Spiritualità Cristiana
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Tutti noi, per fede, crediamo nella vita dopo la morte. Non solo noi cristiani, ma gli uomini e le donne di ogni epoca hanno creduto in questo. Coloro che sostengono il puro e semplice "materialismo", ossia che esiste solo quanto è percepibile dai cinque sensi, e che con la morte del corpo muore l'intero essere umano, sono sempre stati una minoranza, soprattutto nell'ambito della cosiddetta "élite intellettuale". Tuttavia, al giorno d'oggi, la maggior parte dell'umanità vive come se le realtà ultraterrene non esistessero e, purtroppo, spesso anche noi cristiani ci comportiamo in questo modo. Ora, la scienza "ufficiale" ha fatto grandi progressi, soprattutto negli ultimi secoli, e non pochi sono i suoi meriti. Tuttavia, sostenere che esiste solo quanto noi possiamo vedere, toccare, udire, gustare od odorare, anche dal punto di vista scientifico, è errato. Innanzitutto la luce visibile rappresenta solo una piccolissima parte dello "spettro" delle onde elettromagnetiche, che include le onde radio, i raggi infrarossi ed ultravioletti, le microonde, i raggi X, i raggi gamma, etc. Queste radiazioni sono misurabili solo con apposite strumentazioni ma, anche in questo caso, devono essere "tradotte" elettronicamente per mostrarsi, ad esempio, sullo schermo del monitor di un computer. Se quindi anche la scienza "ufficiale" ammette l'esistenza di molte "cose" che non possiamo vedere, come ad esempio la "materia oscura", che rappresenterebbe più del novanta per cento dell'universo, e che attualmente è estremamente difficile da rilevare, nonché "l'energia oscura", di natura repulsiva, perché mai alcune persone sono convinte che esista solo quanto il corpo può percepire? Il corpo umano è una sofisticatissima macchina biologica, profondamente unita allo spirito dell'uomo ed allo Spirito di Dio, tanto che non solo il Signore creò l'uomo "a Sua immagine e somiglianza", ma anche il Figlio di Dio, Gesù Cristo, decise nel Suo immenso Amore di assumere una forma mortale. Certo, la lotta per mantenere la fede è spesso ardua, e non mi permetto di giudicare chi non crede nella vita dopo la morte, tuttavia vi dico che esiste. Le nostre paure, quindi, non dovrebbero riguardare l'annullamento totale del nostro essere, quanto piuttosto le conseguenze delle nostre azioni, nel bene e nel male. Anche se molte delle nostre "azioni" non sono veramente ed assolutamente "consapevoli e volute", tutto, nell'Universo, pare tendere a "bilanciarsi" in qualche modo, quindi è verosimile che anche le nostre azioni, prima o poi, debbano essere "bilanciate", in questa vita o nell'altra. Tuttavia la speranza dei cristiani è rivolta, soprattutto, a Gesù Cristo ed al Suo Sacrificio sulla Croce, per mezzo del quale Egli ci ha acquistato la salvezza eterna. Nel Libro dell'Apocalisse, al capitolo 14, versetto 13, sta scritto: "Poi udii una voce dal cielo che diceva: «Scrivi: Beati d'ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono.»" Questo versetto dovrebbe farci dunque comprendere che, come già sappiamo, dobbiamo anche cercare di fare di bene, anche se la salvezza eterna viene solo per grazia divina, che ci permette di compiere il bene e ci aiuta a farlo. Quali sono le nostre "azioni"? In linea di massima sono quelle citate nella preghiera penitenziale del "Confesso": pensieri, parole, opere e omissioni (queste sono "non azioni" ma a volte molto più dannose di certe "azioni"). Ovviamente, in questa preghiera ci si riferisce ai peccati, ma le azioni possono anche essere virtuose o "neutre". In ogni caso, non tutte hanno lo stesso livello di "consapevolezza" o "deliberata volontà". Sottolineo questo fatto non tanto a scopo giustificatorio, anche se spesso può essere così, ma poiché, a volte, si rasenta veramente il "mistero", data l'immane complessità della vita e delle interazioni fra le creature su questo pianeta. Nel corso dei secoli, molte persone hanno sostenuto di essere tornate dall'al di là. La Chiesa va molto cauta, rispetto a queste testimonianze. Tuttavia, in tempi recenti, il medico dentista Gloria Polo, colombiana, ha scritto la sua sconvolgente esperienza di ritorno dalla morte, confermando molte questioni che riguardano la fede cristiana, tanto che il suo scritto ha ricevuto anche un avvallo da parte del Vescovo Ausiliario di Bogotà, Mons. Fernando Sabogal Viana.
Potete leggere e scaricare la sua bellissima testimonianza cliccando sul seguente link:
→ Testimonianza di Gloria Polo
Un altro uomo che è recentemente tornato dall'al di là è anch'egli un medico, per la precisione un neurochirurgo americano, il Dott. Eben Alexander. Non so se sia un cristiano cattolico, ma la sua testimonianza è anch'essa sconvolgente per un preciso motivo. Si tratta di una persona la cui vita è radicalmente cambiata, dopo la sua esperienza: da materialista convinto e uomo di scienza, a sua volta figlio di un neurochirurgo, sosteneva che la "mente" è solo il prodotto dell'organo chiamato cervello e, data la sua specializzazione, conosceva molto bene la materia o, almeno, pensava di conoscerla in profondità. Si accorse, infatti, di essersi sbagliato sull'asserzione molto diffusa che la mente è generata solo dall'attività cerebrale, come se il cervello fosse una "ghiandola" che "secerne" il pensiero, anche se ovviamente anche i medici sanno che il pensiero non ha una natura "materiale" in senso stretto, e ne ebbe la prova sulla propria pelle. Per ragioni sconosciute, si ammalò di una grave e rarissima forma d'infezione cerebrale, dovuta al batterio Escherichia Coli, che normalmente vive indisturbato nell'intestino umano, ma che a volte può diventare virulento, forse in seguito ad un'invasione dall'esterno. Ebbene, Eben Alexander andò in coma irreversibile, e la sua corteccia cerebrale fu distrutta da questo microorganismo, era infatti ricoperta di pus. Quindi, in quelle condizioni, non avrebbe potuto né vedere né sentire alcunché. Invece fece l'esperienza più illuminante della sua vita, che da qualche anno va raccontando in giro per il mondo, dopo essere uscito dal coma, peraltro senza nessuna conseguenza sulle sue condizioni di salute. Anche questo è un fatto piuttosto strano, dato che i medici che lo hanno curato sapevano che, se fosse uscito dal coma, non si sarebbe comunque ripreso del tutto. Eben ha scritto la sua straordinaria esperienza anche nel libro a cui ha dato il titolo di "milioni di farfalle". Queste testimonianze, ad ogni modo, sono piuttosto rare e frutto di grazie speciali, ma anch'esse possono essere utili per ravvivare in noi la fede e, soprattutto, guardare in un'ottica differente il mondo che ci circonda. Spesso ne siamo veramente "irretiti", e purtroppo sprechiamo tempo prezioso in cose che, a ben vedere, servono a ben poco. Solo il Signore sa cosa è giusto per tutti, preghiamoLo dunque che ci aiuti a portare buoni frutti nelle nostre vite ed in quelle del nostro prossimo.
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Sulla Terra non esiste alcun popolo che sia ateo [a meno che non lo si obblighi con la forza, e comunque anche quando questo accade rimangono dei credenti - N.d.C.], cioè che non ammette l'esistenza della divinità; i popoli sono discordi nel determinarne la natura e gli attributi, ed anche circa la maniera di onorare tale divinità, ma tutti ammettono che vi è un Ente supremo, o che vi sono più Enti supremi, da cui dipende il governo del mondo. La credenza nella divinità è dunque universale e pertanto, nel mondo, esistono degli individui atei, ma non dei popoli. Il consenso dell'umanità nei riguardi del problema di Dio si deve considerare universale, non soltanto nello spazio, ma anche nel tempo, giacché l'uomo deve aver posseduto il concetto della divinità in tutti gli stadi della sua civilizzazione; ciò è dimostrato dal fatto che si trovano sulla Terra dei popoli che si trovano in diverse fasi di civiltà e, presso tutti questi popoli, troviamo il concetto dell'esistenza della divinità. Orbene, questo consenso di tutto il genere umano è ritenuto dai teologi una delle prove che dimostrano l'esistenza di Dio, giacché esso parte dal fondo stesso della natura umana, e la natura non inganna; tale era anche l'opinione di Sant'Agostino. A quest'affermazione, si può facilmente obiettare che la natura, con le sue apparenze, può ingannare, e difatti ha ingannato per secoli e millenni l'umanità, facendo credere che la Terra sia immobile nello spazio, ed il Sole ed i pianeti ruotino intorno ad essa. Ma quest'obiezione, in realtà, non regge, poiché nel caso del concetto dell'esistenza di Dio non abbiamo alcuna apparenza, che potrebbe trarci in inganno, dato che dalla Divinità non riceviamo alcuna sensazione, come l'abbiamo della Terra, del Sole e dei pianeti. Comunque, la prova dell'esistenza di Dio, costituita dal consenso universale dell'umanità, non è una prova che possa dirsi razionale, cioè derivante dalla ragione, e pertanto si può mettere da parte. Un'altra prova teologica dell'esistenza di Dio è costituita dalla Rivelazione, ma anche questa è estranea alla razionalità, e di conseguenza si può mettere anch'essa da parte [posto che, comunque, la Rivelazione è essenziale per conoscere Dio - N.d.C.] Veniamo ora ad esaminare se l'esistenza di Dio può essere provata scientificamente. Prima di tutto, dobbiamo metterci d'accordo sul significato dell'avverbio "scientificamente" e, a questo proposito, mi piace riportare quanto ne scrive il Petazzi: "Se scientificamente viene inteso nel senso moderno, cioè empiricamente, è impossibile provare l'esistenza di Dio. Sarebbe necessario che Dio fosse un corpo. Così Dio non si vedrà mai con alcun cannocchiale, come l'anima sotto alcun bisturi. Ma, in questo modo, nessun diritto o dovere si potrà dimostrare scientificamente, quindi lo studio delle leggi non sarebbe scienza. Nessun avvocato, nessun giurista, sarebbe scienziato. L'unica dimostrazione di un diritto sarebbe quella data dai pugni. Se scientificamente viene inteso in senso matematico, ancora Dio non si può dimostrare matematicamente; per questo sarebbe necessario che fosse un numero o una figura. Dio non si potrà mai trovare al termine di alcun calcolo infinitesimale, né al vertice di alcun teorema di Euclide. Ma, se scientificamente s'intende razionalmente, Dio si dimostra nel modo più scientifico, e con evidenza incomparabilmente superiore ad ogni evidenza fisica e matematica." L'esistenza di Dio può essere, dunque, dimostrata con prove scientifiche, che scaturiscono dalla ragione, vale a dire che derivano da un ragionamento. Tale ragionamento viene chiamato dai filosofi e dai teologi col nome di ragionamento metafisico, per cui le prove razionali dell'esistenza di Dio vengono dette prove metafisiche. La parola "metafisica" è molto familiare ai filosofi, i quali ne conoscono pienamente il significato, ma non lo è altrettanto alle persone di media cultura. Nei vocabolari della lingua italiana, alla voce "metafisica", troviamo scritto il significato di "dottrina delle ultime e supreme ragioni delle cose; parte più alta ed astratta della filosofia, che si riferisce al soprasensibile"; ma troviamo anche registrato che "metafisica" è sinonimo di "astruseria", di "sottigliezza". Ciò dimostra che, con l'andare dei secoli, il significato della parola "metafisica" ha subito una notevole trasformazione, della quale giova parlare brevemente, affinché il lettore possa poi comprendere con chiarezza il valore dei ragionamenti metafisici. Il sostantivo "metafisica" deriva da una singolare combinazione bibliografica, dovuta ad Andronico di Rodi, il quale, nel primo secolo avanti Cristo, curò un'edizione degli scritti di Aristotele; egli propose la trattazione dei problemi più universali della filosofia a quella dei problemi che si riferiscono agli aspetti ed alle leggi della natura fisica; orbene, siccome questa trattazione aristotelica prese il nome di "Fisica", l'altra fu chiamata Metafisica, il cui prefisso "meta" aveva il significato del materiale susseguirsi di un gruppo di scritti ad un altro, senza alcuna allusione al reciproco rapporto di valore del loro contenuto. Il carattere di superiorità e di trascendenza, che è proprio delle realtà studiate dalla Metafisica, diede origine alla nuova interpretazione linguistica e si affermò soprattutto nel medioevo: al plurale troviamo applicata la parola "metaphysica" in Boezio, ed al singolare nella versione aristotelica di Averroé. Il nuovo valore etimologico che viene dato a questa parola risulta evidente dal termine di "transphysica", che la filosofia scolastica adopera come sinonimo di "metaphysica", ed è per questo mutato senso linguistico che modernamente si usa il prefisso "meta", in alcune scienze speculative. La loro sfera d'indagine si estende al di là del campo delle scienze, il cui corrispondente nome non possiede tale prefisso: così la metaphysica è la scienza che studia le realtà psichiche più profonde di quelle indagate dalla psicologia; la metastorica è la scienza che studia le leggi trascendenti, cui sono subordinati i fatti descritti dalla storia, etc.
Dal libro "Esiste Dio? " di Alfredo Mazzei
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"Fermatevi e sappiate che Io Sono Dio, eccelso fra le genti, eccelso sulla terra."
Dal Salmo 45, versetto 11
Scritto il 29 Ottobre 2016
Fin dalla "notte dei tempi" (è proprio il caso di dirlo, poiché la "storia ufficiale" non va indietro nel tempo di oltre diecimila anni circa), ogni popolo della Terra ha sempre riflettuto molto sul mistero della morte, sulle sue cause e conseguenze, su cosa ci sia prima della nascita e su cosa o, meglio, Chi ci sia dopo che il corpo ha smesso di vivere. Tecnicamente, la medicina moderna sostiene che la morte avviene dopo che il cervello ha smesso di funzionare in maniera irreversibile. Cuore e polmoni, in qualche modo, possono essere mantenuti artificialmente in vita per qualche tempo, ma per quanto riguarda il cervello è molto difficile dire la stessa cosa. Ora, abbiamo menzionato tre dei molti organi del corpo umano: cuore, polmoni e cervello. Dal punto di vista del "funzionamento" del corpo il primo serve per pompare il sangue in tutte le membra, i secondi servono per ossigenare il sangue e per espellere l'anidride carbonica ed il terzo serve per "supervisionare" l'attività di tutto il corpo, per pensare, per essere coscienti (dal punto di vista del comune stato di coscienza e per quanto riguarda il particolare legame anima-corpo, che comunque non è riferito solamente al cervello), per prendere decisioni, per elaborare gli stimoli elettrochimici in ingresso (input) provenienti dai cinque sensi, per azionare l'apparato muscolo-scheletrico e la fonazione (output), per stimolare reazioni come la triplice risposta ad uno stimolo esterno di natura pericolosa: combatti, fuggi o stai immobile. Il cervello è molto complesso e suddividibile in molte parti; inoltre ha numerose altre funzioni che non è il caso di elencare in questa sede. Tuttavia, va detto che dal punto di vista "scientifico" è la sede della "consapevolezza", ossia di ciò che ci rende "consapevoli" di esistere, di noi, del prossimo e del mondo in cui viviamo. Ma è veramente così? Ovviamente, per noi credenti, la questione è di gran lunga molto più complessa ed articolata. Ogni cultura umana di ogni popolo, in qualsiasi epoca, ha sempre attribuito ai suddetti tre organi anche dei significati spirituali o metafisici, ossia riguardanti un "qualcosa" che va al di là di ciò che possiamo sperimentare attraverso i cinque sensi. Il cuore, comunemente, è considerato il centro dei sentimenti e delle emozioni (non tutte), i polmoni sono la sede principale del respiro, e questo ricorda lo Spirito o Ruah che Dio inalò nell'uomo plasmato dal fango, ed il cervello è la sede della mente, ossia di quel "qualcosa" al confine fra spirito e materia. Anche i reni, dal punto di vista biblico, rivestono un significato spirituale, spesso riferito al fatto che il Signore scruta i reni e il cuore.
Alcuni autori sostengono che il corpo umano sia una sorta di sofisticatissima macchina biologica che permette allo spirito umano d'interfacciarsi con questa dimensione spazio-temporale e di agire in essa. Penso che ci sia del vero, in questa definizione, ma naturalmente rimangono molti interrogativi, a cui la nostra fede in Gesù Cristo può perfettamente rispondere. Poniamocene solo due, per il momento. Il primo è: da dove veniamo? Da Dio, che è Padre, Figlio e Spirito Santo. Ricordate cosa dice a proposito di Gesù il Credo (Simbolo Niceno-Costantinopolitano), fra le altre cose? "Per mezzo di Lui tutte le cose sono state create." In pratica, il Padre ha generato il Figlio dall'eternità, e per mezzo Suo l'umanità. Lo Spirito Santo, che procede dal Padre e dal Figlio e fonde le due Vite nell'Amore, viene effuso sull'uomo e sulla donna affinché si uniscano sempre più a Dio Stesso e possano "vivere veramente". Va inoltre ricordato che Gesù Cristo Stesso si è incarnato in un corpo umano mortale, anche se "speciale", in quanto creato nel grembo di Maria Vergine per opera dello Spirito Santo, senza bisogno di un padre carnale. Il secondo interrogativo, forse addirittura più importante, è: dove andiamo? Verso Dio, ovviamente, principio e fine di tutto, Padre e Creatore di tutti i Suoi figli e figlie, di tutte le Sue creature, di tutto il Suo creato, di tutto l'Universo, di tutti gli Universi, dell'Infinito e dell'Eternità. La risposta è semplice, ma la grande difficoltà consiste nello spiegare la vita umana sulla terra in vista di questo fine. Leggiamo la citazione riportata all'inizio di questo articolo, tratta dal Salmo 45, versetto 11: "Fermatevi e sappiate che Io Sono Dio, eccelso fra le genti, eccelso sulla terra." Ecco, Dio Stesso, il nostro amato Signore, ci dice di "fermarci", per "sapere" che Egli è Dio. L'interpretazione di questi verbi non dovrebbe essere molto dissimile da quella letterale: "fermatevi" significa veramente che dobbiamo fermarci (in vari modi) e "sappiate" significa veramente che dobbiamo sapere, ossia nella principale accezione di "siatene certi, credeteci, abbiate veramente fede". Quando io so una cosa, non ho dubbi: lo so, senza bisogno di tante dimostrazioni. Purtroppo, tutti noi esseri umani, anche credenti, rischiamo di passare dalla culla alla bara senza "fermarci" veramente, per conoscere il nostro vero Padre e, se possibile, anche chi siamo noi realmente in rapporto a Lui. Non è un'esagerazione: in questo momento, proprio ora, miliardi di esseri umani, creati a "immagine e somiglianza" di Dio, rischiano di passare dal grembo materno alla tomba senza conoscere Dio, anche se Egli è sempre unito a loro, dal momento che senza il Suo Essere, la Sua Vita, essi, semplicemente, non esisterebbero e non avrebbero vita. Ora, anche se ciò dovesse avvenire, cioè una vita intera trascorsa senza essere in qualche modo consapevoli dell'esistenza e della presenza di Dio, e si tratta comunque di un caso piuttosto al limite, sappiamo però che Gesù è venuto nel mondo per salvare tutte le anime, e sottolineo TUTTE, anche perché Egli afferma chiaramente di "essere venuto a chiamare non i giusti ma i peccatori". Quindi il nostro compito principale consiste davvero nel cercare di vivere operando il bene ed evitando il male e, soprattutto, di confidare nella Salvezza operata dal Signore Gesù Cristo quando si consegnò volontariamente alla morte in Croce, per poi risorgere il terzo giorno. Se ci dovesse capitare, poi, d'incontrare qualcuno che sentiamo aver bisogno di ricevere una parola su tutto ciò, diciamogliela pure senza timore.

Tuttavia... perché i Santi hanno tutti desiderato di conoscere veramente Dio già nel corso della cosiddetta "vita corporale" ? E perché molti insegnamenti del Signore hanno un carattere di "urgenza", anche per il fatto che Egli ci ripete molte volte di "vegliare" ? Evidentemente, agli occhi del Signore, questa vita corporale ha un grandissimo valore, anche se è solo un lampo nell'eternità. Eppure anche le montagne sono formate da piccolissimi atomi. Spesso mi accorgo di "perdere tempo", dal punto di vista "spirituale". A volte questo è vero, altre volte, forse, mi sbaglio. Perché Dio fa incarnare le anime nei corpi? A ben vedere, questo fatto importantissimo ha la funzione precipua di "mettere alla prova" le suddette (e nostre) anime. Poi esistono milioni di ragionamenti, migliaia di libri, molte religioni, molte filosofie, molte teorie, ma forse il succo è proprio questo. Rischiando di esagerare, mi permetto di fare un paragone: dal momento che è lo spirito umano e, soprattutto, lo Spirito di Dio a controllare la materia (purtroppo c'è anche lo spirito del male che, in qualche misura, può fare altrettanto), si potrebbe paragonare la vita umana ad una sorta di "videogioco di realtà virtuale", in cui il mondo è governato da leggi fisiche (programmazione) ed il "giocatore" è la coscienza dell'uomo, della donna e del bambino. Il fine di questa colossale "partita" è la Salvezza... (Detto così fa un po' paura, ma prendete queste righe come una sorta di metafora, perché la vita non è affatto un videogioco, come tutti noi sappiamo). Leggiamo infatti quanto è scritto nella Prima Lettera di San Pietro Apostolo, capitolo 1, versetti 6 - 9: "Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un po' afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell'oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo: voi lo amate, pur senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la mèta della vostra fede, cioè la salvezza delle anime." In questa sede non utilizzo il termine "coscienza" riferendomi alla mirabile qualità dell'anima che ci fa capire, a volte, se qualcosa che abbiamo fatto o vogliamo fare è giusto o sbagliato. Questa facoltà dell'anima è importantissima, ma ora mi sto riferendo alla "centrale di comando" del corpo, ossia allo spirito dell'uomo che è "consapevole", "percipiente" (che percepisce) ed "agente" (che agisce). Ancora una volta... Tuttavia! Gesù ci dice chiaramente: "Io Sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in Me e Io in lui, fa molto frutto, perché senza di Me non potete fare nulla." (Giovanni 15, 5). Secondo Gesù, quindi, non siamo tanto noi a "fare", ma è Egli, ossia Dio, che agisce in noi, per noi e con noi. Se portassimo questo ragionamento alle sue estreme conseguenze... non esisterebbe neppure il cosiddetto "libero arbitrio", ma non è così. Perché? Perché Gesù ci ama veramente, e permette che talvolta facciamo "di testa nostra", anche se il nostro libero arbitrio, soprattutto in quest'epoca spiritualmente grigia, se non spesso nera, è decisamente menomato. Gesù Stesso, però, durante tutta la Sua Vita sulla Terra (ed anche in Cielo, con la Madre Sua e Madre nostra), ci ha esortato e ci esorta tuttora a vivere secondo la Sua Volontà, ossia a praticare l'amore aiutando il prossimo, corporalmente e spiritualmente. Personalmente, non temo tanto la morte, perché so con certezza che la vita non finisce con questo drammatico evento, ma il Giudizio. Alcune persone non credono in una vita dopo la morte, ma in genere chi lo afferma con convinzione appartiene ad una ristretta "élite" di ultra-materialisti. La maggior parte della popolazione umana terrestre crede, in vari modi, alla sopravvivenza dello spirito dopo la morte. Ora, la nostra fede cristiana ci esorta a credere nella "risurrezione della carne". Ma in cosa consiste? Ovviamente non è facile dirlo, ma consideriamo il fatto che Gesù, dopo essere risorto dai morti, chiese ai Suoi Apostoli di dargli da mangiare, per dimostrare di non essere un "fantasma", ma veramente Gesù, con i segni dei chiodi e della lancia. Tuttavia la Chiesa parla dei nostri corpi futuri come di corpi "trasfigurati", benché ancora individuali e capaci di provare piacere e dolore, felicità ed angoscia. Qualche tempo fa, chiesi ad una sorella del gruppo di preghiera che frequento (del Rinnovamento nello Spirito), cosa ne pensasse della risurrezione, poniamo, di una persona con le gambe paralizzate. Lì per lì le feci questa domanda senza alcun motivo particolare, tanto per stimolare il pensiero di entrambi riguardo a queste tematiche. Dopo qualche tempo, questa sorella, avendomi preso sul serio, mi riferì di aver posto questa domanda ad un Sacerdote, che le disse che la persona che è oggi malata, in Paradiso sarà perfettamente guarita. Consideriamo inoltre il caso eccezionale della Vergine Santissima, che venne assunta in Cielo in anima, corpo e spirito. Sono circa duemila anni che ella appare a molte persone, qui sulla Terra, e tutte queste persone la descrivo sempre "bella", anche se in vari modi. Quindi penso che i nostri corpi risorti non saranno costituiti da questa carne mortale "tale e quale", ma che saranno trasfigurati. Inoltre, sempre la Madonna appare in varie sembianze e vestita in vari modi, quindi dobbiamo essere ben consapevoli del fatto che Dio, in virtù della Sua Onnipotenza, saprà ben vestirci e, se necessario, cambiare anche il nostro aspetto. La morte, dal punto di vista cristiano, è anche il momento del Giudizio, come detto precedentemente. Qui abbiamo i "novissimi ": Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso. Il Purgatorio, come si sa, è già una condizione di Salvezza, in quanto rappresenta un temporaneo passaggio di purificazione. Non intendo parlare di questi importanti argomenti, ma mi permetto solo di dire che Dio è sì Misericordioso, ma anche Giusto, per cui... non c'è da scherzare. Gesù disse a Santa Faustina Kowalska: "Io Sono Re di Misericordia e Giudice Giusto." Ora, personalmente penso che gran parte delle nostre "cattive azioni" non ci rendano molto "colpevoli", perché causate da una moltitudine di situazioni e vicende, nonché da una quantità di caratteristiche personali fisiche, spirituali, famigliari, sociali, ambientali, etc. Però la vigilanza su noi stessi è importante. Gesù, infatti, disse anche a Santa Faustina che Egli non dà il premio per il risultato positivo, ma per la fatica sostenuta nel combattimento. Il Premio è innanzitutto Egli Stesso, grazie all'azione dello Spirito Santo. Il combattimento è tutto ciò che intercorre dalla nascita alla morte corporale, nel bene e nel male, anche se tutti sappiamo che esistono dei momenti particolarmente importanti, nelle nostre vite. Qualche tempo fa, parlando con un Sacerdote, ebbi una piccola sorpresa. Lui mi stava parlando delle grandi sofferenze che derivano dalla morte di un bambino piccolo. Gli dissi che, però, questo bambino è in un certo senso più "fortunato" di noi adulti, dal momento che va subito in Paradiso. Lui non contraddisse questa mia affermazione, ma mi disse che, però, "ci va senza meriti" e che "in questo si manifesta la Misericordia di Dio, che accoglie anche chi non ha meriti". È stato un momento molto interessante, non dico "totalmente illuminante", ma molto bello. A volte penso alle persone "cerebrolese", quelle persone che soffrono di "cerebropatia" fin dalla nascita, generalmente causata da un periodo prolungato di assenza di ossigeno durante il parto della madre. Ne ho viste alcune, di persone cerebropatiche, dei giovani che parevano non capire assolutamente nulla di se stessi e del mondo, e che lo affrontavano con una certa quantità di forza, talvolta violenta, verbale o fisica, pur non facendo del male ad alcuno. Non tutte le persone che soffrono di questa patologia hanno lo stesso livello di "inconsapevolezza", però non sono effettivamente "in grado d'intendere e di volere", come si suol dire, anche se a volte in maniera sbagliata. Ebbene, queste persone vanno sicuramente in Paradiso. Chissà, però, qual è veramente il loro ruolo sulla Terra? Perché? Scrivendo questo articolo ho solo voluto esporre alcuni spunti di riflessione, come si suol dire, al fine di stimolare l'attenzione sulla morte, che San Francesco chiamava "nostra sora morte corporale". È inutile girarci attorno, anche se la società contemporanea pare riuscirci molto bene quanto molto stupidamente... prima o poi tocca a tutti. Ritornando al "fermarsi" del versetto tratto dal Salmo 45, penso che siano i momenti di vera preghiera, in cui siamo fermi dinanzi a Dio, che possono aiutarci ad assaporare in questa vita la Sua e nostra beatitudine eterna. Tutti noi facciamo molte cose, abbiamo diritti e doveri, speranze e delusioni, ma perché ci agitiamo tanto? Pensiamo a Gesù, Signore e Maestro, nel Sacramento dell'Eucarestia. Egli insegna soprattutto con il Suo Silenzio ricco di Potenza, Grazia, Verità e Sapienza. A volte Egli, nella Sua infinita Misericordia, può anche parlarci per mezzo di parole... Tuttavia, il più delle volte, il Maestro ci ammaestra con il Suo Silenzio. Però occorre anche il nostro silenzio, ossia il "fermarsi". Nella Prima Lettera ai Corinti di San Paolo Apostolo, al capitolo 4, versetto 20, possiamo leggere: "Il Regno di Dio non consiste in Parole, ma in Potenza." Lo dico prima a me stesso e poi a voi: preghiamo il Signore che ci conceda di "fermarci" per vivere nella Sua Potenza e, di conseguenza, di vivere nella speranza della nostra risurrezione, che ci porterà a vivere con Lui e con i nostri cari Defunti, umani ed animali, per sempre.
