Santi che amavano gli animali

San Francesco di Assisi e gli animali

Immagine Chaim Bentorah / Pinterest

 

 

Nel corso del primo millenio della Chiesa Cristiana - ma anche in seguito - vissero molti Santi che amavano gli animali. Vivevano con loro, li liberavano dai pericoli, li allattavano e li salvavano dai cacciatori. A loro volta, molti Santi furono aiutati dagli animali. Qui di seguito potete leggere un elenco di alcuni di questi Santi. Ci auguriamo che le informazioni su di loro siano utili e che possiate chiedere al vostro Parroco di ricordarli durante le funzioni dei loro giorni di festa per il loro amore per gli animali.

 

San Francesco d'Assisi (1181 - 1226) è conosciuto come il Santo patrono degli animali ed è comunemente ritenuto il Santo principale che ha mostrato interesse per gli animali. Ma, come abbiamo accennato, non è stato il solo. Moltissimi Santi prima di lui, in particolare quelli che hanno vissuto una vita solitaria ed ascetica, hanno mostrato compassione per gli animali, tornando allo stato spirituale in cui si trovava l'uomo quando risiedeva nel Giardino dell'Eden, comunicando con gli animali e vivendo in armonia con la natura.
San Francesco era noto per predicare agli animali e si dice che abbia persuaso un lupo a smettere di attaccare la gente della città di Gubbio se quella gente avesse promesso di nutrire il lupo per il resto della sua vita. Francesco fu un radicale che si staccò dalla vita monastica tradizionale e che fondò un gruppo di predicatori itineranti che, nel 1209, ottenne l'approvazione papale. Per Francesco, il divino era in ogni cosa della natura, come il sole, la luna, le montagne, il vento e l'acqua e, naturalmente, negli animali. Chiamava tutto suo "fratello" o "sorella", come "Fratello Sole" e "Sorella Luna".


San Francesco ha detto:


"Non ferire i nostri umili fratelli è il nostro primo dovere nei loro confronti, ma fermarci a questo non è abbastanza. Abbiamo una missione più alta per essere al loro servizio ovunque lo richiedano."


"Se hai uomini che escluderanno una qualsiasi creatura di Dio dal rifugio della compassione e della pietà, avrai uomini che si comporteranno allo stesso modo con i loro simili."


Questo grande senso dell'interconnessione e dell'interrelazione fra le cose è stato espresso nel suo famoso Cantico delle Creature o Cantico di Frate Sole che riportiamo di seguito, con il testo originale di San Francesco d'Assisi e la sua parafrasi:

 

Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so' le laude, la gloria e 'honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfàno
et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi' Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore,
de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si', mi' Signore, per sora luna e le stelle,
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si', mi' Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si', mi' Signore, per sor'aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si', mi' Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte,
et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore,
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli che 'l sosterrano in pace,
ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si' mi' Signore per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò scappare:
guai a quelli che morrano ne le peccata mortali;
beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati,
ka la morte secunda no 'l farrà male.
Laudate et benedicete mi' Signore' et ringratiate
et serviateli cum grande humilitate.

 

Altissimo, onnipotente, buon Signore,
tue sono le lodi, la gloria e l'onore e ogni benedizione.
A te solo, Altissimo, si confanno
e nessun uomo è degno di ricordarti.
Laudato sii, mio Signore, con tutte le tue creature,
specialmente messèr fratello sole,
il quale diffonde la luce del sole, e tu ci illumini per mezzo suo,
e lui è bello, raggiante con gran splendore;
di te, Altissimo, reca il significato.
Lodato sii, mio Signore, per sorella luna e le stelle;
le hai formate in cielo chiare e preziose e belle.
Lodato sii, mio Signore, per fratello vento,
e per ogni movimento del vento, per il nuvolo, il sereno e ogni tempo
per il quale alle tue creature dà i sostegno.
Lodato sii, mio Signore, per sorella acqua,
che è molto utile, umile, preziosa e casta.
Lodato sii, mio Signore, per fratello fuoco,
per il quale illumini la notte,
ed egli è bello, giocoso, robusto e forte.
Lodato sii, mio Signore, per sorella nostra madre terra,
la quale ci sostenta e governa,
e produce diversi frutti, con fiori colorati e erba.
Lodato sii, mio Signore, per quelli che perdonano grazie al tuo amore,
e sostengono malattie e guai.
Beati quelli che sopporterranno in pace,
che da te, Altissimo, saranno ricompensati.
Lodato sii, mio Signore, per nostra sorella morte corporale,
dalla quale nessun uomo che viva può scappare.
Guai a quelli che morranno in peccato mortale;
beati quelli che troverà nelle tue santissime volontà;
che la seconda morte non gli farà male.
Lodate e bedicete il mio Signore e ringraziate,
e servitelo con grande umiltà. Amen

