nostre case (ed averle è già una grazia), incontriamo persone di ogni tipo, ed ovviamente anche dentro le case, in famiglia o con gli amici. Nel migliore dei casi, se poniamo su di loro la nostra attenzione, non le giudichiamo; però è anche un bene se cerchiamo di capire chi si celi dietro questi corpi. Spesso sono gli stessi abiti che li rivestono ad indicarci qualcosa su chi li indossa, ma naturalmente non basta ed è un bene che sia così. Noi stessi, addirittura, siamo dei misteri a noi stessi. Cosa dice Gesù? Mi viene in mente una cosa: "Vegliate!" Ossia, come ci insegnano i padri spirituali, cerchiamo di vigilare su noi stessi, ma anche in questo caso le risposte sono ben poche, ed è già tanto se questo atteggiamento ci aiuta a peccare il meno possibile… Vegliare indica porre attenzione agli altri e a noi stessi alla luce della vita e degli insegnamenti di Cristo. La foto posta all 'inizio di questo articolo è di un pastore morto da qualche anno, Walter Bevilacqua. Di seguito è riportata in breve la sua storia, da un articolo di Renato Balducci pubblicato all'epoca sul sito de "La Stampa ":
Walter Bevilacqua, pastore tra le montagne dell’Ossola, aveva 68 anni. Al parroco disse: “Io sono solo, è giusto così”. “Sono solo, non ho famiglia. Lascio il mio posto a chi ha più bisogno di me. A chi ha figli e ha più diritto di vivere”. Walter Bevilacqua lo aveva confessato al parroco poco tempo fa. La morte l’ha colto durante la dialisi a cui si sottoponeva ogni settimana all’ospedale San Biagio di Domodossola. Il cuore ha ceduto durante la terapia e la bara è stata portata a spalle al cimitero dagli Alpini di Varzo, penne nere come lui. Dietro al feretro, le sue sorelle Mirta e Iside: “Era proprio come lo descrivono: altruista, semplice. Un gran lavoratore. Sapeva che un trapianto lo avrebbe aiutato a tirare avanti, ma si sentiva in un’età nella quale poteva farne a meno. E pensava che quel rene frutto di una donazione servisse più ad altri” racconta Iside. Una vita piena di sacrifici, così come quelle di altri pastori di montagna, stretti alla loro terra. Solitario e altruista, nel momento più delicato della vita ha detto no al trapianto. “Sono in molti che aspettano quest’occasione. Persone che hanno famiglia e più diritto a vivere di me. È giusto così” aveva detto, con quella naturalezza che l’ha sempre contraddistinto. Bevilacqua è morto pochi giorni fa a 68 anni, una storia venuta alla luce quando il parroco del paese, don Fausto Frigerio, l’ha raccontata in chiesa durante la messa, un esempio da affidare a tutti. Quella frase pronunciata tanto tempo prima, gli era rimasta impressa: “Me l’aveva detto durante una chiacchierata. So che l’aveva confidato anche a un conoscente con cui si trovava in ospedale per le terapie» racconta il prete. È questa la notizia che ha bucato il silenzio dell’Ossola, in una valle corridoio verso la Svizzera, a una manciata di minuti. Sui monti della valle Divedro, Walter Bevilacqua ha trascorso i suoi anni, allevato dal nonno Camillo, uomo di altri tempi, ligio alle regole, gran lavoratore. Da lui aveva imparato a non risparmiarsi mai, a non lamentarsi delle difficoltà di chi vive in quota. “Credo non abbia mai fatto le ferie” racconta chi lo conosceva bene. L’agricoltura e gli animali erano la sua passione. Il suo mondo era là, una fetta di terra strappata alla montagna che poco più in alto diventa spettacolo nella conca dell’alpe Veglia. Cosa possiamo dire? Si tratta di un semplice santo del nostro tempo che, pur con i difetti che abbiamo tutti, ha compiuto un atto di coraggio e di altruismo.
Rimanendo in tema di diversità di condizioni di vita, riportiamo un altro articolo, di Fulvio Cerutti, dal titolo "La gattina senza una zampa adottata da una bimba che sa che cosa vuol dire".

Holly e Scarlette sono fatte una per l 'altra. Si capiscono perché entrambe vivono le stesse difficoltà: Holly non ha la zampe anteriore destra, alla bimba manca il braccio sinistro. Difficoltà e diversità che insieme possono superare. Tutto è partito dai coniugi Tipton, una coppia di Orange County (California) che ha due figli, tra cui la piccola Scarlette. La bimba di soli due anni è nata con una rara forma di cancro che alla fine ha portato a un’amputazione: a 10 mesi ha perso il braccio sinistro. Ora lei combatte contro un cancro che, secondo i medici, dovrebbe essere sconfitto. Per aiutarla in questo difficile percorso, Matt e Simone, hanno deciso di prenderle un gattino, ma non uno qualunque. E così è entrata nella loro vita la piccola Holly: quando Edith Rios e Kelley Gonzalez l 'hanno trovata stava rischiando di morire dissanguata a causa di gravi lesioni, forse dovute alla cinghia del ventilatore del motore di un'auto (problema che si verifica quando i gatti randagi cercano calore durante i periodi invernali). Al Riverside County’s San Jacinto Valley Animal Campus di San Jacinto Holly ha ricevuto cure e le è stata amputata la zampa anteriore destra. Quando la storia è stata diffusa dai media locali, Matt e Simone Tipton hanno capito che quella gattina di tre mesi aveva un destino che loro già conoscevano, simile alla loro Scarlette.