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Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in Lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?». Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero.»
Giovanni 8, 31 - 36
«Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; Io ho vinto il mondo!»
Giovanni 16, 33
Noi tutti, o almeno quanti di noi posseggono quello che un tempo veniva definito "il ben dell'intelletto", dovremmo almeno ogni tanto voler conoscere la verità. Ho usato le parole "dovremmo", "voler conoscere" e "verità", e non penso che l'abbia fatto per caso. Noi tutti, indipendentemente dalle nostre condizioni di vita (età, razza, sesso, religione, lingua, nazionalità, etc.) abbiamo il "dovere" di cercare la verità, per il bene nostro ed altrui (intimamente connessi). Noi tutti dovremmo avere il desiderio di "voler conoscere" la verità. Perchè? Perché la Verità e le "verità parziali che possiamo comprendere" rimangono tali, ossia "vere", anche se coperte da un milione di bugie. La verità non cambia la sua natura, anche se si tenta di coprirla a forza con una tonnellata di menzogne. La sua luce può essere offuscata, coperta addirittura, senza che noi la possiamo vedere ed intendere, ma non per questo la falsità diviene verità. Semmai siamo noi che possiamo cadere nel tranello di credere vera una bugia, cosa che accade più spesso di quanto si pensi, ma anche in questo caso una menzogna è una menzogna, anche se creduta da milioni di persone, in maniera più o meno consapevole. Le religioni cosiddette "abramitiche", ossia il Cristianesimo, l'Ebraismo e l'Islam, sono dette "rivelate", in quanto è stato Dio stesso a rivelarsi al suo popolo, per mezzo dei Profeti e, soprattutto, per mezzo del suo Figlio Gesù (Cristianesimo), che noi cristiani crediamo essere vero Dio e vero Uomo. Nessuno può arrogarsi il diritto di essere a conoscenza della Verità in tutta la sua pienezza, in quanto solo Dio può farlo, perché è Egli Stesso la Verità. Le forze del male, il cui capo è Satana (l'accusatore) o Diavolo (il divisore), hanno cercato fin dalla creazione dell'essere umano (uomo e donna) di "invertire" in vari modi la verità, spesso con successo. Gesù parla dell'Avversario in questi termini: "Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna." Giovanni 8, 44. Non sappiamo esattamente le motivazioni per cui il Nemico fa questo, né se ne sia totalmente consapevole, né in che modo lo faccia, ma Gesù ha detto chiaramente che ciò che proviene da lui e dagli altri "angeli decaduti" è falso. Spesso l'umanità, noi tutti, crediamo alla sua "falsa luce" (Lucifero = Portatore di luce). Ciò che consideriamo "buono" per noi stessi, per i nostri parenti, amici, colleghi, fratelli e sorelle di fede, per la nostra Nazione, per il mondo intero... a volte, semplicemente, non corrisponde a ciò che "veramente" sarebbe bene pensare, dire e fare... o non fare. Inoltre, non solo rischiamo di non raggiungere la Verità più alta che esista, ossia il Signore Dio l'Altissimo, che è Padre, Figlio e Spirito Santo, ma di rimanere invischiati in modi addirittura pericolosi da menzogne e "mezze verità", ossia bugie tali e quali le altre, solo un po' più "raffinate", con possibili anche se non certe conseguenze nefaste. Il Comandamento: "Non dire falsa testimonianza" si riferisce soprattutto a casi gravi di testimonianza fraudolenta in cui l'accusato o gli accusati rischiano parecchio. Tuttavia le menzogne hanno le caratteristiche più svariate: si va da quella dette per "salvarsi" in certe situazioni, a quelle che sono divenute quasi "cronicizzate", a quelle piccole, di cui non ci rendiamo quasi conto, a quelle dette per non far soffrire qualcuno... Tutto ciò è stato menzionato per comunicare un semplice fatto: non tutte le bugie hanno la stessa gravità e le medesime conseguenze, tutti noi possiamo sbagliare in molti modi, con le nostre parole o con i nostri scritti, tuttavia sarebbe opportuno, ogni tanto, volgere il capo verso l'alto o verso il basso (dentro di sé) e cercare di "sentire" che la Verità, di qualunque Cosa si tratti, esiste veramente, anche se spesso non possiamo assolutamente comprenderla.
Nella prima citazione riportata all'inizio di questo articolo, Gesù dice che conosceremo la Verità, e che essa ci farà liberi, "se osserveremo la Sua parola" e se non saremo "schiavi del peccato". Ora, per essere estremamente sintetici, la Parola di Gesù è "Amore" e il peccato è "non-amore". La parola del Nemico è "odio", e questo ci porta alla "divisione" (il divisore). Se passiamo mentalmente in rassegna i Dieci Comandamenti dell'Antica Alleanza, noteremo che in tutti i casi c'è una scelta fra "amore" e "non-amore". Come molti di noi sanno, i primi tre comandi del Decalogo riguardano il rapporto fra Dio e l'uomo, ed il rimanenti sette i rapporti fra gli uomini. Se noi amiamo Dio: non abbiamo altri "dei", non nominiamo il suo Nome invano, ci ricordiamo di santificare le feste. Se ci amiamo fra di noi: onoriamo il padre e la mdre, non uccidiamo, non rubiamo, non commettiamo adulterio, etc. Gesù Cristo, circa tremila anni dopo che il popolo d'Israele ricevette il Decalogo dalle mani di Dio e del suo servo Mosè, sintetizzò ulteriormente il tutto in questo modo: 1) Amare Dio con tutta l'anima, la mente, il corpo e le forze. 2) Amare il prossimo come se stessi. Fra l'altro, Gesù si servì di un dottore della Legge, per insegnare questo, come è scritto in Luca 10, 25 - 28: "Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?» Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai.» Se noi amiamo Dio, il prossimo e noi stessi, difficilmente pecchiamo in maniera grave contro Dio, il prossimo e noi stessi; mi sembra una questione piuttosto semplice che, però, noi tutti tendiamo spesso a complicare terribilmente. I motivi sono tanti: sofferenza, frustrazione, ingiustizia, invidia, rabbia, disperazione, mancanza di fede, sottomissione forzata, falli di reazione, scoraggiamento, desiderio di vendetta, etc. Tuttavia, alla base di tutti questi peccati, c'è proprio il nefasto nome dell'Avversario, ossia "Diavolo", cioè "divisore". In pratica, le forze del male ci tolgono la libertà e ci rendono schiavi in maniera molto subdola, non imprigionandoci in carceri o incatenandoci con catene fisiche, ma forzando in noi il senso di "separazione" fra il nostro "io" e tutto il resto, innanzitutto gli altri "io". Questo ha molte conseguenze dolorose; innanzitutto ciò che facciamo di bene o di male agli altri, prima o poi, effettivamente "ritorna a noi" in vari modi. San Paolo Apostolo, quando scrisse in una delle sue lettere delle cose bellissime a proposito dei Carismi provenienti dallo Spirito Santo, tenne però a sottolineare il fatto che "Uno solo è lo Spirito, uno solo è il Signore e uno solo è Dio". Leggiamo infatti, in 1 Corinzi 12, 4 - 6: "Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti." Il concetto dell'unione intima fra tutti gli esseri umani, che noi cristiani chiamiamo "Corpo Mistico di Cristo", e del quale ci cibiamo letteralmente con il Sacramento dell'Eucarestia, è totalmente in opposizione a tutto ciò che "divide"; non per niente Gesù ha tenuto a precisare: "Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori." Naturalmente il Signore ama anche i "giusti", ma ogni "spirito creato" è indissolubilmente unito allo "Spirito Increato", che è Dio, e per questo motivo la frase di Gesù, che potrebbe risultare un po' provocatoria, non solo indica la sua Infinita Misericordia, ma anche il fatto che ogni essere vivente è indissolubilmente unito al suo Creatore, sebbene possa largamente variare il livello di consapevolezza della creatura a questo proposito. Il peccato, infatti, porta ad una progressiva separazione fra l'uomo ed il Signore (anche se non lo abbandona mai, in realtà), fra gli uomini in generale e fra l'uomo e la sua vera natura spirituale. In tutto ciò appare inoltre una questione altrettanto importante e delicata. Dalla seconda citazione riportata all'inizio di questo articolo, si evince il fatto che il "mondo" è come un "nemico da sconfiggere", dato che Gesù dice: "Io ho vinto il mondo". Personalmente, a volte sono caduto nella seguente tentazione: prendermela con il Signore per il fatto che permetta delle sofferenze, a volte, nella mia vita. La cosa strana è che non mi arrabbiavo con l'autore diretto del male, ossia il Maligno, ma con Dio che, con la sua Onnipotenza, avrebbe dovuto frenarlo, o comunque non permettere che agisse o, addirittura volere che agisse (a questo proposito si legga l'inizio del Libro di Giobbe). Il fatto che l'Onnipotenza di Dio possa mettere la parola "fine" al male è una cosa certa, se noi crediamo veramente che Egli è Onnipotente, cioè che possa fare qualunque cosa. Tuttavia, in qualche modo, da migliaia e migliaia di anni l'umanità è in larga parte controllata da forze malvagie, tanto che solo alcuni "Santi", "Profeti", etc. sono riusciti veramente a liberarsene, naturalmente solo con l'aiuto di Dio. Questo, però, è alla portata di tutti, ed è così che deve assolutamente essere, perché altrimenti la battaglia sarebbe già persa in partenza. Il Demonio usa molte tattiche, ma due in particolare: o ci fa credere di essere delle piccole divinità in terra oppure ci induce a ritenerci degli esseri impotenti, conformisti e preoccupati solo del proprio piccolo recinto (lavoro, salute, amore, possedimenti, istruzione, denaro, appartenenza politica, influenza sugli altri, etc.). Nel primo caso, tipicamente, distorce ed inverte una verità (noi siamo figli di Dio, non Dio ma simili a Lui), mentre nel secondo caso cerca di livellare l'umanità in una massa indistinta di piccoli "io" che vogliono fare solo i propri interessi, spesso a discapito di altri "io" altrettanto conformisti ed impotenti. Il mondo creato da Dio, che Egli stesso definì "cosa buona", è stato effettivamente "sabotato" dal Maligno e dai suoi angeli decaduti, tanto che è diventato addirittura un "nemico". In che modo Gesù ha vinto il mondo? In molti modi: ha compiuto perfettamente obbedito alla volontà del Padre, conformandosi totalmente ad essa, e, pur essendo Dio, si è lasciato uccidere per sconfiggere il male del mondo "dall'interno"; senza usare la sua Forza Infinita ha infranto il potere delle tenebre e di questi mostruosi angeli decaduti, ha resistito a tutte le tentazioni di Satana, tanto che Gesù è veramente senza peccato; ha comandato alle malattie e agli spiriti immondi di andarsene, e così è stato; ha comandato al mare in burrasca di calmarsi, e così è stato; ha camminato sulle acque; ha risuscitato i morti, e così via. Veramente Gesù si è fatto beffe del "mondo" e delle sue "leggi fisiche", del quale noi siamo spesso così schiavi. In tutto ciò, però, c'è un denominatore comune: Gesù ha saputo mirabilmente andare oltre il nostro misero "io", fatto di un nome, di una razza, di una religione, di una nazionalità, di un sesso, di una famiglia, etc. per essere "una cosa sola con il Padre". Solo il Figlio di Dio ha potuto realizzare pienamente la Sua Stessa Parola: "Siate nel mondo ma non del mondo". Noi, se vogliamo essere veramente Suoi discepoli, dovremmo almeno provare a farlo. Ad esempio non arrabbiandoci anche se abbiamo ragione, non disperandoci se pensiamo di finire in una brutta condizione di vita, etc. So che questo è spesso molto, molto difficile, e personalmente sono caduto in queste tentazioni molte volte, ma se avessimo la vera fede in Dio e nella nostra vera natura di figli del Signore, ossia la convinzione totale che questa nostra vita corporale non è la nostra "vera natura", allora sapremmo quasi ridere in faccia alla malefica triade che ci porta al peccato: il mondo, la carne e il diavolo. Dobbiamo scegliere veramente di essere liberi e non schiavi, consapevoli che solo Dio potrà aiutarci in questo.
Come in tutte le cose, l'inizio è fondamentale. Come inizia la Bibbia? Con la descrizione della creazione dell'universo operata da Dio e con la caduta dell'uomo, che doveva esserne il "vertice". Obiettivamente, non solo nella cultura giudaico-cristiana esiste questo aspetto della "caduta" dell'uomo da una condizione di gran lunga migliore (paradiso terrestre), ma anche in altre culture del passato, come quella ellenistica (età dell'oro), indiana (l'alternanza di cicli positivi e negativi, i cosiddetti "yuga" di vario tipo), mesoamericana, africana, australiana, etc. Inoltre, anche la questione del Diluvio Universale è presente in altre culture e credenze, seppure con delle differenze. Da tutto ciò cosa dovremmo dedurre? Dovremmo capire che, in un periodo che va dai seimila ai dodicimila anni fa circa, effettivamente "è successo qualcosa di molto grave", che ha privato l'essere umano di gran parte della sua libertà, dignità, nobiltà ed amicizia con Dio, sebbene il Signore sia sempre pronto ad accoglierci a braccia aperte, se ci rivolgiamo a lui, anche grazie alla mirabile redenzione operata da Gesù Cristo, nostro Signore e Maestro. Non solo c'è stata una caduta "spirituale", ma anche grandi sconvolgimenti geologici; tuttavia la prima è più grave. Nella Bibbia è scritto che il Diavolo, sotto forma di serpente, istigò la donna a mangiare il frutto dell'albero delle conoscenza del bene e del male, affinché lei e l'uomo potessero diventare "come Dio". Si è dunque trattato di un assalto che ha coinvolto tutte le potenzialità e volontà dell'essere umano: c'è stata la disobbedienza al Creatore, c'è stata l'idea che Egli fosse geloso della sua Divinità e che la creatura potesse diventare come lui... Non è facile immaginare come siano andate effettivamente le cose, sappiamo però che il piccolo "io" dell'uomo è stato in qualche modo "gonfiato" in maniera ingannevole dalle forze del male, per metterlo in contrapposizione con la fonte stessa della vita, che è Dio, e per questo l'essere umano perse l'immortalità, identificandosi con il suo corpo e con tutto ciò che ne consegue: paura, nudità, ignoranza, sofferenza, procreazione nel dolore, lavoro, fatica, morte. Dopo tanto tempo, pensiamo forse di essere diversi dai nostri progenitori? Forse è questa la triste verità del peccato originale, cioè che non lo siamo. Padre Livio Fanzaga, Direttore di Radio Maria, ha definito molto appropriatamente tutto ciò con due parole: catastrofe originaria. Tuttavia noi sappiamo che Gesù ci ha salvati, ossia che ha permesso alle nostre anime di essere salvate da Dio, anche se i nostri corpi sono ancora mortali. Perché non siamo molto diversi dai nostri progenitori, se non peggio? Perché ci identifichiamo ancora totalmente con i nostri corpi, che sono solo una parte della nostra vera natura, perché proviamo ancora il senso di separatezza fra di noi ed anche, in qualche misura, con il nostro Dio (anche se lo Spirito Santo ce lo fa sentire spesso veramente dentro di noi), ci sentiamo ancora nudi e sofferenti in mezzo alle vicende della vita, temiamo la morte verso la quale siamo inesorabilmente diretti, etc. Se non fosse per l'opera della redenzione di Gesù Cristo, la vittoria del male potrebbe apparire quasi totale, ma non è così. Anche prima dell'avvento del Signore Gesù, l'umanità è sempre stata sorretta, guidata ed amata da Dio, ma quando Egli mandò sulla Terra il suo unico Figlio, vero Dio e vero uomo, permise all'umanità di vivere in una nuova dimensione: nel mondo ma non del mondo, anche se comunque occorre un certo sforzo da parte nostra, unito alla perseveranza. Purtroppo, però, il primo peccato ha permesso al Male di "sabotare" in qualche modo la creazione, ossia di far percepire all'essere umano un mondo che non era affatto quello voluto da Dio, ma una... prigione a cielo aperto (un carcere-manicomio senza sbarre, per la precisione), ossia un sistema di gerarchie, invidie, idolatrie, stoltezze, discordie, ipocrisie, schiavitù... che Gesù Cristo non esitò a condannare apertamente, a costo della sua stessa vita. Ho usato la parola "manicomio" per descrivere il mondo. Certamente si tratta di un'iperbole, ma leggiamo come la scrittrice Ellen Goodman descrive la "normalità": "Normalità è indossare gli abiti che avete comprato per recarvi al lavoro e guidare nel traffico l'auto che state ancora pagando per potervi recare al lavoro di cui avete bisogno per pagare gli abiti e l'auto e la casa che lasciate vuota ogni giorno in modo che possiate recarvi al lavoro per potervela permettere." La maggioranza delle persone che vivono nei "Paesi sviluppati" ha uno stile di vita simile a questo, se non uguale. Tutto perfettamente normale e regolare, no? Se avessimo il coraggio, la sincerità, l'obiettività e l'intelligenza per dire apertamente che il Mondo, il Sistema e la Società sono folli, assolutamente folli, non faremmo altro che mettere in pratica, ancora una volta, la Parola di Gesù. Leggiamo infatti, in Giovanni 9, 35 - 41, quanto Gesù disse all'uomo nato cieco che aveva appena guarito e quanto disse ai Farisei che, come al solito, lo accusavano per invidia e grettezza mentale: "Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: «Tu credi nel Figlio dell'uomo?» Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Tu l'hai visto: colui che parla con te è proprio lui.» Ed egli disse: «Io credo, Signore!». E gli si prostrò innanzi. Gesù allora disse: «Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi.» Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo forse ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane.»
All'epoca di Gesù (incarnato in un corpo umano visibile), come oggi, il mondo era governato dal dio denaro, dal potere politico e militare e, purtoppo, anche da una parte di quello religioso che, invece di fare gli interessi delle anime al cospetto del Signore, faceva piuttosto gli interessi solo di se stesso, spesso anche stoltamente. Un esempio? Tutti noi conosciamo l'ipocrisia di molti Farisei (non di tutti, naturalmente), ma una cosa che mi ha spesso lasciato perplesso riguarda i Sadducei, i quali non credevano né nella vita dopo la morte, né nelle creature del mondo invisibile. Scusate, ma allora perché praticavano una religione, dato che, praticamente, secondo loro non c'era una vera speranza per l'uomo? Sì, rendevano culto a Dio, ma in maniera solo rituale, forse solo per una sorta di timore misto all'ammirazione. Magari i Sadducei erano anche delle "brave persone", ma perché essere "religiosi" se si crede solo in ciò che si percepisce con i sensi corporali? Anche i Farisei, quasi sempre, erano "ritualisti", ma almeno credevano nella vita dopo la morte e nell'esistenza di un mondo invisibile, del quale Dio è il Signore. Anche se "sepolcri imbiancati", in molti casi, avevano comunque un briciolo di speranza nella Verità del Signore, in un Vero Mondo di divina bellezza e pace dopo la morte corporale, ma purtoppo non accolsero il messaggio di Gesù e la Sua Stessa Persona e Divinità, tanto che con molte scuse lo fecero uccidere, addirittura dai loro nemici "terreni", i pagani invasori Romani. Tuttavia... i modi con cui rendere schiavi gli esseri umani si stanno moltiplicando in misura pressoché esponenziale, soprattutto grazie alla tecnologia. Riportiamo di seguito un articolo apparso sul sito web de "La Stampa" il 22 Gennaio 2016: Il Papa incontra l’amministratore delegato di Apple Tim Cook e benedice i social network: "Comunicazione è dono di Dio".
Papa Francesco ha ricevuto questa mattina in udienza Timothy Donald Cook, Amministratore Delegato di Apple, arrivato in Italia dopo l’annuncio dell’apertura di un nuovo centro di sviluppo a Napoli. La notizia era circolata in mattinata e aveva trovato conferma prima nell’agenda del giorno del Santo Padre e, poi, direttamente dalla Santa Sede. L’incontro è avvenuto alle 11.30 ed è capitato nello stesso giorno in cui Papa Francesco ha parlato di tecnologia in occasione della 50ª Giornata Mondiale dedicata alle Comunicazioni Sociali. Il Pontefice, il secondo dopo Benedetto XVI a fare uso dei nuovi media per comunicare con i fedeli, ha benedetto i social network che "possono essere forme di comunicazione pienamente umane". "Non è la tecnologia che determina se la comunicazione è autentica o meno - ha detto il Papa - ma il cuore dell’uomo e la sua capacità di usare bene i mezzi a sua disposizione. Le reti sociali sono capaci di favorire le relazioni e di promuovere il bene della società ma possono anche condurre ad un'ulteriore polarizzazione e divisione tra le persone e i gruppi". La comunicazione deve favorire la prossimità, è l’invito del Papa: "I suoi luoghi e i suoi strumenti hanno comportato un ampliamento di orizzonti per tante persone. Questo è un dono di Dio, ed è anche una grande responsabilità. Mi piace definire questo potere della comunicazione come prossimità. L’incontro tra la comunicazione e la misericordia è fecondo nella misura in cui genera una prossimità che si prende cura, conforta, guarisce, accompagna e fa festa. In un mondo diviso, frammentato, polarizzato, comunicare con misericordia significa contribuire alla buona, libera e solidale prossimità tra i figli di Dio e fratelli in umanità". Quanto ha detto Papa Francesco è senza dubbio corretto, in particolare quando ha affermato che le reti sociali "possono anche condurre ad un'ulteriore polarizzazione e divisione tra le persone e i gruppi". Le questioni riguardanti la polarizzazione fra le persone ed i gruppi, la faziosità, il campanilismo ed il nazionalismo estremo sono da tempo sotto gli occhi di tutti. Tuttavia, il problema è molto più vasto e profondo di quanto possa apparire in superficie. È vero che i nuovi strumenti di comunicazione possono dividere ed unire, ma sia il dividere sia l'unire possono risultare a volte fonte di nefaste prospettive. Vi ricorda qualcosa l'espressione "Divide et impera?" Dal punto di vista spirituale, la divisione è solitamente negativa, come si è detto. La prospettiva finale delle religioni monoteistiche rivelate, fra cui la nostra fede cristiana, è l'unione con Dio, niente di più, niente di meno, pur mantenendo noi l'aspetto creaturale, quindi senza pretendere affatto di diventare dei piccoli "dei", soprattutto come alcuni vogliono fare già su questa Terra. Il nostro Dio, infatti, è un Dio Personale, e non un "nirvana" che, benché bellissimo, non genera un vero amore reciproco, una vera relazione di figliolanza ed amicizia. D'altra parte, però, il Signore ci ha creati uno diverso dall'altro (anima, corpo e spirito). Egli non ha creato dei cloni. Purtroppo, però, molti aspetti del mondo contemporaneo inducono, spesso in maniera subdola, la massificazione delle vite degli esseri umani. Questo livellamento non è tanto esteriore, dal momento che moltissime differenze sono visibili, ma interiore, psicologico. Si arriverà al tentativo diabolico di creare una specie di "mente collettiva" in stile alveare? Per ora, non possiamo esserne sicuri, ma molti fatti e "grandi realizzazioni dell'intelletto umano" sono degli indizi evidenti.
Tutti voi, penso, conoscete l'episodio biblico della "Torre di Babele". Leggiamo il testo, tratto dal Libro della Genesi, capitolo 11, versetti 1 - 9:
"Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro». Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra."
Paolo Scquizzato, appartenente alla comunità dei Sacerdoti del Cottolengo, nel suo libro "Come un principio - Riflessioni sul Libro della Genesi" (Effatà Editrice), commenta il testo in questo modo:
L'autore sacro raccoglie il sentore della sua gente, il malumore serpeggiante nel contesto sociale in cui vive. È un contesto storico-culturale compresso fra due superpotenze: una potenza occidentale, l'Egitto, ed un'altra orientale, Babilonia. Chi scrive sta soffrendo. E' l'esperienza di coloro che si trovano oppressi da soggetti più potenti, da una civiltà, una cultura, una potenza imperialista che, per raggiungere l'apice - e rimanervi - deve schiacciare chi sta alla base. Questo è un brano di un'attualità sconcertante. Ieri come oggi, Dio è contrario a questa situazione: è contrario che vi sia qualcuno che domini sugli altri, perché dominare significa diventare "signore" sugli altri, e dato che Dio è il protettore, il difensore dei poveri, Egli non può accettare questa situazione. Non può accettare che l'uomo, creato a sua immagine e somiglianza, possa essere infangato. "Tutta la Terra aveva una sola lingua e le stesse parole" (Gn 11, 1). In ebraico "le stesse parole" significa "un solo labbro", ossia tutti dicono la stessa cosa, tutti possiedono l'identico pensiero. Ebbene, se le cose stanno così, significa che gli esseri umani sono sotto il controllo di un solo soggetto. La superpotenza - affinché i suoi sudditi siano controllabili, manipolabili - deve fare in modo che questi abbiano la stessa lingua, che tutti comprendano la voce e il pensiero dell'unico capo, dell'unico dittatore. In questo testo vi è un fattore storico-sociale che è sempiterno nel susseguirsi delle vicende umane: l'omologazione è la condizione necessaria per poter controllare tutti, e farlo al meglio. Per dirla con un sociologo contemporaneo, Zygmunt Baumann, occorre che tutto diventi liquido, indistinto. Ecco dove risiede l'attualità sconcertante di questo brano. Il fatto che tutta la Terra possieda una sola lingua e le stesse parole non è un bene, bensì una maledizione.