 

San Basilio Magno (330 - 379) influenzò notevolmente la Chiesa Orientale e disse in questa preghiera della "Liturgia di San Basilio":

 

"La Terra è del Signore e la Sua pienezza. O Dio, allarga in noi il senso della comunione con tutti gli esseri viventi, nostri fratelli gli animali ai quali hai dato la Terra come loro dimora in comune con noi. Ricordiamo con vergogna che in passato abbiamo esercitato l'alto dominio dell'uomo con spietata crudeltà, tanto che la voce della Terra, che avrebbe dovuto salire a Te in canto, è stata un gemito di travaglio. Possiamo noi renderci conto che vivono, non solo per noi, ma per se stessi e per Te, e che amano la dolcezza della vita."

 

 

Sant'Antonio Abate (251 - 356) visse da eremita in Egitto e fu seguito da un maiale a cui aveva curato una malattia. Egli è comunemente considerato il fondatore del monachesimo orientale, similmente a San Benedetto da Norcia, fondatore del monachesimo occidentale.

 

 

Santa Gertrude di Nivelles (626 - 659) è la patrona dei gatti ed anche dei giardinieri, dei viaggiatori e delle vedove. Nacque in una famiglia nobile che viveva alla corte di Re Dagoberto del Belgio, dove suo padre era sindaco del palazzo di Dagoberto. Quando Gertrude aveva 10 anni, il Re Dagoberto cercò di organizzare un matrimonio fra lei e il figlio di un duca austriaco per formare un'alleanza politica, ma Gertrude rifiutò di sposarlo perché voleva invece diventare una Suora nella Chiesa, dicendo che sarebbe stata sposa solo di Gesù Cristo.
Gertrude divenne Suora e lavorò con sua madre per avviare un monastero a Nivelles, in Belgio, dove entrambe servirono come superiore. Gertrude aiutò a costruire nuove Chiese e Ospedali e si prese cura dei viaggiatori e delle persone locali bisognose (come orfani e vedove). Trascorreva anche molto tempo nelle veglie di preghiera. Gertrude era nota per offrire ospitalità sia agli animali sia alle persone. Era gentile con i gatti che frequentavano il suo monastero, offrendo loro cibo e affetto.

 

 

San Cutberto di Lindisfarne (634 - 687) era un pastorello scozzese, che all'età di quindici anni divenne monaco nell'abbazia di Melrose. Più tardi divenne un eremita, vivendo sull'isola di Farne in una piccola cella. Lì fece amicizia con gli uccelli, proteggendoli dai cacciatori e condividendo con loro i pasti. È il Santo patrono delle lontre. A volte rimaneva fino alla cintola nel Mare del Nord durante le sue veglie di preghiera notturne, e ad un certo punto due lontre venivano a scaldargli i piedi.

 

San Filippo Neri (1515 - 1595) è un Santo che pare si sia preoccupato degli animali relativamente "tardi", o almeno così viene tramandato. Sebbene sia meglio conosciuto come il fondatore del Movimento dell'Oratorio, ha abbracciato il vegetarianismo per il benessere degli animali, non solo per l'astinenza. Una volta, passando davanti a una macelleria, disse: "Se tutti fossero come me, non ucciderebbero gli animali". Ha anche liberato degli uccelli in cattività che, per loro stessa scelta, non lo avrebbero lasciato. Gli animali erano attratti da lui. Una volta, qualcuno trovò un uccellino nella cappella e glielo portò. Filippo disse loro di non schiacciare l'uccello o ferirlo, ma di aprire la finestra e lasciarlo volare via. Ma poi si preoccupò se avesse fatto la cosa giusta, perché era così piccolo che non avrebbe saputo dove andare. In un'altra occasione gli fu data una coppia di pernici vive per un pasto, ma le lasciò libere. Insisteva anche sul fatto che le mosche fossero lasciate fuori dalla finestra invece di essere scacciate. Liberò anche dei topi che erano stati catturati ed espresse pietà per gli animali diretti al macello. Si prendeva cura degli uomini e degli animali e salvò un ex-eretico domenicano dall'esecuzione.