L 'incontro fra Scarlette e Holly ha del commovente: «Bua» ha detto la bimba indicando la zampetta mancante alla mamma. La donna ha voluto rassicurarla: «Sì, ha avuto anche lei la bua tesoro. Ma lei ora è ok, proprio come te!». Le due piccole si sono capite e si faranno coraggio per crescere insieme. Anche in questo caso, cosa possiamo dire? Le immagini parlano da sole. Tutto ciò, a volte, rischia d'indurre il pessimismo e di generare considerazioni simili a quelle che fece Giobbe, quando per colpa del Maligno fu tentato duramente in ogni settore della sua vita. Alla fine, però, Dio Stesso gli apparve in un turbine, e gli fece capire che, sebbene molte cose possano apparire assurde, tutto è nelle Sue Mani. Lui sa tutto e vede tutto. Spesso anch'io mi dispero, ma il cammino della fede è proprio l'imparare a non disperarsi, il vivere senza disperarsi. È possibile? Sì, anche se difficile, e ce lo insegnano i santi, più o meno noti. La Beata Chiara Luce Badano, ad esempio, da poco maggiorenne stava per morire a causa di un tumore alle ossa. Si tratta di una forma di cancro particolarmente dolorosa. Ebbene, cosa fece? Si disse: "Io ho ben poco da offrire al Signore, ormai. L'unica cosa che mi è rimasta è questo dolore." Ebbene, rifiutò di farsi somministrare la morfina che le avrebbe consentito un trapasso indolore, però inconsapevole. A volte mi capita, ad esempio quando sono sull'autobus, di vedere queste differenze fra le persone. A volte resto turbato, a volte provo un sentimento simile all'invidia, che però non è la classica invidia... non è che vorrei essere al posto di qualcun altro, ma mi domando quali siano le cause materiali e spirituali di quanto vedo. Tuttavia sto imparando che l'unica cosa che conta veramente, indipendentemente dalle proprie condizioni di vita, è di essere in pace con il Signore. Com'è possibile questo? Be', Lui è sempre in pace con noi, perché è l 'Amore Infinito, ma spesso roviniamo tutto a causa dei nostri peccati. Vorrei porre l'accento su quanto diciamo nella preghiera del "Confesso": i peccati possono essere in pensieri, parole, opere e omissioni. Naturalmente non abbiamo un grande controllo sui nostri corpi, a volte quasi per niente, e le nostre bocche sono spesso causa di guai, sia per quello che esce, sia per quello che entra. Ma Gesù ha detto che è molto più importante ciò che esce dalle nostre bocche, rispetto a quello che vi entra. Certo, possiamo peccare ingurgitando cose dannose, ma in fondo è solo materia. Ciò che esce, invece, rispecchia lo spirito umano, la sua interiorità, tanto che si parla di "esalare l 'ultimo respiro ", riguardo al momento della morte. Gesù, infatti, dopo aver consegnato il Suo Spirito al Padre, "spirò ". Noi, ora, siamo salvati da quell 'attimo che spaccò la storia umana in due. Il Sacramento della Confessione, come mi disse un giorno un Sacerdote, è costato il Sangue di Cristo. Ma ora Egli vive l'esistenza piena ed infinita, che vuole in qualche misura comunicare a tutti i Suoi figli. Penso che cercherò di non farmi più prendere dall'angoscia, pensando alle così grandi differenze che vi sono fra le persone, perché un quadro è composto da vari colori, ed ognuno ha la sua importanza. In un ospedale, ad esempio, troviamo al vertice i dirigenti, poi i medici, poi gli infermieri (più infermiere, in verità) e gli impiegati amministrativi, poi gli operatori socio-sanitari (OSS), poi chi si occupa delle pulizie, della ristorazione, delle divise, etc. Si tratta di una specie di esercito con scopi diversi. Ora, tutto ciò può avere una doppia chiave di lettura: c 'è l 'aspetto "piramidale " della società umana, che in effetti è alquanto inquietante e che Gesù stesso rovesciò letteralmente. Poi c'è l 'aspetto dell 'ordine delle cose stabilito da Dio. Anche in questo caso Gesù ci rassicura: "Date a Cesare ciò che è di Cesare e date a Dio ciò che è di Dio". Questo discorso è in effetti ricco di molti spunti di riflessione, ma se volessimo capire tutto... guai a noi!