Ora, passiamo immediatamente ad uno degli aspetti di questa omologazione: Internet, con la sua immensa schiera di social network, new media, startup, data center, web farm, satelliti, cavi sottomarini, Agenti IA, etc. Riguardo a questo, vorrei fare innanzitutto un'autocritica o, meglio, vorrei pormi un interrogativo. A chi scrive piace usare il computer, dato che ha anche realizzato questo sito, ma spesso mi chiedo: fino a che punto è bene usare uno strumento che, sempre più, rischia d'imprigionare l'umanità in una ragnatela da cui non potrà più districarsi? Il "punto di non ritorno" è già stato superato? Sì, purtroppo. Perché? Perché, se mai un giorno Internet dovesse "cadere" (come ipotizzato da alcuni esperti del settore, che hanno analizzato la quantità media del flusso globale d'informazioni, e soprattutto adesso che l'IA pervade un po' tutto)... la civiltà attuale rischierebbe di collassare. Ormai tutto è collegato: banche, università, borse, centri di ricerca scientifica, installazioni militari, centri di produzione dell'energia elettrica, centrali di monitoraggio del traffico aereo, marittimo e terrestre, satelliti per le telecomunicazioni, aziende di ogni tipo e di ogni Paese, etc. Tuttavia, per quanto ciò possa sembrare catastrofico, ci stiamo avviando verso una tragedia ben peggiore: l'omologazione totale della razza umana, se Internet e le nuove tecnologie ad essa connesse non dovessero collassare, ma ampliarsi senza limiti. Molti ricercatori, giornalisti e scrittori sostengono che tutto ciò faccia parte dell'instaurarsi del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale, di cui hanno parlato molti politici in questi ultimi anni. In cosa consiste, essenzialmente? In un processo progressivo di centralizzazione del potere. Territori e Regioni in Nazioni. Nazioni in Unioni di Nazioni, Unioni di Nazioni in conglomerati di vario tipo su base continentale. Eserciti in Unioni di Eserciti, ad esempio. Su tutto ciò incombe l'ombra di una nuova "Torre di Babele", meno visibile, ma non meno potente. Anzi, molto più potente, idolatrica, foriera di presunzione e massificazione, talvolta al servizio del male, in maniera più o meno consapevole.
Tornando alle due "catastrofi" di cui sopra, ebbene, la prima catastrofe potrebbe danneggiare il nostro stile di vita, ma questo è un fatto puramente "fisico", soprattutto, mentre la seconda potrebbe danneggiare addirittura le nostre menti, le nostre coscienze e, indirettamente, le nostre anime ed i nostri spiriti. Tutto ciò vi sembra forse esagerato? Bene, sapete che cosa significa la sigla "WWW" che si trova all'inizio della maggior parte degli URL o indirizzi dei siti? Significa World Wide Web. Letteralmente, parola per parola, Mondiale Estesa Ragnatela. Ragnatela, capito? Paolo Scquizzato, nel testo sopra riportato, parla di due "superpotenze" antiche: l'Egitto e Babilonia. Ebbene, sia l'Egitto sia l'antica terra babilonese (l'odierno Iraq, all'incirca) sono noti, fra le altre cose, per le loro "piramidi". Ovviamente sono più famose quelle egiziane, ma anche i babilonesi avevano le loro piramidi: le "ziggurat", che erano sì di forma piramidale, però a gradini. Ora, non è forse vero che la struttura della società umana, fin dall'inizio della cosiddetta "storia nota", ha una struttura prettamente "piramidale", in cui al vertice c'è chi comanda e alla base c'è chi esegue gli ordini? E non è forse vero che Gesù Cristo ha rovesciato tutto ciò, affermando che i primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi? E non è forse vero che, storicamente, due fra i tanti popoli nemici di Israele erano, per l'appunto, quello egiziano e quello babilonese? E non è forse vero che, spesso, una buona parte degli israeliti si "prostituiva" agli idoli pagani dell'Egitto e di Babilonia, con le gravi conseguenze che possiamo leggere, ad esempio, nei Libri dei Profeti? Traete dunque voi le conclusioni, se volete. Ci sarebbe ancora molto, molto da dire. Facciamo notare solo una cosa: The Internet of Things, che significa L'Internet delle cose. Di che si tratta? Entro i prossimi dieci anni, la maggior parte dei dispositivi contenenti una parte elettronica (praticamente tutti), sarà connessa in rete, ossia "online". Oggi si tratta di computer, notebook, cellulari (smartphone), tablet, televisori, orologi... Domani l'elenco includerà anche frigoriferi, lavastoviglie, lavatrici, termostati, caldaie, macchine per il caffè, automobili, ascensori, finestre, impianti idrici e fognari, impianti per l'irrigazione, apparecchiature per la diagnostica medica, apparecchiature mediche invasive (ossia all'interno del corpo umano)... C'è da sperare che qualcosa non vada storto. Tuttavia, considerato che già ora i dispositivi connessi si contano in miliardi, figuriamoci se la probabilità di guasti con gravi conseguenze sarà bassa. Ma alla fine dobbiamo almeno dire: speriamo in bene!
Precedente pubblicazione in data 11-07-2021
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- Categoria: Spiritualità Cristiana

Se tu vuoi sapere qual è il valore della tua vita, vedi quale peso ha in essa l'adorazione. Nella preghiera tu sei soprattutto attirato dal moto d'amore di Dio che viene a salvarti in Gesù Cristo. In questo modo potresti metterti al centro e rinchiuderti in una specie di utilitarismo spirituale. Spezza questo cerchio per osare, in un gesto gratuito di adorazione, il movimento ascendente contrario. Tu sei fatto per adorare Dio e la tua vita troverà il suo vero centro di gravità quando ti prosternerai nella polvere davanti al Dio tre volte Santo della visione d'Isaia (Capitolo 6). I cristiani parlano ancora molto di Dio: fanno anche molte cose per lui, ma vanno perdendo il senso dell'adorazione; e per questo rischiano l'ateismo. Un Dio che non si adora non è il vero Dio. Tu devi riconoscere che Dio solo è Dio e che l'adorazione è il tuo primo dovere. Questo atto non è che un anticipo, un pregustare quello che farai eternamente nel cuore della santissima Trinità. Adorare non è per te solo un dovere che deriva dalla tua condizione di creatura: esso è la forma più elevata della tua vita di uomo. Adorando Dio, tu proclami la Sua santità, ma al tempo stesso affermi la tua grandezza di uomo libero davanti a lui: “Il valore di una vita, dice padre Monchanin, è dato dal posto che vi ha l'adorazione”. Quando vuoi Dio per Dio, adorandolo, allora trovi la tua libertà di uomo. È vero che la Chiesa deve continuamente ricordare che Cristo è venuto a salvare l'uomo e che i cristiani devono mettersi al servizio dei fratelli, ma essa tradirebbe la sua missione se riducesse il cristianesimo ad una pura diaconia fraterna: la fede si degraderebbe in un umanesimo monco. Oggi gli uomini soffocano in una società di consumi; essi hanno lo stretto diritto di vedere la Chiesa quale deve essere nella sua vera missione: rivolta verso gli uomini da salvare, ma prima di tutto verso Dio da adorare e da amare. Chiedi lungamente e con fervore allo Spirito Santo il senso dell'adorazione, e poi prosternati davanti a Dio nell’atteggiamento di colui che è colpito insieme dall'esperienza della santità di Dio e dal senso del proprio peccato: “Adorare Dio, dice il padre Geffré, è abbassare gli occhi davanti alla Sua Gloria”. “Quando Mosè sentì la voce di Dio nel roveto ardente, si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio” (Es 3,6). Solo Cristo rende una lode perfetta di adorazione al Padre: chiedigli di riprodurre in te quel movimento che lo faceva tendere ad Patrem. Per adorare, tu devi intravedere la Gloria di Dio, ossia la Sua grandezza inaccessibile e la Sua santità incomparabile. Ma Dio non si rivela mai come totalmente Altro senza rivelarsi insieme come vicinissimo, poiché è Amore. Il Dio Santo è anche inscindibilmente il Dio Amore che ti fa partecipare alla Sua vita trinitaria. Dio è adorabile perché è Amore. Il tuo stesso corpo è chiamato a esprimere l'adorazione del tuo cuore. In certi momenti tu non potrai fare altro che prosternarti con la faccia a terra (Ez 1,28), poiché la santità di Dio è un mistero che sfugge sempre alla presa dell'uomo. Tu ti nasconderai il volto fra le mani, ma sentirai Dio chiamarti per nome. Prenderai così coscienza del tuo peccato di fronte alla santità di Dio. Ma il Dio Santo non annienta il peccatore, lo purifica. L'angelo tocca la bocca d'Isaia con della brace presa dall'altare, per purificarla. In fondo, è contemplando Gesù Cristo che scoprirai la santità e la vicinanza di Dio. In Lui tu hai l'intimità del Dio totalmente Altro con l'uomo. Egli è l'unico adoratore del Padre: “È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori” (Gv 4,23). Nell'orazione sei ghermito dallo Spirito che ti configura a Cristo. A sua volta, il Figlio ti conduce nelle profondità del Padre e ti fa partecipare alla sua stretta d'amore. È dalle labbra e dal cuore del Cristo che sale la perfetta adorazione del Padre. Immergiti sempre di più nel Cristo. Desidera Dio con tutte le forze del tuo cuore, ma non mettere mai la mano su di Lui per impadronirtene. Allora soltanto Egli verrà a te. Non t'illudere di poter conquistare Dio con la forza delle tue braccia o di sedurlo con la bellezza delle tue parole. Tu non puoi nemmeno fare un passo verso di Lui, senza che Egli non ti sia prima venuto incontro. È Lui che viene a conquistarti e a sedurti; purtroppo le orecchie del tuo cuore sono spesso chiuse alle Sue chiamate. Dio gira intorno a te e aspetta che tu apra una breccia nel tuo cuore per irrompervi con tutto il dinamismo del suo amore. Questa breccia sarà il tuo desiderio orientato verso di Lui. È la sola forza capace di forzarlo a scendere verso di te. Ma occorre che il tuo cuore sia totalmente abitato da un desiderio ardente di Dio, il quale non sopporta alcuna divisione. Chiedi spesso allo Spirito Santo di scavare nel tuo cuore, perché possa sgorgare nel più profondo di te questo desiderio di Dio. Solo il desiderio obbliga Dio a discendere. Tu non puoi salire verso di Lui, poiché la direzione verticale ti è radicalmente interdetta: "Non esiste una scala con la quale l'intelligenza possa arrivare a raggiungere Dio " (San Giovanni della Croce). Se tu guardi a lungo e intensamente verso il Cielo, Dio scenderà e ti solleverà. E sempre Lui che ti cerca: “Stanco, ti sei seduto nel cercarmi”. Non puoi cercare Dio, non puoi fare nemmeno un passo verso di Lui, se non sei sollecitato interiormente, o espressamente chiamato. Se lo supplichi di venire, Egli verrà a te. Anzi, se glielo chiedi spesso, a lungo e ardentemente, Egli non può fare a meno di scendere verso di te. Tu devi comprendere che la preghiera assomiglia all'amicizia fra due esseri umani. Medita spesso queste parole di Simone Weil in Attente de Dieu a proposito dell'amicizia, e applicale alla tua relazione con Dio. “L'amicizia è il miracolo col quale un essere umano accetta di guardare da lontano e senza avvicinarsi l'essere che gli è necessario come un nutrimento. È la forza d'animo che Eva non ha avuto, e tuttavia non aveva bisogno del frutto. Se essa avesse avuto fame nel momento in cui guardava il frutto, e se malgrado ciò fosse rimasta indefinitamente a guardarlo, senza fare un passo verso di esso, avrebbe compiuto un miracolo analogo a quello della perfetta amicizia”. Propriamente parlando, tu non puoi fare alcuno sforzo per raggiungere Dio, o piuttosto lo sforzo che ti è chiesto è quello di guardare, ascoltare e desiderare. Devi essere attento al dono che Dio ti fa di Se Stesso e consentirvi, come Maria all'Annunciazione, dicendo Fiat. L'orazione è un atto di attenzione e di consenso a Dio, che non cessa di aggirarsi intorno al tuo cuore. La preghiera, come l'amicizia, è una gioia gratuita. Non devi cercarla per se stessa. Devi essere in attesa, povero e spoglio, per essere degno di riceverla. Pregare è nell'ordine della Grazia. Se passi tutta la tua orazione a desiderare Dio, senza volerlo afferrare né trarne profitto, puoi essere sicuro di avere ricevuto una grande grazia, poiché non avresti il desiderio di Dio se Egli non fosse presente e non agisse nel più intimo di te per suscitare questo desiderio. Se Dio non fosse in te, non potresti sentirne l'assenza. E se il tuo cuore è arido, se sei come un ciocco o un animale davanti a Dio, senza alcun desiderio di Lui, grida il tuo dolore con veemenza, bussa alla porta di Dio finché non ti aprirà. Sta certo che il Padre non ti darà una pietra se gli chiedi del pane. Egli vuole concederti quello che gli domandi, ma aspetta che tu perseveri sino alla fine delle tue forze. Fare l'esperienza di Dio significa immergersi in questo mistero silenzioso che tu chiami Dio senza riceverne apparentemente altra risposta che la forza di continuare a pregare, a credere, a sperare e ad amare.

Quanti uomini si volgono oggi verso le religioni orientali per chiedere: “Quale esperienza ci offrite?”. Gli stessi cristiani parlano molto dell'esperienza di Dio, ma purtroppo la concepiscono spesso come un pio sentimento o un'emozione religiosa di ordine superiore, mentre l'esperienza spirituale è molto di più e cosa ben diversa da questo. Dio non si offre agli uomini come uno spettacolo per i loro occhi o una esaltazione per il loro sentimento. Eppure, vi è un'autentica esperienza della Grazia, ossia una invasione del nostro essere umano da parte dello Spirito del Dio trinitario, che si è realizzata in Gesù al momento della Sua Incarnazione e del Suo Sacrificio sulla Croce. Sì, ti è possibile fare questa esperienza della Grazia nella tua vita di uomo, ma essa è oscura, misteriosa e non coincide mai con quello che tu ti aspettavi. È sempre un'esperienza di dono e di gratuità, nella quale ti offri in uno spogliamento di te stesso per lasciare che il Dio infinito agisca in te. Per avvicinarti un poco a questa esperienza della vita divina in te, guarda come il Cristo ha preso realmente coscienza di Sé come Figlio di Dio, come ha conosciuto il Padre, cioè quale esperienza ha fatto di Lui. Certo, Gesù è vissuto in un'intimità profonda con il Padre nelle Sue ore di preghiera notturna, ha ascoltato questa parola: “Questi è il Mio Figlio diletto”, ma ha conosciuto veramente il Padre nell'agonia e sulla Croce. Egli attendeva dal Padre un aiuto diretto, una di quelle consolazioni visibili che avrebbero dovuto allontanare da lui il calice. Ma il Padre non gliel'ha concessa, perché egli rifiuta sempre questa consolazione ai suoi amici migliori. Il Cristo ha veramente fatto l'esperienza della Grazia nel momento in cui, abbandonato dagli uomini e immerso in una solitudine spaventosa, ha ugualmente bevuto liberamente il calice per amore. Cristo mette direttamente in rapporto questa conoscenza sperimentale del Padre e il fatto di dare la sua vita: “Conosco il Padre e offro la Mia vita per le Mie pecore” (Gv 10,15).Se vuoi fare l'esperienza di Dio, non puoi fare a meno dell'esperienza di Gesù. Nel momento in cui il silenzio di Dio pesa terribilmente su di te, nel momento in cui tu avresti bisogno di un aiuto diretto da parte Sua, se perseveri nel credere, nello sperare e nell'amare, tu sperimenti il vero miracolo della fede e della Presenza di Dio in te, poiché non potresti agire così se Dio non intervenisse direttamente. K. Rahner descrive efficacemente alcune situazioni nelle quali facciamo l'esperienza della Grazia: “Ci è forse già accaduto di obbedire non perché dovevamo farlo per evitare degli inconvenienti, ma semplicemente a causa di quel mistero, di quel silenzio... che chiamiamo Dio e la Sua Volontà... Siamo mai stati una volta veramente soli? Ci è già accaduto di prendere una decisione qualsiasi unicamente a causa dell'appello più intimo della nostra coscienza... Quando si è assolutamente soli e si sa di prendere una decisione che nessuno può prendere al posto nostro e di cui siamo per sempre responsabili? Ci è mai accaduto di amare Dio quando nessun moto di entusiasmo sensibile più ci sostiene... Quando questo sembra un salto spaventoso nell'abisso, quando tutto sembra divenire incomprensibile e apparentemente assurdo? Siamo stati qualche volta buoni verso un uomo dal quale non ci attendevamo nessuna eco di riconoscenza o di comprensione?” (Vivere e credere oggi). È in questo dono gratuito di te stesso a Dio e agli altri che sperimenti veramente la Grazia, e ciò non avviene solamente sul piano della speculazione intellettuale, ma nei momenti quotidiani della tua esistenza. Ugualmente quando soffri e vedi prolungarsi la tua sofferenza, se seguiti a credere in Dio Amore, soltanto allora sei vicino a Dio. Di' bene questo a te stesso: tu fai un'autentica esperienza di Dio, o, più semplicemente, sei un uomo di preghiera quando possiedi il coraggio di gettarti, durante tutta la tua vita, in questo mistero silenzioso di Dio senza riceverne apparentemente altra risposta che la forza di credere, di sperare, di amare Dio e i tuoi fratelli, e quando, in definitiva continui a pregare. Non pregare con la tua intelligenza o con la tua sensibilità, ma esala il tuo cuore dinanzi a Dio. Devi continuamente ripeterti che il luogo della preghiera è il tuo cuore, cioè il centro del tuo essere, là dove tu sei te stesso pienamente libero, dove ti apri o ti chiudi a Dio. Il tuo cuore è la sorgente stessa della tua personalità cosciente, intelligente e libera, e soprattutto il luogo nel quale sei abitato dalla presenza dello Spirito. Discendi sempre più profondamente in questi abissi di silenzio dove comunichi con la vita stessa della Trinità. Troppo spesso tu pensi che pregare sia esporre davanti a Dio delle belle considerazioni intellettuali. Non t'ingannare: Dio non ha bisogno delle tue idee, perché ne ha di infinitamente più belle. Ugualmente, la preghiera non può consistere in sentimenti o risoluzioni morali. Devi pregare con il tuo cuore, con il tuo essere tutto intero. Pregare è innanzi tutto porsi di fronte a Dio sotto il suo sguardo. Se il tuo cuore è con Dio, il resto seguirà, e tu saprai quello che gli devi dire e quello che devi fare. Spogliati del non-essere e del sembrare per fare emergere davanti a Dio il fondo del tuo cuore. Non è facile essere nella verità davanti a Dio, perché spesso reciti solo una parte davanti ai tuoi occhi e a quelli dei tuoi fratelli. E poi ti sei fabbricato delle tuniche di pelle per proteggerti dal fuoco divorante del roveto ardente. Bisogna prima liberare il tuo essere profondo e rianimarlo. Poi ti esporrai, povero e nudo, all'irradiazione della vita trinitaria. Allora forse, dopo anni di preghiera “disincrostante”, il tuo essere sarà aspirato dalla grande corrente che circola fra il Padre e il Figlio. Il tuo essere è la tua sostanza. Tu vali molto di più delle tue parole, dei tuoi pensieri e delle tue azioni. È il tuo essere che devi donare a Dio, spoglio di ogni tuo avere e di ogni tuo agire. Quante volte i tuoi possessi ti hanno impedito di esistere! Più progredirai nella vita di preghiera, più diventerai povero, spoglio e semplice. Allora pregherai dal fondo del tuo essere, al di là delle parole. Come il padre de Foucauld, ti presenterai davanti a Dio, in pura perdita di te stesso. Nella preghiera, apri le valvole del tuo cuore e permetti all’acqua viva di irrigarti fino nel più profondo del tuo essere. Quando leggi gli Atti degli Apostoli, tu assisti a una invasione dello Spirito che trasforma i cuori e arriva persino a restituire la salute agli infermi. Si direbbe veramente un incendio che progressivamente invade tutti, e che nessuna potenza umana può fermare. Tu sei immerso oggi in un mondo in cui Dio è assente, e spesso, con le esigenze della tua fede, fai la figura di un originale. In certi giorni vorresti quasi che Dio ti concedesse una di quelle visite intempestive dello Spirito, per procurarti la sicurezza, “una di quelle parentesi con la quale la tua anima, che è incarnata in una carne debole, possa un poco ristorarsi per riprendere forza” (Moeller). Credi tu che il braccio di Dio sia oggi troppo corto per operare tali meraviglie? Non pensi che possa essere la tua sapienza umana troppo corta per permettere a Dio simili segni? Se la tua fede fosse un poco più grande, sia pure della grandezza di un grano di senape, tu assisteresti ancora a simili irruzioni di Dio in te e nel mondo. Allora spalanca il tuo cuore a questo dinamismo dello Spirito e lascia sulla riva i tuoi dubbi, le tue pene e le tue esitazioni. Dà fiducia allo Spirito ed egli agirà nel tuo cuore. La preghiera è quel momento unico e privilegiato nel quale tu apri le chiuse del tuo cuore a questa irruenza dello Spirito Santo. Il Battesimo ha fatto, o no, di te una creatura nuova, uno stesso essere con Cristo? Ha fatto scendere, o no, in te quella vita trinitaria capace di cambiare la faccia del mondo? Il messaggio del Cristo risorto è di una semplicità sconcertante: un vero incontro con Dio produce la conversione del tuo cuore, la trasformazione del tuo essere. Nel prendere possesso di te nel battesimo, Gesù ti ha fatto rinascere a una vita nuova; non ti ha promesso una ricompensa o una felicità per domani, ma una vita totalmente diversa, la Sua vita: “In verità, in verità, ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel Regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito. Non ti meravigliare se t'ho detto: dovete rinascere dall'alto” (Gv 3,5-7). Nel cuore del messaggio evangelico vi è una buona novella di trasformazione. Non sarà per i tuoi sforzi che arriverai a questo cambiamento: è lo Spirito Santo che lavora in te. Non vi è zona del tuo essere che non subisca l'influenza di questa vita nuova; il tuo stesso inconscio è raggiunto da essa. E tu sai quanto questa parte misteriosa del tuo essere s'impadronisca senza posa di te per orientare e dinamizzare i tuoi atti. Il Cristo vive realmente in te e la Sua vita tende a invadere tutta la tua persona e il tuo stesso inconscio. Nell'intimo della tua vita, tu sperimenti conflitti dolorosi: il peccato ha lasciato in te, fin nella tua psiche, tracce profonde che senza dubbio non potrai mai individuare né cancellare. Ricordati della potenza dello Spirito: egli è l'autore della prima creazione come della seconda a Pentecoste. È lo Spirito di forza e di dolcezza e ti invita ad affidargli tutta la tua vita: lavoro, riposo, gioia, sofferenza ed anche i tuoi conflitti. Non interverrà in te con una bacchetta magica, perché rispetta troppo la tua libertà, ma ti farà riconoscere la presenza di Dio nel cuore della tua vita umana dando un senso a tutto quello che vivi. Nell'orazione, chiedi allo Spirito di venire nella tua vita affinché tu divenga una creatura nuova in Gesù Cristo. Se avessi abbastanza fede, vedresti delle cose ancora più grandi di quelle che desideri. Lo Spirito non metterà a soqquadro il tuo essere, ma ti darà uno sguardo nuovo per accettare queste tensioni, per assumerle nella morte e risurrezione di Gesù; Egli ti infonderà la forza del Suo amore perché tu possa ridurre il più possibile i tuoi conflitti. Soprattutto toglierà dal tuo cuore il peccato, che è alla radice di tutte le tue sofferenze, e ti darà la pace per vivere armoniosamente pur con tutte queste tensioni interiori. Nella preghiera crescerà questo uomo nuovo a misura del Cristo, che è nascosto in te allo stato di piccolo figlio di Dio: “Fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando Egli si sarà manifestato, noi saremo simili a Lui, perché Lo vedremo così come Egli È ". ( I Gv 3,2 ). Nella preghiera tu ti immergi in Dio e scopri in te delle profondità insospettate. Vi sono in te delle “estremità della terra” ancora inesplorate, delle zone vergini dove tutte le creazioni e risurrezioni sono possibili, se sei disposto a lasciarti trasportare in questo mondo misterioso. Coloro che si sono tuffati nelle profondità dell'oceano, sono stati affascinati dalle meraviglie che hanno contemplato e anche se vi sono rimasti solo un quarto d'ora, questo mondo del silenzio è divenuto per loro indimenticabile. E quando, nella vita quotidiana, si vedono travolti dal chiasso sterile delle beghe e dei litigi ai quali gli uomini non sfuggono, o dalla dispersione e dalla alienazione, essi possono in un lampo riaprire nel fondo di se stessi la memoria sempre fresca di questo grande silenzio per ritrovare la calma, la pace e far fronte alle difficoltà con maggior larghezza di vedute, con più obiettività e serenità e grandezza d'animo.

Nella tua vita dissipata, non ti manca forse qualche cosa di simile? Talvolta ti accade di fare l'esperienza di questa intima immersione nel dialogo di amicizia, dove svaniscono le durezze e le opacità del tuo essere oscuro, e provi davanti all'altro un sentimento di trasparenza e di comunione al di là delle parole, nelle profondità del tuo essere, un sentimento che genera una pienezza di gioia. Due esseri si levano allora, uno di fronte all'altro, in una comunione di presenza che supera tutto quello che le parole possono esprimere. Un'esperienza simile ti fa intuire quali profondità ti si potrebbero rivelare nel dialogare con Dio. Non vi è paragone fra questo mondo del silenzio che risulta dall'esperienza umana e il mondo del silenzio di Dio. Infatti, l'interiorità cristiana non è di ordine psicologico, ma è quella che Dio crea in te; Egli scava nel tuo cuore uno spazio largo e profondo per comunicarti la Sua interiorità. Essere nato da Dio è come essere stato ripreso e riplasmato nel seno stesso di Dio. È come tornare al mondo dopo avere preso un bagno in un'acqua profonda e luminosa, quella della verità del Dio Amore. Quando ti si presentano i problemi e le complicazioni della vita, quando cerchi la volontà di Dio su di te o quando desideri ritrovare l'unità della tua vita, devi potere, in un lampo, rinnovare la memoria delle profondità di Dio in cui sei nato. Dio ti fa la grazia di partecipare alla tua interiorità. Non ti puoi avvicinare ad essa scavando le profondità del tuo essere umano; Dio solo può introdurti con la Grazia. In una parola, tu devi rinascere nel seno del Padre per diventare “figlio di Dio” (Gv 1,12). L'orazione è il mezzo privilegiato per immergerti nuovamente e senza posa in questa luce dalla quale sei nato. Tu entri nella corrente di vita universale fino alla vita di Dio. Se essa è un autentico faccia a faccia con Dio, e non un compiacersi del tuo io, la preghiera deve fare emergere alla tua coscienza le profondità insospettate del tuo essere. Scoprirai delle zone di conoscenza e di amore ancora inesplorate, che nasceranno alla vita sotto l'azione dello sguardo di Dio. Dio è la vera sorgente del tuo essere, più vicina a te di te stesso. Pregare è lasciarti trasportare nelle profondità trinitarie, dove Dio ti plasma e ti rimodella a sua immagine. Non essere sorpreso se il tuo essere di uomo trova una ricchezza di gioia e di pienezza. Il tuo essere, i tuoi pensieri, le tue parole e i tuoi atti assomigliano un poco a delle ceste più o meno bene intrecciate. Perché possano contenere la verità di Dio che è l'acqua viva, devi immergerle continuamente in questa sorgente dalla quale sei nato, altrimenti l'acqua scorre via e non ti rimane che un essere fatto di cose inaridite. Che tu non sia un paniere bucato! Riserva nelle tue giornate dei tempi forti d'immersione in Dio, sia pur brevissimi, sia pure della durata di un respiro, che aprono a Dio l'accesso alle profondità più segrete della tua vita. Non passare mai una settimana senza riservare un lungo momento alla preghiera silenziosa e alla contemplazione prolungata della parola di Dio. Se, nella preghiera, non perseveri per un tempo sufficientemente lungo da sperimentare i limiti delle tue forze umane, non sarai mai pervaso dalla preghiera dello Spirito Santo. È per questo che l'orazione prolungata è una necessità della tua vita cristiana. È importante determinare il ritmo di questi incontri con Dio la domenica o i giorni di riposo.