 

Santa Melangell è la patrona gallese degli animali. Nel 604 d.C. il principe di Powys, Brochwel Ysgithrog, andò a caccia di lepri a Pennant nelle colline di Derwyn. I suoi segugi inseguirono la loro preda in un cespuglio di rovi e, seguendoli, trovò una giovane donna che pregava e si abbandonava alla contemplazione divina, con la lepre sdraiata sotto la piega delle sue vesti. Anche i cani abbaianti sentirono la sua influenza calmante, ed il principe esasperato rinunciò alla caccia e si sedette ad ascoltare la sua storia di fuga ed esilio dall'Irlanda. Impressionato dalla sua pietà e coraggio, fece voto di donarle le sue terre al servizio di Dio, affinché fossero perenne asilo, rifugio e difesa. Melangell visse lì da sola per 37 anni, dopo di che fu costruita una Chiesa con un santuario sopra la sua cella. La sua Chiesa rimase luogo di santuario per tutto il Medioevo e le lepri continuarono ad essere protette nella parrocchia. L'associazione per la protezione degli animali Cymdeithas Melangell promuove ora il benessere di queste creature.

 

Sant'Uberto di Liegi (656 - 727) è conosciuto come il Santo patrono dei cacciatori, ma non è proprio così. Come narra la leggenda, visse in una foresta delle Ardenne effettivamente come cacciatore. Un Venerdì Santo, quando tutti gli altri erano in Chiesa, stava cacciando nella foresta, inseguendo un magnifico cervo. Improvvisamente, mentre il cervo si voltava, un Crocifisso apparve fra le sue corna e una voce disse: "Uberto, se non ti rivolgi al Signore e non conduci una vita santa, presto scenderai all'inferno". Hubert smontò da cavallo e si prostrò, dicendo: "Signore, cosa vuoi che io faccia?" e venne la risposta: "Va' a cercare Lambert ed egli ti istruirà". Uberto andò poi dal vescovo Lambert che divenne la sua guida spirituale. Uberto diede tutte le sue ricchezze ai poveri e studiò per il sacerdozio, vivendo una vita santa, digiunando e pregando. Alla fine divenne Vescovo di Liegi nel 708 d.C. Sant'Uberto in seguito fu onorato dagli sportivi come il fondatore del comportamento etico nella caccia, sebbene rinunciò alla caccia dopo aver avuto la sua visione. In effetti, la sua vita di cacciatore era stata vista da Dio come una vita empia, che lo avrebbe condotto all'inferno.

 

San Petroc è il Santo più famoso della Cornovaglia ed il primo sabotatore della caccia. Si dice che Petroc fosse il figlio di un capotribù gallese. Studiò in Irlanda prima di stabilirsi in Cornovaglia nel IV secolo. Petroc fondò un monastero in quello che oggi è chiamato Padstow (Petroc's Stow). Circa 30 anni dopo fondò un altro monastero a Little Petherick, dove costruì un mulino e una cappella. Nei suoi ultimi anni, Petroc visse da eremita a Bodmin Moor. Lì costruì una cella per sé vicino al fiume e un monastero per dodici monaci che lo seguirono. San Petroc morì a Treravel durante un viaggio in visita agli altri suoi monasteri. Fu sepolto a Padstow che divenne il centro del suo culto. Le sue reliquie furono successivamente trasferite a Bodmin, dove rimasero fino ad oggi. Nel 1177 un canonico scontento le portò all'abbazia di St Mewan in Bretagna. Grazie all'intervento del Re Enrico II furono restituite a Bodmin fra grandi festeggiamenti. Questo evento è stato riproposto come parte del Bodmin Riding and Heritage Festival. L'attuale reliquiario sopravvisse alla Riforma e alla distruzione del santuario. Petroc è venerato da secoli in tutta la Cornovaglia e la Bretagna (dove è conosciuto come San Perreux). Il Santo aveva un'affinità speciale con gli animali selvatici. Uno dei suoi emblemi è un cervo, in memoria di uno di essi che salvò dai cacciatori. Secondo la leggenda, una volta addomesticò anche un drago.