Precedente pubblicazione in data 03/07/2021

Un giorno San Giovanni Bosco, noto Santo piemontese “dei giovani”, la cui vita ebbe pieno quanto santamente fiorente sviluppo a Torino, fondatore dei Salesiani, disse che chi non giunge alla Santità ha fallito la propria vita. Senza dubbio si tratta di un’espressione forte, ma vediamo il seguito. San Domenico Savio, giovane seguace di Don Bosco, lo prese in parola. Cominciò quindi ad intensificare la preghiera, nonché a sottoporsi a varie pratiche ascetiche, fra cui il digiuno ed una particolare forma di penitenza che si era auto-imposto, cioè dormire, anche d’inverno, solo con una leggera copertina. Un giorno San Domenico Savio si recò a colloquio da San Giovanni Bosco. Don Bosco lo vide pallido ed emaciato, e gli domandò come mai fosse ridotto in quello stato. Domenico gli spiegò tutto. Allora San Giovanni Bosco gli spiegò che la vera Santità consiste nel fare diligentemente il proprio dovere, nelle condizioni in cui uno si trova o, meglio, nelle condizioni di vita in cui Dio lo ha posto. Senza dubbio occorre fare tesoro delle parole di Don Bosco, tuttavia occorre sapere che ci sono molte vie che portano alla Santità, e Dio ne è l’Artefice e Maestro. Cosa significa la parola “Santo”? Letteralmente significa “separato”, in particolare “separato dal male”. È dunque in quest’ottica che va vista la Santità: cercare di giungere all’unione con Dio che, come ci dice Gesù, è “Il Solo Buono”, vivendo il più possibile separati dal male. Dal male che è in noi e fuori di noi. Nel corso dei secoli moltissimi uomini e donne hanno cercato di essere Santi, mediante diverse pratiche di vita, che avevano comunque lo stesso obiettivo. C’è chi si è dedicato all’ascesi, in monasteri o deserti. C’è chi ha dedicato la propria vita all’aiuto fraterno del prossimo: chi curando i malati, chi aiutando i carcerati, chi facendosi missionario, partendo così per terre vicine o lontane a predicare il Vangelo, la Buona Novella. Sforziamoci innanzitutto di ubbidire ai massimi comandamenti dell’Amore, che è Dio stesso: 1) Amare Dio al di sopra di tutto, con tutte le nostre forze, con tutta la nostra anima, con tutto il nostro cuore e con tutta la nostra mente. 2) Amare il prossimo come noi stessi, senza distinzioni, anche se a volte è difficile. Tuttavia, per diventare Santi, occorre innanzitutto l’Aiuto di Dio. Senza il Suo aiuto nessuno può santificare la propria esistenza terrena. Nessuno. ChiedamoglieLo dunque umilmente, in preghiera. Il Suo potente sostegno non ci mancherà! Santi ed eroi hanno molte cose in comune, ma non occorre essere dei “Superman”. Andrew Bernstein affermò: “Un eroe ha affrontato tutto: non è necessario che sia imbattuto, ma dev’essere intrepido.” Tutto ciò è assolutamente vero, tuttavia occorre tenere ben presente che il coraggio senza prudenza può rivelarsi spesso temerario quanto stolto. In un articolo di Renato Balducci, apparso il 17 gennaio 2013 sul sito web de “La Stampa”, viene riportata la storia di malattia e morte di un pastore di 68 anni, che viveva sulle montagne dell’Ossola (Italia). Il pastore, Walter Bevilacqua, soffriva da tempo d’insufficienza renale; è spirato durante una consueta dialisi, a cui si sottoponeva ogni settimana all’ospedale San Biagio di Domodossola. Un po’ di tempo prima, aveva confessato al parroco del paese, durante una chiacchierata, le seguenti parole: “Sono solo, non ho famiglia. Lascio il mio posto a chi ha più bisogno di me. A chi ha figli e ha più diritto di vivere.” Secondo questa linea di pensiero ha poi rifiutato un trapianto renale, che lo avrebbe aiutato a vivere ancora un po’. La sorella Iside, mentre accompagnava il feretro del fratello al cimitero, ha commentato: “Era proprio come lo descrivono: altruista, semplice. Un gran lavoratore. Sapeva che un trapianto lo avrebbe aiutato a tirare avanti, ma si sentiva in un’età nella quale poteva farne a meno. E pensava che quel rene, frutto di una donazione, servisse più ad altri.” Se tutto ciò non è espressione di “santità”, non so cosa possa essere. Una decisione chiara, anche se probabilmente sofferta, presa da un uomo semplice, amante degli animali e dell’agricoltura, dal cuore generoso ed impavido. Tutto ciò, se epurato da possibili ma altamente improbabili pensieri suicidi, ricorda quanto Gesù afferma in Giovanni 15, 13: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” Tuttavia non va assolutamente trascurato il seguito (Giovanni 15, 14-17): “Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l 'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.”
Precedente pubblicazione in data 03-07-2021
Nel corso del primo millenio della Chiesa Cristiana - ma anche in seguito - vissero molti Santi che amavano gli animali. Vivevano con loro, li liberavano dai pericoli, li allattavano e li salvavano dai cacciatori. A loro volta, molti Santi furono aiutati dagli animali. Qui di seguito potete leggere un elenco di alcuni di questi Santi. Ci auguriamo che le informazioni su di loro siano utili e che possiate chiedere al vostro Parroco di ricordarli durante le funzioni dei loro giorni di festa per il loro amore per gli animali.