Dal libro "Prega il Padre tuo nel segreto" di Jean Lafrance
Precedente pubblicazione in data 20-04-2023
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Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i Tuoi occhi e tutto era scritto nel Tuo libro; i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno. Quanto profondi per me i Tuoi pensieri, quanto grande il loro numero, o Dio; se li conto sono più della sabbia, se li credo finiti, con te sono ancora.
Salmo 139, 15 - 18
Sion ha detto: «Il Signore mi ha abbandonato, il Signore mi ha dimenticato». Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, Io invece non ti dimenticherò mai.
Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle Mie mani, le tue mura sono sempre davanti a me.
Isaia 49, 14 – 16
La Chiesa Cattolica considera la vita umana e la persona umana incommensurabilmente preziose. Le Scritture rivelano che Dio conosce e ama intimamente ciascuno di noi.
Cosa significa "essere umano" ? Una comprensione cristiana della persona umana si basa sulla premessa che siamo allo stesso tempo esseri fisici e spirituali; un aspetto non è distinto dall'altro. I nostri corpi ci rappresentano nel mondo ed è attraverso i nostri corpi che esprimiamo il nostro spirito. Lo spirito umano, come inteso dalla Chiesa Cattolica, è orientato al bene. Ogni persona è creata per cercare ciò che è buono e giusto, ciò che è "di Dio". Questa è la coscienza, intesa come la Legge scritta da Dio su ogni cuore umano. Ogni essere umano è dotato da Dio del libero arbitrio. Questo significa che siamo liberi di accettare o rifiutare l'invito di Dio a condividere la Vita di Dio e camminare nelle vie mostrate da Gesù a noi. Il Dio che incontriamo nella libertà è colui che ci invita ad essere compagni del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo nell'opera della creazione e della salvezza. L'essere umano ha quindi un carattere essenzialmente interpersonale e comunitario. La libertà di cui gode ogni individuo è una realtà completamente sociale, perché è attraverso la nostra connessione con gli altri che scopriamo la nostra identità di esseri umani e cresciamo per essere completamente umani. Le persone sono attratte ad amare e a condividere se stesse nell'amore. "Dio, che ha creato l'uomo per amore, lo chiama anche all'amore, la fondamentale vocazione innata di ogni essere umano". Cosa significa essere creati a immagine di Dio ? Allora Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza...". Così Dio ha creato l'uomo a Sua Immagine, a Immagine di Dio l'ha creato, maschio e femmina li creò.... Dio vide tutto quello che aveva fatto, e invero era molto buono. Genesi 1:26, 27, 31 Una convinzione fondamentale nella nostra tradizione cattolica, basata sulle narrazioni della creazione del Libro della Genesi, è che ogni persona è creata a immagine di Dio. Viene descritto come Dio fece la "creatura terrestre" e soffiò nelle sue narici rendendola un essere vivente. Lo Spirito di Dio anima la terra e la rende umana. Creati a immagine di Dio e animati dallo Spirito, tutti gli esseri umani riflettono in modo unico la loro origine divina e il mistero della presenza di Dio nel loro essere. Il sigillo del divino non può mai essere cancellato. Ecco perché ogni individuo ha una dignità innegabile e un valore che suscita in tutti un profondo rispetto e onore. Ne consegue che la dignità umana non poggia mai su considerazioni di razza, stato sociale, realizzazione o sforzo personale. Tutti, piuttosto, sono chiamati a riconoscere la dignità dell'altro. Spesso la dignità umana o il valore degli individui sono oscurati dall'uso improprio della libertà, cioè attraverso il peccato. Il peccato è il rifiuto di accettare di vivere secondo Dio, secondo il Suo dono d'amore gratuito. Come spiega chiaramente Matteo (25,37 - 40), il Signore dell'Amore ci incontra soprattutto nelle persone dei poveri, dei malati e dei dimenticati. Non solo la peccaminosità sorge dall'abuso della libertà umana, ma è anche evidente che il peccato deforma le strutture della vita sociale e inibisce la prosperità umana. Dove ingiustizia, povertà e oppressione prevalgono, in qualsiasi società, la dignità e il valore di coloro che vivono in essa sono minati. Noi Cristiani crediamo che la Morte e la Risurrezione salvifica di Gesù hanno vinto il potere del peccato nel mondo. L'Amore, la Vita e la Grazia di Dio, condivisi con l'umanità, abilitano le persone a vivere una vita degna della loro vocazione di Popolo di Dio. La morte è una realtà, insieme inevitabile e universale; non c'è modo di evitarla. I Cristiani hanno sempre visto la morte alla Luce della Risurrezione di Gesù, che è la vita eterna promessa da Dio all'umanità. Nel parlare della fine della vita i cristiani considerano non solo la fine corporale, ma lo scopo e la destinazione futura. La Vita e la Risurrezione di Gesù Cristo sono una realtà che il credente ha già cominciato a condividere con Cristo nella vita dello Spirito. La Risurrezione di Gesù è il pegno di gloria futura di Dio nella sua pienezza, quando tutta la creazione sarà fatta nuova. Gli esseri umani sono resi presenti a tutto e a tutti attraverso la loro corporeità, collegati a tutta l'umanità, alla terra e al cosmo. La fede nella vittoria dell'amore salvifico di Dio è il fondamento della speranza che tutti saranno salvati e alla fine godranno della Gloria di vedere Dio faccia a faccia in Paradiso. Dio si è reso visibile nella storia umana attraverso la Persona di Gesù, che è il modello per una vita veramente umana. Con le Sue Parole e le Sue Azioni Gesù ha mostrato che Dio cerca coloro che sono perduti, perdona coloro che fanno il male, li tiene teneramente nella loro fragilità e li ama fedelmente, anche quando l'amore non è ricambiato. Il dono di Sé di Gesù nell'Eucarestia abilita i cristiani a condividere la Vita di Dio e li unisce a tutto il creato, impegnandoli alla condivisione e a lavorare per la giustizia nel mondo.
"Spiritualità" è una parola d'ordine nel nostro tempo, la quale genera molte posizioni di accoglienza attiva. I ricercatori spirituali abbondano e c'è una miriade di risorse disponibili da cui attingere, portanti la definizione di "pratica spirituale". Materiali spirituali nelle librerie e in Internet continuano a moltiplicarsi ad un ritmo sbalorditivo, come le persone di ogni ceto sociale e religiose, che hanno come obiettivo primario della vita il "diventare spirituali". Il termine "spiritualità" può portare un potere stellare all'inizio del ventunesimo secolo, ma c'è molta confusione riguardo a cosa significhi. La gente trova spesso difficile dare la giusta importanza alle varie pratiche spirituali. Come si fa a decidere riguardo ad una pratica spirituale? L'obiettivo diventa ancora più impegnativo quando, sullo sfondo, si considerano la spiritualità e la religione due entità separate. Gli studiosi di spiritualità sollevano sostanziali preoccupazioni circa l'ampliamento del divario percepito fra spiritualità e religione. Si chiedono se la spiritualità stia diventando una grande merce in questa nostra cultura consumistica. Purtroppo, sovente sembra proprio così. Troppo spesso la spiritualità è presentata o venduta come un nuovo e migliorato sostituto della religione. Tale "divisione" fra spiritualità e religione, a volte, può rappresentare un pericolo, se l'argomento non è ben compreso. A volte si sentono dei commenti come questo: "Io sono spirituale, ma non religioso". L'enunciato suggerisce una non familiarità o indifferenza alla propria tradizione religiosa di origine. Indica spesso insoddisfazione o frustrazione per una particolare espressione di istituzione religiosa. A volte segnala una percezione limitante della religione come "anemica" o "seriosa". Coloro che affermano di essere "spirituali" ma "non religiosi" meritano di essere ascoltati. Le istituzioni religiose, come l'umanità in generale, avrebbero a volte bisogno di impegnarsi maggiormente nel dialogo, nell'autocritica e nel rinnovamento. Sì, più attenzione dovrebbe essere posta sulle pratiche spirituali, intese come "contenuto centrale" della fede tramandata. Tuttavia non si dovrebbe concludere che la spiritualità sia un sostituto della religione. Una spiritualità disconnessa dalla religione priva del senso di comunità e della tradizione, non avvantaggiandosi di queste per il dialogo e la pratica, mancando inoltre di responsabilità. Tale spiritualità rapidamente diventa privatista e senza radici, un qualcosa all'opposto della comprensione cristiana della "vita nello Spirito". Da una prospettiva cristiana, lo Spirito che soffia viene fatto risalire alle Lettere di Paolo, in cui usa il termine greco "pneuma" per segnalare una vita vissuta in allineamento con quella di Dio. La spiritualità cristiana presuppone, per grazia di Dio, un desiderio umano e capacità di crescere in unione con il Dio Uno e Trino. Comprende il carattere dinamico della vita umana vissuta in cosciente rapporto con Dio in Cristo attraverso lo Spirito, come sperimentato all'interno di una comunità di credenti. Per vivere la spiritualità, un cristiano deve porre attenzione a ciò che è di Dio, per approfondire una vita di conversione che ha il discepolato come suo obiettivo. La spiritualità cristiana si esprime più autenticamente nel vivere le nostre promesse battesimali. Il cuore di queste promesse consiste nel rifiuto di tutto ciò che non è di Dio e nella decisione di vivere in accordo con le energie e le vie del Dio Uno e Trino. Un rinnovato impegno per mantenere le promesse del Battesimo è reso possibile dalla Grazia di Dio, su cui fare affidamento anche grazie alla comunità dei credenti, e supportata attraverso l'impegno in pratiche spirituali significative. La Messa è culto sacramentale, come si suol dire: il fisico è inteso come il nesso fra il visibile e l'invisibile, fra il tempo e l'eternità; proprio come avvenne sugli altari d'Israele e nella Carne del Figlio di Dio incarnato, nella Croce, nella Risurrezione e nell'Ascensione.
Riportiamo di seguito una parte di un saggio del Dott. Thomas Howard, morto all'età di 85 anni, che in origine fece parte di una conferenza tenuta al Gordon College nel giugno del 1995. Appare nella raccolta The Night Is Far Spent: A Treasury of Thomas Howard (Ignatius Press, 2007).
La mia ipotesi è che qui mi stia rivolgendo ad almeno tre gruppi di persone riunite insieme in assemblea. Il gruppo più numeroso di voi si collocherebbe in quell'ala del protestantesimo noto come evangelicalismo e sarà cresciuto in famiglie evangeliche. Un secondo gruppo ci dirà: "Sono stato cattolico fino all'età di quindici anni, poi ho incontrato Gesù", oppure "sono stato cattolico fino a diciassette anni, poi sono diventato cristiano". Un terzo gruppo di voi è cattolico romano, e mentre parliamo qualcuno potrebbe scoprire che qualche fratello di fede sembra molto lontano dall'essere soddisfatto del fatto che il suo cattolicesimo lo qualifichi come cristiano. Vediamo se riesco a gettare luce su questo tema della spiritualità cattolica in modo che noi tutti possiamo cogliere le cose in una luce abbastanza chiara. Come sapete, tutti noi facciamo quello che facciamo per ragioni che hanno radici nella nostra storia e cultura. Alcuni ebrei, per esempio, indossano grandi cappelli di pelliccia e lunghi cappotti neri e calze bianche. Devi indagare nella loro storia prima di decidere se abbiano un gusto antiquato. I calvinisti mettono il pulpito al centro dell'attenzione nelle loro chiese: hanno ragioni appassionate per adottare questa disposizione architettonica. Gli evangelici cantano un certo tipo di canzone gospel, o canzone di lode, che trova le sue radici nella cultura americana moderna. Parlo, ovviamente, di tradizione. Essere umani significa essere profondamente radicati nella tradizione. Siamo tutti d'accordo sul fatto che ci sono cattive tradizioni e buone tradizioni: incatenare gli schiavi è una cattiva tradizione, mentre togliersi il cappello in chiesa e alzarsi in piedi quando una donna entra in una stanza dovrebbero essere delle buone tradizioni. Dire che qualcosa è tradizionale lascia aperta la questione se debba essere cambiato. Se è frivolo, brutale o generato male, allora siamo tutti d'accordo che il cambiamento è indicato. Non esiste, come sapete, il cristianesimo non tradizionale. Quello che facciamo quando ci incontriamo con altri credenti per l'adorazione, e la sequenza che seguiamo, e le stesse frasi e vocabolario che emergono, non sono emersi direttamente dalle pagine del Nuovo Testamento ieri. John Wesley, o il generale William Booth, o Menno Simons, o Giovanni Calvino o Martin Lutero, o JN Darby, o John Wimber, o DL Moody, o Roger Williams, o AJ Gordon, o Ignazio di Antiochia, o Clemente di Roma, o Giustino Martire, o Gregorio I, questi signori stanno fra voi e il mattino di Pentecoste a Gerusalemme duemila anni fa. Anche se ti sforzi strenuamente per la spontaneità nella tua adorazione, ad esempio, trovi due cose: in primo luogo, c'è un'antica tradizione di sforzi per la spontaneità nell'adorazione - si chiama montanismo - e in secondo luogo scopri che la tua spontaneità si trasforma molto rapidamente in una mezza dozzina di frasi e gesti. Siamo tutti umani, in verità, e non possiamo sbarazzarci della tradizione più di quanto possiamo sbarazzarci di questi nostri corpi. Mentre i nostri precursori nell'antica Fede si spostavano da quella abbagliante mattina pentecostale nel lungo cammino della storia, scopriamo che la pietra di paragone per la loro vita insieme, per la loro preghiera e per il loro culto, era l'apostolato. Il cristianesimo non era solo un aggregato disordinato di credenti indipendenti e gruppi sparsi per la Samaria e l'Asia Minore. Dovevi essere in comunione obbediente, visibile, organica con gli stessi Apostoli. Poi, con il passare dei decenni e la morte di Pietro e Giovanni e Giacomo e gli altri, ti sei trovato sotto l'autorità degli uomini sui quali avevano imposto le mani. Questi uomini erano sorveglianti, o pastori: vescovo è la parola che è entrata in gioco molto rapidamente. Se eri cristiano, dicevi: "Policarpo è il mio vescovo", oppure "Ignazio è il mio vescovo". Non c'era nulla di simile nella Chiesa a cui tu ed io dobbiamo la nostra fede, non esisteva un cristiano indipendente o individualista. Naturalmente, i tipi zelanti spuntavano dalle erbacce ogni ora alla mezz'ora, per così dire, dicendo: "Ciao ragazzi, sto avviando una chiesa qui" o "Ho una parola dal Signore ”, o “Lo Spirito Santo mi ha rivelato così e così”. Questi uomini furono chiamati eresiarchi dai cristiani (c'erano anche alcune donne). Le cose erano molto rigide, in realtà: se ne dubiti, guarda le Epistole di San Paolo o ascolta di nascosto il Concilio di Gerusalemme, che gli apostoli convocavano per decidere cosa dovevi fare su certe questioni di coscienza. I cristiani non sono rimasti a organizzare seminari e simposi per discutere di questioni: gli apostoli ti hanno detto cosa fare e in cosa credere. Questa notizia può renderti ombroso, ma tutti noi, battisti, OPC, copti, RC o Grace Chapel, dobbiamo essere d'accordo sul fatto che questo era il modo in cui gli apostoli facevano le cose, nel bene o nel male. Se tentiamo uno schema diverso, lo facciamo sotto lo sguardo titanico di quella grande nuvola di testimoni che, dice il Libro degli Ebrei, ci osservano mentre inciampiamo nel nostro frammento di storia. Essere un credente in quei primi giorni significava guardare a te stesso, non tanto come un privato che aveva accettato il Signore Gesù Cristo come suo personale Salvatore, ma piuttosto come uno che si era unito a questa entità chiamata Chiesa. Se, per esempio, tu fossi un negoziante cristiano ad Antiochia, e io, il tuo vicino pagano, dopo aver osservato te e i tuoi compagni di fede per un paio d'anni, venissi da te e dicessi: "Ehm, penso che mi piacerebbe diventare un Cristiano”, non mi diresti: “Oh! Grande! Ecco Giovanni 3:16. Possiamo semplicemente chinare la testa qui, e tu puoi ripetere questa preghiera dopo di me, e poi sarai un cristiano." No. Mi diresti: "Ah. Vuoi essere cristiano, vero? Bene, ti presenterò il nostro vescovo, Ignazio, e ti consegnerà ad alcuni cristiani per l'istruzione per circa un anno, e ti sarà permesso di partecipare alla nostra adorazione (ma dovrai andartene quando arriviamo alla Cena del Signore ogni settimana), e poi, l'anno prossimo il vescovo ti battezzerà e diventerai cristiano."
Se questo suona peculiare a noi credenti americani moderni, il nostro atteggiamento è indice di quanto ci siamo allontanati dalle discipline e dalle tradizioni degli stessi uomini a cui dobbiamo la nostra fede. E, per inciso, quell'antico schema potrebbe essere ciò che sta alla base della confusione che gli evangelici a volte incontrano quando chiedono a qualche cattolico romano se è "salvato" o "nato di nuovo". La maggior parte dei cattolici borbotterà, brontolerà e abbaierà, e forse gracchierà: "No, sono cattolico". Così facendo, brancola un'identità che risale ai tempi apostolici. Quella parola cattolica è entrata in gioco pochi decenni dopo la Pentecoste. Essere cattolico doveva essere identificato con Pietro e Giovanni e Paolo, e con Ignazio e Clemente e Policarpo, e con quella strana folla nell'impero romano che adorava Dio e il Suo Servo Gesù (così lo esprimevano spesso). Era un'identità profondamente aziendale. L'individualismo non aveva preso il controllo in quei secoli e, cosa abbastanza interessante, fu in quel momento che quella che vediamo oggi come pietà cattolica romana iniziò a formarsi. Il che fa emergere un punto: i credenti cristiani seri parlano spesso di “tornare al Libro degli Atti”, o di prendere spunti dal solo Nuovo Testamento, come se stessero dicendo qualcosa di tagliente. Quello che manca, ovviamente, è che la Chiesa nascente non ha preso spunti dal Nuovo Testamento (non c'era ancora) e, in secondo luogo, che in questo Nuovo Testamento non si può trovare un progetto per il culto cristiano (Atti 2:42 elenca quattro ingredienti dei loro incontri insieme, ma non ci dice come avessero organizzato le cose). E in terzo luogo, naturalmente, insistere in modo troppo stridulo su una rigorosa adesione alla lettera di Atti 2:42 significa suggerire che il seme piantato dallo Spirito Santo era un seme povero e non crebbe mai. Un cattolico romano vede la crescita della Chiesa e del suo culto non come una questione di impertinenti Papi medievali, che registrano accrescimenti sul culto della Chiesa fino a quando alla fine non si ottiene una stravaganza chiamata Messa solenne, ma piuttosto come il germogliare organico, la fioritura e la fruttificazione di un albero da un seme sano: un albero grande abbastanza perché tutti gli uccelli del cielo vi si appollaino per ascoltare l'annuncio evangelico. Così, quando farai notare a un cattolico che la sua adorazione, la Messa, non assomiglia affatto a quelle riunioni accalcate nel Cenacolo e così via, penserà all'abitudine che hanno le ghiande di diventare enormi querce, che ovviamente non sembrano affatto ghiande. Questo ci porta a un altro punto su cui potrei essere in grado di aiutare in questa sede. Su questo tema della Messa, o della Liturgia, come la Chiesa apostolica chiamava il suo culto, sbagliamo in qualcosa che potrebbe sorprendervi. Quando si passa ai primissimi documenti della Chiesa, si scopre che il culto collettivo aveva assunto una forma molto specifica. Si incontravano, non principalmente per un sermone, né principalmente per fraternità, né principalmente per insegnare, né per cantare, né per nient'altro che l'Eucarestia. La Tavola del Signore, in altre parole. Questo, fin dall'inizio, era ciò che intendevano per adorazione. Sarebbero rimasti perplessi nel trovare cristiani duemila anni dopo che si riunivano per il culto collettivo nel giorno del Signore senza celebrare l'Eucarestia. E non solo: il loro culto non ha preso nessuna forma antica. Non sapevano niente di spontaneità. Come il Signore Gesù, che era cresciuto nella sinagoga, e come tutto il popolo di Dio fin da Mosè e prima, avrebbero saputo che, quando vi riunite in modo regolare, ricorrente e a lungo termine per offrire il sacrificio di adorazione al Trono di Zaffiro, hai bisogno di un modulo. Perché la forma ti libera dalla pozzanghera superficiale delle tue risorse ad hoc del momento e ti attira nella dignità, nobiltà e splendore che accompagnano il culto angelico dell'Altissimo, e per i quali tu ed io bramiamo con insondabile brama. Perché noi mortali siamo, naturalmente, creature cerimoniali.

Evviva la spontaneità al suo posto, ma quando arriviamo ai grandi, centrali, profondi misteri che stanno alla base della nostra vita mortale: nascita, matrimonio, adorazione, e la morte, allora cerchiamo una forma. Una cerimonia. Ogni tribù, cultura, società e civiltà lo ha saputo. Perché "cerimonializziamo" ciò che conta di più per noi? Perché voi spose vi vestite in quel modo e camminate così lentamente lungo il corridoio? Perché guidano il carro funebre così lentamente? Perché metti quelle candeline su quella torta di compleanno? Oh, certo, l'ostetricia e la ginecologia sono da lodare per il loro aiuto nel far nascere i nostri bambini, ma quando arriviamo a cosa significa - che una nuova persona è apparsa sulla scena - ah, allora, dobbiamo andare più a fondo di quanto l'ostetricia possa portarci, e l'unico modo per farlo è attraverso la cerimonia. Tutti gli ebrei e tutti i cristiani ortodossi, cattolici romani e anglicani contano su questo; e tutti i musulmani e gli indù, e in effetti persone di ogni tribù e cultura, lo testimonieranno. Quindi, se mettete alla prova un amico cattolico romano sul motivo per cui i cattolici si attengono a una forma rigida per il culto, non capirà bene cosa gli state chiedendo. Sicuramente, vorrebbe sapere, non credete seriamente che la spontaneità sia ciò che vogliamo quando veniamo, come santo popolo di Dio, settimana dopo settimana, secolo dopo secolo, ad offrire il sacrificio di adorazione al Trono di Zaffiro? Può anche essere utile spiegare che non solo la struttura della Messa stessa – la prima parte, chiamata Sinassi, che contiene tutte le letture scritturali, e il sermone e il credo e le preghiere, e la seconda parte, chiamata l'Anafora, con il Grande Ringraziamento e la stessa Comunione, che non solo questa struttura, ma anche le stesse parole risalgono al primo e al secondo secolo. È una cosa tremendamente commovente, credetemi, leggere i testi di ciò che dicevano e facevano quei primi cristiani quando si radunavano, e poi ascoltare quelle stesse parole nella liturgia nella vostra parrocchia locale da domenica a domenica. Si dispiega una continuità gloriosa e ininterrotta: voi sapete che siete legati agli Apostoli, ai Padri, ai Martiri, ai Vescovi e ai Confessori, e a tutta la Compagnia dei Fedeli dalla Pentecoste ai nostri giorni. Un cattolico romano ha difficoltà a capire perché i cristiani vorrebbero mettere da parte questa antica liturgia a favore di un progetto moderno. Ma la mia ipotesi è che a questo punto alcuni di voi potrebbero mormorare: "Beh, va tutto molto bene, la nobile antichità di cui parli. Ma la 'gente comune' è veramente toccata da questo? "Una domanda legittima, touché. E la risposta, ovviamente, è no, non più del fatto che un ebreo medio vedesse la Gloria di Dio ogni volta che i leviti suonavano le trombe, né il tuo avvocato presbiteriano medio o amministratore delegato episcopale o studente universitario del Gordon College, veda quella Gloria quando l'organo, o le chitarre, intonano l'inno di apertura. Noi mortali non andiamo molto bene con questo lavoro di adorazione. Dov'era la tua mente durante il canto dell'inno di pochi minuti fa? Ahimè. Ma tutti noi, battisti, pentecostali o cattolici, vorremmo raggiungere la massima di Sant'Agostino "abusus non tollit usus", se qualche nostro amico non religioso ha suggerito che dovremmo abbandonare le nostre pratiche di adorazione poiché la maggior parte delle volte le nostre menti vagano altrove. "L'abuso di una cosa non toglie il suo uso corretto." Non gettiamo la spugna sulla cappella di Gordon perché le menti delle persone vagano o leggono una rivista in grembo. Continuiamo a combattere, tenendo aperta, per così dire, la porta del tabernacolo, affinché le anime buone e sante vengano ad offrire le loro offerte, e affinché altri di noi, trovandosi in questi recinti, possano forse essere destati ai nostri doveri verso la Divina Maestà. Consentitemi di toccare un altro punto sul culto e la pietà cattolica romana che, credo, costituisca uno scandalo per i cristiani protestanti. È questo affare del fisico. I cattolici si inginocchiano, si inchinano e si fanno il segno della croce. Alcuni addirittura si battono il petto durante l'Agnus Dei ( "Agnello di Dio"). E c'è spesso incenso. Il celebrante indossa abiti elaborati. Ci sono candele, acqua santa, pane e vino. Non è affatto lo schema delle cose di Ginevra o Zurigo o Edimburgo. Non è tutto, davvero, pagano? Ebbene sì, se vuoi dire che i pagani usano l'incenso e si inchinano e accendono candele. Ma nel momento in cui diciamo che sappiamo di essere nei guai, poiché anche i pagani si radunano per adorare, pregare e ascoltare l'insegnamento, proprio come facciamo noi cristiani, cosa accade? E i pagani si inginocchiano, come molti di voi fanno al proprio capezzale. Chiaramente non possiamo adottare la regola che dice: Se lo fanno i pagani, noi cristiani non dobbiamo. Il punto è che noi uomini ci inchiniamo, ci inginocchiamo, ci raccogliamo e alziamo le mani sante. Il problema arriva quando chiedi quale divinità viene invocata. Se è Baal o Osiride, allora hai il paganesimo. Se è il Dio e Padre di nostro Signore Gesù Cristo, allora hai il culto cristiano. Ma ancora, il Nuovo Testamento non ha posto fine a tutte le cerimonie? L'adorazione non è una questione strettamente dell'uomo interiore adesso? Ebbene sì, se vuoi dire che il Padre cerca coloro che lo adoreranno in spirito e verità. Ma, ovviamente, questa non è un'innovazione del Nuovo Testamento: i Profeti tormentavano sempre Israele per la stessa cosa. E John Knox, Jonathan Edwards e Kierkegaard assillarono i protestanti sui loro rituali di adorazione farseschi e vuoti. I cattolici non hanno alcun angolo su questa difficoltà. Così, ammesso che è sempre difficile per noi mortali riunire e mantenere insieme la forma esteriore e la realtà interiore, ammettendo questa grave difficoltà, non dovremmo ridurre le cose al minimo in modo da diminuire il pericolo? Forse è così. D'altra parte, ovviamente, tu ed io non siamo gnostici. Non siamo manichei. Quelle erano le persone che volevano che la religione fosse una questione del nostro volo in un etere vacuo e disincarnato, gettando a mare questi nostri imbarazzanti corpi in carne e ossa, con tutti gli starnuti e i sibili che portano con sé. Tutti quei bostoniani del diciannovesimo secolo come Ralph Waldo Emerson e Bronson Alcott e William Ellery Channing erano quasi manichei. Volevano che il cristianesimo fosse fumigato e cerebrale. Siediti nella tua Chiesa del New England su un banco di legno e pensa a Dio. Ma per favore, niente odori e campane. Per favore. Tu ed io risponderemmo a Emerson e compagnia sottolineando che il cristianesimo, lungi dall'essere la religione semplicemente del Libro, come l'Islam, è profondamente carnale. Ma dopo gli altari e gli agnelli e le giovenche e il grasso bruciato dell'Antico Testamento, si arriva allo spirituale: giusto? Sbagliato. C'è un concepimento di un bambino nel grembo di una giovane ragazza. C'è il parto e la circoncisione. C'è acqua per il vino a un matrimonio. Ed ecco la tua e la mia salvezza, operata non da editti tramandati dal cielo, ma da spine e schegge e chiodi e tagli. Ma poi diventiamo spirituali, giusto? Sbagliato di nuovo. Un corpo, fuori dal sepolcro. E peggio ancora – quel corpo – la nostra carne umana, assunta all'Ascensione nei più intimi misteri della Santissima Trinità. Quando è stata l'ultima volta che hai sentito un sermone sulle implicazioni dell'Ascensione? E poi, ovviamente, non solo un Libro, ma Pane e Vino, dati a noi, giorno per giorno, finché dura la storia. Una religione molto fisica è quella a cui apparteniamo. Questo è ciò che si dice nella Messa romana. La Messa è culto sacramentale, come si suol dire: cioè il fisico è inteso come il nesso fra il visibile e l'invisibile; fra il tempo e l'eternità; proprio come avvenne sugli altari d'Israele, e nella carne del Figlio di Dio incarnato, e sulla Croce, e nella Resurrezione e nell'Ascensione. E tu ed io siamo più che anime, o intelletti. Gesù Cristo ha salvato l'uomo intero, rotule, timpani, narici e tutto: perciò i cristiani si inginocchiano per pregare, suonano le chitarre nel loro culto e portano incenso. È un bene per il mio cuore che le mie ginocchia tocchino il pavimento. È un bene per la mia anima che i muscoli del collo si pieghino un po' quando dico grazie a pranzo. Queste cose fisiche appartengono alla personalità senza soluzione di continuità che sono io. Emerson ha sbagliato tutto. Potrei concludere qui menzionando un elemento che è appiccicoso come uno qualsiasi degli elementi dell'elenco di domande che i buoni evangelici hanno sulla pietà cattolica romana. Intendo il Rosario. Se qualcosa sulla terra assomigliasse alla vana ripetizione contro cui la Bibbia ci mette in guardia, sarebbe certamente il Rosario. Comporta ripetizioni apparentemente infinite dell'Ave Maria. Non può essere "preghiera", vero? Fammi vedere se posso aiutarti a vedere almeno il motivo per cui i cattolici apprezzano il Rosario. Primo, sappiamo tutti quanto sia terribilmente difficile fissare la nostra mente nella meditazione cristiana. Se ci hai provato tu stesso, sai che il tuo peggior nemico sono i pensieri erranti. Sai anche che esaurisci molto rapidamente le cose da dire quando stai meditando su uno dei misteri del Vangelo (e sicuramente se uno è un cristiano serio avrà come parte dei suoi esercizi quotidiani proprio questo meditare e meditare). Il Rosario ci fornisce un modo per soffermarci (questa è la parola chiave, appunto) in modo sistematico e progressivo, alla presenza di tutti i grandi eventi della nostra salvezza, in compagnia di Colei che è stata la più ricettiva al Signore, cioè la Vergine Maria, che disse, ricorderete: «Ecco la serva del Signore: avvenga di me secondo la Tua parola». Ahimè, questo è ciò che tu ed io, in nostro padre Adamo e nostra madre Eva, non abbiamo detto in Eden; ed è un modo per riassumere tutto questo processo di crescita della vita cristiana che abbiamo intrapreso. Se solo potessi imparare, sempre di più, a dire, dal mio cuore: "Mi avvenga secondo la Tua parola". Il Rosario ci presenta quindici eventi evangelici: l'Annunciazione, la Visitazione, la Natività, la Crocifissione, la Resurrezione e così via, dandoci una sorta di ritornello su cui mormorare mentre ci poniamo in conspectu Dei ad ogni scena. Questo è simile al modo con cui i carismatici mormorano “Gesù! Gesù!" o il modo con cui noi evangelici ripetiamo “Alleluia!” o “Incoronalo! incoronalo!” in un inno. Ci viene dato un ritornello tranquillo da tenere sulla lingua mentre indugiamo, ci aiuta a rimanere sul posto. Le parole sono come cuscinetti a sfera, per così dire. Aiutano le nostre povere facoltà sparse a rimanere in linea. E, naturalmente, l'“Ave Maria” è biblica: stiamo semplicemente ripetendo il saluto di Gabriele a questa donna, siamo una delle tante generazioni che la vogliono chiamare Beata, come lei stessa ha cantato nel Magnificat. Perché, naturalmente, è stata lei quella di noi che è stata coinvolta più intimamente in tutto il dramma della redenzione: i Patriarchi e i Profeti, i Re e gli Apostoli hanno tutti testimoniato la Parola: Maria ha portato la Parola. Lei è il compimento di Genesi 3:15. Nella misura in cui uniamo sempre più le nostre aspirazioni alle sue, ci avviciniamo sempre più all'intima unione con il Signore. “Ecco la serva del Signore”: se solo potessi imparare a dirlo, in mille situazioni durante tutto il giorno in cui l'irritazione, o il risentimento, o la lussuria, o l'impazienza mi sorgono. “Mi sia fatto secondo la Tua parola”. È uno stato d'animo meraviglioso a cui dovrebbe aspirare un cristiano. Il Rosario, giorno per giorno, ci presenta quegli eventi sui quali la nostra anima dovrebbe abitualmente dimorare e ci aiuta a soffermarci in quei canti evangelici. Giorno per giorno, ci presenta quegli eventi in cui le nostre anime dovrebbero abitualmente dimorare e ci aiuta a soffermarci in quei recinti evangelici. Il mio tempo è scaduto. Ho appena toccato questo argomento della Vergine Maria e non ho detto nulla del Papa, o delle preghiere ai Santi, e del Purgatorio, e di tante altre cose che sembrano un oltraggio all'ardente fantasia evangelica. Come forma di abbreviazione, posso semplicemente dire che ognuna di queste nozioni e pratiche è profondamente centrata su Gesù Cristo che, dice la Chiesa cattolica romana, facendo eco a San Paolo, è “l'unico mediatore fra Dio e l'uomo”.