 

San Colombano (521 - 597) iniziò la vita come figlio di una famiglia reale in Irlanda. Nel 563 salì su una fragile barca con dodici monaci e si mise in mare, incerto sulla sua destinazione. Sbarcarono nell'arida isola di Iona, al largo della costa scozzese, dove fondarono un monastero che sarebbe diventato il più importante centro della spiritualità cristiana della regione. Colombano visse a Iona per più di trent'anni, copiando manoscritti e compiendo viaggi missionari in Scozia. La vita sull'isola addolcì il suo temperamento un tempo focoso, sostituendolo con uno spirito calmo e gentile.


Quanto segue è tratto dalla Vita di San Colombano di Adamnan di Iona e racconta la storia della comprensione da parte di un cavallo della morte imminente del Santo:


Dopo queste cose il Santo lasciò il fienile e, tornando al monastero, si fermò a metà del tragitto in un luogo dove si può oggi osservare sul ciglio della strada una Croce, che è tuttora fissata in una macina da mulino. Mentre il Santo, come ho detto, si ritemprava per via della vecchiaia, sedendo lì per riposare un po', ecco, gli si avvicinò un cavallo da soma bianco, lo stesso che usava, da servo volenteroso, per portare il latte in vasi dalla stalla al monastero. Si avvicinò al Santo e, strano a dirsi, poggiò il capo sul suo seno, ispirato, credo, da Dio a farlo, poiché ogni animale è dotato della conoscenza delle cose secondo la Volontà del Creatore; sapendo che il suo padrone stava per lasciarlo presto, e che non lo avrebbe più visto, cominciò a lanciare grida lamentose e, come un essere umano, a versare copiose lacrime sul petto del Santo, schiumando con molti lamenti. L'inserviente, vedendo ciò, cominciò a cacciare via il dolente piangente, ma il Santo glielo proibì, dicendo: "Lascialo stare, poiché mi è tanto affezionato, che riversa il suo amaro dolore sul mio seno. Ecco! Tu, poiché sei un uomo e hai un'anima razionale, non puoi sapere nulla della mia partenza da qui, tranne ciò che io stesso ti ho appena detto, ma a questa bestia bruta, priva di ragione, il Creatore stesso ha evidentemente, in qualche modo, fatto sapere che il suo padrone lo lascerà." E, dicendo questo, il Santo benedisse il cavallo da lavoro, che si allontanò da lui con tristezza.

 

 

San Neot (morto intorno all'870) è conosciuto anche per aver salvato un cervo.

 

San Rocco (1295 - 1327) è il patrono delle malattie e dei cani. Nacque a Montpellier, allora al confine fra Francia ed Italia, nel 1295, come figlio di un nobile e governatore della città. Sua madre aveva tentato senza successo di partorire per molti anni, ma pregò la Vergine Maria di avere un figlio e Rocco fu concepito. La sua nascita fu, quindi, vista come un miracolo e ella aveva una voglia a forma di Croce sul petto che cresceva man mano che il figlio cresceva. Sua madre era una donna pia che conduceva una vita santa e digiunava regolarmente, ed il giovane Rocco seguì lealmente il suo esempio di ascetismo. Quando Rocco aveva vent'anni, entrambi i suoi genitori morirono ed ereditò il titolo e la ricchezza del padre, ma diede tutto ai poveri e, sull'esempio di san Francesco d'Assisi, condusse una vita ascetica, prendendosi cura dei poveri e dei malati. Partì per Roma e curò i malati negli ospedali ivi presenti e nei paesi limitrofi. Purtroppo, mentre assisteva i malati di peste nella città di Piacenza, contrasse lui stesso la malattia e si ammalò gravemente. Fu cacciato dalla città e andò a vivere nella foresta dove beveva l'acqua di una sorgente, non avendo però cibo. Poiché nessun essere umano si sarebbe avvicinato a lui, sarebbe morto se non fosse stato per un cane che gli portava il pane ogni giorno e gli leccava le ferite. Alla fine, Rocco si riprese e continuò il suo lavoro fino a quando non tornò a Montpellier dove fu gettato in prigione da suo zio nel 1322, che lo considerava una spia. Vi morì il 16 agosto 1327 e fu canonizzato nel 1590. La festa di San Rocco, il 16 agosto, viene spesso celebrata con un servizio di benedizione dei cane per ringraziare questi animali per la compagnia ed il sostegno che danno ad anziani, malati, ciechi, sordi e persone sole.