San Francesco d'Assisi (1181 - 1226) è conosciuto come il Santo patrono degli animali ed è comunemente ritenuto il Santo principale che ha mostrato interesse per gli animali. Ma, come abbiamo accennato, non è stato il solo. Moltissimi Santi prima di lui, in particolare quelli che hanno vissuto una vita solitaria ed ascetica, hanno mostrato compassione per gli animali, tornando allo stato spirituale in cui si trovava l 'uomo quando risiedeva nel Giardino dell 'Eden, comunicando con gli animali e vivendo in armonia con la natura. San Francesco era noto per predicare agli animali e si dice che abbia persuaso un lupo a smettere di attaccare la gente della città di Gubbio se quella gente avesse promesso di nutrire il lupo per il resto della sua vita. Francesco fu un radicale che si staccò dalla vita monastica tradizionale e che fondò un gruppo di predicatori itineranti che, nel 1209, ottenne l 'approvazione papale. Per Francesco, il divino era in ogni cosa della natura, come il sole, la luna, le montagne, il vento e l 'acqua e, naturalmente, negli animali. Chiamava tutto suo "fratello " o "sorella ", come "Fratello Sole " e "Sorella Luna ". San Francesco ha detto: "Non ferire i nostri umili fratelli è il nostro primo dovere nei loro confronti, ma fermarci a questo non è abbastanza. Abbiamo una missione più alta per essere al loro servizio ovunque lo richiedano." "Se hai uomini che escluderanno una qualsiasi creatura di Dio dal rifugio della compassione e della pietà, avrai uomini che si comporteranno allo stesso modo con i loro simili.” Questo grande senso dell'interconnessione e dell 'interrelazione fra le cose è stato espresso nel suo famoso Cantico delle Creature o Cantico di Frate Sole che riportiamo di seguito, con il testo originale di San Francesco d'Assisi e la sua parafrasi:
Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so' le laude, la gloria e 'honore et onne benedictione. Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare. Laudato sie, mi ' Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione. Laudato si', mi' Signore, per sora luna e le stelle, in celu l 'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si', mi' Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento. Laudato si', mi' Signore, per sor 'aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si', mi' Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione. Beati quelli che 'l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si' mi' Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali; beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male. Laudate et benedicete mi' Signore ' et ringratiate et serviateli cum grande humilitate. Altissimo, onnipotente, buon Signore, tue sono le lodi, la gloria e l 'onore e ogni benedizione.
A te solo, Altissimo, si confanno e nessun uomo è degno di ricordarti. Laudato sii, mio Signore, con tutte le tue creature, specialmente messèr fratello sole, il quale diffonde la luce del sole, e tu ci illumini per mezzo suo, e lui è bello, raggiante con gran splendore; di te, Altissimo, reca il significato. Lodato sii, mio Signore, per sorella luna e le stelle; le hai formate in cielo chiare e preziose e belle. Lodato sii, mio Signore, per fratello vento, e per ogni movimento del vento, per il nuvolo, il sereno e ogni tempo per il quale alle tue creature dà i sostegno. Lodato sii, mio Signore, per sorella acqua, che è molto utile, umile, preziosa e casta. Lodato sii, mio Signore, per fratello fuoco, per il quale illumini la notte, ed egli è bello, giocoso, robusto e forte. Lodato sii, mio Signore, per sorella nostra madre terra, la quale ci sostenta e governa, e produce diversi frutti, con fiori colorati e erba. Lodato sii, mio Signore, per quelli che perdonano grazie al tuo amore, e sostengono malattie e guai. Beati quelli che sopporterranno in pace, che da te, Altissimo, saranno incoronati. Lodato sii, mio Signore, per nostra sorella morte corporale, dalla quale nessun uomo che viva può scappare. Guai a quelli che morranno in peccato mortale; beati quelli che troverà nelle tue santissime volontà; che la seconda morte non gli farà male. Lodate e bedicete il mio Signore e ringraziate, e servitelo con grande umiltà. Amen

San Basilio Magno (330 - 379) influenzò notevolmente la Chiesa Orientale e disse in questa preghiera della "Liturgia di San Basilio ": "La Terra è del Signore e la Sua pienezza. O Dio, allarga in noi il senso della comunione con tutti gli esseri viventi, nostri fratelli gli animali ai quali hai dato la Terra come loro dimora in comune con noi. Ricordiamo con vergogna che in passato abbiamo esercitato l 'alto dominio dell 'uomo con spietata crudeltà, tanto che la voce della Terra, che avrebbe dovuto salire a Te in canto, è stata un gemito di travaglio. Possiamo noi renderci conto che vivono, non solo per noi, ma per se stessi e per Te, e che amano la dolcezza della vita."

Sant'Antonio Abate (251 - 356) visse da eremita in Egitto e fu seguito da un maiale a cui aveva curato una malattia. Egli è comunemente considerato il fondatore del monachesimo orientale, similmente a San Benedetto da Norcia, fondatore del monachesimo occidentale.

Santa Gertrude di Nivelles (626 - 659) è la patrona dei gatti ed anche dei giardinieri, dei viaggiatori e delle vedove. Nacque in una famiglia nobile che viveva alla corte di Re Dagoberto del Belgio, dove suo padre era sindaco del palazzo di Dagoberto. Quando Gertrude aveva 10 anni, il Re Dagoberto cercò di organizzare un matrimonio fra lei e il figlio di un duca austriaco per formare un 'alleanza politica, ma Gertrude rifiutò di sposarlo perché voleva invece diventare una Suora nella Chiesa, dicendo che sarebbe stata sposa solo di Gesù Cristo. Gertrude divenne Suora e lavorò con sua madre per avviare un monastero a Nivelles, in Belgio, dove entrambe servirono come superiore. Gertrude aiutò a costruire nuove Chiese e Ospedali e si prese cura dei viaggiatori e delle persone locali bisognose (come orfani e vedove). Trascorreva anche molto tempo nelle veglie di preghiera. Gertrude era nota per offrire ospitalità sia agli animali sia alle persone. Era gentile con i gatti che frequentavano il suo monastero, offrendo loro cibo e affetto.

San Cutberto di Lindisfarne (634 - 687) era un pastorello scozzese, che all 'età di quindici anni divenne monaco nell 'abbazia di Melrose. Più tardi divenne un eremita, vivendo sull 'isola di Farne in una piccola cella. Lì fece amicizia con gli uccelli, proteggendoli dai cacciatori e condividendo con loro i pasti. È il Santo patrono delle lontre. A volte rimaneva fino alla cintola nel Mare del Nord durante le sue veglie di preghiera notturne, e ad un certo punto due lontre venivano a scaldargli i piedi.