Dieci principi della vita spirituale 1) “Spiritualità” o essere “spirituali” non significa niente di più, ma anche niente di meno, che essere animati e guidati dallo Spirito del Signore Gesù che si riceve nel Battesimo. Questo è ciò che intende San Paolo con “vivere secondo lo Spirito” o essere “spirituali”. Non significa necessariamente un'esperienza intensa e straordinaria o un'interiorità sensibilissima. 2) Forse il modo più utile per comprendere la vita spirituale è vedere il nostro obiettivo nel rinnovamento per Grazia (in particolare per opera dello Spirito Santo, spesso chiamata Grazia “increata”) dell'immagine di Dio dentro di noi, ferita dal peccato originale e da quelli attuali. La Grazia purifica il nostro intelletto nel conoscere la verità e rettifica la nostra volontà nell'amare il bene. 3) Essenziali per la salute spirituale – mantenere in noi la salute e il vigore della vita dello Spirito Santo – sono la preghiera, il silenzio e il nutrimento attraverso la lettura. Tutti questi richiedono dedizione, disciplina e lo sviluppo dell'abitudine. 4) La preghiera, secondo Clemente Alessandrino (212 d.C.) è “conversazione con Dio” o, secondo san Giovanni Damasceno (749 d.C.), “l'elevazione del cuore e della mente a Dio” o, secondo Santa Teresa d'Avila (1582 d.C.), «nient'altro che un'intima condivisione fra amici... prendersi del tempo per stare da soli con Colui che ci ama». Ogni preghiera inizia con l'iniziativa di Dio: non è mai semplicemente il prodotto dei nostri sforzi, sebbene una preghiera fruttuosa richieda il nostro sforzo. 5) Esistono tre espressioni, o tipi di preghiera: vocale o verbale, meditativa e contemplativa. La preghiera verbale usa le parole (come preghiere formali, preghiere con parole proprie, la “preghiera di Gesù”); la meditazione impegna l'immaginazione mentre si medita e considera i misteri della fede o le parole della Sacra Scrittura (ad eseempio come avviene con il Rosario o la lectio divina); la preghiera contemplativa è la preghiera di unione, spesso senza parole, realizzata nel silenzio ed è il dono di Dio all'anima, che implica un'intensa consapevolezza della presenza di Dio nell'anima. 6) Il silenzio è un prerequisito essenziale della preghiera e della vita spirituale. È imperativo coltivare tempi di silenzio nella nostra vita quotidiana. Il silenzio ci aiuta a crescere nella consapevolezza di sé, che è essenziale per una crescita genuina poiché l'orgoglio è l'assenza di una prospettiva di sé indotta dall'assorbimento di sé. Man mano che cresciamo nell'autocoscienza; accadono due cose: riconosciamo la nostra vera povertà e arriviamo a vedere la nostra vera identità in Cristo. 7) È essenziale anche il nutrimento attraverso una solida lettura spirituale. Il posto d'onore spetta al testo ispirato delle Sacre Scritture. La Scrittura deve essere letta cristologicamente: Cristo è la chiave per svelare il significato della Scrittura nel suo insieme, compreso l'Antico Testamento. Egli è la Parola mediata dalle parole. Egli è la lente attraverso la quale tutte le Scritture devono essere lette. Se hai intenzione di leggere le Scritture, inizia sempre con i Vangeli, che creano la "lente" per il resto della Bibbia. Piccoli frammenti della Scrittura ogni giorno su cui possiamo rimuginare o meditare sono la base. Utile anche leggere le Scritture insieme a tutta la Chiesa: seguendo il ciclo del Lezionario, possiamo seguire le letture della Messa quotidiana e farne un vero alimento. 8) Un'altra fonte di nutrimento è la Liturgia delle Ore, la preghiera ufficiale della Chiesa universale. Composta da salmi, cantici e brani delle Scritture, è destinata a diventare il cardine o perno, e fondamento della nostra vita quotidiana di preghiera. Il ciclo della preghiera del mattino, o "Lodi" e della preghiera della sera, o "Vespri", può strutturare e plasmare la nostra esistenza quotidiana. Anche le vite e gli scritti dei Santi sono un'altra eccellente fonte di nutrimento spirituale. Più ci vediamo come parte di una Tradizione vivente di pratica spirituale, più possiamo appropriarci del meglio di essa per noi stessi. 9) Tutte queste pratiche si basano sull'autodisciplina: la capacità di spegnere la TV, il computer, il cellulare e l'iPod e dedicare del tempo ogni giorno a Dio. Il segreto è iniziare in piccolo e farlo crescere. Tutte queste pratiche devono essere in accordo con il proprio stato di vita. Non ci si può aspettare che una madre di un bambino di sette anni viva come una trappista; bisogna scoprire cosa funziona per se stessi, sulla base della formula delineata sopra. Come ogni altra cosa nella vita, l'equilibrio è importante. 10) Queste pratiche saranno utili solo se ci si sforza di vivere pienamente la vita sacramentale della Chiesa, in particolare attraverso la celebrazione fedele e regolare dell'Eucarestia, che la Chiesa insegna essere la cosa più efficace che possiamo fare, e la celebrazione regolare del sacramento della riconciliazione. In fondo, si tratta di abitudine: non semplicemente come comportamento ripetitivo, ma come disposizione ferma e affidabile della volontà; inculcare le buone abitudini e sradicare le cattive abitudini, assistiti tutto il tempo dalla Grazia. Ecco perché la regolarità è più importante del volume. È qualcosa di più della semplice forza di volontà o dell'autodisciplina: se così fosse sarebbe insufficiente, perché significherebbe che ci affidiamo principalmente ai nostri sforzi e non alla Grazia di Dio. Inizia in piccolo. Abbi fede. Lascia che Dio faccia il resto.

Spirituale e religioso: i vantaggi di essere entrambi. Molte persone oggi si definiscono "spirituali ma non religiose", ma è davvero così facile, o salutare, separare spiritualità e religione l'una dall'altra? James Martin SJ pensa di no e, in un estratto dal suo libro popolare, "La guida dei gesuiti a (quasi) tutto", spiega perché la religione non dovrebbe essere liquidata così facilmente. Tutti sembrano essere spirituali in questi giorni, dal tuo compagno di stanza del college, alla persona nel cubicolo dell'ufficio accanto al tuo, all'argomento d'intervista di qualche celebrità. Ma se "spirituale" è di moda, "religioso" è altrettanto fuori moda. Questo di solito è espresso come segue: "Sono spirituale ma semplicemente non religioso". Ci sono così tante persone che si descrivono in questo modo che a volte mi chiedo se i Gesuiti potrebbero attirare più persone se dessero gli Esercizi Spirituali ma non Religiosi . Il pensiero che spinge a quest'atteggiamento è questo: essere "religiosi" significa attenersi a regole arcane e a dogmi nascosti, ed essere lo strumento di un'istituzione oppressiva che non ti permette di pensare da solo. (Il che avrebbe sorpreso molti credenti pensanti, come San Tommaso d'Aquino, Mosè Maimonide, Dorothy Day e Reinhold Niebuhr). La religione è ottusa e pregiudizievole – così va il pensiero – soffocando la crescita dello spirito umano. (Il che avrebbe sorpreso San Francesco d'Assisi, Abraham Joshua Heschel, Santa Teresa d'Avila, Rumi e il Reverendo Dott. Martin Luther King Jr.). In maniera peggiore, secondo alcuni autori contemporanei, la religione è il più spregevole dei mali sociali, responsabile di tutte le guerre e dei conflitti nel mondo. Purtroppo, la religione è responsabile di alcuni mali nel mondo moderno e di altri mali nel corso della storia: fra questi la persecuzione degli ebrei, le guerre infinite di religione, l'Inquisizione, per non parlare dell'intolleranza religiosa e del fanatismo che porta al terrorismo. Puoi aggiungere a questo elenco cose più piccole: il tuo vicino critico che ti dice ad alta voce quanto spesso aiuta in chiesa, il tuo parente più santo di te che strombazza quanto spesso legge la Bibbia o quel ragazzo fastidioso al lavoro che continua a dirti che la fede in Gesù ti porterà sicuramente un incredibile successo finanziario. C'è un lato umano e peccaminoso nella religione poiché le religioni sono organizzazioni umane e quindi inclini al peccato e, francamente, le persone all'interno delle organizzazioni religiose lo sanno meglio di quelle al di fuori di esse. Alcuni dicono che a conti fatti la religione si trova carente. Tuttavia, vorrei accumulare contro gli aspetti negativi alcuni aspetti positivi: tradizioni di amore, perdono e carità, nonché le conseguenze più tangibili di migliaia di organizzazioni religiose che si prendono cura dei poveri, come le associazioni di beneficenza cattoliche o la vasta rete di ospedali cattolici e scuole che si prendono cura delle popolazioni povere e immigrate. Pensa anche a uomini e donne generosi come San Francesco d'Assisi, Santa Teresa d'Avila, Santa Caterina da Siena, Dorothy Day, Santa Madre Teresa di Calcutta e ancora il Reverendo Dott. Martin Luther King Jr. Parlando del Dottor King, potresti aggiungere anche il suffragio femminile ed i movimenti per i diritti civili, tutti fondati su principi esplicitamente religiosi. Aggiungi a questa lista i miliardi di credenti che hanno trovato nelle proprie tradizioni religiose non solo conforto ma anche una voce morale che li esorta a vivere vite altruistiche e a sfidare lo status quo. E Gesù di Nazareth. Ricordi? Sebbene sfidasse spesso le convenzioni religiose del suo tempo, era un uomo profondamente religioso, per dirla con un eufemismo. A proposito, neanche l'ateismo è perfetto. Nel suo libro No One Sees God: The Dark Night of Atheists and Believers, Michael Novak sottolinea che mentre molti pensatori atei ci esortano a mettere in discussione tutto, specialmente la religione organizzata, gli atei spesso non riescono a mettere in discussione se stessi. Si pensi alla crudeltà e allo spargimento di sangue perpetrato, proprio nel XX secolo, da regimi totalitari che hanno professato l'ateismo scientifico. Mi viene in mente la Russia stalinista. A conti fatti, penso che la religione sia al primo posto. E quando penso agli esempi degli effetti malefici della religione, ricordo la scrittrice inglese Evelyn Waugh, una scrittrice abbagliante che per molti versi era una persona cattiva. Uno degli amici di Waugh una volta espresse stupore per il fatto che potesse essere così meschina e cristiana. Pensa, disse Waugh, quanto sarei peggiore se non fossi cristiana. Tuttavia, non sorprende che, dati tutti i problemi con la religione organizzata, molte persone direbbero: "Non sono religioso". Dicono: "Sono seriamente intenzionato a vivere una vita morale, forse anche incentrata su Dio, ma sono la mia persona". "Spirituale", d'altra parte, implica che, libero da dogmi inutili, puoi essere te stesso davanti a Dio. Il termine può anche implicare che hai provato una varietà di credenze religiose che hai integrato nella tua vita. Mediti in un tempio buddista (che è fantastico); partecipi con amici ebrei alla Pasqua (ottimo anche); canti in un coro gospel in una chiesa battista locale (di nuovo grande); e vai alla Messa di mezzanotte della vigilia di Natale in una chiesa cattolica (anche questa fantastica). Trovi ciò che funziona per te, ma non frequenti veramente alcuna chiesa: sarebbe troppo limitante. Inoltre, non c'è nessun credo che rappresenti esattamente ciò in cui credi. Ma c'è un problema. Mentre "spirituale" è ovviamente salutare, "non religioso" può essere un altro modo per dire che la fede è qualcosa fra te e Dio. E mentre la fede è una questione fra te e Dio, non è solo questo. Perché significherebbe che ti stai relazionando solo con Dio. E questo significa che non c'è nessuno che possa aiutarti quando potresti essere fuori strada. Tendiamo tutti a pensare di avere ragione sulla maggior parte delle cose e la spiritualità non fa eccezione. Non appartenere a una comunità religiosa significa meno possibilità di essere sfidati da una tradizione di credenza ed esperienza, meno possibilità di vedere quando si è fuorviati, vedendo solo una parte del quadro, o addirittura sbagliando. Consideriamo una persona che vuole seguire Gesù Cristo da sola. Forse ha sentito dire che se seguirà Cristo godrà di un successo finanziario, un'idea popolare oggi. Se facesse parte di una comunità cristiana tradizionale, tuttavia, le verrebbe ricordato che la sofferenza fa parte della vita anche del cristiano più devoto. Senza la saggezza di una comunità, potrebbe gravitare verso una visione distorta del cristianesimo. Una volta che cade in tempi difficili finanziariamente, può abbandonare Dio, che ha smesso di soddisfare i suoi bisogni personali. Nonostante i nostri migliori sforzi per essere spirituali, commettiamo errori. E quando lo facciamo, è utile avere la saggezza di una tradizione religiosa. Questo mi ricorda un passaggio di un libro intitolato Habits of the Heart, scritto da Robert Bellah, un sociologo della religione, e altri colleghi, in cui hanno intervistato una donna di nome Sheila, sulle sue convinzioni religiose. "Credo in Dio", disse. "Non sono una fanatica religiosa. Non riesco a ricordare l'ultima volta che sono andata in chiesa. La mia fede mi ha portato lontano. È Sheilaismo. Solo la mia vocina." Ancora più problematiche dello sheilaismo sono le spiritualità interamente incentrate sul sé, senza spazio per l'umiltà, l'autocritica o alcun senso di responsabilità per la comunità. Certi movimenti "New Age" trovano la loro meta non in Dio, e nemmeno nel bene superiore, ma nell'auto-miglioramento – una meta preziosa – ma che può degenerare nell'egoismo. La religione può fornire un freno alla mia tendenza a pensare che io sono il centro dell'universo, che ho tutte le risposte, che conosco Dio meglio di chiunque altro e che Dio parla più chiaramente attraverso di me. Allo stesso modo, le istituzioni religiose hanno bisogno di essere chiamate a rendere conto. E qui i profeti fra noi, che sono in grado di vedere i fallimenti, le debolezze e la semplice vecchia peccaminosità della religione istituzionale, giocano un ruolo fondamentale. Come gli individui che non vengono mai sfidati, le comunità religiose possono spesso sbagliare tragicamente le cose, convinte di fare la "volontà di Dio". (Pensa ai processi alle streghe di Salem, fra gli altri esempi.) Potrebbero persino incoraggiarci a diventare compiacenti nei nostri giudizi. La religione non riflessiva a volte può incitare le persone a compiere errori peggiori di quelli che farebbero da sole. Pertanto, quelle voci profetiche che invitano le loro comunità a una continua autocritica sono sempre difficili da ascoltare per l'istituzione, ma nondimeno necessarie. A suo modo, Ignazio esercitò un ruolo profetico chiedendo ai Gesuiti di non cercare nella chiesa alte cariche clericali – come quella di vescovo, arcivescovo o cardinale. In effetti, i gesuiti fanno una promessa di non "ambizione" per alte cariche anche all'interno del loro stesso ordine. In questo modo, Ignazio non solo cercò di prevenire il carrierismo fra i Gesuiti, ma disse anche una parola di profezia alla cultura clericale della chiesa del suo tempo. È una sana tensione: la saggezza delle nostre tradizioni religiose ci fornisce un correttivo alla nostra propensione a pensare di avere tutte le risposte; e gli individui profetici possono moderare la naturale propensione delle istituzioni a resistere al cambiamento e alla crescita. Come per molti aspetti della vita spirituale, è necessario trovare l'equilibrio nella tensione.
La religione ci fornisce qualcos'altro di cui abbiamo bisogno: storie di altri credenti, che ci aiutano a capire Dio meglio di quanto potremmo fare da soli. Isaac Hecker era un convertito al cattolicesimo del 19° secolo che divenne sacerdote e fondò l'ordine religioso americano noto come i Paulisti. La religione, ha detto Hecker, ti aiuta a "connetterti e correggere". Siete invitati in una comunità per connettervi gli uni con gli altri e con una tradizione. Allo stesso tempo, vieni corretto quando devi esserlo. E potresti essere chiamato a correggere la tua stessa comunità, anche se in questi casi è richiesto un tipo speciale di discernimento e di umiltà. La religione può portare le persone a fare cose terribili. Nella migliore delle ipotesi, però, la religione modifica la nostra naturale tendenza a credere di avere tutte le risposte. Quindi, nonostante quello che dicono molti detrattori, e nonostante l'arroganza che a volte infetta i gruppi religiosi, la religione nella sua forma migliore introduce l'umiltà nella tua vita. La religione riflette anche la dimensione sociale della natura umana. Gli esseri umani desiderano naturalmente stare gli uni con gli altri e questo desiderio si estende all'adorazione. È naturale voler adorare insieme, riunirsi con altre persone che condividono il tuo desiderio per Dio e lavorare con gli altri per realizzare i sogni della tua comunità. L'esperienza di Dio passa anche attraverso le interazioni personali all'interno della comunità. Certo, Dio comunica attraverso momenti privati, intimi – come nella preghiera o nella lettura di testi sacri – ma a volte Dio entra in relazione con noi attraverso gli altri in una comunità di fede. Trovare Dio accade spesso nel mezzo di una comunità – con un "noi" tanto spesso quanto un "io". Per molte persone questa è una chiesa, una sinagoga o una moschea. O, più in generale, la religione. Infine, religione significa che la tua comprensione di Dio e della vita spirituale possono trascendere più facilmente la tua comprensione e immaginazione individuali. Ti immagini Dio come un giudice severo? Va bene, se ti aiuta ad avvicinarti a Dio o a diventare una persona più morale. Ma una tradizione religiosa può arricchire la tua vita spirituale in modi che potresti non essere in grado di scoprire da solo. Ecco un esempio: una delle mie immagini preferite di Dio è il "Dio delle sorprese", che ho incontrato per la prima volta durante il noviziato. La mia idea di Dio all'epoca era limitata a Dio il Lontano, quindi è stato liberatorio sentire parlare di un Dio che sorprende, che ci aspetta con cose meravigliose. È un'immagine di Dio giocosa, persino divertente. Ma non l'avrei mai inventato da solo. Mi è venuta da David, il mio direttore spirituale, che l'aveva letta in un libro con lo stesso titolo, di un Gesuita inglese di nome Gerard W. Hughes, che l'aveva preso in prestito da un saggio del Gesuita tedesco Karl Rahner. Quell'immagine fu amplificata quando lessi la conclusione di uno dei grandi romanzi spirituali moderni, Mariette in Estasi. Ron Hansen, uno scrittore pluripremiato che è anche un diacono cattolico, ha scritto la storia delle esperienze religiose di una giovane suora all'inizio del 1900, liberamente ispirata alla vita di Santa Teresa di Lisieux, la carmelitana francese. Alla fine della storia, Mariette, che ha lasciato il monastero molti anni prima, scrive alla sua ex maestra delle novizie, assicurandole che Dio comunica ancora con lei. Cerchiamo di essere formati, trattenuti e mantenuti da Lui, che ci offre anche la libertà. E ora quando cerco di conoscere la Sua Volontà, la sua gentilezza mi inonda, il suo grande Amore mi travolge e lo sento sussurrare: Sorprendimi. La mia immagine del Dio che sorprende e del Dio che attende sorprese è venuta da tre Sacerdoti Gesuiti e dall'immaginazione religiosa di uno scrittore cattolico. In altre parole, quell'idea mi è stata data dalla religione. Nel complesso, essere spirituali ed essere religiosi fanno entrambi parte dell'essere in relazione con Dio. Nessuno dei due può essere pienamente realizzato senza l'altro. La religione senza spiritualità diventa un secco elenco di affermazioni dogmatiche separate dalla vita dello spirito. Questo è ciò contro cui Gesù ha messo in guardia. La spiritualità senza religione può diventare un compiacimento egocentrico separato dalla saggezza di una comunità. Questo è ciò che sto avvertendo.
