Gesù Cristo Vero Dio e Vero Uomo





Maria Santissima Ausiliatrice

 

La motivazione!

Ecco ciò su cui continuamente s'indaga, dentro l'intrico d'una vita о nelle vicende dei fatti storici, per "capire" le persone. Nel caso di Maria noi dobbiamo fare emergere dalle nostre categorie usuali, in fatto di motivazione all'agire responsabile, quella che vorremmo fosse la più storica di tutte, e che di fatto resta purtroppo lа piu astorica di tutte, сiоè il puro amore. Sull'amore come "anima" della storia auspicata e desiderata, valga per tutte la testimonianza del Marx giovane: "Quando tu ami senza provocare amore, cioè quando il tuo amore come amore non produce amore reciproco, е attraverso la tua manifestazione di vita, di uomo che аmа, non fai di te stesso un uomo amato, il tuo amore è impotente, è una sventura" (Terzo manoscritto 1844). Questa aspirazione, assente soltanto in certi fanatismi politici, ha sempre perso assai presto, in concreto, la sua universalità. C'è la ragione. L'Amore che sussiste pieno e incorrotto è Dio (1 Gv 4,8). Il mondo non è Dio. Il mondo dunque non è amore, "ha" soltanto una capacità di amare la quale non è in grado di creare e mantenere relazioni interpersonali di comunione. Senza l'infusione dell'Amore che è Dio in noi non abbiamo alcuna possibilita di realizzare "l'ideale" di Marx. Perciò l'amore, nella sua realtà risolutiva della vita, senza Dio rimane astorico. Non fa parte delle nostre civiltà. E non facendone parte resta il «grande assente», nella cui mancanza noi esistiamo e tentiamo inutilmente, adoperando violenza е morte, di «salvarci» dalla prigionia. Potremmo dire che la conclusione delle culture in cui viviamo è, a proposito dell'amore, quella così riduttiva di Taine: «Io ho ridotto l'amore a una funzione, a questa funzione a un minimum» (Thomas Graindorge). Quando si parla di «puro amore» s'intende un amore che, grazie alla sua pienezza a profondità, «basta a tutto» ossia regge nella forza d'un continuo bene ogni scelta, ogni intenzione, ogni azione e ogni reciprocità. Paolo ha parlato in modo indimenticabile, agli Efesini, di questa «super-dimensione» dell'amore divino: «Cosi voi potrete conoscere l'ampiezza la lunghezza, l'altezza e la profondità dell'amore di Cristo, che è più grande di ogni conoscenza, e sarete colmi di tutta la ricchezza di Dio» (Ef 3,18-19). L'anima di Maria di questo amore si accese in un crescendo destinato а sconfinare senza flessioni nella comuniоnе eterna della Trinità. Ciò appunto perché la persona ch'ella era, già pronta a volere appassionatamente Dio, si dispose con scelte supreme a vivere nella più autentica misticità. La misticità è la realizzazione di quella reciproca inabitazione amorosa che Dio e la persona creata attuano in unità. Gesù la svelò nel discorso eucaristico (Gv 6,56) con particolare evidenza. Paolo la sperimentò соmе immedesimazione (Gal 2,20). Nella letteratura spirituale abbondano, secolo per secolo, i documenti di questa situazione che sta alla radice della orazione contemplativa, della vita apostolica e della testimonianza dei martiri. L'elemento costitutivo della misticita è la quasi-identificazione dell'amante con l'amato. San Giovanni della Croce descrive a questo modo tale avvenimento: «L'anima spira in Dio la medesima spirazione d'amore che nel Figlio spira il Padre e nel Padre spira il Figlio; la quale spirazione è Spirito Santo» (Cant. 34,3). I termini sono al limite ontologico e tuttavia rimangono ineccepibili. La persona non è affatto «annullata», anzi possiede l'Amore «come cosa sua» (Fiamma 3,73) е lo vive nei luoghi ultimi della sua libertà creaturale. Questa misticità aliena dal misticismo come esperienza dеllо «straordinario» nella fenomenologia spirituale, non è che lo sviluppo logico della natura dell'amore. Perciò essa si identifica con lа perfetta vita cristiana dei risorti in Cristo Signore (Col 3,1-3). Consideriamo di seguito alcuni aspetti della misticità di Maria non in ordine alla sua personale - e d'altronde insondabile - ricchezza di Spirito, ma nella prospettiva del suo essere «aiuto» dei cristiani e più ampiamente di tutti gli uomini chiamati, per vocazione comune, «alla comunione con Dio» (GS, n. 19). Dio è Amore. La riflessione su questo solare fulcro della Rivelazione è inesauribile. Noi anzi stentiamo а contenere, nella nostra intelligenza obbligata a continue differenziazioni, la semplicità dell'enunciato. Ci pare che dire «Dio è amore» sia troppo poco. Subito siamo portati a scindere e a  «integrare»; non soltanto per una comprensione analitica delle azioni varie di Lui, ma perché è veramente arduo alla nostra mente conservarsi a lungo sull'apice di una proposizione così «assoluta». L'accettazione integrale di questa verità, inoltre, ci porta а una verifica sconvolgente delle «motivazioni» di cui parlavamo iniziando. Anche qui ci pare impossibile, soffocante per eccessiva sublimità, che Dio agisca solo e sempre per Amore e non possa avere mai nessuna ragione minore. Alla nostra terribile capacità d'improvvisazione, in fatto d'impulsi ad agire, una tale perfezione fa paura. Eppure Dio non si è svelato per intimorirci, ma all'opposto per insegnarci la moralità della salvezza: «Ascolta, lsraele. Il Signore, Dio nostro, è Unico. Amerai dunque il Signore tuo Dio con tutto il cuore, соп tutta l'anima, con tutte le tue forze» (Dt 6,5). Che Dio sia Amore e agisca per Amore è d'altronde mostrato nell'intero cammino della Salvezza. L'«economia» divina è invariabile perché Dio è fedele. Tutto ciò che possiamo constatare, е anche questo a nostra consolazione, è la ricchezza di tale economia che соntemporaneamente è paterna, fraterna e sponsale. Amati di un unico amore che ci investe con triplice luce e chiude attorno al nostro essere progetti d'assoluta perfezione di benevolenza, noi viviamo «chiamati». Persone chiamate dall'Amore. E si apre precisamente qui il dramma della nostra inettitudine di esuli.