San Filippo Neri (1515 - 1595) è un Santo che pare si sia preoccupato degli animali relativamente "tardi ", o almeno così viene tramandato. Sebbene sia meglio conosciuto come il fondatore del Movimento dell'Oratorio, ha abbracciato il vegetarianismo per il benessere degli animali, non solo per l'astinenza. Una volta, passando davanti a una macelleria, disse: "Se tutti fossero come me, non ucciderebbero gli animali.” Ha anche liberato degli uccelli in cattività che, per loro stessa scelta, non lo avrebbero lasciato. Gli animali erano attratti da lui. Una volta, qualcuno trovò un uccellino nella cappella e glielo portò. Filippo disse loro di non schiacciare l’uccello o ferirlo, ma di aprire la finestra e lasciarlo volare via. Ma poi si preoccupò se avesse fatto la cosa giusta, perché era così piccolo che non avrebbe saputo dove andare. In un'altra occasione gli fu data una coppia di pernici vive per un pasto, ma le lasciò libere. Insisteva anche sul fatto che le mosche fossero lasciate fuori dalla finestra invece di essere scacciate. Liberò anche dei topi che erano stati catturati ed espresse pietà per gli animali diretti al macello. Si prendeva cura degli uomini e degli animali e salvò un ex-eretico domenicano dall 'esecuzione.

Santa Melangell è la patrona gallese degli animali. Nel 604 d.C. il principe di Powys, Brochwel Ysgithrog, andò a caccia di lepri a Pennant nelle colline di Derwyn. I suoi segugi inseguirono la loro preda in un cespuglio di rovi e, seguendoli, trovò una giovane donna che pregava e si abbandonava alla contemplazione divina, con la lepre sdraiata sotto la piega delle sue vesti. Anche i cani abbaianti sentirono la sua influenza calmante, ed il principe esasperato rinunciò alla caccia e si sedette ad ascoltare la sua storia di fuga ed esilio dall 'Irlanda. Impressionato dalla sua pietà e coraggio, fece voto di donarle le sue terre al servizio di Dio, affinché fossero perenne asilo, rifugio e difesa. Melangell visse lì da sola per 37 anni, dopo di che fu costruita una Chiesa con un santuario sopra la sua cella. La sua Chiesa rimase luogo di santuario per tutto il Medioevo e le lepri continuarono ad essere protette nella parrocchia. L'associazione per la protezione degli animali Cymdeithas Melangell promuove ora il benessere di queste creature.

Sant'Uberto di Liegi (656 - 727) è conosciuto come il Santo patrono dei cacciatori, ma non è proprio così. Come narra la leggenda, visse in una foresta delle Ardenne effettivamente come cacciatore. Un Venerdì Santo, quando tutti gli altri erano in Chiesa, stava cacciando nella foresta, inseguendo un magnifico cervo. Improvvisamente, mentre il cervo si voltava, un Crocifisso apparve fra le sue corna e una voce disse: "Uberto, se non ti rivolgi al Signore e non conduci una vita santa, presto scenderai all 'inferno " . Hubert smontò da cavallo e si prostrò, dicendo: "Signore, cosa vuoi che io faccia? " e venne la risposta: "Va ' a cercare Lambert ed egli ti istruirà " . Uberto andò poi dal vescovo Lambert che divenne la sua guida spirituale. Uberto diede tutte le sue ricchezze ai poveri e studiò per il sacerdozio, vivendo una vita santa, digiunando e pregando. Alla fine divenne Vescovo di Liegi nel 708 d.C. Sant 'Uberto in seguito fu onorato dagli sportivi come il fondatore del comportamento etico nella caccia, sebbene rinunciò alla caccia dopo aver avuto la sua visione. In effetti, la sua vita di cacciatore era stata vista da Dio come una vita empia, che lo avrebbe condotto all 'inferno.

San Petroc è il Santo più famoso della Cornovaglia ed il primo sabotatore della caccia. Si dice che Petroc fosse il figlio di un capotribù gallese. Studiò in Irlanda prima di stabilirsi in Cornovaglia nel IV secolo. Petroc fondò un monastero in quello che oggi è chiamato Padstow (Petroc 's Stow). Circa 30 anni dopo fondò un altro monastero a Little Petherick, dove costruì un mulino e una cappella. Nei suoi ultimi anni, Petroc visse da eremita a Bodmin Moor. Lì costruì una cella per sé vicino al fiume e un monastero per dodici monaci che lo seguirono. San Petroc morì a Treravel durante un viaggio in visita agli altri suoi monasteri. Fu sepolto a Padstow che divenne il centro del suo culto. Le sue reliquie furono successivamente trasferite a Bodmin, dove rimasero fino ad oggi. Nel 1177 un canonico scontento le portò all 'abbazia di St Mewan in Bretagna. Grazie all 'intervento del Re Enrico II furono restituite a Bodmin fra grandi festeggiamenti. Questo evento è stato riproposto come parte del Bodmin Riding and Heritage Festival. L'attuale reliquiario sopravvisse alla Riforma e alla distruzione del santuario. Petroc è venerato da secoli in tutta la Cornovaglia e la Bretagna (dove è conosciuto come San Perreux). Il Santo aveva un 'affinità speciale con gli animali selvatici. Uno dei suoi emblemi è un cervo, in memoria di uno di essi che salvò dai cacciatori. Secondo la leggenda, una volta addomesticò anche un drago.