Fonti: bc.edu - cesapp.catholic.edu.au - catholicworldreport.com - todayscatholic.org – thinkingfaith.org
Precedente pubblicazione in data 18-04-2022
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Nel corso del XX secolo e di questi primi due decenni del XXI secolo, la "scienza ufficiale", ed in particolare la fisica, l'astrofisica e la cosmologia, hanno investigato approfonditamente il mondo dell'immensamente piccolo e dell'immensamente grande, ottenendo anche notevoli risultati, almeno per quanto riguarda questa nostra attuale "realtà" fisica, ossia l'universo conosciuto. Lo spazio, il tempo, il mondo atomico e subatomico, le galassie, i buchi neri e molte altre cose sono state e sono tuttora oggetto di studi di vario tipo, sia dal punto di vista teorico sia dal punto di vista sperimentale, spesso con grande dispendio di energie umane e d'ingenti somme di denaro. A cosa ha portato tutto ciò? Fondamentalmente a due conseguenze: la prima riguarda la conoscenza, almeno dal punto di vista umano, che in questi campi talvolta tocca anche la metafisica, dal momento che ci porta a domande di tipo "creazionista" e, di conseguenza, al tentativo della scienza d'indagare sul mistero di Dio. La seconda è di natura più pratica, ossia riguardante le ricadute tecnologiche di queste ricerche. Ebbene, dal punto di vista della fede cristiana, penso che il secondo tipo di conseguenza sia più umile ed utile (almeno ad un certo livello), mentre il primo può essere sia "illuminante" sia fonte di "pericoli". Mi spiego meglio: le suddette branche della scienza (fisica, astrofisica e cosmologia) hanno l'obiettivo principale di "spiegare" la realtà in cui viviamo e di cui siamo fatti, dal punto di vista terreno. In realtà, però, finora le "teorie" (purtoppo spesso considerate "verità") pongono a volte degli interrogativi piuttosto inquietanti o, addirittura, offrono delle risposte altrettanto inquietanti. Porsi interrogativi è lecito e giusto, ma giungere a conclusioni parziali, spacciate talvolta per "totali", può essere rischioso. Un paio di esempi di tutto ciò è il seguente: la teoria del big bang (l'origine dell'universo da una "singolarità" immensamente piccola, forse generata da una "fluttuazione quantistica del vuoto") ed il "multiverso" (l'esistenza d'infiniti universi che possono anche riprodursi per "gemmazione", ad esempio mediante i buchi neri). Passando poi ad altre parti dello scibile umano strettamente connesse con possibili implicazioni di tipo metafisico, abbiamo: l'Intelligenza Artificiale Forte e Debole, la nascita della vita sulla Terra "per caso", ossia attraverso la "fortuita" formazione d'innumerevoli strutture macromolecolari, la selezione naturale "casuale", ossia il progressivo adattamento all'ambiente da parte degli esseri viventi sulla base di "casuali" mutazioni genetiche, etc. Per farla breve, tutto ciò è molto interessante, ma dal momento che in questo universo pare che ogni cosa abbia una "causa", nessuno scienziato è mai stato in grado di determinare realmente quale sia la Causa Prima, che noi credenti sappiamo essere Dio. L'unico ambito della scienza ufficiale in cui si dice che qualcosa potrebbe non avere una causa determinabile si chiama "meccanica quantistica", ossia quell'insieme di "leggi" che regola il mondo subatomico. Ebbene, pur avendo delle ricadute tecnologiche tangibili, il principio di tutto ciò potrebbe essere errato. Albert Einstein disse: "Dio non gioca a dadi". Angiolina Spato, fondatrice di numerosi gruppi di preghiera del Rinnovamento nello Spirito, recentemente scomparsa, disse: "Il caso non esiste ". Queste sono affermazioni su cui è talvolta molto utile riflettere. Perché? Perché hanno implicazioni enormi sia sulla vita terrena sia sulla vita ultraterrena. Non dico che tutto avvenga in maniera totalmente "calcolata", come quando si avvia un programma per computer, ma che Dio non abbandona mai i Suoi figli e le Sue creature. Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria (in Italia), in uno dei suoi libri arriva a dire, in maniera immaginaria, a coloro che "vanno contro Dio", che quando scopriranno la verità, potrebbero essere redarguiti in questo modo: "Pensavate che il mondo fosse uscito alla roulette di Montecarlo?" La teoria del big bang originato da una "fluttuazione quantistica del vuoto" è la più pericolosa, per quanto riguarda le possibili implicazioni sulla psiche umana e, soprattutto, sulla fede. Perché? Perché postula che, prima dell'origine "esplosiva" dell'universo, pur non essendoci nulla di nulla, in base a calcoli matematici potevano esistere delle particelle "virtuali" che, in base alla "probabilità matematica", potrebbero aver fatto saltare fuori tutto quanto dal... nulla. Oh, be', molto interessante quanto stupido allo stesso tempo. Ora, se per un'assurda "coincidenza" dovessimo ammettere sotto tortura che questo potrebbe anche essere vero... Chi ha creato questo "vuoto quantistico" (peraltro privo di spazio e tempo) e queste suddette "particelle virtuali"? Chi? Mi sembra di sentire solo silenzio, in sala.

Considerando il fatto che questo nostro "universo visibile" è in realtà in gran parte "invisibile", dal momento che il cervello umano può decodificare in immagini solo una ristretta parte dello spettro elettromagnetico, ossia la "luce visibile", e che la stessa "scienza ufficiale", per spiegare l'espansione accelerata dell'universo, postula l'esistenza della "materia oscura" e dell ' "energia oscura", c'è da chiedersi: cosa vediamo, in realtà? Le immagini e le visioni che spesso il Signore manifesta nelle nostre menti, soprattutto quando preghiamo, forse, sono più reali di tutto ciò, ossia di quello che viene chiamato "realtà fisica". Ora, per essere pratici, se qualcuno vi tira un pugno e vi spacca il naso, senza dubbio provate un notevole dolore. Quindi, per certi versi, questa è una spiegazione del fatto che questo mondo sia "reale". Tuttavia, in questa ipotetica quanto spiacevole esperienza, cos'è veramente "reale"? Sono i rapidi impulsi elettrochimici che per via nervosa dal vostro naso giungono al cervello... e poi? Oltre questo punto la scienza non sa rispondere, ma la fede sì. È l'anima, ossia ciò che grazie a Dio vivifica l'uomo, che "sente" il dolore, non gli atomi di cui sono costituite le cellule cerebrali. Dopo aver scritto queste righe, procediamo dicendo qualcosa in base al titolo di questo articolo. Perché questi discorsi "scientifici"? Perché da sempre scienza, fede e morale sono in qualche misura "intrecciate", nel bene e nel male. Non dimentichiamoci che uno dei doni dello Spirito Santo è la Scienza, ma quella che viene dal Signore e non dalla mente umana "da sola". Perché, dunque, è importante il fatto che la fede cristiana abbia in grande considerazione la "morale"? Anche altre religioni hanno dei "precetti" che mirano a regolare i rapporti interpersonali, mentre altre religioni, anche con alcuni aspetti molto interessanti, non pensano molto alla "morale", ossia a quanto riguarda la scelta fra il bene e il male. Già, perché fondamentalmente la "morale" non è un insieme di pii desideri e di pie azioni, ma riguarda la scelta concreta fra il bene e il male, che va oltre le apparenze, le ipocrisie, le idolatrie, la vera e falsa modestia, l'umiltà e la superbia, il coraggio o la vigliaccheria. Non si tratta di "fare la morale" a se stessi ed al prossimo. "Togli prima la trave dal tuo occhio..." Il Signore Gesù, nel Vangelo, non parla spesso dell'Inferno, ma quando lo fa spesso pronuncia parole tremende, pur essendo Mite e Umile di Cuore. Due esempi: la parabola del "ricco epulone" ed il discorso riguardante il Giudizio Universale, che è strettamente connesso al giudizio particolare a cui, prima o poi, ogni anima deve andare incontro. Cos'hanno in comune questi due brani del Vangelo? La misericordia corporale messa in atto oppure no. Sfamare e curare il prossimo oppure ignorarlo. Tutto qui. Sicuramente ci sono molti insegnamenti di natura più "spirituale", ma se non capiamo le "cose della Terra", come possiamo capire le "cose del Cielo"? Un fatto interessante è che sia il "ricco epulone" sia i "maledetti" del Giudizio Universale, di per se stessi, non avevano operato "azioni malvagie". Come mai, dunque, un tale castigo? Perché, semplicemente, sono persone che "se ne fregano del prossimo", per dirla in maniera brutale. Considerando che Gesù, che è una cosa sola con il Padre, vuole che noi creature siamo una cosa sola con Lui e con il Padre, e ovviamente con lo Spirito Santo, ignorare il prossimo è come ignorare se stessi e Dio, ossia "non vegliare". Gesù, infatti, ripete spesso di "vegliare", ossia di cercare di essere consapevoli di noi stessi, del mondo che ci circonda e, soprattutto, di Dio Onnipotente, Onnipresente, Onnisciente e Onniveggente. Parlando anche per esperienza personale, riconosco che spesso ci capita d'ignorare le sofferenze altrui, molte volte perché siamo presi dalle nostre, e lo Spirito Santo Paraclito, Consolatore e Avvocato, intercede per noi per queste mancanze di carità. Benché Dio possa infondere in noi la Sua Scienza, noi non possiamo creare una "Scienza di Dio", perché altrimenti saremmo in grado di spiegare qualcosa su Colui che è al di sopra di ogni spiegazione, pur essendo presente in tutti e in tutto. Abbiamo la Sua Parola, il Suo Corpo, il Suo Sangue, il Suo Spirito, la Sua e nostra Madre, gli Angeli, i Santi, i miracoli... cerchiamo di non lasciarli passare inosservati ed inascoltati! Qualche anno fa, lessi nel Diario di Santa Faustina Kowalska, un brano in cui la santa s'interrogava su Chi realmente fosse Dio. Ad un tratto il Signore Gesù le disse: "Né mente umana né mente angelica possono comprendere Dio. Medita sui Miei attributi." Ora, per sollevarci un po', qual è l'attributo più grande del Signore? È la Sua Misericordia. Noi cristiani crediamo infatti che Dio è Amore, e che sulla Croce la Misericordia del Signore vinse per sempre la Sua Giustizia. Misteriosamente, però, lo stesso Signore Gesù disse a Santa Faustina che dopo il tempo della Misericordia verrà il tempo della Giustizia. Ora, se questa Giustizia si manifesterà come "castigo collettivo", similmente a quanto accadeva al popolo d'Israele quando peccava gravemente, ne sarò ben lieto, perché personalmente temo molto di più il "Giudizio particolare". Molti scienziati cercano le prove dell'esistenza di un Creatore, spesso anche in buona fede. Ma le prove ci sono da migliaia di anni! Non si tratta di risolvere equazioni matematiche, ma di aprire gli occhi e vedere i miracoli che ogni giorno accadono intorno a noi e dentro di noi. Ci sono miracoli che non "sfidano le leggi fisiche", mentre altri, storicamente provati, sfidano le suddette "leggi". Ora, possibile che se un'equazione ed un esperimento vanno d'accordo, per la scienza tutto procede bene, mentre se un'ostia consacrata, il Corpo di Cristo, si solleva in aria... la risposta è: boh? Oppure, perché se un'ostia consacrata si trasforma in carne sanguinante, la risposta è la stessa? Se la scienza umana vuole essere veramente coerente e credibile, non deve usare "due pesi e due misure". Nel corso di una Convocazione Regionale del Rinnovamento nello Spirito, il coordinatore nazionale Salvatore Martinez disse che noi cristiani dovremmo vedere "almeno un miracolo al giorno". Vi assicuro che non si tratta di un'esagerazione, ma del vivo rapporto con il Signore Gesù, che è sempre con noi, anche quando non pensiamo a Lui. Concludiamo con una nota su quanto recentemente accaduto alla sonda Schiapparelli, inviata dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e dall'Agenzia Spaziale Russa (Roskosmos) su Marte, nell'ambito della missione ExoMars. Questa sonda, costata un miliardo e trecento milioni di euro, si è schiantata al suolo a circa 300 chilometri all'ora, diventando un ammasso d'inutile ferraglia. Un'altra parte della sonda, il modulo Trace Gas Orbiter (TGO) tuttora in orbita intorno a questo pianeta, è però funzionante.

Ufficialmente, lo scopo principale di questa missione "era" quello di scoprire se su Marte esistono forme di vita oppure no. Quest'obiettivo è sicuramente importante, tanto che la parte "funzionante" di questa missione è in volo intorno a Marte per scoprire "emanazioni di gas metano prodotte da organismi biologici". Molto interessante... Ma quante persone si sarebbero potute aiutare sul serio, con quel miliardo e trecento milioni di euro, quasi totalmente andati in fumo in pochi secondi? Se quest'interrogativo, che quasi nessuno pare porsi, non fosse così tragico, verrebbe quasi da sorridere all'ipotesi che i marziani si siano stufati di essere spiati da qualcuno che se ne frega del suo "prossimo" per farsi gli affari di chi gli è "lontano". Personalmente sono molto affascinato dalla possibile esistenza di altre forme di vita nell'universo, e forse un giorno le scopriremo, o "loro" ci scopriranno o contatteranno. Un giorno chiesero al Santo Padre Pio se esistessero gli alieni, e lui rispose: "E che? Credi che la Gloria di Dio sia limitata solo al nostro pianeta?" Molti comuni "modi di dire" sono piuttosto superficiali ed eccessivamente generalisti, ma è vero quanto ogni tanto si sente dire riguardo al fatto che l'umanità dovrebbe prima affrontare e tentare di risolvere i problemi e le ingiustizie che l'attanagliano, e poi pensare al resto.
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“Arnold Toynbee, concludendo i suoi lunghi studi sui cicli di decadenza della storia umana, ha scoperto che ognuno di essi coincide con una rinascenza dell’idolatria, e pertanto afferma che la nostra era sta pericolosamente affondando, sotto l’enorme peso d’una nuova mitologia, la quale ha divinizzato cose terrene, istituti caduchi e persone mortali: questi sono il danaro, la meccanica, la razza, i reggitori dei popoli, ed altre divinità, che sono state collocate nel novello olimpo.” Dal libro “Esiste Dio?” di Alfredo Mazzei
Arnold Toynbee (Londra 1852 – Wimbledon 1883) è stato un riformatore sociale ed economista, fondatore di numerose opere di carità, morto a soli trentun’anni. Per quanto riguarda il fatto che i periodi della storia nota, in cui vi fu un aumento dell’idolatria, coincisero con una decadenza (spirituale e morale in primis, ma anche in seguito materiale, economica e politica, con tanto di guerre di ogni tipo) è degno di nota osservare che questa concezione dell’umana esistenza è comune a molti popoli, passati e presenti. Secondo la religione induista, ad esempio, si susseguono ciclicamente quattro ere, di durata progressivamente minore, segnate da diverse caratteristiche. Due, in particolare, sono le seguenti: innanzitutto la decadenza, lenta ma costante, dei valori spirituali; poi la durata media della vita, che progressivamente diminuisce. L’attuale era, secondo gli induisti, è denominata “kali yuga” e, purtroppo, è la peggiore. Gli indù, inoltre, affermano che, ogniqualvolta i valori spirituali, religiosi e morali subiscono una degradazione, Dio interviene. Interviene secondo la Sua Santa Volontà in vari modi, percepibili o meno, ma in ogni caso interviene. È interessante notare quanto tutto ciò sia in comune con la nostra Fede Cristiana, benché chi scrive sia convinto che Dio si sia pienamente rivelato solo in essa: anche secondo la Sacra Bibbia, anticamente, gli uomini vivevano più a lungo di oggi, benché la scienza medica abbia fatto numerosissime scoperte e salvato milioni e milioni di vite. Inoltre, sempre secondo l’Antico e Nuovo Testamento, ogni volta che il popolo (dapprima solo quello Eletto, poi tutta l’umanità) prende vie sbagliate, Dio interviene. Interviene, naturalmente, lasciando l’uomo libero di decidere, ma comunque interviene, anche in maniera molto forte. Nell’Antico Testamento, ogni volta che il popolo si piegava all’idolatria, Dio mandava i Suoi messaggeri, i Profeti, ad annunziare la Sua Parola. Ora, cosa significa “idolatria”? Letteralmente significa “adorare qualcosa che non è Dio”. Dio solo, infatti, deve adorato. Sarebbe infatti una stoltezza adorare ciò che è creato (vivente oppure no), al posto del Creatore. Eppure noi tutti, prima o poi, consciamente o inconsciamente, cadiamo in questo errore. Ripeto: anche senza accorgercene. Vi è infatti un’idolatria esplicita, che consiste nell’adorare divinità di vario tipo, buone o malvage che siano, ed un’idolatria implicita, più o meno consciamente compresa, ma spesso praticata senza troppe preoccupazioni, anzi talvolta con gioia, ossia considerare al di sopra di tutto cose, artefatti più o meno tecnologici o artistici e sovrastrutture umane e naturali, come il denaro, il potere, la politica, la scienza, etc. Alcune attività umane, non sono ovviamente pericolose di per sé, anzi a volte sono molto utili, ma chi riflette saggiamente capisce presto che sono destinate a finire e che solo Dio è Eterno e Fonte di ogni vita di ogni cosa. Storicamente gli “idoli” erano artefatti o manufatti umani, essenzialmente sculture in pietra, legno o altri materiali, talvolta preziosi, a cui veniva innanzitutto attribuito un carattere divino, spesso operante in una particolare sfera del vivere umano (l’agricoltura, la procreazione, il benessere economico, la salute, etc.). Sebbene tutto ciò, all’inizio, fosse essenzialmente causato da ignoranza dell’Unico Vero Dio, che è Spirito, col tempo ciò divenne fonte di decadenza, dal momento che Dio, più volte ed in vari modi, si era rivelato all’umanità. In particolare, per quanto riguarda il popolo d’Israele, in cui si manifesta la Rivelazione, la punizione suprema, inflitta dal Signore al popolo, era l’esilio, accompagnato da guerra, fame, pestilenza, prigionia e sottomissione ad altre Nazioni, ossia la sofferenza dei singoli e del popolo intero. Dolori, sofferenza e morte, tutto per aver adorato ciò che non è Dio. Effettivamente sono punizioni molto severe, ma se questo accadeva, ed accade tuttore, ci devoo essere dei motivi altrettanto seri, spesso non completamente identificabili o comprensibili. Uno fra tutti: la gelosia di Dio. Infatti, Egli afferma di essere un Dio geloso. La metafora o contrappasso è piuttosto chiara: come il popolo aveva adorato falsi dèi stranieri, così poi veniva condotto a servire gli stranieri stessi, come è espresso chiaramente nella Sacra Bibbia. Tutto ciò è storicamente accertato e provato, ma analizziamo meglio il concetto di decadenza, espresso in vari modi da numerose culture in tutto il mondo. Il cosiddetto “contrappasso”, di ben nota dantesca memoria, è presente in tanti avvenimenti narrati nelle Scritture. Ad esempio, durante uno dei tanti momenti di decadenza e “prostituzione” agli idoli da parte del popolo d’Israele, Dio si manifestò al Profeta Osea e gli disse: “Sposa una prostituta e genera figli di prostituzione, perché il paese si è prostituito, avendo abbandonato il Signore” . Osea ubbidì ed ebbe, da una prostituta, prima un figlio e poi una figlia. Il Signore ordinò a Osea: “Chiamala Non-amata, perché non avrò più pietà della casa d’Israele, così che Io conceda loro il perdono. Della casa di Giuda, invece, avrò pietà e li salverò per mezzo del Signore, loro Dio; non li salverò con l’arco, con la spada, con la guerra, né con i cavalli e i cavalieri.” La donna partorì poi un altro figlio ad Osea e il Signore gli disse: “Chiamalo Non-popolo-mio, perché voi non siete il mio popolo e Io non sono il vostro Dio."
Da tutto ciò si possono trarre alcuni insegnamenti:
1) La vita del profeta come Segno: Dio, spesso, benché Spirito Onnipotente e Trascendente, scrive le Sue Leggi d’Amore e Giustizia con la carne e con il sangue. Di questo abbiamo espressione massima nella Morte di Gesù Cristo in Croce. La Croce, afferma San Paolo, è scandalo per i Giudei e stoltezza per i Greci. Scandalo per i Giudei, poiché hanno visto il loro Dio morire su un patibolo, inerme e sanguinante. Stoltezza per le raffinate menti elleniche, poiché era ben lontana da loro la concezione di un Dio che si facesse così miseramente uccidere dagli uomini. Apparentemente il pensiero è il medesimo, ma la differenza è sostanziale: i Giudei, benché abbiamo inchiodato alla Croce Gesù Cristo, credono nel Dio d’Israele, nel Creatore Unico ed Eterno, nel Signore degli Eserciti. I Greci, invece, sono pagani, e San Paolo ebbe come missione primaria l’annuncio del Vangelo ai pagani, tanto che è definito “L’Apostolo delle Genti.” Anche la vita del profeta Geremia fu un “segno”. Diversamente dal profeta Osea, però, il Signore gli ordinò di non sposarsi. Tutto questo, sempre per mostrare l’allontanamento del popolo da Dio, che è Lo Sposo per eccellenza. La vita di un Profeta, se è veramente tale, ossia se è veramente scelto da Dio affinché Egli possa parlare ed agire per mezzo di una persona umana, non consiste solo nella parte più eccelsa, che è parlare a nome di Dio o, meglio, lasciare che Dio parli attraverso di lui, per la mirabile azione del Suo Santo Spirito, ma riguarda anche altre cose che a prima vista paiono essere minori, ma che in realtà non lo sono. Spesso il Profeta compie dei "segni" per annunciare la Volontà del Signore. Questi segni, a volte, coincidono con un particolare atteggiamento o stile di vita del Profeta stesso, solitamente per periodi temporali ben determinati e, spesso, causa di sofferenze di vario tipo, mentali e fisiche. In pratica, Dio parla attraverso il Profeta ed utilizza anche la sua sofferenza, per scopi che non conosciamo completamente, ma che in primo luogo riguardano la salvezza delle anime, anche a costo di passare attraverso l'ira o la giustizia di Dio che le sofferenze del Profeta possono a volte produrre.
2) L’infinito Amore che Dio ha per le Sue creature, benché spesso gli avvenimenti dell’umanità appaiano tragici e mostruosi. Questo Amore è quasi commuovente: Egli ordina infatti ad Osea: “Chiamalo Non-popolo-mio, perché voi non siete il mio popolo e Io non sono il vostro Dio.” Dio è infinitamente Sapiente, ma è anche così Semplice… e così triste, quando non Lo amiamo…
3) Benchè ad Osea vengano rivolte parole molto dure, che affermano addirittura la Volontà di Dio di non perdonare i peccati del popolo, Egli è sempre e comunque Perdono, dal momento che il culmine della Rivelazione, che è Gesù Cristo, afferma chiaramente questo.
La differenza principale, riguardo alla decadenza ed alla rinascita, fra alcune religioni e la Fede nel Signore, Creatore del Cielo e della Terra, in pratica la Fede nel Dio di Abramo, consiste nel fatto che le prime affermano che la storia umana ha un andamento solitamente ciclico (rappresentabile da un cerchio o più cerchi in successione), in cui si alternano ere “buone” ed ere “cattive”, mentre il nostro credo afferma che la storia ha UN fine e LA fine. La storia ha UN fine poiché l’esistenza umana non è frutto del caso, ma ha un’origine ed uno scopo, anche se non sempre comprensibili chiaramente, ed esiste LA fine, poiché ci sarà la fine dei tempi, gli eventi cosiddetti "escatologici", in cui “Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi”, come si legge nell’Apocalisse. Questa visione della storia è rappresentabile da una linea retta, con alti e bassi, ma che comunque punta verso l’alto. La scienza ufficiale afferma che il caso esiste. In merito sono stati fatti anche numerosi studi di tipo fisico, matematico, biologico, etc. Ora, la scienza afferma inoltre che esiste il principio di causa-effetto, per cui tutto ciò che esiste ha una causa, anche se a volte ignota. Come tutto ciò che avviene, ha una causa. È possibile che esista il caso, in un universo in cui vige il rigido principio di causa-effetto? Non lo so o, meglio, non penso. Albert Einstein affermò che “Dio non gioca a dadi”, riferendosi soprattutto alla nascente meccanica quantistica, la quale afferma che, a livello atomico e subatomico, esistono leggi di probabilità, studiabili con metodi statistici. Ad esempio, un elettrone orbitante attorno ad un nucleo atomico, ha la “probabilità” di trovarsi ad una certa distanza dal nucleo, che lo attrae costantemente, ma non la certezza, anche se comunque esistono ben determinati livelli o “gusci” elettronici, in base all’energia che essi possiedono. Se il caso non esiste, tutto è determinato? È possibile. Ma come si spiegherebbe, allora, il libero arbitrio dell’uomo? Non intendo fare speculazioni al riguardo, ma affermo solo quanto disse l’Arcangelo Gabriele al Sacerdote Zaccaria, padre di Giovanni il Battista, il precursore di Gesù Cristo: “Nulla è impossibile a Dio”. Sono profondamente convinto di questo, e non lo ritengo affatto un modo per aggirare la questione. Anzi, a ben vedere è l’unica spiegazione possibile. Le prove di ciò, inoltre, se vengono ricercate, appaiono veritiere. Innanzitutto l’Onnipotenza di Dio appare in numerosissime occasioni nelle Sacre Scritture, tanto che essa è un dogma di fede. Inoltre Essa si è manifestata in altrettante numerosissime occasioni sia in tempi recenti sia nel tempo presente. Dove? A chi? Come? Dove: in vari luoghi, in tutto il mondo. A chi: a tanti uomini e donne, più o meno santi, a volte anche grandi peccatori. Come: in vari modi, sempre in tutto il mondo. Gli esempi sono, letteralmente, migliaia e anche più.