 

San Giles (650 - 710) viveva in solitudine nella foresta di Nimes dove seguiva una dieta vegetariana e dove il suo unico compagno era un cervo. I cacciatori del Re inseguirono il cervo nel suo rifugio con Giles. Quando gli scagliarono una freccia, colpirono e ferirono invece Giles, che in seguito divenne patrono degli storpi.

 

San Ciaran di Clonmacnoise (516 - 544) fu convertito alla fede cristiana da San Patrizio e iniziò a predicare al popolo irlandese, che allora era per lo più pagano. Un giorno, sentendo il bisogno di un periodo di quiete, Ciaran si recò in un solitario quartiere boschivo e iniziò a costruirsi una cella. Seduto vicino ad un albero, notò un cinghiale dall'aspetto feroce. Ciaran parlò gentilmente al cinghiale chiamandolo "Fratello Cinghiale", poiché trattava tutti gli animali come suo fratello e sua sorella. Il cinghiale si rese conto che Ciaran era un amico e non un nemico e così aiutò Ciaran a costruire la sua cella, abbattendo rami forti con i denti e portandoli a Ciaran. Quando la cella fu terminata il cinghiale rimase con Ciaran e presto si unirono a loro molti altri animali, fra cui un lupo, una volpe, un tasso, un cervo e molti uccelli. Ciaran li chiamò tutti "i primi frati monaci del suo piccolo monastero". Più tardi, quando la gente si unì a loro e Ciaran iniziò a costruire un monastero più grande, non dimenticò mai i suoi amici animali che continuarono a vivere con lui.

 

San Giovanni Crisostomo (347 - 407) ebbe una potente influenza nella Chiesa bizantina. Un giorno disse:


"I Santi sono estremamente amorevoli e mansueti con l'umanità e persino con le bestie brute... Sicuramente dovremmo mostrare loro grande gentilezza per molte ragioni ma, soprattutto, perché hanno la nostra stessa origine."


Questa origine è il Creatore.

 

San Girolamo (373 - 420) tolse una spina dalla zampa di un leone, che lo ripagò rinunciando a mangiare altri animali e prestando servizio nel monastero fino a quando non si unì a San Girolamo nella morte.

 

San Martino de Porres (1579-1639) nacque a Lima, in Perù, figlio illegittimo di un gentiluomo spagnolo e di una schiava africana liberata. Abbandonato dal padre in giovane età, visse una vita di povertà e fu anche deriso per essere di razza mista. Visse una vita di digiuno, preghiera e astensione dalla carne, e gli venne permesso di entrare in un monastero (come domenicano) solo accettando i compiti umili. Divenne famoso per la sua umiltà, per la cura dei malati, per i miracoli, per il suo amore per gli animali e per poter comunicare con loro e guarirli. Viveva con un cane, un gatto, un uccello e un topo.

 

Sant'Edmondo fu Re dell'Anglia orientale dall'anno 855 fino alla sua morte, avvenuta il 20 novembre 869. Il suo regno fu attaccato dai vichinghi che volevano che Edmondo rinunciasse alla sua fede cristiana. Quando si rifiutò di farlo, lo catturarono, lo legarono a un albero e gli tirarono delle frecce. Poi lo decapitarono, e quindi gettarono la sua testa nella foresta, impedendogli di avere una sepoltura cristiana con tutto il suo corpo insieme. Afflitti da ciò, i suoi fedeli seguaci andarono alla ricerca della testa di Edmondo in modo che potesse essere riunita al suo corpo per la sepoltura. Sentendo un lupo piangere con un lamento che suonava come "Hic, hic, hic", che è il latino per "Qui, qui, qui", seguirono il suono e trovarono il lupo a guardia della testa di Edmondo. I seguaci di Edmondo furono quindi in grado di riunire la sua testa con il suo corpo e dargli una sepoltura cristiana. Fu costruito un santuario per Edmondo a Bury St Edmunds nel Suffolk, che fu visitato da molti Re e pellegrini. L'Abate di Fleury scrisse della sua vita e del suo martirio intorno al 986, ed egli è anche citato nella Cronaca anglosassone. Conosciuto come Edmondo il martire, la sua festa è il 20 novembre.