San Colombano (521 - 597) iniziò la vita come figlio di una famiglia reale in Irlanda. Nel 563 salì su una fragile barca con dodici monaci e si mise in mare, incerto sulla sua destinazione. Sbarcarono nell 'arida isola di Iona, al largo della costa scozzese, dove fondarono un monastero che sarebbe diventato il più importante centro della spiritualità cristiana della regione. Colombano visse a Iona per più di trent 'anni, copiando manoscritti e compiendo viaggi missionari in Scozia. La vita sull 'isola addolcì il suo temperamento un tempo focoso, sostituendolo con uno spirito calmo e gentile. Quanto segue è tratto dalla Vita di San Colombano di Adamnan di Iona e racconta la storia della comprensione da parte di un cavallo della morte imminente del Santo: Dopo queste cose il Santo lasciò il fienile e, tornando al monastero, si fermò a metà del tragitto in un luogo dove si può oggi osservare sul ciglio della strada una Croce, che è tuttora fissata in una macina da mulino. Mentre il Santo, come ho detto, si ritemprava per via della vecchiaia, sedendo lì per riposare un po', ecco, gli si avvicinò un cavallo da soma bianco, lo stesso che usava, da servo volenteroso, per portare il latte in vasi dalla stalla al monastero. Si avvicinò al Santo e, strano a dirsi, poggiò il capo sul suo seno, ispirato, credo, da Dio a farlo, poiché ogni animale è dotato della conoscenza delle cose secondo la Volontà del Creatore; sapendo che il suo padrone stava per lasciarlo presto, e che non lo avrebbe più visto, cominciò a lanciare grida lamentose e, come un essere umano, a versare copiose lacrime sul petto del Santo, schiumando con molti lamenti. L 'inserviente, vedendo ciò, cominciò a cacciare via il dolente piangente, ma il Santo glielo proibì, dicendo: "Lascialo stare, poiché mi è tanto affezionato, che riversa il suo amaro dolore sul mio seno. Ecco! Tu, poiché sei un uomo e hai un 'anima razionale, non puoi sapere nulla della mia partenza da qui, tranne ciò che io stesso ti ho appena detto, ma a questa bestia bruta, priva di ragione, il Creatore stesso ha evidentemente, in qualche modo, fatto sapere che il suo padrone lo lascerà. " E, dicendo questo, il Santo benedisse il cavallo da lavoro, che si allontanò da lui con tristezza.

San Neot (morto intorno all '870) è conosciuto anche per aver salvato un cervo.

San Rocco (1295 - 1327) è il patrono delle malattie e dei cani. Nacque a Montpellier, allora al confine fra Francia ed Italia, nel 1295, come figlio di un nobile e governatore della città. Sua madre aveva tentato senza successo di partorire per molti anni, ma pregò la Vergine Maria di avere un figlio e Rocco fu concepito. La sua nascita fu, quindi, vista come un miracolo e ella aveva una voglia a forma di Croce sul petto che cresceva man mano che il figlio cresceva. Sua madre era una donna pia che conduceva una vita santa e digiunava regolarmente, ed il giovane Rocco seguì lealmente il suo esempio di ascetismo. Quando Rocco aveva vent 'anni, entrambi i suoi genitori morirono ed ereditò il titolo e la ricchezza del padre, ma diede tutto ai poveri e, sull 'esempio di San Francesco d 'Assisi, condusse una vita ascetica, prendendosi cura dei poveri e dei malati. Partì per Roma e curò i malati negli ospedali ivi presenti e nei paesi limitrofi. Purtroppo, mentre assisteva i malati di peste nella città di Piacenza, contrasse lui stesso la malattia e si ammalò gravemente. Fu cacciato dalla città e andò a vivere nella foresta dove beveva l 'acqua di una sorgente, non avendo però cibo. Poiché nessun essere umano si sarebbe avvicinato a lui, sarebbe morto se non fosse stato per un cane che gli portava il pane ogni giorno e gli leccava le ferite. Alla fine, Rocco si riprese e continuò il suo lavoro fino a quando non tornò a Montpellier dove fu gettato in prigione da suo zio nel 1322, che lo considerava una spia. Vi morì il 16 agosto 1327 e fu canonizzato nel 1590. La festa di San Rocco, il 16 agosto, viene spesso celebrata con un servizio di benedizione dei cane per ringraziare questi animali per la compagnia ed il sostegno che danno ad anziani, malati, ciechi, sordi e persone sole.

San Giles (650 - 710) viveva in solitudine nella foresta di Nimes dove seguiva una dieta vegetariana e dove il suo unico compagno era un cervo. I cacciatori del Re inseguirono il cervo nel suo rifugio con Giles. Quando gli scagliarono una freccia, colpirono e ferirono invece Giles, che in seguito divenne patrono degli storpi.

San Ciaran di Clonmacnoise (516 - 544) fu convertito alla fede cristiana da San Patrizio e iniziò a predicare al popolo irlandese, che allora era per lo più pagano. Un giorno, sentendo il bisogno di un periodo di quiete, Ciaran si recò in un solitario quartiere boschivo e iniziò a costruirsi una cella. Seduto vicino ad un albero, notò un cinghiale dall 'aspetto feroce. Ciaran parlò gentilmente al cinghiale chiamandolo "Fratello Cinghiale ", poiché trattava tutti gli animali come suo fratello e sua sorella. Il cinghiale si rese conto che Ciaran era un amico e non un nemico e così aiutò Ciaran a costruire la sua cella, abbattendo rami forti con i denti e portandoli a Ciaran. Quando la cella fu terminata il cinghiale rimase con Ciaran e presto si unirono a loro molti altri animali, fra cui un lupo, una volpe, un tasso, un cervo e molti uccelli. Ciaran li chiamò tutti "i primi frati monaci del suo piccolo monastero ". Più tardi, quando la gente si unì a loro e Ciaran iniziò a costruire un monastero più grande, non dimenticò mai i suoi amici animali che continuarono a vivere con lui. San Giovanni Crisostomo (347 - 407) ebbe una potente influenza nella Chiesa bizantina. Un giorno disse: "I Santi sono estremamente amorevoli e mansueti con l'umanità e persino con le bestie brute... Sicuramente dovremmo mostrare loro grande gentilezza per molte ragioni ma, soprattutto, perché hanno la nostra stessa origine." Questa origine è il Creatore.