Ricordiamone solo uno: la Madonna di Guadalupe, Messico. Il sabato mattina del 9 dicembre 1531, la Vergine Santissima apparve a Juan Diego, indigeno “macehuales” di Cautitlan. Fin qui, si potrebbe affermare che si sia trattato di una semplice allucinazione. Ma vediamo il seguito. Juan Diego, in seguito all’apparizione, si recò dal Vescovo, frate Juan de Zumàrraga, dell’Ordine dei Francescani, il quale chiese un “segno dal cielo” per poter credere alla visione dell’indigeno. In seguito ad un’altra apparizione della Madonna, Juan Diego si recò sulla cima della collina di Tepeyrac, dove potè cogliere delle splendide rose di Castiglia, sbocciate miracolosamente fuori stagione. Ma non è tutto. Il nostro veggente colse le rose e le mise nel suo mantello (tilma). Andò poi dal Vescovo per mostrargli il prodigio e, quando aprì il mantello, su di esso era impressa l’immagine della Santa Vergine. Il mantello venne esaminato più volte, e se ne concluse che recava un’immagine detta “acheropita”, ossia non dipinta da mano umana. Tutto ciò è sicuramente miracoloso, ma cosa è un miracolo? La definizione “tecnica” è la seguente: la sospensione temporanea, da parte di Dio, delle leggi naturali, concomitante con l’opera della Sua Onnipotenza. Dal momento che i miracoli, nel corso dei secoli, sono stati migliaia, se non di più, è possibile ancora confutare la loro esistenza? No, certamente. E’ però possibile sostenere che le loro cause siano “ignote”, ossia non ancora spiegate dalla scienza. In tutto ciò cosa vedo? Vedo l’azione misericordiosa di Dio, che lascia sempre una spazio per credere ed uno per non credere. Ricordiamo però, a questo proposito, la cosiddetta “scommessa” di Pascal, grande scienziato, filosofo e credente: se scommettiamo che Dio non esiste moriamo e, necessariamente, crediamo di finire con la morte. Non c’è un guadagno. Se scommettiamo, invece, che Dio esiste, moriamo ugualmente, ma si apre la possibilità di un guadagno eterno. Torniamo all’argomento principale di questo scritto: decadenza e rinascita. Cos’è una decadenza? È una “caduta”. La simbologia è chiara: da una posizione “più in alto”, che da sempre l’uomo collega a qualcosa di “buono”, si ha una discesa ad una posizione “più in basso”, che si collega a qualcosa di “meno buono” o addirittura “cattivo”. Quando una persona inciampa e cade, si ha per l’appunto una caduta, con conseguenze non certo piacevoli. E’ l’universale forza di gravità, che regola il moto di pianeti, stelle, galassie, nebulose, etc. In particolare, nel lessico comune, la decadenza include l’accezione di “periodo oscuro”, “male morale”, “incapacità di distinguere il bene dal male”, etc. La Storia della Salvezza inizia con la Creazione, che è indubbiamente qualcosa di buono, poiché il nulla assoluto è inconcepibile (torneremo su questo argomento). Subito dopo si ha la caduta prima dell’uomo, simile alla caduta dello spirito del male, causa prima del male e della Sofferenza nel mondo. Come Lucifero, l’antico angelo “portatore di luce”, fu creato molto potente da Dio, ed in seguito volle farsi uguale a Dio, così il primo uomo e la prima donna, Adamo ed Eva, spinti da satana, credettero di farsi uguali a Dio. Analizziamo un momento questa prima caduta. Dio, essendo buono (ce lo dice Gesù: “Dio solo è buono”), volle creare degli esseri innanzitutto felici, ma anche “a sua immagine e somiglianza”. Felici per due ordini di motivi: innanzitutto la costante amicizia, visione e vicinanza di Dio, ed in secondo luogo perché aventi la signoria su tutto il creato. Cosa significa “a sua immagine e somiglianza”? Penso che la somiglianza principale con Dio sia la “coscienza” cioè la consapevolezza, nell’uomo, di “essere cosciente”. Spesso si definisce anche “autocoscienza”, ma penso che siano due cose diverse. L’autocoscienza, infatti, ha un moto centripeto: so che io esisto. La coscienza ha un moto centrifugo: percepisco, sento, gusto l’esistenza, naturalmente anche la mia. Solo Dio possiede, in pienezza, entrambe le percezioni. Quando Mosè chiese a Dio il Suo Nome, Egli gli rispose: “Io Sono Colui Che Sono”. Quindi il più grande, potente, santo, eterno, infinito Io, appartiene solo a Dio. Nello stesso tempo, come dice San Giovanni, Dio è Amore. Ossia Dio è un movimento che procede dal suo Eterno ed Infinito Centro verso l’Infinito, l’Eternità che Egli stesso ha creato e da cui mai si separa, in particolare non si separa mai dalle Sue creature. Indubbiamente la questione dell’io, della coscienza e dell’autocoscienza è molto complessa. Possiamo solo fare dei ragionamenti, ma probabilmente l’uomo, nella sua condizione terrena, non ne verrà mai a capo totalmente. Si diceva prima che il nulla assoluto è inconcepibile. Proviamo ad immaginare che nulla esista, ma proprio nulla. E’ possibile? Se meditiamo un po’ su questo pensiero, la risposta è: no, non è possibile. Qualcosa, in particolare Qualcuno, deve pur esserci! Dio e noi, naturalmente. Tutto il percepibile e tutto l’invisibile. Non per niente il Credo (Simbolo Niceno-Costantinopolitano) recita: “Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.” Si ha quindi, nella storia umana, una iniziale grande caduta, che precede un lungo e faticoso cammino di “salita”. Questo è il movimento più grande di decadenza-rinascita. In mezzo ci sono miriadi di cadute e rinascite, sia collettive, sia personali. Questo è sotto gli occhi di tutti, e non ha bisogno di dimostrazioni. Qual è la causa della caduta personale e di quella collettiva? E’ il peccato, ossia una trasgressione nei confronti dei comandamenti divini. In che modo l’uomo viene a conoscenza dei comandamenti divini? Innanzitutto secondo una “legge morale” scritta nel suo cuore e nella sua mente, in secondo luogo per mezzo della conoscenza delle Scritture. Perché esiste una morale? E’ Volontà Divina. Noi tutti percepiamo il piacere ed il dolore: istintivamente cerchiamo il piacere e fuggiamo il dolore. Ebbene, il Signore afferma più volte che saremo felici solo a patto di osservare la Sua Legge. Dopo la prima grande caduta, qual è stata la seconda? E’ stato un omicidio: Caino uccide Abele. La volontà di affermazione del proprio io su un altro io, eliminandolo. Ma questo porta alla felicità? A volte l’uomo tenta d’imporre uno o più “io” su altri “io”, ma cosa ottiene? Subito un soddisfacimento del proprio “io”, che si ritiene superiore, ma poi c’è la solitudine, e la solitudine più grande è l’allontanamento di Dio, Fonte di ogni cosa, Spiegazione ad ogni quesito, Origine e al tempo stesso Fine di tutto e di tutti. Ciò è affermato chiaramente nel Libro dell’Apocalisse, ultimo Libro delle Scritture, scritto sotto ispirazione divina da San Giovanni Apostolo, quando si trovava sull’isola di Patmos. In questo Libro, Gesù Cristo, nella Sua sfolgorante Maestà (non più inerme sulla Croce), afferma: “Io Sono l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine.” Decadenza non significa solo caduta, peccato, abbruttimento, perdita, allontanamento, ma anche “lasciarsi andare”, credere di “essere arrivati”. Non scrivo questo come mia idea personale, ma in rapporto alle Scritture. Già nell’Antico Testamento sta scritto che non è bene pensare di avere abbastanza: questo mi basta, sono a posto, tranquillo e beato. La spiegazione migliore di questo aspetto dell’esistenza, però, ci viene data da Gesù nel Vangelo, con la cosiddetta “Parabola del ricco stolto”, che riporto di seguito. Disse poi una parabola: \"La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: Demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé e non arricchisce davanti a Dio”. Gesù, dunque, ci esorta non solo a non confidare nelle ricchezze terrene, ma anche a “non lasciarci andare”. Questo concetto è molto importante, e si collega al concetto di “vigilanza”. Spesso, infatti, Gesù esorta a “vegliare”: “Ve lo ripeto, vegliate!” . Posso testimoniare personalmente due casi in cui ho potuto vedere questa Parola di Dio in azione nella vita di due persone, due donne che chiamerò qui con nomi inventati: Laura e Antonietta. La prima, Laura, conduceva una vita piuttosto felice. Aveva un impiego fisso, un marito e un figlio. Laura un giorno mi confidò che si sentiva “a posto”, “bene”. Non era ricca, ma viveva una vita tranquilla e penso anche piuttosto serena. Tutto questo, però, finì bruscamente. Il marito, infatti, la lasciò per mettersi con un’altra donna. Il colpo, per lei, è stato durissimo, tanto da finire “in cura per motivi psichici”. E’ da parecchio tempo che non la vedo, ma ho dei motivi per pensare che ora stia meglio. La seconda, Antonietta, non è andata “in cura”, anzi, ora sta bene. Tuttavia anche lei ha vissuto due esperienze traumatizzanti, proprio quando si sentiva serena, senza particolari problemi. È stata infatti vittima di due incidenti, aventi la medesima meccanica: è stata investita due volte, quando stava camminando a piedi. Ha sofferto molto, ma si è ripresa ed ora sta bene. Cosa possiamo dedurre, da tutto ciò? Innanzitutto non dobbiamo affatto pensare che Dio gioisca di queste cose. La questione non è tanto: sto bene o sto male. La questione, per Dio e per noi è: mi sto evolvendo spiritualmente? Mi sto purificando e preparando per l’incontro con il Signore? Gesù afferma: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.” Spesso occorrono grandi sofferenze, per purificare l’anima ed evolversi spiritualmente. Questo porta ad una complessa questione: esattamente, cosa è lo Spirito? Possiamo tentare di rispondere in questo modo: esiste innanzitutto lo Spirito di Dio, che tutto governa, e lo spirito dell’uomo, che “tenta” di governare a sua volta l’uomo medesimo. Esistono dunque dei livelli. Un giorno un Sacerdote francescano mi disse che tutto, ma proprio tutto, è governato da Dio, anche le forze del male, benché esse, naturalmente, non lo vogliano affatto. Siamo sicuri di questo? Certo. Citerò un episodio della vita di San Francesco d’Assisi: una notte San Francesco stava dormendo a casa di un Vescovo suo amico. Egli però, non riusciva a dormire nel bel letto che aveva a disposizione. Questo, secondo le biografie del Santo, è da imputarsi a “demoni castaldi” ossia “servitori” che, per ordine di Dio, tormentavano il Santo per non farlo dormire nel comodo letto della bella casa del Vescovo, dal momento che San Francesco doveva sempre vivere con Madonna Povertà. Egli, mi sembra, trovò pace solo quando decise di mettersi a dormire per terra. Naturalmente Dio non agisce con malizia; fece così perché amava Francesco ed era “santamente geloso” della sua santità. Ricapitolando, tutto è governato dallo Spirito di Dio. Anche l’uomo è dotato di uno spirito (e penso anche gli animali, fatte le debite differenze). La differenza sostanziale fra lo Spirito di Dio e quello umano, penso consista nel fatto che, mentre il primo è Onnipotente, Onnipresente, Onniveggente ed Onnisciente, al secondo spetta soprattutto fare delle scelte, e le scelte più importanti riguardano il bene ed il male. Ciò detto, non intendo naturalmente negare la realtà corporale dell’uomo, il quale ha un cervello. Cervello che pure è molto complesso e delicato. Basta infatti un po’ di sonnifero e si va a nanna, e dov’è lo spirito? Penso che la mente umana sia un po’ sulla immaginaria linea di confine fra lo Spirito e la materia. Dio vuole che sia lo Spirito a dominare la materia, e non viceversa; dobbiamo comunque sempre tenere presente che il confine è solo immaginario. Un filosofo indiano affermò che “tutto è spirito”. Tutto si rapporta all’anima, all’entità percipiente che ogni essere umano possiede (e penso anche animale, sebbene a livelli diversi). Immaginiamo di trovarci di fronte ad una persona con un forte mal di denti. Immaginiamo di poter misurare, con opportune apparecchiature, le correnti elettriche che dai nervi dei denti giungono al cervello, dove sono elaborate. Immaginiamo pure di poter seguire “in diretta” tutti i percorsi neuronali di tali differenze di potenziale. Ebbene, anche potendo fare tutto ciò, potremo mai sperimentare scientificamente la sensazione del dolore, che solo questa misteriosa “entità percipiente” dell’uomo può sentire e vivere? Non penso che ciò sia possibile. Ebbene, lo Spirito non si può misurare scientificamente, ma ogni giorno non percepiamo, pensiamo, agiamo grazie alla Sua azione e percezione continue.
Precedente pubblicazione in data 20-06-2021
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SAN SERAFINO DI SAROV
Colloquio con Motovilov
Era un giovedì. Il cielo era grigio. La terra era coperta di neve. Spessi fiocchi continuavano a turbinare nell’aria quando Padre Serafino iniziò a conversare con me in una radura vicina al suo "piccolo eremitaggio" di fronte al fiume Sarovka che scorreva ai piedi della collina. Mi fece sedere sul ceppo d’un albero da poco abbattuto mentre lui si rannicchiò di fronte a me.
"Il Signore mi ha rivelato", disse il grande starez, "che dalla vostra infanzia avete sempre desiderato sapere quale sia il fine della vita cristiana. Per questo avete interrogato diverse persone alcune delle quali ricoprivano anche alte cariche ecclesiastiche. Devo dire che dall’età di dodici anni ero perseguitato da quest’idea e che, per questo, avevo rivolto tale domanda a parecchie personalità ecclesiastiche senza mai aver ricevuto una risposta soddisfacente." Lo starez avrebbe dovuto ignorare tutto questo. "Ma nessuno", continuò Padre Serafino, "vi ha mai detto niente di preciso. Vi consigliarono di andare in chiesa, di pregare, di vivere secondo i comandamenti di Dio, di fare del bene. Tale, vi dissero, era lo scopo della vita cristiana. Alcuni giunsero pure a disapprovare la vostra curiosità, trovandola fuori posto ed empia. Essi avevano torto. Quanto a me, miserabile Serafino, ora vi spiegherò in che consiste realmente questo fine. La preghiera, il digiuno, le veglie e le altre attività cristiane, per quanto possano parere buone, non costituiscono il fine della vita cristiana ma sono il mezzo attraverso il quale vi si può pervenire. Il vero fine della vita cristiana consiste nell’acquisire lo Spirito Santo. Per quel che riguarda la preghiera, il digiuno, le veglie, l’elemosina ed ogni altro tipo di buona azione fatta in Nome di Cristo, non sono che dei mezzi per acquisire lo stesso Spirito."
Nel Nome di Cristo
"Ricordate che solo una buona azione fatta nel Nome di Cristo ci procura i frutti dello Spirito Santo. Tutto quanto non è fatto in Suo Nome, fosse pure il bene, non ci può ottenere alcuna ricompensa, né nel secolo futuro, né in questa vita, mentre su questa terra non ci dona la Grazia divina. È per questo che Gesù Cristo diceva: «Colui che non accumula con me disperde» (Lc 11, 23). Pertanto, si è obbligati a chiamare una buona azione «cumulo» o «raccolta», perché essa resta buona anche se non è fatta in Nome di Cristo. La Scrittura dice: «In ogni nazione colui che teme Dio e pratica la giustizia Gli è accetto» (At 10, 35). Il centurione Cornelio, che temeva Dio e agiva secondo giustizia, fu visitato mentre pregava da un Angelo del Signore che gli disse: «Manda dunque due uomini a Ioppe e fa’ venire un certo Simone soprannominato Pietro. Da lui ascolterai delle parole di vita eterna con le quali sarai salvato con tutta la tua casa» (At 10, 5). Vediamo, dunque, che il Signore utilizza i suoi mezzi divini per permettere a un simile uomo di non essere privato nell’eternità della ricompensa che gli è dovuta. Per ottenerla è necessario che si cominci già da ora a credere in Nostro Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio disceso sulla terra per salvare i peccatori e per far acquisire loro la Grazia dello Spirito Santo che introduce i nostri cuori nel Regno di Dio e ci apre la via della beatitudine nella prossima vita. Non va oltre a ciò la soddisfazione arrecata a Dio dalle buone azioni compiute indipendentemente dal Nome di Cristo. Il Signore ci dona i mezzi per perfezionarle. Sta all’uomo approfittarne o meno. È per questo che il Signore dice ai giudei: «Se voi foste ciechi, sareste senza peccato ma voi stessi dite: ‘Noi vediamo!’ Perciò il vostro peccato rimane» (Gv 9, 41). Quando un uomo come Cornelio, le cui opere non erano fatte nel Nome di Cristo, ma erano gradite a Dio, comincia a credere nel Suo Figlio, queste opere gli sono attribuite come se fossero fatte nel Nome di Cristo a causa della sua fede in Lui. (Ebr 11, 6). In caso contrario, l’uomo non ha il diritto di contestare se il bene compiuto non gli è servito a nulla. Questo non succede mai quando una buona azione viene fatta nel Nome di Cristo, perché il bene compiuto in suo Nome non porta solo una corona di gloria nel secolo venturo, ma già ora riempie l’uomo della grazia dello Spirito Santo, com’è stato detto: «Dio dona lo Spirito senza misura. Il Padre ama il Figlio; Egli ha posto tutto nelle Sue mani» (Gv 3, 34-35)."
L'acquisizione dello Spirito Santo
"Acquisire lo Spirito di Dio è dunque il vero fine della nostra vita cristiana al punto che la preghiera, le veglie, il digiuno, l’elemosina e le altre azioni virtuose fatte in Nome di Cristo non sono che dei mezzi per tal fine." "Che significa acquisirlo?" Domandai a Padre Serafino. Non ne capisco bene il significato." "Acquisire ha lo stesso significato di ottenere. Sapete cosa vuol dire acquisire del denaro? Per quanto riguarda lo Spirito Santo è la stessa cosa. Il fine della vita delle persone comuni consiste nell’acquisire denaro, nel fare un guadagno. I nobili, inoltre, desiderano ottenere onori, titoli di distinzione e altre ricompense che lo Stato accorda loro per determinati servizi. L’acquisizione dello Spirito Santo è anche un capitale, ma un capitale eterno, dispensatore di grazie; è molto simile ai capitali temporali e si ottiene con gli stessi procedimenti. Nostro Signore Gesù Cristo, Dio-Uomo, paragona la nostra vita ad un mercato e la nostra attività sulla terra ad un commercio. Egli ci raccomanda: «Negoziate prima che Io ritorni economizzando il tempo perché i giorni sono incerti» (Lc 19, 12-13; Ep 5,15-16), il che vuol dire: «Sbrigatevi ad ottenere dei beni celesti negoziando i prodotti terreni». Questi prodotti terreni non sono altro che le azioni virtuose fatte in Nome di Cristo le quali ci ottengono la Grazia dello Spirito Santo."
La parabola delle vergini
"Nella parabola delle vergini sagge e delle vergini stolte (Mt. 25, 1-13), quando quest’ultime finiscono l’olio viene detto loro: «Andate a comperarlo al mercato». Tornando esse trovano la porta della camera nuziale chiusa e non possono entrare. Alcuni pensano che la mancanza d’olio delle vergini stolte simbolizzi l’insufficienza di azioni virtuose nel corso della loro vita. Tale interpretazione non è esatta. Quale mancanza d’azioni virtuose potevano avere, visto che vengono chiamate comunque vergini, anche se stolte? La verginità è una grande virtù, uno stato quasi angelico che può sostituire tutte le altre virtù. Io, miserabile, penso che mancasse loro proprio lo Spirito Santo di Dio. Praticando le virtù, queste vergini spiritualmente ignoranti credevano che la vita cristiana consistesse in tali pratiche. 'Ci siamo comportate in maniera virtuosa, abbiamo fatto delle opere pie' pensavano loro, senza preoccuparsi se avessero ricevuto o no la Grazia dello Spirito Santo. Su questo genere di vita, basato unicamente sulla pratica delle virtù morali senza alcun esame minuzioso per sapere se esse ci rendono 'e in quale quantità' la Grazia dello Spirito di Dio, è stato detto: «Alcune vie che paiono inizialmente buone conducono all’abisso infernale» (Pr 14,12). Parlando di queste vergini, nelle sue "Epistole ai Monaci", Antonio il Grande dice: «Parecchi tra i monaci e le vergini ignorano completamente la differenza che esiste tra le tre volontà che agiscono dentro l’uomo. La prima è la volontà di Dio, perfetta e salvatrice; la seconda è la nostra volontà umana, che per se stessa non è né rovinosa né salvatrice; la terza, quella diabolica, è decisamente nefasta. È questa terza nemica volontà che obbliga l’uomo a non praticare assolutamente la virtù o a praticarla per vanità o unicamente per il 'bene' e non per Cristo. La nostra seconda volontà ci incita a soddisfare i nostri istinti malvagi o, come quella del nemico, c’insegna a fare il 'bene in nome del bene, senza preoccuparsi della grazia che possiamo acquisire. Quanto alla prima volontà, quella salvatrice di Dio, essa ci insegna a fare il bene unicamente per il fine di acquisire lo Spirito Santo, tesoro eterno ed inestimabile, che non può essere uguagliato con nulla al mondo». "È proprio la Grazia dello Spirito Santo simbolizzata dall’olio che mancava alle vergini stolte. Esse sono chiamate 'stolte' perché non si preoccupano del frutto indispensabile della virtù, cioè la Grazia dello Spirito Santo senza la quale nessuno può essere salvato perché «ogni anima è vivificata dallo Spirito Santo per essere illuminata dal sacro mistero dell’Unità Trinitaria» (Prima Antifona al Vangelo del Mattutino). Lo stesso Spirito Santo viene ad abitare nelle nostre anime e questa presenza dell’Onnipotente in noi, questa coesistenza della sua Unità Trinitaria con il nostro spirito non ci è donata che a condizione di lavorare con tutti i mezzi a nostra disposizione per ottenere lo Spirito Santo il quale prepara in noi un luogo degno per quest’incontro, secondo l’immutabile parola di Dio: «Io verrò e abiterò in essi. Sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo» (Ap 3, 20; Gv 14, 23). È questo l’olio che le vergini sagge avevano nelle loro lampade, olio in grado di bruciare per molto tempo diffondendo una luce forte e chiara per poter permettere l’attesa dello Sposo a mezzanotte ed entrare con lui nella camera nuziale dell’eterna gioia. Quanto alle vergini stolte, vedendo che le loro lampade rischiavano di spegnersi, esse si recarono al mercato ma non poterono tornare prima della chiusura della porta. Il mercato è la nostra vita. La porta della camera nuziale, chiusa per impedire di raggiungere lo Sposo, è la nostra morte umana; le vergini, sia quelle sagge che quelle stolte, sono le anime dei cristiani. L’olio non simbolizza le nostre azioni, ma la Grazia attraverso la quale lo Spirito Santo riempie il nostro essere trasformandoci da corrotti ad incorrotti. Così la Grazia trasforma la morte fisica in vita spirituale, le tenebre in luce, la schiavitù verso le passioni alle quali è incatenato il nostro corpo in tempio di Dio, cioè in camera nuziale dove incontriamo Nostro Signore, Creatore e Salvatore, Sposo delle nostre anime. Grande è la compassione che Dio ha verso la nostra disgrazia. E la nostra disgrazia non è altro che la nostra negligenza verso la sua sollecitudine. Egli dice: «Io sono alla porta e busso…» (Ap 3, 20), intendendo per «porta» la nostra vita presente non ancora conclusa con la morte."
La preghiera
"Oh! Quanto vorrei, amico di Dio, che in questa vita voi siate sempre con lo Spirito Santo." «Vi giudicherò nella situazione in cui vi troverete» dice il Signore (Mt 24, 42; Mc 13, 33-37; Lc 19, 12 e seguenti). È una disgrazia veramente grande se egli ci trova appesantiti dalle preoccupazioni e dalle pene della terra perché Egli potrebbe adirarsi nel qual caso chi Gli potrebbe resistere? È per questo che è stato detto: «Vegliate e pregate per non essere indotti in tentazione» (Mt 26, 41), il che comporta non essere privati dello Spirito di Dio visto che le veglie e la preghiera ci donano la Sua Grazia. Sicuramente ogni buona azione fatta in Nome di Cristo dona la Grazia dello Spirito Santo, ma è soprattutto la preghiera che ottiene ciò al di sopra d’ogni altro mezzo, essendo essa sempre nelle nostre possibilità. Ad esempio, voi avete il desiderio di recarvi in chiesa, ma essa è troppo distante o la liturgia è finita; avete il desiderio di fare l’elemosina, ma non vedete alcun povero o non avete il denaro; volete rimanere vergini ma non avete sufficiente forza per esserlo a causa della vostra costituzione o a causa degli attacchi del nemico davanti ai quali non potete resistere per la debolezza della vostra carne; vorreste fare una buona azione nel Nome di Cristo ma non avete sufficiente forza per eseguirla oppure l’occasione non si presenta. Per quel che riguarda la preghiera nulla la impedisce: ognuno ha la possibilità di pregare, il ricco e il povero, l’uomo benestante e quello indigente, il forte e il debole, il sano e il malato, il virtuoso e il peccatore. Possiamo constatare la potenza della preghiera se osserviamo che essa ottiene i suoi risultati pure se è fatta da un peccatore, basta che sia sincero, come nell’esempio seguente riportato dalla Santa Tradizione. Una prostituta, toccata dalla disgrazia d’una madre che stava per perdere il suo unico figlio, vedendone la disperazione osò gridare verso il Signore benché fosse ancora insozzata dal suo peccato: «Non per me, orribile peccatrice, ma per le lacrime di questa madre che piange il suo figlio credendo fermamente nella Tua Misericordia e nella Tua Onnipotenza, risuscitaglielo, oh Signore!» E il Signore la esaudì (cfr. Lc 7, 11-15). Questa, amico di Dio, è la potenza della preghiera. Al di sopra d’ogni altra cosa essa ci dona la grazia dello Spirito di Dio ed essa rientra sempre nelle nostre possibilità. Beati saremo noi se Dio ci troverà vigilanti nella pienezza dei doni del Suo Santo Spirito. Potremo allora sperare d’essere rapiti al di sopra delle nuvole per incontrare Nostro Signore rivestito di potenza e di gloria il quale giudicherà i vivi e i morti dando a ciascuno il dovuto. […]"
Vedere Dio
"Padre, gli dissi, voi parlate sempre dell’acquisizione della Grazia dello Spirito Santo come il fine della vita cristiana. Ma come Lo posso riconoscere? Le buone azioni sono visibili. Ma lo Spirito Santo può essere visto? Come posso sapere se Egli è in me oppure no?" "Nell’epoca nella quale viviamo", rispose lo starez, "si è giunti ad una tale tiepidezza nella fede, a una tale insensibilità nei riguardi della comunione con Dio che ci siamo praticamente distanziati quasi totalmente dalla vera vita cristiana. Oggi alcuni passi della Santa Scrittura ci paiono strani. Ad esempio quello in cui lo Spirito Santo, attraverso la bocca di Mosé, dice: «Adamo vedeva Dio mentre passeggiava nel paradiso» (Gn 3, 8), o quando leggiamo nelle lettere di San Paolo che l’Apostolo viene impedito dallo Spirito Santo a proclamare la parola in Asia e invece lo accompagna in Macedonia (At 16, 6-9). In molti altri passi della Sacra Scrittura si ritrovano simili temi sull’apparizione di Dio agli uomini. […] Devo ancora io, miserabile Serafino, spiegarvi, amico di Dio, in che consiste la differenza tra l’azione dello Spirito Santo mentre prende misteriosamente possesso dei cuori di coloro che credono in nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo e l’azione tenebrosa del peccato che viene come un ladro sotto l’istigazione del Demonio. Lo Spirito Santo ci ricorda le parole di Cristo e lavora assieme a Lui, guidando i nostri passi solennemente e gioiosamente nella via della pace. L’agitazione prodotta dallo spirito diabolico che si oppone a Cristo ci incita, invece, alla rivolta e ci rende schiavi della lussuria, della vanità e dell’orgoglio. «In verità, in verità vi dico, colui che crede in me non morirà mai» (Gv 6, 47). Colui che per la sua fede in Cristo e in possesso dello Spirito Santo, pure dopo aver commesso per debolezza umana qualsiasi peccato che causa la morte dell’anima, non morirà per sempre, ma sarà resuscitato per la Grazia di Nostro Signore Gesù Cristo il quale ha preso su di sé i peccati del mondo donando gratuitamente grazia su grazia. È proprio parlando di questa Grazia manifestata all’intero mondo e al nostro genere umano dall’Uomo-Dio che il Vangelo dice: «Di ogni essere Egli era la vita e la vita era la luce degli uomini», aggiungendo: «la luce illumina le tenebre ma le tenebre non hanno voluto accoglierla» (Gv 1, 4-5). Questo significa che la Grazia dello Spirito Santo ricevuta con il battesimo nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, malgrado le cadute peccaminose, malgrado le tenebre che circondano la nostra anima continua a brillare nel nostro cuore della Sua eterna luce divina per gli inestimabili meriti di Cristo. Di fronte ad un peccatore abituale, questa luce di Cristo dice al Padre: «Abbà, Padre, non si infiammi la tua collera contro questo indurimento». Ed in seguito, quando il peccatore si sarà pentito, essa cancellerà completamente le tracce dei crimini commessi, rivestendo l’antico peccatore d’un vestito incorruttibile intessuto con la Grazia dello Spirito Santo della cui acquisizione sto continuamente parlando."