Dio è l'Inaccessibile.

Non stupisca che l'esaltazione di Dio, che è Amore, sia seguita immediatamente da una precisazione di questo genere: «Dio è Dio e non è un uomo» (Os 11,9). Cioè il Suo Amore è anche il suo Essere. I disegni elaborati lì, nel suo segreto altissimo, rimangono sconosciuti e incomprensibili alla creatura. Non abbiamo noi continuamente crocifissi sotto gli occhi? Non sta l'Eucarestia nei nostri tabernacoli? Non abita lo Spirito in noi? Eppure le giornate della nostra vita possono scorrere "estranee" a queste reatà come se - tutto considerato - queste realtà parlassero di соsе inadatte alla vita «concreta», come la chiamiamo. E questa è ancora esperienza di credenti! Ma Paolo disse chiaramente ai Corinzi che i disegni e le esecuzioni dell'Amore di Dio, calati nella critica dell'uomo, avrebbero destato irrisione degli intelligenti e scandalo dei pii (1 Cor 1,23). «L'uomo naturale non è capace di intendere i segreti di Dio. Per lui essi sono follia» (1 Cor, 2,14). E Gesù chiamò Pietro suo «nemico», per respingere la medesima interpretazione «umana» della sua verità di Dio (Mt 16,23). Dunque naturalmente incapaci. Dunque fuori dalla possibiIità di comprendere il mistero, anche dopo aver capito benissimo il significato delle parole. Un Dio Amore, e Amore inaccessibile, è la fine d'ogni altra possibilità. Chi cercare, se l'Amore è Lui? E nello stesso tempo соmе giungervi, se la nostra libertà è deteriorata e non «gusta» più la soavità di quest'Amore, che le rimane sconosciuto? Dio, tutto offerto, rimane da attingere nel modo adeguato: «dare a Dio ciò che è di Dio» significa certamente anche dargli l'amore. Non dare amore all'Amore è dargli nulla, quand'anche i nostri giorni fossero colmi di riti di propiziazione: senza amore nell'Amore non si entra. In quest'assurda situazione che il peccato ha determinato, occorre ritrovare la possibilità di accedere a Dio, di mettersi «dalla sua parte» e di prender parte in modo cosciente e responsabile ai Suoi disegni di salvezza. La «chiave» per risolvere tutto ciò rimane l'amore.