San Girolamo (373 - 420) tolse una spina dalla zampa di un leone, che lo ripagò rinunciando a mangiare altri animali e prestando servizio nel monastero fino a quando non si unì a San Girolamo nella morte.

San Martino de Porres (1579-1639) nacque a Lima, in Perù, figlio illegittimo di un gentiluomo spagnolo e di una schiava africana liberata. Abbandonato dal padre in giovane età, visse una vita di povertà e fu anche deriso per essere di razza mista. Visse una vita di digiuno, preghiera e astensione dalla carne, e gli venne permesso di entrare in un monastero (come domenicano) solo accettando i compiti umili. Divenne famoso per la sua umiltà, per la cura dei malati, per i miracoli, per il suo amore per gli animali e per poter comunicare con loro e guarirli. Viveva con un cane, un gatto, un uccello e un topo.

Sant'Edmondo fu Re dell'Anglia orientale dall'anno 855 fino alla sua morte, avvenuta il 20 novembre 869. Il suo regno fu attaccato dai vichinghi che volevano che Edmondo rinunciasse alla sua fede cristiana. Quando si rifiutò di farlo, lo catturarono, lo legarono a un albero e gli tirarono delle frecce. Poi lo decapitarono, e quindi gettarono la sua testa nella foresta, impedendogli di avere una sepoltura cristiana con tutto il suo corpo insieme. Afflitti da ciò, i suoi fedeli seguaci andarono alla ricerca della testa di Edmondo in modo che potesse essere riunita al suo corpo per la sepoltura. Sentendo un lupo piangere con un lamento che suonava come "Hic, hic, hic ", che è il latino per "Qui, qui, qui ", seguirono il suono e trovarono il lupo a guardia della testa di Edmondo. I seguaci di Edmondo furono quindi in grado di riunire la sua testa con il suo corpo e dargli una sepoltura cristiana. Fu costruito un santuario per Edmondo a Bury St Edmunds nel Suffolk, che fu visitato da molti Re e pellegrini. L 'Abate di Fleury scrisse della sua vita e del suo martirio intorno al 986, ed egli è anche citato nella Cronaca anglosassone. Conosciuto come Edmondo il martire, la sua festa è il 20 novembre.

San Modesto di Gerusalemme (537 - 634) fu Arcivescovo di Gerusalemme dal 631 d.C. al 634 d.C. Era famoso per essere un guaritore di animali. Ancora oggi si dice che chi celebra con fede la memoria di San Modesto avrà protezione per i propri animali da ogni male. San Modesto è oggi ricordato come il Santo patrono degli animali da fattoria in Grecia, anche se questo Santo non mangiava animali, come suggerito dalle parole della sua preghiera per gli animali, che riportiamo di seguito.
Preghiera di San Modesto per gli animali, soprattutto per quelli malati o in pericolo:
O Signore Gesù Cristo mio Dio, che sei misericordioso e buonissimo, che hai creato con sapienza ogni creatura visibile e invisibile, che effondi le Tue compassioni su tutto ciò che hai creato, che per la Tua buonissima Provvidenza prevedi le afflizioni di tutte le Tue creature incorporee, fisiche, razionali, irrazionali, portatrici di anima, senz'anima, dalla prima all'ultima. Nulla infatti da Te non è previsto, né nulla è abbandonato da Te, Creatore e Veggente di tutto. Perché Tu sei Colui che apre la Sua mano e riempie di bontà tutti gli esseri viventi. Tu sei Colui che fa crescere l'erba per il bestiame e l'erba verde per il servizio degli uomini. Tu sei Colui che una volta, preservasti dall'alto il gregge d'Israele, dalla ferita mortale dei primogeniti degli Egiziani. Tu sei Colui che, per la compassione della Tua Incarnazione, hai deposto colui che aveva il potere della morte, cioè il diavolo, e con la tua morte hai messo a morte la morte. Tu sei Colui che, per mezzo di me, Tuo indegno servo, fa morire il serpente, affinché la Tua sorgente d 'acqua non sia corrotta. Coloro che ne bevono, sia i vivi che i morti, mediante la Tua potenza vivificante, sono risuscitati. E se un demonio si avvicina ad essa, e si accinge a manifestarsi, afferralo, affinché non osi mai avvicinarsi al luogo in cui, io peccatore, invoco il Tuo Nome. Ti prego dunque, o buonissimo Maestro e Creatore di tutto, e ti supplico, causa di tutta la vita, esaudisci questa mia supplica, e scaccia ogni mortale malattia e pericolo dai buoi, cavalli, asini, muli, pecore, capre, api e ogni altro animale veramente bisognoso alla vita dei tuoi servi che invocano Te, datore di ogni bene, e del mio nome. E concedi, o Signore, a tutti coloro che celebrano il mio nome e con fede accorrono alle mie reliquie, la pace permanente, la moltiplicazione degli animali, il grano, il vino e l'olio incorrotti e, soprattutto, la remissione dei peccati, la salute dei corpi e l 'eterna salvezza delle anime. Sì, o Signore Gesù Cristo, per i discendenti dei Tuoi stessi lombi, concedi compassione agli animali sofferenti, il cui gregge è afflitto dalla falce della morte. E non avendo altra parola che belati e rumori amari e casuali, nella Tua Misericordia, togli loro passione e sofferenza. Perché se chiami a questa simpatia anche gli esseri razionali: "Il giusto ha compassione dei suoi animali ", come è scritto, quanto più mostri compassione di questi, che sei il loro Creatore e Predittore? Poiché tu, o compassionevole, hai conservato gli animali nell 'Arca, poiché hanno vinto la tua bontà e le tue compassioni. Affinché grazie alla salute e alla moltiplicazione dei buoi e dei restanti animali a quattro zampe si possa lavorare la terra e raccogliere i frutti, e i Tuoi servi che invocano il mio nome siano preservati senza alcuna corruzione e partecipi del loro stesso raccolto. E che questi, avendo tutto il necessario, siano accresciuti in ogni opera buona e glorifichino Te, che concedi ogni bene. E concedi anche a me, Tuo servo e fervente supplicante, l 'onore del Tuo Regno che tutto governa, poiché a Te appartiene ogni gloria, onore e adorazione, con il tuo Padre senza inizio e il tuo Santissimo, Buono e Vivificante Spirito , ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen

San Silvestro (morto nel 335 d.C.) fu Papa dal 314 d.C. fino alla sua morte. Egli si prese cura di un toro.
Fonte: catholic-animals.com

Chi siamo? È molto semplice: siamo creature di Dio e, sempre e solo per Sua Grazia, figli di Dio, figli del Dio vivente, piccoli fratelli di Gesù Cristo. Perché ne sono sicuro? Perché il Padre, a chiunque Egli piaccia rivelarsi, lo fa solitamente come tale: come un Padre, appunto. Gesù stesso chiamava Dio “Abbà”, che significa “Caro Papà”. Dio è Padre e Madre, l’ha detto pure un Papa. E’ nostro dovere e fonte di salvezza ricordarci sempre che siamo figli di Dio, anche nelle situazioni più difficili. Anche quando tutto sembra crollarci addosso. Ripetiamo spesso: “Gesù, confido in Te!”, “Gesù, pensaci Tu”. Tutto, prima o poi, si metterà a posto. Se non in questa vita, nell’altra, ossia in quella che attende tutti dopo la morte. Qualcuno potrebbe obiettare che non tutti credono in una vita dopo la morte. È vero, ma c’è. C’è. Se avete dei dubbi… Pregate, studiate, cercate… “Pregate, pregate, pregate”, “Umiltà, umiltà, umiltà” ci ripete da tempo la Vergine Santissima. A volte siamo una folla immensa, a volte ci sentiamo tanto soli, ma non siamo mai soli. Anche in questo caso, se vi sembra impossibile, cercate… Non dobbiamo credere solo a ciò che possiamo percepire con i sensi fisici, è errato anche dal punto di vista della scienza umana. “Chi cerca trova”. “A chi chiede sarà dato”. “A chi bussa sarà aperto”. Cerchiamo dunque di entrare in contatto con le realtà ultraterrene, senza però dimenticare che viviamo ancora in un corpo, con tutti i limiti e le meraviglie che questo comporta... passioni, gioie, sofferenze, amori, speranze... Rimaniamo perciò saldi e ben fondati sulla Roccia Eterna: il Signore, che è Padre, Figlio e Spirito Santo. Rimaniamo innestati in Gesù Cristo, come i tralci alla vite, affinché la linfa vitale dello Spirito scorra in noi. “Senza di Me non potete fare nulla”, ci dice il Maestro. Inoltre Gesù affermto che dà la vita, la carne non giova a nulla.” Noi siamo spirito, e per un breve tempo abitiamo in un corpo “tangibile”, il quale verrà trasfigurato dopo la sua stessa morte. Questo non è forse quanto avvenne con Gesù? La differenza è enorme, infatti Egli predisse la Sua Resurrezione, il Suo Corpo risorto fu visibile e toccabile, prima della Sua Ascensione al Cielo. Il principio, però, è simile. Gesù è infatti Vera Vita e Vera Vite. Ricordiamolo sempre, anche nelle situazioni più difficili, dalle quali non sembra esserci via di uscita. Non è così per Dio. Egli è l’Eterno, e sa tutto, assolutamente tutto. Inoltre, è anche giusto che ciascuno di noi cerchi di scoprire chi sia realmente, e non solo perché gli viene detto di essere una certa "entità ", sempre alla luce della Rivelazione del Signore. E qui si apre un mondo, come si suol dire. Già i Greci antichi, che pur avrebbero conosciuto Gesù solo più tardi, grazie a San Paolo Apostolo, avevano fatto scrivere nel tempio di Apollo a Delfi l 'esortazione “γνῶθι σαυτόν", che in latino si traduce "Nosce te ipsum", ossia "Conosci te stesso ". Sicuramente il corpo delle creature in generale e di quelle umane in particolare hanno un’importanza immensa, tanto che il Figlio di Dio, generato dal Padre prima dell’eternità, decise di assumere una forma umana corporale per redimere l’intero genere umano. Tuttavia, tutte le Scritture, ed in particolar modo il Nuovo Testamente, ci esortano fortemente a volgere il nostro pensiero ed il nostro sguardo alle “cose di lassù e non a quelle della terra”, pur rimanendo molto attenti a quanto avviene quaggiù in noi ed intorno a noi perché, come affermò San Giovanni della Croce, “alla fine della vita saremo giudicati sull’amore”. Che il Signore ci illumini e ci faccia comprendere veramente, come solo Lui sa fare, che il corpo è solo una piccola ed effimera parte del nostro vero "noi" o "io", al singolare, i quali esistono solamente grazie all’infinito ed eterno “Io Sono” che è Dio, il Dio d’Israele, il Dio di Abramo, d’Isacco, di Giacobbe e di Mosè. Gesù disse una cosa molto potente: “Se non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati”. A prima vista sembra uno dei “discorsi duri” di cui parlarono alcuni discepoli, in realtà è la vera ed unica via per la salvezza.
Precedente pubblicazione in data 03-07-2021