La Grazia dello Spirito Santo è Luce
«Egli fu trasfigurato davanti a loro e i Suoi vestiti divennero bianchi come la neve…» (Mt 17, 2) Bisogna ancora che vi dica qualcosa in più affinché comprendiate meglio cosa si intende quando si parla di Grazia divina, come la si può riconoscere, com’è ch’essa si manifesta agli uomini che vengono da essa illuminati poiché la Grazia dello Spirito Santo è Luce. Tutta la Sacra Scrittura ne parla. Davide, l’antenato dell’Uomo-Dio dice: «Un lampo sotto i miei piedi, la Tua Parola, una luce sulla mia strada» (Ps 118, 105). In altri termini, la Grazia dello Spirito Santo che la legge rivela sotto la forma dei comandamenti divini è il mio faro, la mia luce. È questa la Grazia dello Spirito Santo «che con tanta pena mi sforzo di acquisire, cercando sette volte al giorno la Sua verità» (Ps 118, 164). Come potrò trovare in me, tra le numerose preoccupazioni della mia situazione, una sola scintilla di luce per schiarire il mio cammino ottenebrato dall’odio dei miei nemici? Effettivamente il Signore ha mostrato spesso, davanti a numerosi testimoni, l’azione della Grazia dello Spirito Santo sugli uomini che aveva illuminato e istruito attraverso grandiosi avvenimenti. Ricordate Mosé dopo che si era incontrato con Dio sul Monte Sinai (Es 34, 30-35). Gli uomini non potevano guardarlo perché il suo volto brillava d’una luce straordinaria. Egli fu obbligato a mostrarsi al popolo con il viso coperto da un velo. Ricordate la trasfigurazione del Signore sul monte Tabor: «Egli fu trasfigurato davanti a loro; i Suoi vestiti divennero bianchi come la neve…, i discepoli spaventati caddero con il viso a terra mentre Mosé ed Elia apparvero rivestiti della medesima luce. Allora una nube li ricoprì in modo ch’essi non divenissero ciechi» (Mt 17, 1-8 ; Mc 9, 2-8 ; Lc 9, 28-37). È così la Grazia dello Spirito Santo appare come una luce ineffabile a coloro a cui Dio manifesta la Sua azione." "Allora", domandai a padre Serafino, "come potrò riconoscere in me la Grazia dello Spirito Santo?" "È semplicissimo", mi rispose il santo. Dio dice: «Tutto è semplice per coloro che acquisiscono la saggezza» (Pr 14, 6). La nostra sfortuna sta nel fatto che noi non la ricerchiamo proprio, questa Saggezza divina la quale, non essendo di questo mondo, non è presuntuosa. Essa è piena d’amore per Dio e per il prossimo e spinge l’uomo alla propria salvezza. Parlando di questa saggezza il Signore dice: «Dio vuole che tutti siano salvati e giungano alla Saggezza della verità» (1 Tm 2, 4). Ai suoi apostoli ai quali mancava questa Saggezza Egli disse: «Come siete privi di Saggezza! Non avete letto le Sacre Scritture?» (Lc 24, 25-27). Il Vangelo aggiunge «Aprì loro l’intelligenza affinché potessero comprendere le Scritture». Avendo acquisito questa Saggezza, gli Apostoli sapevano sempre se lo Spirito di Dio era con loro oppure no e, pieni di questo Spirito, affermavano che il loro operato era santo e gradito a Dio. È per questo che potevano scrivere nelle loro epistole: «È piaciuto allo Spirito Santo e a noi…» (At 15, 28). Essi inviavano i loro messaggi solo dopo che erano persuasi dalla sua presenza sensibile. Allora, amico di Dio, vedete com’è semplice?" "Tuttavia io non comprendo come posso essere assolutamente sicuro di trovarmi nello Spirito Santo. Come posso scoprire in me la Sua manifestazione?" Il Padre Serafino mi disse: "Vi ho già detto che è estremamente semplice e ve l’ho spiegato in dettaglio com’è che gli uomini si trovano nello Spirito Santo e come bisogna comprendere la sua manifestazione in noi… Che ci vuole ancora?" "Occorre", risposi io, "che lo capisca veramente bene". Allora Padre Serafino mi prese le spalle e, stringendole molto forte, aggiunse: "Siamo tutti e due, tu ed io, nella pienezza dello Spirito Santo. Perché non mi guardi?" "Non posso guardarvi, Padre. Dei fulmini lampeggiano dai vostri occhi. Il vostro viso è divenuto più luminoso del sole. Ho male agli occhi…" Il Padre Serafino disse: "Non abbiate paura, amico di Dio. Siete diventato anche voi altrettanto luminoso perché anche voi ora siete nella pienezza dello Spirito Santo, altrimenti non avreste potuto vedermi così. Inclinando la sua testa al mio orecchio aggiunse: Ringraziate il Signore di averci donato questa grazia indicibile. Non ho nemmeno fatto il segno della Croce. In cuore ho semplicemente pensato e pregato «Signore, rendilo degno di vedere chiaramente, con gli occhi della carne, la discesa dello Spirito Santo, come ai tuoi eletti servitori quando Tu ti sei degnato di apparire loro nella magnificenza della Tua Gloria!» Ed immediatamente Dio ha esaudito l’umile preghiera del miserabile Serafino. Come non ringraziarLo per questo dono straordinario che ci ha accordato? Non sempre Dio manifesta in tal modo la Sua Grazia ai grandi eremiti. Come una madre amorevole, questa Grazia ha consolato il vostro cuore desolato, con la preghiera della stessa Madre di Dio… Ma perché non osate guardarmi negli occhi? Osate farlo senza paura, Dio è con noi." Dopo queste parole sollevai i miei occhi sul suo viso e una paura ancor più grande si impossessò di me. Immaginatevi di vedere al centro del sole, mentre l’astro risplende con i suoi raggi più luminosi del mezzogiorno, il viso d’un uomo che vi parla. Vedete il movimento delle sue labbra, l’espressione cangiante dei suoi occhi, sentite il suono della sua voce, avvertite la pressione delle sue mani sulle vostre spalle ma, allo stesso tempo, non scorgete né le sue mani, né il suo corpo, né il vostro. Non vedete altro che una luce splendente che si propaga tutt’intorno ad una distanza di parecchi metri. Così tale luce era in grado di schiarire la neve che ricopriva il prato e di riflettersi sul grande starez e su me stesso. Si potrebbe mai descrivere bene la situazione nella quale mi trovai allora? "Cosa sentite ora?" Domandò Padre Serafino. "Mi sento straordinariamente bene." "Come «bene»? Cosa volete dire per «bene»?" "La mia anima è piena d’un silenzio e d’una pace inesprimibili." "Amico di Dio, questa è la pace di cui parla il Signore quando dice ai Suoi discepoli: «Io vi dono la pace ma non come la lascia il mondo. Sono Io che ve la dono. Se voi foste di questo mondo il mondo vi amerebbe. Ma Io vi ho eletti e il mondo vi odia. Comunque non abbiate timore perché Io ho vinto il mondo» (Gv 14, 27 ; 15, 19, 16, 33). È proprio a questi uomini eletti da Dio ma odiati dal mondo che Dio dona la pace da voi sperimentata in questo momento. «Questa pace» dice l’Apostolo «sorpassa ogni comprensione» (Fil 4, 7). L’Apostolo la chiama così perché nessuna parola può esprimere il ben essere dello Spirito ch’essa fa nascere nei cuori degli uomini quando il Signore la concede. Lui stesso la chiama «la mia pace» (Gv 14, 27). Essa è frutto della generosità di Cristo e non di questo mondo; nessuna felicità terrena la può dare. Inviata dall’alto, dallo stesso Dio, essa è la pace «di Dio»… Cosa sentite ancora?" "Una dolcezza straordinaria." "È la dolcezza di cui parlano le Scritture: «Essi berranno la bevanda della Tua casa e Tu li colmerai con il torrente della Tua dolcezza» (Ps 35, 9). Tale dolcezza trabocca dai nostri cuori, scorre nelle nostre vene, procura una sensazione e una delizia inesprimibile… Cosa sentite ancora?" "Una straordinaria gioia in tutto il cuore." "Quando lo Spirito Santo scende sull’uomo con la pienezza dei Suoi doni, l’animo umano è riempito d’una gioia indescrivibile; lo Spirito Santo ricrea nella gioia tutto quanto sfiora. È di questa gioia che il Signore parla nel Vangelo quando dice: «Una donna quando giunge la sua ora partorisce nel dolore; ma dopo che ha fatto nascere un bimbo non si ricorda più i suoi dolori, tant’è grande la sua gioia. Anche voi avrete da soffrire in questo mondo, ma quando vi visiterò i vostri cuori saranno nella gioia, una gioia che nessuno potrà rapirvi» (Gv 16, 21-22). Per quanto grande e consolante sia la gioia che sperimentate in questo momento, essa non è nulla se paragonata a quella accennata dal Signore attraverso il Suo Apostolo: «La gioia che Dio riserva a coloro che Lo amano è al di là di ogni cosa che può essere vista, intesa e sentita dal cuore umano in questo mondo» (1 Cor 2, 9). Quanto ci viene concesso al momento presente non è altro che un acconto di questa gioia suprema. E se, in questo momento, sentiamo dolcezza, giubilo, ben essere, cosa diremo di quell’altra gioia che ci è riservata in Cielo, dopo aver pianto su questa terra? Voi avete già abbastanza pianto nella vostra vita e vedete quale consolazione nella gioia vi abbia donato il Signore. Ora tocca a noi, amico di Dio, lavorare con tutte le nostre forze per salire di gloria in gloria al fine di «costituire quest’Uomo perfetto, nella forza dell’età, che realizza la pienezza del Cristo» (Ef 4, 13). «Coloro che sperano nel Signore rinnovano le loro forze, hanno le ali delle aquile, corrono senza stancarsi e marciano senza fatica» (Is 40, 31). «Essi procederanno da altezza in altezza e Dio apparirà loro in Sion» (Ps 83, 8). È allora che la nostra attuale gioia, piccola e breve, si manifesterà in tutta la sua pienezza e nessuno potrà rapircela, dato che saremo riempiti di voluttà celesti… Cosa sentite ancora, amico di Dio?" "Uno straordinario calore." "Come un calore? Non siamo forse nella foresta in pieno inverno? La neve è sotto i nostri piedi, noi ne siamo coperti ed essa continua a cadere… Di quale caldo si tratta?" "D’un caldo simile a quello dei bagni a vapore." "E l’odore è come è come quello del bagno?" "Oh no! Nulla sulla terra può essere simile a questo profumo. Quando mia madre viveva ancora amavo ballare e, andando a divertirmi, mi cospargevo del profumo ch’essa comperava nei migliori negozi di Kazan pagandolo molto caro. Il suo odore non era per niente simile a questo sublime aroma." Il padre Serafino sorrise. "Lo conosco, amico mio, lo conosco altrettanto bene come voi ed è per questo che ve l’ho chiesto. È proprio vero. Nessun profumo sulla terra può essere comparato al buon odore che respiriamo in questo momento, il buon profumo dello Spirito Santo. Sulla terra cosa può assomigliargli? Avete appena detto di sentire caldo come in un bagno. Osservate! La neve che ci sta coprendo non si scioglie al pari di quella che sta sotto i nostri piedi. Il caldo non è dunque nell’aria ma dentro di noi. È quel caldo che lo Spirito Santo ci fa chiedere nella preghiera: «Che il tuo Santo Spirito ci riscaldi!» Con tale calore gli eremiti, uomini e donne, potevano permettersi di sfidare il freddo dell’inverno, circondati com’erano d’un manto di pelliccia, d’un vestito intessuto dallo Spirito Santo. In realtà è così che la Grazia divina abita nel più profondo della nostra anima e nel nostro cuore. Il Signore ha detto «Il Regno dei Cieli è dentro di voi» (Lc 17, 21). Per «Regno dei Cieli» Egli intende la Grazia dello Spirito Santo. Questo Regno di Dio ora è in noi. Lo Spirito Santo ci illumina e ci riscalda. Egli riempie l’aria con diverse profumazioni, fa gioire i nostri sensi e abbevera i nostri cuori con una gioia indicibile. Il nostro attuale stato è simile a quello di cui parla l’Apostolo Paolo «Il Regno dei Cieli non è questione di cibo o di bevanda ma di giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo» (Rm 14, 17). La nostra fede non si appoggia su parole di saggezza terrena ma sulla manifestazione della potenza dello Spirito. Lo stato nel quale ci troviamo in questo momento è quello che il Signore aveva visto quando disse: «In verità vi dico, alcuni tra coloro che sono qui non moriranno prima d’aver visto il Regno di Dio venire con potenza» (Mc 9, 1). Ecco, amico di Dio, quale gioia incomparabile il Signore si è degnato di accordarci. Ecco cosa vuol dire essere «nella pienezza dello Spirito Santo». È questo che intendeva San Macario l’egiziano quando scriveva: «Io stesso fui nella pienezza dello Spirito Santo». Da umili che siamo il Signore ci ha riempiti con la pienezza del Suo Spirito. Mi sembra che a partire da questo momento voi non avrete più bisogno d’interrogarmi sul modo in cui si manifesta nell’uomo la Presenza della Grazia dello Spirito Santo."
Diffusione del messaggio
"Questa manifestazione resterà per sempre incisa nella vostra memoria?"
"Non lo so, Padre, se Dio mi renderà degno di ricordare sempre questi fatti con la precisione di questo momento." "Ma io" mi rispose lo starez "penso che Dio vi aiuterà a conservare queste cose per sempre. Altrimenti non sarebbe stato così velocemente toccato dall’umile preghiera del miserabile Serafino e non avrebbe esaudito così velocemente il suo desiderio. D’altra parte non è solamente a voi che è stato concesso vedere la manifestazione d’una tale grazia, ma attraverso voi, al mondo intero. Fatevi forza perché sarete utile ad altri."

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“A che giova ad un uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la sua anima?”
Gesù di Nazareth, il Cristo
A volte ci sentiamo forti, sicuri e decisi nelle nostre intenzioni. Ma cos’è mai tutta questa sicurezza, al cospetto di un agonizzante in ospedale, magari intubato, con flebo varie piantate nelle vecchie e stanche vene, nudo sotto un lenzuolo anonimo, con tanto di tracheotomia e morfina in circolo? Non intendo criticare l’uomo nella sua effimera forza, né tantomeno esaltare l’agonizzante, tuttavia rieccheggiano le parole di Qoelet: “Vanità delle vanità, tutto è vanità”. Nessuno nasce per se stesso e nessuno muore per se stesso, afferma San Paolo. Come dobbiamo comportarci, dunque, di fronte a questo vero e proprio “mistero della vita?”. Una risposta potrebbe essere: “Cerchiamo di dare il meglio di noi”. Questo è già tanto e degno di lode, ma rischia di spegnersi nella tomba, se non sappiamo il perché dobbiamo comportarci così. Gli antichi studiavano, come potevano, il mistero della morte, e sentenziavano l’immortalità dell’anima. L’anima, in effetti, è immortale. Avevano ragione. Se non c'è "qualcuno", un'entità in qualche maniera non totalmente di questo mondo ad osservare, a percepire la "realtà", connessa intimamente al corpo, come potrebbero i sensi comunicare davvero qualcosa a noi? Perché, tuttavia, l'anima riveste un corpo, per un limitato periodo temporale? Non lo sappiamo. C’è chi paragona l’universo ad un “parco giochi per le anime”. L’ipotesi è suggestiva, ma come si concilia con il Messaggio di Gesù Cristo, che molto seriamente parla di un Giudizio? Tutto, in natura, tende a bilanciarsi, come si mescolano fra loro caffè e latte, e chi riesce a separarli? Anche il male dev'essere pagato, compensato, come è pagato o premiato il bene. Ma Chi è che paga? Come? Quando? Naturalmente è Dio solo. Egli è infinitamente trascendente, ma anche infinitamente immanente, ossia partecipe del Suo Creato e delle Sue Creature. Don Pollano scrisse che nessuno è più concreto di Dio. Non è una "divinità" per la quale "va tutto bene". Il termine che Don Pollano ha usato è proprio questo: concreto. Egli sa esattamente cosa vuole compiere, quando compierlo e come compierlo. Solo Lui conosce tutto. Il Santo Papa Giovanni Paolo II disse: “Gesù sa cosa è nell’uomo. Solo Lui lo sa.” Chi o cosa siamo, alla fine? Nudi, rantolanti, il cuore arriva alla fine della sua corsa di milioni e milioni di battiti, il cervello a poco a poco si spegne, e viene decretata la morte. In ospedale si parla di “accertamento di morte”. Elettrocardiogramma piatto per venti minuti, elettroencefalogramma piatto per sei ore… I medici lo sanno molto bene, ma non osano spingersi oltre. Il corpo umano è costituito da circa centomila miliardi di cellule… come si spengono in fretta… una vera e propria reazione a catena. La faccia del morente: con un po’ di barba, se uomo, o altro, se donna, senza luce… ma non sempre! Non sempre. Si narra di tante morti di antichi monaci, come nel caso di alcuni dei padri del deserto: luci, profumi, cori angelici… Non è fantasia, ma verità. Già la fantasia è verità effimera nella mente, tanto più ciò che chiamiamo “realtà”, anche se come usiamo il corpo in questa realtà... è costato il Sangue di Cristo sulla Croce. Tanto più, inoltre, ciò che trascende la realtà sensibile, molto più reale del reale stesso. Un gioco di parole? No, troppi pensatori, Santi e Martiri lo testimoniano. “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore”, afferma Gesù. Stiamo buoni e bravi, dunque, perché la falce miete e la mietitura non è lontana da noi, come a volte pensiamo. Questa "mietitura", tuttavia, ha una duplice accezione: la morte come annullamento del corpo e delle attività mondane, ed il raccolto di cui parla il Signore: la morte quando il cammino spirituale ha avuto un buon esito, anche se non sappiamo esattamente come tutto ciò avvenga, pur avendo solide indicazioni da parte di Gesù Stesso e delle Scritture in generale.
Ad ogni modo, ripeto: rantolanti, agonizzanti, intubati, narcotizzati, tracheotomizzati, con elettrodi vari, catetere incluso… La fossa arriva, ma anche la risurrezioni dai morti. San Paolo, infatti, afferma che se Gesù non è risuscitato dai morti, vana è la nostra fede. Il corpo umano è veramente “polvere di stelle”. Gli elementi chimici che in gran parte lo compongono, come il carbonio, l’ossigeno, il ferro, etc. sono infatti sintetizzati nelle stelle, soprattutto quando la stella sta morendo e poi, in certi casi... esplode come "nova" o "supernova". Questo è quanto afferma la scienza umana. “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, resta solo. Ma se muore porta molto frutto”, afferma Gesù. Sia lode eterna a Colui che sta alla porta e bussa , com'è scritto nell’ultimo Libro della Bibbia, l’Apocalisse, Rivelazione Profetica che San Giovanni Apostolo ebbe sull’isola di Patmos. Vieni, Signore Gesù!
Precedente pubblicazione in data 19-06-2021
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Qualche tempo fa, in un gruppo di preghiera del Rinnovamento nello Spirito Santo, qualcuno pronunciò queste parole: "Di fiori è cosparso il Mio prato, ma uno è diverso dall'altro..." Il Signore ama tutte le Sue creature e tutto il creato, tanto che Gli parve tutto "cosa buona", come sta scritto nel Libro della Genesi. Spesso, però, ci interroghiamo sulla grande diversità di vita fra le creature e, per quanto ci riguarda più da vicino, fra gli esseri umani. Perché le condizioni di vita degli uomini, delle donne e dei bambini che vivono su questo pianeta Terra sono così diverse e, allo stesso tempo, così simili? Un giorno, tanto tempo fa, Sant’Antonio Abate chiese a Dio perché alcuni uomini sono ricchi, altri poveri, perché alcuni muoiono giovani, altri vecchissimi e perché degli empi sono ricchi e dei giusti sono poveri. E giunse a lui una voce che disse: “Antonio, bada a te stesso. Sono giudizi di Dio questi: non ti giova conoscerli.” Effettivamente tutto ciò è un mistero, ed è un bene che sia così. Quando ci troviamo fuori dalle nostre case (ed averle è già una grazia), incontriamo persone di ogni tipo, ed ovviamente anche dentro le case, in famiglia o con gli amici. Nel migliore dei casi, se poniamo su di loro la nostra attenzione, non le giudichiamo; però è anche un bene se cerchiamo di capire chi si celi dietro questi corpi. Spesso sono gli stessi abiti che li rivestono ad indicarci qualcosa su chi li indossa, ma naturalmente non basta ed è un bene che sia così. Noi stessi, addirittura, siamo dei misteri a noi stessi. Cosa dice Gesù? Mi viene in mente una cosa: "Vegliate!" Ossia, come ci insegnano i padri spirituali, cerchiamo di vigilare su noi stessi, ma anche in questo caso le risposte sono ben poche, ed è già tanto se questo atteggiamento ci aiuta a peccare il meno possibile… Vegliare indica porre attenzione agli altri e a noi stessi alla luce della vita e degli insegnamenti di Cristo. La foto posta all 'inizio di questo articolo è di un pastore morto da qualche anno, Walter Bevilacqua. Di seguito è riportata in breve la sua storia, da un articolo di Renato Balducci pubblicato all'epoca sul sito de "La Stampa ":
Walter Bevilacqua, pastore tra le montagne dell’Ossola, aveva 68 anni. Al parroco disse: “Io sono solo, è giusto così”. “Sono solo, non ho famiglia. Lascio il mio posto a chi ha più bisogno di me. A chi ha figli e ha più diritto di vivere”. Walter Bevilacqua lo aveva confessato al parroco poco tempo fa. La morte l’ha colto durante la dialisi a cui si sottoponeva ogni settimana all’ospedale San Biagio di Domodossola. Il cuore ha ceduto durante la terapia e la bara è stata portata a spalle al cimitero dagli Alpini di Varzo, penne nere come lui. Dietro al feretro, le sue sorelle Mirta e Iside: “Era proprio come lo descrivono: altruista, semplice. Un gran lavoratore. Sapeva che un trapianto lo avrebbe aiutato a tirare avanti, ma si sentiva in un’età nella quale poteva farne a meno. E pensava che quel rene frutto di una donazione servisse più ad altri” racconta Iside. Una vita piena di sacrifici, così come quelle di altri pastori di montagna, stretti alla loro terra. Solitario e altruista, nel momento più delicato della vita ha detto no al trapianto. “Sono in molti che aspettano quest’occasione. Persone che hanno famiglia e più diritto a vivere di me. È giusto così” aveva detto, con quella naturalezza che l’ha sempre contraddistinto. Bevilacqua è morto pochi giorni fa a 68 anni, una storia venuta alla luce quando il parroco del paese, don Fausto Frigerio, l’ha raccontata in chiesa durante la messa, un esempio da affidare a tutti. Quella frase pronunciata tanto tempo prima, gli era rimasta impressa: “Me l’aveva detto durante una chiacchierata. So che l’aveva confidato anche a un conoscente con cui si trovava in ospedale per le terapie» racconta il prete. È questa la notizia che ha bucato il silenzio dell’Ossola, in una valle corridoio verso la Svizzera, a una manciata di minuti. Sui monti della valle Divedro, Walter Bevilacqua ha trascorso i suoi anni, allevato dal nonno Camillo, uomo di altri tempi, ligio alle regole, gran lavoratore. Da lui aveva imparato a non risparmiarsi mai, a non lamentarsi delle difficoltà di chi vive in quota. “Credo non abbia mai fatto le ferie” racconta chi lo conosceva bene. L’agricoltura e gli animali erano la sua passione. Il suo mondo era là, una fetta di terra strappata alla montagna che poco più in alto diventa spettacolo nella conca dell’alpe Veglia.
Cosa possiamo dire? Si tratta di un semplice santo del nostro tempo che, pur con i difetti che abbiamo tutti, ha compiuto un atto di coraggio e di altruismo. Rimanendo in tema di diversità di condizioni di vita, riportiamo un altro articolo, di Fulvio Cerutti, dal titolo "La gattina senza una zampa adottata da una bimba che sa che cosa vuol dire".

Holly e Scarlette sono fatte una per l 'altra. Si capiscono perché entrambe vivono le stesse difficoltà: Holly non ha la zampe anteriore destra, alla bimba manca il braccio sinistro. Difficoltà e diversità che insieme possono superare. Tutto è partito dai coniugi Tipton, una coppia di Orange County (California) che ha due figli, tra cui la piccola Scarlette. La bimba di soli due anni è nata con una rara forma di cancro che alla fine ha portato a un’amputazione: a 10 mesi ha perso il braccio sinistro. Ora lei combatte contro un cancro che, secondo i medici, dovrebbe essere sconfitto. Per aiutarla in questo difficile percorso, Matt e Simone, hanno deciso di prenderle un gattino, ma non uno qualunque. E così è entrata nella loro vita la piccola Holly: quando Edith Rios e Kelley Gonzalez l 'hanno trovata stava rischiando di morire dissanguata a causa di gravi lesioni, forse dovute alla cinghia del ventilatore del motore di un'auto (problema che si verifica quando i gatti randagi cercano calore durante i periodi invernali). Al Riverside County’s San Jacinto Valley Animal Campus di San Jacinto Holly ha ricevuto cure e le è stata amputata la zampa anteriore destra. Quando la storia è stata diffusa dai media locali, Matt e Simone Tipton hanno capito che quella gattina di tre mesi aveva un destino che loro già conoscevano, simile alla loro Scarlette.

L 'incontro fra Scarlette e Holly ha del commovente: «Bua» ha detto la bimba indicando la zampetta mancante alla mamma. La donna ha voluto rassicurarla: «Sì, ha avuto anche lei la bua tesoro. Ma lei ora è ok, proprio come te!». Le due piccole si sono capite e si faranno coraggio per crescere insieme.
Anche in questo caso, cosa possiamo dire? Le immagini parlano da sole. Tutto ciò, a volte, rischia d'indurre il pessimismo e di generare considerazioni simili a quelle che fece Giobbe, quando per colpa del Maligno fu tentato duramente in ogni settore della sua vita. Alla fine, però, Dio Stesso gli apparve in un turbine, e gli fece capire che, sebbene molte cose possano apparire assurde, tutto è nelle Sue Mani. Lui sa tutto e vede tutto. Spesso anch'io mi dispero, ma il cammino della fede è proprio l'imparare a non disperarsi, il vivere senza disperarsi. È possibile? Sì, anche se difficile, e ce lo insegnano i Santi, più o meno noti. La Beata Chiara Luce Badano, ad esempio, da poco maggiorenne stava per morire a causa di un tumore alle ossa. Si tratta di una forma di cancro particolarmente dolorosa. Ebbene, cosa fece? Si disse: "Io ho ben poco da offrire al Signore, ormai. L'unica cosa che mi è rimasta è questo dolore." Ebbene, rifiutò di farsi somministrare la morfina che le avrebbe consentito un trapasso indolore, però inconsapevole. A volte mi capita, ad esempio quando sono sull'autobus, di vedere queste differenze fra le persone. A volte resto turbato, a volte provo un sentimento simile all'invidia, che però non è la classica invidia... non è che vorrei essere al posto di qualcun altro, ma mi domando quali siano le cause materiali e spirituali di quanto vedo. Tuttavia sto imparando che l'unica cosa che conta veramente, indipendentemente dalle proprie condizioni di vita, è di essere in pace con il Signore. Com'è possibile questo? Be', Lui è sempre in pace con noi, perché è l 'Amore Infinito, ma spesso roviniamo tutto a causa dei nostri peccati. Vorrei porre l'accento su quanto diciamo nella preghiera del "Confesso": i peccati possono essere in pensieri, parole, opere e omissioni. Naturalmente non abbiamo un grande controllo sui nostri corpi, a volte quasi per niente, e le nostre bocche sono spesso causa di guai, sia per quello che esce, sia per quello che entra. Ma Gesù ha detto che è molto più importante ciò che esce dalle nostre bocche, rispetto a quello che vi entra. Certo, possiamo peccare ingurgitando cose dannose, ma in fondo è solo materia. Ciò che esce, invece, rispecchia lo spirito umano, la sua interiorità, tanto che si parla di "esalare l 'ultimo respiro ", riguardo al momento della morte. Gesù, infatti, dopo aver consegnato il Suo Spirito al Padre, "spirò ". Noi, ora, siamo salvati da quell 'attimo che spaccò la storia umana in due. Il Sacramento della Confessione, come mi disse un giorno un Sacerdote, è costato il Sangue di Cristo. Ma ora Egli vive l'esistenza piena ed infinita, che vuole in qualche misura comunicare a tutti i Suoi figli. Penso che cercherò di non farmi più prendere dall'angoscia, pensando alle così grandi differenze che vi sono fra le persone, perché un quadro è composto da vari colori, ed ognuno ha la sua importanza. In un ospedale, ad esempio, troviamo al vertice i dirigenti, poi i medici, poi gli infermieri (più infermiere, in verità) e gli impiegati amministrativi, poi gli operatori socio-sanitari (OSS), poi chi si occupa delle pulizie, della ristorazione, delle divise, etc. Si tratta di una specie di esercito con scopi diversi. Ora, tutto ciò può avere una doppia chiave di lettura: c 'è l 'aspetto "piramidale " della società umana, che in effetti è alquanto inquietante e che Gesù stesso rovesciò letteralmente. Poi c'è l 'aspetto dell 'ordine delle cose stabilito da Dio. Anche in questo caso Gesù ci rassicura: "Date a Cesare ciò che è di Cesare e date a Dio ciò che è di Dio". Questo discorso è in effetti ricco di molti spunti di riflessione, ma se volessimo capire tutto... guai a noi!

Precedente pubblicazione in data 03/07/2021