 

San Modesto di Gerusalemme (537 - 634) fu Arcivescovo di Gerusalemme dal 631 d.C. al 634 d.C. Era famoso per essere un guaritore di animali. Ancora oggi si dice che chi celebra con fede la memoria di San Modesto avrà protezione per i propri animali da ogni male. San Modesto è oggi ricordato come il Santo patrono degli animali da fattoria in Grecia, anche se questo Santo non mangiava animali, come suggerito dalle parole della sua preghiera per gli animali, che riportiamo di seguito:

 

Preghiera di San Modesto per gli animali, soprattutto per quelli malati o in pericolo:

 

O Signore Gesù Cristo mio Dio, che sei misericordioso e buonissimo, che hai creato con sapienza ogni creatura visibile e invisibile, che effondi le Tue compassioni su tutto ciò che hai creato, che per la Tua buonissima Provvidenza prevedi le afflizioni di tutte le Tue creature incorporee, fisiche, razionali, irrazionali, portatrici di anima, senz'anima, dalla prima all'ultima. Nulla infatti da Te non è previsto, né nulla è abbandonato da Te, Creatore e Veggente di tutto. Perché Tu sei Colui che apre la Sua mano e riempie di bontà tutti gli esseri viventi. Tu sei Colui che fa crescere l'erba per il bestiame e l'erba verde per il servizio degli uomini. Tu sei Colui che una volta, preservasti dall'alto il gregge d'Israele, dalla ferita mortale dei primogeniti degli Egiziani. Tu sei Colui che, per la compassione della Tua Incarnazione, hai deposto colui che aveva il potere della morte, cioè il diavolo, e con la tua morte hai messo a morte la morte.


Tu sei Colui che, per mezzo di me, Tuo indegno servo, fa morire il serpente, affinché la Tua sorgente d'acqua non sia corrotta. Coloro che ne bevono, sia i vivi che i morti, mediante la Tua potenza vivificante, sono risuscitati. E se un demonio si avvicina ad essa, e si accinge a manifestarsi, afferralo, affinché non osi mai avvicinarsi al luogo in cui, io peccatore, invoco il Tuo Nome. Ti prego dunque, o buonissimo Maestro e Creatore di tutto, e ti supplico, causa di tutta la vita, esaudisci questa mia supplica, e scaccia ogni mortale malattia e pericolo dai buoi, cavalli, asini, muli, pecore, capre, api e ogni altro animale veramente bisognoso alla vita dei tuoi servi che invocano Te, datore di ogni bene, e del mio nome. E concedi, o Signore, a tutti coloro che celebrano il mio nome e con fede accorrono alle mie reliquie, la pace permanente, la moltiplicazione degli animali, il grano, il vino e l'olio incorrotti e, soprattutto, la remissione dei peccati, la salute dei corpi e l'eterna salvezza delle anime.


Sì, o Signore Gesù Cristo, per i discendenti dei Tuoi stessi lombi, concedi compassione agli animali sofferenti, il cui gregge è afflitto dalla falce della morte. E non avendo altra parola che belati e rumori amari e casuali, nella Tua Misericordia, togli loro passione e sofferenza. Perché se chiami a questa simpatia anche gli esseri razionali: "Il giusto ha compassione dei suoi animali", come è scritto, quanto più mostri compassione di questi, che sei il loro Creatore e Predittore? Poiché tu, o compassionevole, hai conservato gli animali nell'Arca, poiché hanno vinto la tua bontà e le tue compassioni. Affinché grazie alla salute e alla moltiplicazione dei buoi e dei restanti animali a quattro zampe si possa lavorare la terra e raccogliere i frutti, e i Tuoi servi che invocano il mio nome siano preservati senza alcuna corruzione e partecipi del loro stesso raccolto. E che questi, avendo tutto il necessario, siano accresciuti in ogni opera buona e glorifichino Te, che concedi ogni bene. E concedi anche a me, Tuo servo e fervente supplicante, l'onore del Tuo Regno che tutto governa, poiché a Te appartiene ogni gloria, onore e adorazione, con il tuo Padre senza inizio e il tuo Santissimo, Buono e Vivificante Spirito , ora e sempre, e nei secoli dei secoli.


Amen

 

San Silvestro (morto nel 335 d.C.) fu Papa dal 314 d.C. fino alla sua morte. Egli si prese cura di un toro.

 

Fonte: catholic-animals.com