L'amore passa.

Maria sciolse il nodo di questa contraddizione che ci soffoca e grazie alla sua piena misticità pervenne nel profondo di Dio è si «appropriò» con grandissima gioia dei Suoi segreti di salvezza. Ella si trovò di fronte al Dio spalancato agli uomini e nel medesimo tempo infinitamente fedele a Se Stesso. Il Dio conoscibile «solo a chi ama» (1 Gv 4,8) e nascosto, malgrado tutto il Suo dono benigno, a chi non ama. È perfettamente teologale questo paesaggio dell 'umano disegnabile secondo realtà d'amore; su scoscendimenti che affondano «nell'ombra della morte» (Mt 4,16) e oltre l'agitazione babilonica che stanca le generazioni in fervori inautentici, emerge fra rare luci di profeti e santi sparse nei secoli, la Vergine nuova che puo «capire» Dio. Può entrare nell'«In-Sé» dell 'Eterno perché lа sua personalità è realmente «fatta di amore». La tensione unitiva è cioè la forza che fede e desiderio, speranza e abbandono, compongono in purezza completa. Questa carità genuina è il «passaggio». Anche la Chiesa sarà chiamata allo stesso tragitto, come sappiamo. Maria apre per prima la via all'Essere incontrato con pienezza di reciprocità personale. Siamo qui di fronte al vero realismo storico. Non ci sono, in questa «metastoria» d'amore spazi nei quali il pensiero possa «inventare» sistemi ontologici. Il tentativo di descrivere l'«Essere» o ciò che sta dietro questa «cifra» enigmatica è finito. Per l'amore della misticità quel pensiero è una «sacca» provvisoria che si è svuotata rispetto al presente nuovo. «Amore» infatti è un Nome, dietro il quale sta il Vivente con cui si e già in comunione. Neppure il realismo della «prassi», che già per parte sua s'era elevato a giustiziere delle «teologie» e delle «metafisiche», è sufficiente a colmare il vuoto che la creatura continua a essere in mancanza dell'Amore. Infatti la «prassi» muta e sconvolge i rapporti umani, cercando di incidere con filosofia vissuta i bubboni di tutta la «peste» storica; ma non può andare oltre «l'umano troppo umano», ossia troppo debole per salvarsi da sé. Rispetto all'amore dato all'Amore, tutto cade nell'irrealismo e nella vanità. Essere consapevoli che l'Amore si pone dunque veramente come potenza storica e «civiltà» è la sapienza nuova. Di tale sapienza nuova Maria fu appunto l'interprete fondamentale. In lei la storia è ridiventata «affinità elettiva» con colui che è l '«Io Sono».

Un aiuto fondamentale.

La motivazione di Maria si rivela anche, a questo punto, la sua risorsa perfetta rispetto alla nostra maniera di fare lа storia. Noi siamo occupati a realizzare, con impegno autonomo, i valori che ci siamo scelti e a cui intendiamo arrivare grazie a metodi «umani». Viviamo nel chiuso. Questa vicenda che chiamiamo storia, è senza dubbio una vicenda di tentativi ora tragici ora patetici e che possono anche conoscere, oltre che abissi di viltà, vere punte di eroismo. Ma non raggiunge Dio. Perciò non raggiunge il Suo senso e il Suo compimento nella pace. Se i tempi di Don Bosco furono densi di difficoItà culturali e politiche e la «Ausiliatrice» apparve al santo соmе colei che poteva aiutare la Chiesa «a superare le difficoltà che le venivano dai suoi avversari» (Molineris), i tempi nostri hanno accentuato su tutto e su tutti - Chiesa e mondo - il peso dello storicismo e rendono ancora più necessaria una Liberazione. Per «storicismo» intendiamo qui non tanto una dottrina quanto un atteggiamento, е precisamente l'atteggiamento che ha tradotto in pratica le filosofie idealistiche: la realtà è «storia» e nulla esiste al di fuori della storia e al di sopra della storia. In questi termini la storia, invece di essere il luogo dove Dio cammina con l'uomo «nel giardino, alla brezza del giorno» (Gn 3,8) ossia in una situazione aperta all'ordine di tutta la realtà, diventa un sepolcro. Dentro vi staziona una «folla materialista unicamente attenta ai suoi appetiti» (Renan) e nella triste paura della morte. Le varie «anime» che muovono questa folla, anche se ispirate ad autentici valori, non possono vincere la morte che, come sappiamo, solo il Risorto ha sconfitta. Per cui il dilemma contemporaneo è: perire nella storia chiusa oppure salvarsi spaccando la chiusura e ricongiungendosi all'Essere che è Dio. Maria, personalizzando tutto il consenso alla liberazione storica, sciolse dunque le vicende dei molti «amori» della storia stessa nel vigore d'un supremo amore oltre la storia in quanto tale. Perché, senza dubbio, la vicenda umana va letta come vicenda dei numerosi e contraddittori «amori» che guizzano nelle persone viventi. Amare se stessi, amare le cose, le persone, gli ideali, le possibilita, questo è il dinamismo permanente nei fatti. Sono grappoli di tensioni in antagonismo. Tutti amano, perciò molti invidiano e odiano, aggrediscono e sconfinano. In questo groviglio che riduce spesso l'uomo a «passione inutile» (Sartre) salvezza non se ne aspira. La Vergine diventa «Arca dell'Alleanza» e «Santuario dello Spirito» (Marialis cultus, n. 26), entrando nell'Amore che Dio è, cominciò sin dall'inizio della sua vita cosciente a conoscere con Lui e come Lui l'arcano storico. L'Amore divenne in lei spinta autonoma, e irresistibile nello stesso tempo, ad assumere con responsabilità identificante le sorti umane secondo le Volontà di Dio. Fu dunque la dolce e saggia «Economa» costruita dall'Amore. Qui il suo «aiuto» è sommo. Essere la Possibilità-per-Dio, vivere come persona adeguata e libera - cioè tutto l'insieme delle caratteristiche proprie che abbiamo già ricordate - non si sarebbero compiuti nell'efficacia se ella non avesse posseduto, per partecipazione amorosa, l'iпtimo del sentire di Dio. Come Dio si ama e come Dio ci ama! Questo è il nucleo splendente di tutta la coscienza ontologica. La sapienza della Chiesa nei suoi Santi è appunto condivisione di quel segreto originale. Tale condivisione è pontificato misterioso cioè «servizio di Dio a vantaggio degli uomini» (Eb 5,1) nell 'offerta che in sé raccoglie tutte le offerte, i doni, i ministeri nella «via migliore» (1 Cor 12,31) che è la carità. Senza tale servizio non si edifica per Dio. Notiamo, a questo proposito, che questo essere «ponte» fu anche la caratteristica di tutti i Santi. Esso esige però un radicalismo di scelta. Con parole severe san Giovanni della Croce stigmatizza, nella prospettiva spiritualе, chi vive passando di continuo da Dio a ciò che non è Dio secondo il ritmo delle «consolazioni». Solo la fedeltà vera segue l'Amato dovunque e merita perciò lе Sue benedizioni; essa conosce l'«oscurità» e l'«aridità» che però non la distolgono da Lui e sono dunque ben diverse dall'oscurità e dall'aridità dei «tiepidi» che non gustano Dio perché non vogliono privarsi del gusto del «mondo». Maria, persona vivissima, si pone dunque al centro di questa organicità d'amore. La sua «intercessione», соmе ancora vedremo, si muove in quell'altissimo circolo di Vita che ammette soltanto parole e volontà caritatevoli. Preziosissima è la sua esistenza per noi. Non solo come «modello» ma come realtà operante, visto che i nostri gesti terreni sono ancora così spesso poveri d'amore divino e che noi continuiamo a considerare «eccezione» ciò che invece è lа naturalezza di Dio, vivere di carità. Una persona per la quale tale naturalezza sia acquisita è presenza d'importanza incalcolabile. Ella sta «davanti» a Dio con totale giustizia. Piena di verginità attiva e radicata in Gesù, che venne per «amarci fino al colmo» (Gv 13,1), sa. E sapendo, salva e tutela. È guardandola che possiamo comprendere come si congiungano, nel piano divino, la semplicità d'una creatura «di Nazareth», cioè di questa povera terra com'è, e la semplicità del Creatore amorevole. Come sempre, anzi più di sempre, l'Amore compone in Sé, e «risolve», ogni distanza anche la più tragica fra le cose.

Dal libro "Maria, l 'Aiuto " di Don Giuseppe Pollano

Prima pubblicazione in data 07/07/2021

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